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Lezioni da Jonestown

By MELISSA DITTMANN

Monitor Staff APA

November 2003, Vol 34, No. 10 Print version: page 36

 

 

Il suicidio di massa dei seguaci del Tempio del Popolo, 25 anni fa insegna agli psicologi che cosa accade quando la psicologia sociale è posta nelle mani sbagliate.

Nel mezzo della giungla della Guyana, nel Sud America, quasi 1.000 persone hanno bevuto una porzione letale di cianuro e sono morte, seguendo gli ordini del loro capo, Jim Jones. Madri e padri hanno dato la bevanda mortale ai loro figli e poi l’hanno bevuta essi stessi. La gente urlava. I corpi tremavano. E nel giro di pochi minuti il 18 Novembre 1978 , 912 persone sono morte.

 

 

I seguaci di Jones erano originariamente venuti alla comunità della Guyana, nota come Jonestown, alla ricerca di un paradiso e di una fuga dal razzismo e dalle persecuzioni degli Stati Uniti. Invece trovarono qualcosa che assomigliava a un campo di concentramento in cui lavoravano per lunghe ore, con poco cibo e molti abusi, così come coloro che sono fuggiti da Jonestown hanno riferito.

Venticinque anni più tardi, gli psicologi sociali continuano a esaminare come  Jones abbia potuto avere tale enorme influenza sui pensieri e sulle azioni dei suoi seguaci. Jonestown, dicono, offre lezioni importanti per la psicologia, come il potere di influenze situazionali e sociali e le conseguenze di un leader che usa queste influenze per manipolare in maniera distruttiva il comportamento altrui.

 

 

Più preoccupante, forse, è che da Jones sembrano essere derivate ​​alcune delle tecniche di ricerca degli psicologi sociali, sollevando dubbi circa l’etica della ricerca e la direzione futura della ricerca sui culti –  sostiene Philip G. Zimbardo , PhD , ex- presidente dell’APA e professore di psicologia presso la Stanford University.

 

Dr. Philip Zimbardo ex presidente dell’APA

 

Proprio da una ricerca inedita , Zimbardo ha scoperto che Jones ha molto probabilmente  acquisito la sua capacità di convincere da un famoso pensatore sociale: George Orwell.

Durante 25 anni di ricerche e interviste con i sopravvissuti di Jonestown, Zimbardo ha trovato analogie tra le tecniche di controllo mentale usate da Jones a Jonestown – ovvero sofisticati tipi di acquiescienza , conformità e obbedienza – e quelle descritte nel libro di fantascienza di Orwell  “1984.

Nel libro  Orwell fornisce un modello per la resistenza,  come quando il suo protagonista, Winston Smith, si ribella  contro un sistema partitico onnipotente.

 

 

 

Film 1984

 

 

Sebbene  “1984” sia un prodotto di fantascienza, Orwell possedeva una profonda conoscenza dei processi di influenza della psicologia sociale e le sue raffigurazioni di controllo mentale sono state utilizzate in modo sistematico ed efficace da leader di sette, secondo Zimbardo.

Altri sono d’accordo con Zimbardo sul fatto che tali risultati sollevano questioni etiche per gli psicologi sociali, dato che artisti del calibro di Jones attingono a principi di psicologia sociale e li usano per danneggiare, come sostiene Robert Cialdini , PhD , ricercatore dell’influenza e professore  di Psicologia presso l’Arizona State University.

Prof. Robert Cialdini

 

Le fonti di influenza possono essere come dinamite – possono essere utilizzati per il bene o per il male“, afferma Cialdini. “Gli scienziati sociali devono prestare più attenzione non solo all’efficacia delle strategie che studiamo e che scopriamo, ma anche alle conseguenze etiche dell’uso di questi principi e di queste pratiche

Egli  e Zimbardo sostengono anche che gli  psicologi sociali e di altri ricercatori di culti devono forgiare nuove linee di ricerca sulla falsa applicazione dei risultati della psicologia sociale, così come sui loro usi prosociali.

 

 

Il cervello

 

 

Di fatto, Jonestown dovrebbe servire come monito per la comunità psicologia sociale per  quello che può accadere quando i principi di influenza sono abusati dai leader di un’organizzazione, sostiene Zimbardo .

Da quanto è stato rinvenuto da Zimbardo, Jones, che ha agito come pastore del Tempio del Popolo, aveva studiato il sistema di Orwell del controllo mentale descritto in “1984” e aveva  commissionato un brano che i suoi seguaci erano obbligati a cantare a Jonestown circa l’avvento del 1984.

Alcune delle tecniche di controllo mentale descritte da Orwell in “1984” che i metodi paralleli utilizzati da Jones includono vi sono:

“Il Grande fratello ti sta guardando”.  Jones ha usato questa idea per guadagnare la fedeltà dei suoi seguaci. Ha ottenuto che i seguaci si spiassero l’un l’altro e ha fatto si che degli autoparlanti inviassero messaggi  in modo tale che la sua voce fosse sempre presente mentre i suoi seguaci lavoravano, dormivano e mangiavano, afferma Zimbardo .

Auto-incriminazione. Jones ha incaricato i seguaci di rendergli dichiarazioni scritte sulle loro paure ed errori e poi, quando gli hanno disubbidito, ha usato queste informazioni per umiliarli o sottoporli alle loro peggiori paure durante le riunioni pubbliche. In “1984” la resistenza del personaggio principale è venuta meno quando egli è stato sottoposto alla sua peggiore paura di essere ricoperto di ratti.

Induzione al suicidio. Il protagonista di Orwell sosteneva che  “la cosa giusta era di uccidere se stessi prima che arrivasse una minaccia di guerra“. I seguaci di Jones facevano esercitazioni pratiche di suicidio fino al dell’evento vero e proprio che li coinvolse nel suicidio di massa.

Distorcendo la percezione della gente. Jones ha offuscato il rapporto tra le parole e la realtà, per esempio, imponendo ai suoi seguaci di rendergli grazie ogni giorno per il buon cibo e per il lavoro , eppure la gente era affamata e lavorava sei giorni e mezzo a settimana, afferma Zimbardo . Allo stesso modo, Orwell ha descritto tale tecnica, definendola col termine “politichese“.

Per padroneggiare queste tecniche di controllo mentale, Jones è stato in grado di ottenere obbedienza e  fedeltà dai seguaci, afferma Zimbardo. Jim Jones è probabilmente il leader del culto più carismatico dei tempi moderni, a causa del suo carisma, della sua oratoria, del suo sexy appeal, del suo dinamismo e della sua partecipazione totale nel controllo di ogni membro del suo gruppo , spiega.

 

Conformità irragionevole

Queste tecniche di controllo mentale, insieme con la creazione di un nuovo ambiente sociale  permettono a  Jones  una forte influenza sui suoi seguaci, sostiene Zimbardo .

Molto probabilmente  Jones, attraverso la sua naturale comprensione della psicologia sociale, conosceva il modo per ottenere una forte influenza sui suoi seguaci che era quello di spostarli dal loro ambiente urbano americano a una giungla sudamericana remota, generando incertezza nel loro nuovo ambiente, sostiene Cialdini. E quando le persone sono insicure, guardano ad altri decidere cosa fare, come la ricerca ha dimostrato. Zimbardo osserva che le persone sono particolarmente vulnerabili quando si trovano in un ambiente nuovo, si sentono soli o scollegati.

Quando credi che non può accadere a te, è in quel momento che truffatori o membri di cultoine approfittano, perché allora non sei  vigile ai piccoli stratagemmi situazionali che possono essere usati” spiega Zimbardo.

 

La psicologia sociale ha dimostrato il “potere della folla ” per decenni. Ad esempio, nel 1960  gli psicologi PhD Stanley Milgram ,  PhD Leonard Bickman , e PhD Lawrence Berkowitz hanno  dimostrato l’influenza sociale attraverso  un gruppo di persone su un affollato marciapiede di New York City con lo sguardo verso nulla nel cielo. Quando un uomo alzò gli occhi davanti a nulla , solo il 4 per cento dei passanti lo imitò. Quando cinque persone stavano sul marciapiede a guardare niente , il 18 per cento dei passanti si unì a loro. E quando un gruppo di 15 guardò verso l’alto, il 40 per cento dei passanti vi aderì, fermando il traffico in un minuto.

 

The wave. Esempio di influenza sociale

 

Come hanno fatto altri leader di culto, Jim Jones ha usato questo “potere della folla”  per influenzare e controllare il comportamento altrui, l’intelletto, i pensieri e le emozioni, sostiene Steven Hassan, un consulente di salute mentale,  con specializzazione di consulente per la libertà del membro e un ex membro di gruppo egli stesso. Questo include l’organizzazione di  norme e regolamenti rigidi, volti a distorcere le informazioni, l’uso di  trance ipnotica  e l’ingenerazione di sensi di colpa e di paura tra i seguaci.

 

Sensibilizzazione

Tuttavia, nonostante Jonestown , molti psicologi sociali rimangono all’oscuro dell’impatto psicologico delle tecniche di controllo mentale, spesso chiarito dalla ricerca in psicologia sociale, che i culti usano per reclutare e trattenere i membri, sostiene Zimbardo. Molti psicologi rimangono scettici sul fatto che il comportamento sia intenzionalmente controllato da queste organizzazioni, piuttosto credono che le persone si uniscano  ai culti di loro spontanea volontà, come fanno con i gruppi religiosi tradizionali.

Coloro che studiano le sette , invece, sostengono che gli psicologi hanno bisogno di studiare come le sette abusano della ricerca della psicologia sociale. Sono necessari anche gli psicologi per sviluppare trattamenti efficaci per le vittime dei culti,  per aiutarli a liberarsi dall’influenza di un culto prima che sia troppo tardi, in modo che, in casi come Jonestown, la storia non si ripeta.

 

Dr. Steven Hassan

E’ scioccante per me che così tante persone oggi non hanno nemmeno sentito parlare di Jonestown“, dice Hassan . Eppure, Hassan osserva gli effetti psicologici duraturi ogni giorno nel suo lavoro con le ex vittime di culto, ed egli sostiene che i culti sono sempre più potenti e più furbi nei loro inganni, spesso utilizzando i risultati della ricerca psicologica,  mentre il pubblico rimane in gran parte inconsapevole di tutto questo.

Se l’intenzione dei  culti è quella di abusare delle lezioni di psicologia sociale, gli psicologi devono studiare come essi lo fanno, sostiene Cialdini . È necessaria una maggiore attenzione alla ricerca e al lavoro con le vittime dei culti, aggiunge Hassan. Ad esempio, gli psicologi hanno bisogno di una formazione specifica per lavorare con gli ex membri di setta, che spesso soffrono di disturbi dissociativi o di panico, spiega.

Ci sono un sacco di persone che soffrono” – afferma Hassan –  “e hanno bisogno del nostro aiuto“.

Further Reading

  • Cialdini, R.B. (2001). Influence: Science and practice (4th ed.). Boston: Allyn & Bacon.
  • Hassan, S. (2000). Releasing the bonds: Empowering people to thrive for themselves. Somerville, Mass.: Freedom of Mind Press.
  • Singer, M.T. (2003). Cults in our midst: The continuing fight against their hidden menace. San Francisco: Jossey-Bass.
  • Zimbardo, P. (1997). What messages are behind today’s cults? APA Monitor, 28(5), 14.

ON THE WEB

Fonte: http://www.apa.org/monitor/nov03/jonestown.aspx

 

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Traduzione di Lorita Tinelli (Affiliata Internazionale APA)

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

 

18 Novembre 1978 – Suicidio di Massa a Jonestown

Quello del 18 Novembre 1978 a Jonestown, nella piccola Repubblica sud americana di Guyana, fu il più grande suicidio di massa che la storia ricordi. 912 cittadini statunitensi, adepti della congregazione del Tempio del Popolo, morirono dopo aver bevuto cianuro, cosi come fu loro ordinato dal capo della congregazione Jim Jones.

Jones aveva fondato il Tempio del Popolo nel 1955 nell’Indiana. Spostatosi a San Francisco predicava una sorta di socialismo apostolico che incitava gli adepti a vivere in comuni ed a fare proselitismo tra le classi più povere. Jones non era uno dei tanti predicatori presenti negli Stati Uniti. Godeva, infatti, di ampio prestigio e considerazione tanto da ricoprire, nel 1976, il ruolo di Assessore ai Domicili Pubblici di San Francisco nella giunta del sindaco George Moscone.

Da tempo, però, Jones mostrava segni di squilibrio. Affermava di poter compiere miracoli e di essere la reincarnazione di Cristo e di Lenin (sic!). Inoltre, le voci su presunti abusi sessuali e sui metodi repressivi usati nei confronti dei membri della congregazione si moltiplicarono.

Fu a quel punto che Jones, dopo aver raggiunto un accordo con il governo di Guyana per la concessione di alcune terre, decise di trasferire il Tempio del Popolo nel piccolo stato sud americano dove, nel 1977 più di mille persone, diedero vita a Jonestown, una comune isolata dal mondo esterno e, secondo quanto affermato dallo stesso Jones, al sicuro da un possibile olocausto nucleare.

Nel 1978, tuttavia, diversi familiari di adepti cominciarono a denunciare il fatto che i loro cari fossero trattenuti a Jonestown conto la loro volontà. Il 17 Novembre, una delegazione statunitense guidata dal Deputato Leon Ryan, si recò a Jonestown per verificare cosa accadesse realmente all’interno della comunità. Al momento della partenza il servizio di sicurezza della congregazione sparò sulla delegazione uccidendo oltre allo stesso Ryan altri cinque membri delle delegazione. Era il punto di non ritorno.

Jones convocò un’assemblea generale dove ordinò il suicidio di massa per “la gloria del socialismo”. Dopo aver assistito al rituale Jones si tolse la vita con un colpo di pistola. Attorno a lui altri 911 cadaveri.

 

Fonte: Oggi nella Storia

November 18, 1978: Never again!

By MARTY MORRIS
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A view of Jonestown from the air. File/AP

Thirty-four years ago, November 18, 1978, America learned that a California congressman – Leo Ryan – and four others were murdered as they tried to board a plane on a remote airstrip in a South American country called Guyana. The news filtered down that the killers were members of an organization known as The Peoples Temple, located in Guyana. Soon, the country was horrified to learn that, after the airstrip murders, more than 900 men, women, and children allegedly committed mass suicide, along with their leader – a man by the innocuous name of Jim Jones.

Americans watched in disbelief as the story developed. Jim Jones had developed a large following of people, largely African Americans, in Indianapolis, and later in Redwood, California. The Temple followers constituted a “gathering,” many surrendering their government paychecks to the church in a communistic sharing, and following the orders of their leader, the dark, handsome, charismatic Jones. Jones was praised for his charitable and social endeavors, and courted by liberal politicians who were dying to be photographed with him. Rosalynn Carter was among those whose smiling face can be seen in an archival photo next to the man in sunglasses. (Rosalynn apparently had a poor sixth sense about what constituted a good photo-op; she was once photographed with Democratic supporter John Wayne Gacy. Both are smiling.)

What happened? We now know that the horror that transpired in the jungle following the murder of Ryan and members of his entourage was not a mass suicide. Some may have lined up to “drink the Kool Aid” (yes, Jonestown was the source of that now-familiar expression); but among those who died were 200 children, and these were injected with the cyanide. Many adults who did not willingly submit were injected as well, their escape blocked by men with rifles. Jones wanted his “revolutionary statement” to be something of a consensus, even if he had to force it on his followers. Jones died of a single gunshot wound to the head, probably self-inflicted.

The more important questions are, why did it happen, and how could it happen? This has been the subject of many articles, documentaries, and almost seventy books ever since the tragedy. How could decent, caring, God-fearing human beings allow themselves to surrender their lives into the hands of another human being? What altruistic or religious instincts made it possible for them to walk willingly into arms of a megalomaniac?

Could something like this happen again?

Among the many books written about Jonestown, some of the best that I have read include Raven: The Untold Story of the Rev. Jim Jones and His People, by Tim Reiterman (Tarcher; First Edition, 2008; 688 pages). This is no ivory tower treatment. Reiterman, who was an AP correspondent traveling with Ryan’s entourage, was wounded during the Port Kaituma attack that killed Ryan and four others.

There are several books written by survivors, or people who managed to escape from Jonestown before the tragedy unfolded. My favorite by far is Seductive Poison: A Jonestown Survivor’s Story of Life and Death in the People’s Temple, by Deborah Layton (Anchor, 1999; 368 pages). Deborah’s brother, Larry Layton, left Jonestown with Ryan posing as a defector. He boarded the plane, and once the tractor arrived hauling the assassins, he opened fire. He was subdued, and later was the only Jonestown shooter to be convicted.

An affidavit of Deborah Layton’s came to the attention of Rep. Leo Ryan (D-CA) and helped put him on the path to Guyana. Image: AP

Deborah, unlike her brother, knew things were totally screwed up in Jonestown and managed to escape several months before the murders. She had been a trusted insider who managed the Temple’s money. She had been raped by Jones, and came to understand that the man was slowly devouring every soul that came under his spell.

Deborah’s story is made more tragic because just about her whole family fell under the spell cast by James Warren Jones. The story of the Layton family’s involvement with Peoples Temple was beautifully told by Min S. Yee in In My Father’s House: The Story of the Layton Family and the Reverend Jim Jones (New York: Holt, Reinhart, and Winston, 1981). This book isn’t widely available (I found it at the local library); but it is the best I have read because it conveys the high price a madman can exact from good and decent people. Her mother died in Jonestown shortly before the massacre, and Deborah lost two sisters-in-law and her two-year old nephew in the jungle. Her brother Larry was released from prison in 2002 (to this day he protests his innocence). Deborah doesn’t have many of her once-large family left. Today, she lives in the Bay area along with her daughter.

I came to know Layton somewhat, through phone conversations and email correspondence, after reading this book (read my 2002 review on Amazon.com). A gifted writer, she writes of her escape in such a way as to create suspense – even though you know that she got out, you are praying that she will make it!

The fascination with Jonestown hasn’t abated, and the recent declassification of government files has added much to the story for writers like Julia Scheeres, whose book A Thousand Lives appeared just last year (Free Press, 2011; 320 pages). This I haven’t read, but it is on my short list.

There are documentaries about Jonestown available as well. The best that I have seen is Jonestown: Life and Death of the Peoples Temple, which was done for PBS and American Experience in recent years. Deborah Layton is among those interviewed. Warning: This is intense. I showed it to my World Religions class a few semesters ago; one or two students had to leave the room.

When the 900 plus human beings were discovered in the jungles of Guyana shortly after they were murdered, the body of Jones was found on the stage of the pavilion under a sign that read: “Those who cannot remember the past are condemned to repeat it.”

On November 28, we remember 900 human beings, most of them decent people in search of a better life, one filled with meaning, who fell victim to a man who knew how to manipulate those needs. This is something we must remember, so as never to allow it happen again.

Copyright Isaac Morris 2012

 

Fonte: sJ.rcom

Mass suicide feared in doomsday cult

Cops circle 'the Ark'

COPS fear a mass suicide after more than 100 doomsday cult members in Brazil barricaded themselves inside a house to await “the end of the world”.

Leader and self-proclaimed prophet Luis Pereira dos Santos, has convinced his followers the apocalypse will happen today at 8pm GMT (4pm local time).

They are preparing to kill themselves by drinking soup laced with rat poison, authorities believe.

Santos – known to his flock as Daddy Luis – claims an angel visited him four years ago telling him the exact time the world was going to end

Last month the 43-year-old cult leader instructed his 113 followers to leave their jobs, give away all their possessions and take their children out of school.

The group have since been holed up inside a ten-bedroomed house, which they call The Ark, on the outskirts of Teresina, the capital of Brazil’s north-eastern state, Piaui.

 

Luis Pereira dos Santos, aka Daddy Luis

Leader … Luis Pereira dos Santos, aka Daddy Luis, who is the chief of the doomsday cult
Terra

Fifty military policemen forced their way in and removed 19 babies and children after receiving “credible” information that the group were planning to kill themselves by drinking poison.

A “significant quantity” of rat poison was found at the residence during the operation, which met little resistance from the cult members, a police spokesman said.

Apocalypse group leader Santos said he didn’t fear the police, denying that the group were planning to drink poison.

The father-of-five said: “I preach the gospel, and it says thou shalt not kill. We will be saved and raptured in another way.”

The former Catholic said most of his followers are former street beggars, prostitutes, drug dealers and criminals which God had told him to “save”.

 

Cops keep back onlookers in Teresina, Brazil

Cordon … cops keep back onlookers in Teresina, Brazil
Terra

He added: “About 5 o’clock in the morning I received a visit from an angel of God. It was alarming, of course, I’d never seen anything like that. He knocked on the door and then suddenly was inside my bedroom.

“He told me when the world would end, and called me to be a prophet.

“I have been faithful, but I lost everything I had, my mother, my father, my brother, neighbours, friends, my wife. They think I’m crazy.

“Those who don’t change will all die at 4pm. They will be possessed by beasts and will all kill each other. Then Planet Earth will be destroyed.

“Those who haven’t accepted the word of God still have a chance to be saved, but those who use drugs, alcohols or the effeminate won’t be forgiven.”

 

Daddy Luis

Cult … Daddy Luis says most followers are former street beggars, prostitutes, drug dealers and criminals
Terra

Followers of ‘Daddy Luis’ moved into The Ark, a large brick house they built themselves, on September 30. There they have spent the days praying and singing in preparation for their “rapture”, which they believe will transport them to heaven.

The group say they don’t follow any religious order or sect and have burned their bibles and mobile phones.

TV is banned in the house – followers are only allowed to watch religious movies.

When one cult member was asked why she had taken her daughter out of school, she said: “We’re preparing for the end of the world, so what’s the point of studying? Learning the word of God is more important.”

Children’s judge Maria Luiza de Moura, who issued the protection order, said the rescued children will be placed in care homes.

She said: “We believe that a mass suicide or murder may happen using a soup ingested by cult members.

“The adults are free to act of their free and spontaneous will, but we have to make sure that nothing happens to the children.”

The predicted end of the world happens to fall on a Brazilian public holiday, the feast day of the country’s patron saint Our Lady of Aparecida.

The largest recorded cult suicide was in 1978 when People’s Temple leader Jim Jones inspired 918 of his followers to commit suicide in Guyana by drinking cyanide.

Fonte: Thesun

Culti di odio

 
Di Melissa DITTMANN
membro dello staff
Novembre 2002, Vol. 33, No. 10
Versione stampabile: pagina 30

 

Relatrice ad  una sessione di convegno sull’odio organizzata dall’APA,  ha chiesto di formare una task force per studiare il controllo della mente tra le sette distruttive.

 


In possesso di una valigetta piena di esplosivo C4, Kerry Noble entra in una chiesa per gli uomini gay a Kansas City nel  Missouri, nel 1984 con l’intenzione di morire. Attese la sua opportunità, seduto in mezzo a una folla di circa 60 persone.
Tutto quello che dovevo fare era colpire il timer e uscire“, ha detto Noble. “Circa 10 o 15 minuti dopo, ci sarebbe stata un’esplosione, e tutti sarebbero morti”.
Noble pensò che stesse per iniziare una rivoluzione. In qualità di leader della setta del Patto della Spada e del braccio del Signore (CSA), era in missione per la sua organizzazione, ed era venuto a manifestare il suo odio per  gli omosessuali, i neri e gli ebrei.
Ma, come Noble si sedette in mezzo alla folla,dette un volto al suo nemico. E il suo “nemico” apparso non era diverso da chiunque altro. Pensò alle conseguenze di quello che sarebbe stato pari al più grande attacco terroristico in America al momento. Poi, prese la valigetta e se ne andò.
Noble insieme ad altri ex membri e a degli esperti è presente alla Convention annuale di Chicago dellìAPA del 2002 durante la sezione “Culti di odio” per parlare degli effetti del controllo mentale delle sette distruttive. I relatori hanno fatto un appello all’associazioneper formare una task force per studiare il controllo della mente tra le sette distruttive.
L’influenza estrema [come il controllo della mente dei culti] è rimasto uno studio  in sospeso nel campo della psicologia” ha affermato Alan W. Scheflin, professore di diritto alla Santa Clara University.
Il controllo della mente, o “lavaggio del cervello”, come è comunemente chiamato dai media, è spesso visto da molti psicologi come fantascienza. Tuttavia i relatori hanno sottolineato che il controllo della mente viene utilizzato dalle sette per reclutare e mantenere i seguaci all’interno di un gruppo e può avere conseguenze psicologiche pericolose e durature.
I culti che utilizzano tecniche di controllo mentale “sono stati in grado di farlo impunemente, e le persone che sono vittime di queste tecniche non ottengono alcun trattamento“, ha riferito Scheflin.
Infatti, gli psicologi dinnanzi a qualcuno che afferma di essere una vittima del controllo mentale da parte di una setta distruttiva potrebbero  trovarsi ad affrontare una azione di malcostume. “Non ci sono trattamenti legittimi che sono scientificamente validati e che compaiono in rivistescientifiche, pur essendo efficaci clinicamente“, ha detto Scheflin. “Pertanto, essi sono vulnerabili per sfidare una causa  in tribunale. Non vi è alcuna ragione per cui le persone che sono vere vittime di controllo mentale o quelle che pensano di essere vittime e che si sbagliano non debbano ricevere un trattamento quando ne hanno bisogno o quando lo vogliono.”
Gli psicologi, secondo Scheflin,  devono occuparsi seriamente di tale argomento, soprattutto a seguito di quanto accaduto negli attacchi terroristici dell’11settembre. Per comprendere appieno i fattori psicologici che portano al terrorismo, ha aggiunto, la risposta potrebbe risiedere della comprensione delle dinamiche dei  culti.

 

 
La mentalità del culto
Il membro della giuria Deborah Layton ha anche incoraggiato più di aiuto per le vittime di controllo mentale. “Può succedere a ciascuno di noi“, ha detto Layton.
A 18 anni, nei primi anni del 1970, i bisogni di Layton l’hanno portata ad appartenere al Tempio del Popolo, un gruppo che le ha offerto un senso di comfort e le  risposte alla vita. Il capo, il reverendo Jim Jones, la faceva sentire come se stesse entrare nel Corpo di Pace. Pochi anni dopo, Layton è andato a Jonestown, nella Guyana, dove era stato costruito  il villaggio dei popoli seguaci del Tempio per sfuggire il razzismo e la persecuzione. Tuttavia, la soluzione pacifica appariva più come un “campo di concentramento“, circondato da guardie armate, dove il cibo era scarso e seguaci erano tenuti a lavorare per lunghe ore.
Layton scappò da Jonestown nel 1978 e riferì alla polizia circa le attività del gruppo, come il progetto del  suicidio di massa e delle persone trattenute contro la loro volontà. La sua previsione di un suicidio di massa giunse a buon fine un paio di mesi dopo, quando 913 seguaci bevvero il  letale cianuro e morirono.
Layton si vergognava per essere cambiata in una setta. “Se potessi raccontare questa storia e spiegare al mondo, allora forse potrei uscire dal fango della vergogna“, riferì Layton.
Steve Hassan, un ex membro di un  culto e con licenza di consulente per la salute mentale, specializzato nell’aiutare le vittime delle sette distruttive, sostiene che il recupero da controllo mentale di un culto può essere facilitato se le vittime raggiungono una corretta informazione, il supporto e gli interventi da parte di altri ex membri di sette.
Per quanto riguarda Kerry Noble, il culto CSA è nato da una piccola chiesa pacifista, è stato costituito nel 1977, più di quattro anni dopo a poco a poco ha cambiato la sua filosofia religiosa. Nel 1978 l’organizzazione spese 52 mila dollari per l’acquisto di armi. Nel 1981 la chiesa era diventata un gruppo estremista armato, pieno di odio.
Noble ebbe quattro giorni di confronto armato con il governo federale nel 1985 e trascorse due anni in prigione. Ma ha riferito che la comprensione della psicologia del concetto di  controllo mentale lo ha aiutato nei suoi  otto anni di battaglia per recuperare. “Ho imparato che l’odio è un comportamento appreso” ha riferito Nobile.
Le sette usano spesso la modifica del comportamento dei seguaci, come le tecniche di blocco del pensiero e l’induzione della mentalità “noi-contro-loro”, come afferma Hassan. Con le tecniche di controllo del pensiero, i membri di una setta imparano  a smettere di dubitare sul culto, spesso con una frase chiave che ripetono. L’induzione della fobia è utilizzato anche, laddove i culti giocano sulle paure irrazionali di una persona, con le minacce, come per esempio facendo credere alla persona che svilupperà il cancro o impazzirà se lascerà il gruppo o farà domande su di esso.
Così come siamo in grado di fare una terapia efficace a breve termine in profondità per insegnare alla gente il significato delle loro fobie e aiutarli a superarle, siamo in grado di fare lo stesso con le vittime di controllo mentale dei  culti“, dice Hassan.
Un culto distruttivo è un regime autoritario, che usa l’inganno in caso di affiliazione, e le tecniche di controllo mentale hanno l’obiettivo di rendere una persona dipendente e obbediente, sempre secondo Hassan.
Al Qaeda soddisfa i criteri per dimostrare l’azione di un culto distruttivo, sostiene Hassan. “Abbiamo bisogno di applicare ciò che sappiamo dei culti  distruttivi a controllo mentale, e questo dovrebbe essere una priorità per la guerra al terrorismo. Abbiamo bisogno di capire gli aspetti psicologici di come le persone vengono reclutate e indottrinate in modo che possiamo rallentare il reclutamento. Abbiamo bisogno di studiare questo per aiutare gli ex membri, e per consigliare ed eventualmente utilizzare alcuni di loro nella guerra contro il terrorismo. ”

 

 

 

Un campo legittimo di studio?
Nel 1986 un gruppo di psicologi costituì una task force per analizzare i  metodi ingannevoli e indiretti di persuasione e controllo (DIMPAC) – e presentò una relazione all’APA che condannava le sette per l’utilizzo del lavaggio del cervello. Ma il consiglio di responsabilità etico-sociale di Psicologia dell’APA trovò il rapporto “inaccettabile“, privo di prove scientifiche, che faceva troppo affidamento su aneddoti sensazionali e non forniva informazioni sufficienti per far  prendere all’APA una posizione precisa sulla questione.
Ma Scheflin sostiene che negli ultimi 100 anni alla società sono stati forniti chiari segnali che si tratta di un campo legittimo di studio, e che la psicologia ha bisogno di una risposta organizzata. Ad esempio, nel 1880 e nel 1890 fu provato che l’ipnosi poteva essere utilizzata per impiantare falsi ricordi. Nel 1920 la polizia utilizzava interrogatori  di “terzo grado” basati sul dolore e la sofferenza dei criminali sospetti. Durante i processi di Mosca nel 1930, politici  innocenti furono indotti a confessare di essere traditori. Negli anni 1950 e 1960, i comunisti cinesi utilizzarono  tecniche di lavaggio del cervello durante la guerra di Corea.
Questi soggetti sono incredibilmente poco appetibile e molto difficili da essere analizzati, ma sono una parte essenziale della psicologia della mente umana“, ha detto Scheflin. “Dobbiamo fermare questo germe prima che si  diffonda.
In un sondaggio del 1980, il 54 per cento degli studenti delle scuole superiori di San Francisco Bay area ha riportato nella sua esperienza di vita almeno un tentativo di reclutamento da parte di un membro di un culto, e il 40 per cento ha riferito 3-5 contatti, secondo uno studio di oltre 1.000 studenti condotto dal Presidente APA Philip G. Zimbardo, PhD, e da Cynthia F. Hartley. Questi numeri ci si aspetta che siano aumentati con l’attuale tecnologia sempre più in crescita come strumento di reclutamento dei culti.
I culti esistono a tutti i livelli della società, ha riferito Stephen J. Morgan, membro della facoltà American Management Association/Management Centre Europe a Bruxelles, in Belgio. Morgan è stato un leader a livello internazionale di un culto estremista politico nel 1980, che ha operato in 31 paesi con 25.000 adepti. Mentre era  in carica nel partito laburista britannico, Morgan ha lavorato come spia contro lo Stato.
Circa 10 anni fa Morgan ha lasciato l’organizzazione e ha riacquistato la propria identità. Oggi, tiene conferenze in tutto il mondo sul controllo della mente delle sette terroristiche. Alla convention dell’APA ha sottolineato l’importanza di una più profonda comprensione dei culti per capire il terrorismo. I leader dei culti sono di solito psicopatici con un desiderio di potere e spesso prendono le loro idee dal mondo della politica, dalla religione e dalla psicologia per adempiere al loro scopo, ha riferito Morgan. Attraverso il controllo della mente, sono in grado di filtrare i loro pensieri e comportamenti in una “fede fanatica ” tra i loro seguaci.
Abbiamo bisogno di portare le esperienze dei componenti delle sette insieme con la vostra esperienza,” ha affermato Morgan agli psicologi tra il pubblico. “Si tratta della nostra salute e della sicurezza della nazione.

 

Fonte originale: APA

 

Traduzione di Lorita Tinelli

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Jim Jones – Suicidio di Massa [1979]