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I culti psicoterapeutici

Abstract

Sebbene  il termine “culto” venga di solito associato ai  gruppi di natura religiosa,  i culti non religiosi stanno ricevendo sempre maggiore attenzione nell’ultimo periodo. Questo articolo esamina le caratteristiche comuni di gruppi settari, in particolare l’uso della riforma del pensiero quale processo attraverso il quale vengono portati cambiamenti nel comportamento,  mediante indottrinamento,  oltre che una serie di altre modifiche in contemporanea.  I Culti di Psicoterapia sono descritti per illustrare i programmi coordinati di influenza, di sfruttamento e di controllo del comportamento che li caratterizzano.

Il termine “setta” è solitamente  associato a delle dinamiche  che sono state spesso origine di altre etichette, tra cui “riforma del pensiero” (Lifton, 1961), “persuasione coercitiva” (Schein, 1956, 1961), “lavaggio del cervello” (Hunter, 1953), “controllo mentale” (Langone, 1988), “manipolazione sistematica di influenza psicologica e sociale” (Singer, 1983), “programmi coordinati di influenza coercitiva e controllo del comportamento” (Ofshe & Singer, 1986), e “sfruttamento mediante  persuasione “(Singer & Addis, 1991).

Questi termini riflettono prospettive un po ‘diverse o tentano di spiegare a diversi tipi di pubblico un processo complesso e delicato composto da tecniche, tattiche e strategie di influenza sociale a lungo studiato dagli psicologi sociali, antropologi sociali, e ricercatori di marketing (Cialdini, 1984; Nader, 1991; Zimbardo, Ebbesen, e Maslach, 1977).

In questo lavoro useremo il termine “riforma del pensiero”, perché è breve, ha ottenuto ampio utilizzo nel campo delle scienze umane, non è facilmente suscettibile di interpretazioni esagerate, e descrive sinteticamente ciò che avviene nel processo in esame, cioè,  gli individui a seguito della programmata e sistematica manipolazione psico-sociale imposta da altri, sono portati ad adottare credenze radicalmente diverse e a conformare la loro condotta in modo appropriato a quelle richieste indotte.

Mentre “riforma del pensiero” si riferisce ad un particolare processo di pianificata e sistematica manipolazione psicosociale, “cult” non si riferisce al contenuto ideologico, come alcuni erroneamente credono, ma ad alcune strutture sociali e alle relazioni che modellano il comportamento, i pensieri e i sentimenti dei membri di un gruppo  in modo da asservire i desideri e le esigenze del leader (s).

 Così, un culto si può formare in qualsiasi area di contenuto: politica, religione,  commerciale, filosofico, della salute, della fantascienza, della psicologia, ecc.

 Il fatto che molte persone ancora credono erroneamente che tutti i culti siano religiosi dipende forse dai culti religiosi che ricevettero tanta pubblicità tra la fine del 1970 e l’inizio del 1980.

 Questo documento contribuisce a dissipare questo equivoco con una breve definizione di “cult”, che delinea le caratteristiche di base della riforma del pensiero, come è stato originariamente concepito e nella sua forma contemporanea, e vuole illustrare questi concetti descrivendo una varietà di culti di  psicoterapia.

 

 

 

Problemi di definizione

Culti

La sottoscritta (Singer, 1986) ha affermato che le relazioni cultuali

* Fanno riferimento a quei rapporti in cui una persona induce intenzionalmente altri a diventare totalmente o quasi totalmente dipendente da lui o lei per quasi tutte le decisioni importanti della vita, e inculca in questi seguaci  la credenza che lui o lei abbia qualche talento speciale, regalo, o la conoscenza assoluta. (P. 270)

Una definizione al riguardo è stata proposta durante una conferenza promossa dall’Istituto UCLA Neuropsychiatric, dalla Family American Foundation, e dalla Fondazione Johnson:

* … Un gruppo o movimento che presenta una grande o eccessiva devozione o dedizione a qualche persona, idea o cosa, non etica e che utilizza tecniche di manipolazione, di persuasione e di controllo (ad esempio, l’isolamento dai vecchi amici e dalla famiglia, debilitazione, l’uso di metodi speciali per aumentare la suggestionabilità e sottomissione, pressioni di gruppi potenti, gestione delle informazioni, la sospensione di individualità o di giudizio critico, la promozione della totale dipendenza del gruppo e la paura di lasciarlo e così via) con le quali si prefigge di promuovere gli obiettivi dei leader del gruppo, per l’azione o per un possibile pregiudizio dei soci, delle loro famiglie o comunità. (1986)

Il termine “Cult”, poi, è probabile che mostri tre caratteristiche a diversi livelli:

1. membri eccessivamente zelanti: l’impegno è incondizionato e serve per l’identità e la leadership del gruppo;

2. l’induzione di dipendenza attraverso l’utilizzo di tecniche di manipolazione e sfruttamento di persuasione e di controllo; e

3. la tendenza a danneggiare i membri, le loro famiglie e / o la società.

I culti si professano come aiuto per i membri, ma in realtà li sfruttano. I culti sviluppano il loro piano mediante due strategie:

*  Da una parte c’è un insieme di norme di facciata che appaiono superficiali, mentre ne esistono di più profonde, disegni nascosti e le finalità reali dell’organizzazione o gruppo. Le norme in superficie sottolineano l’idealismo e la giustizia della causa. Sotto la superficie, tuttavia, vi sono un insieme di norme di base che gestiscono in modo efficiente l’organizzazione. (MacDonald, 1988, p. 68)

I culti tendono ad essere centrati sul leader, sullo sfruttamento e sulla manipolazione, e spesso sono  nocivi, essi entrano in conflitto e in maniera minacciosa con i  sistemi aperti, con i familiari dei loro associati e con  la società in generale. Alcuni culti alla fine si disintegrano come conseguenza di questa tensione. Alcuni gradualmente diminuiscono il livello di manipolazione e, di conseguenza, lo sfruttamento, il danno e l’opposizione. Altri, invece, si isolano, psicologicamente se non fisicamente. Al fine di gestire la minaccia rappresentata dal mondo esterno e di promuovere gli obiettivi del leader (s), questi gruppi tendono a:

1. dettare – a volte con dovizia di particolari – come i membri dovrebbero pensare, agire e sentire;

2. richiedere un particolare stato di esaltazione (ad esempio, poteri occulti, una missione per salvare l’umanità) per sé e / o il loro leader (s), e

3.intensificare la loro opposizione e alienazione dalla società in generale.

Secondo queste definizioni, i culti si differenziano dalle  ”nuove religioni”, dai “nuovi movimenti politici”, dalle “psicoterapie innovative” e da altri “nuovi” gruppi in quanto  tendono a usare tecniche di sfruttamento e di  manipolazione, di influenza e di assoggettamento del benessere individuale a favore di quello del leader.

I Culti differiscono anche da altri gruppi puramente autoritari, ad esempio, le organizzazioni militari e alcuni tipi di sette e Comunità. Questi ultimi, anche se rigidi e con caratteristiche di controllo, mancano delle norme interne ed esterne di cui si è parlato precedentemente e non sono estremamente manipolativi nè centrati sul leader. Le regole di controllo sociale di questi gruppi autoritari, anche se a volte coercitivi, sono coerenti, visibili, chiare e non  nascoste. Anche se le loro strutture decisionali sono gerarchiche, i leader dei gruppi puramente autoritari servono gli interessi del gruppo, non i propri. Inoltre, i gruppi più autoritari, ad esempio, quelli militari, devono rendicontare la loro attività alle autorità superiori. I leader dei culti, al contrario, non devono rispondere a nessuno del loro operato.

Poiché le società democratiche avallano la libertà individuale, l’autonomia e la dignità, tendono a criticare i gruppi settari. La causa di queste valutazioni negative, tuttavia, non è la novità o le convinzioni insolite presenti in questi gruppi, ma la loro condotta, in particolare i loro metodi di reclutamento, indottrinamento e sfruttamento dei membri.

Per quel che riguarda la manipolazioni del culto, è chiaro che alcune persone possono influenzare più facilmente di altre. Ash (1985) osservava che i seguenti tipi di fattori rendono alcune persone particolarmente vulnerabili alle manipolazioni di culto: alto livello di stress attuale, disillusione culturale in un ricercatore frustrato, la mancanza di un credo religioso, carenza di un sistema di valori intrinseco e  le tendenze di personalità dipendente, come indicato dalla mancanza di direzione interna, dalla mancanza di un adeguato autocontrollo (per esempio, anassertività), bassa tolleranza per l’ambiguità, e suscettibilità a stati di trance.
Il culto rende vulnerabili le proprie reclute in diversi modi, difatti esso riesce ad indurre e mantenere sostanziali cambiamenti comportamentali e psicologici nei propri membri in maniera sorprendente.

 

Per stabilire un esempio per dimostrare l’influenza degli ambienti di culto, si consideri l’osservazione dei non credenti della organizzazione Billy Graham Crusades, nel quale si è evidenziato che essi decidono di partecipare al percorso proposto dal gruppo per il  2% – 5% e solo circa la metà di questi neo convertiti diventano attivi dopo un anno. Circa il 15% restano convertiti in modo permanente (Frank, 1974, p. 82), vale a dire, sono attivi per dieci anni o anche di più. Quindi, meno dell’uno per cento (0,30% – 0,75%) dei neofiti del Billy Graham Crusades si convertono a tale gruppo. Inoltre, dopo la crociata (il percorso di conversione), queste persone tornano a casa dalle loro famiglie, al loro lavoro e alle loro identità precedenti.

Al contrario, due studi su centri meno conosciuti e periferici rispetto a questa organizzazione ha rilevato che circa il 10% dei soggetti reclutati in un workshop introduttivo lascia la loro vecchia vita alle spalle e diventa missionario a tempo pieno in quel gruppo entro un mese di permanenza (Barker, 1983; Galanter, 1980), con il 5% che restano membri anche dopo due anni (Barker, 1983).

Un attento esame dello studio di Galanter, tuttavia, indica che la percentuale dei soggetti che vi si uniscono potrebbe essere addirittura superiore di quanto riportato. Quattro “fuorusciti” nello studio di Galanter erano stati portati via dai genitori. Se queste persone fossero rimaste, la percentuale restante dopo un mese sarebbe stata del 13%, invece che del 9%.

Inoltre, i  centri esaminati da Galanter sono ben noti da chi ha familiarità con il gruppo per essere meno efficaci di quello di San Francisco, centro, su cui c’è stata una notevole controversia. La maggior parte delle reclute in questi centri erano state solo avvicinate per strada, mentre la maggior parte dei neofiti di Billy Graham Crusades aveva già avuto un contatto sostanziale con gli evangelisti prima di partecipare alla crociata (Billy Graham associazione, comunicazione personale al Dott. Langone, 1989).
Alcuni ricercatori (ad esempio, Barker, 1983) erroneamente interpretano questi risultati come una prova che la riforma del pensiero non si verifica in gruppi comunemente accusati di essere culti. Il loro grave errore, però, è quello di assumere che la riforma del pensiero ha praticamente il 100% di efficacia, cosa che nessun ricercatore serio ha mai affermato.

 

 

 

Riforma del pensiero: Cenni storici

”"

La sottoscritta  (Singer, 1986) ha osservato come nel corso di questo secolo una serie di eventi hanno dimostrato che l’autonomia individuale e l’identità sono molto più fragili  di quanto si crede comunemente. La Russian Purgue (campagna di politica di repressione dell’impero sovietico) del 1930 ha manipolato uomini e le donne affinchè confessassero falsamente di aver commesso crimini e affinchè accusassero gli altri di aver commesso crimini (Mindszenty, 1974).

La stampa mondiale espresse sconcerto e stupore per il fenomeno, ma, con poche eccezioni, presto si cessò di prestarvi attenzione (Rogge, 1959).

Alla fine del 1940 e nei primi anni del 1950 si assistette agli effetti delle università rivoluzionarie in Cina e alla sottomissione di un intero popolo ad un programma di riforma del pensiero che induceva milioni di persone a sposare nuove filosofie e ad adottare nuovi comportamenti. (Chen, 1960; Hinkle e Wolff, 1956; Hunter , 1953; Lifton, 1961; Meerloo, 1951; sergente, 1951, 1957, 1973; Schein, 1961).

Poi venne il conflitto coreano che sottoponeva i prigionieri di guerra delle Nazioni Unite ad un programma di indottrinamento sulla base di metodi che univano i programmi di riforma del pensiero cinese con altre tecniche di influenza sociale e psicologica (Farber, Harlow, e West, 1956; GAP , 1956, 1957; Schein, 1956).

A quel tempo il termine “lavaggio del cervello” è stato introdotto nel nostro vocabolario come “un termine colloquiale applicato a qualsiasi tecnica finalizzata a manipolare il pensiero umano o un’azione contro il desiderio, la volontà o la conoscenza della persona” (Enciclopedia Britannica, 1975).

A causa del sensazionalismo giornalistico, tuttavia, il termine “lavaggio del cervello” ha assunto una sinistra connotazione misteriosa.

Lifton (1961) usa il concetto di “riforma del pensiero”, ritenendo che oltre ad essere una traduzione più precisa del termine cinese di “lavaggio del cervello”, aiuta a spiegare, in aggiunta alle confessioni dei soravvissuti, i notevoli cambiamenti, dovuti ad azioni psicologiche non violente e non coercitive, prodotti in civili cinesi, pur non in stato di prigionia.

Il lavoro di Schein (1956, 1961) ha anche chiaramente dimostrato che né un carcere né le minacce fisiche sono necessarie per ottenere l’effetto della riforma del pensiero.

Dopo il conflitto coreano, la ricerca psicologica, preziosa, anche se a volte controversa, ha aiutato a riconoscere i processi attraverso cui gli individui possono essere controllati. Asch (1952) con i suoi studi sulla conformità, Milgram (1974) con i suoi esperimenti sullo shock, e Zimbardo (Zimbardo, Ebbesen, e Maslach, 1977) con i suoi studi sugli effetti del ruolo del carcere sull’individuo, ne sono solo alcuni degli esempi di ricerca più noti (vedi Cialdini, 1984, per una rassegna della ricerca sociale e psicologica).

Poiché questo lavoro accademico è continuato, altri eventi significativi hanno riacceso l’interesse del pubblico sui processi di influenza e controllo.

Il controllo diabolico di  Charles Manson su un gruppo di giovani della classe media ha scioccato il mondo durante i primi anni 70 (Atkins, 1978; Bugliosi e Gentry, 1974; Watkins, 1979).

A metà degli anni 70, migliaia di famiglie negli Stati Uniti erano perplessi e allarmati per l’influenza di una vasta gamma di guru e nuovi messia sulla loro prole.

Poi, il 18 Novembre 1978  Jim Jones ha portato 912 seguaci alla morte in una giungla della Guyana (Reiterman & Jacobs, 1982). Questa tragedia ha portato il concetto di riforma del pensiero all’attenzione del mondo.
Dopo Jonestown, l’interesse pubblico verso i  gruppi settari è aumentato in modo significativo. Inizialmente, la maggior parte era concentrato sui culti religiosi, specialmente quelli con rituali bizzarri o esotici e di sapore orientale. Ma col passare del tempo, le caratteristiche cultuali furono attribuite a frange cristiane (Enroth, 1986), a grandi gruppi con azioni di sensibilizzazione (Cannella & Farson, 1979; Finkelstein, Wenegrat, e Yalom, 1982;),  o con controversi programmi di riabilitazione dalla droga (Gerstel, 1982; Hawkins, 1980; Hawkins & Wacker, 1983; Mitchell, Mitchell, & Ofshe, 1980; Rebhan, 1983), e a gruppi di psicoterapia (Temerlin & Temerlin, 1982, 1986). Tutto ciò ha portato ad una applicazione più ampia, e alla conseguente confusione dei termini ” culto “e” riforma del pensiero “.

 

Noi qui proponiamo una precisazione: culto si riferisce ad una particolare struttura di potere e riforma del pensiero si riferisce a un particolare tipo di processo di influenza sociale e psicologica. Un gruppo che pratica riforma del pensiero non deve necessariamente essere un culto, ma un culto di solito pratica la riforma del pensiero al fine di mantenere la sua struttura di potere.
Riforma del pensiero: i programmi prima e seconda generazione

Lifton (1961) ha descritto “otto punti psicologici che sono predominanti nel campo sociale per la riforma del pensiero” (Lifton, 1961, p. 420): 1) controllo del milieu, 2) la manipolazione mistica, 3) la domanda di purezza, 4 ) il culto della confessione, 5) la scienza sacra, 6) linguaggio caricato, 7) la dottrina sulla persona, 8 ) dispensazione dell’esistenza.
Ofshe e Singer (1986) furono i primi a distinguere tra programmi di prima generazione di cui aveva parlato Lifton e programmi di seconda generazione, a cui erano interessati Ofshe e Singer (1986). La prima generazione di programmi includeva le tecniche sovietiche e cinesi progettate per estorcere false confessioni, per  inculcare convinzioni politiche e sociali e assicurare la conformità e l’obbedienza alle richieste dei leader. La “gestione” di questi era sponsorizzata dallo stato, i programmi di pensiero di prima generazione erano controllati alla partenza e includevano momenti di feedback tramite ricompensa/punizione durante il programma. Attraverso l’uso sapiente di eccitazione repulsiva e la pressione dei pari, i leader riuscivano a modificare le convinzioni espresse in politica e gli atteggiamenti delle persone designate.
I programmi di seconda generazione, utilizzati dai gruppi settari, tendono anche ad essere non violenti e, inoltre, non hanno la forza fisica e l’autorità di uno Stato. Pertanto, al fine di raggiungere i loro obiettivi, questi programmi hanno dovuto affidarsi a sotterfugi e capitalizzare sulle aree naturali di sovrapposizione tra  loro e sulle scelte individuali. Come i programmi di prima generazione, i programmi di seconda generazione utilizzano tecniche di influenza sociale, le tattiche e le strategie che sono ben documentate in psicologia sociale, marketing e socio-antropologico letteratura di ricerca (Cialdini, 1984; Gerstel, 1982; Hawkins, 1980; Hawkins & Wacker , 1983; Nader, 1990; Rebhan, 1983;. Zimbardo et al, 1977). È interessante notare come i programmi di seconda generazione riescono a coinvolgere psicologicamente un numero più ampio di soggetti rispetto a quelli di prima generazione (Hinkle e Wolff, 1956; Lifton, 1961; Ofshe & Singer, 1986; Singer & Ofshe, 1990).
I programmi di seconda generazione inizialmente si presentano come benevoli, promettendo di soddisfare le esigenze e le scelte individuali. I reclutatori pongono molta attenzione e usano rinforzi positivi circa gli obiettivi da raggiungere. Mediante conversazioni apparentemente intime e modalità di accoglienza i reclutatori valutano gli stati psicologici e sociali dei reclutati, conoscono i loro bisogni, le paure, il potenziale di dipendenza, e le resistenze reali e possibili.

Testimonianze di membri del gruppo, le credenziali (sia vere o false) dei leader, gli attacchi rivolti ai concorrenti del gruppo e la ‘reazione favorevole verso i membri’ rappresentano gli elementi per la percezione di un ambiente apparentemente accogliente e premuroso che tende a sostenere la domanda del gruppo di benevolenza e di superiorità e a convincere i neofiti di quanto potranno beneficiare aderendo a quel gruppo.
I neofiti raramente sono a conoscenza delle tecniche di persuasione sottili e del controllo messo in atto per modellare il loro comportamento, pensieri e sentimenti. L’unanimità apparentemente amorosa del gruppo è fatta di maschere rigide e di regole contro il dissenso privato e pubblico. Le domande sono deviate; ai commenti critici si risponde con suppliche sorridenti di “non indurre negatività”, o qualche altro “cliché”, per usare uno dei termini di Lifton. Se i nuovi membri persistono nella loro “negatività”, gli sarà ricordato dei problemi personali, dubbi e ricordi colpevoli che hanno rivelato ai leader. Dubbio e dissenso sono quindi interpretati come sintomi di carenza di personalità.

I potenziali membri e i neofiti scivolano in una spirale di crescente dipendenza dal gruppo. Essi sono spesso incoraggiati o gli viene ordinato di vivere con altri membri del gruppo. In molti casi, anche di  lavorare con gli altri membri. La gente  fuori dal gruppo è vista come spiritualmente, psicologicamente o socialmente inferiore, o come ostacolo allo sviluppo dei membri. Al fine di “avanzare” a un ritmo soddisfacente, i membri devono trascorrere lunghe ore coinvolti in vari esercizi ritenuti necessari dal gruppo. In breve, i membri trascorrono sempre più tempo con e sotto la direzione del gruppo.
Per garantirsi il proseguimento di premi del gruppo (lode, attenzione, la promessa di benefici futuri, ecc), i membri devono implicitamente se non esplicitamente, riconosce l’autorità del gruppo nel definire ciò che è vero e buono.

Tale riconoscimento non è semplice a parole, il gruppo pone continuamente nuove sfide e prove ai propri membri, stabilendo estremamente alte, se non impossibili, le aspettative riguardanti le attività (ad esempio, la raccolta di fondi, reclutamento di nuovi membri) e lo “sviluppo” personale (ad esempio, di essere liberi dalla “negatività” dei pensieri e dubbi).

Visto che il dissenso, il dubbio, e la negatività sono proibite, i membri devono progettare la costruzione di una facciata di “felicità” e di accordo, mentre lottano per raggiungere l’impossibile. Coloro che non riescono a progettare la facciata necessaria (perché, ad esempio, ammettono di solito, con molto senso di colpa, i loro dubbi sul gruppo) vengono attaccati e puniti, a volte brutalmente. Quelli che continueranno a “fallire per onestà” sono, in un modo o nell’altro, cacciati o espulsi dal gruppo.

Coloro che aderiscono al gruppo, sia senza punizioni che con esse, lo fanno perché imparano ad ingannare se stessi e gli altri. Imparano, proprio come i soggetti ipnotizzati, secondo la  logica della  trance, come per convincere se stessi che il gruppo ha sempre ragione, anche se si contraddice. Crescente isolamento dal mondo esterno al gruppo, estenuante attenzione alle attività di servizio del gruppo e pratica di  esercizi che inducono stati dissociativi (per esempio, la meditazione, il canto, il parlare in lingue) possono facilitare questo processo di scissione, che in alcuni casi, assomiglia a quello che Lifton (1987 ) chiama “raddoppio”.

La dissociazione psicologica permette ai membri di adattarsi al progetto del gruppo e agli elementi che lo caratterizzano, vale a dire, il suo set di contraddizioni delle regole sociali. I membri si trovano in un bivio di  “fedeltà / tradimento” (MacDonald, 1988): se rimangono fedeli alla loro percezioni di sé e del mondo, tradiscono il gruppo da cui sono diventati eccessivamente dipendenti; se rimangono fedeli al gruppo, tradiscono la loro percezione di ciò che è  buono e vero.

I programmi di riforma di pensiero di seconda generazione inevitabilmente portano al tradimento di se stessi, perché da quel bivio non c’è scampo e si giunge a un “attacco fondamentale dell’essere – la centrale immagine di sé, il senso stesso di autenticità e l’esistenza del sé”.

Al contrario, l’attacco di prima generazione dei programmi opera su una proprietà periferica del sé, la propria visione politica e sociale “(Ofshe & Singer, 1986, p. 18).

Se la seconda generazione di programmi, che operano in società libere ed aperte, non avessero attaccato elementi centrali del sé dei membri, non sarebbero sopravvissuti. Informazioni al di fuori del gruppo sarebbero serviti a neutralizzare l’indottrinamento politico e sociale, così come è avvenuto alle vittime della riforma del pensiero quando sono state liberate dalla prigionia in Corea, Cina e altrove.

Culti di psicoterapia: esempi di casi



Contesto generale

I Culti di psicoterapia possono derivare dalla distorsione e dalla corruzione della terapia a lungo termine individuale (Temerlin e Temerlin, 1982; Conason e McGarrahan, 1986) o di psicoterapia di gruppo (Hochman, 1984), o possono essere avviati da una varietà di non professionisti (West e Singer , 1982; Singer, 1983, 1986). I Leader di tali gruppi variavano da docenti universitari a persone con una formazione non adeguata a gente in libertà vigilata per qualche crimine commesso.
Gli autori hanno studiato indipendentemente 22 culti di psicoterapia negli ultimi anni. I gruppi variano nel formato da 15 persone in due gruppi che al loro picco hanno avuto più di 300 membri. Il più grande di questi due gruppi era composto da 350 membri che vivevano all’interno e 400 membri periferici. La storia della loro esistenza va da 5 a 25 anni, e tutti tranne uno sono ancora presenti (all’epoca di questo articolo ndt). Quindici sono stati condotti da persone professionalmente preparati (psicologi, psichiatri, assistenti sociali), che col passare del tempo hanno inserito ex pazienti col ruolo di “terapista” nei gruppi. Sette erano gestiti da non professionisti (che vanno da ex-impiegati a criminali condannati). I “terapeuti” erano, con una sola eccezione, caucasici. I pazienti sono stati in primo luogo della classe medio-alto borghese caucasici con diplomi o lauree specialistiche. I gruppi erano situati in sei stati.

Metodo

I metodi tradizionali di ricerca sul campo nelle scienze comportamentali sono stati rispettati. Interviste personali sono state condotte con molti come informatori, rispettando la disponibilità dei membri. Documenti (legali, dei media, interni, documenti e scritti pubblicati) sono stati esaminati. Quando disponibile sono stati acquisiti nastri di capigruppo o di membri durante le attività di gruppo. Quando possibile, informatori multipli sono stati intervistati. Anche se in alcuni casi solo uno o due membri di un gruppo erano disponibili per lo studio, ben  37 informatori del medesimo gruppo sono stati intervistati. L’intervista variava da due ore a decine di ore per gruppo. Alcune persone si sono recate a due degli autori per la terapia, alcuni sono stati seguiti nel contesto di un contenzioso, alcuni erano ricercati per la conoscenza delle loro esperienze all’interno della comunità. Molte persone che abbiamo intervistato sono state escluse da questa relazione, perché erano state vittime di abusi, di pratiche illegali della terapia, o che avevano vissuto in un ambiente  che non soddisfaceva la definizione di  culto.

Il  Dr. Temerlin ha intervistato e/o trattato 38 persone (17 in psicoterapia a lungo termine). La  sottoscritta ha intervistato e/o trattato 82 persone.
I tirocinanti come seguaci

 

La sottoscritta ha studiato un gruppo cultuale che si è evoluto quando uno psichiatra e sua moglie hanno offerto la loro clinica come collocamento di supervisione per gli studenti che studiano per lauree specialistiche in psicologia e counseling. I tirocinanti sono stati indotti a cedere immobili di proprietà alla coppia, per ottenere i soldi dalle loro famiglie per la terapia con l’uomo e sua moglie, e a seguire solo questa forma di terapia. La coppia induceva i suoi seguaci  a ritenere che solo questa terapia potesse salvare loro e il mondo. I pazienti-allievi erano indotti a prendere fratelli più piccoli e portarli dentro e a pagare per la loro terapia e a reclutare altri allievi presso le loro scuole affinchè aderissero al “movimento”. Il gruppo è cresciuto e si è trasferito in un ambiente rurale in cui sono coinvolti nella gestione di un programma residenziale di trattamento per pazienti psicotici gravi. Quindi le attività dei tirocinanti, mediante la cura dei pazienti psicotici e il reclutamento di neofiti, avevano il compito (come afferma lo studio che segue di Temerlin & Temerlin) di diffondere le teorie dei capi.

 

Temerlin & Temerlin.

 

Nel 1982 Temerlin e Temerlin hanno studiato

* Cinque gruppi bizzarri di professionisti della salute mentale che sono stati originati da cinque docenti di psicoterapia, che ignoravano costantemente i divieti etici avendo molteplici relazioni con i clienti. I pazienti erano amici dei loro terapeuti, amanti, parenti, dipendenti, colleghi e studenti. Allo stesso tempo sono diventati “fratelli” legandosi insieme per ammirare e sostenere il loro terapista comune. (P. 131)

Le scorrettezze di violazioni di ruolo da parte dei terapeuti sono stati aggravati dal loro uso di tecniche di influenza indiretta, ingannevoli e coercitive che hanno portato i pazienti a rispettare i desideri dei terapisti. Questi terapeuti hanno violato il codice deontologico instaurando relazioni di sfruttamento e di abuso con i loro clienti e  manipolandoli per loro personali vantaggi. Questi culti si sono formati quando i professionisti eticamente deviati, hanno strumentalizzato il rapporto confidenziale con i clienti e hanno  portato i clienti a formare gruppi coesi e incestuosi. I leader sono stati idolatrati piuttosto e nessuno di loro ha tentato di studiare e comprendere il transfert. Invece dell’autonomia personale vengono incoraggiati la sottomissione, l’obbedienza e i legami di dipendenza tra pazienti e terapeuti. Il loro pensiero alla fine somigliava a quello che Hoffer definiva “True Believers” (1951) e Lifton (1961) “totalitario”. Cioè, i clienti sono stati indotti ad accettare acriticamente le teorie loro terapeuti, a sviluppare idee paranoiche verso il mondo esterno, per limitare i rapporti e a pensare al mondo d’elite creato dal culto dei  terapeuti e a dedicarsi ad esso. I gruppi studiati da Temerlin e Temerlin variano di dimensioni da 15 a 75 membri e hanno avuto vita da 10 a 15 anni.
Sullivanians.

 

Da alcuni anni i media hanno riportato le affermazioni fatte da ex membri di un gruppo di New York chiamato Sullivanians. Le accuse, sui casi di affidamento di minori, sono state presentate dalla stampa dal 1975. (Black, 1975). Di recente, le accuse quasi identiche sono state presentate in altri casi di custodia (Conason & McGarrahan 22 aprile 1986; Henican, 1988; Lewin, 1988; McMorris, 3 giugno 1988, Reed, 1988; Span, 1988). Lewin (1988) ha dichiarato:

* Per venti anni, i Sullivanians sono stati una presenza silenziosa a Manhattan – una comunità i cui 200 membri che vivono insieme in tre edifici sulla West Side si occupano di un gruppo di teatro politico nell’East Village. (B.1)

Ma molti di quelli che hanno lasciato il gruppo dicono che i Sullivanians sono diventati un culto di psicoterapia bizzarro i cui leader controllano ogni aspetto della vita dei membri, comprese le loro modalità di vita, pratiche sessuali, scelta della professione, hobby, pratiche educative, e richiedono tre volte la settimana sedute di terapia con ogni membro dell’Istituto Sullivan per la Ricerca in Psicoterapia. (B.1)

Un padre racconta:
* L’idea di base del gruppo è che la famiglia è la radice di ogni male e che un bambino non dovrebbe avere un rapporto speciale con i suoi genitori, così come gli adulti Sullivanians non dovrebbero parlare con i loro genitori. Tutti, anche i bambini, dovrebbero avere il maggiore numero possibile di appuntamenti terapeutici. Ho calcolato che in una settimana mio figlio doveva fare terapia con 23 persone diverse. Io voglio che lui viva in questo modo. (Lewin, 1998, B.1).

 

 

Secondo Lewin (1988) i membri del gruppo – anche coloro che sono sposati tra di loro – vivono in appartamenti con più di una dozzina di compagni di stanza dello stesso sesso e sono incoraggiati a dormire con un membro diverso del sesso opposto ogni notte.
Il gruppo nasce  nel 1957 quando un gruppo di terapisti dissidenti si staccò dal Alanson White Institute, che era stata fondata da Harry Stack Sullivan. Interviste con dodici ex membri del gruppo e un esame dei documenti legali (v. Dobash Bray, 1985; Sprecher v. Sprecher, 1985) e resoconti dei media, come quelli citati in precedenza, hanno rivelato che ciò che era iniziato come un centro di terapia evoluto in una psicoterapia collettiva si è, infine, trasformato in una organizzazione settaria che controllava quasi tutte le aree della vita  dei cosiddetti “pazienti”. Un contenzioso tra ex membri e il gruppo è ancora in corso a New York  presso la Suprema Corte (v. Dobash Bray, 1985; Sprecher v. Sprecher, 1985).

 

 

 

Il Centro per la Terapia Feeling.

 

Hochman (1984), scrivendo di una scuola ormai defunta di psicoterapia, il Centro per la terapia Feeling, descrisse i molti sintomi tipici trovati in ex clienti e pazienti che erano stati membri di questo gruppo:

* Appare un culto distruttivo.  Vira verso un rimodellamento dell’individuo a conformarsi ai codici e alle esigenze del culto, istituendo nuovi tabù che impediscono il dubbio e la critica, e producendo una sorta di scissione in cui i membri della setta si vedono come una élite circondata da non illuminati e anche pericolosi, estranei. (P. 367)

Questo gruppo, che ha avuto vita per  circa dieci anni, era composto da 350 pazienti che vivono vicino l’un l’altro condividendo le case nel quartiere di Hollywood di Los Angeles.

Centinaia di altri sono stati pazienti ambulatoriali non residenti, e altri comunicavano con i  ”terapeuti” per lettera. (Alcuni terapisti erano autorizzati, altri sono stati presumibilmente pazienti assegnati ad essere terapeuti.). Massimo beneficio presunto è venuto solo ai residenti, ed i pazienti sono stati indotti a vedere se stessi come potenziali leader di un movimento di terapia che avrebbe dominato il 21 ° secolo. Il leader aveva promulgato una “teoria” che sosteneva  gli individui con funzione di “ragionevole follia”. Ma se imparano ad “andare al 100%” in cinque aree – espressione, sentimento, attività, chiarezza, e contatti – possono mettere da parte le loro “vecchie immagini” e diventare “sani”, livello che è stato definito come il “punto più elevato dei sentimenti. ” Quest’ultimo obiettivo ambiguo era considerato il raggiungimento del prossimo stadio dell’evoluzione umana (Mithers, agosto 1988).
Numerose le azioni legali (Hart et al v. McCormack et al, 1985; Raines et al v. Center Foundation, 1985; Stato della California, Commissione Esaminatrice Scienze Comportamentali v. Cirincione, 1985; Stato della California, Comitato Psicologia esaminatrice , Divisione di Professioni Sanitarie alleati, Collegio di Medicina Quality Assurance v. Corriere, Oro, Hart, Hopper e Karle, 1985; Stato della California, Consiglio di Quality Assurance Medica, Dipartimento di Medicina Consiglio di Quality Assurance v. Woldenberg Consumatori ‘, 1985; Timnick, 21 Aprile, 1986, 30 settembre 1987) riguardano il Centro per la Terapia Feeling. Nel suo lavoro su molti di questi casi, la sottoscritta ha intervistato 37 ex membri di questo gruppo e ha studiato 92 affidavit, innumerevoli documenti legali e ha analizzato decine di ore di sedute di terapia su nastro. Il Dr. Temerlin anche ha intervistato un certo numero di ex membri e ha studiato le fonti citate collaterali. (Il numero esatto non è noto in quanto il Dr. Temerlin morì prima di questo lavoro fosse completato.)

In questi casi legali, che ho citato, gli imputati sono stati accusati di aver trasgredito le norme della psicologia, della medicina e della cura psicoterapeutica. Nello specifico le accuse erano:

 

* Hanno creato un senso di impotenza nei pazienti, privandoli del sostegno sociale (amicizia, parentela, l’ambiente ordinario,  ruoli professionali, ricchezza) e della fiducia psicologica (attraverso la denigrazione e con la creazione di stati di esaurimento fisico), e mediante una forzata massiccia richiesta di apprendimento del nuovo attraverso un processo di ricompensa/punizione (tra cui induzioni di stati d’ansia e sensi di colpa, punizioni fisiche, come le molestie sessuali).
* Hanno utilizzato insulti razziali, religiosi ed etnici, umiliazioni fisiche e verbali, abusi fisici, soprattutto sessuali, minacce di follia e di violenza  e  stati forzati di esaurimento fisico e mentale.

* Hanno rappresentato ai pazienti un centro in cui  dovrebbero sperimentare odio e sensi di  colpa verso i  loro genitori a causa del loro essere pazienti ‘pazzi’, hanno dato i figli dei loro pazienti in adozione, ed hanno indotto aborti, apparentemente perché i  membri del Centro sono troppo “pazzi” per essere genitori.

* Hanno avuto in intimità sessuali con i loro pazienti, hanno indotto pazienti a picchiare altri pazienti, hanno autorizzato persone non formate a condurre sessioni di terapia senza alcuna supervisione.
* I clienti sono stati incaricati di togliere la loro biancheria intima e di stare in una “posizione di stress” con le gambe piegate per ore.
* Sono state raccolte “donazioni” per migliaia di dollari dai singoli  pazienti per la costruzione di una palestra che il Centro non ha mai usato, così come per l’acquisto di un ranch con altri terapeuti in Arizona.
* I pazienti sono stati fatti a stare nudi  di fronte a gruppi, ai pazienti è stato ordinato di ispezionare i genitali di altri pazienti di fronte al gruppo.
* Ad un paziente di sesso maschile, che voleva tornare al college per studiare musica, piuttosto che lavorare come meccanico in un centro commerciale, è stato fatto indossare un pannolino, è stato costretto a dormire in una culla e mangiare alimenti per l’infanzia per otto settimane perché il suo terapeuta ha detto che quel paziente voleva vivere la sua vita come un bambino.

Timnick (1986), ha riferito che nel Centro “una volta comunità terapeutica alla moda”, le terapie legali erano  ”diventate più lunghe, più costose e più complesse” definendo questo “un caso di cattiva pratica della psicoterapia nella storia della California” (p. 3). Più di 100 ex pazienti ha presentato denunce di truffa, cattiva condotta sessuale e abusi. Cause civili si sono aperte per più di sei milioni di dollari per conto di ex pazienti (Timnick, 1987).

”Dr. Tim”.

 

A quaranta anni, divorziato, con licenza di psicologo clinico, ha sviluppato un seguito di adepti nel  1971, una parte dei quali esiste ancora anche se lui è morto da diversi anni. Il dottor Tim avuto clienti muoversi in casa sua. Essi pagavano una tassa mensile per la terapia più vitto e alloggio e Tim direva le loro vite. Il dottor Tim e la maggior parte dei suoi seguaci fuggirono all’estero insieme in uno stato orientale quando le spese legali sono state attribuite contro di lui, per accuse di aver abusato sessualmente di minori. Il gruppo ha vissuto in comunità per circa sette anni, fino agli esiti legali. Il gruppo so è spostato ancora, ritornando ad in uno stato occidentale.

Una volta sviluppato, il gruppo era costituito da una media di quaranta membri, tra cui alcuni bambini. C’era un giro d’affari durato tredici, durante il quale  il dottor Tim induceva i suoi membri che lasciandolo avrebbe causato loro il  condurre una vita di sofferenza mentale. I pazienti erano reclutati sostituzioni tra coloro che erano sofferenti. Lasciare il gruppo era difficile, in quanto il dottor Tim aveva invitato i più forti del gruppo a recuperare chiunque fosse un potenziale fuggiasco. Le persone che hanno cercato di lasciare apertamente erano fisicamente minacciate.

Il dottor Tim diceva ai suoi pazienti che era “una persona più illuminata di Gesù”  e che “aveva creato la terapia definitiva, combinando Freud, Zen, Yoga Kundalini, e LSD.” Egli insegnava a “ignorare il proprio ego.”

Nessuna critica o reclami erano tollerati da Tim, le critiche erano propinate come un  ”essere nella tua testa,” piuttosto che “nei vostri sentimenti.” Ogni sensazione veniva etichettata  come un  “essere nella vostra roba” e, quindi, come indicazione del disturbo mentale individuale.

In una sessione iniziale di terapia individuale il dottor Tim privatamente diagnosticava ogni nuovo membro come possessore di segni segreti di una grave malattia mentale (es. schizofrenia paranoica, maniaco-depressiva) e annunciava che solo lui poteva curare la sua persona.

Durante le terapie di gruppo i membri venivano umiliati e castigati da lui come “stupidi, stupidi e pazzi.” Fu detto che i loro genitori, in particolare le loro madri, avevano causato la loro malattia mentale e i pazienti dovevano “dissociarsi” da loro, ma non come fonte di denaro per la terapia. Tutte le telefonate che coinvolgono genitori erano furtivamente registrate e riprodotte in sedute di terapia di gruppo per dimostrare come i genitori erano dannosi per i pazienti.

La terapia includeva il cambio di una carriera intellettuale con un lavoro più umile e fisico, apparentemente “per conoscere il corpo, per avere esperienze Zen, e per imparare a sentire.” Sembra anche, però, che il dottor Tim utilizzasse i suoi pazienti come  servi in casa e per il suo cortile.
Inoltre, la quantità e la regolarità dell’uso di  LSD ha portato i seguaci a ridurre le proprie potenzialità lavorative. Inoltre, lavori a bassa retribuzione nei motel vicino a lui ha reso molto difficile per i “pazienti” accumulare denaro e fuggire dal gruppo. Il Dr. Tim aveva anche indottrinato i  membri a credere che il gruppo era la “famiglia” e gli amici di cui avevano bisogno. Dopo tutto, egli sosteneva, vivevano in una grande casa e avevano accesso alle auto, al sesso e alla terapia non disponibile altrove.
Il dottor Tim ha affermato che le famiglie erano dannose, ha rotto e ha impedito i matrimoni e ha fatto sì che i bambini fossero cresciuti dal “gruppo” e non dalle loro madri. Ha inoltre promosso i contatti omosessuali e eterosessuali. Egli ha permesso che maschi potessero avere quattro o cinque uomini vivendo in una camera da letto insieme e masturbandosi reciprocamente. Poi fece sì che con una pratica yoga  gli uomini, giacendo sul pavimento, riuscissero ad inserire un dito in bocca e il dito medio nel sedere di un altro uomo mentre lo stesso veniva fatto a loro. Durante la supervisione di queste sessioni, il dottor Tim pare avesse rimproverano gli uomini che erano sconcertati per la prescrizione. Il Dr. Tim aveva rapporti sessuali con molte donne, molti uomini, e alcune ragazze adolescenti i cui genitori erano single nel gruppo. Una bambina di nove anni riferì di essere stata chiusa nella sua stanza per oltre  tre anni con i membri del gruppo, dimenticando spesso il suo cibo perché erano stordita da droghe. Il Dr. Tim possedeva tutti i beni e le automobili dei suoi pazienti e spesso usava il  materiale che aveva imparato per sessioni di terapia individuale come leva per portare i pazienti a devolvergli  le proprie proprietà e possedimenti

.
Poco dopo essersi trasferito di nuovo sulla costa ovest degli Stati Uniti, un certo numero di seguaci scappò. Alcuni andarono alle autorità legali, solo per scoprire che il dottor Tim non aveva tenuto il suo rilascio di autorizzazioni o di assicurazione. Il dottor Tim è morto di cancro poco dopo il ritorno alla costa ovest. Un piccolo gruppo di suoi ex “pazienti” vivono ancora nei pressi di uno di loro e si incontrano per esaltare le virtù del loro leader e si chiedono perché le loro vite non hanno mai funzionato. La loro confusione continua 20 anni dopo che  il dottor Tim ha avviato il gruppo e che ha promesso una cura per liberarli. Ex membri sostengono che loro e il gruppo che ancora si aggrappa alla memoria del Dr. Tim sono stati danneggiati in maniera irreversibile.

 

 

Culti di terapia non professionale

La libertà sulla costa dell’est ha permesso lo  sviluppo di  due culti psicologici in Stati che non hanno leggi che regolano le pratiche psicologiche. Alcuni uomini al ritorno da detenzioni restrittive elaborarono terapie che portarono alla costruzione di comunità settarie. Un gruppo era basato sulla tecnica di  ”Primal Scream”, l’altro sulla terapia di attacco provocatorio di un tipo spesso etichettato come un programma “Synanon-clone”.
Un caso. Un uomo operava da un appartamento al secondo piano in un quartiere occupato metropolitano. Reclutava adepti dai bar nelle vicinanze, librerie e avvicinandosi a mense in cui erano presenti  uomini  e donne single, invitandoli a prendere un caffè e parlare con lui della sua “terapia”. A volte usava manifesti in cui venivano pubblicizzate conferenze gratuite sulla “psicologia del sesso, sulla psicologia in generale  e sulla solitudine.” La sua intelligenza di strada assieme al suo estro e al suo gergo procuravano una attenzione intensa e seduzione. Raccontava storie dettagliate in privato sulla sessualità ma le raccontava anche in pubblico,  in sessioni di gruppo, per dimostrare come era “addolorato e danneggiato” da ogni persona. Nel suo gruppo si pagava poco per incontri iniziali, ma nello stesso tempo elaborava costosi corsi “intensivi”. Radunò informazioni dettagliate sulla situazione patrimoniale di ogni persona, famiglia e contatti sociali.  Combinava le sue  informazioni con le proprie interpretazioni delle tecniche di Primal Scream per fa abbassare le difese dei suoi adepti e per renderli sempre più dipendenti da lui. Una quindicina di persone negli ultimi otto anni hanno speso il loro tempo libero con lui, frequentando i seminari e incontrandolo individualmente più volte alla settimana, e facendo affidamento su di lui per la maggior parte delle decisioni della vita. Diversi studenti universitari chiedevano denaro ai propri genitori per l’acquisto di “terapia” da lui. Chiedeva  che le sue prestazioni fossero pagate in contanti. C’è stato turn-over tra i seguaci, ma pochi erano stati presenti nel primo periodo in cui ha creato il gruppo.

Secondo caso. Il secondo gruppo è stato avviato da un comunicatore descritto come un borghese,  un uomo sulla quarantina che aveva imparato la terapia conflittuale di attacco durante un programma di riabilitazione dalla droga, che gli era stato somministrata durante il periodo di dentenzione.

La sua storia rivela un carattere disordinato di un uomo che, dopo aver lasciato il suo programma di riabilitazione dalla droga, ha visto i vantaggi economici di fornire “terapia” per difficoltà ad adulti occupati in uno stato al limite della legalità. Usando le sue tecniche di accoglienza e le modalità di controllo, ha “messo su bottega”. Inizialmente, ha attirato alcuni clienti dal bar e da un ristorante, poi ha chiesto  loro di reclutare  amici e parenti. Più tardi, ha iniziato  la collaborazione con uno psichiatra ed uno psicologo. Questi professionisti gli erano utili per creare un’aura di “scienza e credibilità” a quella che era la sua attività. I documenti legali (non citati qui per proteggere l’anonimato delle parti lese) hanno evidenziato che nessuno dei suoi pazienti è stato visitato e inviato ad un trattamento più appropriato medico o psicologico.
Per più di dieci anni ha controllato la vita di un gruppo di circa sessanta persone. Ai suoi ordini, questi seguaci hanno limitato le loro amicizie al gruppo, hanno reciso le relazioni con le loro famiglie di origine, hanno trascorso la maggior parte del loro tempo libero, vacanze comprese, con lui, e strutturato le loro vite dopo il suo diktat. Dirigeva gruppi di confronto, offriva consulenza individuale, supervisionava la vita sanitaria, finanziaria e sociale dei suoi “clienti”, e li induceva a trascorrere le proprie vacanze con lui.

Terzo caso. In un altro stato, un uomo abbandonato ha iniziato la  sua carriera in un culto composto principalmente da assistenti di volo delle linee aeree. Ha partecipato a molti incontri di formazione e si è sottoposto a  terapia personale. Egli ha letto molto sulla psicologia “innovativa” e si è sottoposto abilmente  a psicoterapie varie, interviste, tecniche interpretative e di mediazione. Ha frequentato ristoranti vicino ad un aeroporto locale sino a tarda notte. Con una tazza di caffè e il giornale della sera aveva avuto un approccio con una assistente di volo femminile che stava mangiando da sola, chiedendole di condividere la sua tavola. Le aveva spiegato che era un genitore premuroso per i suoi figli giovani che erano a casa con una baby-sitter, si informò sulla carriera della donna e della famiglia e fece una breve intervista di screening per individuare la solitudine, la vulnerabilità, la fiducia nelle donna. Non le fece offerte sessuali, ma mentre la donna stava terminando il suo pasto scrisse il suo indirizzo e numero di telefono su una scheda e le disse: “Domani sera incontrerò alcuni amici. Parlerò di alcune riflessioni sulla psicologia con loro. Sei invitata, se vuoi.” Egli poi aveva indotto un certo numero di donne a trasferirsi nella sua grande casa, dalle quali faceva pagare l’affitto, si faceva fare donazioni “per il gruppo” e per le lezioni e le consulenze psicologiche che lui offriva. Alla fine ha indotto il suo gruppo di  ”pazienti”, che egli consigliava intensamente, a limitare la loro vita sociale al gruppo ed evitare vecchi amici, parenti e amanti. Ha incontrato singolarmente con ogni donna, ripetutamente per “analizzare” le sue esperienze passate negative e sviluppare un intenso rapporto di “transfert”, in cui era in grado di ottenere una dipendenza sempre più forte da lui. Nel tempo è riuscito ad organizzare un giro d’affari tra gli  iscritti, ed anche a sviluppare una rete di seguaci donne che avevano l’onore di diventare le sue amanti, baby-sitter e governanti. Le donne più alla periferia venivano sottoposte a un’intensa “analisi” mediante sessioni in cui interpretava le loro motivazioni e cercava di evocare intense “esperienze catartiche”. Coloro che si spostano più vicine a lui sostituivano man mano  quelle che si allontanavano.

Quarto caso. Ancora un altro gruppo cultuale è stato attivato circa otto anni fa da Ray, un uomo senza titoli di studio. Ha mantenuto un gruppo di una media di circa 30 membri in tutto quel periodo. Una parte importante di questi seguaci sono psicologi e laureati in psicologia in fase di tirocinio. Ray attrae questi professionisti attraverso annunci per seminari sullo sviluppo del potenziale umano. Egli afferma che insegnerà loro come “unire, trasformare, e coniugare le proprie esperienza di vita”. Egli sostiene di offrire i suoi servizi in maniera “completamente gratuita”, e che “insegnerà a realizzare i propri sogni, perché l’universo è a portata di mano”. Vende corsi di formazione di base di tre settimane, di solito in località di vacanza attraente, in cui promette modi per “ricreare continuamente se stessi, essere liberi acquisire il tutto in modo gratuito.” Ricoprendo queste abilità personali “nascoste” di ciascuno, promette ai partecipanti di renderli terapeuti e persone più libere.
Ray recluta selettivamente alcuni partecipanti dei seminari chiedendo loro di trasferirsi a casa sua vicino a una grande città, dove egli afferma che si “trasformeranno, alleneranno, impareranno ad arrendersi, ad essere in servizio, e ad abbattere le loro difese, ad affidarsi”. Abbastanza importante, ha messo su un “fondo finanziario libero” a cui seguaci sono chiamati a contribuire “solo con contanti, niente assegni o carte di credito”.
Quando i suoi seguaci si trasferiscono da lui, Ray dice loro che sono “perdenti, che devono rinunciare alla propria vita per lui e che egli è la loro guida, il loro Maestro”. Poiché la maggior parte sono professionisti e provengono da altri stati, spesso hanno difficoltà a trovare lavoro a causa di problemi di licenza e di altro genere. Così, la maggior parte è costretta ad accettare lavori a bassa retribuzione o di prendere in prestito denaro al fine di partecipare ai servizi offerti di Ray.

I seguaci che non mostrano una costante attività vengono considerati da Ray come perdenti e vengono messi da parte a svolgere ”trattamenti” degradanti. Queste persone riferiscono che mentre erano nel gruppo erano depressi, demoralizzati, e cronicamente ansiosi rispetto a come “essere”. La loro autostima è stata schiacciato e si sentivano dipendenti, sbagliati e cercavano ansiosamente di comportarsi come Ray avrebbe voluto. L’atmosfera prevalente del gruppo è stato un contrasto tra alta tensione prodotta da Ray e la dipendenza indotta. Ex seguaci descrivono come Ray che sembra essere la più innocente, la più tenera persona, è l’uomo più spietato che abbiano mai incontrato. Ripete ai suoi seguaci di “ricreare loro stessi, per mezzo di una trasformazione, fusione con quella esperienza che egli permette loro di avere”.
Uno psicologo esperto sulla quarantina d’anni ha trascorso diversi anni con il gruppo, mentre lavorava in una clinica di tutto rispetto. Egli ha osservato: “In qualche modo quando ero intorno a lui, ho perso il mio senso di sé, ho perso tutta la mia conoscenza, tutte le mie capacità diagnostiche non sono riuscito a riconoscere uno psicopatico brillante aveva il controllo su di me.” Il gruppo continua a crescere e Ray ha ora  dato vita a due grossi gruppi di seguaci.

Osservazioni conclusive

I gruppi segnalati qui, sia se creati da terapeuti formati sia da non professionisti, nascono assumendo molteplici ruoli e portano tutti i leader ad esercitare un controllo sulla vita dei cosiddetti pazienti-seguaci. I leader di questi culti di psicoterapia sembrano corrotti e utilizzando liberamente nozioni di psicologia e popolar-psicologia fanno affermazioni senza limiti, acquisendo poteri e competenze personali. Così essi denigrano i genitori dei loro pazienti, il matrimonio e l’unità familiare ed esaltano l’espressione cruda dei “sentimenti” ritenendo l’intelletto e la ragione come ostacoli alla crescita personale.
Alcuni leader, ma non tutti, hanno ampiamente promulgato la nozione di “uscire di testa” e, di conseguenza, avevano seguaci  tecnici o professionisti del settore. In molti casi, la perdita di controllo assieme a quella del proprio patrimonio economico ha reso sempre più dipendenti i seguaci dal proprio leader.
La personalità, i tratti del carattere, e la viva fantasia dei leader di questi gruppi settari sembrano dirigere l’intero percorso di un particolare gruppo. Diversi leader esagitati o psicopatici, per esempio, hanno creato gruppi che sono in continua attività. In un caso un leader ha chiesto ad un  suo seguace di spostare la sua residenza 25 volte in due mesi. In altri casi, come ad esempio nelle sessioni di gruppo sull’omosessualità del Dr. Tim, il leader lentamente disinibiva  i suoi membri al fine di persuaderli ad accettare comportamenti e valori che permettevano a lui di vivere le sue fantasie, come ad esempio essere una persona potente, essere al di sopra della legge, indulgere in atti sessuali sfrenati, etc. Temerlin & Temerlin nei loro primi lavori hanno evidenziato come alcuni terapeuti formati funzionassero come leader di setta (Temerlin & Temerlin, 1982, 1986) ed hanno identificato le principali caratteristiche dei culti di psicoterapia. Essi hanno scritto:

Gli psicoterapeuti con caratteristiche di tipo carismatico possono così manipolare la relazione terapeutica creando dei gruppi di persone che funzionano in maniera molto simile ai culti religiosi distruttivi. Le tecniche usate da questo tipo di  terapisti sono caratterizzate da:  a) aumento della dipendenza, b) aumento dell’isolamento, c) riduzione della capacità di pensiero critico, e d) scoraggiamento dell’interruzione della terapia. (Temerlin & Temerlin, 1986, p. 234)

Altre ricerche successive, riportate in bibliografia, di Temerlin Temerlin hanno portato ad altre scoperte di culti di psicoterapia creati da non professionisti. Come per altri tipi di sette, i culti di  psicoterapia tendono ad impiegare programmi coordinati di influenza, di sfruttamento e di controllo del comportamento al fine di soggiogare i membri alle esigenze e ai desideri dei dirigenti. Questi gruppi ben illustrano i processi che caratterizzano un programma di riforma del pensiero, e mostrano chiaramente come i leader attaccano e minare il senso di sé dei seguaci, così privandoli della capacità di autonomia del  giudizio e della elaborazione dell’informazione sul mondo e su se stessi.

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West, L.J., & Singer, M.T.  (1980).  Cults, quacks and nonprofessional psychotherapies.  In H.I. Kaplan, A.M. Freedman, & B.J. Sadock (Eds.), Comprehensive textbook of psychiatry, III. Baltimore:  Williams and Wilkens.

Zimbardo, P.G., Ebbesen, E.B., & Maslach, C.  (1977).  Influencing attitudes and changing behavior:  An introduction to method, theory, and applications of social control and personal power.  Reading, MA:  Addison-Wesley.

Acknowledgements

We are grateful to Jane Temerlin, M.S.W., wife and colleague of the late Dr. Maurice Temerlin, for her assistance in completing this manuscript, which meant so much to her husband.

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Margaret Thaler Singer, Ph.D ., Adjunct Professor of Psychology at the University of California, Berkeley, passed away in 2003.

Maurice K. Temerlin, Ph.D., before his death in 1988, had been in private practice in Oklahoma City.

Michael D. Langone, Ph.D. is Editor of the Cultic Studies Journal and Executive Director of the ICSA .

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Cultic Studies Journal, Vol. 7 No. 2 1990
This article is an electronic version of an article originally published in Cultic Studies Journal, 1990, Volume 7, Number 2, pages 101-125.

http://www.freeminds.org/psychology/cults/psychotherapy-cults.html

 

Margaret Thaler Singer, Ph.D.

Professore emerito di psicologia presso la Berkelev, Università della California. Muore il 23 Novembre 2003, all’età di 82 anni.

Durante la sua attività ha tenuto conferenze in tutto il mondo e ha ricevuto diversi riconoscimenti per il suo lavoro, tra cui il premioHopheimer nel 1966 dall’American College of Psychiatrist e la Stanley Dean R. e quello per la ricerca in schizofrenia nel 1972 dalla American College of Psychiatrists .

La Singer ha prodotto ricerche innovative sul lavaggio del cervello dei soldati americani catturati durante la guerra di Corea, e spesso è stata nominata da avvocati come testimone esperto o anche contattata dai mezzi di informazione per il commento su casi di alto profilo, tra cui il Tempio del Popolo e il suicidio di massa a Jonestown, nella Guyana. Inoltre si è occupata della ricerca del Hillside Strangler a Los Angeles, e quella su Branch Davidian e del culto Porta del Cielo. Nel corso degli anni, ha intervistato più di 4.000 membri di sette, tra cui Charles Manson e molti dei suoi seguaci.

 

Traduzione libera di Lorita Tinelli ©

I culti psicoterapeutici

Abstract

Sebbene  il termine “culto” venga di solito associato ai  gruppi di natura religiosa,  i culti non religiosi stanno ricevendo sempre maggiore attenzione nell’ultimo periodo. Questo articolo esamina le caratteristiche comuni di gruppi settari, in particolare l’uso della riforma del pensiero quale processo attraverso il quale vengono portati cambiamenti nel comportamento,  mediante indottrinamento,  oltre che una serie di altre modifiche in contemporanea.  I Culti di Psicoterapia sono descritti per illustrare i programmi coordinati di influenza, di sfruttamento e di controllo del comportamento che li caratterizzano.

Il termine “setta” è solitamente  associato a delle dinamiche  che sono state spesso origine di altre etichette, tra cui “riforma del pensiero” (Lifton, 1961), “persuasione coercitiva” (Schein, 1956, 1961), “lavaggio del cervello” (Hunter, 1953), “controllo mentale” (Langone, 1988), “manipolazione sistematica di influenza psicologica e sociale” (Singer, 1983), “programmi coordinati di influenza coercitiva e controllo del comportamento” (Ofshe & Singer, 1986), e “sfruttamento mediante  persuasione “(Singer & Addis, 1991).

Questi termini riflettono prospettive un po ‘diverse o tentano di spiegare a diversi tipi di pubblico un processo complesso e delicato composto da tecniche, tattiche e strategie di influenza sociale a lungo studiato dagli psicologi sociali, antropologi sociali, e ricercatori di marketing (Cialdini, 1984; Nader, 1991; Zimbardo, Ebbesen, e Maslach, 1977).

In questo lavoro useremo il termine “riforma del pensiero”, perché è breve, ha ottenuto ampio utilizzo nel campo delle scienze umane, non è facilmente suscettibile di interpretazioni esagerate, e descrive sinteticamente ciò che avviene nel processo in esame, cioè,  gli individui a seguito della programmata e sistematica manipolazione psico-sociale imposta da altri, sono portati ad adottare credenze radicalmente diverse e a conformare la loro condotta in modo appropriato a quelle richieste indotte.

Mentre “riforma del pensiero” si riferisce ad un particolare processo di pianificata e sistematica manipolazione psicosociale, “cult” non si riferisce al contenuto ideologico, come alcuni erroneamente credono, ma ad alcune strutture sociali e alle relazioni che modellano il comportamento, i pensieri e i sentimenti dei membri di un gruppo  in modo da asservire i desideri e le esigenze del leader (s).

 Così, un culto si può formare in qualsiasi area di contenuto: politica, religione,  commerciale, filosofico, della salute, della fantascienza, della psicologia, ecc.

 Il fatto che molte persone ancora credono erroneamente che tutti i culti siano religiosi dipende forse dai culti religiosi che ricevettero tanta pubblicità tra la fine del 1970 e l’inizio del 1980.

 Questo documento contribuisce a dissipare questo equivoco con una breve definizione di “cult”, che delinea le caratteristiche di base della riforma del pensiero, come è stato originariamente concepito e nella sua forma contemporanea, e vuole illustrare questi concetti descrivendo una varietà di culti di  psicoterapia.

 

 

 

Problemi di definizione

Culti

La sottoscritta (Singer, 1986) ha affermato che le relazioni cultuali

* Fanno riferimento a quei rapporti in cui una persona induce intenzionalmente altri a diventare totalmente o quasi totalmente dipendente da lui o lei per quasi tutte le decisioni importanti della vita, e inculca in questi seguaci  la credenza che lui o lei abbia qualche talento speciale, regalo, o la conoscenza assoluta. (P. 270)

Una definizione al riguardo è stata proposta durante una conferenza promossa dall’Istituto UCLA Neuropsychiatric, dalla Family American Foundation, e dalla Fondazione Johnson:

* … Un gruppo o movimento che presenta una grande o eccessiva devozione o dedizione a qualche persona, idea o cosa, non etica e che utilizza tecniche di manipolazione, di persuasione e di controllo (ad esempio, l’isolamento dai vecchi amici e dalla famiglia, debilitazione, l’uso di metodi speciali per aumentare la suggestionabilità e sottomissione, pressioni di gruppi potenti, gestione delle informazioni, la sospensione di individualità o di giudizio critico, la promozione della totale dipendenza del gruppo e la paura di lasciarlo e così via) con le quali si prefigge di promuovere gli obiettivi dei leader del gruppo, per l’azione o per un possibile pregiudizio dei soci, delle loro famiglie o comunità. (1986)

Il termine “Cult”, poi, è probabile che mostri tre caratteristiche a diversi livelli:

1. membri eccessivamente zelanti: l’impegno è incondizionato e serve per l’identità e la leadership del gruppo;

2. l’induzione di dipendenza attraverso l’utilizzo di tecniche di manipolazione e sfruttamento di persuasione e di controllo; e

3. la tendenza a danneggiare i membri, le loro famiglie e / o la società.

I culti si professano come aiuto per i membri, ma in realtà li sfruttano. I culti sviluppano il loro piano mediante due strategie:

*  Da una parte c’è un insieme di norme di facciata che appaiono superficiali, mentre ne esistono di più profonde, disegni nascosti e le finalità reali dell’organizzazione o gruppo. Le norme in superficie sottolineano l’idealismo e la giustizia della causa. Sotto la superficie, tuttavia, vi sono un insieme di norme di base che gestiscono in modo efficiente l’organizzazione. (MacDonald, 1988, p. 68)

I culti tendono ad essere centrati sul leader, sullo sfruttamento e sulla manipolazione, e spesso sono  nocivi, essi entrano in conflitto e in maniera minacciosa con i  sistemi aperti, con i familiari dei loro associati e con  la società in generale. Alcuni culti alla fine si disintegrano come conseguenza di questa tensione. Alcuni gradualmente diminuiscono il livello di manipolazione e, di conseguenza, lo sfruttamento, il danno e l’opposizione. Altri, invece, si isolano, psicologicamente se non fisicamente. Al fine di gestire la minaccia rappresentata dal mondo esterno e di promuovere gli obiettivi del leader (s), questi gruppi tendono a:

1. dettare – a volte con dovizia di particolari – come i membri dovrebbero pensare, agire e sentire;

2. richiedere un particolare stato di esaltazione (ad esempio, poteri occulti, una missione per salvare l’umanità) per sé e / o il loro leader (s), e

3.intensificare la loro opposizione e alienazione dalla società in generale.

Secondo queste definizioni, i culti si differenziano dalle  ”nuove religioni”, dai “nuovi movimenti politici”, dalle “psicoterapie innovative” e da altri “nuovi” gruppi in quanto  tendono a usare tecniche di sfruttamento e di  manipolazione, di influenza e di assoggettamento del benessere individuale a favore di quello del leader.

I Culti differiscono anche da altri gruppi puramente autoritari, ad esempio, le organizzazioni militari e alcuni tipi di sette e Comunità. Questi ultimi, anche se rigidi e con caratteristiche di controllo, mancano delle norme interne ed esterne di cui si è parlato precedentemente e non sono estremamente manipolativi nè centrati sul leader. Le regole di controllo sociale di questi gruppi autoritari, anche se a volte coercitivi, sono coerenti, visibili, chiare e non  nascoste. Anche se le loro strutture decisionali sono gerarchiche, i leader dei gruppi puramente autoritari servono gli interessi del gruppo, non i propri. Inoltre, i gruppi più autoritari, ad esempio, quelli militari, devono rendicontare la loro attività alle autorità superiori. I leader dei culti, al contrario, non devono rispondere a nessuno del loro operato.

Poiché le società democratiche avallano la libertà individuale, l’autonomia e la dignità, tendono a criticare i gruppi settari. La causa di queste valutazioni negative, tuttavia, non è la novità o le convinzioni insolite presenti in questi gruppi, ma la loro condotta, in particolare i loro metodi di reclutamento, indottrinamento e sfruttamento dei membri.

Per quel che riguarda la manipolazioni del culto, è chiaro che alcune persone possono influenzare più facilmente di altre. Ash (1985) osservava che i seguenti tipi di fattori rendono alcune persone particolarmente vulnerabili alle manipolazioni di culto: alto livello di stress attuale, disillusione culturale in un ricercatore frustrato, la mancanza di un credo religioso, carenza di un sistema di valori intrinseco e  le tendenze di personalità dipendente, come indicato dalla mancanza di direzione interna, dalla mancanza di un adeguato autocontrollo (per esempio, anassertività), bassa tolleranza per l’ambiguità, e suscettibilità a stati di trance.
Il culto rende vulnerabili le proprie reclute in diversi modi, difatti esso riesce ad indurre e mantenere sostanziali cambiamenti comportamentali e psicologici nei propri membri in maniera sorprendente.

 

Per stabilire un esempio per dimostrare l’influenza degli ambienti di culto, si consideri l’osservazione dei non credenti della organizzazione Billy Graham Crusades, nel quale si è evidenziato che essi decidono di partecipare al percorso proposto dal gruppo per il  2% – 5% e solo circa la metà di questi neo convertiti diventano attivi dopo un anno. Circa il 15% restano convertiti in modo permanente (Frank, 1974, p. 82), vale a dire, sono attivi per dieci anni o anche di più. Quindi, meno dell’uno per cento (0,30% – 0,75%) dei neofiti del Billy Graham Crusades si convertono a tale gruppo. Inoltre, dopo la crociata (il percorso di conversione), queste persone tornano a casa dalle loro famiglie, al loro lavoro e alle loro identità precedenti.

Al contrario, due studi su centri meno conosciuti e periferici rispetto a questa organizzazione ha rilevato che circa il 10% dei soggetti reclutati in un workshop introduttivo lascia la loro vecchia vita alle spalle e diventa missionario a tempo pieno in quel gruppo entro un mese di permanenza (Barker, 1983; Galanter, 1980), con il 5% che restano membri anche dopo due anni (Barker, 1983).

Un attento esame dello studio di Galanter, tuttavia, indica che la percentuale dei soggetti che vi si uniscono potrebbe essere addirittura superiore di quanto riportato. Quattro “fuorusciti” nello studio di Galanter erano stati portati via dai genitori. Se queste persone fossero rimaste, la percentuale restante dopo un mese sarebbe stata del 13%, invece che del 9%.

Inoltre, i  centri esaminati da Galanter sono ben noti da chi ha familiarità con il gruppo per essere meno efficaci di quello di San Francisco, centro, su cui c’è stata una notevole controversia. La maggior parte delle reclute in questi centri erano state solo avvicinate per strada, mentre la maggior parte dei neofiti di Billy Graham Crusades aveva già avuto un contatto sostanziale con gli evangelisti prima di partecipare alla crociata (Billy Graham associazione, comunicazione personale al Dott. Langone, 1989).
Alcuni ricercatori (ad esempio, Barker, 1983) erroneamente interpretano questi risultati come una prova che la riforma del pensiero non si verifica in gruppi comunemente accusati di essere culti. Il loro grave errore, però, è quello di assumere che la riforma del pensiero ha praticamente il 100% di efficacia, cosa che nessun ricercatore serio ha mai affermato.

 

 

 

Riforma del pensiero: Cenni storici

”"

La sottoscritta  (Singer, 1986) ha osservato come nel corso di questo secolo una serie di eventi hanno dimostrato che l’autonomia individuale e l’identità sono molto più fragili  di quanto si crede comunemente. La Russian Purgue (campagna di politica di repressione dell’impero sovietico) del 1930 ha manipolato uomini e le donne affinchè confessassero falsamente di aver commesso crimini e affinchè accusassero gli altri di aver commesso crimini (Mindszenty, 1974).

La stampa mondiale espresse sconcerto e stupore per il fenomeno, ma, con poche eccezioni, presto si cessò di prestarvi attenzione (Rogge, 1959).

Alla fine del 1940 e nei primi anni del 1950 si assistette agli effetti delle università rivoluzionarie in Cina e alla sottomissione di un intero popolo ad un programma di riforma del pensiero che induceva milioni di persone a sposare nuove filosofie e ad adottare nuovi comportamenti. (Chen, 1960; Hinkle e Wolff, 1956; Hunter , 1953; Lifton, 1961; Meerloo, 1951; sergente, 1951, 1957, 1973; Schein, 1961).

Poi venne il conflitto coreano che sottoponeva i prigionieri di guerra delle Nazioni Unite ad un programma di indottrinamento sulla base di metodi che univano i programmi di riforma del pensiero cinese con altre tecniche di influenza sociale e psicologica (Farber, Harlow, e West, 1956; GAP , 1956, 1957; Schein, 1956).

A quel tempo il termine “lavaggio del cervello” è stato introdotto nel nostro vocabolario come “un termine colloquiale applicato a qualsiasi tecnica finalizzata a manipolare il pensiero umano o un’azione contro il desiderio, la volontà o la conoscenza della persona” (Enciclopedia Britannica, 1975).

A causa del sensazionalismo giornalistico, tuttavia, il termine “lavaggio del cervello” ha assunto una sinistra connotazione misteriosa.

Lifton (1961) usa il concetto di “riforma del pensiero”, ritenendo che oltre ad essere una traduzione più precisa del termine cinese di “lavaggio del cervello”, aiuta a spiegare, in aggiunta alle confessioni dei soravvissuti, i notevoli cambiamenti, dovuti ad azioni psicologiche non violente e non coercitive, prodotti in civili cinesi, pur non in stato di prigionia.

Il lavoro di Schein (1956, 1961) ha anche chiaramente dimostrato che né un carcere né le minacce fisiche sono necessarie per ottenere l’effetto della riforma del pensiero.

Dopo il conflitto coreano, la ricerca psicologica, preziosa, anche se a volte controversa, ha aiutato a riconoscere i processi attraverso cui gli individui possono essere controllati. Asch (1952) con i suoi studi sulla conformità, Milgram (1974) con i suoi esperimenti sullo shock, e Zimbardo (Zimbardo, Ebbesen, e Maslach, 1977) con i suoi studi sugli effetti del ruolo del carcere sull’individuo, ne sono solo alcuni degli esempi di ricerca più noti (vedi Cialdini, 1984, per una rassegna della ricerca sociale e psicologica).

Poiché questo lavoro accademico è continuato, altri eventi significativi hanno riacceso l’interesse del pubblico sui processi di influenza e controllo.

Il controllo diabolico di  Charles Manson su un gruppo di giovani della classe media ha scioccato il mondo durante i primi anni 70 (Atkins, 1978; Bugliosi e Gentry, 1974; Watkins, 1979).

A metà degli anni 70, migliaia di famiglie negli Stati Uniti erano perplessi e allarmati per l’influenza di una vasta gamma di guru e nuovi messia sulla loro prole.

Poi, il 18 Novembre 1978  Jim Jones ha portato 912 seguaci alla morte in una giungla della Guyana (Reiterman & Jacobs, 1982). Questa tragedia ha portato il concetto di riforma del pensiero all’attenzione del mondo.
Dopo Jonestown, l’interesse pubblico verso i  gruppi settari è aumentato in modo significativo. Inizialmente, la maggior parte era concentrato sui culti religiosi, specialmente quelli con rituali bizzarri o esotici e di sapore orientale. Ma col passare del tempo, le caratteristiche cultuali furono attribuite a frange cristiane (Enroth, 1986), a grandi gruppi con azioni di sensibilizzazione (Cannella & Farson, 1979; Finkelstein, Wenegrat, e Yalom, 1982;),  o con controversi programmi di riabilitazione dalla droga (Gerstel, 1982; Hawkins, 1980; Hawkins & Wacker, 1983; Mitchell, Mitchell, & Ofshe, 1980; Rebhan, 1983), e a gruppi di psicoterapia (Temerlin & Temerlin, 1982, 1986). Tutto ciò ha portato ad una applicazione più ampia, e alla conseguente confusione dei termini ” culto “e” riforma del pensiero “.

 

Noi qui proponiamo una precisazione: culto si riferisce ad una particolare struttura di potere e riforma del pensiero si riferisce a un particolare tipo di processo di influenza sociale e psicologica. Un gruppo che pratica riforma del pensiero non deve necessariamente essere un culto, ma un culto di solito pratica la riforma del pensiero al fine di mantenere la sua struttura di potere.
Riforma del pensiero: i programmi prima e seconda generazione

Lifton (1961) ha descritto “otto punti psicologici che sono predominanti nel campo sociale per la riforma del pensiero” (Lifton, 1961, p. 420): 1) controllo del milieu, 2) la manipolazione mistica, 3) la domanda di purezza, 4 ) il culto della confessione, 5) la scienza sacra, 6) linguaggio caricato, 7) la dottrina sulla persona, 8 ) dispensazione dell’esistenza.
Ofshe e Singer (1986) furono i primi a distinguere tra programmi di prima generazione di cui aveva parlato Lifton e programmi di seconda generazione, a cui erano interessati Ofshe e Singer (1986). La prima generazione di programmi includeva le tecniche sovietiche e cinesi progettate per estorcere false confessioni, per  inculcare convinzioni politiche e sociali e assicurare la conformità e l’obbedienza alle richieste dei leader. La “gestione” di questi era sponsorizzata dallo stato, i programmi di pensiero di prima generazione erano controllati alla partenza e includevano momenti di feedback tramite ricompensa/punizione durante il programma. Attraverso l’uso sapiente di eccitazione repulsiva e la pressione dei pari, i leader riuscivano a modificare le convinzioni espresse in politica e gli atteggiamenti delle persone designate.
I programmi di seconda generazione, utilizzati dai gruppi settari, tendono anche ad essere non violenti e, inoltre, non hanno la forza fisica e l’autorità di uno Stato. Pertanto, al fine di raggiungere i loro obiettivi, questi programmi hanno dovuto affidarsi a sotterfugi e capitalizzare sulle aree naturali di sovrapposizione tra  loro e sulle scelte individuali. Come i programmi di prima generazione, i programmi di seconda generazione utilizzano tecniche di influenza sociale, le tattiche e le strategie che sono ben documentate in psicologia sociale, marketing e socio-antropologico letteratura di ricerca (Cialdini, 1984; Gerstel, 1982; Hawkins, 1980; Hawkins & Wacker , 1983; Nader, 1990; Rebhan, 1983;. Zimbardo et al, 1977). È interessante notare come i programmi di seconda generazione riescono a coinvolgere psicologicamente un numero più ampio di soggetti rispetto a quelli di prima generazione (Hinkle e Wolff, 1956; Lifton, 1961; Ofshe & Singer, 1986; Singer & Ofshe, 1990).
I programmi di seconda generazione inizialmente si presentano come benevoli, promettendo di soddisfare le esigenze e le scelte individuali. I reclutatori pongono molta attenzione e usano rinforzi positivi circa gli obiettivi da raggiungere. Mediante conversazioni apparentemente intime e modalità di accoglienza i reclutatori valutano gli stati psicologici e sociali dei reclutati, conoscono i loro bisogni, le paure, il potenziale di dipendenza, e le resistenze reali e possibili.

Testimonianze di membri del gruppo, le credenziali (sia vere o false) dei leader, gli attacchi rivolti ai concorrenti del gruppo e la ‘reazione favorevole verso i membri’ rappresentano gli elementi per la percezione di un ambiente apparentemente accogliente e premuroso che tende a sostenere la domanda del gruppo di benevolenza e di superiorità e a convincere i neofiti di quanto potranno beneficiare aderendo a quel gruppo.
I neofiti raramente sono a conoscenza delle tecniche di persuasione sottili e del controllo messo in atto per modellare il loro comportamento, pensieri e sentimenti. L’unanimità apparentemente amorosa del gruppo è fatta di maschere rigide e di regole contro il dissenso privato e pubblico. Le domande sono deviate; ai commenti critici si risponde con suppliche sorridenti di “non indurre negatività”, o qualche altro “cliché”, per usare uno dei termini di Lifton. Se i nuovi membri persistono nella loro “negatività”, gli sarà ricordato dei problemi personali, dubbi e ricordi colpevoli che hanno rivelato ai leader. Dubbio e dissenso sono quindi interpretati come sintomi di carenza di personalità.

I potenziali membri e i neofiti scivolano in una spirale di crescente dipendenza dal gruppo. Essi sono spesso incoraggiati o gli viene ordinato di vivere con altri membri del gruppo. In molti casi, anche di  lavorare con gli altri membri. La gente  fuori dal gruppo è vista come spiritualmente, psicologicamente o socialmente inferiore, o come ostacolo allo sviluppo dei membri. Al fine di “avanzare” a un ritmo soddisfacente, i membri devono trascorrere lunghe ore coinvolti in vari esercizi ritenuti necessari dal gruppo. In breve, i membri trascorrono sempre più tempo con e sotto la direzione del gruppo.
Per garantirsi il proseguimento di premi del gruppo (lode, attenzione, la promessa di benefici futuri, ecc), i membri devono implicitamente se non esplicitamente, riconosce l’autorità del gruppo nel definire ciò che è vero e buono.

Tale riconoscimento non è semplice a parole, il gruppo pone continuamente nuove sfide e prove ai propri membri, stabilendo estremamente alte, se non impossibili, le aspettative riguardanti le attività (ad esempio, la raccolta di fondi, reclutamento di nuovi membri) e lo “sviluppo” personale (ad esempio, di essere liberi dalla “negatività” dei pensieri e dubbi).

Visto che il dissenso, il dubbio, e la negatività sono proibite, i membri devono progettare la costruzione di una facciata di “felicità” e di accordo, mentre lottano per raggiungere l’impossibile. Coloro che non riescono a progettare la facciata necessaria (perché, ad esempio, ammettono di solito, con molto senso di colpa, i loro dubbi sul gruppo) vengono attaccati e puniti, a volte brutalmente. Quelli che continueranno a “fallire per onestà” sono, in un modo o nell’altro, cacciati o espulsi dal gruppo.

Coloro che aderiscono al gruppo, sia senza punizioni che con esse, lo fanno perché imparano ad ingannare se stessi e gli altri. Imparano, proprio come i soggetti ipnotizzati, secondo la  logica della  trance, come per convincere se stessi che il gruppo ha sempre ragione, anche se si contraddice. Crescente isolamento dal mondo esterno al gruppo, estenuante attenzione alle attività di servizio del gruppo e pratica di  esercizi che inducono stati dissociativi (per esempio, la meditazione, il canto, il parlare in lingue) possono facilitare questo processo di scissione, che in alcuni casi, assomiglia a quello che Lifton (1987 ) chiama “raddoppio”.

La dissociazione psicologica permette ai membri di adattarsi al progetto del gruppo e agli elementi che lo caratterizzano, vale a dire, il suo set di contraddizioni delle regole sociali. I membri si trovano in un bivio di  “fedeltà / tradimento” (MacDonald, 1988): se rimangono fedeli alla loro percezioni di sé e del mondo, tradiscono il gruppo da cui sono diventati eccessivamente dipendenti; se rimangono fedeli al gruppo, tradiscono la loro percezione di ciò che è  buono e vero.

I programmi di riforma di pensiero di seconda generazione inevitabilmente portano al tradimento di se stessi, perché da quel bivio non c’è scampo e si giunge a un “attacco fondamentale dell’essere – la centrale immagine di sé, il senso stesso di autenticità e l’esistenza del sé”.

Al contrario, l’attacco di prima generazione dei programmi opera su una proprietà periferica del sé, la propria visione politica e sociale “(Ofshe & Singer, 1986, p. 18).

Se la seconda generazione di programmi, che operano in società libere ed aperte, non avessero attaccato elementi centrali del sé dei membri, non sarebbero sopravvissuti. Informazioni al di fuori del gruppo sarebbero serviti a neutralizzare l’indottrinamento politico e sociale, così come è avvenuto alle vittime della riforma del pensiero quando sono state liberate dalla prigionia in Corea, Cina e altrove.

Culti di psicoterapia: esempi di casi



Contesto generale

I Culti di psicoterapia possono derivare dalla distorsione e dalla corruzione della terapia a lungo termine individuale (Temerlin e Temerlin, 1982; Conason e McGarrahan, 1986) o di psicoterapia di gruppo (Hochman, 1984), o possono essere avviati da una varietà di non professionisti (West e Singer , 1982; Singer, 1983, 1986). I Leader di tali gruppi variavano da docenti universitari a persone con una formazione non adeguata a gente in libertà vigilata per qualche crimine commesso.
Gli autori hanno studiato indipendentemente 22 culti di psicoterapia negli ultimi anni. I gruppi variano nel formato da 15 persone in due gruppi che al loro picco hanno avuto più di 300 membri. Il più grande di questi due gruppi era composto da 350 membri che vivevano all’interno e 400 membri periferici. La storia della loro esistenza va da 5 a 25 anni, e tutti tranne uno sono ancora presenti (all’epoca di questo articolo ndt). Quindici sono stati condotti da persone professionalmente preparati (psicologi, psichiatri, assistenti sociali), che col passare del tempo hanno inserito ex pazienti col ruolo di “terapista” nei gruppi. Sette erano gestiti da non professionisti (che vanno da ex-impiegati a criminali condannati). I “terapeuti” erano, con una sola eccezione, caucasici. I pazienti sono stati in primo luogo della classe medio-alto borghese caucasici con diplomi o lauree specialistiche. I gruppi erano situati in sei stati.

Metodo

I metodi tradizionali di ricerca sul campo nelle scienze comportamentali sono stati rispettati. Interviste personali sono state condotte con molti come informatori, rispettando la disponibilità dei membri. Documenti (legali, dei media, interni, documenti e scritti pubblicati) sono stati esaminati. Quando disponibile sono stati acquisiti nastri di capigruppo o di membri durante le attività di gruppo. Quando possibile, informatori multipli sono stati intervistati. Anche se in alcuni casi solo uno o due membri di un gruppo erano disponibili per lo studio, ben  37 informatori del medesimo gruppo sono stati intervistati. L’intervista variava da due ore a decine di ore per gruppo. Alcune persone si sono recate a due degli autori per la terapia, alcuni sono stati seguiti nel contesto di un contenzioso, alcuni erano ricercati per la conoscenza delle loro esperienze all’interno della comunità. Molte persone che abbiamo intervistato sono state escluse da questa relazione, perché erano state vittime di abusi, di pratiche illegali della terapia, o che avevano vissuto in un ambiente  che non soddisfaceva la definizione di  culto.

Il  Dr. Temerlin ha intervistato e/o trattato 38 persone (17 in psicoterapia a lungo termine). La  sottoscritta ha intervistato e/o trattato 82 persone.
I tirocinanti come seguaci

 

La sottoscritta ha studiato un gruppo cultuale che si è evoluto quando uno psichiatra e sua moglie hanno offerto la loro clinica come collocamento di supervisione per gli studenti che studiano per lauree specialistiche in psicologia e counseling. I tirocinanti sono stati indotti a cedere immobili di proprietà alla coppia, per ottenere i soldi dalle loro famiglie per la terapia con l’uomo e sua moglie, e a seguire solo questa forma di terapia. La coppia induceva i suoi seguaci  a ritenere che solo questa terapia potesse salvare loro e il mondo. I pazienti-allievi erano indotti a prendere fratelli più piccoli e portarli dentro e a pagare per la loro terapia e a reclutare altri allievi presso le loro scuole affinchè aderissero al “movimento”. Il gruppo è cresciuto e si è trasferito in un ambiente rurale in cui sono coinvolti nella gestione di un programma residenziale di trattamento per pazienti psicotici gravi. Quindi le attività dei tirocinanti, mediante la cura dei pazienti psicotici e il reclutamento di neofiti, avevano il compito (come afferma lo studio che segue di Temerlin & Temerlin) di diffondere le teorie dei capi.

 

Temerlin & Temerlin.

 

Nel 1982 Temerlin e Temerlin hanno studiato

* Cinque gruppi bizzarri di professionisti della salute mentale che sono stati originati da cinque docenti di psicoterapia, che ignoravano costantemente i divieti etici avendo molteplici relazioni con i clienti. I pazienti erano amici dei loro terapeuti, amanti, parenti, dipendenti, colleghi e studenti. Allo stesso tempo sono diventati “fratelli” legandosi insieme per ammirare e sostenere il loro terapista comune. (P. 131)

Le scorrettezze di violazioni di ruolo da parte dei terapeuti sono stati aggravati dal loro uso di tecniche di influenza indiretta, ingannevoli e coercitive che hanno portato i pazienti a rispettare i desideri dei terapisti. Questi terapeuti hanno violato il codice deontologico instaurando relazioni di sfruttamento e di abuso con i loro clienti e  manipolandoli per loro personali vantaggi. Questi culti si sono formati quando i professionisti eticamente deviati, hanno strumentalizzato il rapporto confidenziale con i clienti e hanno  portato i clienti a formare gruppi coesi e incestuosi. I leader sono stati idolatrati piuttosto e nessuno di loro ha tentato di studiare e comprendere il transfert. Invece dell’autonomia personale vengono incoraggiati la sottomissione, l’obbedienza e i legami di dipendenza tra pazienti e terapeuti. Il loro pensiero alla fine somigliava a quello che Hoffer definiva “True Believers” (1951) e Lifton (1961) “totalitario”. Cioè, i clienti sono stati indotti ad accettare acriticamente le teorie loro terapeuti, a sviluppare idee paranoiche verso il mondo esterno, per limitare i rapporti e a pensare al mondo d’elite creato dal culto dei  terapeuti e a dedicarsi ad esso. I gruppi studiati da Temerlin e Temerlin variano di dimensioni da 15 a 75 membri e hanno avuto vita da 10 a 15 anni.
Sullivanians.

 

Da alcuni anni i media hanno riportato le affermazioni fatte da ex membri di un gruppo di New York chiamato Sullivanians. Le accuse, sui casi di affidamento di minori, sono state presentate dalla stampa dal 1975. (Black, 1975). Di recente, le accuse quasi identiche sono state presentate in altri casi di custodia (Conason & McGarrahan 22 aprile 1986; Henican, 1988; Lewin, 1988; McMorris, 3 giugno 1988, Reed, 1988; Span, 1988). Lewin (1988) ha dichiarato:

* Per venti anni, i Sullivanians sono stati una presenza silenziosa a Manhattan – una comunità i cui 200 membri che vivono insieme in tre edifici sulla West Side si occupano di un gruppo di teatro politico nell’East Village. (B.1)

Ma molti di quelli che hanno lasciato il gruppo dicono che i Sullivanians sono diventati un culto di psicoterapia bizzarro i cui leader controllano ogni aspetto della vita dei membri, comprese le loro modalità di vita, pratiche sessuali, scelta della professione, hobby, pratiche educative, e richiedono tre volte la settimana sedute di terapia con ogni membro dell’Istituto Sullivan per la Ricerca in Psicoterapia. (B.1)

Un padre racconta:
* L’idea di base del gruppo è che la famiglia è la radice di ogni male e che un bambino non dovrebbe avere un rapporto speciale con i suoi genitori, così come gli adulti Sullivanians non dovrebbero parlare con i loro genitori. Tutti, anche i bambini, dovrebbero avere il maggiore numero possibile di appuntamenti terapeutici. Ho calcolato che in una settimana mio figlio doveva fare terapia con 23 persone diverse. Io voglio che lui viva in questo modo. (Lewin, 1998, B.1).

 

 

Secondo Lewin (1988) i membri del gruppo – anche coloro che sono sposati tra di loro – vivono in appartamenti con più di una dozzina di compagni di stanza dello stesso sesso e sono incoraggiati a dormire con un membro diverso del sesso opposto ogni notte.
Il gruppo nasce  nel 1957 quando un gruppo di terapisti dissidenti si staccò dal Alanson White Institute, che era stata fondata da Harry Stack Sullivan. Interviste con dodici ex membri del gruppo e un esame dei documenti legali (v. Dobash Bray, 1985; Sprecher v. Sprecher, 1985) e resoconti dei media, come quelli citati in precedenza, hanno rivelato che ciò che era iniziato come un centro di terapia evoluto in una psicoterapia collettiva si è, infine, trasformato in una organizzazione settaria che controllava quasi tutte le aree della vita  dei cosiddetti “pazienti”. Un contenzioso tra ex membri e il gruppo è ancora in corso a New York  presso la Suprema Corte (v. Dobash Bray, 1985; Sprecher v. Sprecher, 1985).

 

 

 

Il Centro per la Terapia Feeling.

 

Hochman (1984), scrivendo di una scuola ormai defunta di psicoterapia, il Centro per la terapia Feeling, descrisse i molti sintomi tipici trovati in ex clienti e pazienti che erano stati membri di questo gruppo:

* Appare un culto distruttivo.  Vira verso un rimodellamento dell’individuo a conformarsi ai codici e alle esigenze del culto, istituendo nuovi tabù che impediscono il dubbio e la critica, e producendo una sorta di scissione in cui i membri della setta si vedono come una élite circondata da non illuminati e anche pericolosi, estranei. (P. 367)

Questo gruppo, che ha avuto vita per  circa dieci anni, era composto da 350 pazienti che vivono vicino l’un l’altro condividendo le case nel quartiere di Hollywood di Los Angeles.

Centinaia di altri sono stati pazienti ambulatoriali non residenti, e altri comunicavano con i  ”terapeuti” per lettera. (Alcuni terapisti erano autorizzati, altri sono stati presumibilmente pazienti assegnati ad essere terapeuti.). Massimo beneficio presunto è venuto solo ai residenti, ed i pazienti sono stati indotti a vedere se stessi come potenziali leader di un movimento di terapia che avrebbe dominato il 21 ° secolo. Il leader aveva promulgato una “teoria” che sosteneva  gli individui con funzione di “ragionevole follia”. Ma se imparano ad “andare al 100%” in cinque aree – espressione, sentimento, attività, chiarezza, e contatti – possono mettere da parte le loro “vecchie immagini” e diventare “sani”, livello che è stato definito come il “punto più elevato dei sentimenti. ” Quest’ultimo obiettivo ambiguo era considerato il raggiungimento del prossimo stadio dell’evoluzione umana (Mithers, agosto 1988).
Numerose le azioni legali (Hart et al v. McCormack et al, 1985; Raines et al v. Center Foundation, 1985; Stato della California, Commissione Esaminatrice Scienze Comportamentali v. Cirincione, 1985; Stato della California, Comitato Psicologia esaminatrice , Divisione di Professioni Sanitarie alleati, Collegio di Medicina Quality Assurance v. Corriere, Oro, Hart, Hopper e Karle, 1985; Stato della California, Consiglio di Quality Assurance Medica, Dipartimento di Medicina Consiglio di Quality Assurance v. Woldenberg Consumatori ‘, 1985; Timnick, 21 Aprile, 1986, 30 settembre 1987) riguardano il Centro per la Terapia Feeling. Nel suo lavoro su molti di questi casi, la sottoscritta ha intervistato 37 ex membri di questo gruppo e ha studiato 92 affidavit, innumerevoli documenti legali e ha analizzato decine di ore di sedute di terapia su nastro. Il Dr. Temerlin anche ha intervistato un certo numero di ex membri e ha studiato le fonti citate collaterali. (Il numero esatto non è noto in quanto il Dr. Temerlin morì prima di questo lavoro fosse completato.)

In questi casi legali, che ho citato, gli imputati sono stati accusati di aver trasgredito le norme della psicologia, della medicina e della cura psicoterapeutica. Nello specifico le accuse erano:

 

* Hanno creato un senso di impotenza nei pazienti, privandoli del sostegno sociale (amicizia, parentela, l’ambiente ordinario,  ruoli professionali, ricchezza) e della fiducia psicologica (attraverso la denigrazione e con la creazione di stati di esaurimento fisico), e mediante una forzata massiccia richiesta di apprendimento del nuovo attraverso un processo di ricompensa/punizione (tra cui induzioni di stati d’ansia e sensi di colpa, punizioni fisiche, come le molestie sessuali).
* Hanno utilizzato insulti razziali, religiosi ed etnici, umiliazioni fisiche e verbali, abusi fisici, soprattutto sessuali, minacce di follia e di violenza  e  stati forzati di esaurimento fisico e mentale.

* Hanno rappresentato ai pazienti un centro in cui  dovrebbero sperimentare odio e sensi di  colpa verso i  loro genitori a causa del loro essere pazienti ‘pazzi’, hanno dato i figli dei loro pazienti in adozione, ed hanno indotto aborti, apparentemente perché i  membri del Centro sono troppo “pazzi” per essere genitori.

* Hanno avuto in intimità sessuali con i loro pazienti, hanno indotto pazienti a picchiare altri pazienti, hanno autorizzato persone non formate a condurre sessioni di terapia senza alcuna supervisione.
* I clienti sono stati incaricati di togliere la loro biancheria intima e di stare in una “posizione di stress” con le gambe piegate per ore.
* Sono state raccolte “donazioni” per migliaia di dollari dai singoli  pazienti per la costruzione di una palestra che il Centro non ha mai usato, così come per l’acquisto di un ranch con altri terapeuti in Arizona.
* I pazienti sono stati fatti a stare nudi  di fronte a gruppi, ai pazienti è stato ordinato di ispezionare i genitali di altri pazienti di fronte al gruppo.
* Ad un paziente di sesso maschile, che voleva tornare al college per studiare musica, piuttosto che lavorare come meccanico in un centro commerciale, è stato fatto indossare un pannolino, è stato costretto a dormire in una culla e mangiare alimenti per l’infanzia per otto settimane perché il suo terapeuta ha detto che quel paziente voleva vivere la sua vita come un bambino.

Timnick (1986), ha riferito che nel Centro “una volta comunità terapeutica alla moda”, le terapie legali erano  ”diventate più lunghe, più costose e più complesse” definendo questo “un caso di cattiva pratica della psicoterapia nella storia della California” (p. 3). Più di 100 ex pazienti ha presentato denunce di truffa, cattiva condotta sessuale e abusi. Cause civili si sono aperte per più di sei milioni di dollari per conto di ex pazienti (Timnick, 1987).

”Dr. Tim”.

 

A quaranta anni, divorziato, con licenza di psicologo clinico, ha sviluppato un seguito di adepti nel  1971, una parte dei quali esiste ancora anche se lui è morto da diversi anni. Il dottor Tim avuto clienti muoversi in casa sua. Essi pagavano una tassa mensile per la terapia più vitto e alloggio e Tim direva le loro vite. Il dottor Tim e la maggior parte dei suoi seguaci fuggirono all’estero insieme in uno stato orientale quando le spese legali sono state attribuite contro di lui, per accuse di aver abusato sessualmente di minori. Il gruppo ha vissuto in comunità per circa sette anni, fino agli esiti legali. Il gruppo so è spostato ancora, ritornando ad in uno stato occidentale.

Una volta sviluppato, il gruppo era costituito da una media di quaranta membri, tra cui alcuni bambini. C’era un giro d’affari durato tredici, durante il quale  il dottor Tim induceva i suoi membri che lasciandolo avrebbe causato loro il  condurre una vita di sofferenza mentale. I pazienti erano reclutati sostituzioni tra coloro che erano sofferenti. Lasciare il gruppo era difficile, in quanto il dottor Tim aveva invitato i più forti del gruppo a recuperare chiunque fosse un potenziale fuggiasco. Le persone che hanno cercato di lasciare apertamente erano fisicamente minacciate.

Il dottor Tim diceva ai suoi pazienti che era “una persona più illuminata di Gesù”  e che “aveva creato la terapia definitiva, combinando Freud, Zen, Yoga Kundalini, e LSD.” Egli insegnava a “ignorare il proprio ego.”

Nessuna critica o reclami erano tollerati da Tim, le critiche erano propinate come un  ”essere nella tua testa,” piuttosto che “nei vostri sentimenti.” Ogni sensazione veniva etichettata  come un  “essere nella vostra roba” e, quindi, come indicazione del disturbo mentale individuale.

In una sessione iniziale di terapia individuale il dottor Tim privatamente diagnosticava ogni nuovo membro come possessore di segni segreti di una grave malattia mentale (es. schizofrenia paranoica, maniaco-depressiva) e annunciava che solo lui poteva curare la sua persona.

Durante le terapie di gruppo i membri venivano umiliati e castigati da lui come “stupidi, stupidi e pazzi.” Fu detto che i loro genitori, in particolare le loro madri, avevano causato la loro malattia mentale e i pazienti dovevano “dissociarsi” da loro, ma non come fonte di denaro per la terapia. Tutte le telefonate che coinvolgono genitori erano furtivamente registrate e riprodotte in sedute di terapia di gruppo per dimostrare come i genitori erano dannosi per i pazienti.

La terapia includeva il cambio di una carriera intellettuale con un lavoro più umile e fisico, apparentemente “per conoscere il corpo, per avere esperienze Zen, e per imparare a sentire.” Sembra anche, però, che il dottor Tim utilizzasse i suoi pazienti come  servi in casa e per il suo cortile.
Inoltre, la quantità e la regolarità dell’uso di  LSD ha portato i seguaci a ridurre le proprie potenzialità lavorative. Inoltre, lavori a bassa retribuzione nei motel vicino a lui ha reso molto difficile per i “pazienti” accumulare denaro e fuggire dal gruppo. Il Dr. Tim aveva anche indottrinato i  membri a credere che il gruppo era la “famiglia” e gli amici di cui avevano bisogno. Dopo tutto, egli sosteneva, vivevano in una grande casa e avevano accesso alle auto, al sesso e alla terapia non disponibile altrove.
Il dottor Tim ha affermato che le famiglie erano dannose, ha rotto e ha impedito i matrimoni e ha fatto sì che i bambini fossero cresciuti dal “gruppo” e non dalle loro madri. Ha inoltre promosso i contatti omosessuali e eterosessuali. Egli ha permesso che maschi potessero avere quattro o cinque uomini vivendo in una camera da letto insieme e masturbandosi reciprocamente. Poi fece sì che con una pratica yoga  gli uomini, giacendo sul pavimento, riuscissero ad inserire un dito in bocca e il dito medio nel sedere di un altro uomo mentre lo stesso veniva fatto a loro. Durante la supervisione di queste sessioni, il dottor Tim pare avesse rimproverano gli uomini che erano sconcertati per la prescrizione. Il Dr. Tim aveva rapporti sessuali con molte donne, molti uomini, e alcune ragazze adolescenti i cui genitori erano single nel gruppo. Una bambina di nove anni riferì di essere stata chiusa nella sua stanza per oltre  tre anni con i membri del gruppo, dimenticando spesso il suo cibo perché erano stordita da droghe. Il Dr. Tim possedeva tutti i beni e le automobili dei suoi pazienti e spesso usava il  materiale che aveva imparato per sessioni di terapia individuale come leva per portare i pazienti a devolvergli  le proprie proprietà e possedimenti

.
Poco dopo essersi trasferito di nuovo sulla costa ovest degli Stati Uniti, un certo numero di seguaci scappò. Alcuni andarono alle autorità legali, solo per scoprire che il dottor Tim non aveva tenuto il suo rilascio di autorizzazioni o di assicurazione. Il dottor Tim è morto di cancro poco dopo il ritorno alla costa ovest. Un piccolo gruppo di suoi ex “pazienti” vivono ancora nei pressi di uno di loro e si incontrano per esaltare le virtù del loro leader e si chiedono perché le loro vite non hanno mai funzionato. La loro confusione continua 20 anni dopo che  il dottor Tim ha avviato il gruppo e che ha promesso una cura per liberarli. Ex membri sostengono che loro e il gruppo che ancora si aggrappa alla memoria del Dr. Tim sono stati danneggiati in maniera irreversibile.

 

 

Culti di terapia non professionale

La libertà sulla costa dell’est ha permesso lo  sviluppo di  due culti psicologici in Stati che non hanno leggi che regolano le pratiche psicologiche. Alcuni uomini al ritorno da detenzioni restrittive elaborarono terapie che portarono alla costruzione di comunità settarie. Un gruppo era basato sulla tecnica di  ”Primal Scream”, l’altro sulla terapia di attacco provocatorio di un tipo spesso etichettato come un programma “Synanon-clone”.
Un caso. Un uomo operava da un appartamento al secondo piano in un quartiere occupato metropolitano. Reclutava adepti dai bar nelle vicinanze, librerie e avvicinandosi a mense in cui erano presenti  uomini  e donne single, invitandoli a prendere un caffè e parlare con lui della sua “terapia”. A volte usava manifesti in cui venivano pubblicizzate conferenze gratuite sulla “psicologia del sesso, sulla psicologia in generale  e sulla solitudine.” La sua intelligenza di strada assieme al suo estro e al suo gergo procuravano una attenzione intensa e seduzione. Raccontava storie dettagliate in privato sulla sessualità ma le raccontava anche in pubblico,  in sessioni di gruppo, per dimostrare come era “addolorato e danneggiato” da ogni persona. Nel suo gruppo si pagava poco per incontri iniziali, ma nello stesso tempo elaborava costosi corsi “intensivi”. Radunò informazioni dettagliate sulla situazione patrimoniale di ogni persona, famiglia e contatti sociali.  Combinava le sue  informazioni con le proprie interpretazioni delle tecniche di Primal Scream per fa abbassare le difese dei suoi adepti e per renderli sempre più dipendenti da lui. Una quindicina di persone negli ultimi otto anni hanno speso il loro tempo libero con lui, frequentando i seminari e incontrandolo individualmente più volte alla settimana, e facendo affidamento su di lui per la maggior parte delle decisioni della vita. Diversi studenti universitari chiedevano denaro ai propri genitori per l’acquisto di “terapia” da lui. Chiedeva  che le sue prestazioni fossero pagate in contanti. C’è stato turn-over tra i seguaci, ma pochi erano stati presenti nel primo periodo in cui ha creato il gruppo.

Secondo caso. Il secondo gruppo è stato avviato da un comunicatore descritto come un borghese,  un uomo sulla quarantina che aveva imparato la terapia conflittuale di attacco durante un programma di riabilitazione dalla droga, che gli era stato somministrata durante il periodo di dentenzione.

La sua storia rivela un carattere disordinato di un uomo che, dopo aver lasciato il suo programma di riabilitazione dalla droga, ha visto i vantaggi economici di fornire “terapia” per difficoltà ad adulti occupati in uno stato al limite della legalità. Usando le sue tecniche di accoglienza e le modalità di controllo, ha “messo su bottega”. Inizialmente, ha attirato alcuni clienti dal bar e da un ristorante, poi ha chiesto  loro di reclutare  amici e parenti. Più tardi, ha iniziato  la collaborazione con uno psichiatra ed uno psicologo. Questi professionisti gli erano utili per creare un’aura di “scienza e credibilità” a quella che era la sua attività. I documenti legali (non citati qui per proteggere l’anonimato delle parti lese) hanno evidenziato che nessuno dei suoi pazienti è stato visitato e inviato ad un trattamento più appropriato medico o psicologico.
Per più di dieci anni ha controllato la vita di un gruppo di circa sessanta persone. Ai suoi ordini, questi seguaci hanno limitato le loro amicizie al gruppo, hanno reciso le relazioni con le loro famiglie di origine, hanno trascorso la maggior parte del loro tempo libero, vacanze comprese, con lui, e strutturato le loro vite dopo il suo diktat. Dirigeva gruppi di confronto, offriva consulenza individuale, supervisionava la vita sanitaria, finanziaria e sociale dei suoi “clienti”, e li induceva a trascorrere le proprie vacanze con lui.

Terzo caso. In un altro stato, un uomo abbandonato ha iniziato la  sua carriera in un culto composto principalmente da assistenti di volo delle linee aeree. Ha partecipato a molti incontri di formazione e si è sottoposto a  terapia personale. Egli ha letto molto sulla psicologia “innovativa” e si è sottoposto abilmente  a psicoterapie varie, interviste, tecniche interpretative e di mediazione. Ha frequentato ristoranti vicino ad un aeroporto locale sino a tarda notte. Con una tazza di caffè e il giornale della sera aveva avuto un approccio con una assistente di volo femminile che stava mangiando da sola, chiedendole di condividere la sua tavola. Le aveva spiegato che era un genitore premuroso per i suoi figli giovani che erano a casa con una baby-sitter, si informò sulla carriera della donna e della famiglia e fece una breve intervista di screening per individuare la solitudine, la vulnerabilità, la fiducia nelle donna. Non le fece offerte sessuali, ma mentre la donna stava terminando il suo pasto scrisse il suo indirizzo e numero di telefono su una scheda e le disse: “Domani sera incontrerò alcuni amici. Parlerò di alcune riflessioni sulla psicologia con loro. Sei invitata, se vuoi.” Egli poi aveva indotto un certo numero di donne a trasferirsi nella sua grande casa, dalle quali faceva pagare l’affitto, si faceva fare donazioni “per il gruppo” e per le lezioni e le consulenze psicologiche che lui offriva. Alla fine ha indotto il suo gruppo di  ”pazienti”, che egli consigliava intensamente, a limitare la loro vita sociale al gruppo ed evitare vecchi amici, parenti e amanti. Ha incontrato singolarmente con ogni donna, ripetutamente per “analizzare” le sue esperienze passate negative e sviluppare un intenso rapporto di “transfert”, in cui era in grado di ottenere una dipendenza sempre più forte da lui. Nel tempo è riuscito ad organizzare un giro d’affari tra gli  iscritti, ed anche a sviluppare una rete di seguaci donne che avevano l’onore di diventare le sue amanti, baby-sitter e governanti. Le donne più alla periferia venivano sottoposte a un’intensa “analisi” mediante sessioni in cui interpretava le loro motivazioni e cercava di evocare intense “esperienze catartiche”. Coloro che si spostano più vicine a lui sostituivano man mano  quelle che si allontanavano.

Quarto caso. Ancora un altro gruppo cultuale è stato attivato circa otto anni fa da Ray, un uomo senza titoli di studio. Ha mantenuto un gruppo di una media di circa 30 membri in tutto quel periodo. Una parte importante di questi seguaci sono psicologi e laureati in psicologia in fase di tirocinio. Ray attrae questi professionisti attraverso annunci per seminari sullo sviluppo del potenziale umano. Egli afferma che insegnerà loro come “unire, trasformare, e coniugare le proprie esperienza di vita”. Egli sostiene di offrire i suoi servizi in maniera “completamente gratuita”, e che “insegnerà a realizzare i propri sogni, perché l’universo è a portata di mano”. Vende corsi di formazione di base di tre settimane, di solito in località di vacanza attraente, in cui promette modi per “ricreare continuamente se stessi, essere liberi acquisire il tutto in modo gratuito.” Ricoprendo queste abilità personali “nascoste” di ciascuno, promette ai partecipanti di renderli terapeuti e persone più libere.
Ray recluta selettivamente alcuni partecipanti dei seminari chiedendo loro di trasferirsi a casa sua vicino a una grande città, dove egli afferma che si “trasformeranno, alleneranno, impareranno ad arrendersi, ad essere in servizio, e ad abbattere le loro difese, ad affidarsi”. Abbastanza importante, ha messo su un “fondo finanziario libero” a cui seguaci sono chiamati a contribuire “solo con contanti, niente assegni o carte di credito”.
Quando i suoi seguaci si trasferiscono da lui, Ray dice loro che sono “perdenti, che devono rinunciare alla propria vita per lui e che egli è la loro guida, il loro Maestro”. Poiché la maggior parte sono professionisti e provengono da altri stati, spesso hanno difficoltà a trovare lavoro a causa di problemi di licenza e di altro genere. Così, la maggior parte è costretta ad accettare lavori a bassa retribuzione o di prendere in prestito denaro al fine di partecipare ai servizi offerti di Ray.

I seguaci che non mostrano una costante attività vengono considerati da Ray come perdenti e vengono messi da parte a svolgere ”trattamenti” degradanti. Queste persone riferiscono che mentre erano nel gruppo erano depressi, demoralizzati, e cronicamente ansiosi rispetto a come “essere”. La loro autostima è stata schiacciato e si sentivano dipendenti, sbagliati e cercavano ansiosamente di comportarsi come Ray avrebbe voluto. L’atmosfera prevalente del gruppo è stato un contrasto tra alta tensione prodotta da Ray e la dipendenza indotta. Ex seguaci descrivono come Ray che sembra essere la più innocente, la più tenera persona, è l’uomo più spietato che abbiano mai incontrato. Ripete ai suoi seguaci di “ricreare loro stessi, per mezzo di una trasformazione, fusione con quella esperienza che egli permette loro di avere”.
Uno psicologo esperto sulla quarantina d’anni ha trascorso diversi anni con il gruppo, mentre lavorava in una clinica di tutto rispetto. Egli ha osservato: “In qualche modo quando ero intorno a lui, ho perso il mio senso di sé, ho perso tutta la mia conoscenza, tutte le mie capacità diagnostiche non sono riuscito a riconoscere uno psicopatico brillante aveva il controllo su di me.” Il gruppo continua a crescere e Ray ha ora  dato vita a due grossi gruppi di seguaci.

Osservazioni conclusive

I gruppi segnalati qui, sia se creati da terapeuti formati sia da non professionisti, nascono assumendo molteplici ruoli e portano tutti i leader ad esercitare un controllo sulla vita dei cosiddetti pazienti-seguaci. I leader di questi culti di psicoterapia sembrano corrotti e utilizzando liberamente nozioni di psicologia e popolar-psicologia fanno affermazioni senza limiti, acquisendo poteri e competenze personali. Così essi denigrano i genitori dei loro pazienti, il matrimonio e l’unità familiare ed esaltano l’espressione cruda dei “sentimenti” ritenendo l’intelletto e la ragione come ostacoli alla crescita personale.
Alcuni leader, ma non tutti, hanno ampiamente promulgato la nozione di “uscire di testa” e, di conseguenza, avevano seguaci  tecnici o professionisti del settore. In molti casi, la perdita di controllo assieme a quella del proprio patrimonio economico ha reso sempre più dipendenti i seguaci dal proprio leader.
La personalità, i tratti del carattere, e la viva fantasia dei leader di questi gruppi settari sembrano dirigere l’intero percorso di un particolare gruppo. Diversi leader esagitati o psicopatici, per esempio, hanno creato gruppi che sono in continua attività. In un caso un leader ha chiesto ad un  suo seguace di spostare la sua residenza 25 volte in due mesi. In altri casi, come ad esempio nelle sessioni di gruppo sull’omosessualità del Dr. Tim, il leader lentamente disinibiva  i suoi membri al fine di persuaderli ad accettare comportamenti e valori che permettevano a lui di vivere le sue fantasie, come ad esempio essere una persona potente, essere al di sopra della legge, indulgere in atti sessuali sfrenati, etc. Temerlin & Temerlin nei loro primi lavori hanno evidenziato come alcuni terapeuti formati funzionassero come leader di setta (Temerlin & Temerlin, 1982, 1986) ed hanno identificato le principali caratteristiche dei culti di psicoterapia. Essi hanno scritto:

Gli psicoterapeuti con caratteristiche di tipo carismatico possono così manipolare la relazione terapeutica creando dei gruppi di persone che funzionano in maniera molto simile ai culti religiosi distruttivi. Le tecniche usate da questo tipo di  terapisti sono caratterizzate da:  a) aumento della dipendenza, b) aumento dell’isolamento, c) riduzione della capacità di pensiero critico, e d) scoraggiamento dell’interruzione della terapia. (Temerlin & Temerlin, 1986, p. 234)

Altre ricerche successive, riportate in bibliografia, di Temerlin Temerlin hanno portato ad altre scoperte di culti di psicoterapia creati da non professionisti. Come per altri tipi di sette, i culti di  psicoterapia tendono ad impiegare programmi coordinati di influenza, di sfruttamento e di controllo del comportamento al fine di soggiogare i membri alle esigenze e ai desideri dei dirigenti. Questi gruppi ben illustrano i processi che caratterizzano un programma di riforma del pensiero, e mostrano chiaramente come i leader attaccano e minare il senso di sé dei seguaci, così privandoli della capacità di autonomia del  giudizio e della elaborazione dell’informazione sul mondo e su se stessi.

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Acknowledgements

We are grateful to Jane Temerlin, M.S.W., wife and colleague of the late Dr. Maurice Temerlin, for her assistance in completing this manuscript, which meant so much to her husband.

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Margaret Thaler Singer, Ph.D ., Adjunct Professor of Psychology at the University of California, Berkeley, passed away in 2003.

Maurice K. Temerlin, Ph.D., before his death in 1988, had been in private practice in Oklahoma City.

Michael D. Langone, Ph.D. is Editor of the Cultic Studies Journal and Executive Director of the ICSA .

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Cultic Studies Journal, Vol. 7 No. 2 1990
This article is an electronic version of an article originally published in Cultic Studies Journal, 1990, Volume 7, Number 2, pages 101-125.

http://www.freeminds.org/psychology/cults/psychotherapy-cults.html

 

Margaret Thaler Singer, Ph.D.

Professore emerito di psicologia presso la Berkelev, Università della California. Muore il 23 Novembre 2003, all’età di 82 anni.

Durante la sua attività ha tenuto conferenze in tutto il mondo e ha ricevuto diversi riconoscimenti per il suo lavoro, tra cui il premioHopheimer nel 1966 dall’American College of Psychiatrist e la Stanley Dean R. e quello per la ricerca in schizofrenia nel 1972 dalla American College of Psychiatrists .

La Singer ha prodotto ricerche innovative sul lavaggio del cervello dei soldati americani catturati durante la guerra di Corea, e spesso è stata nominata da avvocati come testimone esperto o anche contattata dai mezzi di informazione per il commento su casi di alto profilo, tra cui il Tempio del Popolo e il suicidio di massa a Jonestown, nella Guyana. Inoltre si è occupata della ricerca del Hillside Strangler a Los Angeles, e quella su Branch Davidian e del culto Porta del Cielo. Nel corso degli anni, ha intervistato più di 4.000 membri di sette, tra cui Charles Manson e molti dei suoi seguaci.

 

Traduzione libera di Lorita Tinelli ©

 

La persuasione coercitiva e i problemi degli ex membri di un culto

 

Intervista a Margaret Thaler Singer, Ph.D realizzata dal Dr. Klaus Karbe il 21 maggio 1978

Margaret Singer ha rilasciato questa intervista,  che è stata successivamente  ampliata e trasformata in una sua relazione presentata a Berkeley il 21 maggio 1978.  La relazione poi è stata anche  presentata  alla conferenza tecnica sulle nuove religioni giovanili ad Hannover nel mese di febbraio 1978 (Goettingen 1979), sebbene la  dottoressa Singer non abbia partecipato personalmente  a quella conferenza.  La  Dr.ssa Singer ha usato queste dichiarazioni per sviluppare un articolo che è stato inoltre pubblicato nella rivista di psicologia americana e nella rivista tedesca Psychologie Heute nel mese di agosto 1979.

Margaret Singer afferma:

Ho intervistato circa 300 ex membri facenti parte in primo luogo della Chiesa dell’Unificazione. Avevano tra i 16 ed i 42 anni, e alcuni di essi hanno fatto parte anche di una serie di altri culti.  Le appartenenze  erano a circa nove diverse varietà di culto: culti che si rifacevano al ​​cristianesimo, come la Chiesa dell’Unificazione e ai Bambini di Dio, culti basati sull’Induismo, culti che si avvicinano alle religioni cino-giapponesi, culti relativi al misticismo occulto o alla magia, e culti che si rifacevano agli estremismi della religione musulmana.

Insieme a questi vi erano il culto dei Dischi Volanti  e il culto dello Spazio Eterno, così come alcuni culti psicologici e politici, come quello Symbionese Liberation Army (Esercito di Liberazione Simbionese) (SLA), che aveva rapito Patricia Hearst. Vedete allora che esiste un numero infinito di culti. Probabilmente dovremmo parlare di culti o di culto così come di gruppi.

Un culto deve avere un leader auto-proclamato, una sorta di Messia o personaggio messianico che dice di ottenere il suo potere di dominazione da una fonte esterna all’umanità, da una fonte sovrumana, quindi. Oltre a ciò, egli deve essere una persona vivente. Le religioni principali, al contrario, non possiedono un messia autoproclamato vivente.

Il secondo criterio che caratterizza un culto è il grado della sua doppiezza etica o filosofia morale – da una parte c’è un’etica all’interno del gruppo che impone che non si deve mentire, non si deve rubare, all’interno del gruppo si dovrebbe sempre essere onesti, dall’altra vige  l’etica esterna al gruppo che dice che si può applicare un diverso grado dell’etica nel mondo esterno:  si può mentire, rubare, ingannare o comunque ingannare la gente che non appartiene al culto.

In terzo luogo,  tutti i culti sembrano occuparsi esclusivamente di reclutamento di nuovi soci e di ottenere del denaro – a differenza di altri gruppi religiosi, che svolgono il lavoro altruistico per l’umanità.
Molti culti non soddisfano pienamente questi tre criteri.  Nonostante tutto mi riferirò ad alcuni di questi gruppi col termine “culto”.

In generale, tuttavia, queste tre caratteristiche determinano l’esistenza di una setta o di un culto.

Gli stessi culti differiscono tra loro nella loro capacità e nel loro stile artificiosamente inventato  di reclutamento dei membri.

La Chiesa dell’Unificazione, per esempio,  ha ideato un singolare programma di indottrinamento.

Tecniche di reclutamento

Il materiale che sto analizzando in questo periodo arriva da un tribunale distrettuale degli Stati Uniti. Non ho avuto alcuna responsabilità legale o giudiziaria in questo procedimento. Le udienze nel processo per la tutela dei beni hanno rivelato che le tecniche di reclutamento dei Moonies sono molto “sofisticate”. Reclutano i loro membri in gruppo e anche con l’aiuto di persone del sesso opposto alla persona da reclutare, vale a dire che due donne possono avvicinare un uomo in strada in modo che possano guardarlo direttamente negli occhi, per attirare la sua attenzione. Poi si comincia con il  “love bombing” e un invito a casa per qualcosa da mangiare. E’ in questo modo che inducono la persona a credere che loro sono membri di un “Progetto per una Comunità Creativa” o di un “Nuovo Programma di Educazione allo Sviluppo” o anche di “Formazione per l’autocoscienza”, che  possono diventare CARP o dei membri HARP.

In altre parole hanno nomi diversi per molti dei loro gruppi, che alla fine sono tutti ramificazioni della Chiesa dell’Unificazione.

In ogni caso, quando i giovani sono invitati a pranzo, pensano che essi stiano familiarizzando con la vita di gruppo. Essi sono invitati in campagna, e se sono d’accordo, saranno guidati in un programma di tre giorni di formazione. Poi verrà chiesto loro di rimanere per una settimana per una ulteriore formazione, poi ancora per un programma di 21 giorni. Se effettivamente i nuovi arrivati restano così a lungo, sono già indottrinati a sufficienza per andare in strada a raccogliere denaro e reclutare nuovi membri. Dopo un mese o poco più di un mese riescono ad andare più lontano – grazie alle tecniche che ricordano le secolari manipolazioni che le persone hanno usato nei confronti di altri in tutta la storia dell’umanità, e che sono state molto perfezionate nel regime comunista cinese e nella Corea del Nord,  al fine di  effettuare cambiamenti comportamentali nelle persone singole o nei gruppi. Si tratta di secolari tecniche standard che non richiedono la presenza di  scienziati in camice bianco.

Il primo passo consiste nell’isolare le persone in modo che siano letteralmente trasportate in un edificio nel quale non hanno accesso ai loro legami sociali precedenti. Qui le persone sono spedite in Boonville, Camp Kay o nel sud della California dove i Moonies hanno un ranch in montagna. A New York e Pennsylvania, per esempio, sono portati a Tarrytown.

Il motivo per cui le persone vengono “trasportate al di fuori”

Quando qualcuno vuole modificare il comportamento e l’atteggiamento in fretta di qualcun altro, deve utilizzare un tipo di psicologia pratica. I soggetti devono essere separati  da ogni sostegno sociale, dalla loro estrazione sociale, dalle loro famiglie, dal loro ambiente familiare, i loro amici, il loro posto di lavoro, le loro scuole, ed essere introdotti in un nuovo ambiente. E poi devono essere messi in grado di gestire l’elaborazione dei nuovi comportamenti, per esempio in alcuni culti è importante  effettuare un controllo assoluto sulle informazioni che arrivano al neofita, cioè mediante il controllo della posta elettronica, delle chiamate telefoniche, dei programmi della radio e televisione, dei visitatori, ecc. Le persone che svolgono l’indottrinamento devono utilizzare questi modi per ottenere il controllo totale su tutte le possibili informazioni in entrata. Così facendo si avvalgono di un processo molto sottile. Se, per esempio, i giovani desiderano telefonare ai propri genitori o chiamare i loro amici, inseriscono le loro monete nei telefoni a pagamento, ma i dispositivi nel campo in cui risiedono sono sempre casualmente rotti. Ogni accesso ai legami del passato è quindi completamente reciso.

Dal momento che le persone vengono immediatamente sottoposte a un intenso programma di veglia, ben presto soffrono di un deficit di sonno che offusca la loro capacità critica di giudicare. Oltre a ciò, i nuovi arrivati ​​sono messi a dieta povera di proteine ​​che porta a disturbi digestivi in ​​modo che non si sentano bene. Gli viene detto, tuttavia, che questo senso di nausea è il risultato delle loro stesse esperienze negative e dell’esistenza del male satanico.

La maggior parte dei giovani non è informata sul fatto che una dieta povera di proteine ​​porta a queste reazioni.

Quando qualcuno diventa un vegetariano di sua spontanea volontà, prima di tutto solitamente raccoglie informazioni su come si può ottenere una quantità sufficiente di proteine. I veri vegetariani utilizzano abbastanza proteine ​​anche senza usare carne, pesce o pollame e non soffrono di queste difficoltà digestive.

I giovani che entrano in questi gruppi soffrono di  una mancanza di sonno e di proteine.

Quando uno viene prima invitato dai Moonies a pranzo (come riportato dai giovani che erano lì), uno dei  Moony è sempre seduto su entrambi i lati degli ospiti. Non si è mai soli e non si può parlare liberamente con le altre “nuove reclute”. Cominciano a impedire alla recluta di pensare a ciò che sta facendo e di quanto ha subìto durante il programma. Vogliono impedire a chiunque di avere dei dubbi  o atteggiamenti negativi e che i nuovi “candidati” possano avere qualsiasi perplessità. Quando le reclute arrivano nel campo dell’istruzione ogni sentimento negativo è stato soppresso. E’ stato spiegato loro da subito che la “negatività” non è espressa nei gruppi. Se hanno domande o impressioni negative , sanno che devono lavorare personalmente su questo per diventare persone  di livello superiore. In questo modo la recluta non scopre che anche altri hanno dubbi. Lui o lei guarda solo intorno alla cerchia di persone e  ha l’impressione che tutti sono a favore perché il gruppo dei Moonies ha soppresso ogni sentimento negativo nei confronti dei  suoi insegnamenti, attraverso il metodo con cui ha a che fare con le reclute e con gli altri membri.

Poi si cattura l’attenzione della recluta attraverso giochi, letture e canti. In altre parole essi coinvolgono persone così tanto che non hanno nemmeno il tempo di pensare a quello che stanno facendo. In questo modo si mettono le persone in una sorta di stato di trance. La maggior parte delle persone non sa nemmeno di poter essere ipnotizzati e messi in uno stato di trance con metodi molto semplici e sottili, senza bisogno di alcuna preparazione spettacolare come l’ipnotizzatore sul palco, che tira fuori il suo orologio, che oscilla in cerchio e chiede al suo pubblico di guardare molto da vicino.

Esistono diverse dinamiche sottili per catturare l’attenzione degli altri,  facendoli  fissare lo sguardo su qualcosa durante una conferenza o attraverso il  canto, per esempio. Attraverso la diretta azione proposta e ripetitiva la loro attenzione può essere fissata e tutte le associazioni casuali possono essere soppresse in modo che i giovani possano essere inseriti in una sorta di trance. In questo modo i giovani vengono messi in uno stato alterato di coscienza, in modo che i propri pensieri e le considerazioni personali sono via via sempre più limitate, questo significa che bisogna pensare di meno e meno di sé.
Il loro abbigliamento deve ancora essere menzionato. Se veramente si vuole cambiare qualcuno, l’aspetto esteriore deve essere cambiato. Pertanto essi incoraggiano i giovani a tagliarsi i capelli, gli danno nuovi vestiti e nomi nuovi, tutto ciò che è parte della loro nuova identità. Danno loro soprannomi. Lo fanno in modi molto sottili. Quando qualcuno viene e dice che il suo nome è Jonathan, egli inizia ad essere chiamato Geremia dai membri lì dentro. Se qualcuno si chiama Jeremy, poi è rinominato Joshua. A loro piace usare nomi biblici. Se qualcuno si chiama Norbert, per esempio, egli viene rinominato Noah, ove possibile. Se qualcuno si chiama Susan, il nome viene cambiato in Sarah. C’è uno spostamento verso altri nomi biblici, ma nella forma di un nickname e senza grandi cerimonie, come nei culti indù.

All’interno della Chiesa dell’Unificazione e in diverse altre sette viene fatto ampio uso di incidenti, di interpretazioni di una coincidenza dicendo che è accaduto perché la persona interessata era alla ricerca di un’esperienza religiosa o un significato più religioso nella sua vita. Che sarebbe stata una pura coincidenza è interpretato da questa setta come una speciale connessione con il divino o con una profezia. Usano tutti i possibili incidenti minori per dare l’impressione che il loro incontro è preordinato molto più di quanto forse sarebbe stato generalmente accettato.

Alla fine di questa esperienza tutti i vecchi legami sono descritti come satanici. I rapporti con genitori, amici, ecc sono rotti da quel momento in poi, perché essi rappresentano il male. Il risultato finale di questo trattamento è che la gente si sente molto in colpa a causa del proprio passato. Qualsiasi instabilità, ogni deviazione, come fumare marijuana o un viaggio con l’LSD occasionale, viene interpretato come il male assoluto. E poiché la maggior parte dei giovani non sa quello che tutti coloro che hanno fumato marijuana dice, ha la sensazione che il proprio ridotto uso di marijuana sia già un grave abuso di droga. Nel gruppo viene suggerito loro che nel passato hanno avuto una terribile esperienza di droga. I sentimenti di colpa sono prodotti in questo modo. Viene inoltre indotto un senso di colpa che se  lasciano il gruppo tutti i loro antenati e discendenti  per questo saranno dannati. Pertanto le reclute sviluppano sentimenti di paura e grandi sensi di colpa.

Nel gruppo i neofiti ottengono un sacco di affetto da parte degli altri membri. Si tratta di “amore assoluto” come lo chiamano i  Moonies. Viene spiegato loro che sono degni di amore. E questo è, naturalmente, molto efficace. La maggior parte dei giovani con cui ho parlato hanno aderito al gruppo in un momento della loro vita in cui erano molto scoraggiati e molto soli. Arrivano i Moonies, li  invitano a casa, offrono la loro stabilità, le coccole e l’amore. Questo dà loro la sensazione che essi (i Moonies) siano buoni. Allo stesso tempo, sentimenti di colpa e paura vengono indotti in loro e vengono  manipolati al fine di convincerli che possono essere salvati solo se entrano a far parte del gruppo.

Oltre ad essere depressi e scoraggiati, molti giovani hanno conflitti sessuali. Come per esempio problemi nella scelta del  partner o nell’avere rapporti sessuali e/o sposarsi. Quando entrano nel culto, ogni problematica relativa a questa sfera smette di esistere.

Tra i  Moonies, per esempio, c’è solo l’amore fraterno e di contatto. Se si viene considerati corretti dai Moonies al vertice  si avrà la possibilità di avere alla fine un matrimonio benedetto. Qui nella  zona  della California ci sono circa 300 Moonies, ma solo sei coppie di sposi. Le probabilità di sposarsi sono molto scarse. Diversi mesi fa 1.800 persone si sono sposate in Corea, alcune di loro per ottenere i passaporti. Secondo le informazioni che ho ricevuto da ex Moonies, molti sembrano tutt’altro che matrimoni “felici”.

Gli altri culti non sono così ben organizzati e non così “sofisticati”, ma lo stile totalitario è identico.

Ho parlato con persone di culti diversi in cui i leader del culto facevano ascoltare lezioni di indottrinamento ai loro fedeli mediante delle cuffie per molto tempo al giorno.  In altri culti  le persone dovevano andare a letto con le cuffie e ascoltare  per tutta la durata del sonno. Il contenuto dei messaggi varia ampiamente da culto a culto, tuttavia ci sono grandi somiglianze in tutti, in primo luogo l’uso della manipolazione psicologica, l’isolamento delle persone dal loro passato, il cambiamento del loro comportamento,  che porta gli adepti a dimenticare il proprio passato e a rimanere nel gruppo.
“Deprogrammazione”

Per quanto riguarda ora la riabilitazione, ho sentito da molte persone che appartenevano a un culto che non avrebbero potuto lasciarlo, anche se avessero voluto, a meno che qualcuno non fosse venuto a liberarli. Essi da soli non erano in grado di fuoruscire  a causa dei sensi di  colpa e perché erano completamente immersi nelle attività del culto. Negli Stati Uniti capita spesso che i genitori vadano  a parlare con i loro figli nei gruppi, cercando di portarli fuori di lì.

Per realizzare questo  i genitori  conotattano ex membri di sette e apprendono da loro informazioni sulla loro esperienza nel gruppo ed anche  su come avviene la modifica del comportamento ad opera delle azioni del culto. Si tratta di un tipo di “deprogrammazione” e comporta dapprima il recupero di informazioni sul leader del culto, come vengono utilizzati i soldi raccolti  e sulla modificazione del comportamento degli adepti. La riabilitazione e il ritorno alla vita normale avviene molto più facilmente se i giovani si incontrano con “deprogrammatori” o “consulenti per il rientro” e con delle persone che gli raccontano la loro esperienza nei culti e  offrono loro consigli utili su come tornare alla vita normale.

Senza queste informazioni è molto difficile evitare di rientrare nel culto, perché non si ha chiarezza su ciò che è realmente accaduto all’interno. Spesso i membri hanno allucinazioni uditive e odono messaggi che li invitano a restare nel gruppo, perché hanno sentito così spesso nel programma di indottrinamento messaggi costantemente ripetuti nel culto: “Resta qui, questo gruppo è il più onesto, giusto, il modo più retto per vivere, ecc.”

Credo  che coloro che accettano il colloquio con” deprogrammatori” o “consulenti di rientro” riescano a trovare più facilmente la strada per il ritorno ad una vita normale.  Ho l’impressione che la maggior parte dei giovani che lasciano un culto, di cui erano  membri da più di un anno, hanno bisogno di circa un mese solo per abituarsi a mangiare e dormire bene, ecc, e di avere bisogno di molto tempo per saperne di più sul culto e di sentirsi liberi e protetti tanto da non cedere nuovamente alla richiesta del gruppo di rientrare.  Dopo queste tre o quattro settimane di relax di nutrimento e informazione, ci vogliono dagli 8 ai 18 mesi per ritrovare il proprio equilibrio mentale. Con questo, però, non significa che queste persone siano malati mentali o qualcosa del genere. La maggior parte di loro sono normali secondo gli standard  psicologici e psichiatrici americani. Solo i genitori e gli amici intimi del membro del gruppo possono testimoniare quanto la personalità del proprio caro sia stata limitata dal gruppo.  La maggior parte dei fuorusciti durante i primi mesi, dopo aver lasciato il culto, cominciano a rendersi conto di quanto riescano a pensare per più tempo e a prendere in considerazione la realtà da soli.  Poi diventano consapevoli di come le loro menti fossero ottuse e inattive prima. Ho contatti con molti ex membri qui nella Bay Area. La cosa stupefacente, ancora oggi, è che molti di loro, uno o anche due anni dopo la loro fuoruscita, sono perplessi circa i progressi che hanno fatto nella loro vita, il loro spirito è ringiovanito e  ancora una volta hanno dei punti di riferimento nella vita. Ma ci vuole dagli 8 ai 18 mesi di tempo per essere in grado di usare la propria mente liberamente. Che, di per sé, è affascinante. Tanti giovani fuorusciti, sono venuti da me per ottenere consulenza, perché sono affetti da varie forme di solitudine e problemi molto diversi.

Uno dei gruppi dei genitori mi ha chiesto se potevo condurre una terapia di gruppo con un collega. Di conseguenza abbiamo sviluppato un lavoro di gruppo che noi chiamiamo “gruppi di discussione.” Ogni Venerdì sera ci incontriamo per due ore, dalle 7 alle 9 del pomeriggio. Il programma viene eseguito per tre settimane. Poi ci fermiamo per un venerdì e riprendiamo di nuovo per altre tre settimane, e per tre settimane dopo. Quindi ci riuniamo nove volte per avere l’opportunità di affrontare molti argomenti che derivano da problemi comuni nelle nostre discussioni e terapie individuali.
Le difficoltà incontrate dagli ex membri di una setta
Il primo problema dei giovani che hanno lasciato un culto o una setta hanno è la solitudine. Le loro giornate intere nella setta e quelli dei membri del culto loro compagni, erano piene; o erano fuori per  strada per raccogliere fondi o a reclutare nuovi membri.

Hanno una difficoltà tremenda a prendere le proprie decisioni, perché tutte le decisioni, quando appartenevano alla setta, erano prese per loro. Hanno anche bisogno di aiuto per le cose semplici come l’acquisto di una sveglia per svegliarsi in tempo al mattino.

Un altro problema è il disagio derivato dall’esperienza dell’alterazione di coscienza che hanno vissuto durante il loro tempo nel culto. Ho parlato con persone che appartenevano a sette dove si praticava molto esercizio di meditazione. Alcuni gruppi inducono i loro membri meditare 21 ore al giorno, 21 giorni di fila. Naturalmente tutto ciò ha un effetto terribile sul loro stato d’animo, perché devono sedersi lì e “svuotare” le loro menti, il tutto per escludere qualsiasi altro pensiero, per 21 ore al giorno, per 21 giorni.

Il quarto problema: la depressione. La loro vecchia depressione che avevano quando andavano al culto quasi certamente ritorna quando escono. Principalmente essa è dovuta alla perdita di amicizie che sono nate dentro il gruppo. Oltre a questo hanno la sensazione di aver perso la loro innocenza. Erano entrati in quel culto, pieni di meraviglia reverenziale, con gli occhi pieni di ingenuità, e poi hanno scoperto di essere stati ingannati e portati dentro. Così provano un sentimento di dolore, per aver perso la loro innocenza e per essere divenuti più scettici e cinico di quanto non fossero prima.

Inoltre questi giovani hanno sensi di colpa, perché la maggior parte dei culti li ha utilizzati per reclutare membri e raccogliere i soldi in modi non sempre onesti. Al fine di ricevere denaro o addirittura reclutare nuovi membri, hanno raccontato delle storie a delle persone che non sono sempre vere.

Il sesto problema: la paura del culto. Le Sette si differenziano per il grado di molestie o degli sforzi per convincere la gente a tornare indietro. Molti dei giovani erano in piccoli culti molto aggressivi e sono stati letteralmente spaventati. In alcune delle sette principali è stato detto che se la gente avesse lasciato il gruppo, Dio l’avrebbe punita con la morte o il culto l’avrebbe uccisa, ecc.

I fuorusciti si sentono in debito nei confronti di alcune  persone che hanno lasciato nel culto. In alcune sette, ad esempio, le persone entrano come  coppia sposata. Poi può succedere che la moglie, per esempio, può diventare sempre più consapevole di ciò che è realmente quel gruppo, vorrebbe andar via, ma lei ha ancora un marito e dei figli nella setta. D’altra parte si sente anche come se dovesse qualcosa ai membri che lei stessa ha reclutato e che ancora rimangono nel culto. Poi si interroga se poteva tornare indietro e anche sul come liberarsi di questa gente.

Nella nostra terapia di gruppo ci siamo continuamente chiesti cosa fare e dire quando si ha a che fare con  amici che sono ancora membri della setta.

Un altro problema: come si dovrebbe superare la costante vigilanza di genitori e amici. Chiamiamo questo l’”effetto acquario”, dove tutti guardano i pesci rossi che nuotano attorno. Molti ex membri di setta semplicemente possono avere la sensazione di essere costantemente osservati dalle loro famiglie che temono che  essi  potrebbero scappare e tornare alla setta. Questo io lo chiamo “effetto acquario”, perché il pesce in un acquario può essere osservato, non importa dove nuota.

Gli ex membri della setta vorrebbe parlare degli aspetti positivi della setta. Le loro famiglie e amici, tuttavia, non vogliono sapere nulla dei lati positivi. Nel nostro gruppo, io offro a queste persone la possibilità di parlarne. Scopro che può capitare che persone molto timide hanno imparato a stabilire relazioni con altre persone e amici proprio in queste sette. Naturalmente queste caratteristiche saranno valutate molto positivamente nel culto. Oppure si potrebbe desiderare di parlare di amore e attaccamento a una singola persona, incontrata nel culto. Come già  detto, tuttavia, le loro famiglie e gli amici non vogliono sentir parlare di questi aspetti. Quindi essi parlano di questo nei nostri gruppi.

Particolari difficoltà derivano dalla domanda: come si dovrebbe dire alla gente che hai incontrato da poco che sei stato in una setta? Come si può raccontare questo alle persone che non sono mai appartenuti a un culto senza rivelare i propri sentimenti più intimi? Capita spesso che la gente dice: “Come può una persona così intelligente far parte di un culto distruttivo?” Questo è un problema reale. Io dico a questi ex-membri che anche la giuria non riusciva a capire Patty Hearst durante il suo tempo nella SLA, anche se A. Bailey aveva provato ad usare tutta una serie di esperti per dimostrare, in breve, come la persuasione con la forza, che è così spesso chiamato “lavaggio del cervello”, funziona. Nella nostra terapia di gruppo si parla di come il “lavaggio del cervello” è un termine che lascia nelle persone più dubbi sul fatto che tale controllo su un’altra persona sia possibile. Poi ho spiegato loro come Bob Lifton ha dimostrato nel suo lavoro che il termine “lavaggio del cervello” è una sorta di cattiva traduzione delle parole cinesi di “riforma del pensiero”. “Pensiero” è stato tradotto come “cervello”, “riforma” come “lavaggio”. Pertanto termini come “controllo mentale” e “lavaggio del cervello” sono derisi perché la gente non può comprendere che qualcosa come la “persuasione coercitiva” è del tutto possibile nelle sette. Noi preferiamo chiamarla “persuasione coercitiva” perché tale denominazione è meno drammatica di “lavaggio del cervello” e quindi più credibile. Quando ho lavorato per l’esercito, i soldati hanno sempre pensato che le pallottole non li avrebbero colpiti, ma che, invece, avrebbero colpito altri. Allo stesso modo, le persone con cui ho parlato di “persuasione coercitiva” o “lavaggio del cervello” pensano che solo gli ingenui potrebbero cedere in quella rete, ma non loro. Ognuno si sente invulnerabile, ma siamo tutti vulnerabili e possono essere parlato in o costretti in qualcosa.

Le persone che lasciano una setta sono troppo consapevoli di tutti i peccati del mondo e di tutte le inadeguatezze delle loro famiglie e del mondo. Devono essere portate a rassegnarsi al fatto che né loro stessi, né ciascuno di noi è perfetto e che dobbiamo convivere con questo fatto.

Un altro problema? I giovani vorrebbero essere altruisti, vorrebbero essere in grado di aiutare l’umanità, senza essere ingannati da un altro culto. E non sanno come possono farlo.
Gli ex-membri sono arrabbiati con la setta. Dopo aver preso consapevolezza di ciò che è accaduto loro, la maggior parte di loro hanno la sensazione di essere stata abusata.
Spesso coloro che sono stati colpiti sono molto irritati per gli anni persi della loro vita che hanno dedicato al culto. Vi sono diversi casi tragici in cui alcune donne che abbiano partecipato ad un culto per anni si rendono  conto dopo la loro fuoruscita di aver praticamente sprecato la loro occasione di sposarsi e avere figli. Si potrebbero ancora sposare, se volessero, ma sono, a loro avviso, troppo vecchie per avere figli. Molte donne in questa situazione preferiscono rimanere nella setta perché è passato il momento giusto per sposarsi e avere figli. Esse non vedono altra possibilità per se stesse.
Molti i giovani che abbandonano una setta presentano difficoltà intime. Hanno bisogno di molto aiuto per risolvere i loro problemi personali. Di conseguenza, parlo con molti giovani e ai loro genitori per cercare di consigliarli per il lungo periodo di riabilitazione.

Quando si lascia una setta o un culto, uno non appartiene più al Chosen Few, all’élite, ma è semplicemente una persona tra tante. Questa, naturalmente, è una sensazione strana dopo essere stati un tempo parte del Chosen Few.
Uno dei maggiori problemi è la limitazione di attività mentali, lo sbarramento del pensiero, per così dire.

Mi è stato chiesto se molte persone lasciano il gruppo per libera scelta. Solo circa il 10 per cento dei 300 ex membri interpellati da me hanno lasciato di propria volontà. Erano per lo più persone che erano salite nella gerarchia e in questo modo erano venute a sapere dove stesse andando il denaro della setta. Quindi avevano sviluppato un tipo di cinismo, basato sulla conoscenza, che li ha aiutati a lasciare il culto. E’ estremamente importante che queste persone, che hanno lasciato di loro spontanea volontà, entrino in contatto con persone che, a loro volta, appartenevano ad una setta, per ottenere informazioni da loro per superare il loro passato e capire come funzionassero le cose. Coloro che sostengono di essere stati “deprogrammati”, ma poi ritornano alla setta, non hanno quasi mai completamente cancellato i programmi della setta, cioè, non hanno avuto abbastanza tempo per conservare le nuove informazioni, o il deprogrammatore non ha compreso che la persona pur mostrandosi molto amichevole non aveva ancora completamente rotto con il passato. Il deprogrammatore torna a casa sua, ma i giovani hanno ancora i loro problemi e le questioni e non sanno con chi possono parlarne. Così tornano al culto.

Quelli che rientrano sono solitamente i giovani che hanno avuto enormi problemi psicologici prima della loro adesione alla setta, e che hanno avuto una vita quasi insignificante nella società. Il culto, poi, dà loro una vita in società che non sono mai stati in grado di avere prima. Il culto conosce bene le caratteristiche di queste persone, che vengono lodate quando rientrano. Alcuni culti coinvolgono le persone con le lusinghe e lodandole per essere rientrati pur avendo avuto contatti con i deprogrammatori. Vi sono, di conseguenza, gruppi di persone molto infelici, psicologicamente disturbate che tornano al culto semplicemente per essere lodate. È molto interessante questo sottogruppo. Spesso li incontrano qui. Poi dicono agli altri ex-membri che avrebbero volentieri lasciato il gruppo, ma non hanno trovato nessun sostituto per quello che la setta aveva offerto loro.

E ‘difficile ottenere ampio materiale statistico sul numero di coloro che rietrano nel gruppo. Diversi osservatori stimano che solo il 5 per cento di chi fuoriesce, poi rientra.
Cause

Secondo le nostre osservazioni, dei 300 giovani  con cui ho parlato, solo un numero minimo di loro è rientrato nel culto, ma solo quando non ha trovato un buon supporto esterno, o magari non ha sviluppato un buon contatto con i deprogrammatori, che non erano molto calmi e amichevoli e non dedicavano loro abbastanza tempo. Io non credo assolutamente che i genitori possano essere biasimati, o che ci siano dei cattivi genitori per cui i figli debbano unirsi alle sette. I Moonies, per esempio, contattano le persone che appaiono belle, infatti istruiscono i propri membri a reclutare solo le persone buone, cioè, solo chi è buono come se stessi si percepiscono o forse anche meglio. Al contrario, essi non sono tenuti a portare le persone cattive con sé. Negli Stati Uniti sono soprattutto i giovani della classe media o alta ad essere reclutati. Solo pochissimi giovani della classe inferiore sono reclutati dalle sette perché sono, come si dice negli Stati Uniti, “street-smart”, che significa che sono mascalzoni intelligenti, che si sa benissimo che non hanno intenzione di essere invitati per mangiare, ragazzi da cui non si ottiene niente per niente, ma devono avere qualcosa in cambio. Tuttavia alcune sette stanno ora cercando di reclutare persone solitarie, donne anziane che potrebbero essere nere o appartenenti a un’altra minoranza. Vengono fatti sforzi, comunque, per reclutare persone anziane che sono sole e che possono portare una certa quantità di ricchezza alla setta. Ma nelle linee generali le sette sono interessate a reclutare giovani dai 18 ai 25 anni.

Per quanto riguarda l’obiezione secondo cui i genitori del giovane che si unisce ad un culto siano da biasimare, la mia risposta è che io assolutamente non sono d’accordo. Vi è, tuttavia, una certa percentuale di persone che si uniscono a sette perché hanno problemi mostruosi con i propro genitori. La stragrande maggioranza dei giovani che entrano nelle sette sono reclutati da “sofisticate” azioni dei membri. Sono soli, avevano storie d’amore finite o vivono relazioni difficili, si trovano in una fase transitoria – tra due amori, tra due luoghi di lavoro, tra scuola superiore e università, ecc.  Sono semplicemente in una fase di depressione, sono stati privati ​​di qualcosa nelle loro vite, quando la setta ha offerto loro una sorta di ready-made di amicizia e li ha separati dai loro genitori. I giovani stessi, tuttavia, non lasciano i loro genitori perché avevano orrendi conflitti con loro. Questo non è affatto il caso. Qui negli Stati Uniti, molti sostengono che i giovani non avrebbero seguito le sette se i loro genitori non fossero dei mostri. A questo posso solo rispondere che questo non è affatto il caso.

Per alcuni anni (dal dopo-guerra, credo) i genitori qui negli  Stati Uniti non hanno voluto raccontare ai loro figli il male nel mondo. Dopo la guerra avevano solo il desiderio di rendere felici i propri figli, di presentare loro un mondo migliore. I poveri hanno insegnato ai propri figli di non accettare denaro, vestiti, ecc da altre persone. I ricchi, a loro volta, dicono ai loro figli di proteggersi dai rapitori che vogliono prendere il loro denaro o distruggere le loro case. I genitori della classe media, al contrario, in primo luogo quelli del dopoguerra, non hanno detto ai loro figli che ci sono cose cattive del mondo, perché vogliono solo rendere i propri figli felici e mostrare loro un mondo migliore e più felice. Pertanto non hanno parlato ai loro figli sufficientemente. Qui a Berkeley, per esempio, ho detto ai miei figli che ci sono persone cattive per strada e devono stare attenti. Nonostante ciò, i miei figli sono molto felici. I miei genitori e quelli delle generazioni precedenti hanno generalmente avuto una vita molto felice con i loro figli, anche se i loro figli hanno detto che ci sono persone buone e cattive sulla terra, e che dovrebbe fare affidamento sul proprio giudizio. E’ successo qualcosa a loro  come nelle storie meravigliose che sono state dette.

Tradotto da Lorita Tinelli

Qui l’articolo in lingua originale

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Abuso traumatico nei culti

 

Di Daniel Shaw C. S.

traduzione di Fabio Giannelli e Lorita Tinelli

 

Nota: Ringraziamo il Dr. Daniel Shaw per averci messo a disposizione il suo studio. Il Dr. Daniel Shaw attualmente è uno psicoterapeuta di Rochland Conuty, New York, ma è stato anche membro di un culto. Desideriamo sottolineare che l’articolo è stato tradotto da traduttori non professionisti, pertanto ci scusiamo di eventuali errori di espressione. La responsabilità del contenuto dell’articolo è esclusivamente dell’autore. Questo saggio prende il gruppo SYDA (Siddha Yoga) come esempio di culto abusivo. Pubblicato nel Maggio 1996

INDICE DEI CONTENUTI Introduzione Cos’è un culto e perché la gente si lascia coinvolgere? Seduzione Riforma del pensiero e controllo della mente Valori del lavoro sociale contro i valori del culto Vuoto interiore e cultura del narcisismo La questione della patologia pre-esistente e indotta; induzione di colpa nella vittima Il leader dominante e il seguace obbediente Traumi sofferti da membri del culto Violenza carnale Percosse Incesto Lavorare assieme ai sopravvissuti dal culto Conclusioni Tavola I: Organizzazioni di recupero Referenze

 

INTRODUZIONE

Quando cominciai la scuola di formazione sociale erano trascorsi due anni dalla mia fuoruscita dalla comunità spirituale Ashram, dove avevo vissuto e lavorato per oltre 10 anni. In quei due anni post-ashram feci un esame di coscienza e conclusi che la mia esperienza di vita era stata una buona preparazione per una carriera nel lavoro sociale. Tuttavia mi sentii colto alla sprovvista quando iniziai il lavoro presso un centro comunitario di salute mentale. Molti dei clienti assegnatimi raccontavano terribili storie di abusi fisici, sessuali ed emotivi subiti durante l’infanzia ed in taluni casi erano ancora oggetto di perduranti abusi, sia come carnefici che come vittime. Molti di questi clienti stavano lottando per guarire da queste abitudini devastanti. Sebbene la mia vita sia stata quasi un letto di rose, se paragonata alle sofferenze patite da costoro, mi resi subito conto di avere con le loro sofferenze un legame più profondo di quanto inizialmente immaginato. Avevo sempre considerato la partecipazione al Sidda Yoga (conosciuto anche come SYDA) per me e per gli altri, come un impegno idealistico per un nobile percorso spirituale dedicato al risveglio ed all’edificazione del mondo. Appena cominciata la scuola, tale identificazione andò in frantumi non appena seppi di un incidente accaduto ad una mia amica, una ragazza ventenne, che era stata molestata sessualmente nell’ashram da uno dei più potenti leader. Quando ella cercò aiuto da Gurumayi, la guru indiana, adesso quarantenne, a capo dell’Ashram, questa le disse che era stata lei stessa ad aver provocato tali molestie. La ragazza fu inoltre trattata con disprezzo e come una svergognata. Tramite l’assistente capo, la Gurumayi disse alla giovane donna ‘Non dire una parola a nessuno di tutto ciò, specialmente a tua madre’(la madre della ragazza era un’adepta di vecchia data di SYDA, che aveva fatto grosse donazioni all’Ashram, nel corso degli anni). Dopo due anni di intenso conflitto interiore la ragazza decise finalmente di raccontare la sua storia. Il risultato fu che molti altri cominciarono a parlare, contribuendo, alla fine, a smascherare il SYDA nel New Yorker Magazine (Harris, 1994). Pubblicato circa due mesi dopo che avevo iniziato la scuola, l’articolo rivelò, come il vaso di Pandora, abusi ben documentati compiuti dai leader del SYDA ed ancora in atto da oltre 20 anni. Nei due anni precedenti la pubblicazione dell’articolo, avevamo ” io ed altri ” lentamente e dolorosamente constatato che alcuni aspetti del SYDA e dei suoi leader erano inquietanti e contrari all’etica. In particolare avevo assistito e personalmente sperimentato che Gurumayi abusava verbalmente ed emotivamente dei suoi adepti, usando spie e microfoni nascosti per raccogliere informazioni e pubblicamente incolpare ed umiliare coloro di cui era scontenta. I miei dubbi sul SYDA si rafforzarono quando appresi la storia della ragazza che conoscevo. Nella frase ‘Non dire a nessuno di tutto questo, specialmente a tua madre‘ ho ravvisato una eco agghiacciante del padre incestuoso, del marito violento, del molestatore sessuale, dello stupratore. Come afferma Judith Herman nel suo lavoro dal titolo ‘Trauma e guarigione‘(1992) ‘il segreto ed il silenzio rappresentano la prima linea di difesa del carnefice‘(p.8). E’stato udendo quella frase ‘Non dire mai‘ che ho capito ciò che Ernst Becker (1973) ha definito ‘l’incantesimo operato da persone, il nesso del plagio’.

Cominciando a valutare le mie esperienze e quelle degli altri, relativamente al SYDA, arrivai a comprendere che, per il fatto di avere accettato la pretesa del leader di possedere la perfezione e l’illuminazione, mi ero messo nella condizione di non riconoscere gli abusi nell’Ashram per quelli che erano in realtà. Le mie emergenti intuizioni, corroborate da consigli e studi, sono state fortemente legate al lavoro con i miei pazienti. Le loro esperienze mi hanno aiutato a chiarire anche le mie e,comprendendo questo sono riuscito a stringere con loro più profondi legami terapeutici. Lo scopo di questo saggio è di usare: La mia esperienza personale, sia come adepto SYDA sia come ex adepto SYDA Il lavoro sociale ed altri scritti di scienze sociali sui culti La mia esperienza in questo campo di lavoro, tendente a fornire un trattamento psicoterapeutico a clienti traumatizzati e violentati Per Promuovere la comprensione del lavoro sociale e dell’impatto traumatico dei culti religiosi Studiare le analogie fra vittime di abuso del culto con altre forme di abuso, come violenza carnale, incesto, percosse Tentare di capire aspetti della nostra cultura che possono aver favorito un clima adatto ad esporre tante persone a comportamenti di sfruttamento ed abuso nei gruppi di culto Far risalire i temi del mio lavoro di educazione sociale, che sono stati per me molto importanti in relazione al mio lavoro con i pazienti ed alla mia personale esperienza di comportamenti abusanti nei culti.

 

 

COSA E’UN CULTO E PERCHE’LA GENTE SI LASCIA COINVOLGERE?

Gli esperti di culto ipotizzano l’esistenza di  5000  culti esistenti oggi negli Stati Uniti e che, circa 10-20 milioni di persone nel recenti anni abbiano ad un certo punto fatto parte di uno o più di tali gruppi (Langone 1993).  Il Cult Awareness Network riferisce di ricevere circa 18000 richieste d’informazione all’anno (Tobias e Lalich, 1994). Michel Langone (1993), uno psicologo che ha lavorato con circa 3000 famiglie di membri di culto, definisce un culto come un gruppo o movimento che, a un grado significativo:

1) Esibisce grande od eccessiva devozione o attaccamento a qualche persona o idea o cosa Usa un programma di riforma di pensiero per persuadere, controllare e socializzare con membri (cioè integrarli in un’unica etichetta di relazione di gruppo, credenze, valori e pratiche).

2) Induce sistematicamente per promuovere i fini della leadership

3) Causa danni psicologici ai membri, alle loro famiglie ed alla comunità.

 

 

 

A queste definizioni vorrei aggiungere che un culto religioso è capeggiato da una persona che pretende di aver raggiunto l’umana perfezione e unione col divino e, che afferma perciò di essere esente da limitazioni sociali o morali o restrizioni. All’interno di questa autocrazia il leader non è tenuto ad osservare uno standard di condotta normativa sociale e non è soggetto ad alcun sistema di controllo o resoconto. Una condotta considerata amorale in qualunque altro contesto, se non psicopatico, viene invece idealizzato dagli adepti come indicativo di illuminazione e perfezione trascendente del leader.

SEDUZIONE

Le domande più frequenti rivolte ad ex-membri dei culti sono: ‘Come ci sei cascato? E perché ci sei rimasto così a lungo?’La domanda sottintesa sembra essere: ‘Come ha potuto uno come te finire lì dentro? Deve esserci qualcosa di sbagliato in te’. Certamente la maggior parte degli ex-membri dei culti non volevano essere controllati, resi succubi, sfruttati o psicologicamente danneggiati, quando inizialmente hanno chiesto di diventare membri. Una ragione del successo dei culti sta nel fatto che sono diventati maestri nell’arte della seduzione, usano tecniche ed influenze indebite (Cialdini, 1994). Come annota Hochman (1990) i culti, utilizzando miracoli, misteri ed autorità, promettono la salvezza. Invece della noia vengono offerte mete nobili e immediate; invece dell’ansia esistenziale viene offerta la certezza. Al posto dell’alienazione la comunità, al posto dell’impotenza la solidarietà diretta dagli onniscienti leader (p. 179). I culti depredano i ricercatori spirituali, offrendo risposte ai problemi sociali e promettendo mutamenti sociali. Il reclutamento si rivolge alle ansietà ed alla solitudine di gente, che ha problemi personali, o di transizione o di crisi, ventilando la promessa di un processo trasformativo di guarigione, nella cornice di una comunità affettuosa e comprensiva (Tobias ed altri). Il reclutamento da parte del culto avviene in scenari sofisticati, sotto forma di seminari che presentano oratori persuasivi, ben accreditati, come professionisti di successo, accademici rispettato o artisti, scrittori ed intrattenitori popolari. I probabili membri dei culti provengono da ambienti della classe media, spesso direttamente da campus universitari e la maggioranza di loro hanno un’intelligenza al di sopra della media (Hassan, 1990; Kliger, 1994; Tobias ed altri, 1994). Nei programmi di reclutamento gli oratori e i membri propongono varie specie di disinformazione sui leader del culto, compreso quella di nasconderne completamente l’esistenza. Oppure il leader può essere presentato come un maestro umile, saggio ed amoroso, mentre è in realtà un despota in possesso di notevoli fortune provenienti da donazioni di membri ed attività commerciali (spesso illegali). L’apparente leader può essere solo un prestanome, mentre viene nascosta l’identità del vero leader. Possono richiamarsi a falsi, antichi lignaggi, oppure si afferma falsamente che il leader o la leader è rispettato/a e famoso/a nel proprio paese. I leader del culto riscrivono e falsificano le loro stesse biografie. I programmi di reclutamento, per esempio, non informano i partecipanti su eventuali precedenti penali di leader del gruppo o su storie di abusi sessuali da parte di membri, oppure su coinvolgimenti del gruppo in attività illegali. Nel reclutamento effettuato dal culto viene sempre esercitato un controllo severo e la falsificazione delle informazioni.

 

RIFORMA DEL PENSIERO O CONTROLLO DELLA MENTE La riforma del pensiero, o controllo mentale, è un’altra importante componente per capire la ragione per cui i culti sono così frequenti nella nostra società. Lo psichiatra Robert Jay Lifton (1987) ha studiato i metodi adottati dai comunisti cinesi durante la guerra di Corea, per trasformare i prigionieri di guerra in complici volontari, e li ha chiamati riforma del pensiero (vedi anche Hinkle e Wolff, 1976; Schein, 1956; Singer, 1979).ùLa riforma del pensiero (conosciuta anche come controllo della mente) è il fondamento su cui si basano i culti. Lifton ha identificato otto fattori presenti nei sistemi di totalitarismo ideologico da lui studiati, ognuno dei quali può essere ritrovato nei culti: Controllo dell’ambiente, controllo della comunicazione entro l’ambiente. Mantenendo principalmente i membri separati dai non-membri mediante un isolamento crescente, ciò è stato definito da Lifton chiusura personale. Si esercitano costanti rinforzi al fine di sopprimere dubbi personali e sforzi per capire ciò che è vero o reale, Manipolazione mistica o pianificata spontaneità ” un processo sistematico, segretamente progettato e diretto dal leader del gruppo, per cui gli altri gli conferiscono il carisma dell’onniscienza, onnipotenza o divina autorità. Ciò induce all’accettazione della filosofia de il fine giustifica i mezzi, dal momento che la condotta e le direttive del leader sono sempre e soltanto interpretate come aventi origine e scopo divini, Richiesta di purezza ” il richiamo ad una radicale separazione fra puro e impuro, buono e cattivo nell’ambiente e in se stessi. Ciò crea un mondo di colpa e vergogna in cui gli adepti diventano ossessivamente preoccupati con la speranza di ricompensa e timore della punizione; Culto della confessione ” collegato alla richiesta di purezza. Le sessioni di confessione che vengono richieste per la purificazione ed evoluzione spirituale, manipolano i meccanismi di colpa e di vergogna degli adepti e li espongono totalmente al gruppo, accentuando il senso di appartenenza al gruppo, Scienza sacre ” un insieme di principi dogmatici che pretendono di essere scienza incarnante la verità circa il comportamento umano e la psicologia umana. Questi princìpi non devono mai essere messi in discussione e tutte le esperienze devono essere filtrate da essi, Limitazione del linguaggio ” riduzione e distorsione di concetti complessi, pensieri, simpatia per clichè semplicistici e slogan, che vengono usati per rallentare e limitare i processi di giudizio e di pensiero critico Dottrina della persona ” l’adepto viene indotto a credere che i dubbi sulla dottrina sono il riflesso delle proprie inadeguatezze, difetti o peccati. Il dogma è la verità e le proprie esperienze soggettive devono allinearsi al dogma. Fare diversamente significa rischiare l’esclusione dal gruppo. Poiché la dottrina è creata per servire gli scopi del leader sociopatico, i seguaci devono dividere o dissociare parti di se stessi e gettare via i propri valori al fine di giustificare azioni o credenze del leader, che altrimenti risulterebbero per loro intollerabili, Gestione dell’esistenza ” nella visione totalitaria della verità, uno che disobbedisce p devia dal dogma è falso, illuso o cattivo e perciò subito giudicabile. I leader sono giudici di chi devia e possono mutare i loro criteri a capriccio. I culti usano il timore dell’espulsione e dell’allontanamento per controllare e frenare i membri. Secondo il proprio ideale assoluto il timore dell’espulsione equivale al profondo terrore dell’annichilimento (vedi anceh Singer e Ofshe, 1990; Tobias e altri, 1994; per altre teorie di controllo sociale concernenti i culti vedi Festinger, 1964; Gramsci, 1973; Zimbardo, 1988) Mentre una volta le tecniche di riforma del pensiero miravano agli aspetti periferici dell’Io, come le vedute politiche e sociali, adesso i culti mirano alla centralità dell’Io, all’immagine centrale di se stesso che ha l’adepto (Singer ed altri). Il Guru è percepito come una divinità che ha sempre divinamente ragione e l’adepto vive per piacere ed evitare di dispiacere al Guru-dio.

In un sistema ideologico totalitario il dispiacere del leader del culto significa per il membro che il suo Io centrale è indegno, mostruosamente difettoso e da correggere. Il membro è stato condizionato a credere che la perdita della grazia del leader equivale alla perdita di se stesso. Man mano che il membro diviene più profondamente coinvolto, aumenta la sua ansia di rimanere un membro di buona reputazione. L’ansia è legata ad un’intensa paura, senso di impotenza, perdita di controllo e paura di annullamento, che Herman, nella sua dissertazione sul dominio psicologico, descrive come indotta nelle vittime sia di terroristi che di mariti violenti. L’effetto finale di queste tecniche è convincere la vittima che il carnefice è onnipotente, che la resistenza è inutile e, che la sua vita dipende dal guadagnarsi la sua indulgenza mediante l’assoluta obbedienza. Lo scopo del perpetuatore è di instillare nella vittima non solo la paura della morte, ma anche la gratitudine per avergli concesso di vivere (p. 77). Così la vittima viene ad identificarsi con l’aggressore, accettando l’aggressione come purificazione e l’assenza come beneficenza. Peggio che trovarsi fra una roccia ed una parete dura; questa posizione in cui uno viene a ritrovarsi è disperata e di degrado. Herman scrisse Trauma e guarigione per dimostrare le analogie ‘fra sopravvissuti a violenze carnali e veterani di guerre, donne percosse e prigionieri politici e fra sopravvissuti di campi di concentramento creati da tiranni che governano le nazioni ed i sopravvissuti a piccoli e nascosti campi di concentramento creati da tiranni che governano le proprie case. (pag. 3) I tiranni a capo dei culti assoggettano i membri a simili violazioni.

 

 

VALORI DEL LAVORO SOCIALE CONTRO I VALORI DEL CULTO

Durante il mio primo anno di formazione al lavoro sociale, proprio alcuni mesi dopo la completa rottura con SYDA, mi fu richiesto di scrivere un rapporto in cui dovevo mettere a confronto il sistema di valori precedentemente sperimentato col sistema di valori del lavoro sociale dove attualmente mi trovavo.

Agli operatori sociali vengono insegnati, sin dall’inizio della loro formazione, i valori della loro professione: il diritto dei pazienti all’auto-determinazione, rispetto e dignità per tutti, l’innato valore di un essere umano, rispetto per l’unicità e la facilitazione della realizzazione del potenziale (Woods e Hollis 1990).

I culti sono abili nel reclamizzare la promozione di questi valori come il nocciolo della loro filosofia. Per esempio i principali slogan del SYDA, ripetuti spesso in pubblici dibattiti e nella letteratura di fonazione SYDA, sono: ‘Onore, amore, rispetto, venerazione del proprio Io. Dio dimora in voi, come voi. Ciascuno veda Dio nell’altro’.

SYDA afferma che il suo Guru è ‘un maestro fattosi sé’, e che seguire gli insegnamenti del maestro conduce alla realizzazione di se stessi. Tali messaggi costituiscono un’esca per attrarre altri membri. Una volta ottenuta l’ammissione a membro, i messaggi vengono modificati in sempre più crescenti richieste di obbedienza, sottomissione e dipendenza. Il vero sistema di valori di un culto è spesso l’antitesi del sistema che pubblicizza. Quanto segue è estrapolato dallo studio che eseguii per tentare di descrivere il sistema di valori del Syda, specialmente in termini di valori concessi al concetto di forza contro debolezza e confrontarlo con i valori del lavoro sociale: ‘Nella cultura dell’ashram di Gurumayii, niente era più importante della venerazione del guru e della completa sottomissione a lui. Questa è l’essenza di Sidda Yoga.

La letteratura della fondazione SYDA descrive all’infinito le vie più adatte per essere assorbito completamente nel Siddha, il Perfetto Maestro, e descrive anche l’illuminazione, la costante beatitudine e l’unità con l’Assoluto, che ne sarebbero il risultato (Muktananda, 1978). Io restai coinvolto col Syda in un momento di transizione della mia vita. Ebbi molte esperienze di meditazione estatica all’inizio del mio coinvolgimento con Suddha Yoga. Bramando di appartenere e di esserle utile, aumentai poco a poco il mio impegno, fino a rinunciare a tutto quanto ed a entrare a far parte dello staff ashram. Dopo alcuni anni, cominciai ad avere maggiori contatto con la Gurumayii. Cominciai a procedere verso il “circolo interno”, ove tutto mi apparve diverso. Soltanto in retrospettiva, dopo la mia fuoruscita da Siddha Yoga, sono in grado di descrivere di quale cultura si tratta. A quel tempo idealizzavo tutto quello che riguardava Gurumayi. Noi tutti trovavamo modi ingegnosi per renderla perfetta a dispetto di tutto e giustificando la sua condotta crudele e bizzarra, perché tendente “al nostro bene”. In questa cultura, se tu hai un problema, sei un debole, non abbastanza devoto e puro. Potresti anche essere estromesso se hai un problema. Potresti essere licenziato, allontanato dalle riunioni, ridicolizzato ed umiliato pubblicamente, talora in presenza di pochi, altre volte di fronte a migliaia di persone in grandi programmi pubblici.

Il peggio che può capitarti, se hai creato dispiacere al guru, è quello di essere da lei completamente ignorato. Ciò che è negativo è che di tutte le osservazioni crudeli e pungenti debbano servire come perle di saggezza, volti alla purificazione. Essere ignorato significa essere indegni della vista di Dio. Se hai un problema, potresti essere spiato dai tuoi compagni di stanza, che poi riferiranno alla Gurumayi quello che hai detto o fatto. Oppure la tua stanza potrebbe essere provvista di una ‘cimice’con microfono nascosto. Oppure potresti essere lasciato indietro, non accettato nei viaggi di conferenze della Gurumayi in tutto il mondo, perché indegno di farne parte. Potresti persino sentirti dire di ritornare nel mondo a lavorare. Sei considerato “forte”, cioè devoto e degno, se lavori per 24 ore e non ti prendi mai una vacanza o un giorno libero. Sei forte se non hai mai bisogno di nulla. Se vivi con un magro introito e non hai bisogno di altro denaro. Ma sei considerato molto forte se hai un sacco di denaro, di cui versi grosse cifre al guru. Sei forte se sei disposto ad insultare e molestare altra gente per conto del guru evitando di farla scoprire come l’istigatrice. Sei debole se mostri stanchezza o se hai sentimenti diversi dall’entusiasmo, felicità e ardente devozione alla guru, senza mai chiederle niente. Essere depressi o esauriti non è solo segno di debolezza, ma viene considerato egoistico ed un insulto alla Gurumayi. Se chiedi aiuto, sei un debole, non solo, ma degno di disprezzo. L’ingresso nel campo del lavoro sociale è stato per me il rifiuto della cultura di Siddha Yoga. E’stato un ritorno alla vita, alla compassione per l’umanità e per me stesso. Adesso so che chiedere aiuto può essere un segno di forza e coraggio, che i problemi vanno trattati con sensibilità e comprensione e, che una parte dell’essere forti sta nell’avere reali sentimenti senza tentare di negarli.’Di recente, quando ho tentato di descrivere ad un altro operatore sociale la crudeltà da me sperimentata nel culto, egli mi ha risposto: ‘Era davvero crudeltà o soltanto amore?’. I culti sono delle comunità totalitarie, secondo il detto ‘il potere tende a corrompere’(Acton, 1887) e il potere assoluto corrompe del tutto. Eppure amore non è un’appropriata descrizione dell’abuso di potere diffuso nei culti.

L’urgenza di scrivere su questa tematica scaturisce da molte motivazioni: la letteratura del lavoro sociale contiene scarsi contributi sui culti (addie, Schulman-Miller e lightman, 1984; Goldberg & Goldberg, 1982) e la mia formazione di operatore sociale non ha incluso alcuna discussione su questo problema sociale. Inoltre, molti operatori sociali ed altri operatori di salute mentale sono essi stessi membri di gruppi settari. C’è bisogno di prendere coscienza di questo

Alcune domande che necessitano di un’indagine quando si lavora con i membri di un culto sono: Quali sono i traumi di cui questa popolazione molto comunemente soffre? Come dobbiamo intendere il ruolo della patologia preesistente contro la patologia imposta quando lavoriamo con le vittime del culto?, e Quali lotte devono sostenere queste persone e le loro famiglie per guarire, lasciando il culto e rientrando nella comunità?.

 

VUOTO INTERIORE E CULTURA DEL NARCISISMO

Christopher Lasch (1979) nel descrivere la “cultura del narcisismo” ricordava l’esempio dello scrittore Paul Zweig, un devoto SYDA, per illustrare il “vuoto interiore” col quale individui nella società occidentale hanno dovuto lottare nell’era posteriore alla seconda guerra mondiale. Prima del suo coinvolgimento nel SYDA, Zweig parlava della sua crescente ‘convinzione, equivalente ad una fede, che la mia vita era organizzata attorno ad un nucleo centrale di dolcezza, che spandeva anonimità sopra qualunque cosa toccassi’; di ‘ibernazione emozionale che durò fino a quando avevo quasi trent’anni’; di ‘persistente sospetto di vuoto personale che tutto il mio parlare ed i miei ansiosi tentativi di affascinare riuscivano ad aggirare, ad abbellire, ma non a penetrare o ad avvicinarmi’. Quando ‘l’esperienza di vuoto interiore, il senso spaventoso che ad un certo livello di esistenza io non sono nessuno, che la mia identità è crollata e non c’è più nessuno’diventa opprimente Zweig incontra Swami Muktananda o Baba (Padre), l’originale fondatore di Siddha Yoga. Da Baba egli impara ad anestetizzare i suoi ‘affari mentali i pensieri ossessivi e l’ansia’. Chushman (1990) nota che il vuoto interiore è espresso in molti modi nella nostra cultura, come una bassa stima di se stessi (assenza di senso del valore personale), confusione di valori (assenza di un senso di convinzioni personali), disordini alimentari (l’urgenza di riempire il vuoto con cibo, o impersonare il vuoto rifiutando il cibo), abuso di droghe (l’urgenza di riempire il vuoto con un’esperienza emotiva provocata chimicamente di ‘ricevere’qualcosa dal mondo). Può anche assumere la forma di assenza di significato personale. Questo può manifestarsi come fame di guida spirituale, che talvolta prende la forma di desiderio di essere riempito dallo spirito divino, da ‘verità’religiose o dal potere e dalla personalità di un leader guru (p. 604). La fame di guida spirituale e di verità spinge spesso la gente ad esplorare i gruppi religiosi. I problemi sorgono quando i leader di questi gruppi si proclamano incarnazioni viventi di questa verità. Il pericolo dei culti sta nel salto che uno deve fare, dall’abbracciare una verità religiosa al venerare una persona che afferma di essere tale verità. Il pericolo aumenta quando questa persona promette la salvezza, la redenzione o la perfezione, in cambio di denaro, merce o servizi. Mentre i maestri religiosi hanno diritto, come chiunque altro, a guadagnarsi da vivere vendendo i propri insegnamenti, la pretesa che un leader sia un maestro perfetto è il comune denominatore dei culti distruttivi. Che una persona particolare sia o non sia perfetta è qualcosa che può essere dibattuto su basi soggettive. Per alcuni un perfetto essere umano è una possibilità, per altri un ossimoro. Eppure il mito del perfetto maestro può essere molto allettante ed il bisogno molto urgente. Cushman parla di ‘soluzione di stile di vita’, promosso dalla pubblicità, in cui affascinanti ‘autooggetti’più grandi del normale (Khout, 1984) sotto forma di prodotti da acquistare o incorporare, promettono di trasformare magicamente il vuoto Io. Forse questa soluzione al problema del vuoto interiore -”acquisti di oggetti, tesori, terreni ” è l’inverso della soluzione guru, che promette di riempire il vuoto Io col tesoro spirituale di un perfetto, affascinante guru più grande del normale. Come ha sostenuto Kohut, la pressione del vuoto interiore può lasciare una persona particolarmente vulnerabile alla ‘seduzione di una forza esterna che si erge ad ego ideale’(Kohut, p. 122)- Oggi i guru usano la tecnologia e la psicologia di marketing per procurarsi metodi più efficaci per sedurre le reclute. Una delle idee più seducenti reclamizzata nei culti basati sulla meditazione è che ‘non è necessario essere logici, razionali o anche ragionevoli. Il criterio dominante finale di ciò che è buono è uno stato di sentimento totalmente soggettivo’. Lo scopo della vita diventa una buona sensazione, un’ascesa continua senza fine (Garvey, 1993). Ciò non è necessariamente egoistico come può sembrare. Membri fedeli del culto credono che il proprio leader abbia magicamente trasformato le loro vite e tolto le sofferenze. Su tale base, essi difenderanno fedelmente il loro leader persino se vengono dimostrati i suoi crimini.culto, al fine di non perdere l’onnipotente e idealizzato guru. Molto dopo l’affievolirsi dell’esperienza di conversione, nonostante le prove di colpa, di abuso e di sfruttamento, molti seguaci mantengono la loro irragionevole lealtà, perché per loro è diventata una questione di vita o di morte.

La ‘buona sensazione’della loro iniziale esperienza di conversione, potrebbe consistere nel sentirsi ‘redenti’, ‘ritornati finalmente a casa’, essersi ‘perduti, ma adesso ritrovati’, o ad essere ‘salvati’. Queste esperienze intensamente emotive sono attribuite direttamente al potere ed alla volontà del leader. I gruppi come il SYDA abilmente controllano i processi di pensiero dei seguaci, suggerendo ripetutamente che essi ”si fidano della propria esperienza”in tal modo, l’obiettività -”per esempio ogni informazione negativa sul leader ” viene svalutata. Il guru, in linea con la propria sensazione soggettiva è idealizzato. La risposta della mentalità bunker a qualsiasi informazione critica sul gruppo ed i suoi leader diventa così: ‘questa non è la mia esperienza’. Ci sono forti ragioni per spiegare questa necessità di bandire l’obiettività. Se uno crede che il potere del guru gli ha guarito un dolore, allora l’evitare che il dolore ritorni significa proteggere il guru, ad ogni costo. Infatti, il dolore della vita che è stato magicamente annullato dal guru, ritornerà se uno rifiuta il guru. Il dolore ritornerà assieme ad altre emozioni evitate e queste necessiteranno di essere sperimentate, sentite, capite, elaborate e rese significative, se deve avvenire una trasformazione vera, non magica. Ciò è parte del difficile processo di autosviluppo che la soluzione del guru spazza via sotto il tappeto. La storia di SYDA offre un buon esempio di quanto cammino fanno gli adepti per difendere la persona da loro percepita come il proprio salvatore. Nei primi anni ’80 la comunità Siddha Yoga rimase scioccata nell’apprendere che Muktananda, un monaco quasi settantenne e ritenuto celibe da sempre, aveva avuto segretamente relazioni sessuali con adepte occidentali da almeno dieci anni. Mentre molte donne si ritennero partner consenzienti, altre si sentirono costrette e traumatizzate dall’esperienza. Spesso le sue vittime erano ragazze adolescenti sotto i vent’anni. Molti che erano allora adepti SYDA appresero queste accuse, ma le ignorarono, malgrado l’ampio riscontro fra quelli più vicini a Muktananda, che asserivano che tutto ciò era vero. Quando molti adepti parlarono pubblicamente degli abusi sessuali di Muktananda, due fedeli adepti furono mandati da Muktananda a minacciare queste ‘spie’di deturpazioni e castrazione (Rodamor, 1983). Tuttavia, fino ad oggi, Muktananda è venerato dai devoti SYDA come un dio. Come va intesa questo tipo di lealtà? Sotto l’influenza del controllo mentale da parte del culto, gli adepti devono mettere il guru, che ha magicamente riempito il loro vuoto interiore, al riparo da ogni supervisione e giudizio. Gli adepti arrivano a dipendere completamente dall’assoluta perfezione del guru.

Mantenere il terrore del vuoto e della demotivazione, seppure artificialmente, diventa così cruciale per la sopravvivenza dell’adepto, che egli deve negare la verità e sacrificare la sua integrità ed i valori che aveva prima dell’appartenenza al problema.

 

LA QUESTIONE DELLA PATOLOGIA PRE-ESISTENTE ED INDOTTA: INDUZIONE DELLA COLPA NELLA VITTIMA

Se i culti reclutano i membri offrendo come esca i trabocchetti della cultura del narcisismo con promesse di redenzione ed appagamento, come dobbiamo considerare coloro che “abboccano”? Come possiamo considerare queste persone?

Per affrontare questi problemi è necessario mettere a confronto due temi importanti:

1) Patologia pre-esistente e patologia indotta, e

2) La questione della responsabilità della vittima.

Teorici come Fromm (1965), Becker (1973) e Berger (1967) hanno cercato di capire le dinamiche del dominio e della sottomissione, sadismo e masochismo, che sono radicate nel carattere umano e che si scatenano in individui e società esposte a cercare influenze. Fromm e più tardi Becker, furono spinti ad esplorare questi tratti umani dagli orrori della Germania Nazista; l’interesse di Berger si orientò verso la storia delle religioni. Queste idee relative alla umana vulnerabilità a certi comportamenti ‘patologici’possono essere usate per suggerire che coloro divenuti vittime di un culto sono predisposti ad un comportamento sottomesso e sadomasochistico. Teorici più recenti si sono interessati al fenomeno della responsabilità delle vittime di stupro e violenza per chiedersi il perché le vittime non hanno fermato l’abuso da loro sofferto (Herman, Kliger). Mc New e Abell (1995) e Silber e Iacano (1986) usano il termine ‘trauma del santuario’per descrivere come uno, che ha già sperimentato forti traumi come lo stupro, spesso sperimenti un trauma secondario all’interno di quello che dovrebbe essere un ambiente di sostegno e protezione, come in una stazione di polizia, un tribunale o uno studio terapeutico. Herman sottolinea che ‘coloro che provano a descrivere le atrocità cui hanno assistito, rischiano la loro propria credibilità.

Parlare pubblicamente delle proprie conoscenze di atrocità è come attirarsi un marchio d’infamia, che si attacca alle vittime’(p. 2).

E’ facile ma erroneo ritenere che solo certi tipi di persone sono predisposte ad entrare nei culti. Quando il noto esperto di culti Joe Szimhart parla al pubblico dei culti e gli viene richiesto che tipo di gente vi entra, lui punta il dito sul pubblico e risponde: ‘Gente come voi’ (Szimhart, conversazione privata).

Negli studi condotti da Langone (1993) in cui i membri dei culti vengono sottoposti ad una raffica di test standard psicologici, si rileva che la percentuale diagnosticabile di adepti era solo del 20% superiore alla norma comunemente diagnosticabile; Langone concluse che la popolazione dei culti non è necessariamente ed in maniera evidente diversa dalla norma.

Inoltre, egli assieme a Martin ed Hassan asserisce che, le tecniche di controllo della mente sono efficaci con tutti i tipi di persone, a prescindere dalla precedente esistenza o non esistenza di qualunque tipo di psicopatologia. La letteratura riguardante il lavoro con ex-adepti ribadisce, in massima parte, che la patologia indotta dal culto stesso deve essere riconosciuta e che l’ex-adepto deve essere aiutato a risolvere una serie di problemi risultanti da questa indotta patologia, prima di pensare ad una patologia pre-esistente o nascosta. (Addis ed altri, Clifford, 1994; Gimbalvo, 1993; Glodberg, 1993; Goldberg e altri, 1982; Halpering, 1990; Hassan, 1990; Kliger, 1994; Langone, 1993; Langone e Chambersm 1991; Martin, 1993; Martin e Langone, 1992; Morse & Morse, 1987; Tobias, 1993). Per questi autori agire diversamente invalida la realtà del cliente e costituisce un messaggio stigmatizzante da parte dell’operatore sociale, che l’esperienza traumatica delle vittime ha a che fare con la loro psicopatologia, anziché con le violazioni perpetuate dal gruppo.

Concordo pienamente che le vittime del culto possano essere ingiustamente bollate o patologizzate. Tuttavia ritengo che gli operatori rischiano di creare una falsa dicotomia quando si polarizzano i problemi della patologia pre-esistente ed indotta nelle vittime del culto; ed inoltre, che configurando il problema in termini di patologia è in partenza controproducente. Tutti gli esseri umani lottano contro la dipendenza, la separazione e l’individualismo e contro i conflitti di desideri e timori attivi a passivi. Questi sono problemi universali di sviluppo. Come rileva Herman riferendosi agli stadi di cicli vitali (1980) ‘il trauma costringe il sopravvissuto a rivivere tutte le precedenti lotte per l’autonomia, iniziativa, competenza, identità e intimità’. Una volta che una persona viene esposta ad un programma di riforma di pensiero ed alle susseguenti violazioni traumatiche, le crisi di sviluppo vengono sottoposte a nuovo stimolo, sia che prima siano state adeguatamente risolte o no. Il concetto di ‘incolpare la vittima’è abusato ed ingiusto per il cliente, se ciò incoraggia gli operatori a trascurare precedenti fattori, che possono aver contribuito alla vittimizzazione del cliente. Le vittime possono e debbono essere aiutate negli aspetti del loro problema sia indotti che pre-esistenti, in momenti appropriati del trattamento (Addis e altri, Clifford, Gimbalvo, Goldberg, Goldberg l., Goldberg e altri, Goldberg W., Hassan, Morse & Morse, Tobias e altri).

 

 

IL LEADER DOMINANTE ED IL SEGUACE OBBEDIENTE

Nell’interesse di una migliore comprensione delle dinamiche che possono indurre gente a stare nei culti, desidero esporre alcune idee circa l’umana propensione a sfruttare e ad essere sfruttata. Quando il mondo assisteva al nascere del Partito Nazista negli anni ’30 e ’40, si sviluppò, durante e dopo l’olocausto, una letteratura tendente a capire, come virtualmente una nazione intera di tedeschi, avesse potuto essere persuasa a rinunciare alla morale, ai valori, all’autonomia e all’integrità, da un solo uomo, un carismatico megalomane di nome Adolf Hitler. Molti autori hanno tentato di trovare spiegazioni per questo orrore inesplicabile.

Le idee di Erich Fromm su questo argomento, come le presenta nel suo libro ‘Fuga dalla libertà’, sono importanti (vedi anche Becker, 1973, specialmente il capitolo intitolato L’incantesimo realizzato da persone ” il nesso della mancanza di libertà, e Berger, 1967, specie nel capitolo Il problema della Teodicea). Fromm esamina la relazione fra i processi di sviluppo umano e le forze ambientali, sociali, religiose, economiche e politiche. Egli nota che il processo di individuazione libera il bambino a ‘sviluppare ed esprimere il proprio io individuale non ostacolato da quei legami che lo limitavano. Ma il bambino diventa anche più libero da un mondo che gli aveva dato sicurezza e fiducia’(p. 46). Fromm continua: Se le condizioni economiche, sociali e politiche, da cui dipende l’intero processo di umana individuazione, non offrono una base per la realizzazione dell’individualità , mentre contemporaneamente la gente ha perso quei legami che le davano sicurezza, questo ritardo trasforma la libertà in un peso insopportabile. Si identifica così col dubbio, con un tipo di vita privo di significato e direzione.

Sorgono così forti tendenze a fuggire da questo tipo di libertà verso la sottomissione o qualche tipo di relazione con l’uomo e il mondo, che promette liberazione dall’incertezza, anche se ciò priva l’individuo della sua libertà (p. 52). Fromm descrive nel 1941 la difficile condizione di vita priva di significato e direzione in una società che offre troppo destinazioni cieche. E’qui venne a trovarsi Paul Zweig alla deriva nella cultura di narcisismo descritta da

Mentre il conflitto di sviluppo fra l’attaccamento e la separazione provoca sensazioni di isolamento ed impotenza, queste sensazioni possono essere particolarmente esacerbate quando lo stimolo del bambino alla separazione costituisce una minaccia ad un genitore povero e narcisisticamente vulnerabile oppure è contrastato da genitori negligenti o sadici. Miller vede il problema del bambino che diventa prigioniero di un genitore narcisistico come un fenomeno culturale diffuso nel nostro tempo. Fromm attribuisce la paura della separazione alle forze alienanti ed isolanti nella società durante la sua graduale ascesa secolare. Miller vede questa paura nascere nella scuola materna, dai modi con cui noi fraintendiamo o abusiamo dei nostri bambini, sia che preferiamo il punto di vista macrocosmico o quello microcosmico nel tentativo di capire il problema della paura della separazione e libertà, io ritengo queste prospettive complementari ed entrambe utili e necessarie. Per chi è tormentato dall’ansia della separazione, Fromm considera il masochismo come uno dei meccanismi primari per fuggire da questo tormento. Quando l’ambiente parentale e/o sociale non può offrire la sicurezza richiesta per lo sforzo di separazione, allora l’adozione di un atteggiamento masochistico di sentirsi piccolo e indifeso o sopraffatto da pene e dolori può essere un modo per evitare e proteggere se stessi dal dover combattere una battaglia considerata persa in partenza. Fra l’annullamento di se, che offre una specie di controllo, e la separazione e indipendenza senza supporti che inducono ad un vissuto di fuori controllo, l’annullamento di se può sembrare il meno terribile dei due mali. Tuttavia, l’annullamento di se è soltanto un lato del tentativo di superare le sensazioni insopportabili di impotenza. Fromm indica un’alternativa che riguarda più direttamente il soggetto dei culti. L’altro lato è il tentativo di divenire una parte di un insieme più grande e più potente al di fuori di se stessi, ove immergersi e di cui far parte. Questo potere può essere una persona, un’istituzione, Dio, la nazione, la coscienza od un impulso psichico.

Divenendo parte di un potere avvertito come incontrollabilmente forte, eterno, affascinante, uno partecipa della sua forza e gloria. Uno rinunzia al proprio io ed a tutta la forza e orgoglio ad esso connessi, uno perde la propria identità come individuo e la sua libertà, ma guadagna una nuova sicurezza e un nuovo orgoglio nella partecipazione ad un potere in cui si è immerso. Uno guadagna anche sicurezza contro la tortura del dubbio (p. 177). Fromm chiama il potere in cui uno si immerge ‘l’aiutante magico’. Quando uno si sente impotente e non in grado di esprimere e realizzare il proprio potenziale individuale, la dipendenza da un magico aiutante offre una soluzione che sposta l’enfasi fuori di se, sentito come vuoto e senza valore, verso il magico aiutante. Il magico aiutante, nella nostra fantasia, ha tutte le risposte, si prende cura di tutto, ci ama e ci accetta perfettamente, dando così una conferma ed un valore alla nostra esistenza. Immergersi nel magico aiutante elimina il vuoto, la solitudine e l’ansia, e viene stabilita una magica sicurezza. Poi la separazione, l’individuazione ed i relativi terrori possono essere completamente eliminati. Uno può entrare in un culto, effettuare una specie di separazione dalla propria famiglia e ambiente, ma il vero compito di individuazione non viene intrapreso. Il tentativo di pseudo-separazione degenera in una regressione a livelli più profondi di dipendenza e di involuzione. Nella relazione col magico aiutante ‘non si parla più di autonomia, ma è come manipolare l’altro al fine di non perderlo e fargli fare ciò che l’altro desidera, e renderlo inoltre responsabile di ciò che l’altro è responsabile (Fromm p. 199). Paradossalmente l’obbedienza e la bontà sono fra i più comuni metodi usati per tentare di manipolare e controllare il magico aiutante. Tuttavia la riduzione in schiavitù al magico aiutante, che viene allora sperimentata, crea risentimento e conflitto. Il conflitto deve essere represso per non perdere il magico aiutante. Inoltre, coloro che si atteggiano a magici aiutanti alla fine dimostrano inevitabilmente la loro imperfezione, se non la loro completa frode. Così, l’ansia latente sull’autenticità del magico aiutante o sulla possibilità di perderlo per indegnità, minaccia costantemente la sicurezza cercata nel rapporto. Questo è un vero doppio legame. Come dice Berger ‘l’attitudine masochistica è inerentemente condannata al fallimento perché l’io non può essere annullato da un lato, e dall’altro può solo essere assolutizzato nell’illusione’(p. 56). Quando il magico aiutante è la droga come l’eroina, allora l’annullamento di se può culminare nella morte fisica. Se è il cibo, il se si nasconde nell’obesità o schiavizzato dall’anoressia e dalla bulimia. Se il magico aiutante è un genitore idealizzato, ma traumatizzante, che viene ambivalentemente odiato ma dal quale si è totalmente dipendenti, l’annullamento di se si manifesta come impossibilità di separarsi ed individuarsi. Quando il magico aiutante è un guru, l’annullamento di se è la perdita della propria voce, dei valori personali e dell’integrità.

Anche qui la SYDA fornisce utile materiale a supporto di questo punto. Nella filosofia SYDA, l’Ego è sviluppato come qualcosa di egoistico e piccolo che deve essere consegnato al guru per essere magicamente trasformato in pura coscienza del trascendente intimo se, il quale è legato al guru e a Dio. Il senso dell’azione personale che riconosce o gusta i frutti delle proprie azioni, è in particolare un sicuro segno di comprensione errata. La vera comprensione è che qualunque cosa detta o fatta dal guru è una diretta espressione della volontà divina e che ogni cosa buona deriva dalla magica grazia del guru. Consegnando al guru il proprio Ego ed il senso di azione personale, si suppone che vengano così espiati i sensi di orgoglio e di egoismo. Praticamente ciò significa che lo sperimentare se stesso come centro di azione e di iniziativa, come persona creativa capace di provare piacere nell’uso del proprio talento e delle proprie abilità, dovrebbe essere causa di vergogna, perché nulla appartiene a se stessi, ma tutto appartiene al guru e proviene dal guru. D’altra parte, uno deve essere sempre pronto a confessare i propri peccati e trasgressioni, che in questo sistema costituiscono l’unica proprietà del piccolo, impuro ed egoistico Ego. Solo quando le nebbie di questi tortuosi offuscamenti si sono diradate, l’individuo scopre veramente una pseudo-moralistica base personale per l’annullamento della personalità. La persona che si atteggia a magico guru si rivela così come un imprenditore opportunistico, che ha imparato come ben approfittare dalla varietà di influenze, nel nostro mondo interiore esteriore, che ci hanno fatto sentire timorosi della libertà.

Lasch venticinque anni dopo. Mentre Fromm parla dei legami di sicurezza che si perdono nel processo di separazione, ci sono anche coloro che controbattono dicendo che molti bambini, nei primi stadi di sviluppo, possiedono poco più che una falsa sicurezza, nella migliore delle ipotesi. Alice Miller, nel Dramma del bambino dotato (1981) ipotizza che lo sviluppo del vero ego, lo scopo della separazione ed individuazione, è contrastato quando i genitori hanno bisogno dei loro figli e li usano per soddisfare i loro desideri egoistici. I genitori possono educare i bambini a considerare i loro bisogni naturali ed i tentativi di realizzazione di se, come distruttivi e vergognosi. Tali bambini imparano a nascondere o a sopprimere queste parti di se stessi ed a sviluppare un falso ego che accontenta i bisogni dei genitori, in sostanza un atto di annullamento di se (Winnicott, 1960).

 

TRAUMI SOFFERTI DA MEMBRI DEL CULTO

Quando finalmente i membri del culto lasciano il gruppo e cercano aiuto, si sentono esauriti a causa della loro lunga lotta per conservare l’illusione di un perfetto maestro, ed anche a causa del concomitante deterioramento della propria stima di sé.

Molti operatori clinici non hanno dimestichezza con questi particolari problemi presenti in queste persone. La conoscenza di certe dinamiche e di tali precisi argomenti è però utile per capire come aiutare i membri del culto.

Il trauma da culto implica violazione ” da parte del leader idealizzato e deificato “ della parte più intima e personale di chi è stato il suo adepto. Analogamente a come stupro, incesto e violenza, spesso perpetrati da un adulto di fiducia o da altre persone importanti per la vittima,  sono pure estreme violazioni e smembramenti del se (Bell J., 1995; Blake-White e Kline, 1983; Mc New e altri, Patten, Gaz Jones e Thomas, 1989).

 

STUPRO

 

Una cliente da me curata durante questi ultimi due anni, la signora R., è stata vittima di un serio abuso emotivo da parte della madre.

Sebbene tale esempio non implichi un vero e proprio stupro, i principi in esame sono simili ed utili ai fini di questa discussione. La signora R. è un’intelligente quarantenne della media borghesia, che è estremamente fobica, ossessiva e soggetta a timor panico. Benchè ella svolga con successo un lavoro da dipendente, ritiene di guadagnare ben al di sotto del suo potenziale ed è profondamente isolata e insoddisfatta, senza un lavoro e relazioni intime appaganti.

Ella attribuisce queste sue difficoltà alla sua traumatica educazione. La madre della signora R. era una donna disturbata, assuefatta a una grande varietà di tranquillanti e barbiturici. Ciò nonostante la signora R. da piccola, vedeva sua madre come una figura idealizzata, in possesso di magica onnipotenza. La signora R. viveva nel terrore delle richieste materne di perfezione o dei suoi imprevedibili scoppi d’ira. Nulla di ciò che faceva era considerato abbastanza buono e le era stato fatto sentire come distruttiva ogni forma di espressione di sé. Aveva imparato che contavano solo i bisogni di sua madre,considerando vergognosi i propri bisogni e sentimenti.

La signora R. usando la metafora dello stupro, descrive così la sua esperienza delle parole e degli sguardi materni crudeli e dispregiativi, sputati su di lei con rabbia e penetranti nel suo

intimo da farla sentire ancor più sola e vergognosa. L’abuso verbale materno simile ad uno stupro ha raggelato la signora R. nel terrore e nell’impotenza, e l’ha resa incapace di dissociarsi o di formarsi uno stabile senso d’identità. Ella ha rotto ogni rapporto con la madre, dicendo che riconciliarsi con lei sarebbe come ‘andare a letto con il mio stupratore.

Tuttavia ella ha interiorizzato questa madre punitrice e vive in costante timore della gente che la circonda. Nel suo transfert, queste persone sono tutte ‘stupratrici psichiche’. L’esempio di crudeltà della madre della signora R. è assai simile al comportamento dei leader di un culto. Herman dichiara che ‘la violazione è infatti sinonimo di stupro, lo scopo dello stupratore è di terrorizzare, dominare e umiliare le sue vittime, rendendole assolutamente impotenti’. (p. 58).

Nei culti le vittime vengono rese impotenti come le vittime degli stupri, quando esse sono ripetutamente chiamate e costrette a confessare peccati e trasgressioni. Questo fenomeno è chiamato talvolta ‘stare su una sedia che scotta’. Il paragone con la sedia che scotta, in cui le parole accusatorie sono lanciate dai leader del culto come coltelli allo scopo di penetrare e ferire l’intimo sé dell’adepto, è una violenta e dolorosa invasione dei propri confini mascherata come purificazione per il bene dell’adepto. Quest’ultimo viene comunemente accusato di comportarsi in modo da dimostrare sfiducia e slealtà al leader. Questa presunta mancanza nell’adepto viene dipinto come un mostruoso e biasimevole difetto o trasgressione.

Nel corso di questa aggressione, che spesso si protrae per lungo tempo, il membro del culto seduto sulla sedia che scotta, deve tentare di sentire ed esprimere rimorso, come pure di gradire gli sforzi del leader per purificarlo. Spesso i leader che ricorrono a questo metodo sollecitano i colleghi delle vittime a cooperare, invitandoli ad associarsi all’assalto.

Ciò crea una situazione non dissimile ad uno stupro di gruppo. Questi confronti possono terminare con l’ultima umiliazione, la scomunica, che per il membro è l’equivalente di annullamento psichico, oppure con la completa sottomissione e confessione del membro, che condurrà alla sua riabilitazione come membro buono. In entrambi i casi ex adepti del culto sotto trattamento terapeutico descrivono invariabilmente la loro esperienza di abuso nel culto come stupro spirituali (Tobias e altri). Come un violento stupratore minaccia la sua vittima se non si sottomette, così il guru ha l’adepto in un suo potere durante gli episodi di confronto/confessione.

PERCOSSE.

Le percosse comprendono un ciclo di aggressività domestiche da parte di un partner contro l’altro, seguito da un periodo di riconciliazione, che a sua volta è seguito da una fase di escalation ed un ritorno alla violenza. Herman nota che le percosse possono anche includere l’essere aggrediti di sorpresa, imprigionati od esposti fino all’esaurimento. La vittima delle percosse vive in uno stato di impotenza e di terrore. La signora R. sopra menzionata ha percepito come percosse gli imprevedibili scoppi d’ira e di crudeltà della madre, talora accompagnati da schiaffi, ma più spesso fatti di parole e di sguardi. Durante il trattamento ella ha dichiarato di sentirsi come impazzita quando la madre prolungava i suoi scatti d’ira e poi scompariva nella sua camera, per poi riuscirne qualche ora dopo come se nulla fosse successo e offrendosi di leggere alla sua bambina una storiella prima di dormire.

La signora R. descrive altri ricordi, in cui si pretendeva da lei durante i sabati tutto il lavoro di ripulitura delle stanze prima di ottenere il permesso di uscire a giocare. Ma poiché la madre dormiva fino alle prime ore del pomeriggio e la bimba non doveva far rumore per non svegliarla, il lavoro di ripulitura era rimandato all’ora di pranzo, quando gli altri bambini erano già tornati a casa e per lei sarebbe stato troppo tardi per uscire. La signora R. odiava sua madre per averla in tal modo intrappolata ed isolata. Tuttavia quando la madre suonava il piano e chiedeva alla figlia di cantare, quest’ultima era orgogliosa di riscuotere l’approvazione della madre, erano rari e preziosi doni che considerava tesori. Ma tale approvazione significava così tanto per la signora R. che ogni volta che la perdeva era sopraffatta dal dolore, dalla rabbia e dal senso di colpa. Gli imprevedibili cambiamenti sperimentati dalla signora R. fra l’essere oggetto di rabbia e di scherno in un primo tempo e affetto esagerato ed iperstimolante in un secondo tempo, le creavano una disperata confusione. All’età di otto anni la signora R. sentì il bisogno di impegnarsi in coercitivi rituali di lavaggio delle mani. Benchè questi rituali ossessivi siano cessati molto tempo fa, la signora R. è rimasta imprigionata e paralizzata dai suoi dubbi e timori riguardo a se stessa. Simili condizioni sussistono per i membri di un culto. Ci si attende spesso che lavorino dalle 12 alle 18 ore al giorno per 7 giorni la settimana con poco o nessun tempo libero. Ciò li mantiene costantemente isolati entro il sistema, vulnerabili ed esauriti. Nel periodo in cui i membri del SYDA avevano un giorno libero la settimana, Gurumayi venne a sapere che un membro della staff aveva passato il pomeriggio al cinema.

La guru informò prontamente tutto lo staff che non erano più consentiti né giorni liberi né vacanze. Al contrario la passione della Gurumayi per i video noleggiati e la TV satellitare sono alcuni dei suoi numerosi segreti ben custoditi. Ma anche se essi fossero conosciuti, la missione del seguace è di considerare il guru al di sopra degli standard umani di condotta giusta, logica o etica. Essi devono mantenere e difendere la convinzione della di lei perfezione, o affrontare il collasso della struttura delle convinzioni che la sorregge. Parimenti, il bambino percosso deve dare la colpa a se stesso per il comportamento irrazionale dei genitori, oppure rischiare di perdere i genitori da cui dipende. D’altro canto la Gurumayi fa plateali dimostrazioni di generosità ad alcuni adepti, in modo calcolato, prima o dopo che questi sia posto sulla sedia che scotta. Che della sua cerchia interna sia considerato ‘in’(favorito) e chi ‘out’(sfavorito) è una costante fonte di pettegolezzi fra i membri della staff, che sono ansiosi di essere opportunamente allineati per o contro coloro che sono favoriti o sfavoriti.

Lo status del singolo fluttua costantemente ed imprevedibilmente. Quando i membri del culto sono ripetutamente insultati ed umiliati dal guru senza apparente ragione ed il guru fa lo show di concedere il perdono, mietendo lode ed attenzione, e quando questo ciclo è ripetuto continuamente, senza preavviso o senza ragione, allora la vittima prova paura, disperazione ed impotenza, proprio come ha provato la signora R. e come ha provato la moglie percossa. Il guru non ha necessariamente bisogno di usare la violenza fisica, come fa invece il violento, per comandare i seguaci a bacchetta, per quanto molti guru, come quelli del SYDA, propongono anche punizioni corporali. Siccome l’intimo senso di sé è posto completamente sotto il potere del guru, le ferite emotive e psichiche derivanti dalle osservazioni crudeli e dispregiative del guru, vengono avvertite come colpi devastanti e dolorosi. Quando queste osservazioni si alternano con lodi o ostentate dimostrazioni di gentilezze, ci si sente confusi e ancor più dipendenti.

INCESTO

 

Un altro caso.

La signora B. fu molestata durante l’infanzia in due occasioni, da parenti. Poi, dai 13 ai 16 anni fece giochi erotici con suo padre. All’età di 16 anni il padre l’ha stuprata ed ha avuto con lei regolari rapporti sessuali per i successivi tre anni.

La signora B. ha avuto esperienze poi come tossicodipendente e di prostituzione. Ora si trova in riabilitazione. La signora B. è una donna attraente e intelligente. Sotto molti aspetti è infantile e si succhia ancora il pollice prima di addormentarsi. Le piace flirtrare come un bambino che cerca approvazione ed attenzione. Ma naturalmente lei possiede il corpo di un adulto.

I suoi bisogni originali infantili per ottenere affermazioni furono soddisfatti mediante comportamenti di carattere sessuale. Adesso, tutti i bisogni della signora B. sono tradotti in bisogni di gratificazione sessuale.

Quando per la prima volta vidi la signora B., ella stava tornando a casa dal suo trattamento di riabilitazione fissato durante i week-end, e riferì di godere nel ritrovarsi con la sua famiglia. Quando le chiesi se provasse disagio a ritrovarsi col padre, rispose di no. In queste occasioni ed in altre fui colpito di quanto la signora fosse priva di reazioni affettive, riguardo ai suoi ricordi sull’incesto.

Sebbene i suoi sentimenti verso suo padre fossero stati rimossi, scoprii che re-inscenava l’incesto a suo piacimento. La signora B. rivelò che era sconvolta in numerose segrete relazioni sessuali in violazione delle regole della casa. Provava un tormento continuo per paura di essere scoperta ed allontanata dal programma. Al tempo stesso si dava incessantemente da fare per mantenere segrete le relazioni e proteggere così gli uomini dall’essere scoperti. I suoi amanti le dissero chiaramente che se venivano scoperti lei sarebbe stata incolpata della loro rovina. Ella provava una disperata confusione ed ansia in queste situazioni, mentre non sentiva nulla per suo padre, il carnefice originale.

Non è stato facile aiutare la signora B. a farle capire che queste relazioni si richiamavano alla storia dell’incesto. Il padre della signora B. era riuscito a manipolarla in modo tale da farla sentire responsabile per averlo eccitato. Ella aveva paura di accusarlo per timore di essere disprezzata da sua madre, che mai si era accorta della tresca. Non voleva neppure ferire sua madre ed addolorarla, o distruggere il matrimonio dei genitori e perdere l’unica casa che conosceva.

La droga riuscì a provocarle un vero sollievo dalla disperata confusione, fino a quando l’ha spinta alla prostituzione, alla degradazione e quasi alla morte. Quando finalmente la signora B. ha affrontato i suoi genitori qualche mese fa, raccontando la verità, suo padre non ha negato quanto successo, come lei aveva temuto. Egli invece colse l’occasione, in un momento in cui la madre non poteva sentire, per dire alla signora B. ‘Se tu almeno mi avessi detto no’. La madre invece, piangendo, le ha addossato la responsabilità del fallimento del suo matrimonio. In realtà nessuno dei due genitori era preoccupato della distruzione della vita della figlia.

Anche i culti distruttivi sono incestuosi ed assomigliano a famiglie incestuose. Come la vittima di incesto, così le vittime del culto sono state ingannate e sfruttate, persuase ad obbedire e a mantenere il segreto, da una figura parentale/autoritaria fidata e idealizzata.

I membri possono mantenere i segreti sugli abusi sessuali altrui o quelli personali.

Nel Syda il precedente guru si chiamava ‘Baba’(Padre), ed il suo successore si da chiamare Gurumayi (Guru

madre). Muktananda ebbe rapporti sessuali con molte giovani donne che lo adoravano come un padre divino. Gurumayi, succeduta a Muktananda come capo del Syda, era ben consapevole che molte giovani erano state sedotte e stuprate nell’ashram da altre figure autoritarie maschili. La sua reazione è stata quella di proteggere i carnefici e biasimare le ragazze e le giovani donne, imponendo loro il segreto. Blake-White afferma che,essendo il perpetuatore dell’incesto un genitore fidato, la vittima può sentirsi ambivalente e confusa circa i propri sentimenti al punto di dubitare della propria realtà.

A causa del fatto che adepti di culti vengano violati dai loro idolatrati guru (oppure da violentatori protetti dal guru), essi possono provare analoga confusione della realtà. Ciò è dimostrato nel Syda, per esempio ove molti genitori accettano l’abuso sessuale delle loro figlie da parte di Muktananda come dono della grazia divina, ed i seguaci a conoscenza delle attività sessuali le ignoravano o le razionalizzavano come aventi uno scopo divino. Oltre ai problemi di abuso sessuale, altri tipi di segreti che i membri del culto devono mantenere includono pratiche illegali come il riciclaggio del denaro sporco, violenza contro i nemici del gruppo, uso di armi illegali, contrabbando, ecc.

Quei membri che tentano di rivelare gli abusi nel culto possono essere screditati, intimiditi o svergognati facendo credere che essi proiettano la loro propria interna corruzione. Allo stesso modo alla vittima dell’incesto viene detto che è stata lei a provocare l’abuso.

I membri fedeli compiono ogni sforzo per manipolare i meccanismi di colpa dei critici del gruppo, con commenti contorti illogici come ‘le cose distruttive che stai dicendo danneggiando il progresso spirituale delle persone’. Analogamente, la vittima dell’incesto viene convinta che rivelare tale segreto distruggerebbe la famiglia.

Quando i membri di un culto fuoriescono dalla confusione e diventano consapevoli di essere stati ingannati e traditi, la loro rabbia e disperazione possono essere enormi.

Tuttavia i membri lottano anche con problemi di fedeltà al proprio carnefice e molti restano emotivamente paralizzati e al contempo confusi e dubbiosi.

Come la signora B. che riviveva ripetutamente il suo trauma, molti adepti delusi da un culto passano ad un altro. Molti sentono l’urgenza di tornare al culto originale dove hanno subito l’abuso.

 

LAVORARE CON I FUORUSCITI DAI CULTI

 

Non dovrebbe sorprendere il fatto che i fuorusciti dai culti, avendo subito abusi traumatici, come quelli precedentemente descritti, si presentino spesso come multiproblematici.

 

Non è obiettivo di questa relazione esaminare in dettaglio le linee teoriche di lavoro con queste persone, desidero tuttavia presentare brevemente alcuni aspetti importanti su questo argomento.

 

Sia Gimbalvo che Tobias offrono informazioni particolareggiate sul loro lavoro con i membri di culto (vedi anche Hassan e Langone, 1993).

Essi suddividono le aree problematiche dei sopravvissuti del culto, di cui gli operatori dovrebbero tener conto, come segue:

1) I meccanismi di controllo mentale disarmanti e interiorizzati, e la dimostrazione dell’inganno e dall’abuso nel culto (questo passo è spesso perfezionato quando si consiglia di uscirne, essendo questo un intervento educativo specializzato, non coercitivo, fissato a breve termine e rivolto specificamente ai problemi del culto);

2) la liberazione dalla paura di essere danneggiati dai leader e membri del culto

3) I timori specifici che potrebbero includere: assalto fisico o verbale; rilascio di informazioni confidenziali e potenzialmente imbarazzanti, oppure ‘divina retribuzione’ sotto forma di incidenti o sfortuna. A causa dell’indottrinamento queste paure sono intense all’inizio e possono raggiungere livelli di timor panico;

4) la gestione dei sintomi di stress post-traumatico, in particolare la fluttuazione, stato dissociativo provato in relazione al danno derivante da eccessiva meditazione, canti, ripetizioni di mantra, ecc.;

5) il lavoro sul dolore provato da perdita e tradimento;

6) i problemi relativi ad abuso sessuale che può aver avuto luogo nel culto;

7) i problemi di salute e terapia medica, compreso la dieta, che stata spesso carente di proteine;
8) l’aiuto per recuperare la stabilità finanziaria e pianificazione del futuro, compreso i progetti vocazionali ed educativi;

9)  i problemi relativi alla sessualità;

10) il recupero della fiducia nelle relazioni e gestioni dell’intimità, nel contesto degli amici e della famiglia; Ripristino della stima di sé;

11) Trovare il significato dell’esperienza, perseguire la spiritualità, i valori e le convinzioni.

 

Mentre la suddetta lista è abbastanza completa, ci sono aspetti cruciali di guarigioni da trauma che Herman (p. 213) consiglia di non sottovalutare quando si lavora con le vittime del culto.

Questi inducono l’aiutare il cliente a;

1)       Creare una narrazione coerente collegata alle sensazioni provenienti dal trauma, e

2)       Ristabilire relazioni importanti.

3)       L’ultimo punto è particolarmente importante per i membri del culto che possono ritrovarsi in completo isolamento, essendosi estraniati da tutti quanti coloro che non erano membri del gruppo. Ricostruire significative relazioni pre-esistenti al culto, specialmente le relazioni familiari, possono offrire al sopravvissuto l’aiuto di cui ha disperatamente bisogno.

 

Steve Hassan, un consulente per la fuoruscita di membri dai culti e per le loro famiglie, considera la terapia familiare come elemento essenziale per la guarigione dal culto.

Prima di intervenire con un membro del culto, Hassan lavora con la famiglia del membro per affrontare i problemi sistematici di comunicazione e relazione, che possono aver contribuito all’alienazione del membro.

Poi assiste la famiglia ed il membro del culto con un complesso processo di ricucitura. Inoltre, le famiglie dei membri del culto soffrono spesso di una terribile angoscia e confusione per la tremenda condizione del membro. Spesso loro stessi cercano aiuto per rimediare alla devastazione causata dal culto nelle loro vite.

Le cliniche di culto a New York e Los Angeles, sostenute da agenzie ebraiche di aiuto alle famiglie, si servono di modalità individuali, o di coppia, o di gruppo per aiutare le famiglie con membri coinvolti in culti. I fuorusciti dal culto possono beneficiare enormemente del lavoro di gruppo. Lorna e William Goldberg (Goldberg ed altri) sono operatori sociali ed hanno gestito gruppi di mutuo-aiuto per fuorusciti da culti, per oltre 15 anni, in cui ex-adepti si offrono vicendevolmente aiuto per riadattarsi alla società.

I Goldberg considerano tre stadi di recupero, in grado di aiutare membri di gruppo a identificarsi e realizzarsi:

1) Stadio di incertezza, confusione e depressione

2) Riaffioramento della personalità pre-culto, spesso accompagnate da azioni tendenti a smascherare il gruppo, e

3) Stadio di integrazione, che include la capacità di accettare gli aspetti positivi delle esperienze del culto assieme a quelli negativi e che è contrassegnato da una ripresa delle attività mirate verso la produttività e la realizzazione del sé.

I Goldberg ritengono che gli adepti impegnati attraverso questi tre stadi nel gruppo di mutuo-aiuto sono spesso interessati ad intraprendere la psicoterapia individuale, come mezzo di migliore comprensione delle dinamiche, che li avevano resi vulnerabili alla partecipazione al culto. La terapia individuale o di gruppo o di famiglia può essere un modo utile di intervento coi fuorusciti da culto. Inoltre, il più utile tipo di trattamento per il fuoruscito è un operatore motivato che conosce e comprende i problemi dei culti.

CONCLUSIONI

Negli anni recenti il pubblico generale è stato abbondantemente informato dai media sugli abusi sui bambini, violenze domestiche, stupri e incesti. I problemi dei culti invece sono generalmente riferiti quando fanno uso di

armi o gas nervino, oppure coinvolgono in omicidi o suicidi di massa.

Questi culti estremi procurano ai media storie sensazionali ed il pubblico percepisce i culti come limitati a questo tipo di gruppo. Invece, questi gruppi sono l’eccezione, non la regola.

Molto più numerosi sono i culti che non hanno arsenali, o che stringono patti suicidari o che tentano di impadronirsi del mondo. Questi gruppi meno apertamente pericolosi possono apparire benigni o eccentrici, ma innocui.

Sfortunatamente raramente risultano quasi mai innocui.

I culti si dotano di leader paranoici e psicopatici, che acquistano potere e spesso grandi ricchezze attraverso il controllo e lo sfruttamento dei membri, sia che si tratti di uno solo oppure centinaia di migliaia di seguaci (Hochman, Tobias).

Questi leader si autodefiniscono guru, preti, maestri, allenatori o psicoterapeuti.

L’omicidio ed il suicidio possono o non possono esserci, ma avvengono violenze simili in sostanza alle percosse, stupro ed incesto. Queste violazioni traumatiche sono assassini dell’anima, assassini segreti, invisibili che non fanno mai sensazione.

Recentemente ho assistito ad una seduta per la fuoruscita da un culto, un intervento richiesto da un signore poco su i 40 anni, il quale voleva liberare la moglie dal culto in cui era entrata e che era stato anche il culto da cui egli stesso era fuoruscito. L’intervento era educativo ed interamente volontario, con il consigliere dirigente che parlava sulla base della sua profonda conoscenza generale dei culti, mentre io offrivo specifiche informazioni basate sulla mia personale esperienza del SYDA.

Mentre il marito era stato persuaso della frode del culto prima dell’intervento, la moglie lottava accanitamente per integrare quello che stava udendo con le estatiche illuminazioni provate nel gruppo.

Verso la fine dell’intervento, quando cominciava ad accettare i fatti riguardanti il gruppo, ella disse con grave emozione: ‘Nel corso della mia vita ho tanto desiderato l’esperienza personale, intima di un Dio amoroso; dove lo troverò adesso?

Tale sfogo emotivo ha evidenziato chiaramente che la famiglia d’origine e il matrimonio non erano stati dei contesti i cui ella aveva potuto provare l’intimità amorosa sufficientemente appagante. Non motivata e non soddisfatta dalla fede tradizionale, in cui era cresciuta, ella aveva riposto le speranze nella ricerca di un amore esclusivo grazie ai magici operatori della New Age.

Se è dolorosamente difficile che uno senta di essere amato per quello che è, allora egli potrebbe bramare un amore perfetto, un amore in grado di instillare la convinzione, una volta per tutte, di essere davvero degno di essere amato.

Molti clienti che ho visto hanno pure sperimentato cocenti delusioni ed ostacoli nei loro tentativi di amare e sentirsi amati. Hanno provato tradimenti e sfruttamento da parte dei genitori da loro idealizzati. Hanno dovuto sacrificare se stessi per soddisfare le richieste narcisistiche di coloro da cui dipendevano. Alcuni non hanno mai ricevuto la coscienza del proprio ego, magari da sviluppare; od hanno concluso che essi erano da considerarsi non amabili e non desiderati. La loro ricerca di accettazione e di amore è stata, soprattutto, solitaria ( a senso unico). Per Kohut (1984) il nocciolo della cura terapeutica è il senso di sicurezza del cliente derivata dalla sua ritrovata capacità di provocare una evidente risonanza dai suoi ambienti umani circostanti, o. in altre parole, la capacità di sentirsi sostenuto e nutrito da diverse forme di umana interdipendenza. Per alcuni l’incapacità di immaginare questa interdipendenza conduce alla dipendenza da droga, coercizione, isolamento e disperazione. Per altri la ricerca di interdipendenza conduce alla schiavitù da un guru, magico aiutante.

Come operatore sociale, l’uso del mio io è stato profondamente influenzato dalla mia esperienza e comprensione dell’abuso del culto. Molti dei clienti che ho visto negli ultimi due anni, venuti per il trattamento, avevano raggiunto l’estremità della fune. Dipendevano dai magici aiutanti ” droga, sesso, cibo e molti altri ” fino ad un punto tale da sentirsi sull’orlo dell’annullamento di sé. Vogliono trovare una via d’uscita dalla schiavitù, ma l’alternativa della libertà appare insondabile. Vogliono essere rassicurati che, in caso di abbandono del magico e di terrore per la mancanza d’importanza e solitudine, la loro pena non sarà infinita e insopportabile.

Fra i vari compiti che potrei avere nell’aiutare questi clienti, uno che ravviso essenziale è quello di stare con loro, aiutarli a sentirsi meno soli, mentre stanno trovando il coraggio di rivivere la pena di quello che non avevano osato affrontare.

Se posso aiutarli a sentirsi meno soli, allora, gradualmente, posso tentare di aiutarli anche a far capire loro il senso della sofferenza. Questo è il passo verso la guarigione da trauma al quale Herman si riferisce quando dice ‘finalmente la persona ha ricostruito un coerente sistema di significati e di credenze che racchiude la storia del trauma‘ (p. 213).

Mentre ho lottato per costruire un coerente sistema di significati e convinzioni relativi alla mia traumatica esperienza in un culto religioso, il mio lavoro sociale e il mio contesto lavorativo mi hanno procurato una forte adesione alla conoscenza e ai valori di una professione, che ho abbracciato e dalla quale mi sento abbracciato. E’ mia speranza che quello che ho imparato serva d’aiuto ad altri.

 

di Daniel Shaw C. S. W.