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Pur invisibile che sia, un culto può avere il potere di schiacciare le menti

di PATRICIA CASEY

 

Dr.ssa Patrizia Casey

I titoli dei giornali hanno parlato di una donna irlandese trovata a Londra, che è stata schiava per più di tre decenni, da rapitori che potrebbe  aver incontrato  attraverso l’adesione ad una ideologia maoista, che alla fine ha portato loro a vivere in comunità.

C’erano quattro donne e un uomo, anche se una delle donne aveva solo 30 anni e sembrava aver vissuto  tutta la sua vita da sequestrata. Se la storia è corretta era un bambina quando ha avuto il primo incontro con questo gruppo.

Infine, ci viene detto che la comune si sciolse e che le due donne anziane rimasero  per ragioni ancora sconosciute. Non sappiamo con certezza se fossero parte di una setta o se erano lì volontariamente, ma se è così, la situazione ci suggerisce che la potenza di indottrinamento  è ancora diffusa nel nostro mondo.

In alternativa, possiamo semplicemente ipotizzare che sono stati tenuti prigionieri contro la loro volontà, proprio come Ariel Castro ha tenuto tre giovani donne in cattività per 11 anni a Cleveland, fino all’inizio di quest’anno.

Culti e sette sono stati entrambi menzionati in relazione a questo caso e sono spesso confusi . Le sette sono gruppi scissionisti di religioni tradizionali .

Il termine è a volte un denigrare, ma non sempre. I Culti hanno sempre una connotazione negativa e non sono sempre di carattere religioso. Essi possono essere laici o politici.

Usano una struttura di gestione piramidale all’interno dell’organizzazione  che è profondamente autoritaria.

 

 

Viene utilizzato l’inganno  per reclutare nuovi membri e non viene detto che cosa fa l’organizzazione, quali sono i suoi obiettivi, che cosa ci si aspetta dai suoi membri.

La maggior parte è spregevole, i culti sono noti per le tecniche di lavaggio del cervello che usa (chiamate anche controllo mentale, persuasione coercitiva o riforma del pensiero) in cui ogni aspetto della vita della persona è controllato.

 

Va sottolineato che non tutti gli esperti di culto accettano l’idea di lavaggio del cervello, ma che la maggior parte lo fa. L’isolamento dei membri dal mondo esterno porta alla mancanza di idee compensative o di atteggiamenti.

Questo favorisce l’introspezione intensa e prolungata e un senso distorto della realtà.

Ai nuovi membri può essere impedito di incontrare altri membri dell’organizzazione ad eccezione di quelli che sono frequentatori a lungo termine o sono soci profondamente impegnati.

I contatti con i membri possono, nelle fasi iniziali, essere controllati in modo da evitare la contaminazione da parte delle opinioni degli altri.

Tutte le preoccupazioni che l’individuo può avere circa l’organizzazione non possono essere soggette ad alcuna verifica della realtà. Infatti, i leader di una setta possono instillare nella persona la convinzione che i dissidenti  sono sbagliati, che il male è anche pericoloso, generando un senso di “noi e loro”. E, naturalmente, la separazione dalla famiglia è obbligatoria.

Oltre a questa scissione e alla convinzione che il mondo è un luogo di minaccia, ogni attività del membro è controllata, dal cibo che mangia, a cosa indossa, alla quantità di tempo che trascorre da solo.

Infatti non vi è alcuna possibilità di auto-analisi o di controllo di ciò che è l’organizzazione cui si aderisce.

Con la minaccia degli altri membri e con il controllo del pensiero critico inizia una sempre più intensa  dipendenza dal culto che si segue. Il tutto assieme alla privazione del sonno, e al disprezzo delle doti dell’adepto.

 

In questo stato indotto di impotenza, la persona non ha nessuno cui rivolgersi se  il leader e gli altri membri dell’organizzazione, e così finisce imprigionata.

La fine del 20 ° secolo ha visto una serie di importanti leader di setta . Jim Jones, un ateo auto-proclamato, che predicava il “socialismo apostolico “. E’ stato leader del Tempio del Popolo.

 

Nel 1978 a Jonestown, Guyana, oltre 900 dei suoi membri, compresi i bambini, morirono per avvelenamento da cianuro. Jones si è tolse la vita facendosi sparare.

David Koresh diventò leader dei Davidiani nel 1988. Koresh credeva che in un’apocalisse imminente e inizò a trafficare di armi per il suo esercito di Dio.

Egli praticò anche “matrimoni spirituali” con Dio  scegliendo giovani donne di tutte le età.

Quando la sua sede, nota come Monte Carmelo, fu perquisita nel 1993, fi furono 51 giorni di asserragliamento. Lo stesso Koresh fu sparato mentre 76 Davidians, compresi i bambini, furono  uccisi in  un incendio diramato nella sede.

Altri capi di culti furono: Charles Manson e Osama bin Laden.

E’ chiaro che i culti possono avere un impatto su centinaia di persone come solo su poche. Ma qualunque sia il numero, liberarsi e tornare alla normalità, vivere giorno per giorno pone enormi difficoltà.

E una delle differenze tra chi è tenuto prigioniero a seguito di sequestro di persona e tra chi liberamente è entrato in una setta, è la sfida al proprio giudizio e alla consapevolezza di sé che l’adesione ad un culto genera.

In base a questo quesito ci può essere poca differenza tra l’essere detenuto come un membro della setta e quello che è stato rapito, dal momento che ad entrambi viene limitata la libertà. La dinamica di questo, però, è molto diversa tra le due situazioni e diventa estremamente importante nel trattamento e il reinserimento dopo l’evento.

Qualunque sia la causa di intrappolamento delle donne in casa a Brixton, la causa iniziale deve essere tenuta a mente nei mesi ed anni a venire, in quanto esse si trovano ad affrontare la riabilitazione  nella vita ordinaria .

Irish Independent

Tratto da: http://www.independent.ie/lifestyle/health/patricia-casey-however-invisible-it-may-be-a-cult-can-have-overwhelming-power-over-a-mind-29800132.html

 

Patricia Rosarno Casey è un psichiatra irlandese, accademica, giornalista e opinionista sulle questioni sociali. E’ Professoressa di Psichiatria presso l’University College di Dublino e consulente psichiatra presso il Mater Misericordiae University Hospital, di Dublino. Ella  è nota per la sua promozione della consapevolezza della salute mentale, nella sua rubrica fissa sul quotidiano Irish Independent, e per le sue opinioni su una varietà di questioni sociali.

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

“Quella bimba è l’Anticristo”. Neonata viene bruciata viva

Fiamme

Condannata a morire sul rogo perché ritenuta l’Anticristo. Così è morta una bimba cilena di soli tre giorni, bruciata viva dagli adepti di una setta religiosa che temeva l’approssimarsi della fine del mondo. I fatti, spiega NBC News, risalirebbero allo scorso 21 novembre: la piccola aveva appena tre giorni di vita quando è stata presa e portata su una collina poco distante dalla città di Colliguay, vicino al porto di Valparaiso. Poi sarebbe stata gettata senza pietà in un falò acceso apposta per ucciderla.

La madre, una ragazza di 25 anni che risponde al nome di Natalia Guerra, avrebbe fatto parte della setta e avrebbe autorizzato l’orrendo massacro della sua bambina. È stata arrestata insieme agli altri membri della setta. “La bimba era nuda – ha raccontato il detective Miguel Ampuero, dell’Unità investigativa della polizia cilena – Le hanno tappato la bocca con del nastro adesivo, per non farla gridare. Poi l’hanno messa su una tavola, hanno invocato gli spiriti e l’hanno gettata viva tra le fiamme”.

La setta, spiegano ancora gli investigatori, si era costituita nel 2005 ed era composta da 12 membri: il leader era Ramon Gustavo Castillo Gaete, un uomo di 36 anni. “Tutti erano professionisti – ha riferito ancora Ampuero – Qualcuno era veterinario, altri avevano un passato come assistente di volo, c’era un regista e un progettista. Erano tutti laureati. Secondo la ricostruzione della polizia, poco prima del fatto Castillo Gaete si era recato in Perù per acquistare un certo quantitativo di ayahuasca, un allucinogeno naturale che somministrava ai suoi adepti durante i riti compiuti dalla setta.

Fonte: affaritaliani

L’adesione ad una mentalità distruttiva

 

Come e perché si aderisce ad un culto distruttivo
L’affiliazione ad una ideologia settaria totalitaria presuppone un coinvolgimento completo dell’individuo, tale da generare una modificazione psicologica e comportamentale dello stesso.
Questo non solo ne limita la libertà di pensiero ed azione, ma anche orienta la sua vita in toto, fino all’accettazione di stili distruttivi per se stesso e per gli altri.

Gli elementi a favore del mutamento individuale e della assoggettazione al gruppo e al suo leader carismatico sono rintracciabili in fattori interni e fattori esterni all’individuo.

I fattori interni
a) La condizione psicoemotiva
In studi precedenti (1998) [1] è stato possibile dimostrare che l’adesione ad un’ideologia settaria presuppone che l’individuo stia vivendo uno stato emotivo particolare.
La perdita di una persona cara, un lutto, un esame non andato bene, aspettative fallite, … possono essere fattori scatenanti di uno stato di necessità emotiva. Questo pone l’individuo nella condizione di maggiore sensibilità verso discorsi di carattere spirituale/affettivo. Pensare ad un Dio, ad un Maestro, ad un Padre, ad un’Entità Superiore, che possa sconfiggere il dolore e la propria sofferenza, è un modo per de-responsabilizzarsi dal problema e di affidare la risoluzione delle proprie angosce ad un’altra persona, di cui si riconoscono doti eccezionali. L’adesione al gruppo, quindi, non è consapevole e volontaria né la scelta razionale, ma l’individuo finisce per essere trascinato dal flusso dei condizionamenti somministrati e ne subirà le conseguenze [2].

b) La struttura di personalità dell’adepto

Molti studi (1991) [3] hanno evidenziato che aderenti a sette distruttive e devianti hanno le seguenti caratteristiche in comune:

1) Educazione familiare rigida
La grande maggioranza degli adepti di sette distruttive da bambino ha vissuto in un clima familiare rigido, anafettivo e squalificante.

L’aver vissuto in questo modo li porta a perpetrare e a ricercare tali sistemi di relazione e comunicazione in altre esperienze della propria vita.

Chi è vissuto in un sistema rigido presenta delle difficoltà ad esprimere liberamente ciò che desidera. Nel proprio vissuto probabilmente nessuno ha risposto alle richieste: questo avrà portato la persona ad una serie di esperienze di vita non sempre positive (nel passato di molti aderenti a culti distruttivi, ci sono esperienze di droga, di abbandono, di violenza, …).

Quando un culto o un gruppo con regole precise si propone al soggetto in termini amichevoli, egli risponde. Il desiderio è quello di aderire ad un sistema conosciuto e stabile, che gli consenta di vivere la sua vita felicemente.

Gli stessi rapporti saranno vissuti in termini di punizioni e gratificazioni. La stessa spiritualità è vissuta in questi termini.
Si comincia a credere che qualsiasi evento negativo sia meritato perché vissuto in termini di punizioni dall’Alto, per qualcosa di sbagliato commesso o anche pensato!

2) Esperienze di delusione

L’adepto ha vissuto una serie di delusioni nella sua vita.

Nel paragrafo precedente si accennava alla perdita di qualche persona cara. Divorzi, separazioni, perdite, malattie, lutti, … sono esperienze di abbandono. Chi vive queste esperienze si sentirà più sensibile verso persone o gruppi che promettono accoglienza senza apparenti pericoli o richieste evidenti.

Spesso, poi, il gruppo promette immediatamente conforto e gratificazione e questo è molto allettante.

3) Bassa auto-stima
Il potere dell’affiliazione ha un provato valore distruttivo della vita di molti individui.
Difatti molti di coloro che sono affascinati dai movimenti estremi hanno dei problemi di scarsa auto-stima.
Se una persona, non ha sviluppato un sano amore di se stessa e non riesce a valorizzare le sue credenze e le sue abilità, mostra maggiore recettività verso sistemi totalitari.

Chi non ha imparato a stimarsi, tenderà, infatti, a non riuscire a discernere fra ciò che è realmente giusto per se e per gli altri e ciò che è manipolativo e distruttivo.
Il soggetto a bassa auto-stima è talmente alienato ed isolato, che desidera solo ed unicamente essere accettato. Per acquisire un valore agli occhi di un altro, è disposto a fare tutto ciò che gli viene chiesto.
4) Esperienze di abuso

Molti aderenti a gruppi estremi, raccontandosi, parlano di vissuti di abuso, fisico e psicologico, che ha indotto loro vergogne, inadeguatezze e sensi di colpa. Sostengono inoltre che il gruppo, al quale hanno aderito, ha donato loro serenità e gioia.
Essi, per il loro passato, sentono fortemente un vuoto affettivo, che contribuisce alla scarsa valutazione di se stessi.
Atteggiamenti e aspettative

Da racconti di ex membri di sette emerge che prima della loro adesione al gruppo, vivevano il presente con un senso di inadeguatezza. Essi desideravano un mondo diverso, più giusto, ma ritenevano di non possedere
sufficienti risorse per migliorarlo. Inoltre vivevano le relazioni, la spiritualità, i rapporti, … in termini funzionali.
Persone con simili caratteristiche sembrerebbero più facilmente manipolabili.

I fattori esterni
La personalità del leader

Secondo Del Re[4] il leader (definito settario) in nome dei suoi ideali, potrebbe arrivare, senza scrupoli, a qualunque delitto. Egli possiede una mentalità che identifica un complesso di norme con i “valori” in senso assoluto e, per la fede incontrollabile nella giustezza delle proprie credenze, ha una notevole capacità a
delinquere. Inoltre egli non dimentica mai la legge etico-religiosa, che coincide in quasi ogni norma con la coscienza sociale e ne sarà solo in parte una modifica.
I leaders carismatici sono solitamente dei visionari apocalittici che acquisiscono un potere di controllo fisico, sessuale e psicologico sui loro seguaci. In molti casi essi poggiano le loro credenze su
interpretazioni di dottrine a loro rivelate o in qualche modo basate su loro geniali scoperte. Si proclamano divinità. Esse manifestano una superiorità personale non discutibile, gratificante dal punto di vista
emozionale. Ne abbiamo già accennato all’inizio del capitolo sulle autoproclamazioni distruttive.

La dottrina e prassi ideologica

La dottrina o ideologia di gruppo presenta le seguenti caratteristiche:

a) Attività religiosa compulsiva.
Gli adepti all’interno del gruppo imparano che tutti gli sforzi servono a ricevere il consenso di Dio o di un
Maestro. Essi dunque lavorano duramente, anche impegnandosi in attività pratiche, nella speranza che un
giorno Dio o il Maestro possa ricambiare in qualche modo il loro zelo, in modo da alleviare magicamente le loro
sofferenze.

La dottrina e le prassi ideologiche del gruppo fanno sì che l’aderente sviluppi la mentalità del guadagno in base al proprio sacrificio .
Proprio per questo molti aderenti sono pronti a sacrificare la propria famiglia, le proprie abitudini precedenti, per
acquisirne nuove è più confacenti alla dottrina del gruppo.

b) Dare per ottenere.
Molti gruppi organizzano frequenti corsi di aggiornamento e di formazione a pagamento per i propri adepti o
chiedono loro una questua periodica. Le continue richieste del leader ai propri seguaci vengono giustificate con la teoria del “più dai più riceverai”. Quindi gli aderenti svilupperanno la mentalità che più investono nel gruppo maggiore sarà la considerazione che il leader avrà di loro. Questo investimento spirituale, ma soprattutto economico, consentirà lo sviluppo di un legame psicologico talmente forte da portare a soddisfare anche richieste più grandi.
c) Induzioni di auto-ossessioni e riconoscenze

Nei gruppi distruttivi l’individuo è tanto ossessionato dalla risoluzione dei propri bisogni da non riuscire a comprendere quelli altrui.
Le persone che vivono in questo stato egoistico sono interessati esclusivamente dal come gli altri possono soddisfare i loro bisogni e sollevarli dalle loro pene.

Il gruppo, mediante la sua dottrina e la sua prassi, convince il singolo di avergli colmato le carenze e di lavorare
esclusivamente per lui. Tale convinzione scatena un senso di riconoscenza e fa attivare il senso di dover ricambiare in ogni modo tale dono.
In questo modo viene saldato il rapporto di dipendenza dell’adepto al gruppo.

d) Estrema intolleranza.
Gli adepti sviluppano una forma di intolleranza nel variare opinioni o espressioni di fede, grazie alle continue
induzioni che ricevono sulla ideologia del gruppo.

Giudicano gli altri e cercano nella vita degli altri la parte negativa. Da una posizione di superiorità disprezzano gli altri per ciò in cui credono e per come manifestano le loro credenze.
I gruppi distruttivi, difatti, insegnano che il mondo va visto in due colori: bianco e nero. Quindi o si è da una parte oppure dall’altra.

La presenza di un nemico esterno è inoltre funzionale alla coesione del gruppo.
e) Induzione del desiderio di evolversi spiritualmente e psicologicamente .

Il gruppo per fissare i propri concetti nella mente degli aderenti induce un addestramento costante. Tale allenamento renderà gli adepti esperti e sempre più meritevoli di gratificazioni e accettazioni.
I programmi di addestramento sono continui e servono a migliorare la salute psichica, emotiva e spirituale degli
adepti.

In questo modo essi vengono indotti a bloccare le informazioni critiche nei confronti del proprio gruppo di appartenenza, riducendo il proprio campo di coscienza.

f) Secondo Robert Cialdini in stati di incertezza o instabilità emotiva, quando risulta difficile prendere delle decisioni, si mostra la tendenza a imitare gli altri.
Fare quello che fanno gli altri, aiuta a sentirsi maggiormente accolto e integrato nel gruppo.
Il gruppo ha, quindi, una funzione di rinforzo per l’apprendimento di certe modalità d’azione.

È per questo che la maggior parte dei gruppi estremi o distruttivi puntano la loro forza sulla coesione di gruppo.
Gli adepti imparano a vestirsi e pettinarsi allo stesso modo, acquisiscono un gergo proprio e modalità d’azione che li differenziano dal mondo circostante.
Questa diversità li convince di essere sulla strada della verità assoluta e di appartenere ad un popolo di eletti.
Tratto Da ‘Controllo mentale e reati: quando le sette diventano organizzazioni criminali ‘

[1] Tinelli Lorita, Tecniche di persuasione tra i Testimoni di Geova, Libreria Editrice Vaticana, Città del
Vaticano, 1998.
[2] Gagliardi Giorgio, I condizionamenti psichici e l’espansione dei nuovi
movimenti religiosi , Dagli atti del XI Congresso Nazionale sul tema Quarant’anni di ipnosi in Italia:
presente e futuro, Firenze, 1998, ed. Giampiero Mosconi.

[3] Arterburn Stephen & Felton Jack, Toxic Faith , A Division of Thomas Nelson Publisher,
Nashville, 1991, pp.32-36
[4] Del Re Michele Claudio, Il reato …, p. 29

di Lorita Tinelli (1999) Tesina presentata al Dipartimento di Criminologia Genrale e Penitenziaria. Relatore Prof. Oronzo Greco, pp.41-47

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Vidracco, l’utopia Damanhur

Viaggio nella discussa comunità nel Torinese.

di Enzo Ciaccio

Don Ernesto Vavassori, 56 anni, presbitero diocesano, fa il parroco a Vidracco, il paesino di 600 anime in Valchiusella, a nord di Torino. Qui – caso unico in Italia – il sindaco e gli assessori hanno nomi di alberi e si dichiarano adepti di Damanhur, la comunità fondata da Oberto Airaudi (detto Falco), pranoterapeuta, pittore, inventore della filosofia Selfica, che qui comanda senza opposizione dopo gli exploit ottenuti, secondo gli avversari, «grazie alle legittime ma sistematiche trasmigrazioni di elettori attuate in occasione del voto». «Gli adepti? Sono rispettosi», racconta padre Ernesto a Lettera43.it, «ma non mi hanno mai invitato ai loro dibattiti né si vedono in chiesa. Vidracco è un pezzetto d’Italia governato dai damanuhriani, cioè da esponenti di una piccola città-Stato ai piedi delle Alpi Graie che al loro interno ubbidiscono a riti, norme, abitudini diverse da quelle della gente locale, ormai anziana e rassegnata».
UNA COMUNITÀ CON COSTITUZIONE PROPRIA. Damanhur è un groviglio complicato di utopia e liturgie, vita alternativa e polemiche, che attrae o spaventa ma sempre fa discutere. La comunità si è dotata di una Costituzione che sancisce diritti e doveri. Al posto della religione, ha innalzato i Templi dell’umanità, costruzioni sotterranee forgiate nella roccia, tenute nascoste per anni e poi condonate. Al posto della giurisdizione conta su un collegio di Giustizia (cioè un tribunale interno, che giudica i dissidi, assolve e castiga). Invece dell’istruzione pubblica, ha istituito una scuola familiare, peraltro premiatissima, che abitua i bambini all’ambientalismo ma anche – raccontano – ai viaggi astrali predicati dalla fantasia Selfica promulgata dal capo spirituale.

Damanhur: un modello che suscita curiosità e inquietudini

Una sala dei Templi dell'umanità, un complesso di 8.500 metri quadrati scavato nella roccia.Una sala dei Templi dell’umanità, un complesso di 8.500 metri quadrati scavato nella roccia.

«Damanhur», fa sapere chi ha studiato il fenomeno, «pratica un modello di vita comunardo in grado di suscitare interesse internazionale ma anche dubbi e inquietudini da parte delle famiglie di origine degli adepti, che hanno più volte lanciato ai dirigenti accuse di manipolazione». C’è chi, come Patrizia Santovecchi dell’Osservatorio nazionale sugli abusi psicologici, l’ha definita una realtà «in cui si annulla ogni legame affettivo con i familiari d’origine». Ma c’è anche chi, come gli estimatori sparsi per l’Europa, giura sulla totale libertà garantita alle persone quando alla comunità si accostano o decidono di abbandonare.
UNA MONETA PROPRIA E UNA RICETTA ANTI-CRISI. Damanhur è una città-Stato? Di certo si sa che batte una sua moneta, il Credito damanhuriano, in uso simbolico per gli affari e gli scambi commerciali interni. Raccontano gli ex adepti: «Boschi, campi coltivati, fattorie, abitazioni, aziende: la comunità è una federazione di famiglie che convivono in grandi gruppi e si sostengono sulla base del principio solidaristico che ciascuno dà agli altri quel che può». Remore a parte, in tempi di super-crisi sono in molti a drizzar le orecchie: «Che davvero il loro sia un modo, bizzarro ma efficace, per tamponare le nuove povertà e arrivare tranquilli a fine mese?», si chiedono sottovoce i visitatori incuriositi.
I TEMPLI DELL’UMANITÀ: 8.500 METRI CUBI SCAVATI NELLA ROCCIA. Fra le suggestioni della Comunità, la più discussa (ma anche elogiata) è costituita dai sette Templi dell’umanità. Si tratta di un’opera imponente come poche altre: 8.500 metri cubi scavati nella roccia su cinque livelli sotterranei (ma le dimensioni stanno crescendo) a 72 metri di profondità. Le sue dimensioni sono pari a un edificio di oltre 20 piani.
Le Sale dell’Umanità sono affrescate da artisti damanhuriani e simboleggiano l’acqua, la terra, le sfere, i metalli, il labirinto, gli specchi, il tempio azzurro. Trattasi, spiegano i depliant, di «un viaggio interiore nelle stanze dell’inconscio che aiuta alla meditazione di sé».

Lavoro devozionale, proseliti in tutto il mondo e un giro d’affari denunciato da Report

Il sindaco di Vidracco, Antonio Bernini, che si fa chiamare Elfo Frassino.Il sindaco di Vidracco, Antonio Bernini, che si fa chiamare Elfo Frassino.

Per chi entra in Damanhur, è d’uso cedere i beni e accettare, nel segno dell’aiuto reciproco, una dose di cosiddetto «lavoro devozionale», cioè retribuito poco o per niente: molte risultano le vertenze, ma poche con esito negativo per la comunità che riesce a difendersi con puntiglio e fa parte della rete internazionale degli eco-villaggi. «A Vidracco», spiega il parroco don Ernesto, «gli attuali amministratori sono competenti e corretti, ma – se non lo fossero – non esiste una minoranza per contrastarli».
Don Ernesto aggiunge: «Damanhur coltiva contatti a livello planetario, vuol far proseliti nelle metropoli europee. A Torino gestisce una libera università in cui vende libri di cultura esoterica».
IN CERCA DELL’AUTOSUFFICIENZA. La comunità si proclama autosufficiente per il 60% delle acque sanitarie ottenute dai pannelli solari, per il 60% dell’elettricità, per il 90% del riscaldamento. La trasmissione tivù di RaiTre, Report, si è occupata di Airaudi, detto Falco, e della comunità in termini molto critici puntando sul vorticoso giro di denaro attivato negli anni. «È stato un rogo mediatico», ha commentato il sindaco di Vidracco, Antonio Bernini, che si fa chiamare Elfo Frassino ed è un damanhuriano come il suo vice, Roberto Sparagio (nome da adepta: Coboldo Melo), e come gli assessori. Bernini, cioè Elfo Frassino, ha proposto di inserire «per riconoscenza» i Templi nella toponomastica cittadina. Silvio Palombo, l’addetto alle relazioni esterne di Damanhur che è anche assessore comunale alla cultura, ha approvato entusiasta.
CARICHE D’ATMOSFERA CELTICA. A Vidracco i ruoli, istituzionali e non, si accavallano fino a confondersi. E poi ci sono i reggenti, i capitani, i re guida: gli incarichi comunitari riecheggiano atmosfere da gnomi, elfi, fiabe celtiche. Fra le famiglie, si pratica l’affettività allargata, le nascite sono pianificate dal gruppo dirigente e inserite in un sistema di assistenza e solidarietà che avvolge l’individuo lungo l’intero arco dell’esistenza.
UNA COMUNE IN CONTINUA CRESCITA. Commenta don Ernesto: «Fermarli? Ormai è tardi: è mancato l’impegno culturale, sia laico che cattolico. Anzi, una parte della politica ha vezzeggiato Damanhur per poi ritrovarsi azzerata nelle urne». Il parroco aggiunge: «Oggi si contano adepti fra i medici delle Asl, fra i docenti, perfino nei supermercati e nei cantieri. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, ha diffuso un pamphlet in cui avverte che chi aderisce a Damanhur non può definirsi cristiano: è una scomunica, ma non ha frenato l’ondata». Eppure, spira un’aria nuova: alcuni sindaci della zona (con il parere contrario del sindaco di Vidracco) si sono schierati per l’accorpamento dei 12 Comuni, in coerenza con le norme per gli enti locali. Per i 5 mila abitanti della Valchiusella riunirsi vorrebbe dire – tra l’altro – rimettere in gioco L’egemonia filo-esoterica di Damanhur. Che, confessano in valle «aiuta, protegge e rassicura, ma ci sta rubando il bisogno di normalità».

Martedì, 30 Ottobre 2012

Fonte: lettera43.it

Domande da fare prima di aderire ad un gruppo

 

Impariamo ad essere dei bravi consumatori di ‘beni spirituali’

 

In quanto membri del movimento contro le sette che monitora le attività in corso delle sette, rispetto alla popolazione media siamo maggiormente consapevoli dell’importanza di porsi delle domande su come operano tali gruppi. Noi sappiamo che un gruppo, una setta o una chiesa possono presentarsi come positivi, ma in realtà celare altri obiettivi.

Gli autori di questo articolo comprendono acutamente, in quanto fuorusciti da sette loro stessi, l’importanza di formare la persona, nella nostra società, ad essere non soltanto un’accorta ‘material consumers (consumatrice di beni materiali), ma anche un’attenta ‘spiritual consumers’ (consumatrice di beni spirituali).

Pensiamo un momento alla quantità di energie che spendiamo nel ponderare le scelte negli acquisti che facciamo.

Spendiamo parecchio tempo cercando dati sul più sicuro monovolume in vendita, sul miglior pacchetto di software di gestione spese, sul fondo bancario più flessibile su cu investire e sul miglior centro di salute a cui iscriversi.

Ma ingenuamente e fiduciosamente affievoliamo il nostro senso critico quando è il momento di decidere delle scelte spirituali della nostra vita. Siamo “material consumers” resi esperti dal nostro vivere in una cultura di tipo capitalista. In ogni caso, dovremmo pensarci anche in veste di “spiritual consumers” prima di impegnarci troppo intensamente in una nuova setta, per un guru o per una comunità spirituale.

Abbiamo compilato una lista di domande tratta dalla nostra esperienza di fuorusciti dalle sette, che noi chiamiamo la nostra “20/20 hindsight List” (letteralmente: lista di 20/20 impedimenti alla vista). Sono domande che noi stessi, riflettendoci a posteriori, avremmo voluto aver chiesto come “spiritual consumers” prima di farci coinvolgere dai leaders spirituali e dalle comunità che ci hanno coinvolto. Non abbiamo cercato risposte a queste domande perché non avevamo il buon senso di farlo. Non abbiamo realizzato che è importante porsi questo genere di domande. Parte del motivo di questa ignoranza è da riferirsi alla nostra cultura. Cosa allora dell’educazione ricevuta dalla società ci impedisce di chiedere spiegazioni alle “autorità spirituali”?

Persino nei giorni dell’Era dell’informazione noi ci rapportiamo alla società rispettando le tradizioni e l’autorità.

In generale né il nostro sistemo educativo né quello familiare ci hanno insegnato a mettere in discussione l’autorità riconosciuta come tale. Piuttosto ci si aspetta che ci adeguiamo, che accettiamo gli ordini e che obbediamo a chi detiene il potere. Quando l’autorità ha buoni intenti e si limita a fornire sani modelli educativi, allora il rispetto è positivo. Ma quando l’autorità diviene perversa e manipolane, noi non siamo preparati a riconoscerla, sottraendoci alle discussioni.

 

Se la nostra cultura non ci ha formati ad essere accorti “spiritual consumers”, come possiamo allora proteggerci dallo sfruttamento delle sette? Per cominciare non è saggio prendere decisioni di adesione ad un gruppo quando siamo depressi o in una fase di transizione. In questi momenti siamo soli, più suggestionabili e meno scettici. Può capitare di essere vulnerabili quando ci allontaniamo da casa per la prima volta o alla rottura di una relazione affettiva, per esempio.

Questa vulnerabilità trova le sue punte massime nelle persone giovani, tra i 18 e i 30 anni, che rappresentano il target favorito dei ‘reclutatori’ delle sette. Man mano, questi giovani adulti si costruiscono la propria identità e i propri ruoli. Successivamente lavorano sulla loro intimità ed isolamento.

La “sfida” è quella di mantenere la propria individualità pur legandosi in relazioni interpersonali. Le sette vogliono adepti che siano malleabili in modo da poterli modellare in pseudopersonalità. In questo modo essi danno alla persona che sta cercando la sua identità una nuova identità già pronta e alla persona che sta cercando intimità, una comunità di amici già costruita, che eventualmente sostituisca la famiglia stessa.

Non ci vuole molto per rendersi vulnerabili alle sette. Cosa possiamo fare, allora, per modificare tutto ciò in modo da minimizzare l’influenza delle sette e fare opportune scelte su cosa credere e cosa no? La nostra speranza sta nell’educazione sul fare attenzione alle sette, nell’imparare a cosa fare attenzione quando si prende in considerazione un maestro o un gruppo.

Quella che segue è una lista di domande che noi avremmo voluto prendere in considerazione e porci prima di essere coinvolti dalle rispettive sette.

Noi speriamo che queste domande possano aiutare qualcuno a dire ‘NO’ laddove noi, ignari, abbiamo detto ‘SI’.

 

 

 

Questioni fondamentali da considerare al momento della scelta di un maestro spirituale

 

 

 

1) Quali credenziali possiede?

2) Come mantiene la sua autorità all’interno del gruppo o nelle relazioni interpersonali? Rivendica esclusivamente la facoltà e la competenza di trasmettere insegnamenti?

3) Potete criticare i suoi insegnamenti? Potete discutere il suo parere? Cosa accade se vi trovate in disaccordo con lui?

4) A chi fa capo il maestro? Se aveste delle lamentele da fare sul suo operato a chi potreste rivolgervi? Esiste un organismo di verifica della sua autorità?

5) All’interno dell’organizzazione chi stabilisce le regole? Chi le cambia? Con quale frequenza questo avviene? Che cosa accade quando qualcuno le infrange?

6) Quanto ci si aspetta che voi ‘rinunciate’ o ‘sacrifichiate’ per seguire il maestro? Ponetevi questa domanda prima di impegnarvi e siate il più specifici possibile

7) Gli adepti sono liberi di lasciare questo maestro o gruppo? Cosa capita a quelli che si allontanano?
8 )Quando otterrete il riconoscimento dell’istruzione conseguita?

9) Il maestro in che modo fa riferimento alle persone che hanno lasciato il gruppo?

10) Il contatto con queste ultime è tollerato, scoraggiato o vietato?

11) Che atteggiamento assume il maestro riguardo il mantenere le proprie relazioni con amici, famiglia e soggetti al di fuori del gruppo?

12) Che atteggiamento mostra il maestro nei confronti delle persone al di fuori del gruppo in generale? Incoraggia ad essere tolleranti e comprensivi oppure critici ed elitari?

13) Vi sono tenute segrete delle cose? Vi sono porte chiuse a chiave, vi è limitato l’accesso ai telefoni o all’informazione in generale?

14) Il maestro insiste nell’affermare che il mondo va verso la fine nell’immediato futuro? Che prove adduce di ciò? Profeti e maestri hanno predetto ciò da secoli, ma siamo ancora qui. Il maestro utilizza questa profezia per intimorire o influenzare?

15) Il maestro vi ricorda ripetutamente di ascoltare il vostro cuore piuttosto che ragionare con la vostra testa? E se ciò accade, per quale motivo dovreste annullare il pensiero razionale per apprendere i suoi insegnamenti?

16) Il gruppo si dedica a pratiche di ‘alterazione della mente’?; per esempio: meditazione, canti, preghiere per lunghi periodi di tempo, periodi di veglia prolungata, attività incessanti, privazione di principi nutritivi quali le proteine, uso di farmaci? Di quali prove scientifiche, documentate è in possesso il maestro, tali da attestare che queste pratiche mettano gli adepti in condizione di raggiungere uno stato di coscienza più elevato?

17) Chiedete al maestro qual è il suo pensiero rispetto alla sessualità all’interno del gruppo. Se il celibato è prescritto rigidamente per l’adepto e chiedete se la stessa regola si applica anche al maestro. Se gli standard sono differenti, chiedete perché.

18) Chi paga le spese al leader e chi provvede al mantenimento del suo tenore di vita? Quest’ultimo è molto diverso da quello degli altri adepti?

19) E’ vostra responsabilità, da un punto di vista finanziario dare sempre di più per mantenere dei privilegi all’interno del vostro gruppo?

20) Esiste un resoconto annuale per il gruppo? Ogni chiesa benevola, ente di carità e organizzazione no-profit rende queste informazioni disponibili per chiunque ne sia interessato.

 

 

Queste domande sono state pensate con l’intento di aprire degli orizzonti da sondare. Molti maestri non risponderanno in modo diretto alle vostre domande. Vi incoraggiamo a condurre voi stessi ricerche e a vagliare attentamente il vostro maestro, il più minuziosamente possibile. Ricordate che il sottrarsi alle vostre domande dovrebbe farvi illuminare il semaforo rosso. Una sana comunità spirituale, chiesa o maestro incoraggerà le vostre domande sul gruppo. Atteggiamenti di diniego o segretezza dovrebbero darvi un’idea di cosa potrebbe riservarvi il futuro all’interno di quel gruppo.

Di Rosane Henry[1] e Sharon Colvin[2]

 

Traduzione di Ivano CAMPES, socio del CeSAP – Centro Studi Abusi Psicologici, con la collaborazione e supervisione della Dottoressa Lorita TINELLI

 


[1] Former cult member. E’ stata ‘cult educator’ per più di 10 anni. Lavora come terapeuta della famiglia e come consulente per problemi inserenti alle sette

[2] Former cult member, membro del movimento antisette per 7 anni. Facilitatore di numerosi gruppi di auto-aiuto in Colorado

Come spiegare ai tuoi figli di essere stata in un Culto

Di Randall Watters

Tradotto liberamente da Lorita Tinelli ©

Nota: L’autore dell’articolo parla di Culto intendendo con tale termine un gruppo di carattere distruttivo
Quante emozioni pervadono una persona che comprende di essere stata coinvolta in un culto religioso per diversi anni? Alcuni possono pensare con un senso di ilarità una volta usciti, ma ci sono anche i sentimenti di rabbia, confusione ed imbarazzo.

La rabbia è diretta al culto, al proprio reclutatore, a sé stesso per aver permesso di aver perso molti anni della propria vita in quel modo. Si prova confusione per aver avuto fiducia in quel modo. E ancora si prova anche imbarazzo.

Ci si sente stupidi per essere stati creduloni verso una frode religiosa, ma nonostante tutto è importante insegnare ai propri figli, quello che è un Culto, e poi raccontare loro che si è appartenuti per tanti anni ad uno

Un buon suggerimento per introdurre l’argomento lo offre la lettura de la Fattoria degli Animali di George Orwell. Probabilmente è possibile noleggiare un filmato di quest’opera. Sebbene si tratti di una storia adulta, la Fattoria degli Animali utilizza personaggi animati abitanti in un’aia, dove sperimentano
una forma di socialismo che distrugge le relazioni normali e mette le persone l’una contro l’altra nei loro sforzi di mettersi al di sopra degli altri nell’aia.

I Vestiti Nuovi dell’Imperatore è un altra favola perfetta per evidenziare l’importanza del senso comune e pratico e al contempo far vedere come possa essere facile per alcune persone far sviluppare in altri sistemi sbagliati
di pensiero e rafforzare la fedeltà a loro.

Una buona definizione di Culto che può essere portata ai bambini è quella di un’Organizzazione religiosa di uomini che dicono che Dio li ha scelti esclusivamente per portare la Verità nel mondo, e nella quale l’adepto deve seguire il proprio leader (religioso) altrimenti viene annientato da Dio stesso.

Di qua si può partire per dimostrare come il gruppo cui si è appartenuto pretendeva fiducia, ma nel contempo nascondeva delle verità.
La menzogna è uno dei motivi principali per cui tale gruppo meritava l’abbandono. Inoltre bisognerebbe aggiungere che questo non vuole dire che si odiano le persone che ne fanno parte, perché la maggior parte di essi non sanno che anche a loro viene mentito molto bene. Solamente alcuni uomini corrotti al vertice sono responsabili delle bugie.

Proponiamo un dialogo come esempio:

Mamma: Theresa, ultimamente sto scoprendo alcune cose che mi disturbano e di cui vorrei parlarti.

Theresa: Cosa, mamma?

Mamma: Tu sai che io sono Testimone di Geova da sei anni, che frequento tutte le riunioni ed esco in servizio di campo, che io presto lì la maggior parte del tempo… che ho creduto in tutto quello che la Società Torre di Guardia mi ha detto sino ad ora.

Theresa: Cosa è accaduto?
Mamma: Nel leggere alcuni dei nostri libri più vecchi, che sono molto difficili da trovare, ho scoperto che i leaders della Società Torre di Guardia mentono alla loro gente sul passato del gruppo e continuano a cambiare i
loro insegnamenti per coprire le proprie bugie passate. Apprendere questo è stato molto duro per me, Theresa. Io non so come continuare a far parte di questa organizzazione se loro non dicono la verità. Dio non approverebbe.
Theresa: Mi stai dicendo che non  non continueremo ad andare alla Sala del Regno, mamma? Che penseranno i nostri amici? A loro non piacerà se noi smettiamo di andare.
Mamma: La maggior parte dei nostri amici hanno troppa paura di guardare quello che io ho trovato, e loro saranno molto adirati con me per parlare di questo. Ma loro hanno bisogno di sapere prima o poi la verità. Io non
sto biasimandoli per qualche cosa, sono solo alcuni vecchi uomini corrotti a capo dell’Organizzazione che
stanno dicendo le bugie. Siccome nessuno dei nostri amici Testimoni di Geova vorrà sentire questo, loro non
ci parleranno probabilmente più. Ma questo non vuol dire che noi non possiamo parlar loro, anche se loro ci
ignorano. Noi non dobbiamo vivere più alle loro regole! Se loro veramente sono nostri
amici e ci amano tanto quanto noi li amiamo, ascolteranno prima o poi.

Theresa: Questo vuole dire che io non potrò più giocare con Guglielmo?
Mamma: Tu potrai giocare con alcuni dei tuoi amici, cara. Io mi sento male perché questo sarà molto duro per te, soprattutto quando alcuni non ti parleranno più. Sono veramente spiacente che è accaduto questo… e avrei
desiderato di aver appreso tale verità molti anni fa, così non sarebbe stato così difficile per tutti noi. Spero tu venga a parlarmi ogni volta che ne avrai bisogno, ed io tenterò di aiutarti in tutti i modi che potrò. Io penso che dopo i primi mesi noi saremo molto più felici. Intanto avremo più tempo per fare insieme delle cose, come per esempio andare allo zoo. Ehi, che ne dici del prossimo sabato?

Sperando che in questo modo il tuo bambino possa capire la difficoltà e i perché della tua fuoruscita dal Culto.