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Culti abusanti e lobby prosettarie: nuova interrogazione dell’On. Arlotti

In foto l’On. Tiziano Arlotti

 

 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13664presentato da ARLOTTI Tiziano testo di Venerdì 1 luglio 2016, seduta n. 646

ARLOTTI. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
con sentenza n. 96 del 1981 (ex articolo 603 c.p.) la Corte Costituzionale ritenendo sussistente la violazione del diritto di legalità, dichiarò l’incostituzionalità del reato di plagio;
l’annullamento della norma, secondo quanto rilevato da buona parte della dottrina psichiatrica e penalistica avrebbe tuttavia finito col determinare un importante vuoto nella tutela giuridica dell’integrità psichica degli individui;
l’abrogazione di detta norma non aveva d’altra parte inteso sostenere la negazione di perniciose forme di condizionamento, comportanti l’asservimento e assoggettamento psichico dell’individuo sia nel contesto di dinamiche interpersonali patologiche che in ambiti gruppali e/o culturali ad alta richiesta;
non a caso, il panorama normativo italiano dell’ultimo trentennio è stato interessato da numerose proposte legislative in tema di «manipolazione mentale» tese all’introduzione di una disciplina in materia anche alla luce dei profondi mutamenti sociali che hanno caratterizzato la nostra epoca e che hanno visto il dilagare di controversi gruppi e organizzazioni di tipo coercitivo e/o a ideologia estremista e totalizzante;
ancorché nessuna delle proposte abbia saputo, a oggi, pervenire in modo decisivo e univoco alla tipizzazione della condotta illecita, appare all’interrogante di estremo rilievo, in tema di settarismo abusante e/o di natura criminogena, evidenziare che già il Consiglio d’Europa con raccomandazione 1412 del giugno 1999, aveva sollecitato gli Stati membri a porre in essere, tra l’altro, mirati programmi di educazione, informazione preventiva e vigilanza del fenomeno volti a garantire una efficace azione di tutela, nella fattispecie, dei soggetti deboli e dei minori;
tuttavia, non consta all’interrogante che lo Stato italiano abbia recepito alcuna delle indicazioni contenute nella raccomandazione;
vari atti di sindacato ispettivo e di indirizzo presentati nell’attuale e nelle passate legislature hanno documentato come siano rimasti analogamente inascoltati anche i più recenti e rinnovati solleciti espressi in ambito europeo, e come, dunque, non sia stato a oggi realizzato alcun progetto di prevenzione;
si rileva che nessuno dei menzionati atti ha ottenuto risposta (si vedano: Interrogazione On. Fitzgerald Nissoli Fucsia n. 4-11122 del 13 novembre 2015, mozione On. Motti e altri n. 1-00565 del 30 luglio 2014; lnterrogazione Senatrice Alberti Casellati e altri n. 4-01758 del 26 febbraio 2014; lnterrogazione On. T. Arlotti e altri n. 4-04316 del 2 aprile 2014; Interrogazione senatrice Elisabetta Alberti Casellati e altri n. 4-00374 del 19 giugno 2013; lnterrogazione senatrici Allegrini e Gallone n. 4-08890 del 18 dicembre 2012; lnterrogazione senatrice Elisabetta Alberti Casellati e altri n. 4-08835 del 6 dicembre 2012; Interrogazione On. Pino Pisicchio n. 4-12818 del 26 luglio 2011);
va altresì ricordato che il fenomeno nel nostro Paese era già stato oggetto nel lontano 1998 di un rapporto della direzione centrale della polizia di prevenzione titolato «Sette religiose e Nuovi Movimenti Magici in Italia» – all’epoca Ministro dell’interno Giorgio Napolitano – e di più recenti e ripetute segnalazioni degli stessi servizi di intelligence nazionali nelle loro relazioni semestrali sulla politica dell’informazione per la sicurezza, a cui tuttavia, analogamente, non faceva seguito alcuna iniziativa in termini di prevenzione se non l’istituzione, con decreto n. 225 UAG/2006-64767-U del 2 novembre 2006, di apposita specialità denominata squadra anti sette (SAS), che, a quanto risulta, svolge segnatamente azione di tipo repressivo;
non può dunque che ritenersi del tutto insufficiente, incomprensibile e inaccettabile la mancata risposta dallo Stato rispetto a un inquietante fenomeno che, anche e soprattutto a seguito della permeabilità delle frontiere e all’aumentato utilizzo della rete web e delle nuove tecnologie, ha continuato la sua ascesa incontrastata nei Paesi dell’Europa occidentale e orientale;
autorevoli fonti italiane ed estere, hanno d’altra parte concordemente messo in guardia circa il nascente fenomeno della trasformazione e atomizzazione dei gruppi e l’emersione di nuove perniciose credenze settarie, che ne rendono particolarmente problematici il riconoscimento e la relativa attività di vigilanza e contrasto; né va dimenticata la preoccupante escalation dei gruppi pseudo-terapici o di guarigione che, promuovendo presupposte assurde cure, prive in realtà di qualunque evidenza scientifica, pongono a serio rischio la salute e la vita dei connazionali, alcuni dei quali sono purtroppo deceduti per patologie perfettamente curabili dal sistema sanitario;
al riguardo, va infine ricordato che il contagio emozionale innescato dalla rete web è oggi rapidissimo. Ricordava di recente, tra altri, il celebre psichiatra Boris Cyrulnik, scampato alla deportazione nazista, che mentre «Sono occorsi dieci anni, nel 1929, per il propagarsi del nazismo, oggi ci vogliono alcune settimane per scatenare un’epidemia di credenze…»;
si osserva infine che taluni studiosi e professionisti compiacenti unitamente a esponenti di organizzazioni internazionalmente controverse hanno dato vita a lobby di pressione tra esse collegate, che perseguono il fine apparente di promuovere e tutelare la libertà di credo e i diritti democratici e umani, mentre di fatto, «rivendicano la prerogativa di negarli ad altri in base a principi illiberali e tutt’altro che democratici dei leader ai gruppi coercitivi»; come evidenziato di recente in sede di OSCE — ODHIR o delle associazioni di supporto alle ex vittime, assumendo posizioni contro la menzionata specialità di polizia SAS, sostenendone l’inutilità, l’anticostituzionalità e addirittura la dannosità e divulgando, quelle che appaiono all’interrogante infondate e mendaci informazioni tese da un lato a creare ingiustificati allarmismi in merito ad asseriti ultradecennali fenomeni di discriminazione nei confronti delle minoranze e religiose e/o spirituali e dei bambini appartenenti a tali minoranze, e dall’altro, ad atteggiarsi vittime di tali intolleranze;
se a seguito dell’abrogazione del reato di plagio, l’introduzione di una nuova fattispecie penale ha suscitato perplessità e preoccupazioni in ordine a possibili violazioni della libertà religiosa, appare evidente che una simile motivazione non può in alcun modo essere addotta a giustificazione del pressoché nullo impegno delle istituzioni nell’approntare politiche sociali e culturali di prevenzione onde far fronte fattivamente ai nuovi e inquietanti scenari contemporanei –:
se sussistano fondate ragioni per il mancato recepimento delle indicazioni contenute nella citata raccomandazione 1412/1999 e dei successivi richiami espressi in sede europea;
se non si ritenga necessario approntare con la massima urgenza le indispensabili politiche informativo – preventive in tema di settarismo abusante o criminale; se non si ritenga necessario provvedere, anche mediante un’apposita indagine ministeriale, a un approfondimento sulla condizione dei minori inseriti in contesti culturali ad alta richiesta di tutela;
se non si ritenga necessario, per quanto di competenza, considerati i continui tentativi finalizzati a ingenerare nella pubblica opinione una vera e propria disinformazione sul fenomeno in questione e stante quella che appare una reiterata campagna diffamatoria online nei confronti delle associazioni di volontariato italiane impegnate nel settore specifico, adottare idonee iniziative e strumenti volti a garantirne adeguata tutela, ripristinando anche la corretta informazione a beneficio di tutti i connazionali. (4-13664)

Fonte: http://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/247822

 

 

Sostenere i Diritti Umani testimoniando contro le ingiustizie umane

International Journal of Cultic Studies, Vol. 6, 2015, 69-82

Alan W. Scheflin

Santa Clara University School of Law

Abstract

Gli esperti che hanno testimoniato in tribunale sui processi di influenza estrema, esercitata da influenzatori intelligenti nei confronti di influenzati sensibili e vulnerabili, hanno incontrato difficoltà da parte di alcuni giudici, i quali hanno esitato o rifiutato di ascoltare le testimonianze sul  lavaggio del cervello, sul controllo mentale e sulla riforma del pensiero, in quanto, secondo loro, tali concetti mancano di validità scientifica. Questo lavoro suggerisce che il concetto giuridico di indebita influenza può essere utilizzato come veicolo per tali testimonianze. Il documento fornisce anche un Modello di Influenza Sociale (SIM) per aiutare un esperto a presentare l’ampia scienza della influenza sociale a giudici e giurati.

 

Nessuno possiede la propria personalità. Il proprio ego o individualità si costruisce grazie alla costituzione genetica e alla società in cui si è nati. Ognuno ha avuto voce in capitolo sul tipo di personalità acquisita, e non c’è ragione di credere che si dovrebbe avere il diritto di rifiutare di acquisire una nuova personalità se la vecchia è antisociale. La Costituzione non garantisce il diritto di mantenere la personalità inviolata, essa si impone su di voi prima di tutto. —James V. McConnell (1970, p. 74)

 

 

Il Dr. Paul Martin è stato un medico della salute mentale, un insegnante, un trainer e un testimone. E’ questo ultimo ruolo, che l’ha portato nei tribunali per testimoniare come esperto sulla manipolazione mentale coercitiva, serve come oggetto della mia discussione. All’interno del tribunale, e fuori di esso pure, Paul ha combattuto diligentemente per il diritto di ogni persona ad avere una mente libera in una società libera. Nessuna battaglia è più importante. E nessun guerriero ha combattuto più duramente di Paul.

Dr. Paul Martin

 

Paul sarebbe stato sconvolto dal commento sopra citato dello psicologo James V. McConnell. E’ troppo. Anche McConnell è stato costretto a fare marcia indietro dopo la reazione avversa al suo intervento, che lo travolse. [2]

La libertà di pensiero è stata particolarmente preziosa per i Padri Fondatori. Essi sapevano che, senza di essa tutte le altre libertà sono relativamente insignificanti. E a causa della sua soppressione in Inghilterra, soprattutto per quanto riguardava il pensiero religioso e politico, che è nata l’America. Thomas Jefferson, il 23 settembre del 1800, ha scritto una lettera al dottor Benjamin Rush, il cui volto appare ora sul logo della American Psychiatric Association. La mente umana era un argomento di grande interesse per entrambi i signori, il politico e lo psichiatra. Jefferson ha scritto, “ho giurato sull’altare di Dio eterna ostilità contro ogni forma di tirannia sulla mente dell’uomo“.

L’impegno di Jefferson ha trovato sostegno  un secolo e mezzo più tardi, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (10 dicembre 1948). L’articolo 18 di tale documento, destinato ad essere vincolante  per l’alleanza di tutti i governi  e di tutte le persone del nostro pianeta, afferma: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione …“. Queste libertà sono la primogenitura dell’essere una persona.

 

 

Jefferson e le Nazioni Unite avevano in mente la soppressione e la punizione del discorso politico e religioso – la capacità del governo di eliminare la libertà individuale di scegliere ciò che una persona vuole credere o adorare. Le loro preoccupazioni riguardavano la censura di espressioni lontane dalla consapevolezza. Anche se le persone non potevano né pubblicamente esprimere né praticare il loro credo, erano ancora libere di nutrire pensieri segreti, opinioni e credenze.

Oggi abbiamo di fronte una prospettiva più spaventosa: le persone potrebbero avere le loro menti invase internamente e controllate, in modo che esse non possano formulare e amare le propri personali opinioni private. Questa nuova minaccia, più insidiosa di tutto ciò che l’ha preceduta, riguarda il mio argomento di discussione.

 

 

Il lavaggio del cervello

 

L’influenza sociale è il mare in cui la comunicazione e l’interazione umana nuotano. Possiamo tutti, singolarmente, essere atomi, ma ci sforziamo di connetterci con gli altri per diventare molecole. L’influenza è il legame che compie quel processo.

Sebbene l’influenza sia inevitabile, non sempre è legittima. Ci sono dei limiti morali e legali nel modo in cui una persona può trattare un’altra. In nessun luogo questo punto è più chiaro che nell’interazione sociale chiamata “lavaggio del cervello“.

Edward Hunter coniò il termine “lavaggio del cervello” alla fine del 1940, all’interno del suo lavoro specializzato in pubbliche relazioni del governo che cercava di screditare l’ideologia comunista. La genesi del termine non è scientifica; era politica. La creazione di Hunter del termine “lavaggio del cervello” era destinata a richiamare l’attenzione su eventi sociali preoccupanti nell’Unione Sovietica, Corea e Cina, ed è stata un enorme successo per fini propagandistici. La parola scioccava e spaventava la gente, e ha creato il supporto per l’opposizione americana al comunismo.

Siccome il  lavaggio del cervello era un termine politico, molti professionisti hanno visto in esso semplicemente la retorica, non la scienza. Essi hanno ignorato i fatti all’origine che hanno reso un’immagine del lavaggio del cervello efficace per eventi reali. Ad esempio, il dottor Thomas Szasz, uno psichiatra schietto che spesso ha scritto in modo convincente contro la saggezza ereditata della sua professione, una volta in maniera colorita ha detto che non si può “lavare” un cervello più “di quanto non si possa farlo sanguinare con un taglierino” (Szasz , 1976 p. 11). Szasz, però, non è riuscito a vedere che a volte c’è il fuoco dietro il fumo.

Altri professionisti sono stati più scaltri. Hanno percepito la vera minaccia della manipolazione mentale estrema. Il 10 aprile 1953, il direttore della CIA, Allen Dulles, ha tenuto un discorso agli alunni del Princeton a Hot Springs, Virginia. Ha sostenuto che gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica erano impegnati in una “battaglia per la mente degli uomini“, e che i sovietici possedevano il potere di lavare il cervello ripulendolo dai pensieri e dai processi mentali del passato e … creando nuovi processi cerebrali e nuovi pensieri che la vittima, come un pappagallo, ripete. In effetti, il cervello in queste circostanze diventa la riproduzione fonografica di un disco messo sul suo mandrino da un genio esterno e sul quale non si ha alcun controllo. (Pp. 354-355)

Pochi giorni dopo, Dulles ha autorizzato la CIA ad iniziare il più massiccio programma scientifico segreto sulla mente e sul controllo del comportamento mai condotto (Scheflin & Opton, Jr., 1979).

Quando il lavaggio del cervello, come una tecnica di intenso indottrinamento e dirottamento mentale passa dal governo alle organizzazioni private di culto, la necessità della testimonianza di un esperto per la protezione delle vittime innocenti diventa fondamentale. Per far capire e spiegare al governo gli sforzi dell’estrema influenza, questi esperti, naturalmente, hanno usato la letteratura scientifica che si era sviluppata. Così gli esperti hanno parlato di lavaggio del cervello, della riforma del pensiero e del controllo mentale. Ma questi esperti hanno affrontato problemi nei loro sforzi di portare spiegazioni sul lavaggio del cervello in aula.

 

 

Obiezioni al lavaggio del cervello come difesa

 

 

Quando sono diventato presidente della ICSA nel 2003, [3] una delle mie prime preoccupazioni è stata di spostare il dialogo lontano dall’uso di termini come il lavaggio del cervello o controllo della mente o riforma del pensiero. Non è che mi sia opposto a queste parole che descrivono in maniera colorata e accuratamente le immagini inquietanti che correttamente evocavano nella mente; è che ho trovato che esse erano inefficaci quando venivano usate nei tribunali. Il lavaggio del cervello non è un concetto giuridico. Non vi è alcun illecito civile (reato) di lavaggio del cervello, nessun crimine di lavaggio del cervello e il lavaggio del cervello non viene riconosciuto in qualsiasi giurisdizione come una difesa per la cattiva condotta civile o penale. Secondo Lunde e Wilson (1977), “nessun caso che ha accettato il lavaggio del cervello come una difesa di responsabilità penale è riportato nel diritto anglo-americano” (pp. 354-355). [4]

Ho avuto anche un’altra preoccupazione in mente in quel momento. Il lavaggio del cervello, il controllo mentale, la riforma del pensiero e le etichette simili, mentre inizialmente erano usate per descrivere gli eventi reali che coinvolgono vittime reali e manipolatori reali in luoghi come l’Ungheria, l’Unione Sovietica, la Corea e la Cina, avevano da tempo smesso di essere pubblicamente riconoscibili nei loro riferimenti storici. La maggior parte delle persone oggi sa poco o nulla degli eventi sociali in quei paesi che hanno dato origine ai timori che la mente è più malleabile di quanto si fosse mai immaginato. Il 1950 è stato molto tempo fa. I termini di lavaggio del cervello e simili erano passati nel regno della retorica, della fantascienza e dei film horror di Hollywood. Parlando di lavaggio del cervello, le persone erano meno propense a prenderlo sul serio. Anche quando vengono utilizzate in riferimento a gruppi settari, queste parole hanno acquisito un significato derisorio che mina qualsiasi seria discussione importante sul tema della libertà della mente dalla manipolazione malevola esterna. Questi termini erano passati dal fatto alla finzione. In effetti, la maggior parte di  essi abitavano nel regno della cultura dell’insulto, se non ti piace il parere di qualcuno, si dice che la persona è stata plagiata. La cosa più importante, tuttavia, era che questi termini avevano perso qualsiasi significato scientifico, tanto da rendere la testimonianza di esperti praticamente impossibile.

 

 

L’obiezione scientifica

 

 

Nella sentenza Daubert verso Merrell Dow Pharmaceuticals, Inc. (1993), la Corte Suprema degli Stati Uniti ha fornito una prova di quattro punti, ora denominata  test Daubert, per determinare l’ammissibilità di testimonianze di esperti:
Sia possibile testare la teoria o la tecnica del perito;
Siano state la teoria o la tecnica del perito sottoposte a pubblicazione o a revisione paritetica;
Sia noto il tasso di errore della teoria o della tecnica dell’esperto; e
Siano la teoria o la tecnica del perito generalmente accettate dalla comunità scientifica di riferimento.

La maggior parte di questi punti del test Daubert vengono applicati  in tutti i tribunali federali e statali.

I tribunali sono stati poco inclini a dare credibilità scientifica a ciò che essi considerano concetti politici. Negli Stati Uniti vs Fishman (1990), il giudice federale Jensen ha concluso che la teoria del lavaggio del cervello/riforma del pensiero non ha soddisfatto i criteri di accettazione generale nella comunità scientifica di riferimento, e quindi non poteva costituire la base per la testimonianza di esperti. Altri giudici si sono affidati al suo parere per giungere a conclusioni analoghe.

 

 

L’obiezione pregiudizievole

 

La testimonianza degli esperti, che altrimenti potrebbe essere ammissibile, può essere esclusa se il suo valore probatorio è sostanzialmente superato dal pericolo di un pregiudizio ingiusto. Il pregiudizio si verifica quando la testimonianza può indurre nei giurati una decisione basata sulla loro confusione, passione o emozione, e non sulla base delle prove presentate. A titolo di esempio, le immagini estremamente cruente che raffigurano accuratamente la scena del delitto potrebbero essere escluse dalla considerazione dei giurati, perché le foto possono essere tanto stimolanti da distrarli dall’impegno dell’attento esame delle prove.

Anche se i giudici dovessero accettare la validità scientifica del lavaggio del cervello riconoscendo che si tratta semplicemente di un marchio colorato per processi sociali estremi che si studiano nei corsi di psicologia sociale, sono ancora riluttanti a sollevare questi problemi. Come una corte d’appello federale ha recentemente osservato, “Il lavaggio del cervello dei culti è un argomento di raro successo” (Robidoux v. O’Brien, 2011). I giudici guardano spesso a tali argomenti al massimo come un Ave-Maria  o come un’ammissione che nessuna altra teoria riconosciuta aiuterà il cliente.

Vorrei aggiungere che molti tribunali non sono turbati dalla introduzione di testimonianze di esperti sul lavaggio del cervello, ed i giudici in questi casi capiscono che la questione giuridica coinvolta non è sul concetto di lavaggio del cervello di per sé, ma piuttosto è sul fatto che le tattiche di estrema influenza sociale hanno tentato di superare l’autonomia della mente del ricorrente. In altre parole, questi giudici vedono oltre l’etichetta, a differenza di altri giudici che sono più spesso interessati a semplificare casi su cui non presiederanno (United States v. Fishman, 1990).

Tuttavia, la legittimità della testimonianza di un esperto di tattiche di estrema influenza non dovrebbe dipendere dal capriccio di un singolo magistrato. Non ha senso dire che il dottor X può testimoniare in Florida, per esempio, ma che non può dare lo stesso testimonianza in Illinois. I cittadini in ogni giurisdizione americana dovrebbero avere diritto ad una eguale tutela dalla legge e dovrebbe essere data la stessa possibilità di presentare i propri casi con supporto scientifico.

 

 

Una soluzione: l’influenza indebita come difesa

 

 

Facendo un passo indietro da queste obiezioni, qualcuno può seriamente dubitare che persone innocenti cadano preda di imbonitori intelligenti, che schiavizzano e offuscano la mente per comandare il loro comportamento e acquisire la loro obbedienza e le attività? Queste vittime hanno bisogno di sollievo e, a mio parere, lo meritano. Ma i tribunali non hanno riconosciuto alcuna teoria legale valida che potrebbe fornire un rimedio in questi casi. Ero turbato da questo fatto, come lo è stato Paul Martin. E’ diventato necessario trovare il modo giusto per fare la cosa giusta, per proteggere la dignità umana.

E’ stato a quel punto che mi sono ricordato di Florece Roisman. La signora Roisman era un avvocato di Washington che nel 1960  ha rappresentato gli inquilini che vivono in squallidi condomini di  proprietà di ricchi irlandesi. Caso dopo caso, ella ha fatto appello con successo al cuore dei giudici, ma non alle loro menti. Il loro messaggio a lei era che lei stava presentando un caso di diritto di proprietà, ed è chiaro che i proprietari di immobili hanno tutti i diritti legali. I suoi clienti non ne avevano nessuno. Un giorno, però, tutto è cambiato. Florence è entrata in aula e ha detto in sostanza che “non sto qui a sostere la legge della proprietà. Io sostengo  la legge dei contratti. I miei clienti hanno il diritto di abitazioni abitabili; altrimenti, i contratti di locazione che hanno firmato sono illusori“. I giudici hanno così risposto,”Oh, si sta discutendo di diritto contrattuale. Questa è una cosa completamente diversa“.

Si noti che i fatti, lo squallore in cui i clienti della signora Roisman vivevano, non erano cambiati, soltanto la teoria legale che sosteneva la riparazione. Roisman vinse la sua causa, e nel giro di un decennio ogni stato del paese ha obbligato i proprietari a fornire agli inquilini abitazioni sanitarie decenti, perché ogni contratto per abitazione portava con sé una garanzia implicita giudizialmente creata di abitabilità.

Con questa storia di successo in mente, ho cominciato incoraggiare il passaggio da un concetto di lavaggio del cervello al concetto di influenza indebita o, in questi casi, quello che potremmo chiamare estrema influenza. Per più di 500 anni, l’influenza indebita è stato un concetto giuridico legittimo, utilizzato per fornire un rimedio per le persone che sono diventate vittime di uomini e donne truffatori. Con questo cambiamento, il problema dei giudici che non prendono sul serio il concetto del lavaggio del cervello, sembrava risolto.

 

 

Gli ostacoli della indebita-influenza

 

Non sorprende, tuttavia, che il passaggio a una teoria giuridica di indebita influenza ha incontrato qualche problema che deve ancora essere risolto. Io innanzitutto identifico queste nuove sfide prima di proporre soluzioni innovative.

 

 

L’estraneità del problema

 

 

Paradossalmente, anche se il sistema legale per diversi secoli ha riconosciuto la validità delle sfide della indebita influenza, la maggior parte dei giudici non ha mai affrontato il tema  nelle proprie aule di tribunale. Secondo il professor Madoff (1997),

Ogni anno oltre $ 100 miliardi transitano per cessioni di morte negli Stati Uniti. In concomitanza con la mancanza di capacità mentale, l’indebita influenza è il terreno più frequente per invalidare una volontà testamentaria …. Eppure, nonostante la sua importanza, poco lavoro scientifico è stato fatto nell’esame dei parametri e a giustificazione della teoria della influenza indebita. (P. 572)

Secondo gli studiosi di legge, la creazione del diritto di indebita-influenza è stata una risposta diretta alla crescente preoccupazione che “la chiesa stava prendendo vantaggio …  sui propri fedeli [sul letto di morte] con timori esagerati” (Sherman, 2008, p . 581). Come osservato in un antico caso inglese, “Non esistono casi in cui gli uomini siano così facilmente vulnerabili  come al momento della loro morte, col pretesto della carità ….” (procuratore generale v. Bains, 1708, p. 272) Pertanto, la legge di influenza indebita è stata sviluppata come un mezzo per proteggere la ricchezza privata da chierici religiosi zelanti e predatori. Nel corso dei secoli, i casi di influenza indebita si sono espansi oltre la religione per includere situazioni in cui le interazioni finanziarie sollevavano la possibilità che il trasferimento di beni, al momento della morte non sarebbe stato il prodotto di una scelta libera e volontaria.

Questa volontà testamentaria e i casi dei beni finanziari, non le idee, e non le identità coinvolte. Tuttavia, oggi vediamo le tecniche sottili e seducenti di influenza e di controllo utilizzate  per far cambiare le idee, per impiantare le credenze e per modificare l’identità della persona influenzata, il tutto per servire al meglio gli interessi di un influenzatore astuto e manipolativo.

Quando ci muoviamo dal regno fisico, lo scambio di denaro, al regno mentale della creazione, modifica e dell’inserimento di sistemi di credenze, e persino dell’identità, altri problemi danno preoccupazoni gravi ai giudici. Naturalmente, questi casi più moderni sono ancor meno familiari ai giudici, e creano così altri ostacoli per la  testimonianza degli esperti.

 

 

Il problema della chiarezza

 

 

Due eminenti giuristi, Jesse Dukeminier e Stanley M. Johanson (1995), hanno sottolineato giustamente che “indebito è uno dei concetti più fastidiosi di tutta la legge. Non può essere definito con precisione“(p. 160).

Questo problema di definizione non è né insolito né risolutivo. Molti concetti di diritto, quali il “giusto processo di legge”, possono essere compresi solo dopo notevoli interpretazioni sulla base di varie analisi,  infatti, di modelli dinanzi ai tribunali. In effetti, il concetto di ragionevole dubbio, che è una parte importante di ogni processo penale, non è chiaro, e in molti Stati mancherebbero giudici che tentano anche di spiegarlo alle giurie, perché le definizioni stesse sono troppo confuse. Come la Corte Suprema del Missouri ha detto in Stato v. Robinson (1893), “E’ difficile spiegare con parole semplici il concetto di ‘ragionevole dubbio’, in modo da renderlo più semplice …. Ogni tentativo di spiegarlo rende necessaria una spiegazione della spiegazione“(p. 1069).

La Corte Suprema della California (Rice v. Clark, 2002) ha definito indebita una “pressione esercitata direttamente sull’atto testamentario, sufficiente a superare la libera volontà del testatore, pari in effetti alla coercizione che distrugge il libero arbitrio del testatore” (p. 528). Questa dichiarazione fornisce poche indicazioni per quando sarà applicata la dottrina dell’indebita influenza. Ma è un fatto ci dà un indizio.

Se il fattore di influenza è determinato e abbastanza intelligente, e le tecniche utilizzate sono sofisticate e abbastanza potenti, gli esperti ritengono che poche persone saranno in grado di resistere a diventare vittime di influenza indebita (Quinn, 2010, p. 93). Una Corte d’appello 80 anni prima, in un caso di contesta testamenteria in California, ci si è così accordati (In re di Olson Estate, 1912):

La sanità di mente e di corpo non implica l’immunità da qualsiasi influenza indebita. Si può richiedere un maggiore ingegno per influenzare indebitamente una persona sana di mente e di corpo, e altre prove possono essere necessarie per dimostrare che una tale persona è stata soggiogata, nel caso di una debolezza del corpo e della mente. Ma la storia e l’esperienza insegnano che le menti di uomini e donne forti sono state spesso sopraffatte, e sono state convinte dalla mente di un maestro a consentire a ciò che nei loro momenti sobri e normali, e liberi da ogni influenza indebita, non avrebbero fatto. (P. 386)

Prendo questi commenti indipendenti nel senso che tutti, quasi, in determinate circostanze, sono potenzialmente vulnerabili; e che mi suggeriscono che la dottrina della indebita influenza non dovrebbe essere limitata ai casi di volontà, né ai casi che coinvolgono altri misfatti finanziari. In altre parole, il passaggio da influenzatori che mirano ai conti bancari a quelli che mirano alle idee e all’identità rende la dottrina della indebita influenza anche una preoccupazione più immediata per la protezione delle vittime vulnerabili.

 

 

Il problema della Scala mobile

 

 

Quando un’eccessiva influenza sfugge dai confini fiscali in cui è stata in gran parte contenuta, si pone un problema più grave: dove tracciare la linea di confine. Non esistono demarcazioni chiare su come si passa da una guida, alla consulenza, alla formazione, alla suggestione, alla seduzione, all’indottrinamento, alla riforma del pensiero. Questa progressione mette il giudice nella difficile posizione di decidere sulla base del parere, non della legge o della scienza, perché la legge non è in grado di dirci in anticipo ciò che è lecito e ciò che non lo è, tranne che agli estremi. Un tribunale ha osservato che “anche se la gentilezza e l’attenzione da sole non costituiscono influenza indebita, esse potrebbero, in combinazione con altri fattori, giungere a tale influenza” (in Re immobiliare di Rohde, 1958, p. 495).

Quello che è utile per me, e spero lo sarà anche per voi, è di non concentrarsi sulla legge specifica, ma piuttosto sulla politica dietro la legge. La legge di indebita influenza, a mio parere, deve trovare quello che io chiamo il punto di interazione inaccettabile. Questo punto si verifica quando si dice a se stessi sulla condotta di qualcuno, “Non si può trattare la gente così. E se lo fai, la legge ti punirà“. Questa prospettiva non chiarisce nulla nello specifico, ma per me aiuta a indicare una strada.

In tutti i casi civili, la persona che inizia una causa sta dicendo che lo status quo è sbagliato e il tribunale dovrebbe porvi rimedio. Quella persona ha l’onere di provare che il giudice deve intervenire e non lasciare sole le parti nella loro situazione attuale. Nessuna legge potrà mai con precisione, e in anticipo, definire quando il giudice deve agire perché ogni modello infatti è unico. Ma mi piace l’idea che un test informale possa essere “Non si può trattare la gente così“, e che le prove e la scienza sostenessero tale affermazione.

Ci sono due analogie nella legge che ci aiutano a capire questo punto di vista. La legge dei contratti che riconosce il concetto di iniquità. Quando due persone si incontrano per negoziare ed eventualmente firmare un contratto che commemora il loro accordo definitivo, la legge saprà far rispettare questo contratto, perché si trattava di un comune accordo-scambio. Il fatto che una delle parti ottiene il migliore affare non è un motivo sufficiente per decidere che il contratto non dovrebbe essere applicato. Ma cosa succede se l’accordo è gravemente iniquo, come è avvenuto nelle situazioni che Florence Roisman sostenevano per i suoi inquilini-clienti? L’ingiustizia generalmente non è  il rimedio giuridico. Tuttavia, se l’ingiustizia è un prodotto di sfruttamento, fino al punto in cui la vulnerabilità di una persona è stata così compromessa che le scelte fatte non possono essere considerate uno stato volontario, i giudici dichiarano il contratto nullo.

L’altra analogia riguarda la legge degli illeciti. I tribunali hanno da tempo riconosciuto l’illecito di induzione intenzionale di stress emotivo. In questi casi, il comportamento di una persona verso un’altra è così moralmente e socialmente scandalosa che “sconvolge la coscienza” e chiede il risarcimento del danno.

Casi di iniquità e di intenzionalità di induzione di distress emotivo hanno esattamente lo stesso problema della scala mobile dei casi di indebita-influenza. Tutti questi sono risolti con un test dello “scuotere la coscienza” che in pratica dice: “Non si può trattare una persona in quel modo“. Quello che voglio dire è che tutti e tre i casi riguardano il punto di interazione inaccettabile. È generalmente compito delle giurie decidere quando quel punto è stata raggiunto.

 

 

Il problema del paradosso

 

 

Si potrebbe sostenere che l’unico vero modo per proteggere la libertà di pensiero non è di interferire con essa. Le persone prendono decisioni; lasciamoli essere vincolati tra loro. Vi è una forte preferenza nella legge per la libera volontà, l’autonomia individuale, e il mantenimento della responsabilità delle  persone verso le loro scelte. E questa è una buona cosa; protegge il diritto di essere se stessi. Per questo motivo, vi è riluttanza ad ampliare la portata delle giustificazioni e delle scuse per ignorare le scelte, non importa quanto sfortunate tali scelte potrebbero risultare per la persona che le ha fatte.

Questa politica della giudiziaria del lavarsi le mani contrappone chiaramente l’influenza indebita alla libertà di scelta. Così abbiamo un paradosso: alle corti viene chiesto di proteggere la vostra libertà di scelta negando o alterando le scelte già effettuate. I giudici sono molto sensibili a non diventare un alter ego per contendenti scontenti. Essi assumono che non è compito di un giudice  sostituire la propria decisione a quella fatta dal singolo. Il paradosso è facilmente comprensibile nel contesto di procedimenti.

Supponiamo che uomo ottantenne si innamori di una donna di 27 anni. Dopo che lo fa, si scopre che nei pochi mesi in cui i due erano insieme, l’uomo ha cambiato la sua volontà testamentaria e ha lasciato la sua fortuna alla sua giovane fidanzata, senza donare nulla alla sua famiglia. Come dovrebbe decidere un tribunale quando la famiglia ne mette in discussione la volontà? Quando è coinvolto molto denaro, quando le credenze e le identità sono in discussione, il paradosso per tribunali diventa ancora più pronunciato. Si protegge la libertà mentale non facendo nulla, o distruggendo le scelte apparentemente fatte dall’influenzato in circostanze in cui l’influenza   inammissibile potrebbe essersi verificata?

Molti tribunali statali usano un test per rispondere a queste domande. Il test valuta se l’influenzato è stato ingannato da una “persona abile e macchinatrice“. Confesso di essere appassionato di quel test, non perché è chiaro, ma perché, nel suo linguaggio dickensiano, attira la nostra attenzione sugli ingredienti chiave dell’indebito condizionamento della vittima vulnerabile battuta da un manipolatore egoista e intelligente.

Ma qualunque sia il test, il paradosso rimane. Proteggere la libertà della mente accogliendo le scelte effettivamente effettuate, o distruggendo le decisioni sulla base del fatto che erano il prodotto di una frode sofisticata?

 

 

Il problema costituzionale

 

 

Anche se un giudice fosse propenso a intervenire per individuare l’indebito condizionamento, c’è il problema del Primo Emendamento, che protegge la libertà di espressione e la libertà di religione. Fortunatamente, nella maggior parte dei casi il problema non si pone, perché i comportamenti, non le credenze specifiche, sono in discussione.

Nel mese di aprile di quest’anno, il gruppo estremista islamico nigeriano Boko Haram ha rapito più di 200 ragazze adolescenti. Un video, che è stato pubblicato, mostra circa 150 delle ragazze vestite in abito tradizionale che recitano il Corano musulmano o ne cantano i versi. Il il leader del Boko Haram, Abubakar Shekau, sosteneva di aver liberato le ragazze e che molte di loro erano diventate musulmane dopo aver vissuto come infedeli.

 

 

Qualcuno sostiene che per salvare queste ragazze e annullare il danno mentale che hanno subito, tra cui l’indottrinamento involontario forzato che hanno sopportato, si violerebbe la libertà di religione? La politica di base in concessione del risarcimento dei danni per la legge sugli illeciti stabilisce che quando un danno è stato provocato a qualcuno (come un sequestro e un’aggressione), l’individuo ha diritto ad un rimedio che lo metterà nuovamente nella posizione in cui era prima che si è verificato quel danno. Così le ragazze rapite con forza e coercitivamente indottrinate dovrebbero avere il diritto di essere restituite alle loro famiglie e alle credenze che avevano prima di essere catturate. Tuttavia, questa conclusione solleva un intrigante “da che parte siete sulla” questione: Se è inammissibile utilizzare tattiche sofisticate eppure sottili di indottrinamento per indurre una persona a tenere certe credenze religiose, è lecito deprogrammare quella persona su quelle credenze (Fautre, 2014)?

Non c’è tempo qui per discutere e sviluppare le complessità della responsabilità civile o di diritto del Primo Emendamento, se non per dire che i tribunali sono diffidenti nei confronti dell’intrusione in ogni caso in cui la religione ne è un fattore. Tuttavia, due sviluppi attuali meritano di essere menzionati perché possono cambiare i contorni del nostro modo di pensare alla religione e alla indebita influenza.

Il primo è il problema in corso di ciò che costituisce una religione. Scientology si è qualificata come religione in alcuni tribunali, ma per quanto riguarda lo yoga (Fraser, 2014)? Questi casi sono ora in corso. E che dire del satanismo (Harvard, 2014)? E che dire dell’ateismo (“umanesimo laico”) che un tribunale ha appena dichiarato che si qualifica come una religione (American Humanist Association v. Stati Uniti, 2014)? Fino a che punto saranno disposti i giudici  a concedere lo status di religione ad un numero crescente di organizzazioni e sistemi di credenze (Fautre, 2014; Hamilton, 2014; Irons, 2007)?

Un secondo e di relativo sviluppo molto recente è la reazione contro un trattamento speciale per le organizzazioni religiose. Bill Moyers (2012), in un video saggio e riflessivo sottotitolato “Come onorare la libertà religiosa senza che diventi la libertà di imporre credenze morali su altri?“, ha sollevato la questione che ci dovrebbe essere un corollario al Primo Emendamento sulla libertà di religione. Questo corollario sarebbe la libertà dalla religione. Moyers riassume, “La nostra soluzione pratica è … proteggere la libertà di religione … e proteggere la libertà dalla religione“.

Questa idea induce parecchia attenzione (Mutch, 2014), soprattutto a seguito della decisione 5-a-4  della Corte Suprema degli Stati Uniti di Burwell in verso la Hobby Lobby Stores, Inc. (2014). Da un lato c’è quello che è stato definito “la destra religiosa“. Il Governatore repubblicano della Louisiana, Bobby Jindal (2014) che ha recentemente dichiarato che

Il mondo di oggi è sempre più ostile alle questioni di fede …. la cultura americana è in molti modi diventata una cultura secolare.

Il popolo americano, che lo sappiamo o no, è impantanato in una guerra silenziosa. (Discorso di inizio)

L’altro lato aderisce all’idea che la protezione della religione è andata troppo oltre e ora la religione gode delle libertà che vengono imposte sulle persone ad altre o con nessuna di tali credenze. Coloro che attualmente cercano protezione dalla religione traggono sostegno da un altro repubblicano convinto, che era anche un governatore (dell’Illinois), ma uno che è vissuto 150 anni fa. Robert Ingersoll (1878) che ha affermato che

[I Padri Fondatori] sapevano che mettere Dio nella Costituzione avrebbe significato mettere l’uomo fuori. Sapevano che il riconoscimento di una divinità sarebbe stato strumentalizzato da fanatici come pretesto per distruggere la libertà di pensiero. Sapevano la terribile storia della chiesa troppo bene per aver posto nella sua custodia, o nella tenuta del suo Dio, i sacri diritti dell’uomo. (Http://hermiene.net/essays-trans/individuality.html)

Alle preoccupazioni di Ingersoll possiamo aggiungere quelle di Voltaire, da uno scritto di un secolo prima di Ingersoll sulla religione e sul controllo della mente: “Coloro che possono farti credere assurdità, possono farti commettere atrocità“.

Come conseguenza della causa di Hobby Stores, Inc., i contorni del Primo Emendamento sulla libertà di religione sono in procinto di essere riscritti. Nel bilancio si trova il destino di molti casi di richieste di influenza indebita. E’ troppo presto per dire come la polvere si depositerà, ma è già chiaro che il governatore Jindal ha parzialmente ragione: vi è infatti una forma di guerra che coinvolge il  ruolo appropriato che si  dovrebbe giocare nei tribunali quando le questioni religiose sono sostenute davanti ai giudici.

 

 

L’Influenza Indebita nelle Corti

 

Influenza indebita

 

Nei primi casi di testamenti contestati, le corti seguivano un test per decidere se  era stata applicata indebita influenza al testatore. In sostanza, la prova analizzava ciò che una persona deve dimostrare quando sostiene che si è verificato un illecito. Il test è semplice, ma utile perché apre la strada per capire il motivo per cui gli esperti dovrebbero essere autorizzati a testimoniare in casi di indebita-influenza e che cosa devono dire.

 

 

Il test SODR

 

Siccome il concetto di influenza indebita non è ben definito, i tribunali hanno faticato a trovare un quadro concettuale adeguato in cui valutare le circostanze di ciascun caso. Il maggior successo è stato dato dalla prova SODR, che ha i seguenti quattro elementi:

La predisposizione alla indebita influenza
L’opportunità di esercitare influenza
La disposizione di esercitare influenza
Il risultato dell’influenza

Non vi sono indicazioni che i giudici che hanno utilizzato il test SODR lo abbiano applicato all’ammissibilità di testimonianze di esperti. Infatti, non vi è quasi nessuna informazione da questi tribunali su come i giudici lo abbiano applicato, se non del tutto, per arrivare alle loro decisioni. Ma il test ha ancora un aspetto che è di valore. Esso è un indicatore di alcuni dei problemi discussi in precedenza che coinvolgono la chiarezza e le scale mobili, che possono essere superati con un  struttura  scientifica da usare per la presentazione di una perizia e per la determinazione di dove il punto di interazione inaccettabile viene a verificarsi in un determinato caso.

 

Il Modello di Influenza Sociale  (SIM)

Ho convertito il test SODR in un Modello di influenza sociale  (SIM) per l’utilizzo da parte di esperti che testimoniano in tribunale. Il SIM è progettato per ospitare diversi obiettivi. In primo luogo, è uno strumento laico. Trasmette succintamente le pertinenti dimensioni di un processo di influenza, e lo fa in un modo comprensibile. In secondo luogo, è tecnico. Il SIM permette la presentazione della scienza rilevante che supporta la manipolazione mentale. Esso fornisce un modo per semplificare studi complessi e presentarli più facilmente. In terzo luogo, è giuridico. I giudici che ricercano o presiedono casi di indebita-influenza sono tenuti a utilizzare il test SODR. Visto che il SIM è simile al test SODR, più probabilmente potrà essere accettato come uno strumento idoneo per la presentazione di elementi pratici e scientifici. Infine, il SIM si presta all’apprendimento visivo. Gli avvocati possono fare un grafico del SIM per aiutare i giurati (e giudici) nel vedere come possono valutare e comprendere gli elementi di prova. Pertanto esso serve come strumento efficace convincente.

Ecco il SIM:
Influenzatore (Identità e statuto)
MOTIVI dell’influenzatore (Scopo)
METODI dell’infuenzatore (Tecniche)
CIRCOSTANZE (Tempi e Setting)
RECETTIVITA’/VULNERABILITA’ dell’influenzato (differenze individuali)
Conseguenze (Risultati)

Nello sviluppare il SIM, io sono stato originariamente ispirato da una parte del Just So Stories di Rudyard Kipling (1902). La poesia è “I miei sei servi”.  La parte citata di seguito (corsivo aggiunto) è insegnata ai giornalisti come guida per scrivere una storia completa e avvincente, che informerà e anche per tenere alta l’attenzione di un pubblico. Ecco qui:

Io posseggo sei onesti servitori

Mi hanno insegnato tutto quello che so;

I loro nomi sono COSA e PERCHE’ e QUANDO

E COME e DOVE e CHI.

Vorrei applicare la poesia di Kipling al SIM, nel seguente modo:
Influenzatore [CHI]
MOTIVI dell’influenzatore [PERCHE’]
METODI dell’influenzatore [COSA/COME]
CIRCOSTANZA [DOVE/QUANDO]
RICETTIVITA’/VULNERABILITA’ dell’influenzato [CHI]
CONSEGUENZE [COSA]

Gli esperti nell’indebita influenza, specialmente quelli che sono stati formati con la letteratura del lavaggio del cervello e del controllo del pensiero, hanno familiarità con i  molti approcci diversi alla comprensione di questi processi  molto manipolativi, per esempio gli otto criteri di Lifton di riforma del pensiero (Lifton, 1989); il modello BITE di Hassan (Hassan, 2012); e le sei condizioni per il controllo del pensiero di Singer e Lalich  (Singer & Lalich, 1995). Questi approcci possono facilmente rientrare nel SIM per essere utilizzati nelle aule dei tribunali.

Non importa quale degli approcci viene utilizzato, lo scopo è quello di stabilire se il processo di influenza ha portato a quello che i medici Louis J. West e Paul R. Martin hanno definito “disturbo di pseudo-identità” (West & Martin, 1994), o quello che la legge potrebbe chiamare “involontaria servitù mentale”.

 

 

ESPANDERE IL SIM

 

Il tempo permette solo un breve esempio di come si possa utilizzare il SIM per presentare le prove scientifiche di esperti in tribunale. Questa sezione vuole essere illustrativa, non esaustiva.
INFLUENZATORE [CHI]

Rapporto con l’Influenzato

– Figura dell’Autorità

– Relazione confidenziale

– Consulente

– Membro della Famiglia
MOTIVI dell’influenzatore (Scopo) [PERCHE’]

– Guadagno finanziario

– Comportamento di Acquiescenza

– Aderenza ideologica

– Gratificazione dell’Ego

– Potere Politico o Sociale
METODI dell’influenzatore [COSA/COME]

“Piede nella porta” [piccola richiesta iniziale, quindi una più grande, successiva]

“Porta-in-faccia” [Grande richiesta iniziale, successivamente piccola]

“Help Me Help You”

“Non vi aiuterài?”

«Non vuoi fare la cosa giusta?”

“Sono davvero dipendente da te?”

“Questa potrebbe essere l’unica Chance”

“Ognuno sta facendo quacosa” [“nessuno viene lasciato indietro”]

“Dio ti ha scelto”

“Love-Bombing”

“Grooming”/Progressione di seduzione

-l’Esca

– la Costruzione della Fiducia

– Truffa ‘addolcita’

– Frode
CONTESTI [DOVE / QUANDO]

Posizione

Controllo dell’ambiente fisico

Controllo delle Informazioni (ingresso e uscita)

L’accesso a consulenze indipendenti

Frequenza, durata e natura dei contatti
RICETTIVITA’/VULNERABILITA’ dell’influenzato [CHI] [5]

Tipologia di personalità (Differenze Individuali)

Profilo di induzione ipnotica (HIP)

Revisione del Profilo di Stanford di suscettibilità ipnotica, I e II Modulo

Scala di suggestionabilità Gudjonsson

 

 

CONSEGUENZE [COSA]

Finanziarie

Comportamentali

Ideologiche

Supporto scientifico emergente per il lavaggio del cervello e per l’influenza indebita

 

Gli eventi del passato decennio e quelli in corso oggi sollevano una prospettiva interessante che potrebbero rendere i giudici e gli altri  più sensibili alle richieste sul lavaggio del cervello e di indebito condizionamento in ambito psicologico, al contrario di quello finanziario. Ad esempio, il lavaggio del cervello di Kathleen Taylor: The Science of Thought Control (2004) invita i neuroscienziati a studiare le implicazioni fisiologiche del lavaggio del cervello e delle altre forme di estrema influenza sociale. Il lavaggio del cervello può essere descritto e compreso da dentro il cervello, esaminando i cambiamenti fisiologici che si verificano quando i metodi di estrema influenza sono impiegati per alterare i pensieri e le convinzioni di una persona? Taylor pone cinque domande psicologiche che lei crede meritino un indagine neuroscientifica:
Perché alcune persone sono più suscettibili all’influenza estrema, mentre altre resistono più facilmente?
Quali tecniche sono più efficaci e nei confronti di quali individui particolari?
Con il lavaggio del cervello come singolo modello, si può organizzare un controllo mentale di massa?
Quanta vicina è la scienza alla possibilità del controllo definitivo della mente?
Come può una persona resistere ai metodi di lavaggio del cervello?

Se questi studi chiariranno o offuscheranno la nostra comprensione dei processi di estrema influenza, resta da vedere. Ciò che è importante, tuttavia, è che il lavaggio del cervello è un concetto che sta attirando l’attenzione di un intero nuovo gruppo di ricercatori scientifici.

Un altro libro riunisce le ricerche sostanziali sugli aspetti più benigni della suggestione e della interazione. La scienza di influenza sociale (Pratkanis, 2007) e la comparsa dell’influenza  costituiscono un buon caso per il fatto che esistono sufficienti dati di ricerca psicologica a sostegno delle rivendicazioni circa la testimonianza di esperti in materia di influenza, in grado di soddisfare le norme giuridiche di ricevibilità, dalla conversazione alla coercizione.

Detto in altro modo, la psicologia e la sociologia hanno ora prodotto spiegazioni basate sui dati e teorie testate di come funziona l’influenza, o non funziona, a seconda delle variabili che rientrano nel SIM. I giorni in cui il lavaggio del cervello poteva essere definito mera retorica o un pezzo superato di propaganda politica, stanno volgendo al termine.

Forse è ancora più importante l’espansione dell’interesse per la teoria dell’influenza causata dai recenti eventi internazionali. Storie di culto suscitano ancora un certo interesse nei media, ma i titoli ora coinvolgono il terrorismo e il fondamentalismo. La vecchia domanda è tornata: Come può la gente comune trasformarsi in fanatici religiosi/politici che si impegnano in attentati suicidi e in violenti atti di terrorismo contro cittadini innocenti? La letteratura scientifica su questo importante argomento è in aumentato esponenziale.

Molti funzionari del governo sono ora più disposti ad ascoltare dagli esperti della riforma del pensiero, come i problemi nei loro paesi aumentano a causa del vasto e intenso indottrinamento con idee fondamentaliste. In breve, a differenza del passato, quando l’appartenenza ad un culto poteva essere avvenuta involontariamente, ma non esternamente pericolosa, nel mondo di oggi c’è molto da temere se non comprendiamo e contrastiamo il lavaggio del cervello.

Anche i titoli [giornalistici] possono essere di buon auspicio per far riemergere l’interesse per il lavaggio del cervello e la comprensione della scienza dietro di esso. Due esempi immediatamente mi vengono in mente. In primo luogo, dopo diversi decenni di molestie terribili su minori  da parte di  leader religiosi, e l’occultamento che ha offuscato la piena portata del problema, ora possiamo parlare del concetto noto come grooming (Weber, 2014). Il grooming non è relegato solo ad abusi sessuali su minori, né a quelli da parte di sacerdoti. Studiare il processo graduale attraverso il quale i giovani innocenti vengono convertiti in vittime, consente ai ricercatori di mettere in luce gli aspetti del processo del lavaggio del cervello più completo.

Un secondo punto, anche se relativo, ad esempio è il traffico di esseri umani, che è diventato un problema internazionale e vergognoso. Il professor Kim (2011) ha articolato molte connessioni rilevanti tra grooming, influenza indebita e coercizione situazionale. Il mio punto è che le persone che avrebbero avuto ragione di parlare gli uni con gli altri in precedenza, gli specialisti del lavaggio del cervello, i combattenti del terrorismo, i tutori dei bambini, improvvisamente scoprono di avere molto terreno in comune.

Poiché gli attacchi all’integrità psichica persistono e sono diventati più diffusi e pericolosi, purtroppo sembrano essere entrati in una nuova era di interesse  la riforma del pensiero e il condizionamento indebito. La necessità per il lavoro che facciamo come esperti che testimoniano in difesa dei diritti umani è più grande che mai.

Conclusione

Negli Stati Uniti il giudice della Corte Suprema Robert H. Jackson ha fatto una dichiarazione che è vera oggi come quando la scrisse più di 60 anni fa:

Ma non dobbiamo dimenticare che nel nostro paese vi sono evangelisti e fanatici di molte convinzioni politiche, economiche e religiose diverse la cui convinzione fanatica è che tutto il pensiero è divinamente classificato in due tipi: ciò che è proprio e ciò che è falso e pericoloso. (American Communications Association v. Douds, 1950)

Nel 1983, ho pubblicato un articolo intitolato “La libertà della mente come problema per i diritti umani internazionali“. Ho fatto notare che, mentre molte convenzioni internazionali proteggono la libertà del corpo dalla tortura, alcune preziose proteggono la libertà della mente dallo sfruttamento indebito o dalla manipolazione. Il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti protegge la libertà di espressione (“abbreviando la libertà di parola”). Ma tale protezione è priva di senso, anzi, si tratta di una bufala, se crudelmente una mente non è libera di esprimere i propri pensieri. Il diritto a pappagallare le credenze di un’altra persona o di parlare come un ventriloquo o come un manichino  non può offendere la libertà di espressione, ma  può offendere la libertà della mente, del pensiero e della coscienza.

Significativamente, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950) ha una disposizione (articolo 9) che protegge “la libertà di pensiero, di coscienza e di religione”, e un’altra disposizione (articolo 10), che protegge la libertà di espressione. Partsch (1981) ha sottolineato che, ai sensi della Convenzione europea, “il diritto alla libertà di opinione è un fatto privato ed è assoluto e senza permessi di violazioni, considerando che la libertà di espressione, come una questione pubblica di rilevanza sociale, ha alcuni limiti per la sua natura” (p. 217).

Quegli esperti, che cercando di proteggere l’autonomia mentale testimoniano in tribunale circa la scienza di influenza indebita, stanno adempiendo le promesse contenute nel Patto internazionale delle Nazioni Unite per i diritti civili e politici (ICCPR) (1966; 1976). In particolare, due disposizioni molto importanti sono pertinenti per l’ammissibilità di tale testimonianza:

Articolo 18

2. Nessuno può essere assoggettato a costrizioni che possano menomare la sua libertà di avere o di adottare una religione o un credo di sua scelta.

Articolo 19

1. Ogni individuo ha il diritto di avere opinioni senza interferenze. (P. 178)

Sono d’accordo con la meravigliosa osservazione di Lord Thomas Robert Dewar secondo cui  “le menti sono come paracaduti: funzionano solo quando sono aperte“.  Insieme con la memoria, l’identità di una persona è inestricabilmente intrecciata con la mente libera e con una libera coscienza. Entrambe sono necessarie per rispondere alla domanda esistenziale fondamentale che tutti dobbiamo chiederci: “Chi sono io?

 

 

 

Questo pensiero è stato espresso magnificamente da professore dell’Università di Oxford, Daniel N. Robinson (1980), in uno dei suoi scritti sulla neuropsicologia:

Con Socrate, assistiamo al primo esempio in tutta la storia di un pensiero registrato,  prolungato, paziente, e ragionato  come un metodo per arrivare alle verità “eterne”. Il più vecchio Oriente, gli Egizi, le civiltà di Minosse e Micene, tutti avevano sistemi altamente sviluppati di pensiero. Potevano vantare tecnologie avanzate e scienze agrarie. Ma nessuno aveva la filosofia. Il Faraone ha dato al popolo una legge, ma non ha mai esaminato il senso della giustizia. Siddhartha Gautama, il Buddha, ha esortato l’India a unirsi in una semplicità ascetica che avrebbe portato alla conoscenza della bella vita. Ma qual è il fine? Che cosa è buono? Cosa è vero? Nessun argomento viene offerto. E anche se gli insegnamenti potessero in qualche modo essere stabiliti come fatti, non  motivano i fatti. Con Socrate il pensiero è cambiato. L’opposizione ha una voce e gli argomenti forzano ad affrontare un antagonista. “Vi do un filosofia dopo l’altra,” afferma Socrate a Teeteto nel Fedone, “in modo che si può venire a conoscere la propria mente“. Ecco una dichiarazione dell’obiettivo: non è la vita felice, non è l’immortalità, non sono le ricchezze, non è  l’attenzione popolare, non è il successo pratico, ma significa conoscere la propria mente. (P. 4)

La chiave per una mente aperta è il dubbio, la libertà di essere d’accordo o in disaccordo con qualsiasi idea o convinzioni personali, anche la propria, come si vede nell’adattamento. Quasi 70 anni fa, Bergen Evans (1946) ha saggiamente osservato che “La libertà di parola e la libertà di azione sono senza senso, senza libertà di pensare. E non c’è libertà di pensare, senza dubbio” (p. 275).

Lo stesso Paul Martin ha dedicato a preservare e proteggere il diritto umano più fondamentale di tutti, il diritto di essere liberi di dubitare; il diritto di ogni persona di essere il proprietario della propria mente e identità. Per me, questo diritto precede il Primo Emendamento e diventa una condizione necessaria per la sua validità. E’ il diritto di essere se stessi.

Vorrei chiudere con un’altra citazione da cui traggo ispirazione:

Fede e libertà sono inestricabilmente legate: non è per preti o pastori o presidenti o re  costringere a credere, per fare in modo da rendere liberi di mente e di cuore, quale libertà data da Dio. Se il Signore stesso ha scelto di non forzare l’obbedienza cu quanto da lui creata, allora chi sono gli uomini a provarci? (Meacham, 2007, p. 5)

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Chi l’Autore

Alan W. Scheflin, JD, LLM, is Professor of Law, Emeritus at Santa Clara University School of Law in California and past president and current member of ICSA’s Board of Directors. Among his several dozen publications is Memory, Trauma Treatment, and the Law (coauthored with Daniel Brown and D. Corydon Hammond), for which he received the 1999 Guttmacher Award from the American Psychiatric Association, one of 18 awards he has received. Professor Scheflin is also the 1991 recipient of the Guttmacher Award for Trance on Trial (with Jerrold Shapiro). A member of the Editorial Advisory Board of ICSA’s International Journal of Cultic Studies, Professor Scheflin received the 2001 American Psychological Association, Division 30 (Hypnosis), Distinguished Contribution to Professional Hypnosis Award. This is the highest award that Division 30 can bestow. He was also awarded in 2001 The American Board of Psychological Hypnosis Professional Recognition Award. This Award was created to honor his achievements in promoting the legal and ethical use of hypnosis. Professor Scheflin has delivered more than a hundred invited addresses at professional conferences. In 2004 the ICSA awarded Professor Scheflin the Herbert L. Rosedale Award in recognition of leadership in the effort to preserve and protect

International Journal of Studi sulle sette ■ Vol. 6, 2015

[1] La versione originale di questo articolo è stato presentato come  Lecture Paul Martin durante la conferenza intitolata “Government, Human Rights, and the Cult Phenomenon in Washington”, DC il 3 luglio 2014. Vorrei ringraziare il dott. Rod Dubrow-Marshall e il dottor Michael Langone per la loro assistenza a questo documento

[2] McConnell (1974) scrisse in seguito che non ha mai inteso  suggerire che il comportamento delle persone deve essere cambiato, solo che potrebbe essere cambiato.

[3] Allora conosciuto come The Family Foundation Americana.

[4] È interessante notare che, quando l’avvocato F. Lee Bailey ha accettato di rappresentare l’ereditiera Patty Hearst dopo che era stata rapita e indottrinata da un’organizzazione militante che la coinvolse in una rapina in banca, egli non ha menzionato il lavaggio del cervello come sua difesa; anzi, ha detto che si sarebbe trattato di “pazzia indotta (Footlick, Howard, e Monroe, 1975).

[5] Brown, Scheflin, e Hammond (1998) identificano sei diversi tipi di compliance con suggerimenti:

(A) Fonte Credibilità

Perizia

Formazione ed esperienza

La familiarità [concorda con le vostre convinzioni precedenti]

Carisma

Autenticità / Sincerità

Status percepito [Awards; Appuntamenti]

(B) Post-Event Disinformazione Effect

(C) suggestionabilità

(D)  suggestionabilità ipnotica

(E) L’esposizione a influenze sistematiche e durature

(F) lavaggio del cervello / coercitiva Persuasion / Influenza estrema

Fonte: http://www.icsahome.com/articles/supporting-human-rights

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

Documentario sulle Sètte

Come un culto ha rubato la mia vita

La scrittrice Taylor Stevens è cresciuta in una setta in cui percosse, fame e abusi sessuali erano eventi di tutti i giorni. Quaranta anni dopo, lei è riuscita a lasciare i ‘Bambini di Dio’ alle sue spalle?

By Julia Llewellyn Smith

 

La maggior parte dei bambini sarebbero lodati se scrivessero storie. Non Taylor Stevens. La quarantunenne Stevens, nata e cresciuta in un culto, allora conosciuto come i Bambini di Dio, i cui membri (il termine  non piace a Stevens perché implica che essi abbiano fatto una scelta)  vivono in comunità, di solito in squallida povertà, sopravvivendo di elemosina. I bambini erano spesso picchiati, affamati, separati dai loro genitori, a loro era negata l’istruzione ed erano abusati sessualmente.

La sporadica frequentazione della scuola da parte di Stevens si è conclusa per sempre quando aveva 12 anni, ma ella ha sempre avuto una predisposizione a raccontare storie. “Tutti gli intrattenimenti – musica, televisione, libri – erano vietati. Eravamo così annoiati, così ho iniziato ad inventare storie da raccontare agli altri ragazzi, quando eravamo seduti per ore nel retro di un furgone  guidato per andare ad elemosinare in  qualche parte “, ricorda. “L’immaginazione è stata il mio meccanismo di sopravvivenza“.

 

Quando aveva 15 anni, ha messo le mani su alcuni notebook e ha cominciato a scrivere racconti. “Sapevo che la mia scorta era limitata, così ho scritto molto piccolo, per inserire le parole in ogni linea il più possibile“. In poco tempo, però, sono stati scoperti ed i libri sono stati confiscati e bruciati.

 

I leader mi hanno detto che ero una strega, piena di diavoli e di eseguire un esorcismo su di me. Mi hanno messo in una stanza per tre giorni senza cibo. Volevano che confessassi i miei peccati. Non sapevo cosa dire, così cominciavano a venir fuori tutti i dubbi circa il gruppo che io avessi mai avuto. Ho fatto strani rumori, perché ho pensato che era quello che volevano, ma mi stavo preoccupando: ‘Che cosa succede se sono i rumori sbagliati?’

In seguito, Stevens è stata isolata dai suoi coetanei per mesi. “Pensavano che li avrei contaminati con il mio spirito maligno. Mi hanno fatto leggere la propaganda per tante ore e poi scrivere saggi su come mi stavano trasformando in una persona migliore. Ho fatto di tutto per renderli felici“. Lei ride. “Per ironia loro non volevano che io scrivessi racconti, ma quasi tutto quello che stavo dicendo di loro era finzione. E che mi hanno fornito le basi per quello che faccio oggi“.

Venticinque anni dopo, Stevens è una scrittrice di successo. Il suo primo romanzo, The informationist è stato nella top 10 nel  New York Times, tradotto in 20 lingue ed è stato scelto da James (Titanic) Cameron. Altri due thriller, molto letti, sono stati pubblicati e altri due sono in cantiere.

E’ un voltafaccia straordinario per una donna che è scappata da sola dal culto all’età di 29 anni. Oggi, parlando con me dalla sua casa di Dallas, in Texas, lei sembra una normale mamma di periferia, interrotta durante la nostra conversazione da telefonate ad  una delle sue due figlie adolescenti che torna inaspettatamente dall’uscita col cane che abbaia frenetico, e dalla scuola che chiede una inaspettata raccolta di qualcosa. Eppure Stevens è lontana da quello stereotipo: “Non mi riferisco ad essere una mamma PTA,  cui tutta la tua vita è, ‘Oh, Susy ha fatto questo, e poi abbiamo fatto le tortine!‘” E aggiunge: “Non importa quanto essi mi amano, non importa quanto meravigliosi siano, la gente non può mai capire da dove vengo“.

Fondata da David Berg (noto anche come “King”, “David” o “Mosè”) in California nel 1968, il culto, oggi conosciuto come The Family o Family International, ha predicato l’apocalisse imminente e la rinuncia di tutti i beni personali.

L’amore libero è stato incoraggiato all’interno delle comuni (anche se la contraccezione era vietata) e Berg incoraggiava la “pesca amorosa”, cioè l’invio di membri di sesso femminile per reclutare nuovi membri e guadagnare denaro attraverso la prostituzione. Con il tempo Berg è morto, egli era ricercato dall’Interpol per incitamento ad abusi sessuali nei confronti dei bambini. Nel 2005, il figliastro ed erede apparente di Berg uccise la sua ex bambinaia e poi si uccise, lasciando un video in cui affermava che gli stesso era stato abusato da bambino e aggiungendo che la persona che voleva uccidere era sua madre – Karen Zerby, ancora  leader della setta.

Grazie alla sua retorica anti-americana, il culto ha attirato molti hippies e manifestanti contro la guerra, come pure, Stevens dice, molti in fuga dalla legge. Nel corso della sua storia di 46 anni, si è vantato di aver avuto 35.000 membri, tra cui 13.000 bambini – oggi si sostiene che esso abbia circa 10.000 adepti. L’attrice Rose McGowan è nata nel culto, la sua famiglia ha deciso di lasciarlo quando i leader hanno iniziato a promuovere il  sesso con i bambini, mentre la famiglia Phoenix, tra cui i fratelli dell’attore River e di Joaquin, ne sono stati membri per un periodo negli anni Settanta.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il padre di Stevens si unì al culto nel 1969 all’età di 23 anni, sua madre nel 1970 quando aveva 18 anni. Il Leaders “li fece sposare”, perché, si sospettava, che entrambi fossero ebrei. “Dovreste chiedere loro perché hanno aderito. I miei genitori erano molto giovani, forse senza direzione e probabilmente furono avvicinati da una persona simpatica che disse loro: ‘Perché non venite a passare la notte‘, ella sostiene.  Nel suo secondo romanzo, The Innocent, ambientato in un culto, un personaggio spiega il richiamo: “Portare se stessi dall’indipendenza a seguire il Profeta è stato un atto privo di responsabilità personale“.

Come parte del suo rifiuto della proprietà, il culto ha promosso una vita itinerante, in modo che da quando aveva sette anni, Stevens e i suoi quattro giovani fratelli hanno vissuto in roulotte, insieme ad altri membri, in cinque diversi stati degli USA e di tre paesi europei. Per un breve periodo, quando Berg rese le regole meno rigide, Stevens frequentò varie scuole tradizionali acquisendo una formazione di base e leggendo avidamente i libri  di Nancy Drew  della biblioteca, anche se lei non ha mai fatto amicizia con “estranei“. “Abbiamo condotto una doppia vita, dovevamo semplicemente non parlare di quello che accadeva. Sapevamo che eravamo gli eletti, superiori a loro, che essi era stati avvolti nei loro modi mondani“.

Quando aveva 12 anni, la famiglia si trasferì in Giappone e la sua educazione “e la mia innocenza” cessarono. In linea con la posizione anti-nucleare della famiglia del culto – ella fu allontanata  dalla sua famiglia e inviata in  varie Comuni in cui lei e gli altri adolescenti cucinavano, pulivano e si occupavano della custodia di centinaia di bambini. A un certo punto lei divideva una stanza delle dimensioni di un armadio  con sei persone e un bagno con 20. “Hanno portato via i nostri migliori anni, è stato un lavoro minorile a tempo pieno“.

Inoltre era inviata regolarmente a chiedere l’elemosina, una volta trovandosi per le strade innevate di Osaka con soli sandali aperti. “L’accattonaggio mi metteva a disagio, odiavo la disonestà, chiedendo alla gente dei soldi per progetti umanitari, quando non avevamo  tempo per nulla, tranne solo cercare di sopravvivere“.

Sognava di fuggire, ma – con spie ovunque – mai confidava la sua infelicità. In ogni caso, non aveva le competenze per navigare il mondo esterno. “Ero terrorizzata che Dio mi avrebbe uccisa“. Il culto leggeva ad alta voce regolarmente “Traumatic Testimonies” in cui i membri raccontavano storie dell’orrore sulla vita al di fuori. “Dicevano: ‘Si vede bene là fuori, ma credetemi sarei morto se non avessi trovato The Family‘” Quelli di fuori – per quanto hanno cercato di sfatare gli insegnamenti di Berg – venivano trattati con sospetto. “Non si poteva nemmeno iniziare a sentire quello che stavano cercando di dirci“.

 

 

 

 

 

 

 

 

Stevens andò in Messico, dove il culto stava organizzando la propria roccaforte più complessa ad oggi. “La leadership era veramente sadica. Erano lì per insegnare ai ribelli nord-americani come essere buoni membri della setta ed erano così abusanti. I bambini hanno subito l’orribile disciplina fisica per diverse infrazioni, non si trattava di una punizione, si trattava di martellare pioli quadrati nei fori rotondi. Tutta la mia vita è stata formata da livelli di terribilità, quindi tutto quello che potevo fare era tenere la testa bassa come al solito e solo ottenere attraverso di essa“.

Dopo la morte di Berg nel 1994, Stevens ha usato il suo sconvolgimento per cogliere la sua occasione per passare a una comune in Kenya, “così lontano ho potuto dimostrare ai leader di controllo che ero stata abbastanza spirituale“. Ha sposato un altro membro di culto e, nella speranza di aiutare realmente gli altri, piuttosto che mendicare, la coppia ha istituito una missione in Guinea Equatoriale, che ha una delle peggiori considerazioni dei diritti umani e dei livelli di povertà nel mondo.

E’ stata la terra che il tempo ha dimenticato, come camminare attraverso le porte dell’inferno”, esclama Stevens. “E’ stato il luogo più inospitale in cui si potrebbe vivere: il clima, la cultura della paranoia. Abbiamo dovuto corrompere il governo per aiutare la gente. Nonostante questo, abbiamo costruito 3.000 banchi di scuola e portato  30 mila dollari di forniture mediche ed educative“.

Rafforzata da quel successo contro ogni probabilità, la coppia, ora con un bambino e un altro in arrivo, si trasferì in Germania. Suo marito ha trovato un posto di lavoro e sono stati in grado finalmente di lasciare il culto. “Non dimenticherò mai come mi sentivo euforica la prima mattina che mi sono svegliata nel nostro piccolo appartamento, finalmente libera dagli occhi che erano stati a guardare e a giudicare me tutta la vita“, dice. “Andare per negozi, prenotare la visita di un medico – tutte le cose ordinarie che la maggior parte degli adulti danno per scontato – erano così nuovi per me. Camminando per la strada da sola era straordinario, l’abbiamo sempre fatto in coppia, è stato come essere nudi. Avevo paura che Dio mi avrebbe colpito, ho sviluppato tutti i tipi di fobie. Ci è voluto molto tempo per adattarsi“.

 

La coppia (ora amichevolmente divorziata – “Nel contesto di culto, si pensa di conoscere qualcuno, perché si vive con lui a tempo pieno, ma si sa solo che il culto si aspetta come debba essere“) è arrivata negli Stati Uniti, dove ha continuato a vivere in condizioni di estrema povertà. Per fare denaro extra, Stevens ha cominciato ad acquistare i libri in vendite private per rivenderli su eBay. Avendo già letto “forse 15 romanzi” in Africa, è diventata un fan accanita dei romanzi di Robert Ludlum.

Rendendosi conto che lei aveva vissuto in luoghi altrettanto esotici come quelle raffigurate da Ludlum, decise, a 35 anni, di scrivere il proprio thriller ambientato nella bizzarra e terrificante Guinea Equatoriale. “La mia ortografia e la punteggiatura non erano molto precise, ma ho potuto mettere insieme delle parole” dice. A riprova di questo, subito dopo la valutazione esso è stato pubblicato, con enormi consensi, da una sconosciuta, come lei sostiene, che non solo aveva solo una istruzione primaria  ma anche veniva accusata di aver inventato la storia passata per aumentare le vendite.

In realtà, anche se il suo background è il sogno di un pubblicista, Stevens era riluttante a soffermarsi su di esso troppo e inizialmente voleva ometterlo dalla sua  biografia. “Avrei potuto inventare un passato per me“, dice. “Ma crescendo, abbiamo mentito al mondo esterno su di noi tutto il tempo e ho giurato che mai avrei avuto intenzione di farlo di nuovo“.

Si rifiuta di discutere i dettagli dell’abuso fisico o gli elementi sessuali del culto, in primo luogo per proteggere le proprie figlie, ma anche, come un personaggio spiega in The Innocent, perché mette in ombra le decine di altre umiliazioni che migliaia di bambini hanno sopportato. “C’è stato abuso sessuale … Ma questo è solo uno dei tanti piatti serviti al buffet della mia infanzia … Nessuno racconta l’estrema disciplina, o l’essere separati dalle nostre famiglie, o la privazione di istruzione, o la mancanza di cure mediche … Questo non è divertente abbastanza“.

E’ stato il suo desiderio di concentrarsi su questi altri orrori che l’ha portata a scrivere The Innocent? “Altre persone hanno strumentalizzato il fatto che ero vissuta in un culto per i propri ordini del giorno – vendere libri, mostrare che  i culti sono dannosi – io però volevo solo far vedere cosa è stato davvero“, dice Stevens. “Ho voluto descrivere spassionatamente, senza rabbia, il sadismo che ho dovuto vivere dentro così come non c’è giustizia

 

Oggi, i suoi genitori sono divorziati, e lei non ha alcun rapporto con il padre, anche perché continua a identificarsi con il culto, ma, dopo un po’ di rielaborazione, ha una “solida, capacità di amare” sua madre.

Le proprie figlie hanno portato completamente a casa da lei gli orrori della sua giovinezza. “Attraverso il confronto con la crescita e lo sviluppo dei miei figli … con quello che avevo sperimentato relativamente a quei tempi, ho afferrato i veri orrori di quello che avevo vissuto“, dice. “Non riesco a capire come così tanti genitori nel culto hanno potuto mettere da parte un potente istinto del genere“.

Fonte: http://www.telegraph.co.uk/culture/books/11184489/taylor-stevens-joaquin-phoenix-david-berg-children-of-god.html

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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I Testimoni di Geova hanno occultato i casi di abusi sessuali sui minori?

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A San Francisco una donna ha citato in giudizio i Testimoni di Geova per non averla protetta da un pedofilo conosciuto quando era una bambina. Il Center for Investigative Report ha fatto luce sulle accuse secondo cui i leader religiosi hanno occultato gli abusi sessuali su minori. L’inviato speciale, Trey Bundy del CIR’s Reveal racconta di come l’Organizzazione stia utilizzando il primo emendamento per difendersi da queste accuse.

SEGUE TRASCRIZIONE DEI CONTENUTI DEL FILMATO:

Gwen Ifill: Il prossimo [servizio]: un’indagine sugli abusi sessuali tra i Testimoni di Geova e sulle accuse che i leader religiosi li avrebbero occultati all’interno di alcune delle 14.000 congregazioni degli Stati Uniti.

I nostri colleghi del Center for Investigative Report hanno ottenuto un  memo confidenziale che fa nuova luce sulle rivelazioni.

L’inviato speciale Trey Bundy ha una storia dal Reveal, un nuovo sito Web, radiofonico, e un podcast gestito dalla centrale.

TREY BUNDY: Ad un convegno dei Testimoni di Geova in California, i nuovi membri si stanno battezzando.

UOMO: Al tuo battesimo, dici di sì.

TREY BUNDY: Vi aderiscono più di otto milioni di membri in tutto il mondo.

Ai credenti viene insegnato a rinunciare alla società laica, perché essa è controllata da Satana, e di non  socializzare troppo con gli esterni. Ma l’accusa di abusi sessuali ha portato questa comunità insulare sotto una maggiore attenzione. Ed ora, in questo tribunale di San Francisco, il primo caso di abusi sui minori contro i Testimoni di Geova è a processo.

Candace Conti ha citato in giudizio l’organizzazione per non aver proteggerla da un pedofilo conosciuto quando aveva 9 anni.

CANDACE CONTI, querelante: Se dovessi riassumere i nostri obiettivi in questo caso, erano di attaccare le politiche e le procedure che mantengono all’interno un molestatore seriale, il quale continua a molestare i bambini.

TREY BUNDY: l’avvocato di Conti afferma che le istruzioni dei leader dei Testimoni di Geova hanno favorito i molestatori di bambini.

UOMO: Le istruzioni erano di mantenere questi pedofili nel segreto.

TREY BUNDY: Il caso si impernia sulle lettere da parte dei leader dei Testimoni di Geova ai capi delle congregazioni locali. Per quasi 20 anni, essi hanno ordinato loro di inviare i rapporti come questo per ogni pedofilo noto, per nascondere questi casi alle loro congregazioni, e per non collaborare con le forze dell’ordine o con i giudici.

Essi hanno rifiutato gli ordini dei giudici di consegnare queste segnalazioni di abuso, quindi non si sa quanti casi come quello di Conti ci sono là dentro.

JAMES McCabe, avvocato dei Testimoni di Geova: I Testimoni di Geova aborriscono la pedofilia in qualsiasi forma.

TREY BUNDY: I Testimoni di Geova insistono di rispettare le leggi. E i loro avvocati sostengono che il primo emendamento dà loro il diritto di impostare una policy sugli abusi sui minori come meglio credono.

JAMES MCCABE: le convinzioni religiose e gli standard dei Testimoni di Geova sono in gioco in questo caso, dall’inizio alla fine.

TREY BUNDY: Le credenze religiose provengono dalla Watchtower Bible and Tract Society di Brooklyn, che ha spesso usato il Primo Emendamento per difendere le sue politiche di separazione.

Nel 1943 hanno anche vinto una causa della Corte Suprema sostenendo che gli aderenti non dovrebbero essere costretti a giurare fedeltà alla bandiera.

TREY BUNDY: gli avvocati della Torre di Guardia, che si sono rifiutati di parlare con noi, stanno ancora sostenendo il Primo Emendamento come difesa per mantenere segreti nelle congregazioni gli abusi sui minori.

JAMES MCCABE: Agli anziani  in quella lettera viene consigliato di prestare speciale attenzione  al consiglio di non rivelare il discorso confidenziale di un altro, citando dalla Bibbia il libro dei Proverbi, capitolo 25, versetto 9.

TREY BUNDY: Candace Conti faceva parte della congregazione dei Testimoni di Geova di Fremont, in California. Ella spesso si è recata in gruppi di adulti per andare a bussare alle porte,  tra loro c’era anche quest’uomo, Jonathan Kendrick.

CANDACE CONTI: Era molto dominante, molto prepotente, molto – ha imposto la sua presenza.

TREY BUNDY: Lei dice che Kendrick avrebbe approfittato dell’attività di  predicazione per trovare il modo di rimanere solo con lei.

CANDACE CONTI: Jonathan Kendrick mi ha molestato da bambina. Ho ingoiato tutto e ho cercato di non pensarci su, più che potevo.

TREY BUNDY: Quello che nessuno nella famiglia di Conti sapeva era che Jonathan Kendrick aveva ammesso di aver molestato una bambina un anno prima.

A Michael Clarke, un anziano della congregazione, è stato chiesto qualcosa a questo proposito in questa deposizione.

UOMO: Si ricorda di essere venuto a conoscenza di un abuso sessuale su un minore da parte di Jonathan Kendrick?

MICHAEL CLARKE, Anziano della Congregazione del North Fremont: Sì.

UOMO: Quando è venuto a conoscenza di tale relazione?

MICHAEL CLARKE: Egli ci aveva chiamato a casa sua per discutere qualcosa – o per confessare di un incidente con la sua figliastra.

TREY BUNDY: Clarke non ha chiamato la polizia. Ha seguito il protocollo della Torre di Guardia. Ha scritto al quartier generale di New York, chiedendo come trattare  la confessione di Kendrick. Gli hanno risposto di non approfondire la questione.

Invece hanno detto, “forniscigli  forti consigli scritturali per evitare il ripetersi di tale grave reato”.

MICHAEL CLARKE: noi non rendiamo questo pubblico alla congregazione. E’ cosa riservata.

TREY BUNDY: Gli anziani non avvertono gli altri membri che uno di loro è un pedofilo.

UOMO: Queste sono la politica e la prassi dei Testimoni di Geova che si apprendono come  anziano, giusto?

MICHAEL CLARKE: Sì.

TREY BUNDY: Clarke dice che gli anziani hanno suggerito di non lasciare Kendrick solo con i bambini. Ma a lui era ancora permesso di partecipare alle attività della congregazione dove c’erano anche i minori. Un anno dopo, uno di quei minori era Candace Conti.

CANDACE CONTI: E io non credo che abbia mai smesso. So che con me non ha smesso. Sai, è sempre lì. Ed era solo probabilmente uno di quei giorni che io avevo sentito.

TREY BUNDY: Conti ha taciuto sugli abusi, solo anni dopo, quando ha scoperto su un registro di  reato sessuali che egli aveva molestato un’altra giovane ragazza. Ella ha così deciso di citare in giudizio la Torre di Guardia.

CANDACE CONTI: Penso che, dopo averlo scoperto, ho avuto questo senso di colpa. E se ho fatto qualcosa io? E se io non fossi stata una codarda? E se io avessi fatto qualcosa per proteggere forse quest’altra bambina? Sapevo di cosa era capace, ma non ho fatto niente. E poi ora guarda cosa è successo.

TREY BUNDY: ho guidato fino a Oakley, California, dove Kendrick si era trasferito quando ha lasciato la congregazione di Conti. Ho incontrato la ragazza che Conti ha trovato. Ella ha accettato di parlare con noi, a patto che non mostriamo il suo viso.

DONNA: Quando ero una bambina, probabilmente a circa 6 o 7, Jonathan Kendrick ha abusato di me.

TREY BUNDY: Ella incolpa la Torre di Guardia che ha consentito, col suo segreto, di aver fatto entrare nella sua famiglia Kendrick  e di essere diventata il suo bersaglio. La famiglia ha citato in giudizio i Testimoni di Geova.

DONNA: Si sapeva che aveva un passato, e non l’hanno detto a  noi.

TREY BUNDY: Quando Kendrick si trasferì alla congregazione di Oakley, a nessuno è stato detto che era un molestatore di bambini, nemmeno a Roger Bentley, che ha servito come  anziano lì per 30 anni. Ha rivisto la lettera di presentazione dalla vecchia congregazione di Kendrick.

ROGER BENTLEY, ex anziano, della Congregazone di Oakley: Non c’è alcuna indicazione per tutti sul fatto che lui è colpevole di abusi sui minori.

TREY BUNDY: Quindi non si parla di abusi sui minori, ma nessuna menzione di bambini?

ROGER BENTLEY: Beh, se la si legge, si dice che è un individuo molto interessante, che ha preso il comando con alcuni giovani della congregazione e li ha riabilitati da strade sbagliate.

Questo non è un pedofilo. Questa è una raccomandazione. Questa è una raccomandazione molto specifica: Oh, calma. Lui è bravo con i bambini.

TREY BUNDY: ho passato mesi cercando di intervistare i leader della Torre di Guardia, ma non parlano con me. Invece, hanno inviato una dichiarazione, dicendo che rispettano le regole sulle segnalazioni, che non proteggono coloro che abusano in applicazione alla legge, e che si impegnano a prevenire gli abusi sui minori.

E in una delle decine di cause legali che si sono aperte, al supervisore della Watchtower, Richard Ashe, è stato chiesto se l’organizzazione ha delle responsabilità nel proteggere i bambini dagli abusi.

RICHARD ASHE, Supervisore della Watchtower: Beh, nella congregazione la nostra è una protezione spirituale. Quando si parla di protezione fisica, essa è compito delle autorità secolari.

TREY BUNDY: Gli è stato chiesto se esistono direttive bibliche della Torre di Guardia per mantenere i casi di abusi sui minori riservati.

UOMO: Si afferma, al paragrafo tre, che c’è un tempo per tacere, quando le tue parole possono dimostrare di essere insufficienti.

Vedete questo?

RICHARD ASHE: Sì.

UOMO: Ho intenzione di oppormi a questo. Si tratta di una violazione del Primo Emendamento, la libertà di religione, la libertà di associazione.

TREY BUNDY: I tribunali continuano a confrontarsi con la domanda: In caso di libertà di religione prevalere la responsabilità di proteggere i bambini?

Nel caso di Candace Conti, la giuria escludeva il Primo Emendamento e ha deciso che la Torre di Guardia e la congregazione del North Fremont erano state negligenti e non l’hanno adeguatamente protetta dagli abusi.

Kendrick sostiene di non averla mai molestata. Lei, in attesa di appello, ha ricevuto più di 15 milioni di dollari di risarcimento per danni. E’ la prima volta che una giuria ha ordinato alla Torre di Guardia di pagare per le sue politiche sugli abusi sui minori.

Ma per un’altra vittima di Kendrick, la sua causa contro la Torre di Guardia è stata archiviata. Anche se Kendrick ha confessato l’abuso in questa deposizione ed è stato condannato a  circa otto mesi di carcere, il giudice ha affermato che le politiche della Torre di Guardia erano vincolate dal Primo Emendamento. Non era responsabile perché l’abuso si  verificato a casa e non nel corso delle attività religiose. La Torre di Guardia non aveva alcun obbligo di avvertire la famiglia sul passato di Kendrick.

Kendrick è ora libero ed è ancora un membro attivo della congregazione di Oakley.

CANDACE CONTI: Il fatto che Jonathan Kendrick sia ancora un membro in buona condizione è assolutamente ridicolo. E’ spaventoso. Il fatto che egli abbia ancora l’accesso ai bambini – e, in realtà, i miei genitori non avevano il potere di sapere che Jonathan Kendrick era un pedofilo.

Diamo ai genitori il potere di essere in grado di proteggere i loro figli. Ed è quello che queste organizzazioni impediscono.

TREY BUNDY: Nonostante l’enorme verdetto contro la Torre di Guardia, l’organizzazione si attiene alle sue politiche. In realtà, è appena uscito un memo confidenziale che ricorda agli anziani di tacere sugli abusi sui minori.

Così Trey Bundy dal Riveal per la NewsHour.

Fonte: http://www.pbs.org/newshour/bb/leaders-jehovahs-witnesses-cover-child-sex-abuse/

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Canada – Québec “La libertà di religione non può in alcun caso giustificare negligenze e abusi”

La Commissione per i diritti della persona e per i diritti della gioventù, rimprovera severamente alcune organizzazioni governative nel caso dei bambini della comunità settaria Lev Tahor

<<La libertà di religione non può in alcun caso costituire un pretesto per il maltrattamento e la negligenza. E’ quindi essenziale che tutte le organizzazioni che devono intervenire in questo tipo di ambiente comprendano meglio, in futuro, gli interessi pubblici in causa favorendo in tutti i casi, la protezione dei diritti dei bambini>>

Jacques Frémont

Presidente della Commissione dei diritti della persona e dei diritti della gioventù del Québec

Una mancanza di coordinamento e di concertazione tra la Direzioni della protezione della gioventù (DPJ), la polizia e i servizi sociali hanno fatto in modo che i bambini della setta ebraica Lev Tahor siano finiti nel dimenticatoio della rete della protezione dell’infanzia, secondo un rapporto della Commissione per i diritti della persona e della gioventù.

Circa 200 membri della comunità ultra-ortodossa Lev Tahor si erano stabiliti a Sainte-Agathe-des-Monts nella Laurentides (Québec) agli inizi dell’anno 2000. Nel novembre 2013 erano fuggiti di nascosto a Chatham-Kent in Ontario e qualche mese dopo in Guatemala.

La DPJ aveva moltiplicato gli interventi per allontanare i bambini dalla comunità perché temeva, in particolare, che ragazzine sotto i 14 anni fossero costrette a matrimoni forzati. La setta viveva ripiegata su se stessa e i bambini erano erano stati allevati con la paura degli altri e in base a dubbie norme igieniche.

Dal suo canto la Polizia del Québec sospettava che i dirigenti della comunità si dedicassero alla tratta di esseri umani e alla produzione di documenti falsi. La setta ha sempre negato tali accuse che non sono state provate in tribunale.

Le reti hanno mancato nel loro compito

Era dunque importante agire per proteggere i bambini. Ma secondo il parere del presidente della Commissione, Jacques Frémont, “altre considerazioni sono intervenute a disturbare lo svolgimento degli interventi facendo perdere di vista l’interesse primario dei minori

Per esempio, i documenti resi pubblici giovedì hanno rivelato che sono trascorsi 17 mesi dal momento in cui la DPJ ha ricevuto il dossier e la massiccia operazione che ha permesso di prendere in considerazione le segnalazioni concernenti 134 bambini. ” Se i bambini fossero stati rimossi dalla comunità, oggi sarebbero ancora in Québec“, ha affermato il presidente Jacques Frémont.

Un altro esempio riportato dalla direzione della Commissione: la DPJ aveva accettato la richiesta di una proroga da parte della polizia che voleva approfondire un’indagine penale. Questa richiesta ha ritardato  il periodo dell’intervento di 4 mesi, dall’aprile all’agosto 2014.

Per quanto concerne le autorità scolastiche, avevano autorizzato un periodo di 15 mesi in un contesto in cui i bambini  della comunità non erano scolarizzati e non parlavano né inglese né francese. Inoltre, -hanno deplorato gli autori del rapporto-, i dirigenti scolastici avevano parlato con i leader della comunità  piuttosto che rivolgersi ai genitori dei bambini che dovevano essere al centro degli interventi.

La libertà di religione non può essere un pretesto

<<La libertà di religione non può in alcun caso costituire un pretesto per il maltrattamento e la negligenza. E’ quindi essenziale che tutte le organizzazioni che devono intervenire in questo tipo di ambiente comprendano meglio in futuro, gli interessi pubblici in causa, favorendo in tutti i casi, la protezione dei diritti dei bambini>>, ha ancora affermato il presidente della Commissione dei diritti della persona e della gioventù.

Il Québec promette di fare il suo dovere

Il Ministro delegato alla Riabilitazione, alla Protezione della gioventù e alla Sanità,  Lucie Charlebois, ha dichiarato di prendere atto del rapporto e delle raccomandazioni e ha affermato che è importante migliorare il coordinamento “per garantire interventi veloci quando vi sono situazioni in cui i bambini sono inseriti in contesti settari religiosi o meno

La sig.ra Charlebois ha anche osservato che occorre migliorare il coordinamento con l’Ontario affinché le sentenze emesse dai Tribunali della gioventù del Québec possano essere eseguite nella provincia.

A tal riguardo, nel caso dei bambini della comunità Lev Tahor, ci sono stati problemi che hanno complicato enormemente il dossier quando la comunità si è rifugiata a Chatham-Kent.

Dal suo canto, Denis Baraby, il direttore della Protezione della gioventù della Laurentides ha riconosciuto esservi state alcune lacune ” Le decisioni sono state prese in quel momento su certe basi. Guardando le cose in retrospettiva, si sarebbe potuto agire differentemente

Una situazione complessa e delicata

La Commissione dei diritti della persona e della gioventù si è appellata a un esperto indipendente per svolgere al meglio la propria analisi.

L’intervento con comunità chiuse richiede azioni mirate e adeguate per la protezione dei bambini. La Commissione riconosce che questi interventi sono complessi e delicati. Da qui l’importanza di una consultazione tra i vari servizi a beneficio della tutela dei bambini e del rispetto dei loro diritti” (Estratto dalla conclusione della relazione della Commissione sui diritti umani e dei diritti dei giovani in Québec)

Fuggendo in Guatemala nella primavera del 2014, una di due famiglie è stata intercetta al momento dello scalo a Trinité-et-Tobago. E’ stata rimpatriata in Canada e i bambini attualmente si trovano in una struttura d’accoglienza. Una giovane di 17 anni e il suo neonato sono stati intercettati ad Alberta e si trovano similmente in casa-famiglia.

Sei bambini della setta si trovano sempre in Guatemala e non vogliono rientrare.

Libera traduzione a cura favisonlus dell’articolo pubblicato in data 9 luglio 2015 su ICI RADIO CANADA, consultabile al seguente link

http://ici.radio-canada.ca/nouvelles/societe/2015/07/09/003-lev-tahor-commission-droits-personnes-cafouillage-dpj-police-secte-enfants-protection.shtml

Fonte: https://favisonlus.wordpress.com/2015/07/10/canada-quebec-la-liberta-di-religione-non-puo-in-alcun-caso-giustificare-negligenze-e-abusi-la-commissione-per-i-diritti-della-persona-e-per-i-diritti-della-gioventu-rimprovera-severamente-alc/

False memorie per eventi indotti dalla dissonanza

Abstract della ricerca

Le memorie fungono da “database” di sé e la gente spesso produce ricordi distorti che supportano le proprie auto-concezioni. Una, sorprendentemente non collaudata, possibilità è che la dissonanza cognitiva possa essere un meccanismo attraverso il quale le persone possono ricordar male il  loro passato. Abbiamo testato questa ipotesi utilizzando il  paradigma induzione/aderenza: i partecipanti hanno scelto o sono stati costretti a scrivere un saggio a difesa di posizioni contrarie ai propri atteggiamenti, sostenendo un aumento di tasse e sono stati messi in grado di ridurre la dissonanza  spostando l’atteggiamento o con la negazione di responsabilità. Essi hanno poi riferito i loro ricordi per le istruzioni sperimentali e i loro atteggiamenti iniziali (sono stati valutati due giorni prima della sessione di laboratorio). I partecipanti che hanno scelto di scrivere il saggio hanno esposto l’effetto cambiamento/attidutine e sono stati più propensi a ricordare male i propri atteggiamenti iniziali e l’istruzione sperimentale rispetto a quelli che sono stati costretti a scrivere il saggio. Nel complesso, i nostri risultati dimostrano che la dissonanza cognitiva può produrre distorsioni della memoria, riempiendo un vuoto significativo negli studi sulle motivazioni cognitive e sulla memoria.

Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25625288

Psicologo spagnolo allerta sull’uso dei social network da parte delle sette


Quanto peggio va il mondo, più si permea il messaggio“. José Miguel Cuevas, Professore di Psicologia Sociale presso l’Università di Malaga, uno psicologo presso la città di Marbella  e uno dei nomi più autorevoli a livello nazionale e internazionale per parlare dei gruppi di dipendenza, riconosce che la crisi e i disordini o gli attacchi terroristici in alcune parti del mondo, sono un terreno fertile per la crescita di gruppi settari.

Se a questo si aggiunge un ambiente caratterizzato dalla mescolanza di culture, credenze, nazionalità e guarnito con un clima invidiabile, il  risultato atteso è che la Costa del Sol è “zona calda” per queste organizzazioni. Lo racconta a Mónica Pérez, redattore della rivista Sur di Marbella

Le Sette in Costa del Sol

Per anni abbiamo parlato di essere prudenti e che meno di  cinquanta sette si erano stabilite nella provincia di Malaga. Oggi possiamo identificarne più di 100, la maggior parte dei quali con sede in Costa“.

Il Professore usa il plurale quando parla del suo lavoro facendo chiaro riferimento alla ricerca che da anni ha intrapreso presso l’Università di Malaga e con il gruppo PSY21 ‘La psicologia sociale e le sfide del XXI secolo‘. Egli dirige anche la rivista sulla manipolazione psicologica di gruppo “Traspasos” , ed è vice presidente della American Association of Psychological Abuse Research (AIIAP), specializzata in relazioni settarie, culti distruttivi e altre dinamiche di abuso psicologico.

Il suo più diretto contatto con le vittime della dipendenza di gruppo l’ha avuto attraverso il suo lavoro come psicologo in materia di previdenza sociale del Comune di Marbella, l’unico governo locale in Andalusia, che ha un servizio pubblico gratuito e specifico per parenti e vittime delle sette.

Solo lo scorso anno 2014 questo reparto coordinato da Cuevas ha servito circa 80 persone. “Perché questi gruppi hanno scelto la Costa? Le ipotesi su cui  lavoriamo ci mostrano che qui raccogliamo tutto il bene, ma anche tutto il male. Abbiamo una cultura ricca, ma anche una pseudo-cultura. E un altro aspetto da considerare è che siamo in una zona con un clima incredibile. I leader e le organizzazioni puntano qui per organizzare i loro eventi esterni“, dice.

I gruppi che preoccupano maggiormente

Nella loro espansione sul territorio, i gruppi settari si sono evoluti nel contenuto del messaggio. “Se 5 o 6 anni fa c’erano più gruppi di taglio classico, o le comunità più chiuse, attualmente abbiamo più casi di organizzazioni che non vivono in comuni, ma si organizzano in luoghi con attività a livello ambulatoriale, per così dire” riferisce Cuevas , il quale sottolinea come uno dei gruppi di punta che stanno arrivando, sono quelli dedicati al  ‘coaching’ coercitivo.

Essi sono a cavallo tra il settarismo e i programmi motivazionali, e con questo non intendo che tutto il ‘coach’ è un  ‘coach’ coercitivo, ma è in questo campo che sono stati rilevati tali casi“.

Una ripresa significativa ha riguardato anche gruppi piramidali di tipo commerciale, che riguardano un investimento. “Con l’avanzare della disoccupazione molte persone ha ottenuto da questi gruppi promesse di lavoro e un sacco di soldi in cambio di un investimento. Ma al di là di questo investimento economico, il problema in questi casi è generato da un investimento nel tempo, della famiglia, delle relazioni personali. Le persone cambiano atteggiamento, si verificano problemi di umore, e quando vedono che il sogno non è soddisfatto cominciano ad arrivare i sensi di colpa, credono di essere inetti e tutto peggiora“.

Un’altra innovazione rilevata dalla ricerca sviluppata dallo psicologo è il volto apparentemente professionale delle nuove organizzazioni, che catturano personale professionale “come medici o avvocati che svolgono essi stessi un’opera di astrazione o di lavaggio dell’immagine dell’organizzazione. E questo le rende molto pericolose, perché se un medico o uno psicologo approvano un programma, esso non viene messo in discussione“.
Le vittime e le reti sociali

Ciò che non sembra esser variato nel tempo e nelle mode è il profilo della vittima del gruppo di dipendenza. Semplicemente perché, come sostenuto da José Miguel Cuevas, non vi è alcun profilo tipico. “Tutti, ad un certo punto, possono essere catturati, in particolare per la professionalità con la quale oggi sono mascherati [i gruppi, ndt]. Così come non vi è un profilo di donne vittime di  abusi, non c’è quello di chi entra in rapporto di dipendenza da un gruppo“, dice.

Per quanto riguarda la loro presenza su Internet, spiega, “c’è molta  prevenzione e controllo, è vero, ma nonostante il vantaggio che i social network e Internet offrono di trovare e individuare alcuni gruppi, di fatto si vince la battaglia con la diffusione di contenuti settari”.

Il messaggio del professor José Miguel Cuevas non vuole essere disfattista, vuole richiamare l’attenzione sulla “enorme potere delle sette a controllo mentale, soprattutto le start-up, che si trovano nei nuovi media e con cui comunica la stragrande maggioranza dei mortali“.

Questo assicura che queste organizzazioni professionali hanno scoperto nei social media un modo per catturare basato sul lavaggio dell’immagine. “Per esempio, su Facebook si può essere aggiunti a certi gruppi che non appartengono a loro, ma ad un certo punto abbiamo accettato senza nemmeno sapere bene quello che essi fanno. Essi servono come scudo per essere seguiti da un gran numero di persone, e così hanno l’approvazione del loro lavoro come qualcosa di affidabile“, sostiene.

Hanno un modo di muoversi e interagire molto efficiente e l’utilizzo dei social network è essenziale per loro oggi“, spiega lo psicologo specializzato in queste dipendenze di gruppo. “Gruppi come Facebook  o WhatsApp” dice, “danno loro il controllo remoto. Non hanno nemmeno avuto bisogno di partecipare alle riunioni o incontri. Con un semplice messaggio, con un ordine diretto è assicurato il controllo“.

La conclusione di questo Professore è semplice: “Loro utilizzano tali strumenti, ma essi hanno un doppio legame e pericoli. Occhio a quando accettiamo i messaggi che riceviamo“.

Fonte: http://infocatolica.com/blog/infories.php/1501260847-psicologo-espanol-alerta-del

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Sette e santoni crescono, le istituzioni tacciono

Il mondo dell’occulto è più vicino di quanto si possa immaginare. Le lobby settarie sono molto attive, specie nei palazzi di potere. Ma lo Stato è assente: in Italia non esiste il reato di manipolazione mentale. Ogni tentativo è miseramente fallito. Un aiuto enorme per i guru che, così, vivono felicemente impuniti

di Carmine Gazzanni
“Queste organizzazioni funzionano con la stessa logica della mafia. Se tu parli, critichi, attacchi e hai il coraggio di esporti, ti bastonano fino a farti zittire. La mafia ti mette nell’acido, questi ti rovinano la reputazione per sempre”.
Il parallelo della dottoressa Lorita Tinelli del Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici) è di quelli che lasciano quanto meno spiazzati. Eppure il mondo – poco conosciuto – delle sette religiose è un mondo inquietante. Fatto di vite distrutte e di abusi di ogni tipo. E, purtroppo, di uno Stato assente grazie al quale tanti santoni e “guru” del mondo occulto rimangono felicemente impuniti. Il motivo risiede nel fatto che in Italia non esiste il reato di manipolazione mentale. Un inspiegabile vuoto normativo grazie al quale il mondo dell’occulto prospera.“LA MIA VITA COL MOSTRO”
Paola vive nella zona di Cesenatico. A distanza di anni è riuscita a rifarsi una vita. Ma, come lei stessa racconta, “molte cose ti restano. Per sempre”. Tutto comincia quando Paola ha solo 15 anni. La madre comincia a frequentare un santone che dice di parlare con la Madonna. “Vivevamo  un momento di difficoltà in quel periodo e tanto è bastato affinché mia madre, e di conseguenza anche io e mia sorella, ci legassimo sempre di più a lui”. Presto la vita di Paola comincia a cambiare radicalmente: “Nel giro di tre mesi mia madre si è letteralmente trasformata: casa divenne piena di quadri della Madonna e di crocifissi, la sera sempre il rosario, due giorni a settimana o digiuno o pane ed acqua. Bisognava seguirlo in tutto e chi non lo seguiva era in mano a Satana”. La musica era di Satana (“conta che io non potevo ascoltare musica se non canti religiosi o Radio Maria. Ho cominciato ad ascoltare musica a 26 anni”), la televisione era di Satana. E così l’oro, i dolci, la cioccolata. Per non parlare poi di discoteche, alcol, locali.

Con il tempo, gli abusi e le richieste cominciarono a diventare sempre più pressanti. “Pian piano mia madre era presa, sempre più presa. Tanto che il santone le disse: ‘Tu avrai grandi prove del fatto che la Madonna ti vuole davvero bene’. Ma affinché questo accadesse, diceva lui, erano necessarie prove. Una di queste prove era quella di non essere attaccata al denaro”.

Il processo, graduale, portò la madre di Paola a comprare al santone qualcosa come venti auto. “Nel giro di dieci anni tutto quello che lui chiedeva, mia madre comprava. Così facendo sono finiti tutti i nostri risparmi, poi ci siamo ridotti a fare debiti, finché non abbiamo dovuto vendere anche la nostra casa”. Ma non basta.
Agli abusi economici si aggiunsero anche quelli sessuali. Il racconto è sconvolgente: “Sia io che mia sorella abbiamo avuto il nostro primo rapporto sessuale con lui. Senza che noi, essendo piccole, ce ne rendessimo nemmeno conto”. Prima semplici discorsi, poi carezze sempre più spinte. “Una ragazza che è cresciuta praticamente fuori dal mondo come è capitato a me, non si rende conto di nulla”. E alla fine, complice una madre completamente annichilita, ecco l’abuso. E non una volta sola. Basti questo: oggi Paola è madre di quattro figli. Tutti avuti dal “mostro”, come oggi lei lo chiama.

Ed è proprio dopo il quarto figlio (e grazie all’aiuto di un sacerdote) che Paola rinsavisce e si allontana per sempre dal santone. Va dai carabinieri per denunciare tutto. Ma la risposta è raggelante: “Quando ho detto che mi costringeva ad avere rapporti con lui, loro mi dicevano: ‘tu eri maggiorenne in quel periodo. Ora non è più dimostrabile nulla, né un abuso né nulla’”. E oggi il “mostro” vive tranquillamente. In libertà. Nonostante, dice Paola, “da quello che so, la stessa cosa è successa anche ad altre cinque ragazze”.

UNA REALTÀ COMUNE  
Di storie come quella di Paola, il mondo occulto è pieno. Sono storie di abusi di ogni genere. È la storia di Giacomo Sotgia, ex adepto di Scientology, che nel suo memoriale del 10 agosto 2010, allegato alla denuncia presentata alla Procura di Pordenone, ricorda che “negli otto anni di affiliazione ritengo di aver versato, a vario titolo, circa novantamila euro”. È la storia di Franco, ex membro della Federazione di Damanhur nel torinese, che uscito dalla setta dopo venti anni, si è trovato senza risparmi e senza alcun contributo versato dato che nella Federazione esiste una moneta propria (il Credito) ovviamente non riconosciuta dallo Stato italiano.

È la storia, ancora, di famiglie spezzate. Come nel caso di Greta il cui ex compagno è fuggito con ben 150mila euro da donare ancora alla Federazione di Damanhur. Soldi che entrambi i genitori avevano racimolato per un solo obiettivo: pagare le spese universitarie per la figlia. È, ancora, il caso di un uomo di Bergamo, sposato con una testimone di Geova. Dopo vari tentativi di farlo convertire, lei decide di mollarlo, di punto in bianco. Portandosi con sé la figlia. E impedendole qualsiasi tipo di contatto con il padre. Oggi è la figlia stessa, plagiata, che non vuole più vedere il padre perché, dice, “se non ti converti, se non diventi un fratello, morirai”.

VUOTO ISTITUZIONALE  
Lo Stato, però, preferisce non intervenire. Nonostante il fenomeno sia in evidente espansione (un recente studio del Codacons parla di un fatturato dell’occulto che è arrivato nell’ultimo anno a oltre 8 miliardi, con 13 milioni di italiani nella rete), non abbiamo dei dati certi e ufficiali sul numero delle organizzazioni settarie presenti nel nostro territorio. L’ultimo rapporto che possediamo, realizzato dal Viminale, risale addirittura al 1998. Eppure, già allora si parlava di 76 movimenti religiosi per un totale di 78.500 affiliati. Il numero, però, col tempo è cresciuto a dismisura. “In quel periodo –  spiega la dottoressa Tinelli – il Ministero degli interni si occupò esclusivamente dei movimenti magico-esoterici che non sono la totalità dei gruppi esistenti oggi a livello nazionale. Attualmente riteniamo che ci siano all’incirca circa 500 gruppi organizzati”. Insomma, un aumento approssimativo di oltre il 500% nel giro di 16 anni.

Verrebbe da chiedersi, a questo punto, come sia possibile che non ci sia il benché minimo controllo di tale fenomeno. Semplice: l’Italia non ha una legge ad hoc. “Tanti santoni, guru o capisetta – dice Maurizio Alessandrini, presidente della Favis (Associazione Familiari delle Vittime delle Sette) – possono tranquillamente fare quello che fanno perché in Italia non esiste a riguardo una tutela”. “Bisognerebbe reintrodurre – chiosa la dottoressa Tinelli – il reato di manipolazione mentale”. Già, reintrodurre. Perché in Italia c’era. L’articolo 603 del codice penale, infatti, prevedeva che chi sottoponeva “una persona al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione” poteva essere condannato fino a 15 anni di reclusione. Tuttavia dopo il caso Braibanti (nel 1967 un intellettuale di sinistra, aveva avuto rapporti omosessuali con due giovani. Uno dei due, però, spinto dai genitori, denunciò il tentativo di Braibanti di “introdursi nella sua mente”), la Consulta ha dichiarato il reato incostituzionale perché “reato d’opinione”. Da allora tutti i tentativi fatti per reintrodurlo sono miseramente falliti.  ”E’ chiaro – puntualizza Alessandrini – che non è nostro scopo resuscitare il vecchio reato di plagio, che la Consulta definì opportunamente una mina vagante nel nostro ordinamento giuridico. Auspichiamo però che lo Stato italiano possa adottare idonee misure legislative che prevengano e contrastino il condizionamento psicologico degli individui”.

Anche a causa delle pressioni delle lobby settarie, molto attive in Parlamento. L’ultimo tentativo di peso si è avuto nel 2005, quando un ddl sull’introduzione del reato di plagio è stato approvato dalla commissione Giustizia. Arrivato però in Aula a Palazzo Madama, dopo vari rinvii, è stato congelato, fino a scomparire dall’agenda politica. Anche in questa legislatura qualcuno ci ha riprovato. Come Pino Pisicchio che, il 15 marzo 2013, ha presentato una nuova proposta di legge sull’introduzione del reato di manipolazione mentale. Il ddl, però, non è mai stato nemmeno calendarizzato in commissione.

SANTI IN PARADISO
La domanda, allora, nasce spontanea: perché, nonostante il problema sia sotto la luce del sole, dopo anni e anni l’Italia non è stata in grado di attuare una legge che possa contrastare il mondo settario? “Dietro tutto questo c’è qualcosa di molto più grande”, dice Rocco Politi, ex testimone di Geova. Interessi, lobby, legami politici. Tesi che trova conferma con quanto raccontato nel libro-inchiesta “Occulto Italia” agli autori Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli dal senatore Antonino Caruso: “Già nel 2005, da presidente della commissione Giustizia, misi all’ordine del giorno la discussione di un ddl sulla manipolazione mentale. Pochi giorni e arrivò nelle mani di tutti i senatori della commissione un costoso libro di Scientology in cui si raccoglievano tutte le fantastiche opere dell’organizzazione. Non credo sia stato un caso”.

Probabilmente, però, non c’è affatto da stupirsi. Tutte le sette religiose cercano legami. E le maggiori riescono anche facilmente ad attrarre uomini politici che, a loro volta, sanno di andare incontro ad un ricco bacino di voti. Un esempio su tutti: prima che il transfugo Domenico Scilipoti abbandonasse l’Idv, fu incaricato dallo stesso Antonio Di Pietro di dar vita al primo Forum nazionale antiplagio e al cosiddetto Osservatorio nazionale sulle sette abusanti. Peccato però che non si giunse mai a nulla di concreto dato che, tra le altre cose, lo stesso Scilipoti ha dato vita, poco tempo dopo, al Movimento Olistico, vicino alla Federazione Damanhuriana. Coincidenze? Forse. Certo è che sono tante.

ASSOCIAZIONI ABBANDONATE
Il risultato di questo quadro è che gli unici a lottare contro il mondo settario e ad offrire aiuto ai fuoriusciti spaesati sono le associazioni attive sul territorio, spesso fondate dagli stessi ex fuoriusciti,  come nel caso di Rocco Politi che ha fondato “Quo vadis”, proprio “per l’aiuto alle vittime dell’ostracismo dei movimenti religiosi alternativi devianti”. Senza un aiuto istituzionale, però, tali associazioni sono totalmente abbandonate, vittime di intimidazioni, anche pesanti. È il caso di Lorita Tinelli, la psicologa da sempre attiva nel contrasto al mondo delle sette con il Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici) e che ormai vive una situazione di costanti pressioni.

La dottoressa, una studiosa impegnata nella tutela delle vittime di Arkeon, organizzazione pugliese sconquassata da pesanti inchieste giudiziarie che hanno portato ad una condanna definitiva per abusi sessuali di un maestro, mentre altri sono stati condannati in primo grado per associazione a delinquere. “Eravamo in tre in prima linea – ci dice – Ci hanno bersagliato e infamato in tutti i modi. Uno di noi tre, un altro psicologo, dopo pesantissime ingiurie si è suicidato nel 2010”. Le intimidazioni sono di ogni genere possibile: non solo l’attacco giuridico (“ci riempiono di denunce per diffamazione che ovviamente non hanno mai vinto”), ma anche continue  accuse infamanti tramite blog anonimi. “Addirittura – dice Tinelli – sono entrati nei computer, sono entrati nella nostra posta, l’hanno pubblicata arbitrariamente su un sito anonimo dimostrando, secondo loro, che noi avremmo congegnato un complotto”. Insomma, l’assurdo. Che sguazza in un imbarazzante vuoto normativo.

Il fondamentalismo religioso potrebbe presto essere trattato come una malattia mentale

Kathleen Taylor, neurologa all’Università di Oxford, ha affermato che i recenti sviluppi suggeriscono che saremo presto in grado di trattare il fondamentalismo religioso e altre forme di credenze ideologiche potenzialmente dannose per la società come una forma di malattia mentale.

Ella l’ha riferito nel corso di un discorso al Literary Festival Hay in Galles, Mercoledì. Ha detto che le ideologie radicalizzanti potrebbero presto essere viste non come una scelta personale o di libero arbitrio, ma come una caratteristica del disturbo mentale. Ha detto che i nuovi sviluppi delle neuroscienze potrebbero permettere di considerare gli estremisti come persone con malattie mentali, piuttosto che come criminali.
Ha affermato al Times di Londra: “Una delle sorprese può essere quella di vedere le persone con certe credenze come persone che possono essere curate. Qualcuno che ha per esempio radicalizzato un’ideologia cultista – potremmo smettere di vederlo come colui che ha fatto una scelta personale e che ha scelto a seguito di puro libero arbitrio  – può essere curato come affetto da disturbo mentale“.

La Taylor ammette che la portata di quello che potrebbe finire per essere etichettato come “fondamentalista” è elevata. Ha continuato: “Non sto parlando solo dei candidati ovvi all’Islam radicale o di alcuni dei culti più estremisti, sto parlando di cose come la convinzione che sia OK picchiare i propri figli. Queste credenze sono molto dannose, ma non sono normalmente classificate come malattia mentale. In tal caso potrebbe essere una cosa molto positiva perché queste non sono credenze dubbie nella nostra società che potrebbero provocare danni, essere causano davvero un sacco di danni“.

L’Huffington Post riferisce che la Taylor mette in guardia circa le complicazioni morali ed etiche che potrebbero sorgere.
Nel suo libro “The Brain Supremacy” ella scrive della necessità di “stare attenti quando si tratta di sviluppare tecniche in grado di entrare nella testa per manipolare direttamente il cervello. Non possono essere moralmente neutrali questi strumenti in tutto il mondo per la loro finalità; quando il soggetto in questione è un essere umano, la moralità alza inevitabilmente il suo livello di attenzione. Le tecnologie che hanno profondamente cambiato il nostro rapporto con il mondo che ci circonda non possono essere semplicemente strumenti da utilizzare per il bene o il male, se alterano la nostra percezione di base di ciò che sono il bene e il male“.

La dimensione etico-morale si pone dalla tendenza prevedibile che agendo sul problema, col supporto di una nuova tecnologia, essa applica l’etichetta “fondamentalista” solo ai nostri avversari ideologici, pur non riuscendo a percepire il “fondamentalismo” in noi stessi.

Dal punto di vista della mentalità occidentale, per esempio, la tendenza a equiparare “fondamentalismo” esclusivamente all’islamismo radicale è troppo allettante. Ma quanto il “fondamentalismo” di un Osama Bin Laden è quanto di quello di una nazione con ideologia capitalista che bombarda a tappeto aree urbane civili in Laos, Cambogia e Corea del Nord?
L’ossessione del jihadista di difendere la sua islamica visione del mondo ideologico che lo porta a commettere e giustificare tali atti di barbarie come l’omicidio Woolwich sono della stessa natura, come l’ossessione evangelica con la diffusione della pseudo-religione ideologica del capitalismo che ha portato a tali crimini orrendi, come l’assassinio di centinaia di migliaia di civili in quattro anni di attività di bombardamento a tappeto da parte dell’amministrazione Nixon, catturato in una morsa di paranoia anticomunista.

Il potere di controllare la mente tenderà troppo facilmente ad essere usato come arma contro i nostri nemici jihadisti, mentre giustificherà le azioni altrettanto irrazionali e mortalmente nocive che defininiamo innocentemente “politica estera”.

Alcuni analisti sono quindi convinti che i neuroscienziati adotteranno un approccio parrocchiale e quindi in definitiva controproducente se insistono sulla identificazione particolare dei sistemi di credenze ideologiche, caratteristiche come soggetto primario per la manipolazione terapeutica.

Su una scala molto più grande e potenzialmente più feconda è il riconoscimento che l’intero dominio delle credenze religiose, convinzioni politiche, fervori patriottici nazionalisti sono di per sé piattaforme potenti per coltivare il ” Noi vs Loro”. Fantasie deliranti paranoiche che lavorano  distruttivamente in un attacco del 9/11 o in un orgia di distruzione di massa di Hiroshima/Nagasaki.

Quello che percepiamo dalla nostra prospettiva, come  nostra legittima reazione di autodifesa per la psicosi del nemico, è dal punto di vista dello stesso nostro nemico  la nostra altrettanto maligna auto-ossessione psicotica.

L’Huffington Post riferisce che questa non è la prima volta che la Taylor ha scritto un libro su estremismo e fondamentalismo. Nel 2006 ella scrisse un libro sul controllo mentale dal titolo “Lavaggio del cervello: la Scienza del Controllo del Pensiero”, in cui ha esaminato le tecniche che i gruppi settari usano per influenzare le vittime.
Ha detto: “Tutti noi cambiamo le nostre credenze ovviamente. Tutti noi convinciamo gli altri a fare delle cose; noi tutti guardiamo la pubblicità; noi tutti veniamo istruiti e facciamo esperienza [religioni]. Il lavaggio del cervello, se volete, è la punta estrema di tutto questo: è un tipo di tortura psicologica più coercitivo e forte“.

Ella fa notare giustamente che il “lavaggio del cervello”, che abbraccia tutti i modi sottili e non-così-sottili  “fa pensare alla gente ciò che potrebbe non essere buono per lei o ciò che non potrebbe, piuttosto che portarla a pensare“:  è molto più pervasivo del  fenomeno sociale che siamo disposti a riconoscere. Come animali sociali siamo tutti vittime del lavaggio del cervello culturalmente indotto, la cui efficacia è correlata con la nostra incapacità di pensare fuori dagli schemi della nostra data acculturazione.

Fonte: http://www.digitaljournal.com/article/351347#ixzz3NlXaezZp

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Traduzione di Lorita Tinelli

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