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Vidracco, l’utopia Damanhur

Viaggio nella discussa comunità nel Torinese.

di Enzo Ciaccio

Don Ernesto Vavassori, 56 anni, presbitero diocesano, fa il parroco a Vidracco, il paesino di 600 anime in Valchiusella, a nord di Torino. Qui – caso unico in Italia – il sindaco e gli assessori hanno nomi di alberi e si dichiarano adepti di Damanhur, la comunità fondata da Oberto Airaudi (detto Falco), pranoterapeuta, pittore, inventore della filosofia Selfica, che qui comanda senza opposizione dopo gli exploit ottenuti, secondo gli avversari, «grazie alle legittime ma sistematiche trasmigrazioni di elettori attuate in occasione del voto». «Gli adepti? Sono rispettosi», racconta padre Ernesto a Lettera43.it, «ma non mi hanno mai invitato ai loro dibattiti né si vedono in chiesa. Vidracco è un pezzetto d’Italia governato dai damanuhriani, cioè da esponenti di una piccola città-Stato ai piedi delle Alpi Graie che al loro interno ubbidiscono a riti, norme, abitudini diverse da quelle della gente locale, ormai anziana e rassegnata».
UNA COMUNITÀ CON COSTITUZIONE PROPRIA. Damanhur è un groviglio complicato di utopia e liturgie, vita alternativa e polemiche, che attrae o spaventa ma sempre fa discutere. La comunità si è dotata di una Costituzione che sancisce diritti e doveri. Al posto della religione, ha innalzato i Templi dell’umanità, costruzioni sotterranee forgiate nella roccia, tenute nascoste per anni e poi condonate. Al posto della giurisdizione conta su un collegio di Giustizia (cioè un tribunale interno, che giudica i dissidi, assolve e castiga). Invece dell’istruzione pubblica, ha istituito una scuola familiare, peraltro premiatissima, che abitua i bambini all’ambientalismo ma anche – raccontano – ai viaggi astrali predicati dalla fantasia Selfica promulgata dal capo spirituale.

Damanhur: un modello che suscita curiosità e inquietudini

Una sala dei Templi dell'umanità, un complesso di 8.500 metri quadrati scavato nella roccia.Una sala dei Templi dell’umanità, un complesso di 8.500 metri quadrati scavato nella roccia.

«Damanhur», fa sapere chi ha studiato il fenomeno, «pratica un modello di vita comunardo in grado di suscitare interesse internazionale ma anche dubbi e inquietudini da parte delle famiglie di origine degli adepti, che hanno più volte lanciato ai dirigenti accuse di manipolazione». C’è chi, come Patrizia Santovecchi dell’Osservatorio nazionale sugli abusi psicologici, l’ha definita una realtà «in cui si annulla ogni legame affettivo con i familiari d’origine». Ma c’è anche chi, come gli estimatori sparsi per l’Europa, giura sulla totale libertà garantita alle persone quando alla comunità si accostano o decidono di abbandonare.
UNA MONETA PROPRIA E UNA RICETTA ANTI-CRISI. Damanhur è una città-Stato? Di certo si sa che batte una sua moneta, il Credito damanhuriano, in uso simbolico per gli affari e gli scambi commerciali interni. Raccontano gli ex adepti: «Boschi, campi coltivati, fattorie, abitazioni, aziende: la comunità è una federazione di famiglie che convivono in grandi gruppi e si sostengono sulla base del principio solidaristico che ciascuno dà agli altri quel che può». Remore a parte, in tempi di super-crisi sono in molti a drizzar le orecchie: «Che davvero il loro sia un modo, bizzarro ma efficace, per tamponare le nuove povertà e arrivare tranquilli a fine mese?», si chiedono sottovoce i visitatori incuriositi.
I TEMPLI DELL’UMANITÀ: 8.500 METRI CUBI SCAVATI NELLA ROCCIA. Fra le suggestioni della Comunità, la più discussa (ma anche elogiata) è costituita dai sette Templi dell’umanità. Si tratta di un’opera imponente come poche altre: 8.500 metri cubi scavati nella roccia su cinque livelli sotterranei (ma le dimensioni stanno crescendo) a 72 metri di profondità. Le sue dimensioni sono pari a un edificio di oltre 20 piani.
Le Sale dell’Umanità sono affrescate da artisti damanhuriani e simboleggiano l’acqua, la terra, le sfere, i metalli, il labirinto, gli specchi, il tempio azzurro. Trattasi, spiegano i depliant, di «un viaggio interiore nelle stanze dell’inconscio che aiuta alla meditazione di sé».

Lavoro devozionale, proseliti in tutto il mondo e un giro d’affari denunciato da Report

Il sindaco di Vidracco, Antonio Bernini, che si fa chiamare Elfo Frassino.Il sindaco di Vidracco, Antonio Bernini, che si fa chiamare Elfo Frassino.

Per chi entra in Damanhur, è d’uso cedere i beni e accettare, nel segno dell’aiuto reciproco, una dose di cosiddetto «lavoro devozionale», cioè retribuito poco o per niente: molte risultano le vertenze, ma poche con esito negativo per la comunità che riesce a difendersi con puntiglio e fa parte della rete internazionale degli eco-villaggi. «A Vidracco», spiega il parroco don Ernesto, «gli attuali amministratori sono competenti e corretti, ma – se non lo fossero – non esiste una minoranza per contrastarli».
Don Ernesto aggiunge: «Damanhur coltiva contatti a livello planetario, vuol far proseliti nelle metropoli europee. A Torino gestisce una libera università in cui vende libri di cultura esoterica».
IN CERCA DELL’AUTOSUFFICIENZA. La comunità si proclama autosufficiente per il 60% delle acque sanitarie ottenute dai pannelli solari, per il 60% dell’elettricità, per il 90% del riscaldamento. La trasmissione tivù di RaiTre, Report, si è occupata di Airaudi, detto Falco, e della comunità in termini molto critici puntando sul vorticoso giro di denaro attivato negli anni. «È stato un rogo mediatico», ha commentato il sindaco di Vidracco, Antonio Bernini, che si fa chiamare Elfo Frassino ed è un damanhuriano come il suo vice, Roberto Sparagio (nome da adepta: Coboldo Melo), e come gli assessori. Bernini, cioè Elfo Frassino, ha proposto di inserire «per riconoscenza» i Templi nella toponomastica cittadina. Silvio Palombo, l’addetto alle relazioni esterne di Damanhur che è anche assessore comunale alla cultura, ha approvato entusiasta.
CARICHE D’ATMOSFERA CELTICA. A Vidracco i ruoli, istituzionali e non, si accavallano fino a confondersi. E poi ci sono i reggenti, i capitani, i re guida: gli incarichi comunitari riecheggiano atmosfere da gnomi, elfi, fiabe celtiche. Fra le famiglie, si pratica l’affettività allargata, le nascite sono pianificate dal gruppo dirigente e inserite in un sistema di assistenza e solidarietà che avvolge l’individuo lungo l’intero arco dell’esistenza.
UNA COMUNE IN CONTINUA CRESCITA. Commenta don Ernesto: «Fermarli? Ormai è tardi: è mancato l’impegno culturale, sia laico che cattolico. Anzi, una parte della politica ha vezzeggiato Damanhur per poi ritrovarsi azzerata nelle urne». Il parroco aggiunge: «Oggi si contano adepti fra i medici delle Asl, fra i docenti, perfino nei supermercati e nei cantieri. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, ha diffuso un pamphlet in cui avverte che chi aderisce a Damanhur non può definirsi cristiano: è una scomunica, ma non ha frenato l’ondata». Eppure, spira un’aria nuova: alcuni sindaci della zona (con il parere contrario del sindaco di Vidracco) si sono schierati per l’accorpamento dei 12 Comuni, in coerenza con le norme per gli enti locali. Per i 5 mila abitanti della Valchiusella riunirsi vorrebbe dire – tra l’altro – rimettere in gioco L’egemonia filo-esoterica di Damanhur. Che, confessano in valle «aiuta, protegge e rassicura, ma ci sta rubando il bisogno di normalità».

Martedì, 30 Ottobre 2012

Fonte: lettera43.it