Archivi tag: vittime di arkeon

Plagio: da Braibanti al caso Arkeon, il buco nero della legge

Aldo Braibanti, intellettuale di sinistra e militante antifascista degli anni ’60, diventa popolare per essere stata la prima persona in Italia a essere condannata per plagio, reato prescritto dal codice penale di derivazione fascista. Secondo l’articolo 603, infatti, chi sottopone un individuo “al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione” è punito con la reclusione dai 5 ai 15 anni.
Colpa del Braibanti è quella di aver iniziato una storia sentimentale con due diciannovenni, Piercarlo Toscani e Giovanni Sanfratello. La relazione omosessuale beneficia di una tacita approvazione –per quanto in quei tempi è ancora considerata un tabù– finché Giovanni nel 1964 lascia la famiglia per convivere con Aldo. Ippolito Sanfratello, padre del ragazzo, poco dopo porta il figlio in manicomio e denuncia lo scrittore emiliano nato nel 1922. Ha così inizio il processo. A suo favore si mobilita l’ala intellettuale di sinistra rappresentata da Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Umberto Eco, Alberto Moravia, Marco Pannella.
Giovanni –che in seguito subirà una serie di elettroshock– depone a favore di Aldo, mentre l’altro ragazzo, Piercarlo, dichiara il tentativo di Braibanti di “introdursi nella sua mente”. Il processo si chiude. Aldo Braibanti viene condannato a 9 anni di reclusione, condanna che viene ridotta a 6 in appello, di cui 2 condonati per la precedente attività partigiana e altri 2 per la condizionale. Nel 1969 da Rebibbia Aldo Braibanti torna ad essere un uomo libero.
Nel 2006 il Governo Prodi, su proposta
di alcuni parlamentari dell’Unione, concede a Braibanti un vitalizio per le sue gravi condizioni fisiche in base alla legge Bacchelli, norma che ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Fondo a favore di cittadini illustri che versino in stato di particolare necessità. Si chiude così, almeno agli occhi della giustizia, una delle pagine più controverse della storia.
È nel 1981 che il reato di plagio diventa incostituzionale. Alla fine degli anni ‘70 il prete Aldo Grasso viene accusato di aver plagiato dei minorenni. I giudici costituzionali, memori del caso Braibanti, dopo un dettagliato esame dell’articolo 603 parlano di impossibilità di attribuire alla norma un contenuto oggettivo e dunque l’assoluta arbitrarietà della sua applicazione. Il reato pensato per la tutela dei più deboli viene dunque cancellato per la sua intrinseca pericolosità verso la libertà personale di ognuno.

Fra individui psichicamente normali, l’esternazione da parte di un essere umano di idee e di convinzioni su altri esseri umani può provocare l’accettazione delle idee e delle convinzioni così esternate e dar luogo ad uno stato di soggezione psichica nel senso che questa accettazione costituisce un trasferimento su altri del prodotto di un’attività psichica dell’agente e pertanto una limitazione del determinismo del soggetto.
Questa limitazione, come è stato scientificamente individuato ed accertato, può dar luogo a tipiche situazioni di dipendenza psichica che possono anche raggiungere, per periodi più o meno lunghi, gradi elevati come nel caso del rapporto amoroso, del rapporto fra il sacerdote e il credente, fra il maestro e l’allievo, fra il medico e il paziente ed anche dar luogo a rapporti di influenza reciproca.
Ma è estremamente difficile se non impossibile individuare sul piano pratico e distinguere a fini di conseguenze giuridiche –con riguardo ad ipotesi come quella in esame– l’attività psichica di persuasione da quella anch’essa psichica di suggestione. Non vi sono criteri sicuri per separare e qualificare l’una e l’altra attività e per accertare l’esatto confine fra esse
.” (Corte Costituzionale, sentenza 96/1981)

Nel 1988 Rosa Russo Jervolino, Ministro degli Interni, punta a reintrodurre il plagio in chiave psicologica almeno riguardo i minori punendo chi tramite espedienti ponga il minore in stato di soggezione tanto da confinare le libertà personali e impedire la capacità di sottrarsi alle imposizioni altrui. Al no del Parlamento la falla legislativa si trasforma in un buco nero.
È del 2005 l’ultimo tentativo italiano di colmare l’assenza. Dalla Commissione Giustizia del Senato arriva l’approvazione di un ddl proposto dalla maggioranza che supera i limiti del vecchio articolo 603. Il testo parla di “soggezione continuativa tale da escludere o da limitare grandemente la libertà di autodeterminazione”. Si accende la speranza di migliaia di persone e famiglie che si sono imbattute in queste situazioni. Al Senato l’opposizione di centrosinistra disapprova il disegno, parlando di restaurazione “di un potere di ingerenza dello Stato nei rapporti di comunicazione, di fiducia, di affetto, di devozione (…)”(1).
Addirittura Giampaolo Zancan dei Verdi evoca il diritto e la libertà personale di rivolgersi a presunti guaritori per curare malattie terminali. Dove finisce la mia capacità di aderire a un’idea e inizia il potere che l’altro ha su di me? Come tracciare un confine che sia per tutti lo stesso? All’interno della maggioranza i favorevoli non sono più così compatti e il sostegno si sbriciola. Il progetto di legge viene prima congelato dunque cassato. Il buco nero si è trasformato in voragine.
Mentre altri stati europei come Francia, Belgio e Germania
, con il prolificare delle sette religiose hanno nei decenni provveduto a sanare questo problema con delle leggi ad hoc, in Italia il caso Arkeon ha palesato la nostra situazione in merito.

 

Il metodo Arkeon inventato dal maestro Vito Carlo Moccia promotore dell’associazione Sacred Path ha promesso la felicità almeno a 10.000 persone. Frequentando i seminari l’adepto poteva lavorare sul proprio potere personale accrescendolo, ottenendo dunque successo in tutti gli ambiti della vita. Gli incontri andavano da quelli di base, più economici fino ad arrivare ai master per diventare “maestro”. Un range dai 260 ai 12.000 euro.
Secondo la teoria di base al suo sistema il 98% di ognuno di noi sarebbe stato abusato da un parente prima dei 5 anni d’età. Da quel trauma avrebbero origine tutti gli squilibri emotivi e psicologici di ciascuno. Un ex maestro Arkeon raccontando degli esercizi di iperventilazione praticati ai partecipanti parla della possibilità di raggiungere stati di regressione, facendo affiorare antichi ricordi ed emozioni. Spiega che quando c’è iperossigenazione è possibile la comparsa di nausea, salivazione, vertigine, sintomi già documentati dalla psicologa americana Margaret Singer 20 anni fa che aveva dimostrato come l’iperventilazione conducesse all’alterazione dell’equilibrio chimico del sangue.
Moccia giustificava tutto con l’abuso; ogni cosa uscita da una persona (vomito, saliva) era sintomo dell’abuso. La persuasione fisiologica era dunque fatta: agire sul corpo per “guidare” la mente. Agli incontri era perfino promessa la guarigione da AIDS, cancro, omosessualità
Sacred Path
godeva inoltre del sostegno e della “pubblicità” da parte del frate Raniero Cantalamessa, conduttore su Raiuno di A Sua Immagine, programma in cui spiegava il Vangelo della domenica. Il predicatore lodava il sistema Arkeon, sottolineandone l’impegno sociale. Padre Raniero, a inchiesta avviata, manda in onda all’interno del suo programma un’intervista in cui si loda Arkeon che fa scalpore. Più tardi si dichiarerà estraneo alla conoscenza degli abusi e chiuderà i suoi rapporti con Moccia.
Nel 2006 la procura barese avvia le indagini. Tre anni dopo il giudice per l’udienza preliminare Marco Guida rinvia a giudizio Moccia e dieci suoi collaboratori contestandogli i reati di truffa, associazione a delinquere, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata e maltrattamenti su minori. Non si parla dunque di manipolazione mentale.
A settembre 2012 Moccia e altri 7 maestri sono condannati per i reati di associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione medica, il promotore e capo Moccia dovrà scontare due anni e otto mesi di reclusione. La pena più pesante va al maestro Antonio Morello, condannato a 4 anni e mezzo per violenza sessuale. I giudici hanno riconosciuto inoltre il danno recato all’ordine degli psicologi, che hanno chiesto un risarcimento di un milione di euro.

 

Una sentenza che non accontenta nessuno. I capi Arkeon si sono visti chiudere i corsi ed etichettare il marchio di associazione a delinquere. Le vittime invece speravano nel riconoscimento anche di altre imputazioni. Mentre la giustizia fa il suo corso, fino all’ultimo grado di giudizio, il tempo lavora a favore della prescrizione.
Il groviglio processuale mostra chiaramente questa vacatio legis e la necessità di una legge giusta sul plagio e sul controllo delle menti. E non c’è legge giusta senza una definizione giusta e oggettiva.

 

Laura Fedel


[1] Resoconto stenografico della seduta numero 828 del 28 giugno 2005, Senato della Repubblica, da Gianni Del Vecchio, Stefano Pitrella, Occulto Italia, 2011, Bur,  p. 458.

Aldo Braibanti, intellettuale di sinistra e militante antifascista degli anni ’60, diventa popolare per essere stata la prima persona in Italia a essere condannata per plagio, reato prescritto dal codice penale di derivazione fascista. Secondo l’articolo 603, infatti, chi sottopone un individuo “al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione” è punito con la reclusione dai 5 ai 15 anni.
Colpa del Braibanti è quella di aver iniziato una storia sentimentale con due diciannovenni, Piercarlo Toscani e Giovanni Sanfratello. La relazione omosessuale beneficia di una tacita approvazione –per quanto in quei tempi è ancora considerata un tabù– finché Giovanni nel 1964 lascia la famiglia per convivere con Aldo. Ippolito Sanfratello, padre del ragazzo, poco dopo porta il figlio in manicomio e denuncia lo scrittore emiliano nato nel 1922. Ha così inizio il processo. A suo favore si mobilita l’ala intellettuale di sinistra rappresentata da Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Umberto Eco, Alberto Moravia, Marco Pannella.
Giovanni –che in seguito subirà una serie di elettroshock– depone a favore di Aldo, mentre l’altro ragazzo, Piercarlo, dichiara il tentativo di Braibanti di “introdursi nella sua mente”. Il processo si chiude. Aldo Braibanti viene condannato a 9 anni di reclusione, condanna che viene ridotta a 6 in appello, di cui 2 condonati per la precedente attività partigiana e altri 2 per la condizionale. Nel 1969 da Rebibbia Aldo Braibanti torna ad essere un uomo libero.
Nel 2006 il Governo Prodi, su proposta
di alcuni parlamentari dell’Unione, concede a Braibanti un vitalizio per le sue gravi condizioni fisiche in base alla legge Bacchelli, norma che ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Fondo a favore di cittadini illustri che versino in stato di particolare necessità. Si chiude così, almeno agli occhi della giustizia, una delle pagine più controverse della storia.
È nel 1981 che il reato di plagio diventa incostituzionale. Alla fine degli anni ‘70 il prete Aldo Grasso viene accusato di aver plagiato dei minorenni. I giudici costituzionali, memori del caso Braibanti, dopo un dettagliato esame dell’articolo 603 parlano di impossibilità di attribuire alla norma un contenuto oggettivo e dunque l’assoluta arbitrarietà della sua applicazione. Il reato pensato per la tutela dei più deboli viene dunque cancellato per la sua intrinseca pericolosità verso la libertà personale di ognuno.

 

 

Fra individui psichicamente normali, l’esternazione da parte di un essere umano di idee e di convinzioni su altri esseri umani può provocare l’accettazione delle idee e delle convinzioni così esternate e dar luogo ad uno stato di soggezione psichica nel senso che questa accettazione costituisce un trasferimento su altri del prodotto di un’attività psichica dell’agente e pertanto una limitazione del determinismo del soggetto.
Questa limitazione, come è stato scientificamente individuato ed accertato, può dar luogo a tipiche situazioni di dipendenza psichica che possono anche raggiungere, per periodi più o meno lunghi, gradi elevati come nel caso del rapporto amoroso, del rapporto fra il sacerdote e il credente, fra il maestro e l’allievo, fra il medico e il paziente ed anche dar luogo a rapporti di influenza reciproca.
Ma è estremamente difficile se non impossibile individuare sul piano pratico e distinguere a fini di conseguenze giuridiche –con riguardo ad ipotesi come quella in esame– l’attività psichica di persuasione da quella anch’essa psichica di suggestione. Non vi sono criteri sicuri per separare e qualificare l’una e l’altra attività e per accertare l’esatto confine fra esse
.” (Corte Costituzionale, sentenza 96/1981)

 

Nel 1988 Rosa Russo Jervolino, Ministro degli Interni, punta a reintrodurre il plagio in chiave psicologica almeno riguardo i minori punendo chi tramite espedienti ponga il minore in stato di soggezione tanto da confinare le libertà personali e impedire la capacità di sottrarsi alle imposizioni altrui. Al no del Parlamento la falla legislativa si trasforma in un buco nero.
È del 2005 l’ultimo tentativo italiano di colmare l’assenza. Dalla Commissione Giustizia del Senato arriva l’approvazione di un ddl proposto dalla maggioranza che supera i limiti del vecchio articolo 603. Il testo parla di “soggezione continuativa tale da escludere o da limitare grandemente la libertà di autodeterminazione”. Si accende la speranza di migliaia di persone e famiglie che si sono imbattute in queste situazioni. Al Senato l’opposizione di centrosinistra disapprova il disegno, parlando di restaurazione “di un potere di ingerenza dello Stato nei rapporti di comunicazione, di fiducia, di affetto, di devozione (…)”(1).
Addirittura Giampaolo Zancan dei Verdi evoca il diritto e la libertà personale di rivolgersi a presunti guaritori per curare malattie terminali. Dove finisce la mia capacità di aderire a un’idea e inizia il potere che l’altro ha su di me? Come tracciare un confine che sia per tutti lo stesso? All’interno della maggioranza i favorevoli non sono più così compatti e il sostegno si sbriciola. Il progetto di legge viene prima congelato dunque cassato. Il buco nero si è trasformato in voragine.
Mentre altri stati europei come Francia, Belgio e Germania
, con il prolificare delle sette religiose hanno nei decenni provveduto a sanare questo problema con delle leggi ad hoc, in Italia il caso Arkeon ha palesato la nostra situazione in merito.

 

Il metodo Arkeon inventato dal maestro Vito Carlo Moccia promotore dell’associazione Sacred Path ha promesso la felicità almeno a 10.000 persone. Frequentando i seminari l’adepto poteva lavorare sul proprio potere personale accrescendolo, ottenendo dunque successo in tutti gli ambiti della vita. Gli incontri andavano da quelli di base, più economici fino ad arrivare ai master per diventare “maestro”. Un range dai 260 ai 12.000 euro.
Secondo la teoria di base al suo sistema il 98% di ognuno di noi sarebbe stato abusato da un parente prima dei 5 anni d’età. Da quel trauma avrebbero origine tutti gli squilibri emotivi e psicologici di ciascuno. Un ex maestro Arkeon raccontando degli esercizi di iperventilazione praticati ai partecipanti parla della possibilità di raggiungere stati di regressione, facendo affiorare antichi ricordi ed emozioni. Spiega che quando c’è iperossigenazione è possibile la comparsa di nausea, salivazione, vertigine, sintomi già documentati dalla psicologa americana Margaret Singer 20 anni fa che aveva dimostrato come l’iperventilazione conducesse all’alterazione dell’equilibrio chimico del sangue.
Moccia giustificava tutto con l’abuso; ogni cosa uscita da una persona (vomito, saliva) era sintomo dell’abuso. La persuasione fisiologica era dunque fatta: agire sul corpo per “guidare” la mente. Agli incontri era perfino promessa la guarigione da AIDS, cancro, omosessualità
Sacred Path
godeva inoltre del sostegno e della “pubblicità” da parte del frate Raniero Cantalamessa, conduttore su Raiuno di A Sua Immagine, programma in cui spiegava il Vangelo della domenica. Il predicatore lodava il sistema Arkeon, sottolineandone l’impegno sociale. Padre Raniero, a inchiesta avviata, manda in onda all’interno del suo programma un’intervista in cui si loda Arkeon che fa scalpore. Più tardi si dichiarerà estraneo alla conoscenza degli abusi e chiuderà i suoi rapporti con Moccia.
Nel 2006 la procura barese avvia le indagini. Tre anni dopo il giudice per l’udienza preliminare Marco Guida rinvia a giudizio Moccia e dieci suoi collaboratori contestandogli i reati di truffa, associazione a delinquere, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata e maltrattamenti su minori. Non si parla dunque di manipolazione mentale.
A settembre 2012 Moccia e altri 7 maestri sono condannati per i reati di associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione medica, il promotore e capo Moccia dovrà scontare due anni e otto mesi di reclusione. La pena più pesante va al maestro Antonio Morello, condannato a 4 anni e mezzo per violenza sessuale. I giudici hanno riconosciuto inoltre il danno recato all’ordine degli psicologi, che hanno chiesto un risarcimento di un milione di euro.

 

Una sentenza che non accontenta nessuno. I capi Arkeon si sono visti chiudere i corsi ed etichettare il marchio di associazione a delinquere. Le vittime invece speravano nel riconoscimento anche di altre imputazioni. Mentre la giustizia fa il suo corso, fino all’ultimo grado di giudizio, il tempo lavora a favore della prescrizione.
Il groviglio processuale mostra chiaramente questa vacatio legis e la necessità di una legge giusta sul plagio e sul controllo delle menti. E non c’è legge giusta senza una definizione giusta e oggettiva.

 

Laura Fedel


[1] Resoconto stenografico della seduta numero 828 del 28 giugno 2005, Senato della Repubblica, da Gianni Del Vecchio, Stefano Pitrella, Occulto Italia, 2011, Bur,  p. 458.

Nelle mani delle sette

Sono passati 32 anni dall’abrogazione della legge sul plagio da parte della Corte Costituzionale. Puniva i plagiatori con la reclusione fino a 15 anni, ma lasciava troppa discrezionalità ai magistrati. Nel cancellarla i giudici della Consulta chiesero contestualmente al legislatore una nuova legge che contenesse una definizione oggettiva del reato. Quella legge ancora non c’è e il vuoto normativo ha lasciato spazio in Italia al dilagare delle sette, un fenomeno meno marginale di quanto comunemente si pensi che coinvolge adulti di ogni livello sociale, e purtroppo anche minori.

 

Guarda il video dossier trasmesso sabato 8 dicembre 2012 su rai2

 

Da predicatore vaticano a supporter di Arkeon

Di Giovanni Maria Bellu

9 aprile 2010

Il processo è in corso a Bari. Gli imputati sono undici, accusati di reati quali associazione a delinquere, truffa, violenza privata, maltrattamento di minori. Il decreto che dispone il giudizio di Vito Carlo Moccia, inventore del metodo Arkeon, e presidente dell’associazione “Sacred Path”, è un repertorio di violenze psicologiche atroci. La più perfida consisteva nel fare credere agli adepti di aver subito nell’infanzia una violenza sessuale. Per questo si resta di stucco quando, nel leggere l’enorme materiale di documentazione sul “caso Arkeon”, si scopre che il più autorevole sostenitore di questa organizzazione è stato padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, il frate cappuccino che lo scorso 2 aprile, parlando in presenza di Benedetto XVI, ha scatenato uno scandalo planetario paragonando la campagna di stampa sulla pedofilia nella Chiesa con «gli aspetti più vergognosi dell’antisemitismo».

È una storia complicata che si sviluppa in un lungo arco di tempo. Conviene, dunque, andare con ordine. Fondata da Vito Carlo Moccia nel 1999, l’associazione “Sacred Path” (cioè “il sentiero sacro”) nel Duemila, con l’invenzione del metodo Arkeon, assume la natura che l’ha portata in tribunale. Ma in quei primi anni opera con discrezione, aumentando proseliti e profitti attraverso un discreto passaparola. Ha anche una buona stampa. La popolarità televisiva arriva l’11 settembre del 2004. E quel giorno che il nome di padre Raniero Cantalamessa compare per la prima volta accanto a quello di Vito Carlo Moccia. Il predicatore dedica una puntata della sua rubrica televisiva “A sua immagine, le ragioni della speranza”, che va in onda tutti i pomeriggi del sabato su RaiUno, al metodo Arkeon e conduce un’intervista encomiastica a Moccia sul rapporto padre-figlio.

Ancora del lato oscuro di Arkeon non si è parlato. Cantalamessa, dunque, potrebbe essere ignaro di tutto. Deve infatti passare un altro anno e mezzo prima che lo scandalo esploda. Il 20 gennaio del 2006, Maurizio Costanzo ospita nel suo “Tutte le mattine”, che va in onda su Canale5, la psicologa Lorita Tinelli, presidente del Cesap (Centro studi sugli abusi psicologici) e due ex adepti di Arkeon: un “maestro” e una “allieva”. La denuncia dei metodi di Moccia è precisa e circostanziata: le accuse che sono alla base del processo in corso a Bari per la prima volta diventano pubbliche. Ma Padre Cantalamessa non cambia idea. Al contrario. Un mese dopo a Milano, nella chiesa di S. Eustorgio, celebra una messa alla quale assistono Vito Carlo Moccia e centinaia di suoi discepoli. La cosa colpisce e sorprende quelli che già nutrono molti dubbi sulla vera natura di “Sacred path”. Perché il presentarsi come associazione non solo tollerata ma addirittura approvata dalla Chiesa è uno degli argomenti più forti di una campagna di proselitismo sempre più intensa: il numero degli adepti arriverà a sfiorare la ragguardevole cifra di ventimila.

L’Unità è in grado di raccontare quale fu il comportamento di padre Cantalamessa quando alcune persone si rivolsero a lui per segnalargli specifiche tragedie familiari prodotte dal metodo Arkeon. L’autenticità di questi documenti – che aiutano a ricostruire quale retroterra culturale e anche spirituale ci sia dietro la clamorosa gaffe su pedofilia e antisemitismo – è certificata. Sono stati, infatti, prodotti dai legali di Vito Carlo Moccia a sostegno di un atto di citazione contro il Centro studi sugli abusi psicologici. In sostanza Moccia, per difendersi, ha chiamato in causa – e difficilmente può averlo fatto senza esserne stato autorizzato – il predicatore della Casa pontificia. «Reverendo Padre», comincia così la lettera di un “musicista e studioso cattolico” di Rovereto (abbiamo i nomi degli autori di tutte le missive citate, ma li omettiamo per evidenti ragioni di discrezione, nda), il quale segnala a Cantalamessa il caso di una sua conoscente madre di un ragazzo che «da qualche tempo frequenta il movimento». «È preoccupata – scrive – perché il figlio «crede ciecamente ai poteri di Moccia, è aggressivo, ha abbandonato la fede e la parrocchia, sostiene la non divinità di Cristo e la sua equiparabilità ai vari profeti e santoni della storia. Sostiene, e qui sta il problema, che il movimento e il Moccia sono “benedetti” da lei padre Cantalamessa che di recente avrebbe celebrato una Santa messa con i diaconi di S. Eustorgio in Milano con il gruppo condividendone gli intenti». Quindi l’autore della lettera chiede al predicatore della Casa pontificia «il giusto consiglio da dare a quella mamma che da poco ha perso il marito e che, da buona cristiana, vorrebbe aiutare il figlio a recuperare la Verità e la Vita». La risposta arriva poco più di due settimane dopo, il 24 marzo 2006.

È una difesa accorata di Moccia e dei suoi metodi. C’è solo una vaghissima, e reticente, presa di distanze; «Non ho celebrato la messa per loro. Hanno chiesto di partecipare a una messa da me celebrata per la parrocchia di S. Eustorgio e sono stati accolti da me e dal parroco. Erano in 400 e hanno edificato tutti: molti si sono confessati e moltissimi hanno fatto la comunione». È vero. Cantalamessa, però, non dice che l’incontro con Moccia si protrasse oltre la celebrazione, proseguì nella sacrestia. Forse non sapeva, né immaginava, che quei momenti erano stati filmati e trasferiti in un Cd promozionale poi diffuso da “Sacred path”.

Il successivo capoverso della lettera è significativo per le analogie che presenta con gli argomenti utilizzati da chi, all’interno della Chiesa, vorrebbe negare il problema della pedofilia. È la tesi del “caso singolo”. «Il campo in cui opera Vito – scrive Cantalamessa chiamando confidenzialmente per nome il capo di Arkeon – è delicato e non meraviglia che ogni tanto ci sia qualcuno che, per motivi umani spesso complessi e talvolta inconfessati, sparga sul suo conto le voci più allarmanti, giudicando da un caso singolo tutto il complesso dell’opera». Ma la vera sorpresa è alla fine: il predicatore della Casa pontificia non si limita a difendere il capo di “Sacred path” ma si premura di informarlo della denuncia che gli è stata confidenzialmente rivolta. In calce alla lettera c’è, infatti, una nota manoscritta: «Caro Vito, ti invio una lettera che ho ricevuto e la mia risposta, perché, penso, è giusto che sia informato. Con affetto ti abbraccio e ti benedico. P. Raniero».

Qualche tempo dopo, a Cantalamessa giunge un’altra segnalazione allarmata. A inviargliela, il 5 aprile del 2006, è una signora di Magenta: «Molto reverendo padre, mi rivolgo a lei per chiederle aiuto. Una mia cara amica è disperata perché i suoi due figli, entrambi laureati e coniugati, con le loro rispettive famiglia hanno da tempo aderito ad una organizzazione che ha completamente stravolto in senso negativo la loro mente, il loro comportamento e il loro modo di vivere. Essi dicono di dover obbedire ad un certo “maestro”, fondatore e capo, rifiutano i contatti con la loro madre, non le lasciano avvicinare i nipoti. Seguono riti strani e pericolosi … L’organizzazione si chiama Arkeon».

Il comportamento di padre Cantalamessa è sbalorditivo. Nella documentazione non c’è, come ci si aspetterebbe, la sua risposta. C’è invece (datata 19 aprile 2006) una lettera, scritta dalla stessa città, di un signore che poi è il marito dell’amica disperata della signora di Magenta. Questo signore, al pari dei due figli, ha aderito ad Arkeon o, almeno, ce l’ha in grande simpatia. E fa riferimento al contenuto della lettera inviata a Cantalamessa dall’amica della moglie. Come è potuto succedere? L’unica spiegazione è che anche questa volta Moccia sia stato informato e che abbia chiesto all’adepto di Magenta di scrivere qualcosa di rassicurante all’autorevole sponsor cattolico. [

Nel giugno del 2006 viene avviata l’inchiesta giudiziaria. E a ottobre di quello stesso anno, il “caso Arkeon”, come ormai si chiama, riesplode sugli schermi. Questa volta in una puntata di “Mi manda Rai 3” dove sono presenti gli accusatori (tra i quali la psicologa Lorita Tinelli) e il leader degli accusati, Vito Carlo Moccia. C’è anche un ragazzo che racconta di essere stato obbligato a chiedere l’elemosina con appeso al collo un cartello con su scritto «sono schizofrenico». Sua madre in seguito racconterà di aver segnalato il dramma del figlio a padre Cantalamessa fin dal 2004, dopo aver assistito sgomenta all’intervista di Moccia nella rubrica del predicatore, e di non aver mai avuto risposta. L’immagine dell’associazione ne esce a pezzi davanti all’opinione pubblica. Ma, ancora una volta non davanti al predicatore della Casa pontificia. Ecco come risponde a una lettera inviatagli qualche giorno dopo da un’aderente al Cesap: «Ho visto la trasmissione e mi ha dato l’impressione di un penoso linciaggio. Agli accusati non è stato permesso di terminare una sola frase. C’è stato, mi sembra di capire, un caso di un operatore che ha effettivamente abusato della propria posizione che, però, è stato per questo sospeso (…) Non si dovrebbe fare di ogni erba un fascio. Chi si sognerebbe di voler mettere fuori legge la Chiesa cattolica o l’associazione degli psichiatri perché qualche loro membro ha abusato del suo ufficio?».

Due mesi dopo, il 30 dicembre 2006, si verifica l’evento televisivo più importante. E anche più significativo rispetto ai rapporti tra Cantalamessa e “Sacred path”. Nella settimanale puntata della sua rubrica, il predicatore pontificio manda in onda la registrazione di un’intervista. Nello schermo appare una giovane coppia con un bambino di circa tre anni tenuto in braccio dal padre. Il padre dice di chiamarsi Luca, afferma di «essere stato» omosessuale e di essere «guarito» grazie ad Arkeon. Curiosamente, nel presentare il filmato, Cantalamessa non nomina l’organizzazione ma la definisce semplicemente «gruppo di sostegno». Né, naturalmente, dice chi ha realizzato il filmato, né di chi è la voce fuori campo che pone a Luca domande sul suo percorso. Eppure lo conosce benissimo: è, infatti, Vito Carlo Moccia.

La puntata non passa inosservata. E non solo perché, in seguito, molti riconosceranno in quel Luca il «Luca era gay» della canzone di Povia. Interviene il garante della privacy che rivolge alla Rai e al conduttore un ammonimento per aver violato le regole deontologiche che tutelano i minori. Il bambino di Luca non solo era perfettamente riconoscibile ma, osserva il garante, ha dovuto assistere a un’intervista che riguardava «anche aspetti estremamente delicati relativi a vissuti dolorosi di uno dei genitori: gli abusi sessuali subiti da parte di un familiare». Se potevano esserci ancora dei dubbi sulla gravità e sulla serietà delle accuse a “Sacred path”, essi vengono a cadere il 10 ottobre del 2007 quando a Moccia e agli altri dirigenti vengono notificati gli avvisi di garanzia. La notizia fa clamore e la tv torna ad occuparsene.

Questa volta è Striscia la notizia che scopre e manda in onda spezzoni dell’intervista-spot a Moccia andata in onda nel 2004. L’effetto è sconvolgente per il contrasto tra la figura del predicatore e i fatti raccontati dai testimoni. Cantalamessa è costretto a intervenire. È una presa di distanze imbarazzata e tardiva, come le scuse alla comunità ebraiche dopo la gaffe sull’antisemitismo. Scrive il predicatore: «Personalmente io non sono venuto a conoscenza di nessun abuso, che altrimenti sarei stato il primo a denunciare e condannare». È falso. Padre Raniero Cantalamessa fu informato dei comportamenti di “Sacred path” sicuramente nelle due lettere che abbiamo riportato. Non solo non fece alcuna denuncia ma, come abbiamo visto, informò il capo dell’organizzazione. Proprio come quei prelati che, davanti alle denunce di casi di pedofilia, non si rivolsero alla magistratura ma alle autorità ecclesiastiche gerarchicamente superiori.

 

Fonte.L’Unità

Testimonianza di Carlo Fornesi sulle attività della psicosetta Arkeon

Dichiarazioni di Carlo Fornesi
Per capire in cosa consiste il metodo “Arkeon” ideato da Vito Carlo Moccia basta leggere quanto dichiarato da Carlo Fornesi che come ex maestro ha partecipato per otto anni direttamente ai seminari; Fornesi ha la qualifica di psicologo e perciò la sua testimonianza è molto importante perché per i suoi studi ha potuto capire bene le conseguenze psichiche sulle persone deboli delle tecniche del Moccia e degli altri maestri.

Questa è una testimonianza di cosa succede in arkeon, resa da un ex maestro, iniziato a reiki nel 1997, diventato maestro di reiki nel 2000, accettato come maestro di arkeon nel 2004 e 2005 ma fuoriuscito dalla setta nel gennaio del 2005. Io ho partecipato a molti seminari di Grazia Bozzo, Quirino Salerno e Vito Carlo Moccia, e mia moglie con me. Tutto ciò che descrivo è stato da me direttamente osservato e corrisponde a verità.

Al di là di tutte le definizioni e le date ufficialmente pubblicate nei siti controllati da Moccia e collaboratori, Arkeon nasce nel 2000 come nome nuovo per identificare il lavoro svolto da Moccia e la differenza tra quest’ultimo e il “mondo Reiki” che risulta sempre più ampio, vario e diffuso. Su internet tuttora inserendo la parola “reiki” in qualsiasi motore di ricerca è facilissimo imbattersi nel nome di Vito Carlo Moccia, nel link al sito di Arkeon che ancora risulta descritto come segue:

Arkeon presenta la Scuola che propone il percorso The Sacred Path come lavoro profondo sulla consapevolezza, sulla responsabilità e sul riconoscimento delle proprie radici indìvlduali; sinergicamente supportato dall’insegnamento tradizionale di Reiki.

Questo testo, ovviamente oggi cancellato dai siti ufficiali, risulta ancora reperibile in quanto “disperso” in rete e non eliminabile dai motori di ricerca. Questa è la migliore testimonianza del legame preciso e duraturo tra arkeon e reiki.

Nel 2000 solo Moccia “esce nel mondo” (per usare una dicitura a lui cara) con il marchio arkeon, nel 2001 sono 12 maestri, nel 2002 24, nel 2003 una quarantina, nel 2004 una cinquantina, attualmente circa lo stesso numero, con diversi fuoriusciti (tra cui il sottoscritto) e diversi nuovi (52 maestri al 30/01/06). Se qualcuno si dimette viene immediatamente cancellato dal sito, i suoi riferimenti non esistono più. da nessuna parte se non in rete per il fenomeno della dispersione delle pagine citato prima. Cosi inserendo “Fornesi Arkeon” in Google, compare il link ad una pagina che esisteva, non esiste più., ma di cui resta testimonianza ‘persa ” nella rete:

Il percorso dal mio punto di vista è cosi delineato:

Primo livello: seminario di due giorni, solitamente sabato e ‘domenica, costo 260 euro di solito fatturato (con gli estranei e i nuovi non si sa mai .. ). Si svolge più. o meno secondo un protocollo oreordinato che, con piccole variazioni dovute a fatti accidentali, è il seguente:
lunga attesa rispetto all ‘orario dichiarato di inizio (per “far nascere le interazioni” e per “creare movimento “)
Rituale iniziale come descritto nel dossier di Lorita Tinelli su “il giro del mondo“:

“Tutti in piedi camminano per la stanza con musica new age di sottofondo. All’ordine del Maestro si fermano di fronte ad una persona a caso, fissandola negli occhi. Il Maestro ordina al questo punto di dire alla persona di fronte una serie di frasi del tipo ‘io ho fiducia in te e ti offro tutto il mio supporto e il mio amore’ e l’altro deve rispondere con un grazie, oppure ‘un segreto che non ho mai detto a nessuno è …. ‘ e si deve dire un segreto sempre fissando negli occhi l’altra persona che risponde col solito grazie. Malgrado il Maestro di turno sottolinei che quello è uno “spazio protetto”, vi sono persone che si vedono li per la prima volta e sono indotti a raccontare cose molto intime e personali se gli viene ordinato.

Differenza fondamentale: prima di cominciare si sta tutti con gli occhi chiusi, in piedi, per mano, e il Maestro parla a lungo, con voce profonda e suadente, inducendo immagini di vita presente, passata o futura (sogni, speranze, illusioni, tradimenti, fallimenti, ferite, ecc.), per poi invitare le persone, solo quando il “clima” emotivo è abbastanza carico, a camminare ad occhi chiusi nello spazio del cerchio, creando un movimento a tentoni, incerto è carico di pensieri indotti dalla “meditazione guidata” appena eseguita. Poi si svolge l’esercizio descritto, con diverse variazioni sulle frasi da pronunciare, a discrezione del maestro e a seconda dei presenti. Questa è una tecnica ipnotica* potente. che induce emozioni fòrtissime in persone vulnerabili. e lascia in uno stato alterato per tutta la giornata. Moccia ha dichiarato apertamente questo al corso per formatori tenuto dalla Tribe Human Consulting nel settembre 2004 a Ostuni, sottolineando che bisogna assolutamente fare questo lavoro all’inizio, perché poi le condivisioni sono molto più profonde e le persone non si stancano più di parlare e di aspettare il loro turno anche per molte ore. Si vantava di aver protratto sessioni di condivisione di gruppo anche fino a notte fonda dopo questo esercizio.

* per tecnica ipnotica non intendo induzione di trance ipnotica, ma alterazione evidente dello stato di coscienza: le forti emozioni e il senso di alterità ed estraneità indotti da questo esercizio aprono uno spazio di vulnerabilità e fragilità unito al desiderio di raccontare quanto vissuto, che esitano in una adesione incondizionata al resto della giornata.

Al termine di questa prima sessione ci si sente già proiettati in una dimensione diversa, e molti hanno già pianto, urlato o provato comunque forti emozioni. Dopo una pausa si comincia il “giro di condivisioni” che prosegue ad oltranza fino a che tutti non hanno parlato, alcuni pochi minuti, altri più a lungo, con svariati e prolungati interventi del maestro che inserisce gli elementi fondamentali della dottrina adattando li alle storie individuali dei vecchi e adatta le storie individuali dei nuovi agli stessi elementi, creando numerosi parallelismi, confronti e similitudini, generando l’impressione di essere tutti straordinariamente simili e di avere tutti bisogno di “fare tanto lavoro”.

Si mescolano le teorie di Claudio Risè, Bert Hellinger, Alexander Lowen, un po’ di psicosomatica, un po’ di bioenergetica, un po’ di frasi tratte dai vangeli e adattate se necessario, foto tratte da quotidiani e settimanali interpretate secondo la dottrina di Arkeon, quadri ed immagini sacre commentate, oggetti di uso comune interpretati in senso fallico (biberon) per spiegare la prevalenza dell’abuso sessuale stimata in Arkeon al 98%, e chi più ne ha più ne metta. In questa cascata di informazioni si inseriscono le condivisioni dei singoli, che raccontano cose molto personali e complesse. Il maestro ha sempre il consiglio, l’indicazione, il suggerimento o l’interpretazione giusta per ciascuno.

Elargisce liberamente indicazioni (che sono veri e propri “diktat” a cui non è ammesso controbattere) in tema di relazioni, vita di coppia, pratiche sessuali, interpretazioni di ricordi, puericultura, neonatologia, pedagogia, ginecologia, sessuologia, medicina, psicologia, economia, gestione finanziaria, situazioni lavorative, diete, posizioni politiche, ecc. Ciò che viene detto dal maestro viene accolto dal gruppo come l’unica verità possibile e non viene mai messo in discussione. Se qualcuno prova a farlo, viene detto che non’è affidato, che è in conflitto col maestro, che preferisce il suo processo alla guarigione, ecc. Se la condivisione è in linea con la dottrina di Arkeon viene accolta, sostenuta ed apprezzata; se è contro viene accuratamente “dimostrato” che si tratta di un “processo” cioè di un problema del singolo che può essere risolto solo attraverso seminari, intensivi e “lavoro” su se stessi. Allo stesso modo ogni successo e ogni evento positivo vengono attribuiti al lavoro svolto in Arkeon o su indicazione del maestro, mentre ogni insuccesso, blocco o fallimento vengono interpretati come “processo” da sciogliere tramite ulteriori corsi.

Il contesto in cui tutto ciò si svolge è altamente “modellante”, nel senso che gli spettatori, prossimi protagonisti, assorbono da ogni condivisione gergo, contenuti, immagini e modellano la loro condivisione sulle reazioni del gruppo, istruito ad approvare con il verso “augh” tutto ciò che corrisponde alla teoria del gruppo, sia esso detto dall’adepto o dal maestro.

Nell’arco della giornata inoltre i ritmi usuali vengono stravolti. spesso non si pranza prima delle 4 o delle 5 del pomeriggio. e poi si cena quando il lavoro è finìto. Anche questo è un fattore di destabilizzazione e di alterazione dello stato di coscienza usuale.

Nella prima giornata si svolgono le prime due delle. quattro cerimonie di iniziazione al primo livello: un rito che appartiene unicamente alla tradizione di Reiki (come la suddivisione in tre livelli, simboli e i trattamenti) ma che in Arkeon è stato rinominato Arkido per distinguersi dal new age. Durante l’iniziazione individuale, la persona siede con gli occhi chiusi di fronte ad un altare su cui c’è la foto di Moccia e altri simboli cristiani e pagani mescolati. e il maestro pone le mani in diverse parti del corpo (testa, spalle, mani) e soffia su diverse zone (fronte, pancia). Ogni iniziazione dura dai 4 ai 5 minuti. Viene riferita una varietà di sensazioni, alcuni svengono, altri hanno paura, ma in tutti i casi anche questo si configura come un rito misterioso ad effetto ipnotico, che genera disorientamento e confusione. Durante le iniziazioni vengono spesso sottolineate l’importanza della fiducia e dell’affidamento al maestro come chiave del percorso. Si parla molto di spirito, e il maestro viene visto come tramite per connettersi fisicamente allo spirito, e alla fine della giornata (spesso o notte fonda) viene spiegato l’uso dei trattamenti. identici a reiki, su cui non mi dilungherò. Negli ultimi anni il trattamento viene utilizzato sempre meno, ma resta come elemento presente nei seminari.

La domenica si apre con lo scambio dei trattamenti, tutti praticano e ricevono un trattamento, anche se alcuni (di solito chi frequenta da più tempo) saltano questa parte. Dopo la fine dei trattamenti di nuovo una lunga attesa per prepararsi alla parte centrale del “lavoro “: Dopo una accurata preparazione della stanza con incensi, salvia bruciata (talvolta è stata usata anche la salvia divinorum, sostanza allucinogena ora proibita) e una maniacale disposizione di sedie, aperte per terra e oggetti dal significato mistico e rituale in centro alla stanza, tutti vengono fatti entrare.
Al centro c’è una coperta, una sfera, una candela e altri simboli. Il maestro parla per svariati minuti, per indurre di nuovo un clima emotivamente carico, facendo chiudere gli occhi per aumentare lo tensione. Poi le persone vengono invitate ad alzarsi, andare in centro al cerchio, prendere in mano la sfera e “lasciare uscire le parole”.
Se il primo ad alzarsi è un uomo, tutti gli uomini vengono chiamati a sedersi vicino a lui, e se l’atmosfera si carica ulteriormente tutte le donne vengono invitate ad uscire; vice verso, se è una donna, tutte le donne a terra vicino a lei e gli uomini fuori. Queste situazioni si verificano quasi sempre entrambe. Mentre tutti sono a terra nel caso degli uomini si “lavora” sull’immagine paterna, con pianti, scuse, urla e abbracci, teatrali sopruttutto se ci sono padri e figli presenti insieme: per le donne si lavora con la madre, con urla, rabbia, rifiuti, dolore, ma anche per “riconoscere la totale appartenenza al progetto della madre” e per “riconoscere l’omosessualità femminile” o per “esplorare l’abuso” o per “vomitare sperma”, e altre espressioni colorite e fantasiose. Ciò che viene definito “lavoro” si configura in verità come uno stare lì a piangere o a riflettere o a non avere il coraggio di controbattere perché tutti piangono e approvano, mentre il maestro impartisce veri e propri indotrinamenti ripetendo a tono fermo, suadente ed intenso i dogmi della teoria arkeoniana rispetto a padre, alla madre, fratello e sorella. senza dimenticare quanto viene battuto il chiodo del abuso sessuale che tutti o quasi tutti (il 98%) hanno subito, che lo ricordino o no. La teoria (assurda, indimostrata e indimostrabile) dice che è sempre o quasi sempre un membro della famiglia della madre, o il nonno materno o lo zio, ma a volte anche una donna, che con l’abuso “sancisce l’appartenenza materna e il progetto della madre”, separando i figli dal padre. I casi che non tornano o che non quadrano,vengono ignorali oppure viene detto che non ricordano ma “lavorandoci” molto potranno ricordare. Se non si riesce a ricordare nei seminari di primo livello bisogna fare il secondo, se non si ricorda neanche cosi o se semplicemente “si vuole lavorare più in fretta” c’è l’intensivo residenziale (vedi oltre). Per concludere le coppie vengono messe in ginocchio l’uno di fronte all’altra e con una sapiente induzione di amore, scambio. condivisione di sogni e di intenti viene sottolineato ed enfatizzato il valor del legame di coppia, viene chiesto di dirsi “sì” dal cuore e dall’anima e viene lasciato un tempo per godere di questa armonia e di questa (fasulla) intimità. Alcuni però. abilmente manovrati dal maestro durante le pause o nelle loro condivisioni individuali precedenti, a questo punto dicono “no” al loro compagno o alla loro compagna. perché “non eseguono abbastanza il lavoro” o perché “mi offri solo la tua parte piccola” leggi: guadagni troppo poco). con conseguenti “processi” da sciogliere al telefono nei giorni successivi e nei seminari o intensivi a venire, in modo da fare bene il “lavoro”. Spesso ho assistito a questi processi” e ho visto uno dei due invasato e intriso di gergo seltario. e l’altro incapace di reagire o rispondere. in quanto intraprolato nella diagnosi: “sei in processo”. Ovviamente sia il gruppo che il maestro sostengono univocamente chi segue la dottrina, ma presto o tardi toccherà all ‘altro. Infatti la tecnica è quella di umiliare e confondere un membro della coppia per volta. mentre l’altro viene incensato ed esaltato, in modo che si tirino dentro l’un l’altro attraverso una forma di dipendenza ansiosa.

Il secondo livello di solito segue il primo, si svolge di lunedì e martedì (ma alcuni maestri lo fanno in un giorno solo per spendere meno e guadagnare di più – vedi elenco seminari di Q. Salerno), costa 750 euro per chi deve prendere l’iniziazione e 130 euro per chi lo ripete. A titolo indicativo un seminario con 4 nuovi di primo livello e 30 ripetenti, seguito da un secondo livello con 2 nuovi e 15 ripetenti permette di incassare 8390 euro di cui solo 1040 (i primi livelli dei nuovi) vengono fatturati, in 4 giorni di lavoro.

Il “lavoro” nel secondo livello è più leggero, metodi e tecniche sono applicati meno schematicamente. le pause sono più lunghe e si vanta una pretesa di maggiore “profondità” che in realtà consiste in una maggiore confusione e fumosità dei discorsi, e in numerosi rimandi a lavori futuri (“ci lavoriamo all’intensivo”, “portami tuo padre”, ecc). Di solito le persone che partecipano al secondo livello sono più “dentro” al sistema (alcuni prendono due giorni di ferie dal lavoro per “esserci”), ma in ogni caso si lavora sull’affidamento al maestro. al percorso e alla «oria, ribadendo la necessità della totale accettazione dell’autorità e della infallibilità del maestro in qualsiasi settore della vita, compreso dove egli stesso non sembra riuscire a cavarsela. lo avrei dovuto insegnare alle persone a fare soldi, mentre mi stavo indebitando con banche e finanziarie per pagare le onerose quote associative del “sentiero sacro” e i corsi necessari. Altri non riuscivano ad avere un figlio, ma dovevano essere capaci di aiutare altri a liberarsi dei blocchi che impedivano a loro di concepire, e i loro consigli venivano accolti ed ascoltati come quelli di grandi esperti in materia. Non solo, ma a turno, chi dubitava della competenza dei maestri in questione, doveva pubblicamente scusarsi piangendo ed autoaccusandosi perché aveva dubitato.

Vengono insegnati tre simboli “sacri e segreti” che sono i tre simboli del secondo livello di reiki, abusivamente rinominati simboli di arkido. La loro funzione è rispettivamente concentrare l’energia in un punto, un luogo o un evento, trattare gli strati più profondi della coscienza e inviare energia a distanza nel tempo e nello spazio. La descrizione di questi simboli è disponibile su molti testi che parlano di reiki e si trova anche su internet. In questo contesto però il loro uso perfeziona e sostiene il condizionamento mentale, dato che per utilizzarli bisogna ripetere molte volte i nomi dei simboli, visualizzarli e tracciarli sia mentalmente che con le mani, in una sorta di rituale ripetitivo che porta in uno stato simile alla trance, come con le litanie dei buddisti o con le preghiere del rosario, di per sé innocue ma efficaci nell’indurre rilassamento, apertura mentale, e stati alterati di coscienza. In questo modo le persone credono di avere il potere di alterare gli eventi, di influenzare la realtà, di modificare gli esiti, e soprattutto siedono spesso in silenzio a cantilenare i nomi dei simboli, rinforzando così indirettamente i contenuti degli insegnamenti impartiti attorno ai simboli stessi, e quindi implicitamente tutta la teoria di arkeon. Inoltre l’uso consigliato dei simboli comprende e rinforza spazi di manipolazione estranei a reiki e invece assai presenti in arkeon e molto gravi: “manda trattamenti a distanza alla tua infanzia, così ricorderai l’abuso” è l’esempio più eclatante.

La cerimonia di iniziazione è una sola, in cui i tre simboli vengono “fissati” sulla mano dominante della persona da iniziare con tre battiti di mano da parte del maestro (oltre alla stessa sequenza di imposizioni delle mani del primo livello). Per amore di cronaca bisogna dire che negli anni passati il secondo livello veniva definito “lo spazio della magia” e veniva dato ampio spazio a pratiche divinatorie di ogni genere, tarocchi, carte degli angeli, I Ching, rune, ogni tipo di oracolo veniva inserito per enfatizzare le scelte delle persone e le possibili ripercussioni sulla loro vita. Da quando arkeon si è colorato dì sapore cattolico e si è iniziato a millantare un appoggio del vaticano questi oracoli sono scomparsi e nessuno ne parla più, casi’ come ai simboli e ai trattamenti a distanza viene data sempre minore importanza.

Sia durante il primo che durante il secondo livello, a notte fonda o comunque alla fine dei lavori ogni giorno si tiene il “council“, cioè una riunione tra il maestro e gli “organizzatori”, alcuni fedelissimi che offrono il loro lavoro per procacciare nuovi adepti, portando volantini in giro per la città, curando le inserzioni pubblicitarie su stampa e internet, parlando con parenti, amici e conoscenti di quanto la loro vita sia migliorata e di quanto potrebbe migliorare per tutti se si aderissero al percorso. In queste riunioni, precluse a chi non vuole far parte dell’organizzazione, si parla di quanti nuovi sono arrivati, come mai non ne sono arrivati di più; qual è per ciascuno la motivazione a “portare arkeon nel mondo”, quali sono eventuali problemi di relazione tra gli organizzatori che “bloccano l’energia del maestro”. Poi il maestro, a suo insindacabile giudizio, sfila una “classifica” degli organizzatori nell’ordine in cui essi appariranno sul sito e sul volantino visibili sul sito di arkeon, alla voce seminari – dettagli).
Per inciso va detto che l’organizzazione, indipendentemente dal numero di persone in essa, riceve il 10% dell’imponibile (anche se non dichiarato né fatturato), più un gettone di presenza di 35 euro a persona, tutto rigorosamente in nero.

In tutti i seminari viene fatto un battage pubblicitario agli intensivi residenziali, che vengono definiti in mille modi sia dal maestro che da chi li ha frequentati, e appaiono imperdibili ed indispensabili alla crescita personale. L’intensivo per eccellenza è uno schema di tecniche predefinite che si trovano tutte grossomodo descritte nel libro di Margareth Singer “Le sette tra noi”, a prova della totale mancanza di originalità di Moccia, che invece ne rivendica la paternità assoluta.
La descrizione di Bonessi in “Mi abbandono al flusso della vita” è per lo più adeguata ma incompleta e datata, dato che nel corso degli anni molte cose sono cambiate. Gli ultimi intensivi frequentati da me e da mia moglie sia con Vito Carlo Moccia che con Quirino Salerno (in entrambi Grazia Bozza conduce le parti relative alle sole donne) risalgono agii anni 2003 e 2004, e quindi sono abbastanza recenti.

Due, tre mesi prima dell’intensivo comincia un vero e proprio bombardamento di suggestioni “devi fare l’intensivo” “questo potresti vederlo bene all’intensivo” “ma tu vieni all’intensivo?” “sai, all’ultimo intensivo è venuto fuori proprio un bellissimo lavoro” “chi di voi ha fatto l’intensivo sa di cosa sto parlando … ” e frasi del genere. Inoltre i membri del gruppo ne parlano in continuazione tra di loro, raccontando aneddoti di ogni genere e suscitando molta curiosità e anche uno sgradevole senso di non appartenenza in chi non c’è mai stato. Nei seminari ci sono liste di pre iscrizione e si viene spesso invitati a mettere la firma sulla lista. Se si prova ad obiettare che “non abbimo i soldi, che non abbiamo le ferie, che non sappiamo se potremo esserci” viene detto: “tu intanto mettici la firma, metti lì l’intenzione, vedrai che l’energia lavora per farti arrivare all’intensivo con tutti i soldi”. In questo modo molti decidono di fare l’intensivo. L’intensivo inizia (in teoria) nel tardo pomeriggio del giorno 1, con la registrazione e il pagamento della quota di 700 euro, quasi mai fatturati (circa 2 fatture ogni 10 persone), pagabili anche con assegni post datati, sempre “a me stesso” e girati. In realtà poi il vero inizio è in tarda serata e prosegue fino a notte fonda, con una lunga cerimonia dì apertura con musiche solenni, lunghi sguardi silenziosi negli occhi e lunghe condivisioni in cerchio. In tutto il lavoro di arkeon si parla della “spirito” come di ciò che guida il lavoro, ispira il maestro e lo rende infallibile. Viene aperto ed incentivato uno spazio di solitudine (“cercatevi un albero che sarà il vostro luogo dove ritirarvi per riflettere, deponete una candela ai piedi dell’albero e tornate lì ogni volta che vi viene detto e quando volete rivivere le vostre impressioni o riflettere sul lavoro svolto”).
La mattina successiva ci si sveglia molto presto (circa alle 7) e quindi si è già in stato di deprivazione di sonno. spaesati e frastornati dalla situazione. e si resta dalle 3 alle 5 ore a fare “ki training”, cioè una serie di esercizi tra la ginnastica, lo stretching e le arti marziali.abbondantemente conditi da informazioni. insegnamenti. aneddoti e riferimenti alle storie dei membri che confermano la teoria arkeoniana. Poi si fa un lungo esercizio di iperventilazione, tecnica ben descritta nel volume “le sette tra noi”:
“l’eccesso dì respirazione continuato, facendo passare grossi volumi d’aria dentro e fuori i polmoni, produce una caduta del livello di biossido di carbonio nel sistema circolatorio, che a sua volta produce un aumento dell’alcalinità del sangue che viene definita alcalosi respiratoria. Un livello leggero di alcalosi respiratoria produce vertigine e senso di stordimento. una sensazione come di testa leggera: ci si sente “brilli”, e si sperimenta perdita di pensiero e giudizio critico.
Un eccesso di respirazione più prolungato o vigoroso produce intorpidimento e formicolio alle dita di mani e piedi e alle labbra, sudorazione, batticuore, tintinnii alle orecchie, tremolio e sensazioni di paura, panico e irrealtà. Eccesso respiratorio ancora più vigoroso e prolungato può causare crampi muscolari compresa la rigidità ad artiglio di mani e piedi, crampi al corpo e forti dolori e tensioni toraciche. Possono svilupparsi aritmie cardiache e tendenze convulsive. L’alcalosi respiratoria può anche causare svenimenti. Le persone spesso cadono al suolo e perdono brevemente conoscenza. Durante il periodo di incoscienza la respirazione si fa scarsa per compensare i precedenti eccessi e per ripristinare il normale equilibrio chimico del sangue. Ci si risveglia deboli. esausti e consapevoli di aver vissuto un’esperienza drammatica e sconvolgente.”

Questo è esattamente ciò che succede, con in più il fatto che l’emissione di saliva e muco viene incoraggiata e descritta come “vomitare lo sperma dell’abuso”, lo ho conosciuto persone che hanno creduto realmente si trattasse di sperma, e lo sostenevano vigorosamente contro ogni evidenza e razionalità. Quindi se durante un accesso di tosse convulsa dovuta all’iperventilazione qualcuno sputava bava, gli veniva detto “questa è la prova che hai subito un abuso, hai fatto una pompa a qualcuno, ora devi ricordarti chi era”, ovviamente lavorando intensamente nei seminari e negli intensivi successivi.

Poi si procede con lavori di condivisione in mini gruppi sulle “paure” e sulla “rabbia”, trovando oggetti che simboleggino le nostre paure e la nostra rabbia e condividendo in piccoli gruppi. Questo, come l’esercizio analogo sulla rabbia e il lasciare andare descritti oltre, serve anche a dare ai candidati alla maestria o ai maestri presenti l’opportunità di sperimentarsi nella conduzione di gruppi, cosa che viene fatta senza alcuna preparazione teorica o pratica se non il modellamento della figura del maestro che ha condotto fino a quel momento.
Come psicologo specialista in psicoterapia individuale e di gruppo io ho assistito a dei veri e propri disastri in termini di conduzione di gruppo, dato che i conduttori improvvisati erano privi di rispetto, etica, attenzione e con nozioni minime di timing, alternanza, genuinità, empatia. La capacità di dare feedback era nulla o quasi, ma le frasi ad effetto e i termini altisonanti del maestro venivano usati spesso e volentieri. Anche qui, l’unico consiglio che viene dato ai conduttori è di “chiamare lo spirito” con canti, preghiere o invocazioni personalizzate.

Poi si svolge il lavoro delle “sedie“, basato “sulla necessità di disconnettere la mente per lasciare affiorare le emozioni e gli insegnamenti primari” (parole del fondatore): in realtà consiste in un rito violento dove viene prodotto un rumore assordante con tamburi, musica, sonagli, tamburelli, la stanza è affumicata con salvia, incensi e altri aromi, tutti urlano, gridano, piangono, rovesciano sedie, tremano, vomitano, si feriscono.
Io stesso ho riportato una frattura del piatto della tibia guaribile in 90 giorni, ovviamente senza che su questo ci fosse alcun tipo di assicurazione, né gli aderenti né i maestri sono assicurati, ma ovviamente qualsiasi rivalsa verrebbe considerata un “processo” e punita dall’intero gruppo con l’ostracismo.
La prima sera sulle sedie si affrontano i seguenti temi: Mio padre mi ha insegnato che la paura è:, Mia madre mi ha insegnato che la paura è, Per me la paura è, Quando ho paura io, Mio padre mi ha insegnato che la rabbia è, Mia madre mi ha insegnato che la rabbia è, Per me la rabbia è, Quando mi arrabbio io.
Queste fasi vengono ripetute in maniera incessante e assordante dal proprio compagno assegnato a caso, a turno, per alcuni minuti, mentre l’altro deve lasciare uscire tutto ciò che sale alla coscienza, frasi che sembrano appartenere agli insegnamenti ricevuti da bambino, ma che in realtà vengono sapientemente suggerire ed indotte dai lunghi monologhi suadenti del maestro, che propone un modello unico di infanzia. segnata da ferite, abusi e tradimenti. lasciando intuire che i bei ricordi sono falsi e fuorvianti. e che solo lasciando uscire il dolore e la rabbia si potrà essere “liberi dai condizionamenti.
E’ evidente la concezione vetero psicoanalitica di un meccanismo idraulico della mente, abbandonato dallo stesso Freud nel 1920 perché assurdo e non sostenibile. Qui invece l’idea della “catarsi” viene addirittura portata ad estremi di natura spirituale.
Nel 2004, mentre come maestro assistevo alle sedie aiutando i maestri che conducevano, mi è stato detto “mentre tieni ferma una persona che urla, in modo che non si faccia male, devi amarla e pensare che lì dentro c’è un anima che si vuole liberare. Questo è il compito del maestro, aiutare le anime a liberarsi. L’odierna psicologia afferma con vigore che “urla che ti passa” è una menzogna e uno spreco di tempo ed energia, ma gli arkeoniani sembrano ignorarlo (vedi “Psicoterapie folli” di Singer e Lalich, ed. Erickson).
Le sedie finiscono di solito tardi, lasciando esausti, stremati e confusi, ma con la sensazione che il peggio debba ancora venire. E così è.

Il giorno successivo si ricomincia con il ki training, poi colazione verso le 11.30, e dopo una pausa il “no limits”, momento di esplorazione fìsica e sessuale, diviso in diverse sessioni (4 o 5) in cui ad occhi chiusi si incontra una persona a caso e si sperimenta ogni tipo di contatto, con mani, bocca e corpo. “l’unica cosa vietata sono i rapporti sessuali completi” viene detto. Alcuni si comportano in modo veramente morboso, toccando e insistendo oltre la tolleranza e la decenza, e chi cerca di sottrarsi viene trattenuto dai maestri che osservano ad occhi aperti. Alcuni vivono questa esperienza in modo semplice ed innocuo, qualche timido strofinamento e molte immagini mentali che vengono interpretate come ricordi d’infanzia o di relazioni sessuali precedenti, che devono essere condivise e “‘consegnate” al partner per essere liberi; altri invece hanno avuto veri e propri traumi sessuali, sensazione di essere stuprati, abusati, violati e forzati a fare cose che non volevano che non appartenevano assolutamente né ad una memoria né ad una fantasia. Ogni reazione negativa a livello fisico o emotivo è per i maestri una prova dell’abuso avvenuto.
Ovviamente chi si dice contrario o contrariato è in processo e deve fare tanto lavoro!!

Seconda sessione di “sedie” con tematica uomo donna. Vengono “esplorati” gli insegnamenti di padre e madre e le credenze individuali rispetto ai due ruoli, con le modalità di cui sopra. Grazie alla “carica” emotiva indotta dal no limits. i contenuti relativi all’abuso e al sesso incestuoso sono molto presenti nella mente di ciascuno, e sembrano essere sempre più ricordi reali per molti.

Subito dopo la fine delle delle sedie, uomini e donne si separano e non si parlano più fino al giorno successivo, tranne che per la sessione successiva denominata “fossa dei leoni” dove dopo lunga preparazione e pompaggio emotivo da parte del maestro per gli uomini e della maestra per le donne, ci si incontra uomini da un lato e donne dall’altro e a turno si scaricano tutti i risentimenti personali o di categoria (“madre io risento con te, donne io risento con voi, padre io risento con te, uomini io risento con voi”, seguite da una o più cause specifiche). Il vero effetto di questa cosa è rinsaldare i dogmi di ruolo rispetto a cosa deve essere una donna in arkeon e cosa deve essere un uomo in arkeon. “Liberi” dagli insegnamenti e dai condizionamenti (sfogati nelle “sedie”) ora “potete dire quello che voi veramente credete e desiderate” (in realtà è possibile solo uniformarsi al modello comune che è stato sottilmente inoculato per tutto il tempo fino ad ora).

Questa manipolazione per far aderire e uniformare allo stereotipo di uomo e di donna propinato da arkeon continua vigorosamente nella giornata successiva, tutta dedicata al “cerchio degli uomini” e al “cerchio delle donne“. Dopo un ki training separati, gli uomini si occupano di preparare (o mantenere vivo, in alcuni casi per tutti i 6 giorni) il fuoco “che è il fuoco dei padri e dei padri dei padri”, siedono in cerchio e condividono in un clima tra la tavola rotonda e una tribù di improbabili guerrieri pellerossa, le donne invece affrontano un lavoro molto “profondo” di esplorazione dell’omosessualità fèmminile e del legame con la madre appartandosi a coppie sotto delle coperte per sperimentare il contatto e l’erotismo fra donne, condividendo poi in cerchio tutte le sensazioni, le emozioni e i ricordi. essendo in ogni caso pilotate verso una visione di desiderio sessuale verso la madre e da parte della madre, un legame fortissimo ed erotizzato che genererebbe tutte le problematiche del femminile. L’altro lavoro riguarda il cosiddetto “pedofilo” cioè colui che avrebbe perpetrato l’abuso nella prima infanzia. Secondo questa astrusa teoria, si tratta quasi sempre di un membro della famiglia materna (il fratello o il padre della madre) a cui la bambina (ma anche il bambino!) viene consegnata perché si cancelli l’eredità paterna. Dopo lunga preparazione ed induzione ad occhi chiusi, con luci soffuse. voce suadente e racconti ad arte, viene fatto entrare un uomo (di solito un maestro o aspirante tale) che ha il compito di incarnare il pedofìlo di ciascuna delle donne che desiderano esolorare questa parte. Su indicazione della maestra, quest’uomo dovrà essere seduttivo, accarezzarle, toccare le labbra, il sedere o altre parti a seconda delle indicazioni e delle risposte, e possibilmente spingere con le dita nella gola di chi apre la bocca, in modo da stimolare il vomito che. ovviamente. è sperma dell’abuso vomitato!!
Dopo questi assurdi lavori, ci si l’incontra tutti insieme (solo dopo avere avuto tempo adeguato per vestirsi bene, truccarsi, profumarsi ed essere “splendidi”, si fanno alcune sessioni di apprezzamenti e ringraziamenti, e poi ci si tuffa l’uno nelle braccia dell’altra per chi è in coppia, e si contempla ciò che si può raggiungere se si è single.

La mattina seguente il ki training è molto leggero e lasciato libero, solitamente non si fa la rcspirazione, poi nel pomeriggio c’è la “lotta sacra“, cerimonia in cui gli uomini lottano tra di loro e le donne li sostengono con vari strumenti a percussione e li accolgono dopo ogni sessione per confortarli e lenire il loro dolore se sconfitti, adorarli se vincitori. Gli aspetti cerimoniali sono piuttosto complessi, bisogna identificarsi con un animale ed imitarne le movenze durante la lotta, le donne devono prostrarsi dinnanzi agli uomini e chiedere ”posso essere la tua squaw “, e ci sono i “soliti lunghi monologhi del maestro che non perde occasione per rinforzare stereotipi e concetti base della sua teoria.

L’ultimo giorno si conclude con il “lasciare andare“, un grande falò in cui si brucia di tutto, quolsiasi cosa sia legata al “progetto oscuro” e alla vita “infelice”, da piccoli, da bambini, che si è vissuta fino a pochi giorni prima. Foto, oggetti, indumenti, persino un pianoforte (“il maestro di piano mi ha abusata”), ma anche diplomi, certificati, documenti, in modo da purificare la propria vita in un rito pagano di catarsi. Intorno a questo fuoco si procede poi ad un lungo giro di abbracci cantilenando insieme “tu, tu chi sei, tu chi sei davanti a me tu chi sei – io sono te, sono te in un’altra forma sono te”. Questo contribuisce a sancire un’appartenenza di stampo familiare, fraterno, identificativo, proprio subito dopo che si è “lasciato andare” il passato. Ovviamente non mancano i lunghi monologhi su Dio, sullo spirito, su come pregare, cosa chiedere a Dio, cosa offrire a Dio, il servizio, l’impegno, ecc.

La mattina dopo, con un giro di condivisioni di solito tutte estasiate e felici, condite da molti “ho tanto lavoro da fare” si chiude il lavoro con un oracolo (una carta), una candela da portare a casa e un sasso che ricordi la solidità del lavoro svolto.
Ovviamente per tutto il tempo vengono fatti frequenti riferimenti e inviti a frequentare il premaster, corso che si tiene subito dopo l’intensivo, dura 4 giorni e costa 900 euro.

Il premaster  dovrebbe servire ad esplorare la relazione con la maestria, in realtà è un vero e proprio pompaggio per spingere le persone a comprare il terzo livello, che costa 12000 euro di cui solo 3000 vengono fatturati “perché il resto è una donazione spontanea dell’allievo per il dono che riceve” (parole di Moccia). Nei 4 giorni il maestro parla tantissimo, di cose assolutamente confusive e complesse, livelli di coscienza, tipi di energie, uomini, mondi, intelletti ed emozioni, le persone si sperimentano nella conduzione di gruppi e di presentazioni di arkeon, si fa una specie di “lavoro” sui nonni, che non serve a nulla se non a far nascere ancora più domande su di sé e sulla propria storia, e a fare dubitare sempre di più della propria famiglia di origine, a meno che ovviamente i propri familiari non entrino “nel lavoro “…

Ampio spazio viene dato alla cerimonia dell’impegno al master, un foglio su cui scrivere “io sottoscritto mi impegno a prendere il terzo livello entro il …” con aneddoti di ogni tipo su ciò che capita a chi non rispetta questo impegno … e a chi non lo prende.

Il terzo livello (master training) si tiene subito dopo il premaster e dura 3 giorni. Costa 12000 euro per chi viene iniziato e 800 euro per chi lo ripete. Vengono insegnate le iniziazioni di primo e secondo livello e il maestro parla per ore della maestria, pettegola sui maestri fuoriusciti o in processo e incensa i maestri futuri e presenti, poi dà le iniziazioni al terzo livello (un rito come quello del secondo livello, un simbolo nuovo, il quarto, che serve per iniziare gli altri). E finalmente smantella tutto il macchinario (stereo da discoteca, altari con foto di sé stesso a fianco al cristo, spade, elmi, piume, sassi e sfere, incensi e erbe) e se ne va.

Circa dal 2002 Moccia ha iniziato a proporre altri intensivi, denominati intensivi “tematici”, sempre su 6 giorni, sempre da 1100 euro l’uno, dai titoli altisonanti in inglese o giapponese che subiscono le più ineffabili storpiature ad opera dei suoi illetterati seguaci: “The business of you“, dove si lavora sul denaro (chiedendo l’elemosina – per davvero – in giro per le strade), “Loving relationship training” (che solo casualmente è il nome di una setta americana – vedi Psicoterapie Folli) in cui si lavora sulle relazioni di coppia, “l am living honouring my death” in cui si lavora sulla morte, “Ai ko ryu” o scuola dell’antica armonia, in cui si lavora sul tiro con l’arco e la spada, approfondendo le tecniche di ki training.
Io non ho frequentato nessuno di questi, anche se tutti mi sono stati proposti più volte, anche se non avevo i soldi per pagare (“mi pagherai più avanti, ma devi farlo”), quindi non posso fornire ulteriori dettagli su questi corsi, ma posso dire che attualmente per ricevere il terzo livello, anche da altri maestri di arkeon, bisogna per forza frequentare intensivo, premaster e seminario sulla morte con Moccia, impegnarsi a ripetere il master training con moccia dopo l’iniziazione, oltre ad almeno un primo e un secondo livello con lui, per garantire “l’allineamento con il lavoro”. Quindi un allievo del maestro “x” a sua volta allievo di Moccia dovrebbe pagare: 260 euro primo livello, 750 euro secondo livello, almeno un intensivo, un premaster e il master training con il suo maestro (complessivi 14. 000 euro), ripetizione di primo e secondo livello, intensivo, premaster, seminario sulla morte e master training con Moccia (4160 euro). Se si sommano queste cifre alle inevitabili ripetizioni di seminari in genere bimestrali (130 euro cadauno) per circa tre – quattro anni (il tempo medio necessario a diventare maestro) si raggiunge una cifra ben superiore ai 20.000 euro, che non sono pochi!

Al di là di queste sterili considerazioni economiche (che comunque hanno il loro peso sulle persone e sul fisco, dato che il 90% viene incassato in nero) l’aspetto più importante che voglio sottolineare è l’assoluta prevalenza di tecniche manipolatorie, ipnotiche, confusive, volte a separare l’individuo dalle sue credenze, convinzioni, relazioni e impegni per farlo entrare in pieno nella logica settaria che isola e separa, alterando il suo pensiero, le sue emozioni, la sua concezione di spirito, di Dio e di religione, inserendo a forza un sistema di valori uniforme, stereotipato e pregiudizievole, carico di arroganza, presunzione e superbia, oltre che di una forma di misticismo chiaramente contraria ai dettami della fede cattolica, ma mascherata come se fosse gradita alla chiesa e come se fosse compatibile con qualsiasi fede.

Fonte: testimonianzacontroarkeon

Si legga anche: per te Carlo

Arkeon a ‘Mi Manda Rai 3’

Arkeon – Chi l’ha visto?