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Hana Whitfield: Cosa vuol dire essere molestata da Scientology

Mark Bunker ha condiviso con noi un altro estratto delle video interviste che ha raccolto  per il suo prossimo documentario, Knowledge Report.

In questa clip egli intervista Hana Eltringham Whitfield su cosa vuol dire essere il bersaglio del “Fair Game” – gli sforzi di rappresaglia famigerati di Scientology coordinati dal suo Ufficio degli Affari Speciali (OSA), che spesso includono la sorveglianza intrusiva di investigatori privati​​.

Hana entrata in Scientology nel 1965, è diventata Clear numero 60, poi è andata al sea [sea org: organizzazione del mare] con L. Ron Hubbard, che la elesse capitano di una delle sue navi. Sempre più delusa da quello che aveva visto di Hubbard da vicino, e soprattutto dopo che il materiale fu diffuso in “OT 3″, ha finalmente lasciato Scientology nel 1984 e poi ne è diventata uno dei critici più noti e specialista di intervento. Nel 1991 è stata probabilmente la più grande “SP” sul pianeta, e l’attenzione su di lei degli occhi privati ​​della chiesa lo provano …

Durante la sua intervista, Hana dice: “Penso che se Marty Rathbun e Mike Rinder  decidono di parlare di questo, devono parlare di alcune delle operazioni che sono state messe in atto contro di noi, perché sono varie”.

Abbiamo parlato di Rinder, che ha raccontato che tra il 1986 e il 1993, non lavorava con OSA, tranne che per un periodo per quanto riguarda Gerry Armstrong e alcune altre questioni specifiche. Nel 1991, quando la sorveglianza di Hana era così pesante, Rinder disse che stava lavorando sulla mostra La Vita di LRH come LRH PPRO Int (personale internazionale delle relazioni pubbliche), dopo un periodo di lavoro nel Rehabilitation Project Force,  prigione della Sea Org. Lui sostiene di non aver avuto alcuna esperienza o supervisione sulle operazioni contro Hana e Jerry Whitfield.

“Ma non ho dubbi che hanno subito le stesse cose che sono state fatte a Vaughn e Stacy Young, o Graham Berry, o che altri ne sono a conoscenza”, dice. “Occhi privati li hanno seguiti, li hanno ricoperti di denunce, vivevano nelle case accanto, ascoltavano le telefonate senza fili”, dice Rinder.

Una nota aggiuntiva. Poche settimane fa, quando abbiamo scritto un pezzo sulla versione “Antichrist” di OT 8, abbiamo cercato di entrare in contatto con Hana. L’ex Membro OSA  Frank Oliver ci aveva detto che nel 1991, quando girava il materiale contestato OT 8 in un archivio presso il Celebrity Centre di Hollywood, gli fu detto che si trattava di una bufala perpetrata da Hana e Jerry Whitfield.

Abbiamo finalmente avuto la possibilità di parlare con Hana di questo. Lei ha riso, dicendo che non era sorpresa di sentire che una cosa del genere veniva attribuita a lei, soprattutto in quell’anno fatidico. No, ci assicura, lei e suo marito non avevano nulla a che fare con il  documento  Anticristo OT3 , che divenne parte della “Fishman Papers” e che è stato spesso definito una bufala, anche da molti critici della chiesa.

Nella nostra storia, abbiamo parlato con George White, un uomo che ha vissuto OT 8, nell’estate del 1988, e ci dice che il documento Anticristo era quello che ha ricevuto sulla Freewinds.

Hana ci dice che anche lei è convinta che l’Anticristo OT 8 è genuino, e si adatta con quello che  Hubbard conosceva.

Il tuo theta casuale del giorno

Noi davvero non sappiamo cosa sia, ma siamo sicuri che i nostri commentatori avranno molto da dire in proposito. Godetevela

Fonte: Tony Ortega

Le caratteristiche dell’abuso emozionale

L’abuso emozionale è sfuggente. A differenza degli abusi fisici, le persone che lo perpetrano e lo ricevono possono anche non sapere ciò che sta accadendo.

Esso può essere più dannoso dell’abuso fisico perché può minare quello che pensiamo di noi stessi. Può paralizzare tutti perchè noi siamo fatti per essere quello che anche se di falso, viene di noi percepito. L’abuso emozionale può verificarsi  tra genitore e figlio, marito e moglie, tra parenti e tra amici.

L’aggressore proietta le sue parole, i suoi atteggiamenti o azioni su una vittima ignara di solito perchè non ha risolto le sue ferite infantili, che ora gli stanno permettendo di danneggiare gli altri.

 

Di seguito alcuni quesiti per verificare se si sta abusando o se si è abusati:

 

1) Umiliazione, degrado, attualizzazione, negazione,  giudizio, critica:
– Qualcuno si diverte ad umiliarti anche davanti ad altri?
– Ti prende in giro, usa il sarcasmo come modo per sminuirti o denigrarti?
– Se ti lamenti ti dice che “era solo uno scherzo” e che sei troppo sensibile?
– Ti dice che la tua opinione o i tuoi sentimenti sono “sbagliati“?
– Qualcuno ti ridicolizza regolarmente,  ti respinge, ignora le tue opinioni, i pensieri, le suggestioni e i tuoi sentimenti?

 

2) Dominazione, controllo  e vergogna:
– Pensi che una persona ti sta trattando come un bambino ?
– Ti rimprovera costantemente perché il tuo comportamento è “inopportuno“?
– Ti senti obbligato a “chiedergli il permesso” prima di fare qualsiasi cosa o di prendere anche una piccola decisione?
– Controlla le tue spese?
– Qualcuno di  tratta come un essere inferiore?
– Ti fa sentire che ha sempre ragione?
– Sottoliena le tue mancanze?
– Sminuisce le tue realizzazioni, le tue aspirazioni, i tuoi piani o anche chi sei?
– Ti danneggia con disapprovazione, sguardi sprezzanti, o con commenti svilenti?

 

3) Accuse e induzioni di sensi di colpa,  richieste o  aspettative banali e irragionevoli, negazione delle proprie mancanze :
– Ti accusano di qualcosa di artificioso nelle loro menti, nonostante tu sappia che non è vero?
– Sono in grado di ridere di se stessi?
– Sono estremamente sensibili quando si tratta di altri, ma prendersi gioco di loro o  fare qualsiasi tipo di commento a loro  lo percepiscono come una mancanza di rispetto?
– Hanno difficoltà a chiedere scusa?
– Si giustificano per il loro comportamento o tendono a incolpare gli altri o le circostanze per i loro errori?
– Ti chiamano con nomignoli?
– Ti danno la colpa per i loro problemi o per la loro infelicità?
– Commettono “violazioni di confine ” e mancanze di rispetto nei confronti delle tue valide richieste?
– Usano una freddezza emotiva e il ” trattamento silenzioso “, l’isolamento , l’abbandono emotivo o negligenza?
– Usano il broncio o la privazione di affetto?
– Non hanno voglia di soddisfare i bisogni di base e utilizzano la trascuratezza o l’abbandono come punizione ?
– Deviano sulla vittima tutte le colpe, invece di assumersi la responsabilità delle loro azioni e degli atteggiamenti?
– Non hanno notato o non gli importa di come ti senti?
– Non mostrano empatia e fanno domande solo per prendere informazioni

 

4) Codipendenza e invischiamento:
– C’è qualcuno che ti tratta non come una persona distinta, ma piuttosto come un’estensione di se stessa?
– Non protegge i tuoi limiti personali e non condividere informazioni che non hai riconosciuto?

– Manca di rispetto alle tue richieste e  fare quello che pensa sia meglio per te?
– Non ha bisogno di un continuo contatto e non ha sviluppato una rete di supporto sana tra i tuoi coetanei?
Maria Bogdanos è una coach per la salute emotiva

http://psychcentral.com/blog/archives/2013/02/20/signs-of-emotional-abuse/

 

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

“NARCISISMO PERVERSO E MANIPOLAZIONE PSICOLOGICA: L’AMORE TOSSICO” – Roberto BATTAGLIA

perversona    Nel corso del recente Festival di Sanremo, Luciana Litizzetto, con parole semplici, forti, profonde, intelligenti ha posto sotto i riflettori la piaga della violenza sulle donne. Alcune settimane fa, in una puntata di Zelig, “Sconsolata” (Anna Maria Barbera), con un monologo graffiante, ha messo a nudo, a modo suo, le pochezze e gli squallori che talvolta caratterizzano la vita di coppia. La puntata di “Amore criminale” del 23.02.2013 e quella di “Presa diretta” del 24.02.2013 hanno evidenziato con crudezza le sevizie (anche) psicologiche che possono durare anni, secondo meccanismi difficilissimi da scardinare (vedi infra).

Non si parla mai abbastanza di questi temi. Spesso, nell’ambito di relazioni malate (che spesso – come ricordato – si “trascinano” impunite anche per molto tempo), si scambia per amore quello che amore non è: perché quello che lascia i segni sulla pelle, sulle ossa oltre che nell’anima, quello che crea continuamente grandissimo dolore certamente non lo è. L’amore non è mai sopraffazione.

Nell’esercizio della professione, non è raro (purtroppo) sentire storie di donne maltrattate; gli strumenti che il legislatore (forse, per lungo tempo, un po’ troppo pigro …) ha approntato sono svariati. A parte le numerose fattispecie a rilevanza penale in cui può essere sussunta la condotta posta in essere in concreto del soggetto violento (fino a quelle estreme, e dai risultati irreversibili, dell’omicidio ex art. 575 c.p. o dell’istigazione o aiuto al suicidio ex art. 580 c.p.), in questa sede va ricordata la L. 154 del 2001, Misure contro la violenza nelle relazioni familiari, che ha introdotto l’art. 282 bis c.p.p., che prevede la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare del soggetto violento, e – sotto il profilo civilistico – gli artt. 342 bis e 342 ter c.c., che disciplinano gli ordini di protezione contro gli abusi familiari.

Com’è noto, con la finalità di apprestare una tutela mirata nei confronti delle vittime del cd. stalking, la L. 38 del 2009 ha introdotto l’art. 612 bis c.p., “Atti persecutori”, che inserisce la fattispecie fra i delitti contro la libertà morale. La norma, che punisce “chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita”, ha come scopo quello di tutelare, da un lato, la libertà di autodeterminazione della vittima nelle sue scelte di vita e, dall’altro, la tranquillità, la salute fisica (anche la stessa vita e incolumità personale) e mentale e la privacy della persona offesa (per una disamina accurata delle norme sostanziali e processuali, nonché dei profili del risarcimento del danno, della casistica e della giurisprudenza si rinvia a F. M. Zanasi, L’odioso reato di stalking, Ed. Giuffrè, 2012).

Anche il cinema ci parla talvolta di amori malati. Ad es., nel drammatico thriller A letto con il nemico (Sleeping with the Enemy) del 1991 una giovane Julia Roberts interpreta una moglie che finge di essere morta per sfuggire al marito violento, fino allo scontro finale con lo stesso, che l’aveva ritrovata. Nel film del 2002 Via dall’incubo (Enough), la giovane Slim (interpretata da Jennifer Lopez), con un rapporto problematico con il padre, si trova ad affrontare un marito violento che la tratta come un oggetto, e lo affronterà in un uno scontro mortale, dopo aver imparato le tecniche di autodifesa.

Nell’ambito della triste e odiosa casistica di botte, occhi neri, braccia fuori uso, costole rotte, urla, alcool, droga, piatti rotti, un settore sfortunatamente non “di nicchia” è rappresentato da una manifestazione molto più subdola (e diremmo anche viscida) di violenza, che spesso non lascia segni esteriori sulla pelle della malcapitata (o del malcapitato), a volte è invisibile (o difficilmente ravvisabile) da parte dei familiari o dei conoscenti (dinanzi ai quali, per molto tempo, il nostro personaggio squallido si traveste da pecorella indifesa, anziché da lupo dotato di denti aguzzi), in un vero e proprio “festival” della falsità e della vigliaccheria.

Fra le molestie morali rientrano il rifiuto dell’altro, la derisione, il disprezzo fino alla negazione della stessa esistenza della vittima, denudando di ogni valore i sentimenti di quest’ultima (cfr., per un approfondimento, F. M. Zanasi, Violenza in famiglia e stalking. Dalle indagini difensive agli ordini di protezione, Ed. Giuffrè, 2006, 14).

Si tratta di una subdola forma di manipolazione psicologica (una sorta di plagio) che produce danni a livello psico-fisico, che possono essere ugualmente molto gravi, e in alcuni casi anche più profondi di quelli connessi alla violenza fisica. Di queste storie perlopiù si parla soltanto quando la violenza psicologica diventa (come molto spesso succede quando la vittima faticosamente pone o tenta di porre termine alla relazione malata) vero e proprio stalking.

Il professionista, in quest’ambito, si trova a volte a dover confrontarsi con profili psicologici a volte molto complessi, che implicano un percorso di approfondimento che abbraccia anche discipline non giuridiche, in una “discesa agli inferi” con la cliente “violentata nell’anima”, per poi uscire insieme “a riveder le stelle”.

Si fa riferimento, qui, al cd. “narcisismo perverso”, fenomeno di grave disturbo della personalità nel cui ambito la vittima (spesso intelligente, culturalmente attiva, di buona famiglia, socialmente ben collocata, ma caratterizzata da particolare fragilità, scarsa autostima, bisogno di amore e di appartenenza) viene assoggettata non (o non soltanto) ad una violenza fisica, bensì viene costantemente abusata (nel corpo e nell’anima) attraverso la continua manipolazione e la distorsione della realtà. In questa cornice, non mancano l’allontanamento della vittima da parenti, amici (a volte addirittura dalla stessa attività lavorativa) e l’assorbimento quasi da vero e proprio “vampiro” delle energie dell’altro, che viene usato (sia sessualmente, sia in ambito sociale e/o economico) e svuotato fino alla sua distruzione psichica, attraverso la colpevolizzazione, una volta che la vittima ha cercato di ribellarsi oppure, in alcuni casi estremi, distruzione anche fisica, fino ad arrivare all’omicidio. Il professionista si trova dinanzi ad una situazione che pare, in alcuni casi, più odiosa di quella della violenza fisica. Ciò che la vittima racconta (soprusi molte volte invisibili all’esterno) pare superare prima facie la fantasia più becera.

In questo finto amore, malato e tossico, il manipolatore vuole controllare gli altri utilizzando delle tecniche mistificatorie. Nell’ambito della mitologia greca, il bellissimo giovane Narciso disdegnava chiunque si innamorasse di lui, e gli dei adirati lo avevano condannato, facendolo innamorare della propria immagine rispecchiata in una sorgente, e lo stesso era morto dal dolore per l’amore non corrisposto.

Cosa fa il narcisista perverso? La sua personalità, per il voler mantenere sempre il potere, anche e soprattutto attraverso la menzogna e l’umiliazione dell’altro, risulta di per sé incompatibile con l’instaurazione di relazioni stabili e soddisfacenti. Il carnefice – si noti – spesso agli occhi degli altri è una persona insospettabile, anzi rispettabilissima, apparentemente molto religiosa, zelante e impeccabile sul lavoro, talora fin troppo “perfetta”. Dapprima il falso “principe azzurro”, insinuandosi nelle fragilità della vittima (dovuta, ad es., a figure parentali mancanti, conflitti interiori risolti, storie pregresse di violenza, ecc.), offre (nella fase del corteggiamento, ossessivo e insistente, ma sempre sapientemente cadenzato) grandi promesse, protezione e generosità, giornate bellissime, viaggi indimenticabili, fiori e regali, dolcezza infinita, intimità travolgente, per poi trasformarsi in un vero e proprio incubo.

D’un tratto, si passa a continue e inspiegabili sparizioni (anche di più giorni), tradimenti plurimi (che prima o poi vengono scoperti), silenzi (il cellulare spento per giorni), violenze psicologiche (ma talora anche fisiche), vita sessuale vissuta costantemente all’insegna dell’eccesso (con alternanza di lodi e critiche anche sotto questo profilo, al fine di disorientare ancor di più la vittima, e creare dipendenza), distruzione dell’autostima anche da un punto di vista culturale e valoriale, con critiche e umiliazioni anche dinanzi ad altre persone.

Tutto ciò avviene in un alternarsi continuo di “bastone e carota”, che manda in tilt il cervello (causando molto spesso mancanza di concentrazione, difficoltà sul lavoro, o abbandono degli studi), l’anima (con depressione, ansia, difficoltà nei rapporti con familiari e amici, perdita di contatto con la realtà), il corpo (intimità corrotta, perversioni, dolori, svariati disturbi psicosomatici fino ai casi più gravi di tumore), come se il male e il dolore scavassero le vittime dall’interno, svuotandole.

Si parla, non a caso, di un vero e proprio “trauma da narcisismo”, dai connotati sintomatologici non dissimili dal “Disturbo post traumatico da stress” dei reduci della guerra del Vietnam; vedi http://narcisismo.forumup.it, Pietro Brunelli, Amore, narcisismo e relazioni patologiche, Forum di auto-aiuto, che, da un lato, evidenzia come le vittime di un narcisista è come se fossero state contagiate da un “virus psichico”, oppure entrate in contatto con un veleno, perdendo le difese immunitarie e, dall’altro, fa riferimento a crollo dell’autostima, attacchi di panico, ansia, difficoltà a dormire e ad alzarsi la mattina, disturbi dell’alimentazione, difficoltà nella vita sociale, familiare e lavorativa, difficoltà di concentrarsi. (Sul disturbo post traumatico da stress cfr. anche F. M. Zanasi, Violenza in famiglia e stalking, cit., 17, che evidenzia come – secondo la definizione contenuta nel DSM-IV-Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, APA, Masson, Milano, Parigi, Barcellona, 1996, 469 – esso consista, tra l’altro, in “paralisi psichica” o “anestesia emozionale”, disperazione, ritiro sociale, compromissione della relazione con gli altri, cambiamento delle caratteristiche precedenti di personalità).

Al di là della rilevanza penale e degli aspetti risarcitori, va qui sottolineato che l’uscita da questa escalation distruttiva può in molti casi essere assai laboriosa e faticosa, necessitando spesso di un sostegno psicologico, oltre che di quello del legale.

Il freddo e vuoto distacco del “vampiro” e gli schemi di comportamento non familiari (e quindi incomprensibili) dello stesso, portano in molti casi ad un’assurda accondiscendenza: la vittima manipolata, indebolita ed esausta, dopo un certo lasso di tempo, si rassegna ad una cieca sottomissione, al fine di farsi accettare da colui che è il suo carnefice (il quale, invece, sempre insoddisfatto, pretenderà sempre di più).

Interrompere il gioco al massacro è assai difficile, e implica molto spesso svariati e ripetuti tentativi di fuga, resistendo a menzogne e trappole via via sempre più subdole e insidiose (sui cd. schemi della ricattura narcisistica, e cioè il silenzio, la colpa, la lusinga, il sintomo, cfr. Blog therapy – Dott. Enrico Maria Secci, in http://enricomariasecci.blog.tiscali.it), che in concreto si ripresentano ciclicamente in un macabro alternarsi di ambiguità: l’allontanamento periodico del carnefice senza dare spiegazioni (che genera un dolore fortissimo), la colpevolizzazione e lo svilimento della dimensione corporea, morale e familiare della vittima (che provoca nella vittima una illusoria speranza di riscatto), improbabili promesse di cambiamento oppure di ingenti somme di denaro, o ancora inviti a cena per un chiarimento, pietosi pianti in ginocchio davanti alla vittima, discorsi deliranti (anche a sfondo religioso), e infine l’ammalarsi (vero oppure simulato, non importa) del “mostro” (nel quale le vittime, a volte, rivedono la figura di un genitore autoritario da riconquistare, oppure un genitore depresso da consolare), lo stalking sistematico con telefonate, sms, lettere, appostamenti (ma anche stalking indiretto, ossia posto in essere utilizzando amici, parenti, colleghi di lavoro del carnefice e/o della vittima stessa, davanti ai quali l’aguzzino si presenta, all’opposto, come vittima innocente, piangente e disperata), il tutto finalizzato alla riconquista della preda, da dissanguare ulteriormente a piacimento.

Gli strumenti giuridici a disposizione a livello civilistico e penalistico (su cui non ci si sofferma in questa sede), in sinergia con quelli psicologici attuati nei Centri antiviolenza, attualmente offrono – come ricordato sopra – un ventaglio di soluzioni per offrire una tutela a chi è incappato, per la sua fragilità (anche soltanto momentanea, ad es., non è infrequente passare “dalla padella alla brace”, dopo una lunga relazione con un soggetto che usava la violenza fisica), in un soggetto così viscido e subdolo, e allo stesso tempo così distruttivo, che infetta l’anima della preda, sfruttando all’inverosimile sensi di colpa e desiderio di sentirsi utili.

Ci può essere prevenzione in questo particolare settore? Nell’ambito dei rapporti interpersonali (non solo quelli tra avvocato e collega, e tra avvocato e cliente, ma anche, più in generale, quelli tra esseri umani) la parola d’ordine deve essere “rispetto”, che di per sé è antitetico rispetto all’individualismo e alla prepotenza. Ma il primo antidoto contro la violenza psicologica è l’amore (quello sano) per sé stessi, e di conseguenza il recupero dell’autostima. Come è stato efficacemente scritto in uno dei testi segnalati sotto (e che mi ha molto colpito, nel suo inevitabile affiancarsi all’approfondimento tecnico – giuridico), “Non si maltratta, però, solo il prossimo. Ci manchiamo di rispetto e ci facciamo del male quotidianamente in molteplici modi. Uno di questi consiste, appunto, nel non farci rispettare” (C. Mammoliti, I serial killer dell’anima, Ed. Sonda, 2012, 16).

 

Bibliografia essenziale

G. Berri, Stalking e ipotesi di confine, Ed. Giuffrè, 2012.

P.P. Brunelli, Trauma da narcisismo nelle relazioni di coppia. Ipotesi per una nuova diagnosi. Il narcisismo patologico e la ferita narcisistica nel “vampirismo affettivo”, Associazione culturale Albedo per l’Immaginazione Attiva, Milano, 2011.

S. Filippini, Relazioni perverse. La violenza psicologica nella coppia, Franco Angeli, Milano, 2005.

C. Mammoliti, I serial killer dell’anima, Ed. Sonda, 2012.

F. Sarno, Il nuovo reato di atti persecutori (art. 612 – bis), Ed. Giuffrè, 2010.

E. M. Secci, Gli uomini amano poco. Amore, coppia, dipendenza, Autorinediti.

F. M. Zanasi, Violenza in famiglia e stalking. Dalle indagini difensive agli ordini di protezione, Ed. Giuffrè, 2006.

F. M. Zanasi, L’odioso reato di stalking, Ed. Giuffrè, 2012.

F. M. Zanasi, Stalking – Nozioni, informazioni, statistiche, in Persona e Danno, 28.11.2012.

 

 Di Roberto Battaglia

 

Fonte: PersoneDanno

Io perseguitata e minacciata da Arkeon

Parla la psicologa che ha denunciato la psicosetta di Carlo Moccia, sotto processo a Bari
Bari – Lorita Tinelli è una psicologa iscritta all’ordine sin dal 1998 e si interessa di culti distruttivi, organizzazioni devianti e leader carismatici da oltre quindici anni, oltre ad essere stata anche consigliere nazionale del GRIS (Gruppo di ricerca socio religiosa, riconosciuto dalla CEI) Nel 1999 fonda, assisieme ad altri studiosi del fenomeno, il CeSAP, Centro studi per gli Abusi Psicologici, dal 2005 convenzionato anche con due Università italiane (Bari e Chieti). Nel suo percorso di studio e ricerca dei fenomeni da lei studiati, la dottoressa Tinelli è entrata in contatto con diverse persone che le rchiedevano aiuto a causa dell’ingresso dei propri cari nel cosidetto ‘lavoro’ di Vito Carlo Moccia. Tutti, indistintamente, pur non conoscendosi tra di loro, riportavano le medesime esperienze di brusco allontanamento dei propri cari dopo aver frequentato alcuni seminari del Moccia. I genitori riferivano che tale allontanamento da parte dei figli era successivo alla loro disperata confessione di aver ricordato una esperienza di abuso durante l’infanzia, perpetrata da uno dei genitori o da altri parenti o amici col consenso di uno dei due genitori. Altri riferivano che il proprio compagno o compagna, o amico, dopo aver tentato un avvicinamento al gruppo del proprio partner, al chiaro rifiuto, interrompeva i rapporti, ritenuti inutili e un ostacolo nel percorrere “il Sentiero Sacro” proposto da Vito Carlo Moccia. Ed ora quest’ultimo è sotto processo col suo metodo ‘Arkeon’ a Bari e altre città proprio dopo le accuse e denunce di Lorita Tinelli.

Allora dottoressa quando inizia il caso “Arkeon”?
“Arkeon viene alla ribalta mediatica quando una delle vittime – che, oltre a riferire di aver subito una vera e propria violenza di gruppo, ci ha rimesso il progetto di vita familiare in Arkeon, in quanto il suo compagno fu indotto ad una ‘trasgressione creativa [i] ’ dal suo maestro di riferimento – raccontò la sua esperienza in TV nella nota trasmissione di Maurizio Costanzo, “Tutte le mattine”.

A gennaio di quattro anni or sono Maurizio Costanzo, interessato a questo fenomeno, dedicò tre puntate all’approfondimento, invitando anche la sottoscritta nell’ultima puntata, a riferire quanto conosceva in base alle storie raccolte e agli studi scientifici effettuati.

Ebbene un mese dopo la partecipazione televisiva, Moccia e i rappresentanti di alcune società e associazioni da lui stesso fondate e aventi prevalentemente sede legale in via Amendola, in Bari (Tribe Human Consulting, Tribe Human Communication, Terre d’Incontro, Kidokai), inviarono alla sottoscritta sia in qualità di professionista che in qualità di presidente del CeSAP e a soli due fuorusciti che avevano partecipato alla medesima trasmissione del Costanzo (malgrado anche altri presenti, incluso lo stesso Costanzo avessero espresso dei giudizi molto più forti dei nostri) un atto di citazione per diffamazione con richiesta di danni di oltre 4 milioni di euro.
Dopo circa un altro mese lo stesso Vito Carlo Moccia deposita una richiesta urgente per la chiusura del sito del CeSAP, dove diverse persone iniziavano ad avere il coraggio di raccontare la loro devastante esperienza nel percorso Arkeon. Nello stesso anno, nel mese di Aprile, un centinaio di membri di Arkeon a vario titolo, incluso Moccia, sottoscrivono un kit di denuncia, appositamente predisposto dagli avvocati del Moccia e ritrovato con gli allegati, durante le indagini. Insieme al kit è stata ritrovata anche una email dell’avvocato di Moccia che, incoraggiando a sottoscrivere tale denuncia in massa, si esprime in termini denigratori circa le affermazioni riportate dal CeSAP, palesando un atteggiamento probabilmente non in linea con la professionalità sancita dall’Ordine degli Avvocati. Tale denuncia è stata depositata da ogni adepto di Arkeon in ogni parte d’Italia, evidentemente per rendere ancora più dispendiosa e faticosa l’azione di difesa dei querelati”.

Cosa è accaduto dopo?
“Quest’evidente lite temeraria ha finito per suscitare un grande interesse presso la Procura di Bari, che ha effettuato le indagini che hanno portato ai risultati che oggi conosciamo, ovvero l’apertura di un procedimento penale nei confronti di 11 membri di Arkeon, incluso il fondatore e la sua stessa moglie. Tutti accusati a vario titolo di associazione a delinquere, abuso della professione medica e psicologica, incapacità derivata da violenza, maltrattamento di minori e calunnia. A Milano è stato stralciato il reato di violenza sessuale contestato ad uno degli 11 imputati presso il Tribunale di Bari, ma che avrebbe consumato il reato in Lombardia ”.

E a Bari, invece qual è stato l’esito dei contenzioni legali?
“A settembre 2006 il Giudice Michele Salvatore, del Tribunale Ordinario di Bari, ha deciso in merito al provvedimento urgente di chiusura del sito del CeSAP da parte di Moccia, sostenendoche in virtù della libertà di espressione ciò non potesse essere possibile. Lo stesso Giudice esprime un giudizio di merito riferendo che l’attività del CeSAP fosse meritoria nella tutela delle  vittime di false psicoterapie.
La causa civile promossa con la richiesta di oltre 4 milioni di euro è ancora in corso a Bari, con prossima udienza il 13 aprile, data in cui sarà interrogato lo stesso Vito Carlo Moccia.
Diverse procure d’Italia hanno archiviato le varie denunce penali depositate presso di loro dai vari membri di Arkeon e i primi 46 di loro sono indagati, presso la Procura di Bari, per concorso in calunnia, per aver cioè denunciato le solite tre persone (la sottoscritta e i due fuorusciti di Arkeon) sapendole innocenti”.

Scusi, dottoressa Tinelli, la in cosa consistono le minacce e molestie di Arkeon?
“Subito dopo le trasmissioni di Costanzo ci sono stati resi noti dei messaggi, firmati da membri di Arkeon, in cui si minacciavano azioni di militanza a difesa di Vito Carlo Moccia, contro i suoi critici.
Nell’Ottobre del 2007 la procura di Bari emette una ordinanza con richiesta di misure cautelari nei confronti dei primi 6 membri di Arkeon indagati, tra cui il Moccia. Oltre a questo sigilla i locali della sede legale di Arkeon e ne chiude tutti i siti, al fine di evitare che il gruppo continuasse le proprie attività nonché a promuoversi.
Nonostante le precise disposizioni della Procura, 80 membri di Arkeon organizzano a febbraio 2008 un incontro presso un hotel romano con una studiosa di religione, con richiesta di aiutarli a riabilitare la credibilità dello stesso Arkeon. In questo incontro, immortalato in alcuni filmati, la studiosa sembra offrire precise indicazioni al gruppo Arkeon su come raggirare le disposizioni della procura e su come riabilitare l’immagine di Arkeon al grande pubblico mediante siti creati ad hoc e migliori definizioni del percorso Arkeon. I poliziotti della Digos interrompono l’incontro, interrogano alcuni dei presenti, tra cui un sacerdote, una suora e un noto attore del piccolo schermo, e sequestra tutto il materiale presente. Nonostante questo, la studiosa interpellata da Arkeon apre un forum nel proprio sito e, come sostiene una relazione della stessa DIGOS presente negli atti del processo, permette ai membri di Arkeon di riorganizzarsi e di promuoversi, ma anche sembra indurre alcuni testimoni a ritrattare le dichiarazioni già rese durante le indagini alla DIGOS. Immediatamente il forum viene bloccato dalla Procura con una ordinanza di sequestro preventivo, visto l’ostacolo che tale situazione poteva provocare all’ indagine che intanto proseguiva. La studiosa di religioni viene indagata per abuso della professione e associazione a delinquere e la sua posizione è ancora pendente presso la Procura di Bari.
Beh da quel preciso istante, alcuni membri di Arkeon, insieme alla stessa studiosa e ad altre tre persone dello stesso entourage della studiosa hanno iniziato un sistematico progetto diffamatorio contro la sottoscritta e altri testimoni del processo, nonché vittime di Arkeon.
Insieme hanno creato una quindicina di blog a me dedicati in cui hanno tentato con ogni mezzo di minare la mia credibilità professionale. Mi hanno anche diffamata presso i miei contatti professionali e presso l’Ordine degli Psicologi, nonché presso associazioni italiane ed estere con cui ho collaborato per anni. E’ stato addirittura più volte contattato, per telefono e per lettera, il Ministero di Giustizia col quale il CeSAP ha collaborato in passato. E non è finita …”

Che altro è accaduto?
“Anche alcuni testimoni e vittime di Arkeon sono stati derisi e denigrati negli spazi virtuali appositamente creati e sono state condotte “indagini”, da parte del medesimo gruppo di militanti, anche nei confronti di alcuni collaboratori del CeSAP, nonché di prossimi testimoni al processo. Dai documenti processuali emerge che alcuni adepti di Arkeon avevano preparato persino un dossier sulla sottoscritta, poi sparito miracolosamente dal pc dell’autore.
Guardi io stessa vengo costantemente inseguita in ogni spazio della rete informatica cui ho accesso e le mie conversazioni ricopiate e inserite in altri contesti, al fine di offrire al pubblico una immagine deturpata della sottoscritta. E’ stata persino ritoccata e stravolta una mia fotografia al fine di deridermi personalmente e professionalmente. L’autrice di tale azione, di cui conosco nome e cognome, ha immesso tale foto nella rete, sbeffeggiandomi con testi offensivi e irriverenti, facendola rimbalzare di blog in blog, con l’appoggio dei membri di Arkeon.
L’estate dell’anno scorso un altro messaggio ‘anonimo’ avvertiva che si stava programmando una spedizione punitiva”.

Ma di cosa l’accusano gli adepti di questa psicosetta?
“La colpa principale che mi viene attribuita da questo gruppuscolo di militanti è l’aver manipolato la stampa e la magistratura. In realtà sono stata semplicemente una persona informata sui fatti e nel procedimento penale sarò una delle testimoni del PM, nonché parte lesa e parte civile per alcuni dei reati contestati agli imputati.
Le dirò: questa attività molesta protratta ormai da oltre due anni sta producendo dei seri effetti. Per quanto mi riguarda ho dovuto fare delle sostanziali modifiche nella mia vita per evitare, quanto possibile, gli effetti devastanti di qualche squilibrato esaltato. Anche i miei pazienti e gli utenti del CeSAP risentono di tale clima. Ma soprattutto le vittime di Arkeon che dovranno anche testimoniare nell’ambito del procedimento penale.

Già, il processo a Moccia riprende fra tre mesi a Bari …

“ Sì, ci sono stati un paio di rinvii, ma soprattutto già ci sono state defezioni nella prima fase del procedimento civile. Alcuni testimoni hanno parenti ancora vincolati a Moccia. Altri temono che prima o poi la macchina della ritorsione attraverso denunce e diffamazione possa travolgere anche loro e non possono permettersi di perdere lavori e di vivere ancora in uno stato di forte
stress, oltre a quello già vissuto. Altri ancora hanno ricevuto minacce.
Ricordo che alcune delle persone in prima linea nel progetto di diffamazione e di molestia sono indagate e agiscono noncuranti delle disposizioni della Magistratura”.

Il Caso
Se la giustizia abbandona chi denuncia
Da oltre due anni quindi la storia di molestie e stalking procede. Chi denuncia, chi ci mette la faccia alla fine ha la sensazione di essere lasciato solo dalla Giustizia e dalle Istituzioni. Solo a trovare strategie di difesa. E tale stato di lentezza è una cosa molto pericolosa perché alimenta la paura e l’omertà. C’è gente che dice ‘ho paura di essere presa di mira come Lorita Tinelli’. Ed è assurdo che in uno stato civile come il nostro a pagare duramente siano le persone che denunciano e le persone informate sui fatti e non chi commette i reati.

Il ritardo nell’intervento delle Forze dell’ordine e delle azioni della Magistratura ha purtroppo favorito l’azione indegna di persone senza scrupoli, che ha causato e continua a causare danni irreparabili alle vittime di Arkeon e a chi prova a sottrarsi e a denunciare, per il solo ‘crimine’ di aver collaborato con la Giustizia. E’ necessario invece che ci sia una maggiore tutela di chi collabora con la Giustizia, per evitare che quest’ultimo sia per questo ancora bersaglio di ritorsioni, molestie e minacce sia mediante l’uso strumentale della legge sia per mezzo dell’uso improprio della rete informatica, con il probabile scopo di intimorirlo e scoraggiarlo, in sede processuale, in vista della sua deposizione. Una deposizione testimoniale liberatoria che, invece, sembra non arrivare mai ….

Francesco De Martino
Il Quotidiano di Bari, 12 dicembre 2010, p.3
[i] La “trasgressione creativa” secondo un ex maestro di Arkeon.
Questa “meraviglia” l’ho vista applicare solo a donne che non avevano intenzione di “piegarsi”. Se la moglie oppone troppa resistenza al “passaggio”, salta fuori la mitica “trasgressione creativa ”, agita o solo minacciata, che è una delle più brutte e cattive violenze psicologiche che si possano fare ad una persona: bisogna assistere al tradimento del proprio partner che rivolge le sue attenzioni a una del gruppo che “ha fatto il passaggio” o comunque è “più affidata” stando zitte e accogliendo quella “punizione” perché non si è fatto il passaggio. Allora, o diventi come vuole il maestro e di conseguenza come vuole il gruppo pilotato dal maestro, o vieni lasciata da tuo marito per un’altra donna più docile e “allineata”. E con quale soddisfazione ho sentito il maestro raccontare come queste donne abbandonate passavano le loro giornate a piangere o urlare la loro impotente rabbia al telefono, con lui che non perdeva occasione di girare il coltello nella piaga. Credo che qui si possa ben parlare di sadismo allo stato puro, che viene mascherato da strumento di evoluzione. Questa situazione porta molto spesso una persona a dover sottostare ad umiliazioni e a prostituirsi, in senso psicologico, per non perdere la persona amata e che spesso è rimasta l’unico riferimento affettivo che ha nella vita. Ho anche sentito dire, da chi l’ha vissuto, che questo spesso porta anche a meditare il suicidio. Col nome di “ trasgression
creativa ” vengono definite anche altre “pratiche” che ho sentito il maestro consigliare alle persone di mettere in atto per trasformare o risolvere varie situazioni. Si andava dal consigliare a comunisti convinti di votare il buon Silvio, al mangiare cose che si avevano in odio, e chi più ne ha più ne metta. La teoria che sta alla base di queste “trasgressioni creative” è che facendo qualcosa che non si sarebbe mai fatto o voluto fare, si va a rompere uno “schema mentale” della persona che le impedisce di fare scelte diverse. Un po’ astrusa la scusa, mi sembra, ma questa è una mia opinione.
Tiresia

Nota: Ad oggi, 11 Aprile 2012 leggo su alcuni blog di membri di Arkeon e di sostenitori di Arkeon che io avrei denunciato la Dr.ssa Di Marzio all’autorità giudiziaria, per non ben precisati motivi, relativamente alla questione che nel 2008 la vide indagata per associazione a delinquere per fatti inerenti ad Arkeon e per abuso della professione. Tale affermazione è assolutamente calunniosa in quanto sulla questione specifica non solo non c’è alcuna denuncia a mio nome nel fascicolo riguardante il caso Raffaella Di Marzio e neppure esiste alcun  verbale di sommarie informazioni che mi riguardi in relazione al caso medesimo. Pertanto chiunque continua a generare e divulgare tale ricostruzione faziosa di quella circostanza non fa altro che contribuire a perpetrare  l’attività diffamatoria e persecutoria posta in essere sin dal 2006 a mio danno e a danno del CeSAP, come  riferito nella mia intervista al Quotidiano di Bari e negli atti depositati presso la Procura di Bari e di Lecce, e perdurante a tutt’oggi.

Dr.ssa Lorita Tinelli