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Plagio: da Braibanti al caso Arkeon, il buco nero della legge

Aldo Braibanti, intellettuale di sinistra e militante antifascista degli anni ’60, diventa popolare per essere stata la prima persona in Italia a essere condannata per plagio, reato prescritto dal codice penale di derivazione fascista. Secondo l’articolo 603, infatti, chi sottopone un individuo “al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione” è punito con la reclusione dai 5 ai 15 anni.
Colpa del Braibanti è quella di aver iniziato una storia sentimentale con due diciannovenni, Piercarlo Toscani e Giovanni Sanfratello. La relazione omosessuale beneficia di una tacita approvazione –per quanto in quei tempi è ancora considerata un tabù– finché Giovanni nel 1964 lascia la famiglia per convivere con Aldo. Ippolito Sanfratello, padre del ragazzo, poco dopo porta il figlio in manicomio e denuncia lo scrittore emiliano nato nel 1922. Ha così inizio il processo. A suo favore si mobilita l’ala intellettuale di sinistra rappresentata da Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Umberto Eco, Alberto Moravia, Marco Pannella.
Giovanni –che in seguito subirà una serie di elettroshock– depone a favore di Aldo, mentre l’altro ragazzo, Piercarlo, dichiara il tentativo di Braibanti di “introdursi nella sua mente”. Il processo si chiude. Aldo Braibanti viene condannato a 9 anni di reclusione, condanna che viene ridotta a 6 in appello, di cui 2 condonati per la precedente attività partigiana e altri 2 per la condizionale. Nel 1969 da Rebibbia Aldo Braibanti torna ad essere un uomo libero.
Nel 2006 il Governo Prodi, su proposta
di alcuni parlamentari dell’Unione, concede a Braibanti un vitalizio per le sue gravi condizioni fisiche in base alla legge Bacchelli, norma che ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Fondo a favore di cittadini illustri che versino in stato di particolare necessità. Si chiude così, almeno agli occhi della giustizia, una delle pagine più controverse della storia.
È nel 1981 che il reato di plagio diventa incostituzionale. Alla fine degli anni ‘70 il prete Aldo Grasso viene accusato di aver plagiato dei minorenni. I giudici costituzionali, memori del caso Braibanti, dopo un dettagliato esame dell’articolo 603 parlano di impossibilità di attribuire alla norma un contenuto oggettivo e dunque l’assoluta arbitrarietà della sua applicazione. Il reato pensato per la tutela dei più deboli viene dunque cancellato per la sua intrinseca pericolosità verso la libertà personale di ognuno.

Fra individui psichicamente normali, l’esternazione da parte di un essere umano di idee e di convinzioni su altri esseri umani può provocare l’accettazione delle idee e delle convinzioni così esternate e dar luogo ad uno stato di soggezione psichica nel senso che questa accettazione costituisce un trasferimento su altri del prodotto di un’attività psichica dell’agente e pertanto una limitazione del determinismo del soggetto.
Questa limitazione, come è stato scientificamente individuato ed accertato, può dar luogo a tipiche situazioni di dipendenza psichica che possono anche raggiungere, per periodi più o meno lunghi, gradi elevati come nel caso del rapporto amoroso, del rapporto fra il sacerdote e il credente, fra il maestro e l’allievo, fra il medico e il paziente ed anche dar luogo a rapporti di influenza reciproca.
Ma è estremamente difficile se non impossibile individuare sul piano pratico e distinguere a fini di conseguenze giuridiche –con riguardo ad ipotesi come quella in esame– l’attività psichica di persuasione da quella anch’essa psichica di suggestione. Non vi sono criteri sicuri per separare e qualificare l’una e l’altra attività e per accertare l’esatto confine fra esse
.” (Corte Costituzionale, sentenza 96/1981)

Nel 1988 Rosa Russo Jervolino, Ministro degli Interni, punta a reintrodurre il plagio in chiave psicologica almeno riguardo i minori punendo chi tramite espedienti ponga il minore in stato di soggezione tanto da confinare le libertà personali e impedire la capacità di sottrarsi alle imposizioni altrui. Al no del Parlamento la falla legislativa si trasforma in un buco nero.
È del 2005 l’ultimo tentativo italiano di colmare l’assenza. Dalla Commissione Giustizia del Senato arriva l’approvazione di un ddl proposto dalla maggioranza che supera i limiti del vecchio articolo 603. Il testo parla di “soggezione continuativa tale da escludere o da limitare grandemente la libertà di autodeterminazione”. Si accende la speranza di migliaia di persone e famiglie che si sono imbattute in queste situazioni. Al Senato l’opposizione di centrosinistra disapprova il disegno, parlando di restaurazione “di un potere di ingerenza dello Stato nei rapporti di comunicazione, di fiducia, di affetto, di devozione (…)”(1).
Addirittura Giampaolo Zancan dei Verdi evoca il diritto e la libertà personale di rivolgersi a presunti guaritori per curare malattie terminali. Dove finisce la mia capacità di aderire a un’idea e inizia il potere che l’altro ha su di me? Come tracciare un confine che sia per tutti lo stesso? All’interno della maggioranza i favorevoli non sono più così compatti e il sostegno si sbriciola. Il progetto di legge viene prima congelato dunque cassato. Il buco nero si è trasformato in voragine.
Mentre altri stati europei come Francia, Belgio e Germania
, con il prolificare delle sette religiose hanno nei decenni provveduto a sanare questo problema con delle leggi ad hoc, in Italia il caso Arkeon ha palesato la nostra situazione in merito.

 

Il metodo Arkeon inventato dal maestro Vito Carlo Moccia promotore dell’associazione Sacred Path ha promesso la felicità almeno a 10.000 persone. Frequentando i seminari l’adepto poteva lavorare sul proprio potere personale accrescendolo, ottenendo dunque successo in tutti gli ambiti della vita. Gli incontri andavano da quelli di base, più economici fino ad arrivare ai master per diventare “maestro”. Un range dai 260 ai 12.000 euro.
Secondo la teoria di base al suo sistema il 98% di ognuno di noi sarebbe stato abusato da un parente prima dei 5 anni d’età. Da quel trauma avrebbero origine tutti gli squilibri emotivi e psicologici di ciascuno. Un ex maestro Arkeon raccontando degli esercizi di iperventilazione praticati ai partecipanti parla della possibilità di raggiungere stati di regressione, facendo affiorare antichi ricordi ed emozioni. Spiega che quando c’è iperossigenazione è possibile la comparsa di nausea, salivazione, vertigine, sintomi già documentati dalla psicologa americana Margaret Singer 20 anni fa che aveva dimostrato come l’iperventilazione conducesse all’alterazione dell’equilibrio chimico del sangue.
Moccia giustificava tutto con l’abuso; ogni cosa uscita da una persona (vomito, saliva) era sintomo dell’abuso. La persuasione fisiologica era dunque fatta: agire sul corpo per “guidare” la mente. Agli incontri era perfino promessa la guarigione da AIDS, cancro, omosessualità
Sacred Path
godeva inoltre del sostegno e della “pubblicità” da parte del frate Raniero Cantalamessa, conduttore su Raiuno di A Sua Immagine, programma in cui spiegava il Vangelo della domenica. Il predicatore lodava il sistema Arkeon, sottolineandone l’impegno sociale. Padre Raniero, a inchiesta avviata, manda in onda all’interno del suo programma un’intervista in cui si loda Arkeon che fa scalpore. Più tardi si dichiarerà estraneo alla conoscenza degli abusi e chiuderà i suoi rapporti con Moccia.
Nel 2006 la procura barese avvia le indagini. Tre anni dopo il giudice per l’udienza preliminare Marco Guida rinvia a giudizio Moccia e dieci suoi collaboratori contestandogli i reati di truffa, associazione a delinquere, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata e maltrattamenti su minori. Non si parla dunque di manipolazione mentale.
A settembre 2012 Moccia e altri 7 maestri sono condannati per i reati di associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione medica, il promotore e capo Moccia dovrà scontare due anni e otto mesi di reclusione. La pena più pesante va al maestro Antonio Morello, condannato a 4 anni e mezzo per violenza sessuale. I giudici hanno riconosciuto inoltre il danno recato all’ordine degli psicologi, che hanno chiesto un risarcimento di un milione di euro.

 

Una sentenza che non accontenta nessuno. I capi Arkeon si sono visti chiudere i corsi ed etichettare il marchio di associazione a delinquere. Le vittime invece speravano nel riconoscimento anche di altre imputazioni. Mentre la giustizia fa il suo corso, fino all’ultimo grado di giudizio, il tempo lavora a favore della prescrizione.
Il groviglio processuale mostra chiaramente questa vacatio legis e la necessità di una legge giusta sul plagio e sul controllo delle menti. E non c’è legge giusta senza una definizione giusta e oggettiva.

 

Laura Fedel


[1] Resoconto stenografico della seduta numero 828 del 28 giugno 2005, Senato della Repubblica, da Gianni Del Vecchio, Stefano Pitrella, Occulto Italia, 2011, Bur,  p. 458.

Aldo Braibanti, intellettuale di sinistra e militante antifascista degli anni ’60, diventa popolare per essere stata la prima persona in Italia a essere condannata per plagio, reato prescritto dal codice penale di derivazione fascista. Secondo l’articolo 603, infatti, chi sottopone un individuo “al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione” è punito con la reclusione dai 5 ai 15 anni.
Colpa del Braibanti è quella di aver iniziato una storia sentimentale con due diciannovenni, Piercarlo Toscani e Giovanni Sanfratello. La relazione omosessuale beneficia di una tacita approvazione –per quanto in quei tempi è ancora considerata un tabù– finché Giovanni nel 1964 lascia la famiglia per convivere con Aldo. Ippolito Sanfratello, padre del ragazzo, poco dopo porta il figlio in manicomio e denuncia lo scrittore emiliano nato nel 1922. Ha così inizio il processo. A suo favore si mobilita l’ala intellettuale di sinistra rappresentata da Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Umberto Eco, Alberto Moravia, Marco Pannella.
Giovanni –che in seguito subirà una serie di elettroshock– depone a favore di Aldo, mentre l’altro ragazzo, Piercarlo, dichiara il tentativo di Braibanti di “introdursi nella sua mente”. Il processo si chiude. Aldo Braibanti viene condannato a 9 anni di reclusione, condanna che viene ridotta a 6 in appello, di cui 2 condonati per la precedente attività partigiana e altri 2 per la condizionale. Nel 1969 da Rebibbia Aldo Braibanti torna ad essere un uomo libero.
Nel 2006 il Governo Prodi, su proposta
di alcuni parlamentari dell’Unione, concede a Braibanti un vitalizio per le sue gravi condizioni fisiche in base alla legge Bacchelli, norma che ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Fondo a favore di cittadini illustri che versino in stato di particolare necessità. Si chiude così, almeno agli occhi della giustizia, una delle pagine più controverse della storia.
È nel 1981 che il reato di plagio diventa incostituzionale. Alla fine degli anni ‘70 il prete Aldo Grasso viene accusato di aver plagiato dei minorenni. I giudici costituzionali, memori del caso Braibanti, dopo un dettagliato esame dell’articolo 603 parlano di impossibilità di attribuire alla norma un contenuto oggettivo e dunque l’assoluta arbitrarietà della sua applicazione. Il reato pensato per la tutela dei più deboli viene dunque cancellato per la sua intrinseca pericolosità verso la libertà personale di ognuno.

 

 

Fra individui psichicamente normali, l’esternazione da parte di un essere umano di idee e di convinzioni su altri esseri umani può provocare l’accettazione delle idee e delle convinzioni così esternate e dar luogo ad uno stato di soggezione psichica nel senso che questa accettazione costituisce un trasferimento su altri del prodotto di un’attività psichica dell’agente e pertanto una limitazione del determinismo del soggetto.
Questa limitazione, come è stato scientificamente individuato ed accertato, può dar luogo a tipiche situazioni di dipendenza psichica che possono anche raggiungere, per periodi più o meno lunghi, gradi elevati come nel caso del rapporto amoroso, del rapporto fra il sacerdote e il credente, fra il maestro e l’allievo, fra il medico e il paziente ed anche dar luogo a rapporti di influenza reciproca.
Ma è estremamente difficile se non impossibile individuare sul piano pratico e distinguere a fini di conseguenze giuridiche –con riguardo ad ipotesi come quella in esame– l’attività psichica di persuasione da quella anch’essa psichica di suggestione. Non vi sono criteri sicuri per separare e qualificare l’una e l’altra attività e per accertare l’esatto confine fra esse
.” (Corte Costituzionale, sentenza 96/1981)

 

Nel 1988 Rosa Russo Jervolino, Ministro degli Interni, punta a reintrodurre il plagio in chiave psicologica almeno riguardo i minori punendo chi tramite espedienti ponga il minore in stato di soggezione tanto da confinare le libertà personali e impedire la capacità di sottrarsi alle imposizioni altrui. Al no del Parlamento la falla legislativa si trasforma in un buco nero.
È del 2005 l’ultimo tentativo italiano di colmare l’assenza. Dalla Commissione Giustizia del Senato arriva l’approvazione di un ddl proposto dalla maggioranza che supera i limiti del vecchio articolo 603. Il testo parla di “soggezione continuativa tale da escludere o da limitare grandemente la libertà di autodeterminazione”. Si accende la speranza di migliaia di persone e famiglie che si sono imbattute in queste situazioni. Al Senato l’opposizione di centrosinistra disapprova il disegno, parlando di restaurazione “di un potere di ingerenza dello Stato nei rapporti di comunicazione, di fiducia, di affetto, di devozione (…)”(1).
Addirittura Giampaolo Zancan dei Verdi evoca il diritto e la libertà personale di rivolgersi a presunti guaritori per curare malattie terminali. Dove finisce la mia capacità di aderire a un’idea e inizia il potere che l’altro ha su di me? Come tracciare un confine che sia per tutti lo stesso? All’interno della maggioranza i favorevoli non sono più così compatti e il sostegno si sbriciola. Il progetto di legge viene prima congelato dunque cassato. Il buco nero si è trasformato in voragine.
Mentre altri stati europei come Francia, Belgio e Germania
, con il prolificare delle sette religiose hanno nei decenni provveduto a sanare questo problema con delle leggi ad hoc, in Italia il caso Arkeon ha palesato la nostra situazione in merito.

 

Il metodo Arkeon inventato dal maestro Vito Carlo Moccia promotore dell’associazione Sacred Path ha promesso la felicità almeno a 10.000 persone. Frequentando i seminari l’adepto poteva lavorare sul proprio potere personale accrescendolo, ottenendo dunque successo in tutti gli ambiti della vita. Gli incontri andavano da quelli di base, più economici fino ad arrivare ai master per diventare “maestro”. Un range dai 260 ai 12.000 euro.
Secondo la teoria di base al suo sistema il 98% di ognuno di noi sarebbe stato abusato da un parente prima dei 5 anni d’età. Da quel trauma avrebbero origine tutti gli squilibri emotivi e psicologici di ciascuno. Un ex maestro Arkeon raccontando degli esercizi di iperventilazione praticati ai partecipanti parla della possibilità di raggiungere stati di regressione, facendo affiorare antichi ricordi ed emozioni. Spiega che quando c’è iperossigenazione è possibile la comparsa di nausea, salivazione, vertigine, sintomi già documentati dalla psicologa americana Margaret Singer 20 anni fa che aveva dimostrato come l’iperventilazione conducesse all’alterazione dell’equilibrio chimico del sangue.
Moccia giustificava tutto con l’abuso; ogni cosa uscita da una persona (vomito, saliva) era sintomo dell’abuso. La persuasione fisiologica era dunque fatta: agire sul corpo per “guidare” la mente. Agli incontri era perfino promessa la guarigione da AIDS, cancro, omosessualità
Sacred Path
godeva inoltre del sostegno e della “pubblicità” da parte del frate Raniero Cantalamessa, conduttore su Raiuno di A Sua Immagine, programma in cui spiegava il Vangelo della domenica. Il predicatore lodava il sistema Arkeon, sottolineandone l’impegno sociale. Padre Raniero, a inchiesta avviata, manda in onda all’interno del suo programma un’intervista in cui si loda Arkeon che fa scalpore. Più tardi si dichiarerà estraneo alla conoscenza degli abusi e chiuderà i suoi rapporti con Moccia.
Nel 2006 la procura barese avvia le indagini. Tre anni dopo il giudice per l’udienza preliminare Marco Guida rinvia a giudizio Moccia e dieci suoi collaboratori contestandogli i reati di truffa, associazione a delinquere, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata e maltrattamenti su minori. Non si parla dunque di manipolazione mentale.
A settembre 2012 Moccia e altri 7 maestri sono condannati per i reati di associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione medica, il promotore e capo Moccia dovrà scontare due anni e otto mesi di reclusione. La pena più pesante va al maestro Antonio Morello, condannato a 4 anni e mezzo per violenza sessuale. I giudici hanno riconosciuto inoltre il danno recato all’ordine degli psicologi, che hanno chiesto un risarcimento di un milione di euro.

 

Una sentenza che non accontenta nessuno. I capi Arkeon si sono visti chiudere i corsi ed etichettare il marchio di associazione a delinquere. Le vittime invece speravano nel riconoscimento anche di altre imputazioni. Mentre la giustizia fa il suo corso, fino all’ultimo grado di giudizio, il tempo lavora a favore della prescrizione.
Il groviglio processuale mostra chiaramente questa vacatio legis e la necessità di una legge giusta sul plagio e sul controllo delle menti. E non c’è legge giusta senza una definizione giusta e oggettiva.

 

Laura Fedel


[1] Resoconto stenografico della seduta numero 828 del 28 giugno 2005, Senato della Repubblica, da Gianni Del Vecchio, Stefano Pitrella, Occulto Italia, 2011, Bur,  p. 458.

Nelle mani delle sette

Sono passati 32 anni dall’abrogazione della legge sul plagio da parte della Corte Costituzionale. Puniva i plagiatori con la reclusione fino a 15 anni, ma lasciava troppa discrezionalità ai magistrati. Nel cancellarla i giudici della Consulta chiesero contestualmente al legislatore una nuova legge che contenesse una definizione oggettiva del reato. Quella legge ancora non c’è e il vuoto normativo ha lasciato spazio in Italia al dilagare delle sette, un fenomeno meno marginale di quanto comunemente si pensi che coinvolge adulti di ogni livello sociale, e purtroppo anche minori.

 

Guarda il video dossier trasmesso sabato 8 dicembre 2012 su rai2

 

“Io violentata da Arkeon”

Processo alla psico-setta di Carlo Moccia, in aula i primi testimoni. Un “maestro” già condannato a 6 anni di reclusione per violenza carnale

« Fui violentata da un maestro di Arkeon, il pretesto: un rito per riportare alla mente un ricordo d’infanzia; l’attimo in cui, da piccola, sarei stata abusata sessualmente da un pedofilo ». Emergono ormai sconcertanti le testimonianze nelle aule al neon di via Nazariantz; che ieri ha aperto il sipario a quello che prende forma come il processo più importante, di certo il più sconvolgente dell’anno giudiziario barese. Tremano gli imputati: per primo Carlo Moccia, il fondatore della psico-setta (che ha deciso di non comparire in aula), e poi i “maestri” di Arkeon le cui trame si svelano nelle parole tremanti d’emozione e rabbia dei testimoni. « Non c’era nessun pedofilo; erano solo pretesti per estorcermi denaro,  usarmi in tutti i modi… anche come oggetto sessuale!”. La pratica era sempre la stessa, lo dimostrano le testimonianze finora raccolte. Gli adepti di Arkeon venivano, attraverso riti e cerimonie volte a condizionarne la mente, assoggettati alla volontà di individui che si facevano chiamare “mestri”; si parla di cerimonie in cui, tra musica ad altissimo volume, stridenti gong di tamburo ed urla strazianti, i partecipanti venivano portati a credere di essere stati violentati dai genitori o da un non ben precisato pedofilo durante l’infanzia. « Non te lo ricordi perché eri tropo piccola – cantilenavano i “maestri” – ma di certo hai subito una violenza carnale… l’hanno subita tutti da bambini: questa è la causa dei mali che affliggono la tua vita! ».  Il “lavaggio del cervello” condizionava a tal punto gli individui che alcuni hanno persino denunciato alla magistratura, per violenza carnale, ignari genitori, zii e amici. « Durante le cerimonie – racconta una testimone – alcuni vomitavano. Allora il maestro si compiaceva: “Brava! Quello che hai appena rimesso non è vomito, ma lo sperma del pedofilo che ti ha violentato!” ».   Più ci si liberava della “presenza del pedofilo”, più si avanzava nel “lavoro di purificazione”, come veniva definito dai maestri di Arkeon, che consisteva in tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo (la testimone racconta il suo percorso nella setta prima e dopo l’utilizzo corrente dell’Euro) di circa 12 mila euro. Una bella cifra, che finiva dritta dritta nelle tasche dei “guru” della setta.   E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. « Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona – racconta una testimone – anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante, è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro ». La setta aveva aperto sedi in tutta Italia, anche con l’appoggio di alcuni membri della Chiesa, gli adepti erano migliaia: è facile immaginare, quindi, che gli introiti di Moccia & Co. fossero a parecchi zeri.  I testimoni di questo processo avevano sporto denuncia presso le questure di molte città italiane, ma non erano mai stati creduti; solo l’intervento di alcune associazioni, che si battono per la tutela dei fuoriusciti dalle sette religiose (una fra tutte, il CeSAP: Centro studi per gli Abusi Psicologici), e dopo l’intervento della stampa, le acque intorno al caso hanno incominciato a muoversi.  «  Ne abbiamo passate di tutti i colori – continua – è difficile pensare che le forze dell’ordine, coloro i quali hanno il compito di difendere i cittadini, siano stati i primi a voltarci le spalle ». Ora i ricordi spiacevoli fanno posto alla speranza. «  Abbiamo fiducia nell’operato dei giudici, ed invitiamo tutti coloro che hanno mantenuto il riserbo per tanti di anni di uscire allo scoperto e di unirsi a noi in questa lotta!  Sappiamo che a Bari ci sono molti ex adepti della setta, è ora che escano dall’ombra e facciano sentire la propria voce… ».  Il processo che si tiene in questi giorni a Bari fa parte di un filone che si estende per tutto lo Stivale. Nei giorni scorsi sì è concluso il processo gemello di primo grado a Milano, che riguarda uno degli imputati del processo di Bari, il maestro di Arkeon Francesco Antonio Morello (il “maestro” citato nelle testimonianze). Morello è stato condannato a Milano a 6 anni di reclusione e 5 mila euro di risarcimento, per aver abusato sessualmente di due sue allieve che frequentavano i suoi seminari. Facendo leva sulle loro debolezze e sul ruolo da lui rivestito, le ha indotte a pratiche sessuali che, secondo lui, sarebbero servite a far riemergere il ricordo di un presunto abuso sessuale vissuto nell’infanzia.   A Bari Morello è imputato per i reati di associazione a delinquere finalizzati a truffa, abuso della professione, violenza privata. È inoltre indagato per calunnia, insieme ad altri 46 membri di Arkeon che hanno denunciato due fuorusciti della setta e la presidente del CeSAP, la psicologa Lorita Tinelli.

 

Mirko Misceo

Da Il quotidiano di Bari del 26 maggio 2011

 

 

Interrogazione parlamentare su Arkeon maggio 2010

MASTROMAURO, LOSACCO, SERVODIO e BELLANOVA. – Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Ministro della giustizia, al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che:
nella provincia di Bari sono state rinviate a giudizio 10 persone (la posizione dell’undicesimo indagato è stata stralciata) coinvolte nell’inchiesta della psico-setta Arkeon, l’indagine ha preso spunto dalla trasmissione Mi manda rai3 del 2006 e più recentemente anche da differenti servizi di Striscia la notizia;
la setta, con sede amministrativa a Bari, liberamente ispirata alle filosofie orientali del genere Reiki, secondo gli investigatori sarebbe riuscita in dieci anni di attività a raccogliere e truffare oltre 10 mila adepti in tutta Italia, obbligandoli a partecipare a costosi seminari per poter guarire da malattie gravi, tumori e AIDS;
a capo della setta sarebbe Vito Carlo Moccia, di 57 anni di Noicattaro (Bari) il quale si dichiarava psicologo senza possederne il titolo;
attraverso la testimonianza di molti membri della predetta setta è stata riscontrata, tra l’altro, la pratica dell’abuso sessuale e della violenza di gruppo anche su minori, spingendo le vittime a credere che l’abuso sessuale fosse stato praticato nel corso dell’infanzia dal 95 per cento dei genitori sui propri figli;
tali ricordi, rimossi secondo la setta andavano recuperati attraverso l’abuso sessuale da parte dei maestri; tali fatti pare risalgano al periodo dal 1998 al 2008, nel corso del quale si sono accertati anche due suicidi collegati alle attività di Arkeon;
i maestri proponevano percorsi graduali di affiliazione all’organizzazione risultati essere vere e proprie manipolazioni, attraverso la partecipazione a seminari pagati dai partecipanti intorno ai 260 euro per il primo livello e fino ai 15 mila euro per i livelli successivi;
è stato inoltre riscontrato attraverso le testimonianze di alcune vittime che alcune coppie per risolvere la loro crisi coniugale sono arrivate a pagare fino a 100 mila euro;
dopo che la Corte Costituzionale, con una sentenza del 1981, ha cancellato il reato di plagio, l’attività lobbistica delle sette è molto più forte, non esistono al momento misure di contrasto efficaci contro queste organizzazioni, nonostante i numerosi arresti effettuati dalle Forze dell’ordine negli ultimi anni, ad esempio quello di Danilo Speranza, guru della setta Re Maya avvenuto a Roma;
la procura di Bari ha contestato ai dirigenti della setta Arkeon i reati per associazione a delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza

privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza; il processo è iniziato la settimana scorsa -:
se si intendano adottare iniziative per riempire il vuoto normativo in materia di contrasto del fenomeno delle sette, ripristinando il reato di plagio;
se si intendano assumere e/o intensificare, soprattutto nelle zone più colpite dal fenomeno, i necessari interventi di ordine pubblico per reprimere il fenomeno;
se si ritenga opportuno promuovere una campagna di sensibilizzazione, in particolare nelle zone disagiate e colpite già in passato dall’attività delle sette, affinché fenomeni di questo tipo non proliferino, attivando strumenti culturali atti a prevenirli tramite la sensibilizzazione dell’opinione pubblica.
(4-07078)

http://www.camera.it/417?idSeduta=317&resoconto=bt01&param=

 

 

 

Trascrizione parziale di alcuni Video di arkeon

da Tiresia» 10/01/2011, 12:33

Ricapitolando la successione dei video: VHS 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 12 (sedie/rabbia) – 13 – 14 – 15 – 16 (comincia no limits) 17 (no limits) 18 (doppione del 7) 19 – 20 – 21 – 22 – 23 (comincia cerchio uomini) – 24 – 25 (doppione dell’ 8) – 26 (doppione del 9) – 27 (doppione del 10) – 28 – 29 – 30 – 31 – 32 – 33 – 34
Forse può interessare una breve spiegazione di quello che si vede nei video di arkeon presenti su questo sito:http://vimeo.com/channels/arkeon/page:1

Trascriverò anche ciò che viene detto (lo sto facendo per me, non mi costa niente postarlo, magari può servire a qualcuno).

Invito chiunque abbia qualcosa da aggiungere a farlo e chiunque abbia già trascritto ciò che viene detto nei video a postarlo.
Ciao.

Video intitolato: Arkeon – seminari intensivi (VHS 1)

L’agriturismo ‘Lo Spagnulo’, il posto dove si svolgevano gli intensivi, i pre master e i master trainig, è circondato da vaste distese di uliveti. Qui abbiamo una panoramica dell’ uliveto che si trova dietro alla zona del tempio. A volte i cavalli dell’agriturismo venivano lasciati liberi di girare in quest’area.
Il cerchio di pietre ripreso all’inizio del filmato è quello al cui interno viene acceso il ‘fuoco sacro’. All’inizio dell’intensivo vengono designati i ‘guardiani del fuoco’, coloro che sorveglieranno a turno il fuoco durante i giorni dell’intensivo. Nei giorni dell’intensivo il fuoco dovrà ardere ininterrottamente, per questo i fuochisti organizzeranno anche turni di veglia notturna.
Uno dei vari esercizi svolti durante l’intensivo è quello di ‘lasciare andare’ nel fuoco sacro (buttarci dentro) oggetti che simboleggiano per la persona le parti malate o perverse del suo passato e/o delle relazioni della sua vita. Consiglio di leggere le varie testimonianze in proposito che si possono trovare sul questo sito.
Si vede poi il Moccia che predispone la coreografia del tempio, luogo in cui si svolgeranno diversi esercizi dell’intensivo fra cui quello delle sedie, la fossa dei leoni, spesso il cerchio delle donne, e vari momenti di indottrinamento in cui il Moccia espone le sue teorie. Come colonna sonora, musica evocativa, spesso degli indiani d’America.
Il significato degli oggetti posti sul pavimento verrà poi spiegato dal Moccia durante la prima riunione.
Si torna quindi all’uliveto dove i volontari stanno ammonticchiando legna e rami nel cerchio di pietre che accoglierà il sacro fuoco purificatore.

Interessante notare come, al minuto 10:48 del video, uno dei fuochisti si faccia il segno della croce prima di entrare nel cerchio di pietre per accendere il fuoco.

Quando la scena cambia vediamo il Moccia che sta disponendo grosse candele lungo i vialetti che conducono al piazzale antistante il tempietto, aiutato da maestri di arkeon.
Il triangolo composto da katane in legno e candele si troverà al centro del cerchio formato dai partecipanti sul piazzale del tempio durante la cerimonia di apertura dei lavori. Moccia e un maestro accendono due torce.
0:17:18 – i partecipanti cominciano a mettersi in cerchio sul piazzale antistante il tempio. Colonna sonora: canti in latino, tipici delle messe solenni (non conosco il nome ‘tecnico’ di questi canti

Moccia: Ah, aspetta. Dunque, chi è che si ferma alla porta?
Voce: Io.

La zona del tempio è circondata da un’alta staccionata. Vi si accede tramite una porta che viene chiusa a chiave durante gli esercizi, così nessuno può entrare o uscire liberamente dal luogo in cui si svolgono i ‘lavori’.
Moccia indica ad alcuni maestri la posizione che devono avere nel cerchio rispetto a lui.

Moccia: Ahhhh ! Circle.

Prende le mani dei vicini imitato dalle persone che formano il cerchio.Il cerchio è ristretto, composto solo dai maestri iniziati dal Moccia che lo aiuteranno nei vari lavori dell’intensivo.

Moccia: La sensazione è morbidezza ma anche forza. Chi va a chiamare … ?

I partecipanti, a turno, dicono una parola che sintetizza il loro stato d’animo in quel momento.

Maestri: Spirito. Amore. Sereno. Forza. Forza. Fede. Pace. Fede. Inizio. Incontro con Dio. Magia. Forza.

Da notare che dopo le parole ‘Spirito’ e ‘Incontro con Dio’ Moccia emette un suono di approvazione (Au o Augh).

Moccia: A me mi viene … (non capisco cosa dice)

Risatine degli astanti.

Voce: Ogni riferimento è casuale.
Moccia: Questo è importante, questo intensivo, perché nel fuoco finiranno tutti i certificati vecchi di reiki e credo che bruceremo diversi milioni di roba e anche l’album delle foto di quando io facevo fotografie nei seminari. Come se va via un pezzo della mia storia. Guardo come mi sento … bene, anzi meglio.

Arrivano tutti i partecipanti all’intensivo che si uniscono al cerchio.

Moccia: Portatevi tutti la cartellina. Non dentro, lasciatela fuori ma l’importante è che ce l’abbiate tutti.

La cartellina veniva consegnata ad ogni partecipante al momento della registrazione, momento in cui si pagava l’intero costo dell’intensivo, all’arrivo. Conteneva un quaderno piccolo, una penna, alcuni fogli bianchi, gli orari dei lavori (senza alcuna descrizione di cosa si sarebbe fatto!), alcuni fogli con frasi e brani ‘a tema’ di autori vari.

Moccia: (rivolto ai nuovi arrivati) Potete entrare. The growing, the growing circle. (serie di sospiri sonori) so many, ahhh.

Quando tutti I partecipanti sono posizionati nel cerchio, Moccia cambia la colonna Sonora che vira decisamente verso la musica new age, rilassante ed evocativa.

Moccia: Certo.
Voce: Hanno detto di avvisare 10 minuti prima della fine così fanno trovare apparecchiato.
Moccia: Prima di quale fine? La vostra fine (risate).
Voce: Ambasciator non porta pena.
Moccia: Volete ruotare un po’ di là? Cerchiamo di farlo cerchio.

Segue un lungo momento di silenzio durante il quale Moccia guarda i partecipanti ed essi si guardano a vicenda.
Cerchio d’apertura. Il Moccia lascia le mani e si mette a camminare dentro il perimetro del cerchio formato dai partecipanti.

Moccia (dal 26:52:21):
Un giorno mi è venuta un’idea e l’idea è che nella mia vita ci fosse qualcosa che non funzionava. C’era un pezzo di contraddizione, c’era un grosso sentimento di incapacità affettiva e c’era la ricerca di qualcosa che io non sapevo cosa fosse, per cui avevo provato per molti anni a cercare, ma in realtà non c’erano risposte perché qualunque cosa io trovassi dopo un po’ di tempo perdeva il suo valore, perdeva fra virgolette ‘intensità’; perché in fondo ciò che io cercavo era qualcosa che mi facesse sentire da un lato vivo e presente nel mondo ma dall’altra parte non avesse questo sentimento di vitalità fondato sull’eccitamento, perché è facile sentirsi vivi, basta farsi un’iniezione di adrenalina e uno sente che c’ha la forza vitale, ma non era quello perché quello che io cercavo aveva un’altra caratteristica: doveva essere anche autentico. Ma perché fosse anche autentico, c’era un tunnel da attraversare, che era il tunnel dell’inganno ma soprattutto dell’auto-inganno. Era quella parte di me nella quale io me la sono raccontata per cui cercavo delle cose, poi mi stancavo, ne cercavo delle altre; e un giorno ho sentito che avevo bisogno di qualcosa di vero e è incominciata questa ricerca. Se io avessi saputo il dolore che avrei incontrato in questa ricerca forse non l’avrei cominciata ed esiste un punto, che io chiamo punto di non ritorno, quando la coscienza si sveglia, esiste un punto dal quale non potete tornare più indietro, cioè siete obbligati ad andare per forza avanti perché tornare indietro significa toccare un dolore ancora più grande, per cui di fronte a me c’è un grande dolore, dietro di me ce n’è un altro e io sono al centro.
E questa immagine è un po’ come l’immagine di una persona che si tuffa in un fiume con le acque tempestose e forti e deve decidere se deve tornare sulla riva dalla quale è partito e rimanere dov’era, ma ormai la corrente lo porta via, oppure deve decidere se andare con la corrente verso la riva opposta. E infatti nell’arco di questi anni ho chiesto alle persone sì ha visto tutto il dolore che hai attraversato ma sei disposto a tornare indietro? E la risposta è no. Perché in uno spazio di paralisi persino il dolore perde l’autenticità e il dolore diventa il dolore di non poter più provare neanche un dolore autentico, io vi garantisco che il dolore che proverete in questi giorni sarà autentico, sarà completamente autentico, perché in questi giorni incontreremo l’inferno e da quell’inferno verremo fuori, forse non tutti ma credo la maggior parte.
E qualche volta mi viene quella frase ‘morì e fu sepolto, discese agli inferi per risorgere’. E’ vero che questa è la storia di tutti quanti noi. Oggi, ieri oggi abbiamo preparato lo spazio per il lavoro di questi giorni e la sensazione profondissima nel cuore era una grande tenerezza, che è la tenerezza di chi accompagna ma anche la tenerezza di un piano affettivo nel quale il sentimento è di parlare la stessa lingua, di incontrare persone che sono sullo stesso cammino, che è il cammino della coscienza, che è il cammino (pausa ad effetto n.d.trascrittore) dello spirito, che è il cammino, io credo, di Dio. Dico credo perché lascio a tutti quanti voi una possibilità, che è quella di esplorare individualmente questo pezzo e, una delle cose che io ho visto in questi anni è che questo percorso, come qualunque percorso che sia autentico, ha bisogno di alcune cose. Una di queste cose è l’affidamento perché una delle cose che ha toccato la nostra storia è stata una sorta di tra virgolette ‘arroganza’ nella quale io ce la farò da solo, per cui noi abbiamo imparato a non fidarci, abbiamo imparato a coltivare un mondo interiore che è comunque staccato dal mondo reale nel quale, vi parlo di questo mondo interiore, nel quale ci sentiamo protetti, che però non ci porta da nessuna parte per cui io per anni mi sono crogiolato in una sorta di dolore egocentrico e dicevo ‘come soffro’ ed ero veramente pieno di questo. Oggi la sensazione è quella della libertà, è quella dell’ascolto e compare qualche altra cosa, parole come ‘responsabilità’ ‘uminltà’ e ‘servizio’. Ma tutto questo è il frutto di anni di lavoro.
Ora, il mio invito per voi è a vedere quali sono state le spinte, le motivazioni per essere in questo posto, vedere quali sono le cose che state cercando. Chi cerca delle risposte non troverà risposte, forse troverà domande più profonde e lì cominciano i problemi perché per dare una risposta alla domanda più profonda dovrò cercare la domanda successiva e in fondo la risposta stessa è in realtà la domanda. Io guardo come in questi anni è cambiata la domanda e le cose sono diventate sane, sacre e vere.
Se io guardo tutto l’inferno attraversato per arrivare a oggi e guardo come in questo passaggio attraverso l’inferno in fondo il dolore ha una funzione e la funzione del dolore è quella di mostrarmi la strada, di mostrarmi gli spazi nei quali io devo correggere gli eventi della mia storia, ma anche il mio atteggiamento rispetto alla storia.
E dentro tutto questo noi in questi giorni faremo una ricerca profonda e importante, individuale per ciascuno di voi ma anche collettiva e di gruppo dove essere in un cerchio significa essere attorno a un fuoco, significa essere tribù, significa essere con padri e madri sagge, padri e madri saggi di figli che sono i figli che stanno nascendo in questo cerchio.
E dentro questa cosa è come se noi dobbiamo andare a guardare le nostre radici e le dobbiamo tra virgolette ‘purificare’. E quello che toccherete in questi giorni sarà la curiosità, la paura, la rabbia, la tristezza, il dolore ahhh il sentimento di essere stati fra virgolette ‘sconfitti’ ma anche la forza di uscire da quella sconfitta per trovare la direzione.
Ora io voglio chiedervi di chiudere i vostri occhi e di andare al momento in cui avete scelto di essere in questo cerchio, qual è stata la spinta che mi ha portato ad essere qui, quali sono le cose per le quali ho scelto di esserci. E nel momento in cui ho scelto, come mi sono sentito. E guardo il momento in cui ho chiuso alle mie spalle la porta della mia casa, ho salutato le persone che fanno parte della mia vita. E vado a quel momento in cui ho varcato la soglia di questo spazio e ho messo piede in questa terra, quali sono le mie aspettative e quali sono le mie paure. E vado indietro nel tempo al tempo in cui per la prima volta sono entrato in un cerchio, nel mio primo seminario, vado al giorno in cui ho incontrato arkeon, quali erano le cose chi io mi aspettavo e quali cose ho incontrato.
Guardo anche chi era la persona che ho portato in quel primo seminario, quali erano i miei valori, quali erano le cose per cui io avevo combattuto, quali erano i miei desideri, le mie illusioni, qual’era il mio modo di rapportarmi alla mia vita, alla realtà e al mondo e guardo quello che è accaduto in questo tempo, guardo quello che in questo tempo è avvenuto, ma guardo anche come nel mio cuore ho incontrato una direzione che non conosco, ho incontrato una strada, e porto la mia attenzione su queste mani che sono nelle mie mani e guardo per quanto tempo ho desiderato di avere nelle mie mani le mani di qualcuno di cui io potessi fidarmi. Avrei voluto fossero le tue, padre, o le tue, madre. Ma guardo anche una ferita profondissima e una sorta di solitudine. E guardo anche una parte sacra nel mio cuore dove ho sentito muovere la spinta di una cosa che posso chiamare spirito, dove questa spinta mi porta a essere concreto, vero, a essere dentro la mia storia, ed è la stessa spinta che mi porta a lasciare alle mie spalle un cuore di pietra per incontrare un cuore di carne. (…)
Il video si interrompe e riprende inquadrando il Moccia che accende una fiaccola dal piccolo fuoco che arde al centro del cerchio. I partecipanti stanno lasciando uscire un suono che dovrebbe essere il canto della loro anima, che hanno trovato in fondo al loro essere guidati, sempre ad occhi chiusi, dalla voce del Moccia. Il tenore di questo canto cambia, può essere armonico, come in questo caso, o assolutamente cacofonico, pieno di urla di dolore e di rabbia, a seconda di quello che il Moccia suggerisce durante la visualizzazione guidata. Il Moccia comincia a girare nel cerchio con la fiaccola accesa in mano. (41:53)
Ora rimarremo con gli occhi chiusi. Il significato degli occhi chiusi, il significato degli occhi chiusi è misurare la mia capacità di affidarmi. La parte più difficile, ed è la parte che noi abbiamo dimenticato nella nostra storia, è la capacità di avere una guida, un maestro. Quello a cui siamo stati abituati è quando qualcuno ci dice qualcosa è chiederci perché, non è così, oppure io voglio fare di testa mia. Questo è anche giusto, però so che dovrò anche prendermi la responsabilità dei risultati.
Io guardo la mia ribellione a mio padre e oggi guardo la mia obbedienza a mio padre; guardo la mia ribellione a Dio, e guardo la mia obbedienza di oggi e dico grazie per questo mistero, posso permettermi che tu mi prenda per mano e che mi guidi.
Ora simbolicamente faremo una cerimonia nella quale ciascuno di voi dovrà tenere stretta la mano della persona che è davanti a voi, ma anche stretta quella della persona che vi segue e dovrete avere il coraggio di lasciarvi portare. Qualche volta incontrerete degli ostacoli, ci sbatterete la testa contro, è tutta esperienza. Rimanete con gli occhi chiusi e, come dicevano gli antichi, che Dio ve la mandi buona. Qualche volta anche nella merda.

In questo video si vede chiaramente come i partecipanti, cui è stato ordinato di tenere gli occhi chiusi, vengano tirati a camminare facendo lo slalom pericolosamente vicino alle grosse candele poste a terra, col rischio di bruciarsi o incendiare gli abiti. Una persona, infatti, ci cammina sopra (48:52). Dopo aver fatto girare un po’ la gente, il Moccia, che conduce la fila tenendo in mano una torcia, li fa fermare e li sistema in modo che ognuno abbia davanti qualcuno.

Moccia: Ora potete fermarvi dove siete. Andate più indietro, più indietro, più indietro, più indietro, più indietro, più indietro, più indietro, un poco più indietro. Oh! Ohhh! Potete fermarvi dove siete (51:29). E quello che voglio chiedervi è di guardare cosa avviene dentro, di guardare se vi siete fatti accompagnare o se c’è stata resistenza o paura. Guardate come il senso di minaccia ha il potere di guidare la vostra storia, la vostra vita.

Da notare che le persone non hanno gli occhi aperti; comincia una delle numerose visualizzazioni guidate che Moccia usa spesso, suggerendo ai partecipanti le emozioni che dovrebbero provare).

Moccia: Dove qualunque cosa sia, io non so se posso fidarmi. Però se non posso fidarmi io non avrò neanche risultati, per la mia storia. E quando guardo la mia storia guardo come questa storia qualche volta è scialba: poca gioia, poca bellezza, poco amore. Il desiderio è forte, la spinta è forte, però io non mi smuovo da ciò che penso di me e del mondo, non sono capace di andare oltre, non sono capace di dire sì.
E allora vivrò il mio piccolo mondo, con le mie piccole soddisfazioni, le mie piccole illusioni, le mie piccole paure, la mia piccola vita e continuerò a farmi male. La domanda che sale è “come posso fare per potermi fidare?” La risposta è che la fede non si compra al mercato, ma è qualcosa che uno sente dentro quando è pronto, quando l’anima risuona e la vita si apre. Fino a quel momento, quel che guida la nostra storia è la paura, che è la paura di essere feriti, è la paura di essere abbandonati, è la paura di essere traditi, come lo siamo già stati. Un giorno scopro che la mia vera paura è quella di essere amato, la mia vera paura è quella di scoprire la grandezza che c’è nel mio cuore, la mia vera paura è di scoprire chi sono.

Da notare al 55:47 che già questa ‘visualizzazione emotiva’ comincia ad avere i suoi effetti su alcuni partecipanti.

Moccia: Nel frattempo, quello che ho fatto è aspettare. Il mio invito per voi, ora, è mettere di fronte a voi la vostra vita. E guardatela, ma soprattutto guardate una cosa che si chiama solitudine.

Panoramica sui volti di alcune donne. Verso il min. 57:30 ne vedremo una piangere sommessamente.

Moccia: Lascio scivolare davanti ai miei occhi il volto delle persone che ho incontrato, le persone con cui ho avuto una relazione, e la domanda che ho nel mio cuore è se io veramente ti ho incontrato. E scopro che io non potevo incontrarti perché non avevo ancora incontrato me stesso, non potevo vederti perché non avevo ancora visto me stesso, non potevo amarti perché non riuscivo ancora ad amare me stesso, non potevo conoscerti perché non conoscevo ancora me stesso.
E guardo come un giorno, nella mia vita, forse è arrivata una luce, ed è la luce che mi ha aperto gli occhi, che mi ha permesso di vederti. Quando vedrete una luce davanti ai vostri occhi, allora li aprirete per incontrare l’altro.

Moccia prende in mano la torcia, che durante la visualizzazione guidata aveva lasciato ardere su un supporto, e comincia il giro fermandosi davanti ad ogni partecipante cui agita la torcia davanti al viso. A quel segnale, il partecipante apre gli occhi e si trova faccia a faccia col Moccia che lo guarda intensamente negli occhi e, a volte, gli mormora frasi ad effetto (tipo ‘bentornato a casa’, ‘ce la faremo’ ecc. – questo lo so perché sono state dette a me personalmente e immagino che anche altri ne abbiano sentite di simili).

(59:45) Qui si nota la posizione delle persone. Il cerchio non è chiuso. Si vedrà a breve che il Moccia prenderà una torcia e, iniziando da una delle estremità della fila (quella che comincia con sua moglie o, in mancanza, con uno dei suoi maestri più fidati) inizierà il giro posizionandosi davanti ad ognuno dei partecipanti. Chi apre gli occhi alla vista della maggiore luminosità causata dalla torcia davanti al viso, dopo essere stato ‘occhi negli occhi’ col Moccia, si troverà ‘occhi negli occhi’ con tutti quelli che lo seguono fino ad esaurimento delle persone.

Si può notare come, soprattutto all’inizio, il Moccia sussurri frasi di benvenuto e di buon lavoro ai partecipanti (ma anche più esplicitamente affettive tipo il ‘ti porto nel cuore’ che viene sussurrato ad un uomo al 1:12),che all’inizio della catena umana sono prevalentemente i maestri iniziati da lui.

Potrebbe sembrare un esercizio ‘leggero’, ma si nota come già molta gente cominci a piangere (1:14) o manifestare uno stato emotivo sovraeccitato.

Le persone all’inizio e alla fine della fila sono sempre maestri iniziati dal Moccia perché anche all’interno del cerchio c’era una precisa gerarchia per quanto riguarda i posti occupati alla destra e alla sinistra del Moccia che era, come comprensibile, il punto più importante della circonferenza.

La fila finisce proprio davanti alla porta del tempio, dimodoché chi arriva alla fine possa lasciare andare la mano di chi lo precede ed entrare a prendere posto nel tempio.
Come si può notare, l’ambiente è accuratamente allestito per creare una certa atmosfera: illuminazione a candele, altare entrando sulla sinistra, accessori che dovrebbero indurre una miscellanea di suggestioni con richiami etnico-tribali agli indiani d’America (tamburi in pelle con disegnini di bisonti alle pareti, il teschio di qualche animale in mezzo al triangolo al centro), alla tradizione nipponica (il triangolo è formato da catane in legno da addestramento, lenzuolino con il disegno di un ideogramma che dovrebbe significare ‘reiki’ appeso dietro alla sedia del maestro, riconoscibile anche dal fatto che è l’unica coperta da un drappo bianco), gong di non trascurabile dimensioni che servirà a scandire, fra gli altri, alcuni momenti clou degli esercizi più violenti che avranno luogo durante i giorni successivi e altri che si vedranno man mano.

Fra i ‘pezzi forti’ vi è la statuina che si nota alla base del triangolo formato da catane e ceri al centro della stanza: chiamata Penelope (forse troviamo in questo nome un qualche richiamo mitologico?), col suo ventre cavo e pieno di appuntiti cristalli violacei – è un geodo d’ametista – risveglia e catalizza facilmente i vari ‘processi’ delle donne e/o che coinvolgono le donne – madri, compagne, sorelle ecc ecc -.

Arkeon – Seminari intensivi (VHS 2)I partecipanti scelgono dove sedersi all’interno del tempio. Ad un certo punto viene acceso un faretto e la luce aumenta. Il Moccia ogni tanto si piega verso sinistra perché lo stereo si trova dietro alla sua sedia e lui lo regola secondo necessità.
Quando i partecipanti sono tutti sistemati, si può cominciare.

Moccia: Augh !

Si alza avendo cura di non far rompere il cerchio a chi rimane seduto. Questo gesto ha una sua importanza, in quanto significa non lasciarsi ‘buchi’ o ‘vuoti’ alle spalle, significa ‘chiudere una situazione prima di allontanarsene’ e così via. Tanti anni fa era un gesto che i frequentatori dei seminari imparavano al primo livello, quando il Moccia faceva l’esercizio del ‘trovare il proprio posto nel mondo’ (l’ho chiamato io così).

(0:02:52) Moccia: La prima cosa che faremo sarà una cerimonia semplicissima e brevissima ed è la riunificazione di queste due parti (raccoglie due oggetti dall’interno del triangolo centrale) dove nelle tradizioni sciamaniche questa è la pipa sacra; dove il fornello rappresenta la terra, l’energia femminile e questo rappresenta l’energia maschile, cioè del cielo.
Il nostro compito è portare insieme queste due parti, unire ciò che era separato (così dicendo unisce i due oggetti) e terra e cielo camminano insieme. Questo sarà il segno del lavoro che accompagnerà questi giorni. Sembra semplice ma … (Risatine di qualcuno. Moccia rimette l’oggetto nel triangolo).
Prima dicevo sembra semplice perche spesso mi è arrivata una domanda dalle persone: come faccio a odiare l’uomo che amo? O per gli uomini la stessa cosa nei confronti delle compagne. Il lavoro che faremo sarà duro, si dice doloroso? (rivolgendosi a un maestro che annuisce) issimo, ma anche sacro.
(04:36) Possiamo per un momento chiudere i nostri occhi, e ci sono due parole che ciascuno di voi può pronunciare e sono: SPIRITO VIENI.

Da notare che il Moccia sosteneva pubblicamente che il ‘lavoro’ da lui svolto nei seminari, intensivi ecc fosse GUIDATO DIRETTAMENTE DALLO SPIRITO. Spesso, dopo una delle numerose tirate d’indottrinamento che infarcivano le riunioni dei maestri e i vari seminari, si rivolgeva a qualcuno dei maestri o degli organizzatori o comunque dei fedelissimi dicendo: ‘Ma cosa ho detto? Non mi ricordo niente, ho canalizzato tutto.’ A voce abbastanza alta, in modo che sentissero anche quelli intorno.

Una piccola nota personale: tutti questi richiami allo spirito, se da una parte possono creare nelle persone una certa suggestione, dall’altra non sono certo la prova e ancor meno la garanzia che il ‘lavoro’ arkeoniano fosse spirituale ed è certo ridicolo sostenerlo su queste basi.

Moccia: chi ha il coraggio di farlo alzando la voce può farlo.

Dopo questo invito i partecipanti cominciano ad invocare a voce alta la venuta dello ‘spirito’ ripetendo le parole indicate dal Moccia.

Moccia: Grazie (lascia andare le mani dei vicini).
Per tradizione nel nostro lavoro degli intensivi faremo un giro di … dove vi presenterete e lo farete col vostro nome e per tradizione noi questa presentazione la facciamo col sentimento di varcare una soglia, che è quella del giudizio che ciascuno di noi ha su di sé, la paura di sbagliare, per cui il vostro nome lo canterete e cercate qual è la modalità giusta per farlo, l’intonazione giusta.

Su questo esercizio del far cantare il proprio nome e dei possibili effetti sulle persone ricordo che scrisse Carlo. Se qualcuno potesse postare il link al suo post gliene sarei grato.

Moccia: Esiste anche una parte della nostra storia dove noi abbiamo un’idea di noi stessi e questa idea si chiama auto percezione; ma la domanda che ho è ‘quello che penso di me corrisponde realmente a quello che sono? Qual è la parte di me che gli altri vedono e che io non vedo?’ e credo che questa è la parte proprio critica della nostra storia, infatti voi avrete un aiuto: quando canterete il vostro nome tutti gli altri del gruppo vi guarderanno. Guarderanno la gestualità, l’ispirazione (?? non riesco a capire bene la parola che dice) della voce, la postura, i tic che avrete e infatti poi tutti quanti ri-canteranno il vostro nome per mostrarvi quello che voi avete offerto, in realtà quello che siete (07:09).
E … cercate di superare quel momento iniziale di vergogna. Una volta che avete detto il vostro nome e che il gruppo vi ha rimandato indietro questa cosa, poche parole per dire chi siete, da dove venite, che ci fate qui, pochissime parole. (Il primo partecipante si schiarisce la voce).
Moccia: ricordatevi i colpi di tosse prima di cantare.

Il primo partecipante canta il suo nome e quando ha finito, il Moccia ricorda al gruppo di riprodurre anche il ‘colpo di tosse’ che ha preceduto il suo canto del nome.

Da qui in avanti, trascriverò solo ciò che dice il Moccia e non quello che dicono i partecipanti, a meno che non mi sia utile per descrivere qualcosa. La stessa cosa farò durante le condivisioni dei partecipanti negli altri video.

Da notare che i maestri, solitamente, non portano il cartellino con su scritto il nome attaccato al vestito. Anche qualche ‘vecchio’ si prende la libertà di non portarlo.

Notiamo anche che i maestri, nelle condivisioni iniziali, sottolineano tutti la ‘magia’, la ‘bellezza’, il ‘sentire sempre di più’, il ritrovare ‘volti conosciuti’ ecc.

[i]Moccia: Parla col cerchio (rivolto a una signora che, durante la breve condivisione, guardava verso di lui).

Ci sono diverse condivisioni tagliate.
Forse può essere di interesse ascoltare la condivisione della moglie del Moccia che, fra le altre cose, dice che guiderà il cerchio delle donne e che si offre come esempio[/i].

(37:25) Isa Moccia: Sono Isa, sono molto emozionata, è sempre un nuovo intensivo, per me.Ho il cuore che mi esplode perché forse è la prima volta che sento, e ho sentito anche negli ultimi giorni, nei giorni precedenti, di voler essere qua. Cioè prima lo vivevo come dovere: sono la moglie di Vito, devo fare l’intensivo, devo lavorare, devo conoscere la gente, devo portare avanti il cerchio delle donne, non devo essere chiusa e invece da un po’, proprio da quando mi sto aprendo a mio marito, sento questa apertura all’esterno ed è un miracolo per me; è l’inizio, nel mio cammino, della fede. E sono … per me questo intensivo è veramente un’apertura, sarà una settimana nuova e interessante e vi auguro buon lavoro e grazie già in anticipo per quello che io imparerò e mi offro, mi offro come esempio, come servizio … (a questo punto il Moccia la ferma facendole capire che si sta allargando troppo. Battutine a doppio senso sul ‘offrirsi’. Risate generali.) Sento questa apertura e posso offrirmi perché sono sua (del Moccia = completamente affidata) perché comincio a sentire l’appartenenza di cui negli anni precedenti abbiamo, ha tanto parlato lui, io ho ascoltato, tentato di ascoltare (… non capisco cosa dice qui) e comincio a sentire questa appartenenza, comincio a sentire, e dico da pochissimi giorni molto profondamente, il sentimento che una donna può essere autorizzata ad essere donna solo da un uomo, e a sentirsi donna, da un uomo. Io credo che la madre, il lavoro che stiamo facendo con le madri serva ad altro, ad altri aspetti del femminile e io in questo, proprio perché sento finalmente l’appartenenza, posso esprimere la mia gioia e posso mettermi al servizio, come presenza. Vi ringrazio.

Io non sono un addetto ai lavori, come del resto non lo è la moglie del Moccia né il Moccia stesso (che pare proprio essere sprovvisto dei titoli necessari ad addentrarsi in argomenti che dovrebbero spettare agli psicoanalisti), ma mi sembra un po’ strano che debba essere l’uomo a dare a una donna l’ “autorizzazione” ad essere donna, a sentirsi donna. Magari qualche persona che ha studiato seriamente l’argomento potrebbe chiarire l’inghippo, chissà.

ARKEON – SEMINARI INTENSIVI (VHS 3)Continua la seduta dopo l’esercizio del cantare il proprio nome.

Moccia: Oggi ancora di più penso che veramente il dono del dolore sia il senso di colpa, che non è il senso di colpa , che non è il senso di colpa per aver trasgredito a delle regole ma è il senso di colpa per essere felici, come se noi ci siamo portati dietro una modalità che è appartenuta alla nostra storia famigliare, personale, e questa diventa il modello per quello che viene dopo, per cui suo padre (indicando uno dei partecipanti) era triste e succubo di sua madre e anche lui è triste e succubo di sua moglie (ride).

Una delle cose più importanti nel lavoro che faremo sarà uno spazio di silenzio dentro perché noi mettiamo veramente tante cose, troppe parole fra noi e l’altro, fra noi e il mondo e credo che proprio uno degli strumenti che noi ci diamo per poter lavorare è l’ascolto e prima di passare a questa cosa che si chiama ‘reality check’ o, diciamo, le regole che il gruppo dovrà avere come realtà fisica, io volevo parlare di alcune regole, invece nella relazione tra noi e nella modalità proprio di comunicazione.

Prima abbiamo parlato di questa cosa che si chiama ‘autopercezione’, per cui io ho un’idea di me, ma l’idea che ho di me corrisponde a ciò che io realmente sono e corrisponde a ciò che l’altro vede (?? C’è sopra un colpo di tosse e non capisco bene il verbo. Qualcuno riesce a capire meglio?) di me, per cui è come se noi viviamo una schizofrenia fra ciò che noi siamo e ciò che pensiamo di essere, fra ciò che pensiamo che gli altri pensino di noi, tra ciò che gli altri pensano di noi ma che non ci dicono eccetera eccetera, per cui veramente abbiamo una polverizzazione della nostra identità.
Ecco perché quello che noi normalmente abbiamo fatto nella nostra vita è conservare le sicurezze, il che significa questo è quello che io di me penso, questo è quello che penso del mondo e nessuno può mettere in discussione questa cosa.

Se voi volete avere uno strumento di lavoro importante, è molto importante che voi abbiate una parola: questa parola è GRAZIE . Cioè, se uno vi dice ‘il mio giudizio è che sei un pezzo di merda’ piuttosto che dire ‘vaffanculo brutto stronzo’ eccetera uhm (mima il gesto di ingoiare qualcosa di grosso) grazie.
Tenetevela.
E stateci dentro perché innanzitutto esiste un patto e il patto è che noi siamo qui per amore e quindi se qualcuno mi offre delle parti significa che queste parti mi servono e mi servono per guardare una parte di me che io non vedo.

Se io guardo il mondo, è facile poterlo guardare, ma se io voglio guardare me stesso mi serve uno specchio e lo specchio, chi è lo specchio? E’ ciascuno di voi. Per cui, è come se noi abbiamo diverse modalità, a livello energetico, dove esiste un’energia di base che è la struttura dalla quale noi partiamo che si chiama ‘energia automatica’. L’energia automatica è un tipo di energia che è basata … immaginate un computer che ha un sistema operativo e un software. A costruire il sistema operativo e il software sono state le esperienze della nostra vita, quello che abbiamo imparato, i modelli che abbiamo ricevuto dai nostri genitori, le esperienze che abbiamo vissuto nella nostra infanzia e quello che abbiamo incontrato negli anni successivi.

E’ chiaro che una persona che è stata tradita, quando incontra una compagna (… non riesco a capire) … ancora. Per cui è come se noi andiamo a ripetere gli eventi. Per cui quando io vivo senza mettere in discussione ciò che io sono la mia vita diventa tra virgolette ‘automatica’ cioè basata su questo tipo di energia dove, ricevo uno stimolo questo va a interagire col programma e con le esperienze, col background che ho dentro e do una risposta.

Stimolo e risposta sono legati da un legame che è insolubile, ad esempio c’è G. (indica un componente del cerchio), no?, che è disposta a mettersi in discussione e allora io notavo una cosa, oggi, ma l’avevo notata anche …, allora io dico a G. ‘il mio giudizio è che ogni volta che io faccio una domanda a A. mi rispondi tu (ride). Poi dice S. ‘oh, non lo fa parlare perché ogni volta che uno gli rivolge la parola o gli fa una domanda risponde lei. Allora io dico ‘il mio giudizio è … Allora se ho un background mio personale, cioè ogni volta che io chiedevo una cosa a mio padre mi rispondeva mia madre, sapete in cosa si trasforma, il giudizio? In risentimento. Se, ancora di più, io ho una compagna e ogni volta che qualcuno si rivolge a me risponde lei, questo diventa proprio risentimento.

E allora non userete il giudizio ma userete una forma di risent ‘Io risento con te perché ogni volta che lui parla rispondi tu’ in realtà sto pensando a mia madre, e si scatena tutto un processo che riguarda le proiezioni , perché in fondo la nostra vita è fatta di proiezioni, e se lui (indica un altro componente del cerchio) ha avuto un abuso da suo fratello quando era bambino (da notare che il Moccia non faceva esempi a caso ma diceva sempre cose personali davvero successe alla persona che indicava) in realtà in che cosa ha trasformato questo abuso? In una sfida col maschile, cioè in un conflitto con gli uomini, in un sentimento di sentirsi minacciato dagli uomini e infatti l’attività principale di N. era trovare uomini potenti eh? ( Si rivolge a N. chiedendo conferma) è vero, quasi sempre, e scoparsi le compagne di questi.

Lui in quella maniera, qualcun altro in un’altra, è chiaro che noi abbiamo rispo … questa si chiama ‘energia automatica’. Ricevo uno stimolo, o addirittura lo creo io stesso, lo stimolo, per appagare il vuoto che c’ho dentro e do una risposta.
Ecco perché noi useremo una forma di comunicazione dove quello che io vi chiedo è di usare meno parole possibili . Quando voi dite a qualcuno ‘io ti amo veramente tanto’ è perché non siete capaci di dire ‘io ti amo ’. Dico ‘veramente tanto’ per dire ‘forse c’ho qualche dubbio’. Per cui noi aumentiamo quello che è piccolo e diminuiamo quello che è grande.

Per cui eliminiamo gli aggettivi, gli avverbi e nelle lingue sacre, ad esempio, non esiste una piccola cosa, che è il se. Se io fossi, farei … No, tu lo sei o non lo sei, se lo sei lo fai e è come se noi viviamo al condizionale congiuntivo: mi piacerebbe o se io potessi. Per cui è come se creiamo una realtà virtuale che è separata dalla realtà vera. Il nostro compito è andare nella realtà quella vera. Anche se qualche volta la realtà quella vera ci crea ferite, ci crea dolore, ci crea …
Un’altra cosa che volevo dirvi useremo meno aggettivi possibili. Quando comunicate con le persone guardatele negli occhi e se avete qualcosa da dire a qualcuno, ah siate diretti e siate chiari. Evitate di sedurre per punire: tu sai quanto bene ti voglio però ti voglio dire sei stata una stronza perché … Cioè non c’è bisogno di dire che ti voglio bene. Ditele soltanto che sei stata una stronza o robe del genere. Per cui siate concentrati: poco ma chiaro.

(09:21) Apprezzamenti, risentimenti giudizi e condivisioni. La condivisione è quando abbiamo un pezzo in comune con l’altro, per cui N. e M. possono condividere tra di loro com’è essere abusati dal fratello. Hanno un’esperienza in comune per cui possono parlare della stessa esperienza. Come ce l’aveva tuo fratello (ride e ridono altri del gruppo) a me me lo ha messo nell’orecchio, a te … per cui si chiama condivisione, questa, quando c’è un pezzo in comune che posso condividere con l’altro.

La condivisione diventa giudizio se io osservo un pezzo dell’altro e glielo mostro e ad esempio, M. entra in bagno e tutti quan… e ci sta tre quarti d’ora e gli altri non riescono ad andare in bagno. Lui si prende la rivincita rispetto ai fratelli e gli altri rimangono appesi. Allora questo può diventare giudizio: il mio giudizio è che tu non rispetti le persone. Lui dice ‘No, non è vero’. Grazie è la risposta.

Usate come risposta il tenervi dentro le cose anche quando non vi piacciono. Quando vi viene detta una verità attraverso la forma del giudizio, della condivisione, del risentimento eccetera o dell’apprezzamento, l’apprezzamento potete anche non farlo perché quelli non servono e la sensazione è che rasentano il filo della seduzione, il nostro compito non è sedurre l’altro.’ Ah che bella persona che sei, sei una persona meravigliosa’ non serve a un cazzo tanto a me personalmente non mi serve ah, una verifica sui miei talenti o su quanto ah può essere bella la mia parte bella, quella la conosco. Ah, piuttosto mi serve vedere qual è la mia parte vuota, la mia parte dove io devo lavorare.

Perché il grazie, perché quando io dico a una persona o quando qualcuno dice all’altro qualcosa che all’altro non piace, la voglia qual è? La voglia è quella di rispondere ‘non è così, non è vero, fatti i cazzi tuoi’ . Grazie –uhm- la tengo lì. E così questa energia che mi spinge a dare una risposta, che si chiama energia automatica, dopo un po’ si trasforma e genera un altro tipo di energia che è l’energia sensibile.

Se uno viene da me e mi dice ‘il mio giudizio è che tu sei presuntuoso e arrogante’gli dici ‘ma fatti i cazzi tuoi’ no ‘grazie’, la tengo, e allora posso guardare una parte di me che è generosa e un’altra parte invece che non lo è; una parte di me che è affidabile e un’altra parte che non lo è, una parte di me ahhh, che è buona, un’altra che è cattivissima. Per cui è come se noi abbiamo un angelo custode e un diavolo custode e tutti e due ci parlano, eh, non è che ci parla soltanto uno, per cui, impariamo ad ascoltare queste due voci per imparare su noi stessi e poi avremo il potere di scegliere con quale di queste due voci stiamo meglio e credo che questo permetta all’energia proprio di trasformarsi da energia automatica in energia sensibile, cioè quella che mi permette di svelare gli opposti.

Quando siamo in questa dinamica con l’energia sensibile, questo mi apre uno spazio per l’energia conscia, che è quella della coscienza, della consapevolezza, dove noi siamo in grado di scegliere tra le due parti di noi e l’energia conscia è la porta per l’energia creativa che è l’energia dello spirito, che è l’energia che ci permette di creare la nostra storia.

Il grazie vi serve proprio per starci dentro. E’ vero, prima vi ho detto non usate gli apprezzamenti, però per alcune persone, addirittura l’apprezzamento genera una ferita più che un risentimento. Se uno ahhhh un tempo avesse detto a W. ‘sei un pezzo di merda’ lui ahhh. Se invece gli avesse detto ‘tu sei una bella persone, mi fido di te’ era come una coltellata nella pancia. Ti ricordi? (rivolto a W. Che risponde ‘Sì’) Come se uno lo, cioè lui aveva il potere di essere ferito soltanto dal fatto di poter guardare la sua parte grande, la sua parte bella e dentro questa cosa c’è il segreto della vostra storia, per cui onoriamo apprezzamenti, risentimenti, giudizi, condivisioni ahh, che differenza c’è fra un risentimento e un giudizio?

Il risentimento è quando noi siamo coinvolti personalmente come esperienza personale in quello che stiamo dicendo e … per cui ci va a toccare. Se io sono stato tradito eeee boh eeee (si guarda intorno) arriva in un cerchio una che ha tradito il suo compagno, sento risentimento. Quando ho guarito questa ferita non sentirò risentimento, ma quello che sentirò è uno spazio di giudizio o addirittura di condivisione, per cui usiamoli in questa forma, la risposta è sempre grazie.

Evitate di rispondere subito, la voglia di rispondere nasce da una parte automatica che non serve al nostro lavoro. Questo come, diciamo, movimento di base per comprendere i pezzi che verranno. E … usate questa parte come base per ciò che diciamo sarà il lavoro dei prossimi giorni. Eh, potete entrare con le cartelline?

Per fortuna c’è il tempo libero. Non ci sarà. Lo avrete il tempo libero, dalle tre di notte alle cinque del mattino siete liberi. (16:33)
Da notare che la mancanza continua di un numero adeguato di ore di sonno –circa 4 0 5 per notte-, lo sconvolgimento completo dei ritmi biologici – si mangiava ad ore assurde, il pranzo fra le 4 e le 6 del pomeriggio, la cena dopo le 11 di notte ma mai ad orari fissi- è una delle tecniche usate dai gruppi settari per facilitare nelle persone l’indebolimento delle capacità critiche e l’instaurarsi di una condizione emotiva molto fragile che permette al condizionamento mentale di farsi strada senza difficoltà.

Da qui in avanti vengono date ai partecipanti una serie di istruzioni. Vi sono molti tagli nel video, ove possibile cercherò di integrare le informazioni.

E lavoreremo nel tempio, fuori, ma anche da quella parte, al dilà del diciamo di questa parete, qui c’è la porticina che porta si dice nel bosco dei giudizi, il bosco dei giudizi (l’uliveto che viene inquadrato all’inizio del VHS 2). E in quel bosco c’è il fuoco. Avete visto delle torce qui davanti con 3 katane e quelle torce adesso stanno sulla pedana a destra e simbolicamente quella rappresenta il fuoco che è qui alle spalle che è già in funzione da praticamente da tardo pomeriggio, da stasera e (… taglio nel video)
eh gli orari potranno cambiare, non quello di inizio ma eh, diciamo l’orario del pranzo alcune volte (… taglio nel video)
potrà accadere che bisogna spostare qualche stanza, gli spostamenti vanno fatti (… taglio nel video)

Da notare che il Moccia poteva spostare le persone da una stanza all’altra se riteneva che la vicinanza con altre fosse più consona a ‘farle entrare nel loro processo’.

Qualche volta abbiamo lavorato anche dopo cena, quando la cena non era alle due di notte per cui (… taglio nel video)

Eh qui c’è qualche coperta però sono molto poche per cui portatevi una coperta dalla vostra stanza o andatevi a prendere una coperta da qualche parte (rivolto a chi deve vegliare il fuoco o passare la notte nel tempio) (… taglio nel video).

… se vi cambiate la maglietta, staccatelo da una maglietta e mettetelo sull’altra (sta parlando dell’etichetta col nome che i partecipanti dovrebbero portare addosso, ben in vista), se non si attacca prendetene un altro, scrivete il vostro nome sul foglio poggiando il foglio su una cosa più dura perché altrimenti (risate) (… taglio nel video).

… o fate un sogno che vi svela delle parti, annotate qui pensieri, emozioni, cose che vengono fuori o altro (probabilmente parla del quaderno che viene dato in dotazione al momento dell’iscrizione, quello su cui i partecipanti dovranno scrivere durante l’esercizio delle sedie). Ripeto (taglio nel video)

… l’altra è una è così una guida per voi dove potete scriverci delle riflessioni, dei pensieri (taglio nel video)

Il nome scrivetelo anche su una parte della copertina, oppure prendete un’etichetta gliela mettete sopra e ci scrivete … (taglio nel video)

Per quanto riguarda il lavoro del ki training, il lavoro sarà sostenuto … (taglio nel video)

Il ki training consisteva in una miscellanea di esercizi in parte di ginnastica e stretching, in parte di centratura –si impara a stare nel ki-, in parte esercizi di respiro continuo forzato con annessa visualizzazione guidata dal Moccia i cui effetti sui partecipanti avremo modo di vedere nei prossimi video. Vi era poi l’allenamento a ‘tagliare’ e ‘dirigere l’energia’ fatto con le katane di legno.

… e diciamo, con cui ho lavorato un po’ proprio per adattare il tipo di lavoro alle nostre esigenze, per allinearlo con quello che noi abbiamo sempre fatto con il ki training e dove c’è un approfondimento anche della parte corporea, della parte fisica, dove arriveremo a lavorare con le spade e così via e … (taglio nel video)

… una è la capacità di vedere e questo permette l’unificazione della persona, dove mente e corpo funzionano insieme. Anche perché quando andremo in eventi emozionali molto profondi e molto forti, voi dovrete avere la centratura perché altrimenti sbroccate, per cui dovremo fare un lavoro serio.
Importante per la gestione di questi giorni sono alcune funzioni. Servono i custodi del fuoco, chi vuole occuparsi del fuoco … M. (taglio nel video)

… poi lì al fuoco ci sarà una cerimonia, il penultimo giorno, che … è molto importante, che sarà il lasciare andare delle parti … (taglio nel video)

Altra cosa che serve sono i custodi del tempio o le custodi del tempio e custodire il tempio che significa? Significa che dovrete, durante i tempi e durante il lavoro, negli spazi liberi, mantenere la pulizia, significa questo cheeee il vomito e tutte le cose che verranno fuori eh, noi scherziamo però è così, porterete via i fazzoletti, le carte, tutta quella robaccia che vien fuori dal lavoro eee chi si offre? (21:38)

G., L., V., F. e A. Ovviamente dovete tenere pulito anche fuori, il piazzale, per cui ci sarà da mantenere proprio … (taglio nel video).

Qua … si allaga la stanza per cui (taglio nel video)

Evitate di andare da T. o altro perché non si risolve niente. Abbiamo chiamato l’elettricista, alla fine P. è salito a cambiare le due lampadine da sopra … di sigarette, di aulin o altro, ci saranno delle persone, naturalmente un paio di persone dotate di macchina che andranno a Ostuni, andranno a comprare, hanno l’elenco della spesa da fare (taglio nel video)

Da notare che i partecipanti, durante l’intensivo, non uscivano dallo spazio ristretto dello Spagnulo. Se avevano bisogno di qualcosa, erano i due delegati ad andare a procurarla. I giorni dell’intensivo si passavano praticamente isolati dal mondo.

… per cui una volta ti accompagna R., una volta … Chi fa la sveglia? W. e S. rispettatevi reciprocamente, rispettate lo spazio. C’avete la sveglia, voi due? La sveglia ce l’avete? Ci vuole uno che svegli quelli della sveglia (risate). Perfetto. Adesso facciamo un piccolissimo break. (0:23:24)

Moccia toglie gli oggetti che formavano il triangolo al centro del tempio e lascia solo un cero acceso. Dopo il break, i partecipanti rientrano e rimangono in piedi formando un cerchio tenendosi per mano. Colonna sonora: musica rilassante ed evocativa new age.

Moccia: E’ bene che vi togliate gli occhiali, metteteli …
Il viaggio che ciascuno di noi compie in questa realtà che è il mondo, e parlo proprio della mia esperienza, esistono due parti di noi, una che vive lo spazio interno, ciò che noi siamo, e l’altra che vive il dialogo col mondo. Spesso queste due parti sono molto distanti. Ciò che vive dentro il mio cuore è diverso da quello che offro al mondo e noi viviamo sdoppiati.
Sdoppiati significa senza identità e senza autenticità, e dietro tutto questo c’è una sorta di solitudine. Chi di voi ha vissuto la solitudine? (i partecipanti alzano tutti la mano) E’ collettiva, dove in realtà io vorrei incontrarti ma non posso, non so fino a che punto quello che tu mi dici è vero, non so fino a che punto quello che io ti dico è vero.

Moccia fa fare ai partecipanti una regressione guidata.

La ricerca della autenticità e dell’identità credo che sia la ricerca più importante della nostra storia e noi stasera metteremo le basi per il lavoro che faremo perché io voglio chiedervi adesso di chiudere i vostri occhi e davanti a me metto la mia vita, la guardo e guardo da un lato le cose che io volevo. In queste cose c’è il mio sogno, che era il sogno di me bambino, che era in fondo il sogno dell’amore, la possibilità di essere semplicemente me stesso, perché fondamentalmente nel mio cuore io so, al dilà della mia rabbia, della mia paura, della mia tristezza, della mia solitudine, quello che io di me so è che in fondo sono buono, però ho imparato a combattere, a combattere contro, per difendermi e per proteggermi.

E quello che posso fare è scivolare indietro nel tempo, al tempo della mia infanzia, dove in quel tempo c’era la mia fede, c’era l’entusiasmo, c’era la curiosità, c’era il desiderio, c’era il piacere e c’era la bellezza.

E vado al tempo di una ferita profonda che ha segnato il mio cuore, la mia vita e questa ferita ha un nome, si chiama ‘tradimento’. Quello è il giorno in cui ho imparato che in fondo sono solo e che ce la devo fare da solo.

E vado al tempo in cui io mi sono separato da tutto e da tutti, anche se ho vissuto nel mondo. Separarmi significa lasciare che una parte di me vivesse soltanto dentro di me e non si manifestasse nel mondo, perchè se io (non ? 29:55) avessi mostrato questa parte di me al mondo, io sarei stato ancora ferito.
E la domanda che ho nel mio cuore è, nel guardar la mia vita, è molto semplice: Cosa c’è di me che è sbagliato? La risposta è : Nulla. Se Dio mi ha creato a sua immagine e somiglianza, non ci può essere nulla di sbagliato.

Ma vado anche a una parte di me che non aveva occhi per vedere e orecchie per sentire, cuore per ascoltare, dove quello che ho cercato è stato sopravvivere, sopravvivere per essere amato, per essere riconosciuto, perché qualcuno mi dicesse ‘sei una bella persona’.
Ora quello che voglio chiedervi è di lasciare queste mani, e con gli occhi chiusi posso compiere questo viaggio, che è il viaggio di tutto il mio tempo in cui i miei occhi non vedevano e il mio cuore non riusciva a sentire, e posso camminare in questo cerchio con i miei occhi chiusi riportando davanti ai miei occhi l’esperienza, le cose che ho incontrato, le persone che ho vissuto (?) .

I partecipanti girano per il tempio ad occhi chiusi.

Ora posso fermarmi dove sono e nel riaprire i miei occhi posso guardarmi attorno. Quello che vi chiedo è di riprendere questo cammino con gli occhi aperti e voglio chiedervi di guardarvi, di guardarvi, soltanto di guardarvi. E potete riprendere il vostro cammino guardandovi e guardando attorno a voi questo mondo straordinario e sconosciuto, dove in realtà io posso scoprire che in fondo non sono solo e che non ho nulla da nascondere, nulla da proteggere, nulla da difendere.
Sceglietevi una persona di questo cerchio e siate l’uno di fronte all’altro, ora per la prima volta, sceglietevi una persona di questo cerchio.
Posso prenderti per mano e quello che faccio è semplicemente essere nei tuoi occhi per la prima volta. Nei tuoi occhi metto gli occhi di tutte le persone della mia vita e guardo tutte le volte in cui io sono fuggito dai tuoi occhi, chiunque tu sia.

I partecipanti si guardano negli occhi per qualche tempo, in silenzio.

Ora per un momento posso chiudere i miei occhi (i partecipanti chiudono gli occhi) e davanti ai miei occhi porto te, padre, te, madre, te fratello, te sorella, te compagno, te compagna, te figlio o figlia, e la domanda che ho nel mio cuore è, è se io ti ho incontrato, se mi sono permesso ciò che è vero, o se l’incontro con te l’ho vissuto giustificandomi giudicandomi.

Ora nel riaprire i miei occhi sono nei tuoi occhi (i partecipanti aprono gli occhi) posso chiamarti per nome per dirti ‘ io ho fiducia in te, ti offro il mio sostegno e il mio amore’. La risposta è soltanto ‘grazie’ (i partecipanti eseguono).

Ora farete questa cosa anche con altre persone. Sceglietevi nel cerchio le persone con cui volete fare questo.

‘Io ho fiducia in te, ti offro il mio sostegno e il mio amore’ queste sono le parole mai dette, dove in queste parole c’era anche un pezzo della mia ferita. Se vi sentite minacciati da qualcuno, andate dalla persona da cui vi sentite minacciati, se sentite timore nei confronti di qualcuno andate da una persona che vi incute timore e ditegli queste parole chiamandolo per nome ‘io ho fiducia in te’. Fatelo guardandovi negli occhi. Se c’è qualcuno da cui vi sentite minacciati, sperimentatevi con questa persona.

Ora voglio chiedervi di fermarvi e di chiudere i vostri occhi. Pensate al momento in cui avete scelto di essere in questo cerchio, al momento in cui avete detto ‘io voglio essere in questa terra (0:40:32), per questo lavoro’ e la domanda che mi sale è: ‘io sono qui per o perché?’
Qual è il motivo per cui ho scelto di essere qui. Io sono qui per guardare le radici della mai solitudine, io sono qui per aprire la mia vita all’amore, io sono qui perché non ce la faccio più, io sono qui per capire chi sono, perché sono qui?

Da notare come queste parole non tardino a suggestionare alcuni, come dimostrano le lacrime che spuntano sotto le ciglia della ragazza inquadrata al 0:41:06.

Ora, nell’aprire i vostri occhi, sceglietevi una persona … (fine video)

L’esercizio continua scegliendo una persona alla quale dire il motivo per cui si è lì. Di solito, l’esercizio viene ripetuto con tre persone. La richiesta del Moccia, ad ogni successivo cambio di persona, era di ‘andare sempre più in profondità nei motivi che mi hanno portato ad essere qui’. Questo succedeva le volte che ho fatto io codesto esercizio.

fonte: forumcesap

Il predicatore: ho chiuso con Arkeon

Di Giovanni Maria Bellu

10 aprile 2010

Trentamila euro. Era la fine di dicembre del 2006. E i seguaci del “metodo Arkeon” decisero di investire la bella cifra per pagare uno studio su “Sacred path” – la loro associazione – al “Centro internazionale studi sulla famiglia”, il prestigioso istituto di ricerca cattolico dei padri paolini. Un tentativo estremo di riaccreditarsi come organizzazione virtuosa e riconosciuta dalla chiesa quando era già in pieno svolgimento l’inchiesta per associazione a delinquere, truffa, maltrattamenti di minori. I reati dei quali sono accusati il capo di “Sacred path”, Vito Carlo Moccia e altri undici imputati nel processo in corso davanti al tribunale di Bari.

L’investimento degli arkeoniani per questo studio su se stessi risulta da un documento agli atti del processo ed è confermato dal fatto che davvero il Cisf, tra il dicembre del 2006 e il febbraio del 2007, condusse un’indagine su “alcuni aspetti dell’esperienza Arkeon”. Elaborò anche un “rapporto finale” cautamente favorevole all’associazione. Si tratta di dieci paginette precedute da un avvertimento che suona come un mettere le mani avanti: «Tutto il materiale è stato fornito da Arkeon o è stato realizzato con il suo supporto tecnico. La disponibilità e l’apertura totale dimostrate da tutte le persone di Arkeon implicate nella ricerca sono state pronte e totali, ed hanno consentito un lavoro rapido e, a noi pare, proficuo». Segue un’esposizione fredda del materiale esaminato e di quanto i ricercatori hanno potuto ricavare dalla partecipazione a due dei “seminari” per i discepoli del “primo livello”. La parte più rilevante (e forse l’unica ragione che spinse “Sacred path” a spendere trentamila euro) è nelle ultime righe. Si danno delle indicazioni su come andare avanti nel “lavoro di revisione”. In definitiva si riapre un credito condizionato. È stata poi la magistratura a impedirne l’utilizzo.

Il rapporto del Cisf conferma che l’associazione di Vito Carlo Moccia ha continuato ad avere protezioni importanti e autorevoli anche quando erano emerse pubblicamente notizie molto gravi. Come se, per i suoi sponsor all’interno della Chiesa, fosse impossibile un distacco netto e definitivo. Nella lettera che pubblichiamo in questa pagina, padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, conferma integralmente le notizie che abbiamo riportato. Anche il fatto di aver ricevuto la segnalazione di “specifiche tragedie familiari” prodotte dal metodo Arkeon e di averle segnalate a Moccia, cioè al presunto responsabile delle menzionate tragedie. Aggiunge, padre Cantalamessa, di non essersi mai interessato «di quel che accadeva nell’Associazione e intorno all’ Associazione». Purtroppo ancora una volta i documenti lo smentiscono. È una storia e delicata e complicata, converrà ancora una volta andare con ordine. E prima di tutto bisogna dire che padre Cantalamessa non è l’unico uomo di Chiesa ad aver sostenuto “Sacred path”. Ce n’è almeno un altro. Si chiama Angelo De Simone ed è un sacerdote paolino oltre che un teologo. Fu lui, nel 2004, il primo a dare risalto al metodo Arkeon con un articolo nel quale Vito Carlo Moccia, che tra l’altro è anche accusato di esercizio abusivo della professione, veniva presentato come un genio pluridisciplinare universalmente conosciuto e stimato. Eccone un passo. «Un tempo Vito Carlo era imprenditore nel campo della bioingegneria, realizzato economicamente e riconosciuto nel mondo. Anni fa anch’egli scendeva nel “proprio inferno” prendendo coscienza della solitudine esistenziale che lo investiva. Andò alla ricerca di risposte nelle vie intellettuali, si laureò in antropologia e psicologia, cercò nei percorsi psicanalitici e psicoterapeutici, nelle tradizioni orientali, nella pratica della meditazione, fino a scoprire la via del ritorno al padre».

Un identikitche stride in modo sinistro con quanto si legge nel decreto di rinvio a giudizio: «Il Moccia si presentava come laureato alla Jolla University di San Diego e laureato in psicologia e pedagogia presso l’università statale di Fiume, titoli inesistenti e comunque non validi in Italia». Don Angelo De Simone partecipava ai sinistri rituali dell’associazione. Celebrava gli strani matrimoni che servivano a sancire la riconciliazione di coppie peraltro già sposate, predicava tra icone di Gesù Cristo e foto di Vito Carlo Moccia. Esiste in merito un’abbondantissima, e francamente penosa, documentazione di video e di foto che lo prova. Era, don De Simone, molto vicino a “Sacred path”. E quando apparve accanto al capo supremo in una puntata di “Mi manda Rai 3” del dicembre del 2006, i telespettatori, e anche il conduttore, ebbero la netta impressione che ne facesse parte. Per la veemenza con cui ne sosteneva le improbabili ragioni. Ma era anche molto legato a padre Cantalamessa. Assieme celebrarono, il 20 gennaio del 2006 (cioè dopo che Canale 5, con Maurizio Costanzo, aveva per la prima volta segnalato la pericolosità del metodo Arkeon) una messa nella chiesa milanese di S. Eustorgio (altra circostanza che padre Cantalamessa conferma nella sua lettera e che noi documentiamo con una nuova immagine dove è possibile riconoscere, accanto a Moccia e al predicatore apostolico che si abbracciano, il teologo paolino di Arkeon).

Insomma, è davvero difficile fare stare assieme questo «non interessamento» verso ciò che accadeva «nell’Associazione e intorno all’Associazione», con la frequentazione di don De Simone. A meno che questi non abbia nascosto qualcosa. Chissà, Di sicuro, dai documenti, emerge che padre Cantalamessa era informato proprio da don De Simone dell’attività di Moccia e dei suoi seguaci. Ecco cosa scrisse (il 24 marzo del 2006) nella lettera di risposta a un signore che gli aveva segnalato una di quelle «specifiche tragedie familiari» di cui ora riconosce di aver avuto notizia: «Un sacerdote che li segue da tempo, don Angelo De Simone, paolino, che può contattare se vuole (seguiva il numero di cellulare, nda) può testimoniare di quanti battesimi, prime comunioni e confessioni ha personalmente amministrato nel contesto dei seminari guidati da Vito».

Da predicatore vaticano a supporter di Arkeon

Di Giovanni Maria Bellu

9 aprile 2010

Il processo è in corso a Bari. Gli imputati sono undici, accusati di reati quali associazione a delinquere, truffa, violenza privata, maltrattamento di minori. Il decreto che dispone il giudizio di Vito Carlo Moccia, inventore del metodo Arkeon, e presidente dell’associazione “Sacred Path”, è un repertorio di violenze psicologiche atroci. La più perfida consisteva nel fare credere agli adepti di aver subito nell’infanzia una violenza sessuale. Per questo si resta di stucco quando, nel leggere l’enorme materiale di documentazione sul “caso Arkeon”, si scopre che il più autorevole sostenitore di questa organizzazione è stato padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, il frate cappuccino che lo scorso 2 aprile, parlando in presenza di Benedetto XVI, ha scatenato uno scandalo planetario paragonando la campagna di stampa sulla pedofilia nella Chiesa con «gli aspetti più vergognosi dell’antisemitismo».

È una storia complicata che si sviluppa in un lungo arco di tempo. Conviene, dunque, andare con ordine. Fondata da Vito Carlo Moccia nel 1999, l’associazione “Sacred Path” (cioè “il sentiero sacro”) nel Duemila, con l’invenzione del metodo Arkeon, assume la natura che l’ha portata in tribunale. Ma in quei primi anni opera con discrezione, aumentando proseliti e profitti attraverso un discreto passaparola. Ha anche una buona stampa. La popolarità televisiva arriva l’11 settembre del 2004. E quel giorno che il nome di padre Raniero Cantalamessa compare per la prima volta accanto a quello di Vito Carlo Moccia. Il predicatore dedica una puntata della sua rubrica televisiva “A sua immagine, le ragioni della speranza”, che va in onda tutti i pomeriggi del sabato su RaiUno, al metodo Arkeon e conduce un’intervista encomiastica a Moccia sul rapporto padre-figlio.

Ancora del lato oscuro di Arkeon non si è parlato. Cantalamessa, dunque, potrebbe essere ignaro di tutto. Deve infatti passare un altro anno e mezzo prima che lo scandalo esploda. Il 20 gennaio del 2006, Maurizio Costanzo ospita nel suo “Tutte le mattine”, che va in onda su Canale5, la psicologa Lorita Tinelli, presidente del Cesap (Centro studi sugli abusi psicologici) e due ex adepti di Arkeon: un “maestro” e una “allieva”. La denuncia dei metodi di Moccia è precisa e circostanziata: le accuse che sono alla base del processo in corso a Bari per la prima volta diventano pubbliche. Ma Padre Cantalamessa non cambia idea. Al contrario. Un mese dopo a Milano, nella chiesa di S. Eustorgio, celebra una messa alla quale assistono Vito Carlo Moccia e centinaia di suoi discepoli. La cosa colpisce e sorprende quelli che già nutrono molti dubbi sulla vera natura di “Sacred path”. Perché il presentarsi come associazione non solo tollerata ma addirittura approvata dalla Chiesa è uno degli argomenti più forti di una campagna di proselitismo sempre più intensa: il numero degli adepti arriverà a sfiorare la ragguardevole cifra di ventimila.

L’Unità è in grado di raccontare quale fu il comportamento di padre Cantalamessa quando alcune persone si rivolsero a lui per segnalargli specifiche tragedie familiari prodotte dal metodo Arkeon. L’autenticità di questi documenti – che aiutano a ricostruire quale retroterra culturale e anche spirituale ci sia dietro la clamorosa gaffe su pedofilia e antisemitismo – è certificata. Sono stati, infatti, prodotti dai legali di Vito Carlo Moccia a sostegno di un atto di citazione contro il Centro studi sugli abusi psicologici. In sostanza Moccia, per difendersi, ha chiamato in causa – e difficilmente può averlo fatto senza esserne stato autorizzato – il predicatore della Casa pontificia. «Reverendo Padre», comincia così la lettera di un “musicista e studioso cattolico” di Rovereto (abbiamo i nomi degli autori di tutte le missive citate, ma li omettiamo per evidenti ragioni di discrezione, nda), il quale segnala a Cantalamessa il caso di una sua conoscente madre di un ragazzo che «da qualche tempo frequenta il movimento». «È preoccupata – scrive – perché il figlio «crede ciecamente ai poteri di Moccia, è aggressivo, ha abbandonato la fede e la parrocchia, sostiene la non divinità di Cristo e la sua equiparabilità ai vari profeti e santoni della storia. Sostiene, e qui sta il problema, che il movimento e il Moccia sono “benedetti” da lei padre Cantalamessa che di recente avrebbe celebrato una Santa messa con i diaconi di S. Eustorgio in Milano con il gruppo condividendone gli intenti». Quindi l’autore della lettera chiede al predicatore della Casa pontificia «il giusto consiglio da dare a quella mamma che da poco ha perso il marito e che, da buona cristiana, vorrebbe aiutare il figlio a recuperare la Verità e la Vita». La risposta arriva poco più di due settimane dopo, il 24 marzo 2006.

È una difesa accorata di Moccia e dei suoi metodi. C’è solo una vaghissima, e reticente, presa di distanze; «Non ho celebrato la messa per loro. Hanno chiesto di partecipare a una messa da me celebrata per la parrocchia di S. Eustorgio e sono stati accolti da me e dal parroco. Erano in 400 e hanno edificato tutti: molti si sono confessati e moltissimi hanno fatto la comunione». È vero. Cantalamessa, però, non dice che l’incontro con Moccia si protrasse oltre la celebrazione, proseguì nella sacrestia. Forse non sapeva, né immaginava, che quei momenti erano stati filmati e trasferiti in un Cd promozionale poi diffuso da “Sacred path”.

Il successivo capoverso della lettera è significativo per le analogie che presenta con gli argomenti utilizzati da chi, all’interno della Chiesa, vorrebbe negare il problema della pedofilia. È la tesi del “caso singolo”. «Il campo in cui opera Vito – scrive Cantalamessa chiamando confidenzialmente per nome il capo di Arkeon – è delicato e non meraviglia che ogni tanto ci sia qualcuno che, per motivi umani spesso complessi e talvolta inconfessati, sparga sul suo conto le voci più allarmanti, giudicando da un caso singolo tutto il complesso dell’opera». Ma la vera sorpresa è alla fine: il predicatore della Casa pontificia non si limita a difendere il capo di “Sacred path” ma si premura di informarlo della denuncia che gli è stata confidenzialmente rivolta. In calce alla lettera c’è, infatti, una nota manoscritta: «Caro Vito, ti invio una lettera che ho ricevuto e la mia risposta, perché, penso, è giusto che sia informato. Con affetto ti abbraccio e ti benedico. P. Raniero».

Qualche tempo dopo, a Cantalamessa giunge un’altra segnalazione allarmata. A inviargliela, il 5 aprile del 2006, è una signora di Magenta: «Molto reverendo padre, mi rivolgo a lei per chiederle aiuto. Una mia cara amica è disperata perché i suoi due figli, entrambi laureati e coniugati, con le loro rispettive famiglia hanno da tempo aderito ad una organizzazione che ha completamente stravolto in senso negativo la loro mente, il loro comportamento e il loro modo di vivere. Essi dicono di dover obbedire ad un certo “maestro”, fondatore e capo, rifiutano i contatti con la loro madre, non le lasciano avvicinare i nipoti. Seguono riti strani e pericolosi … L’organizzazione si chiama Arkeon».

Il comportamento di padre Cantalamessa è sbalorditivo. Nella documentazione non c’è, come ci si aspetterebbe, la sua risposta. C’è invece (datata 19 aprile 2006) una lettera, scritta dalla stessa città, di un signore che poi è il marito dell’amica disperata della signora di Magenta. Questo signore, al pari dei due figli, ha aderito ad Arkeon o, almeno, ce l’ha in grande simpatia. E fa riferimento al contenuto della lettera inviata a Cantalamessa dall’amica della moglie. Come è potuto succedere? L’unica spiegazione è che anche questa volta Moccia sia stato informato e che abbia chiesto all’adepto di Magenta di scrivere qualcosa di rassicurante all’autorevole sponsor cattolico. [

Nel giugno del 2006 viene avviata l’inchiesta giudiziaria. E a ottobre di quello stesso anno, il “caso Arkeon”, come ormai si chiama, riesplode sugli schermi. Questa volta in una puntata di “Mi manda Rai 3” dove sono presenti gli accusatori (tra i quali la psicologa Lorita Tinelli) e il leader degli accusati, Vito Carlo Moccia. C’è anche un ragazzo che racconta di essere stato obbligato a chiedere l’elemosina con appeso al collo un cartello con su scritto «sono schizofrenico». Sua madre in seguito racconterà di aver segnalato il dramma del figlio a padre Cantalamessa fin dal 2004, dopo aver assistito sgomenta all’intervista di Moccia nella rubrica del predicatore, e di non aver mai avuto risposta. L’immagine dell’associazione ne esce a pezzi davanti all’opinione pubblica. Ma, ancora una volta non davanti al predicatore della Casa pontificia. Ecco come risponde a una lettera inviatagli qualche giorno dopo da un’aderente al Cesap: «Ho visto la trasmissione e mi ha dato l’impressione di un penoso linciaggio. Agli accusati non è stato permesso di terminare una sola frase. C’è stato, mi sembra di capire, un caso di un operatore che ha effettivamente abusato della propria posizione che, però, è stato per questo sospeso (…) Non si dovrebbe fare di ogni erba un fascio. Chi si sognerebbe di voler mettere fuori legge la Chiesa cattolica o l’associazione degli psichiatri perché qualche loro membro ha abusato del suo ufficio?».

Due mesi dopo, il 30 dicembre 2006, si verifica l’evento televisivo più importante. E anche più significativo rispetto ai rapporti tra Cantalamessa e “Sacred path”. Nella settimanale puntata della sua rubrica, il predicatore pontificio manda in onda la registrazione di un’intervista. Nello schermo appare una giovane coppia con un bambino di circa tre anni tenuto in braccio dal padre. Il padre dice di chiamarsi Luca, afferma di «essere stato» omosessuale e di essere «guarito» grazie ad Arkeon. Curiosamente, nel presentare il filmato, Cantalamessa non nomina l’organizzazione ma la definisce semplicemente «gruppo di sostegno». Né, naturalmente, dice chi ha realizzato il filmato, né di chi è la voce fuori campo che pone a Luca domande sul suo percorso. Eppure lo conosce benissimo: è, infatti, Vito Carlo Moccia.

La puntata non passa inosservata. E non solo perché, in seguito, molti riconosceranno in quel Luca il «Luca era gay» della canzone di Povia. Interviene il garante della privacy che rivolge alla Rai e al conduttore un ammonimento per aver violato le regole deontologiche che tutelano i minori. Il bambino di Luca non solo era perfettamente riconoscibile ma, osserva il garante, ha dovuto assistere a un’intervista che riguardava «anche aspetti estremamente delicati relativi a vissuti dolorosi di uno dei genitori: gli abusi sessuali subiti da parte di un familiare». Se potevano esserci ancora dei dubbi sulla gravità e sulla serietà delle accuse a “Sacred path”, essi vengono a cadere il 10 ottobre del 2007 quando a Moccia e agli altri dirigenti vengono notificati gli avvisi di garanzia. La notizia fa clamore e la tv torna ad occuparsene.

Questa volta è Striscia la notizia che scopre e manda in onda spezzoni dell’intervista-spot a Moccia andata in onda nel 2004. L’effetto è sconvolgente per il contrasto tra la figura del predicatore e i fatti raccontati dai testimoni. Cantalamessa è costretto a intervenire. È una presa di distanze imbarazzata e tardiva, come le scuse alla comunità ebraiche dopo la gaffe sull’antisemitismo. Scrive il predicatore: «Personalmente io non sono venuto a conoscenza di nessun abuso, che altrimenti sarei stato il primo a denunciare e condannare». È falso. Padre Raniero Cantalamessa fu informato dei comportamenti di “Sacred path” sicuramente nelle due lettere che abbiamo riportato. Non solo non fece alcuna denuncia ma, come abbiamo visto, informò il capo dell’organizzazione. Proprio come quei prelati che, davanti alle denunce di casi di pedofilia, non si rivolsero alla magistratura ma alle autorità ecclesiastiche gerarchicamente superiori.

 

Fonte.L’Unità