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Culti: Domande e Risposte

di Michael D. Langone, Ph.D.

 

D. Che cos’è una setta?

Il termine setta viene applicato a una vasta gamma di gruppi. Ci sono culti storici, come il culto di Iside, culti non-occidentali studiati dagli antropologi, come ilculto del cargo della Melanesia e una serie di culti contemporanei che hanno catturato l’attenzione del pubblico nel corso degli ultimi quindici anni. Il  Webster’s Third New International Dictionary (versione integrale, 1966) fornisce diverse definizioni di culto tra cui:

– Una religione considerata come credo … una minoranza di gruppo religioso non ortodosso o spurio, che viene considerato non ortodosso o spurio …

– Un sistema per la cura della malattia sulla base del dogma, dogmi o principi stabiliti dal suo promulgatore che escludono l’esperienza scientifica o la dimostrazione …

– Una grande o eccessiva devozione o dedizione a qualche persona, idea o cosa …

a. l’oggetto di tanta devozione …

b . un gruppo di persone caratterizzate da tanta devozione, per esempio, i culti crescenti ad alta manipolazione dell’America.

 

 

Queste definizioni di massima non riflettono accuratamente le preoccupazioni generate dai gruppi contemporanei spesso considerati culti. La seguente definizione focalizza queste preoccupazioni.

Culto: un gruppo o movimento che manifesta una grande o eccessiva devozione o dedizione a qualche persona, idea o cosa, e che impiega tecniche manipolative di persuasione, non etiche, e di controllo tese a promuovere gli obiettivi dei gruppi dirigenti, a danno reale o possibile dei soci, delle loro famiglie e della comunità. Tecniche non etiche manipolative di persuasione e di controllo che includono, ma non sono limitate a: isolamento da ex amici e parenti, uso di metodi speciali per aumentare la suggestionabilità e il servilismo, potenti pressioni del gruppo, gestione delle informazioni, la sospensione dell’individualità o del giudizio critico, la promozione di totale dipendenza dal gruppo e la paura di lasciarlo, ecc.

I culti contemporanei, poi, rischiano di esporre tre elementi a vari livelli:

– i membri eccessivamente zelanti che si impegnano incondizionatamente per l’identità e per la leadership del gruppo ,

– la manipolazione per sfruttamento dei soci; e

– il danno o pericolo di danno ai soci, alle loro famiglie e/o alla società.

Poiché i culti tendono ad essere centrati sul leader, sfruttano e danneggiano, entrano in conflitto con e sono minacciati dai sistemi più razionali, aperti e benevoli dei membri delle famiglie e della società in generale. Alcuni gradualmente si adeguano alla società facendo diminuire i propri livelli di manipolazione, sfruttamento, danno e di opposizione. Altri, invece, induriscono i loro gusci diventando totalizzanti, elitari  e isolati. Questi gruppi tendono a:

– dettare a volte con dovizia di particolari come i membri dovrebbero pensare, agire e sentire;

– rivendicare un speciale  stato di esaltazione (per esempio  i poteri occulti, una missione per salvare l’umanità) per se stessi e/o per i loro dirigenti; e

– intensificare la loro opposizione e l’alienazione dalla società in generale.

Poiché la capacità di sfruttare gli esseri umani è universale, un culto potrebbe individuarsi in qualsiasi tipo di gruppo. Gruppi più affermati, tuttavia, hanno meccanismi di responsabilizzazione che limitano lo sviluppo di sottogruppi di culto. Alcuni leader religiosi di culti, per esempio, hanno iniziato la propria carriera in denominazioni tradizionali da cui sono stati espulsi a causa delle loro attività di culto. I culti, quindi, sono generalmente associati con i nuovi gruppi non ortodossi, sebbene non tutti i gruppi nuovi o non ortodossi sono delle sette.

Secondo questa prospettiva una “nuova religione“, una “nuova psicoterapia“, un “nuovo movimento politico“, o altro gruppo qualsiasi differisce da un culto dall’uso di  tecniche di manipolazione di persuasione e di controllo per sfruttare membri che è molto più caratteristico nel secondo rispetto ai primi gruppi. Questa distinzione, anche se purtroppo ignorata da molti studiosi di tale argomento, è importante al fine di evitare ingiustamente l’etichettatura di nuovi gruppi benigni come culti e viceversa, attribuendo genuinità ai culti e una rispettabilità immeritata con termini come “nuovo movimento religioso“.

La prospettiva qui affrontata si concentra sui processi psicologici, a differenza di alcune prospettive basate sulle  religiosità che si concentrano sulle deviazioni dottrinali dei culti. Secondo questa dichiarazione, un gruppo può essere deviante ed eretico senza necessariamente essere un culto.

 

D. Quali tipi di Culto esistono?

Sono stati avanzati molti sistemi di classificazione per i culti. La ripartizione lineare è stata suggerita dalla Dr.ssa Margaret Singer, che osserva i seguenti tipi di culti:

 

– orientale religioso

– di derivazione cristiana

– satanico

– occulto /stregoneria/voodoo

– spiritualista

– razzistico

– Zen e cino/giapponese filosofico-mistico

– dischi volanti e lo spazio esterno

psicoterapia

– terapia di massa o di formazione trasformazionale

– politico

– new age

– commerciale

– sociale / auto-aiuto

 

D. Come sopravvivono i molti culti  e quanti membri hanno ?

Le Organizzazioni educative sui Culti hanno compilato elenchi di oltre 2.000 gruppi di cui hanno ricevuto richieste di informazioni. Le frequenza per  i gruppi precedentemente non classificati possono essere per nuovi gruppi  religiosi, politici, psicoterapeutici  o altri tipi di movimenti. L’esperienza suggerisce, tuttavia, che un numero significativo, forse più di 1.000, sono sette. Anche se la maggior parte sono piccole, alcune sette hanno decine di migliaia di membri.

Diversi studi forniscono un sostegno alle stime informali secondo cui 5-10.000.000  americani sono stati almeno transitoriamente coinvolti in gruppi settari. Uno studio che ha coinvolto in modo casuale 1000 studenti delle scuole superiori di San Francisco Bay Area ha scoperto che il 3% degli studenti ha riferito che erano membri di un culto, mentre il 54% ha riportato almeno un contatto con un reclutatore di un culto (1).  Un altro studio, che ha analizzato i dati dell’indagine da Montreal a San Francisco, ha scoperto che circa il 20% della popolazione adulta aveva aderito a nuovi movimenti religiosi e para-religiosi, anche se oltre il 70 % dei coinvolgimenti erano transitori (2).  Altri dati di questo studio indicano che circa che due del cinque per cento dei soggetti aveva partecipato a nuovi gruppi religiosi e para-religiosi che sono comunemente considerati culti.
D.  I Culti sono limitati agli Stati Uniti?

Assolutamente no. Gruppi di supporto educativi sui culti esistono in più di 15 paesi. Indagini governative suulle  attività di culto sono state avviate in almeno cinque paesi. Congressi internazionali sul settarismo sono stati tenuti in Germania, Spagna e Francia. E nel 1984 il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione Cottrell, che ha invitato gli Stati membri a unire le loro informazioni relative alle nuove organizzazioni come preludio allo sviluppo di modi per garantire l’effettiva tutela dei cittadini (3).
D. Che cos’è il controllo mentale?

 

Il Controllo mentale (noto anche come lavaggio del cervello, persuasione coercitiva, riforma del pensiero  la manipolazione sistematica di influenza psicologica e sociale) si riferisce a un processo in cui un gruppo o un individuo utilizza sistematicamente metodi non etici di manipolazione per convincere gli altri a conformarsi ai desideri del manipolatore, spesso a scapito della persona che viene manipolata.

Tali metodi includono:

– ampio controllo delle informazioni al fine di limitare alternative per cui i membri possono fare delle scelte;

– inganno;

– pressione di gruppo;

– intenso indottrinamento in un sistema di credenze che denigra il pensiero critico indipendente e considera il mondo al di fuori del gruppo come una minaccia, il male  o gravemente in errore;

– un’insistenza su membri molto stressati che provano ansia e senso di colpa sottilmente indotto dal gruppi e che servono ad essere conforme al gruppo stesso;

– debilitazione fisica e/o psicologica attraverso una dieta inadeguata o stanchezza;

– ‘induzione di stati dissociativi (trance,  mediante l’uso improprio di meditazione, canto, parlare in lingue  e altri esercizi) in cui l’attenzione si restringe, si è suggestionati   e il pensiero critico indipendente viene indebolito;

– alternanza di asprezza/minacce e clemenza/amore al fine di indurre il rispetto verso i desideri delle dirigenze;

– isolamento da supporti sociali;

– e pressioni per confessioni pubbliche.

Anche se il processo attraverso il quale i culti vengono ad esercitare il controllo mentale sui membri è complesso e varia molto, sembrano esserci tre fasi sovrapposte:

inganno
Le reclute sono indotte a credere che il gruppo è benevolo e che arricchirà la loro vita, per esempio  aumentando la loro spiritualità o la loro autostima e sicurezza. Come risultato di questo inganno e dell’uso sistematico di tecniche altamente manipolative di influenza, le reclute vengono ad impegnarsi con i gruppi con i modi di pensare, di sentire e di agire prescritti; in altre parole, diventano membri o convertiti.

dipendenza
il gruppo isola gradualmente i membri  dalle  influenze esterne,  stabilisce  aspettative irrealisticamente alte e colpevolizzanti, punisce ogni espressione di negatività, denigra gli indipendenti, il pensiero critico, in tal modo fa sì che i membri diventino estremamente dipendenti dalle espressioni di conformità del gruppo stesso, orientati sull’amore e il sostegno.

paura
Una volta che uno stato di dipendenza è fermamente stabilito, i gruppi rafforzano il controllo dei  pensieri, sentimenti e comportamenti dei membri mediante il crescente timore di perdere il gruppo di sostegno psicologico (in alcuni gruppi si usa anche la minaccia fisica), il tutto per quanto possa mirare a garantire la loro conformità alle spesso debilitanti richieste delle dirigenze.

D. Il Controllo Mentale delle istituzioni sociali è diverso dall’ordinario condizionamento dei genitori?

Sì. L’ordinario condizionamento sociale si differenzia dal controllo mentale in due modi importanti. In primo luogo  i genitori, le scuole, le chiese e altre organizzazioni non utilizzano come regola  etica tecniche manipolative nei confronti per la socializzazione dei bambini, adolescenti e giovani adulti. In secondo luogo, il condizionamento sociale è un processo lento che promuove e incoraggia un figlio inizialmente informe a diventare un adulto autonomo, con una propria identità. Il controllo della mente, invece, si avvale di tecniche manipolative di persuasione e di controllo per indurre dipendenza in una persona con un’identità consolidata  che il manipolatore cerca di alterare radicalmente senza il consenso informato dei suoi obiettivi.

Le tecniche con cui un gruppo o una persona cercano di influenzare un altro individuo possono essere suddivise in due categorie: 1) una scelta che si rispetti, che include tecniche che onorano l’autonomia della persona che viene influenzata; e 2) il rispetto guidato, che include tecniche (esempi forniti nella risposta precedente) focalizzate su come ottenere la risposta desiderata, indipendentemente dai bisogni, desideri, obiettivi, ecc , della persona che viene influenzata.

Le tecniche scelte  possono essere ulteriormente suddivise in tecniche educative e di consulenza, mentre le tecniche di conformità possono essere suddivise in tecniche di persuasione e di controllo. Un ambiente di culto si differenzia da un ambiente di non-culto in quanto il primo presenta una maggiore proporzione di tecniche per la conformità, guadagnando in  persuasione e controllo .

Nel crescere i figli, spesso è necessario – e corretto –  utilizzare il controllo e la persuasione per proteggerli dai pericoli e per aiutarli a crescere. Quando i bambini diventano adulti, invece, sviluppano un’identità e un senso di autonomia personale che chiede il rispetto. I genitori imparano a cedere il controllo quando i loro bambini imparano ad assumersi la responsabilità. Quando questo processo di sviluppo normale si rompe, come quando un adulto cade nella depressione, i parenti  e/o le autorità che aiutano tenderanno ad orientarsi verso la conformità e ad entrare in un ruolo di custode (forse, in questo caso, l’impegno di un ospedale psichiatrico). Quando la crisi è passata, invece, le regole etiche non scritte prevedono che l’influenza torni alla modalità scelta nel rispetto della relatività dell’adulto.

In alcune situazioni particolari, come ad esempio entrare nell’esercito o in ordini religiosi, gli individui scelgono di rinunciare a parte della loro autonomia. A differenza di situazioni di culto, queste situazioni comportano consenso informato, non cercano di trasformare l’identità delle persone  e sono contrattuali  piuttosto che orientati alla dipendenza. Inoltre  la maggior parte di queste situazioni coinvolgono gruppi che sono responsabili nei confronti della società.

I culti, d’altra parte, non rispondono a nessuno in quanto violano le leggi etiche non scritte stabilendo ingannevolmente un rapporto con gli individui, la cui autonomia e identità disprezzano. Quindi, eventuali somiglianze tra un ambiente di culto e un campo di addestramento, per esempio, sono psicologicamente superficiali.

Alcuni apologeti dei culti sostengono che il controllo della mente non esista perché la maggior parte delle reclute dei culti non diventano membri. Questi apologeti spesso citano uno studio che ha riferito che il 10% di coloro che completano un workshop di due giorni offerto da un gruppo controverso diventano membri, mentre il 5% diventa membro dopo due anni (4). Chi ha aderito tuttavia apporta modifiche importanti e rapide nella propria vita, perchè il gruppo in questione richiede l’impegno totale dei membri nel tempo. Al contrario, nel tipico Billy Graham Crusades, solo l’1- 3% dei frequentatori credenti (che sono stati personalmente evangelizzati per mesi) si presentavano durante la chiamata all’altare, per non parlare di modificare la loro vita radicalmente (5).  E Billy Graham è considerato  uno degli evangelisti più efficaci della storia! Persuadere il 10% di un gruppo di persone, che sono in gran parte reclutati dalla strada, per diventare missionari a tempo pieno nel giro di poche settimane, riflette un livello incredibile di influenza psicologica!

 

D. Chi si unisce ai Culti e perché ?

Contrariamente ad un equivoco popolare che vede i membri del culto come dei pazzi, ricerche e prove cliniche suggeriscono fortemente che la maggior parte dei membri del culto sono persone relativamente normali, anche se circa un terzo sembra aver avuto disturbi psichiatrici lievi prima dell’ingresso (6) ( Va osservato, tuttavia, che un recente studio condotto dal National Institute of Mental Health ha rilevato che circa il 20% della popolazione generale ha almeno un disordine psichiatrico (7)  ).

I membri del culto sono i giovani, i vecchi, i ricchi, i poveri, gli istruiti e gli ignoranti. Non vi è alcun tipo facilmente identificabile di persona che si unisce ai culti. Tuttavia, l’esperienza clinica e le indagini informali indicano che una grande maggioranza dei partecipanti ad un culto stavano vivendo uno stress significativo (spesso legato alle normali crisi dell’adolescenza e della giovinezza, come una rottura sentimentale, un insuccesso scolastico, una confusione professionale) prima della loro conversione al culto. Poichè i loro normali modi di affrontare la vita non funzionavo bene per loro, questi individui stressati erano più aperti del solito per i reclutatori che vendono la felicità.

Altri fattori che possono rendere alcune persone predisposte all’influenza cultuale includono:

– dipendenza (il desiderio di appartenere, la mancanza di fiducia in se stessi);

– non assertività (incapacità di dire di no o di esprimere critiche o dubbi);

– credulità (ridotta capacità di interrogarsi criticamente su  ciò che viene detto, osservato, pensato, ecc);

– bassa tolleranza per l’ambiguità (necessità di risposte assolute, l’impazienza di ottenere delle risposte);

– disillusione culturale (alienazione, insoddisfazione per lo status quo);

– idealismo ingenuo;

– desiderio di significato spirituale;

– suscettibilità a stati di trance (in alcuni casi, forse, a causa di precedenti esperienze di droghe allucinogene); e

– ignoranza dei modi in cui i gruppi possono manipolare le persone.

Quando le persone rese vulnerabili da uno o più di questi fattori incontrano un gruppo che pratica il controllo della mente, la conversione può benissimo verificarsi, a seconda di quanto bene la dottrina del gruppo, l’ambiente sociale  e il controllo mentale  corrispondano alle vulnerabilità specifiche delle reclute. Gli individui non assertivi, per esempio, possono essere particolarmente sensibili alle lusinghe di un gruppo autoritario, gerarchico perché hanno paura di sfidare i gruppi di orientamento dogmatico.

La conversione ai culti non è veramente una questione di scelta. Le vulnerabilità non si limitano a portare gli individui ad un particolare gruppo. Il gruppo manipola queste vulnerabilità e inganna le prospettive, al fine di convincerle i membri ad aderire e, infine, rinunciare alle loro vecchie vite.
D. Come cambiano le persone che si uniscono ai Culti?

Dopo che i convertiti si impegnano in un culto, il modo  di pensare, di sentire e di agire del culto diventa una seconda natura, e i pur importanti aspetti della loro personalità pre-culto vengono soppressi o, in un certo senso, avviene il loro decadimento attraverso il disuso. I nuovi convertiti in un primo momento appaiono spesso essere traumatizzati dal bombardamento dei culti, dispiacendosi delle tecniche di controllo. Possono apparire distanti, rigidi e stereotipati nelle loro risposte, limitati nel loro uso del linguaggio, ridotti nella loro capacità di pensare in modo critico  e stranamente distanti nei loro rapporti con gli altri. I genitori solitamente affermano: “Quello non è mio figlio!“.  Queste osservazioni rappresentano la tesi comune che i membri di setta sono zombie o robot dagli occhi vitrei. Anche se questa descrizione è un’esagerazione, fa riflettere sul fatto che intense manipolazioni cultuali possono provocare stati alterati di coscienza in alcune persone.

Nel tempo i convertiti sembrano perdere la tensione e sembrano distanti.  Essi imparano tecniche, come il canto, per soffocare i dubbi e per rendere più facile mentire agli altri e a se stessi. Spesso perdono il contatto con persone del pre-culto cui erano legati e vivono come conseguenza l’isolamento dai genitori e dalla società. E ricevono ricompense per conformarsi alle esigenze del gruppo da cui sono diventati così dipendenti.

La possibilità di entrare nella coscienza, nei ricordi repressi o nei dubbi assillanti può generare ansia che, a sua volta, può innescare una difesa di trance-induzione, come il parlare in lingue, per proteggere il sistema che culto ha imposto su pensieri, sentimenti e comportamenti. Tali persone possono funzionare adeguatamente almeno a livello superficiale. Tuttavia, la loro regolazione continua dipende dal manterene  i loro vecchi stili di pensiero, gli obiettivi, i valori e gli allegati personali in deposito. Un normale livello di sviluppo psicologico e una integrazione della personalità risultano molto difficili da raggiungere.
D. Come i Culti possono danneggiare le persone?

Poichè spesso riconoscono i cambiamenti dannosi che non sono evidenti tra i convertiti sedotti, le famiglie sono di solito leprime ad essere ferite. Nei loro tentativi di aiutare i parenti coinvolti nel culto le famiglie sperimentano intensa  frustrazione, impotenza, senso di colpa  e, viste le  così poche persone a capire la loro situazione, la solitudine.

I membri possono essere danneggiati in quanto perdono la propria autonomia psicologica e spesso i loro beni. Inoltre, i gruppi che chiedono una parziale o totale disconnessione dalla società privano i membri dell’opportunità di imparare dalle varie esperienze che una vita normale fornisce. I membri possono perdere anni irrecuperabili in uno stato di arresto maturativo. In alcuni casi  subiscono danni psichiatrici e/o soffrono di malattie fisiche e lesioni. I bambini nei culti sembrano essere ad alto rischio di abuso e trascuratezza.

Coloro che lasciano i culti spesso sperimentano ansia, depressione, rabbia, senso di colpa,  diffidenza,  paura, disturbi nel pensiero, instabilità per lo spostamento dai modi di vedere il mondo di un culto a quelli del non-culto o un’alternanza tra  senso di annebbiamento e  stato di coscienza. Questo tumulto emotivo altera il processo decisionale e interferisce con la gestione delle attività della vita.

Infatti, molti ex-membri richiedono 1-2 anni per tornare al loro precedente livello di adattamento, mentre alcuni possono avere guasti psicologici o rimanere psicologicamente sfregiati per anni.

Non tutti quelli che si uniscono ai culti restano psicologicamente danneggiati. Alcuni potrebbero trovare nel culto  un rifugio sicuro per le difficoltà ingestibili del mondo non-culto. Altri che hanno problemi nel mantenenimento della distanza emotiva possono seguire il culto senza mai veramente diventare parte di esso o di essere profondamente colpiti da esso. E alcuni possono avere risorse personali, come ad esempio una capacità insolita di resistere alla pressione di gruppo, che consentono loro di mantenere una certa autonomia, anche in un ambiente potente di conformità.

 

D. Come i Cults danneggiano la Società?

Il rapporto “settarismo:  una conferenza per studiosi e la politica (3)”  delinea alcuni modi diretti con cui le sette ledono la società:
Governo/Legge
Infiltrazioni in agenzie governative, partiti politici, gruppi di comunità e organizzazioni militari allo scopo di ottenere informazioni classificate o private, guadagnare vantaggio economico o influenzare l’organizzazione infiltrata per servire i vertici del culto.

L’evasione fiscale
L’acquisizione fraudolenta e la disposizione illegale di fondi per l’assistenza pubblica e la sicurezza sociale.

La violazione delle leggi sull’immigrazione
L’abuso del sistema legale attraverso azioni legali spurie, denunce infondate di licenze e organismi di regolamentazione  o richieste stravaganti per servizi (quali quelli forniti dalla Freedom of Information Act) come parte di spedizioni di pesca contro i propri nemici. Perseguimento di obiettivi politici, mentre operano sotto la rubrica di un’organizzazione apolitica, di beneficenza  o religiosa.

Business
Raccolta fondi e vendita di pratiche ingannevoli. Lo stress organizzativo e individuale derivante da pressioni ai dipendenti di partecipare alla formazione della gestione cultuale e dei seminari di crescita.
Sviamento dello status di beneficenza al fine di garantire i soldi per altri scopi e affari non chiari. Concorrenza sleale attraverso l’uso di manodopera sottopagata o stipendi riciclati.
Educazione
Negazione o interferenza con l’educazione consentita per legge dei bambini nelle sette. L’uso improprio delle strutture scolastiche o universitarie  o travisamento delle finalità dei culti, al fine di ottenere rispettabilità. Il reclutamento degli studenti universitari attraverso la violazione della loro privacy e/o l’inganno.
Religione
I tentativi di ottenere l’appoggio delle religioni stabilite per presentare un quadro ingannevole degli obiettivi dei culti, delle credenze e delle pratiche  e cercare di fare causa comune su varie questioni. L’infiltrazione di gruppi in istituiti religiosi al fine di reclutare membri nel culto.

I culti danneggiano la società anche attraverso  importanti modi indiretti. I culti violano cinque valori interconnessi che sostengono le culture pluralistiche: dignità umana, libertà, etica, pensiero critico e di responsabilità. Perché barando i culti sono in grado di ottenere il potere ben oltre il loro numero. Inoltre, la maggioranza cerca la protezione garantita dal Bill of Rights, pur pensando al proprio obiettivo finale che è quello di eliminare la stessa libertà che rivendicano per sé.

Essi rappresentano quindi una sfida seria:

Come fa una società basata sulla libertà costituzionale  a proteggersi contro gli impulsi totalitari e le pratiche dei culti e di altri gruppi di fanatici senza risultare chiusa e repressiva? In poche parole, come fa il nucleo costituzionale a tenersi insieme?

Questa domanda è particolarmente importante oggi, perché l’identità culturale americana è frammentata.

La tradizione giudaico-cristiana, una volta dominante, è stata contestata, alcuni dicono soppiantata, da un secolarismo che, pur coerente con il patrimonio costituzionale americano, respinge molti dei principali dogmi della tradizione morale giudaico-cristiana.

Mentre questi due campi stavano combattendo, un terzo sistema di valori e di visione del mondo, radicato nel misticismo orientale e  nel movimento della psicologia umanistica, ha agito nella coscienza americana. Comunemente chiamato  movimento New Age, questo mondo vede quale principio fondamentale che gli uomini sono ciechi al fatto che siano tutti uno, che sono tutti Dio  e che sono tutti in grado di sviluppare le capacità sovrumane.

La maggior parte dei sostenitori di queste tre visioni del mondo tollerano il disaccordo e rispettano i loro avversari, anche se si trovano a competere – consapevolmente o meno –  per il predominio nel cambiare l’identità americana. Ma ai margini di ogni visione del mondo, i fanatici, molti dei quali appartengono a culti ben organizzati, cercano di rifare la cultura a loro immagine.

Se il fanatismo settario non è eticamente trattenuto, la cultura americana perderà i suoi ormeggi etici e i valori che hanno per così tanto tempo dominato le garanzie costituzionali. Le centinaia di migliaia di famiglie che sono dilaniate dalle sette  e i milioni di individui i cui diritti e l’integrità sono stati violati testimoniano la gravità di questa minaccia.
D. Perché le persone abbandonano i culti?

La gente abbandona i  culti per una serie di motivi. Dopo la presa di coscienza dell’ipocrisia e/o della corruzione all’interno della setta, i convertiti che hanno mantenuto un elemento di indipendenza e  qualche connessione con i loro vecchi valori possono semplicemente uscire delusi. Altri membri possono lasciare perché si sono stancati di una routine di proselitismo e di raccolta fondi. A volte anche i membri più dedicati possono sentirsi così inadeguati nei confronti delle richieste dei culti tanto da andarsene, non perché hanno smesso di credere, ma perché si sentono come falliti. Altri ancora possono rinunciare al culto dopo aver recuperato i vecchi valori, obiettivi, interessi o relazioni, derivanti dalle visite con i genitori, colloqui con ex membri  o  consulenze.
D. E’ facile lasciare un culto?

Le persone che meditano di lasciare una setta di solito sono sotto pressione per rimanere. Alcuni ex  membri affermano di aver speso mesi, anche anni, nel cercare di raccogliere la forza per uscire. Alcuni si raccontano così intimiditi da esser partiti di nascosto.

Sebbene la maggior parte dei membri del culto alla fine escono da soli, l’allarme dei genitori non deve essere scontato. In primo luogo, molti, se non la maggior parte, di coloro che lasciano i culti da soli sono psicologicamente danneggiati, spesso in modi che non capiscono. In secondo luogo, alcuni membri di sette non lasciano mai il culto, e alcuni di questi sono gravemente danneggiati. E in terzo luogo, non c’è modo di prevedere chi lascerà, chi voleva lasciare  o a chi sarà fatto del male. Di conseguenza, rassicurare i genitori è analogo a rassicurarli circa l’uso giovanile del fumo della marijuana sostenendo che la maggior parte giovani che fumano la marijuana non diventeranno tossicodipendenti.
D. Cosa  è l’Exit Counseling e in che cosa differisce dalla Deprogrammazione?

La consulenza per l’uscita e la deprogrammazione sono caratterizzate dal  parlare ai membri del culto (a volte in lunghe sessioni distribuite in molti giorni) al fine di aiutarli a riconoscere le attività manipolative, ingannevoli e di sfruttamento del culto, riconnettendoli ad  attaccamenti personali, credenze, valori e obiettivi del pre-culto, per ristabilire la loro capacità di pensare in modo indipendente e critico. Ma esse differiscono in un modo meno significativo.

La deprogrammazione, a differenza dell’exit counseling, è tradizionalmente associata a un processo di salvataggio, in cui i membri della famiglia (di solito i genitori) assumono un team di deprogrammazione per forzare il settario ad ascoltare l’altro lato della storia. Durante i primi anni e la metà del 1970  decine di articoli di giornale e almeno una mezza dozzina di libri descrissero storie drammatiche di deprogrammatori che strappavano figli adulti di genitori disperatamente preoccupati per il loro coinvolgimento al culto dei figli.

Anche se la propaganda cultista ha  raffigurato la deprogrammazione come un processo sporco e violento, la stragrande maggioranza dei deprogrammazioni la racconta in maniera abbastanza tranquilla,  diversamente dal rapimento iniziale. Molti ex membri deprogrammati  hanno osservato di essere stati sorpresi dal rispetto e dalla sincera preoccupazione loro mostrati.

La deprogrammazione, naturalmente, è un percorso controverso. Molti osservatori, tra cui un gran numero di critici delle sette sono contrari perché:

– hanno creduto che violava i diritti civili dei cultisti (anche se alcuni studiosi di diritto hanno offerto argomenti a sostegno della deprogrammazione come rimedio necessario per culti che distruggono l’autonomia individuale);

– a volte riferiscono di cause legali contro i genitori e i deprogrammatori, alcune delle quali sono sono terminate con successo;

– è stato a volte tentata su individui che non appartenevano a culti e, quindi, non erano stati programmati precedetemente;

– era psicologicamente rischiosa in quanto causa un danno irreparabile per il legame genitore-figlio quando essa falliva;

– il suo costo era elevato (10 mila dollari è una stima approssimativa per il viaggio, l’alloggio, la sicurezza, etc, dei deprogrammatori), e a volte era finanziariamente devastante per i genitori che si rivolgevano ad essa perché non si rendevano conto di altre possibilità che esistevano.

Ho usato il verbo passato nel descrivere la deprogrammazione perché si verifica raramente oggi, in parte a causa dei rischi legali, ma soprattutto perché i lavoratori in questo settore sono diventati più abili ad aiutare i familiari nel convincere il parente coinvolto nel culto a partecipare volontariamente alla consulenza di uscita. Gli exit counselor, che hanno cominciato a organizzarsi per diventare più efficaci e professionali, hanno iniziato a lavorare su un codice guida per il loro comportamento. La loro professionalità in crescita è uno sviluppo significativo per le famiglie colpite da  un culto.
D. Cosa possono fare i genitori di un cultista?

C’è molto che si può fare, ma tutte le alternative intelligenti comportano una notevole incertezza, ansia e fatica. I genitori devono rendersi conto che:

– c’è speranza per i genitori;

– non tutti i gruppi “nuovi” o non ortodossi sono sette (vedi Domanda 1: Che cosa è un culto);

Il comportamento preoccupante in un giovane adulto o in un ragazzo può talvolta avere poco o nulla a che fare con il coinvolgimento in una setta o in un nuovo movimento;

– salvare i cultisti o persuaderli a lasciare un culto non è sempre possibile o addirittura consigliabile, perché , per esempio, il gruppo può fornire un rifugio per una persona psicologicamente disturbata;

– una ricetta per convincere una persona a lasciare un culto non esiste – ogni singolo caso deve essere trattato singolarmente;

– di conseguenza, la raccolta di informazioni valide recanti la distruttività dei gruppi per il loro figlio è di vitale importanza.

Dopo che i genitori hanno capito questi punti, si può quindi provare a condurre – con assistenza professionale se del caso – un informata ricerca ragionata sulle possibili azioni che possono compiere, che includono le seguenti:

– accettare un coinvolgimento del figlio;

– convincere il figlio a fare una rivalutazione informata del suo impegno per il gruppo;

– istituire un salvataggio con la deprogrammazione;

– rinnegare il figlio.

Anche se lo spazio consente solo un’analisi superficiale, è considerare brevemente ciascuna di queste alternative:
Alternative 1: Accettazione

I genitori possono accettare e anche l’approvazione il coinvolgimento in culto perché rispetta l’autonomia del loro figlio e ritengono il suo gruppo psicologicamente benigno. Se i genitori ritengono che il gruppo sia distruttivo per il loro figlio, possono accettare a malincuore il suo coinvolgimento in esso, perché non sono in grado di perseguire una linea di azione che lo avrebbe portato a rivalutare il tutto. Tale passività riluttante a volte può essere molto faticosa per genitori, che possono beneficiare di assistenza professionale progettata per aiutarli ad affrontare il dolore, la rabbia, la paura e il senso di colpa legati a questa esperienza.
Alternativa 2: promuovere il Volontariato, rivalutare l’informazione

I genitori che scelgono questa alternativa devono:

– elaborare una strategia etica per massimizzare la loro influenza sul membro settario e

– sviluppare l’autocontrollo e la consapevolezza necessari per l’attuazione, la valutazione e la revisione della strategia in base alle esigenze. Anche se il primo compito è difficile, quest’ultimo è di solito ancora più faticoso, nonché facile da trascurare. I genitori che seguono questo corso sono invitati a chiedere aiuto a una varietà di risorse, compresi gli altri genitori di cultisti, ex-membri, materiale di lettura, consiglieri d’uscita ed a professionisti con esperienza in questo campo.

Alternativa 3: “Salvataggio”
Anche se molti ex membri di culti hanno pubblicamente sostenuto la deprogrammazione come un mezzo necessario per liberare gli uomini dalla schiavitù di un culto, la procedura, come ho detto in precedenza, è giuridicamente e psicologicamente rischiosa. Un terzo delle deprogrammazioni non sono sicure  e spesso portano ad un allontanamento tra genitore e figlio, o anche a cause legali. Inoltre, molte persone che lasciano i  culti dopo una deprogrammazione avrebbero potuto essere stati persuasi a lasciare volontariamente, senza i rischi insiti in un salvataggio. Pertanto, la American Family Foundation sconsiglia la deprogrammazione .

Alternativa 4: disconoscere il figlio

Alcuni genitori che non riescono a convincere il proprio figlio a lasciare un gruppo distruttivo sono psicologicamente in grado di trarre il meglio da una brutta situazione. Possono sentire un forte impulso a rinnegare il loro figlio e allontanarlo dalla loro vita completamente. Rinnegare un figlio è una forma di blocco di una realtà spiacevole. Anche se molte persone sono in grado di funzionare adeguatamente pur negando pezzi di realtà, la profondità del legame genitore-figlio rende questa alternativa impossibile da seguire senza pagare una pena severa ed emotiva, anche quando la disconnessione sembra meno dolorosa di quanto intenso , continuo e irrisolvibile è il conflitto familiare. Quindi, ai genitori che considerano seriamente questa alternativa si consiglia di cercare assistenza professionale.

D. Come possono i genitori e gli altri aiutare i cultisti a rivalutare volontariamente  il loro coinvolgimento nel culto?

Poichè i  culti scoraggiano una analisi aperta e onesta circa le loro credenze e pratiche, i genitori e gli altri parenti o amici interessati devono esercitare immaginazione e tatto per aiutare i cultisti a rivalutare volontariamente il coinvolgimento nel culto.

L’obiettivo finale è quello di aiutare i cultisti ad effettuare una rivalutazione informata del loro coinvolgimento nel culto, cioè,  aiutarli ad esaminare attentamente le informazioni critiche che il loro gruppo non rende disponibile ai membri  e  parlare con calma dei motivi e delle conseguenze del loro impegno nel gruppo. Gli assistenti dovrebbero cercare di evitare arringhe emotive circa la teologia,  il lavaggio del cervello, la corruzione dei leader della setta  e simili. Queste tattiche sperperano l’opportunità di raccogliere informazioni importanti sul gruppo e il rapporto dei cultisti ad esso. Inoltre, gli attacchi emotivi possono essere offensivi e ingiustificati se la persona appartiene ad un gruppo benigno. E, nel caso dei culti in buona fede, gli attacchi emotivi confermano gli stereotipi sul culto del mondo esterno come satanico e sollevano timori di deprogrammazione, che possono portare come conseguenza i  cultisti a ritirarsi più in profondità nel gruppo.

Gli aiutanti dovrebbe cercare di essere ascoltatori attivi e dovrebbero porre domande volte ad aprire la mente dei cultisti. Da ascoltatori attivi gli aiutanti raccolgono non solo informazioni, ma anche modellano l’apertura, la razionalità  e la pazienza che i cultisti devono rivalutare nel loro impegno per il gruppo.

Gli aiutanti dovrebbero:

– Mantenere la calma e mantenere le linee di comunicazione aperte. Non si può avere alcuna influenza costruttiva senza la comunicazione.

– Rispettosamente ascoltare i punti di vista dei cultisti. Indagare le loro credenze, sentimenti e pensieri sulla vita nel culto e al di fuori di esso. Scoprire se hanno dubbi o domande rimaste senza risposta circa il gruppo che non possono fare altrimenti vengono scoperti.

– Essere pazienti.

– Essere più inclini a porre con calma le domande, piuttosto che profferire opinioni.

– Scoprire se mancano loro aspetti della loro vecchia vita (amici, attività ricreative, scuola, parenti, musica, ecc) e aprire le loro menti ai propri ricordi.

– Scoprire in cosa credono e perché.

– Mettere in discussione le loro convinzioni o cercare di farli mettere in discussione, ma farlo in un modo calmo e rispettoso per non spingerli in un angolo difensivo. Il tempismo è fondamentale.

– Con calma esprimere il proprio punto di vista, ma non insistere sul fatto che non sono d’accordo. Rispettare il loro diritto di dissentire. A volte è più efficace semplicemente quello per seminare qualcosa nel pensiero.

– Dimostrare  amore e  preoccupazione, ma non porre queste come subordinate all’accordo o all’obbedienza, fare questo sarà giustamente percepito come un ricatto. Al contrario, mostrare l’amore e la preoccupazione anche quando il disaccordo è sostanziale.

– Quando possibile  neutralizzare la rabbia analizzando la sua fonte, perchè la rabbia genera rabbia. Ma non soffocare artificialmente la rabbia, perchè il settario molto probabilmente sentirà la falsità insita nel soffocare l’emozione. Al contrario, mostrare il dolore, il dolore e l’ansia che di solito sono le cause della rabbia.

– Lasciate che i cultisti sappiano che le loro azioni fanno male o che ci si  preoccupa, ma allo stesso tempo rispettare il loro diritto di fare come meglio credono, perchè  manipolati possono sembrare a voi.

– Comunicare l’amore e aiutare il settario a ricollegarsi alla sua vecchia vita parlando di vecchi tempi e incoraggiandolo a scrivere, chiamare o visitare i parenti e vecchi amici. Inoltre, se del caso, incoraggiare i parenti e gli amici a contattare il membro del culto.

– Ascoltare pazientemente, esprimendo l’amore  e utilizzare  la calma e la razionalità per contribuire a creare un clima di fiducia. Se ai cultisti offri un aiutante, saranno più disposti a discutere il loro coinvolgimento nel culto, anche, forse, con ex membri, consiglieri d’uscita  o professionisti esperti sui culti. Una volta raggiunto questo passo, una rivalutazione informata dell’impegno dei cultisti a un gruppo è molto più facile da realizzare.

Purtroppo , seguire questi consigli non sempre produce i risultati auspicati. A volte il culto si rifiuta di lasciare che i membri parlinoi a lungo con i genitori o con gli altri del vecchio mondo. Infatti, non è raro per i culti di inviare i membri in paesi stranieri lontani  senza dire ai genitori dove sono. A volte i cultisti mentono perchè sono così assorbiti dalla visione del mondo cultuale che un dialogo razionale con loro è impossibile. A volte il vecchio mondo è così pieno di problemi, di dolore e ‘insicurezza per i cultisti che  importa quanto infelici possano essere nel culto, sono troppo spaventati persino di prendere in considerazione di tornare alle loro vecchie vite. A volte i cultisti possono onestamente e intelligentemente rivalutare il loro impegno per un gruppo e decidono di rimanere in esso, perché credono che sia meglio per loro. E a volte raggiungono che la necessaria consapevolezza di sé e di auto-controllo è semplicemente troppo impegnativo per i genitori e per gli altri soccorritori. Tuttavia, coloro che possono con successo seguire questo percorso di condivisione e di rivalutazione spesso scoprono che sono diventati più vicini alla persona  coinvolta nel culto di quanto mai avrebbero ritenuto possibile.
D. Che cosa possono fare gli  educatori, il Clero  e altri  per proteggere i giovani dal reclutamento nei Culti?

Gli educatori e i sacerdoti interessati alla educazione preventiva in materia di culti possono aderire al Programma Internazionale Cult Education (CIPE), un programma congiunto della Fondazione Famiglia Americana e del Cult Awareness Network, un’organizzazione di base composta in gran parte di genitori e di ex membri. Partecipare al CIPE consentirà agli educatori e ai sacerdoti di comunicare con altri che condividono i loro interessi, acquire materiale didattico,  ottenere video e audio con i programmi educativi  e tenere il passo con gli sviluppi in questo nuovo ed entusiasmante spazio educativo. Se siete interessati a ricevere maggiori informazioni sul CIPE, contattate l’AFF.

Il pericolo cultuale per i giovani diminuisce quando:

– le critiche al di fuori dei culti causano la diminuzione del livello di manipolazione nei loro ambienti;

– i giovani sviluppano una resistenza a piazzole di vendita settaria imparando  come i gruppi in generale (non solo culti) possono influenzare i propri pensieri, sentimenti e comportamenti; e

– i giovani imparano a far fronte allo stress e a riconoscere e cercare di superare le vulnerabilità personali, come la dipendenza, la bassa tolleranza dell’ambiguità  e l’ingenuo idealismo, chiedendo aiuto professionale quando necessario.

– di conseguenza, gli educatori e il clero possono aiutare a proteggere i giovani a non avere paura di criticare gli abusi di un culto, e insegnano loro cosa è la manipolazione cultuale, aiutandoli a coltivano i tre valori che li renderanno meno vulnerabili alle lusinghe di culto:

1) l’autonomia individuale – la personale capacità di determinare la sua vita con una pressione minima o manipolazione dall’esterno;

2) l’integrazione personale –  Il tentativo di ordinare la sua memoria,  valori, credenze, patrimonio, ecc , in un insieme unitario; e

3) il pensiero critico indipendente –  senza il quale l’autonomia non può essere mantenuta o l’integrazione raggiunta.

 

 

 

References

Zimbardo, P.G., & Hartley, C.F. (1985). Cults go to high school: A theoretical and empirical analysis of the initial stage in the recruitment process.  Cultic Studies Journal, 2, 91-148.

Bird, F., & Reimer, B. (1982).  Participation rates in new religious and para-religious movements.  Journal for the Scientific Study of Religion, 21, 1-14.

American Family Foundation. (1986).  Cultism: A conference for scholars and policy makers.  Cultic Studies Journal, 3, 117-134.

Barker, E. (1983).  The ones who got away: People who attend Unification Church workshops and do not become members.  In Barker, E. (Ed.), Of Gods and Men: New Religious Movements in the West.  Macon, GA: Mercer University Press.

Frank, J. (1974).  Persuasion and Healing.  New York: Shoken Books.

Clark, J.G., Langone, M.D., Schecter, R.E., & Daly, R.C.B. (1981).  Destructive Cult Conversion: Theory, Research, and Treatment.  Bonita Springs, FL:  American Family Foundation.

Freedman, D.X. (1986).  Psychiatric epidemiology counts.  Archives of General Psychiatry, 41, 931-933.

 

fonte: http://www.csj.org/studyindex/studycult/cultqa.htm

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Oltre le credenze: la mia vita segreta in Scientology e la mia fuga straziante

Jenna Miscavige Hill è stata indotta ad obbedire.

Da nipote del leader della Chiesa di Scientology, David Miscavige, è cresciuta all’interno di questa organizzazione molto controversa e potente.  Ma, a ventidue anni, Jenna si è presa una audace pausa, rischiando tutto ciò che avesse mai conosciuto e amato nel lasciare Scientology una volta per tutte. Ora, per la prima volta, lei parla della sua vita, della chiesa  e della sua drammatica fuga, analizzando approfonditamente il nucleo centrale di una religione che, per decenni, è stata oggetto di aspre discussioni e speculazioni in tutto il mondo.

Squarciando il velo di segretezza che ha a lungo avvolto il mondo di Scientology, questa indagine interna rivela senza precedenti conoscenze di prima mano della religione, le sue pratiche oscure e il suo misterioso capo – David Miscavige. Dalla sua separazione forzata dai suoi genitori come un bambino piccolo, al lavaggio del cervello in nome di un bene superiore; dalla sua mancanza di libertà personale per l’enfasi della chiesa a proposito del  reclutamento delle celebrità, Jenna va dietro le quinte della cultura oppressiva e alienante di Scientology, dettagliando un ambiente radicato nel controllo, in cui i seguaci più devoti devono spesso affrontare le pene più dure. Analizzando le voci e i pregiudizi che circondano Scientology in dettaglio sorprendente, lei descrive anche una infanzia di isolamento e di abbandono, un’infanzia che, dolorosa com’era, la preparava ad una vita dura da devota della chiesa nella Sea Org.

Nonostante questa difficoltà, è solo quando la sua famiglia giunge alla dissoluzione che il suo mondo inizia a svelare la chiesa per quello che è: un luogo spietato dove un soffocante conformismo e una potente regola esercitano il controllo psicologico con il pugno di ferro. Di fronte a una scelta straziante, viene spinta verso una fuga coraggiosa, ma non prima di essere messa di fronte ad un’altra prova inerente la famiglia, la fede e l’amore.

Subito accattivante e inquietante, “Oltre le credenze” è un’esplorazione dei limiti della religione e delle lunghe vicissitudini di una donna che l’hanno portata a liberarsi e ad aprire gli occhi.

Fonte: http://exscientologykids.com/jennas-book/

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Traduzione di Lorita Tinelli

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I bambini che vivono in contesti cultuali devono affrontare problemi successivamente

I bambini che crescono in culti religiosi affrontano difficoltà non solo durante la loro infanzia, ma anche dopo aver lasciato il gruppo.

Questa è la conclusione della ricerca che viene presentata oggi, Venerdì 12 Luglio 2013, dalla psicologa Jill Mytton in occasione della conferenza annuale della Divisione della Società di Counselling Psicologico a Cardiff.

Nella sua ricerca Jill Mytton ha lavorato con 262 adulti (95 donne e 167 uomini) che avevano vissuto in un gruppo religioso, sin da bambini. Circa il 70 per cento del campione ha perso la propria famiglia quando è uscito, il 27 per cento ha riferito un abuso sessuale infantile e il 68 per cento ha trovato l’esperienza di uscita traumatica.

La psicologa ha chiesto loro di completare una batteria di scale psicologiche. I risultati hanno mostrato che i punteggi medi dei 264 partiticpanti su queste scale erano significativamente più elevati rispetto alla popolazione generale.

Altre due scale – Gruppo psicologico della Scala di abusi e la misura di Identità  – sono stati utilizzati per valutare l’ambiente di gruppo e il livello di coinvolgimento di gruppo, rispettivamente, e le correlazioni significative sono state trovate tra loro e tutte le misure cliniche. Questo può significare che la specificità del contesto di gruppo, insieme con la forza l’identità del gruppo sono strettamente intrecciate con l’identità personale, e sono fattori chiave per la causa dell’angoscia in questo campione.

la Dr.ssa Mytton dice:

“La seconda generazione di adulti sopravvissuti a gruppi ad alta richiesta incontra particolari difficoltà, non solo durante la loro infanzia, ma anche dopo aver lasciato il gruppo, perché si trovano ad affrontare l’assimilazione in una cultura che non è solo estranea a loro, ma anche che è stata insegnata loro come malvagia e da odiare”

Fonte: http://www.bps.org.uk/news/children-cults-face-later-problems

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Traduzione di Lorita Tinelli

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Interrogazione parlamentare sui minori nelle sette

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08890

Atto n. 4-08890

Pubblicato il 18 dicembre 2012, nella seduta n. 855

ALLEGRINI , GALLONE – Ai Ministri dell’interno, della giustizia, dell’istruzione, dell’università e della ricerca e della salute. –

Premesso che, per quanto risulta alle interroganti:

il fenomeno delle cosiddette derive settarie ha assunto, a livello europeo, dimensioni rilevanti e preoccupanti, destando viva inquietudine anche e soprattutto in relazione alle attività di gruppi e/o movimenti di tipo esoterico, spirituale, pseudoreligioso, pseudoterapico, eccetera, socialmente controversi;

ne sono testimonianza le plurime iniziative del Parlamento europeo e dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e le molteplici risoluzioni e raccomandazioni prodotte;

in particolare, già con raccomandazione n. 1412 (1999), il Consiglio d’Europa ha inteso, tra l’altro, sollecitare gli Stati membri a una fattiva azione di vigilanza e di informazione preventiva, esortando a prestare particolare attenzione alla tutela delle persone maggiormente vulnerabili e dei minori;

più recentemente, in seno alla Conferenza delle Oing presso il Consiglio d’Europa, del 5 ottobre 2010, i rappresentanti della Commissione dei Diritti dell’uomo hanno parimenti espresso rammarico e preoccupazione per il fatto che gli Stati membri del Consiglio d’Europa non risultino aver assunto, a tutt’oggi, misure all’altezza della sfida rappresentata da quei culti abusanti che attentano ai diritti dell’uomo e ai principi fondamentali di tutte le società democratiche, e che, in sintesi, solo pochissimi Stati membri hanno posto in essere vere e proprie politiche preventive a protezione delle fasce più deboli;

nell’ambito della Commissione Affari giuridici e dei diritti dell’uomo dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE), i relatori riunitisi a Parigi il 6 settembre 2012, hanno evidenziato anche che la difficoltà di pervenire ad un unanime consenso europeo in relazione al fenomeno settario non deve assolutamente significare abbandonare l’idea di stabilire delle regole e politiche a livello europeo, finalizzate alla protezione dei minori contro il pericolo rappresentato dalle derive settarie e che occorre difendere l’interesse superiore del bambino da ogni forma di brutalità, maltrattamento e negligenza;

così come in altri Paesi dell’Europa occidentale e centrale, anche in Italia le negligenze e gli abusi commessi ai danni di minori in contesti tipicamente settari risultano fenomeni tutt’altro che sporadici;

nel marzo 2010, veniva arrestato il “guru di San Lorenzo”, fondatore e presidente della associazione denominata R.E. MAYA, per il reato di violenza sessuale a danno di minori;

le violenze venivano giustificate, secondo il leader, con la necessità di modificare il karma delle bambine e trasmettere loro, a tale scopo, il suo Dna sano e curativo che avrebbe impedito il compimento del suo negativo destino e risparmiato alla madre sofferenze altrimenti inevitabili;

la Commissione europea, in riposta all’atto di sindacato ispettivo E-2197/10, ha rilevato che “I fenomeni settari sono particolarmente inquietanti, e alcune attività o situazioni che ne derivano sono suscettibili di rientrare nell’ambito di competenza di strumenti dell’Unione, nella fattispecie di quelli relativi alla tratta degli esseri umani, agli abusi sessuali sui bambini o alle vittime”;

il 7 febbraio 2012 anche la Consulta femminile della Regione Lazio e l’Assessorato alle politiche sociali e famiglia evidenziavano la lentezza del procedimento penale, a tutt’oggi in corso, a carico del guru di San Lorenzo;

recentissima è la notizia di un’approfondita inchiesta condotta dalla polizia postale di Catania, in sinergia con la Procura della Repubblica catanese, che avrebbe reperito su un sito della “Deep Web”, la rete invisibile accessibile tramite rete Tor (ovvero in maniera anonima), immagini di pornografia minorile e infantile;

alcuni dei video raffiguranti una donna adulta in abito da suora e un minore, coinvolti in pose oscene di nudo con richiami a temi blasfemi, sono stati analizzati dagli investigatori che hanno così identificato la donna come madre del bambino e hanno provveduto al suo arresto;

che quest’ultimo, raccapricciante, episodio avrebbe avuto luogo all’interno di una chiesa e al vaglio degli investigatori ci sarebbero indizi tali da ipotizzare l’esistenza di un’estesa organizzazione pedo-satanista;

nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette “sette”, attivata presso la 2ª Commissione permanente (Giustizia) del Senato, in relazione al disegno di legge n. 569 recante “Disposizioni concernenti il reato di manipolazione mentale”, nel corso di un’audizione, in data 9 maggio 2012, veniva dato puntuale resoconto di abusi e sevizie raccapriccianti poste in essere da un piccolo gruppo capeggiato da una “santona” recentemente condannata per maltrattamento su minori, con sentenza della Corte di cassazione, sesta sez. penale, n. 631, del 18 aprile 2012, depositata il 3 luglio 2012;

nella sentenza sono stati considerati gli atti di violenza che si concretizzavano attraverso la forzata imposizione del cibo nei confronti di una minore, anche mediante un atto di violenza fisica, quale la chiusura del naso, nonostante l’evidente intolleranza alla sua assunzione, la costrizione a mangiare di nuovo quanto veniva da lei vomitato, i continui risvegli notturni o l’assoluto impedimento di riposo per partecipare a riti salvifici, il condizionamento delle più elementari manifestazioni di vita, nonché le minacce di punizioni divine o di gravi accadimenti in caso di disobbedienza alle sue direttive;

tuttavia, a seguito della lungaggine dell’iter processuale, i reati di natura penale si sono prescritti e la santona è stata condannata esclusivamente alla mera rifusione delle spese processuali e di grado e a una provvisionale nei confronti delle due minori;

è attualmente in corso il processo contro la cosiddetta “santona” di Prevalle, la quale, secondo le dichiarazioni e le deposizioni processuali di fuoriusciti dalla comunità pseudoreligiosa capeggiata dalla medesima, avrebbe, tra l’altro, malmenato violentemente bambini in tenera età, costringendoli a mangiare il proprio vomito ed escrementi di maiale, segregandoli al buio, nonché sottoponendoli a vere e proprie sevizie e torture psicofisiche con il pretesto che detti trattamenti salvifici occorressero per lavar via le loro colpe e liberarli dagli spiriti maligni;

nel caso di una bimba i reati risulterebbero prescritti e il procedimento a carico della santona e dei suoi collaboratori sarebbe nella fase dell’udienza preliminare da oltre 2 anni;

quattro donne, due delle quali all’epoca minorenni e una incapace, sarebbero state ripetutamente segregate in una stanza con un’unica finestra dotata di sbarre, spesso costrette al digiuno, legate al letto, costrette ad espletare i bisogni in un bagno chimico, costrette ad indossare una sorta di camicia di forza realizzata con tessuto jeans, picchiate e seviziate;

in generale, ai bambini della comunità sarebbero state inflitte atroci violenze quali indurli a mangiare il proprio vomito, i propri escrementi e quelli di animali, costringerli con la testa dentro il wc e dentro una buca ove venivano ricoperti di terra sino al mento, forzarli a pregare per l’intero corso della notte, sottoporli a docce fredde con gli occhi aperti rivolti verso il getto d’acqua, legarli per giorni al letto o al termosifone, percuoterli pesantemente anche con oggetti, costringerli a lavorare anche in una galvanica, eccetera;

cavilli legali avrebbero ulteriormente rallentato l’iter processuale, con il rischio di ulteriori prescrizioni dei reati commessi anche ai danni di minori;

il Consiglio della Regione Toscana ha recentemente attivato una commissione d’inchiesta sull’affidamento dei minori, in relazione alla vicenda meglio nota come “caso Forteto”, ossia una comunità che si occupava proprio di affido di minori, per anni indicata come un esempio di eccellenza nel sostegno e recupero dei minori abusati e maltrattati, a cui lo stesso tribunale dei minori di Firenze, sino alla data del 2009, aveva inviato bambini in affido;

la chiusura delle indagini, nell’ottobre 2012, avrebbe visto il coinvolgimento di 22 indagati per i reati di maltrattamento, alcuni dei quali fondatori del Forteto;

tra i fondatori del Forteto vi sarebbe colui che la procura avrebbe definito quale capo spirituale ovvero santone;

già nel 1980 il Forteto avrebbe sollevato i primi dubbi su alcune forme di plagio nei confronti delle persone che vivevano nella comunità;

nel 1985 sarebbe stata emessa nei confronti del fondatore del Forteto una sentenza di condanna per maltrattamenti e atti di libidine ai danni degli ospiti di detta comunità;

nel 2000 la Corte europea dei diritti dell’uomo, su ricorso di una madre che aveva visto affidare i suoi due figli al Forteto, aveva condannato l’Italia per trattamenti giudicati non conformi alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo;

i giudici scrivevano, tra l’altro, che questa situazione avrebbe « dovuto indurre il Tribunale dei minorenni a esercitare una maggiore sorveglianza riguardo al controllo dei bambini all’interno del Forteto i cui responsabili operano in una comunità che gode di un’ampia libertà e che non sembra sottoposta a un effettivo controllo da parte delle autorità competenti» e che «Senza spiegazioni esaustive non si potrebbe imporre a un genitore di vedere i propri figli collocati in una comunità della quale alcuni responsabili si sono visti infliggere delle condanne gravi in passato per maltrattamenti e abusi sessuali»;

in data 16 luglio 2012 il leader del movimento “Arkeon” veniva condannato in primo grado per i reati di associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione di psicologo unitamente ad altri maestri dell’organizzazione;

anche alcuni minori sarebbero stati coinvolti in particolari riti di forte impatto emotivo, come un bambino che, all’età di soli 10-11 anni, avrebbe partecipato a ben 5 seminari ottenendo il primo livello di master Reiki; durante uno di tali seminari il minore sarebbe stato coinvolto in una introspezione psicologica che avrebbe indotto la madre ad ammettere pubblicamente di aver giocato con i genitali del figlio per farlo addormentare;

il reato di maltrattamento di minori contestato al leader e ad altri sarebbe, tuttavia, stato estinto per intervenuta prescrizione;

appare opportuno ricordare come in particolari contesti settari possono maturare anche efferati delitti, quali l’induzione al suicidio degli adepti e l’omicidio; tale è il caso dei reati commessi dalla nota setta “le Bestie di Satana”, i cui componenti avrebbero ideato e realizzato gli omicidi di alcune giovanissime vittime;

le più importanti pubblicazioni scientifiche internazionali realizzate nell’ambito delle scienze psicologiche e della vittimologia, come gli studi del dottor Paul Martin, del dottor Michael Langone, di Markowits e Halperin, eccetera, riferiscono concordemente che contesti settari chiusi e coercitivi, a rigida struttura gerarchica, diretti da leader che propugnano ideologie assolutiste e si presentano come incarnazioni divine e/o depositari di verità rivelate o di saperi misterici, pongono in essere dinamiche altamente pericolose per lo sviluppo armonico e integrale della personalità del fanciullo nonché per la sua stessa salute fisica. In tali contesti, sovente, i minori vengono separati drasticamente dalle figure genitoriali, viene loro impedito di sviluppare relazioni affettive e sociali al di fuori del gruppo od organizzazione d’appartenenza, risultano non garantiti, o del tutto vietati, la normale scolarizzazione così come il ricorso alle necessarie cure mediche, in modo tale che le “sette” si macchiano sovente di grave negligenza nei confronti dei minori, e ancora, sono grandemente limitate o addirittura negate le normali attività ludiche e ricreative dell’infanzia, imposte ferree discipline fisiche, negata ogni possibilità di autodeterminazione e libera scelta anche per le più elementari manifestazioni del vivere, inculcato il sospetto e il timore che il mondo esterno costituisca una reale minaccia per la vita del leader carismatico e dello stesso gruppo, perpetrate vessazioni e violenze, giustificato e addirittura incoraggiato dal leader carismatico il ricorso ai maltrattamenti e abusi, che egli può, di volta in volta, reinterpretare come necessari all’evoluzione spirituale dei soggetti, e/o come giusta punizione per aver disatteso un suo “divino” ordine e/o per aver mancato di rispetto alla sua persona, nonché per testare la fedeltà dei suoi seguaci. Di fatto, tutto questo ha evidentemente il solo scopo di massimizzare il controllo della leadership sui membri dell’organizzazione;

una dettagliata analisi sulle condizioni di vita dei minori in contesti settari è peraltro riportata nel 9° Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza del 2009, redatto da “Telefono Azzurro” ed “Eurispes”, al cap. 1 titolato “Abuso e disagio”, scheda n. 6;

considerato che, nel nostro Paese, solo operose associazioni di volontariato che si occupano di questo fenomeno sociale e centri studi impegnati anche in attività di prevenzione degli abusi psicologici commessi in contesti settari risultano realizzare, per quanto possibile, opera di informazione preventiva a tutela dei soggetti maggiormente vulnerabili e dei minori;

osservato che:

in Francia, la Commissione interministeriale di vigilanza e di lotta contro le derive settarie ha realizzato già nel 2011 un prezioso strumento a tutela dei minori, ossia la guida titolata “Protezione dei minori contro le derive settarie”;

con l’approvazione del disegno di legge n. 1969-D recante la ratifica ed esecuzione della Convenzione di Lanzarote, anche l’Italia ha finalmente potuto prevedere importanti aggiornamenti normativi in merito ai delitti perpetrati contro l’infanzia;

tuttavia, il sistema della prescrizione del reato che dovrebbe realizzare soprattutto una funzione di garanzia processuale e/o sostanziale (da un lato “sollecitando” l’apparato statuale ad attivarsi per punire un determinato reato e dall’altro garantendo il cittadino, ovvero assicurandogli che non potrà essere esposto per un tempo indefinito ad accuse di reato), di fatto, in un sistema giudiziario come quello italiano, rischia di costituire, sovente, un mero strumento per evitare la condanna;

infine, appare particolarmente grave che negli ultimi anni siano stati tagliati drasticamente i fondi dedicati all’infanzia e all’adolescenza, rimanendo solo il Fondo, peraltro ridotto anch’esso in modo significativo, che finanzia parzialmente la legge 28 agosto 1997, n. 285, recante “Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza”,

si chiede di sapere:

se e quali misure di competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare in relazione alle direttive espresse nella raccomandazione del Consiglio d’Europa del 1999 anche in virtù delle più recenti valutazioni e considerazioni espresse in ambito europeo;

se siano stati o meno realizzati progetti educativi in ambito scolastico finalizzati all’educazione in materia, nonché a tutela dei soggetti più vulnerabili come adolescenti e minori;

se non si ritenga utile e necessario, in tal senso, provvedere anche precisi strumenti informativo-preventivi, come la guida realizzata dalla Missione francese;

se siano al corrente delle vicende sommariamente narrate nel presente atto di sindacato ispettivo o se possiedano, comunque, informazioni e conoscenze in merito alle gravi situazioni di rischio cui sono esposti i minori inseriti in contesti tipicamente settari;

se non ritengano opportuno, per quanto di competenza, promuovere ogni iniziativa utile a prevedere ulteriori inasprimenti delle pene concernenti i reati sessuali contro minori, anche al fine di allungare i tempi della prescrizione (con particolare riferimento ai reati previsti dalle leggi 15 febbraio 1996 n. 66, “Norme contro la violenza sessuale”, e n. 269 del 1998, “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù”, oltre che dalla recente legge 6 febbraio 2006, n. 38, “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet”), sia alla luce delle tante drammatiche vicende di pedofilia, di cui informano quotidianamente le cronache nazionali, sia degli stessi fatti esposti, e tenuto conto che all’annosa questione della lunga durata dei processi nel nostro Paese si aggiungono elementi tipici dei procedimenti minorili, come la difficoltà nell’accertamento dei fatti e nella formazione della prova del reato, dovendosi ricostruire le vicende principalmente sulla base delle dichiarazioni, sovente frammentarie e difficili, rese da bambini provati da esperienze altamente traumatiche e assolutamente disumane;

se non si ritenga dunque urgente e necessario intervenire al fine di introdurre strumenti che consentano ai bambini vittime di crimini aberranti di avere la possibilità di vedere perseguito il reato in qualunque momento, qualora diventati adulti siano in grado di denunciare.

 

Fonte: Senato.it

La prima donna a fare il giro del mondo in bici è passata per Trieste

6 dicembre 2012. San Nicolò ha portato a Trieste una persona davvero eccezionale: si chiama Juliana Buhring, ed è la prima donna che sta ultimando il giro del mondo in bicicletta. Ha varcato l’ex-confine di Rabuiese, dove è stata salutata da due ciclisti di Ulisse Fiab e Salvaiciclisti, e ha accolto il loro invito a cena all’agriturismo di Piscianzi. Lì ho avuto l’occasione di intervistarla, in esclusiva per i lettori di Bora.La.

Juliana, innanzitutto complimenti: sei sorridente e in splendida forma, e ciò conferma che la bicicletta fa bene al corpo e allo spirito!

(Ride) Beh, di sicuro fa bene allo spirito… ma il corpo è stato messo a dura prova. In India sono stata malissimo: ferma quattro giorni in preda a un’influenza intestinale, oltre ad aver pedalato per quattro giorni in mezzo a un ciclone. Non ti dico quante volte sono stata attaccata da cani, e in Australia le gazze mi hanno preso di mira: si scagliavano come kamikaze sul mio caschetto… per non parlare di quando, in Nuova Zelanda, mi sono trovata a rischio di congelare fra le montagne, con il vento a 170 km/h…

E come te la sei cavata?

Beh, immagina la scena: stavo spingendo la bici a mano, attraverso quel vento impossibile e mi sentivo sempre più debole e confusa… a un certo punto, al bordo della strada, ho visto parcheggiato un camper che ondeggiava alle raffiche. Disperata, ho bussato, e sono stata accolta da una coppia di mezza età, che mi ha letteralmente salvato la vita.

Che avventura! Quali paesi hai toccato, e come è nata l’idea di fare il giro del mondo in bicicletta?

Sono partita da Napoli, sono passata per Francia, Spagna e Portogallo, quindi ho attraversato gli Stati Uniti da Boston a Seattle… poi Australia, Nuova Zelanda, Malesia, Thailandia, India, Turchia, Grecia, Macedonia, Albania, Montenegro, Bosnia, Croazia e Slovenia, per rientrare oggi in Italia.
Sai che prima di giugno del 2011 non avevo mai messo piede su una bicicletta? Dopo aver pedalato un po’, ho fatto un primo viaggio tra Berlino e Copenhagen, e l’ho trovato fantastico. Da qui al giro del mondo, beh, il passo è stato breve…

… breve?!

Non sono mai stata un’atleta, ma da sempre sono convinta che niente è impossibile, una volta che te lo metti in testa e decidi di andare fino in fondo. E perché fare il giro del mondo in bici doveva essere impossibile? I miei amici mi prendevano in giro, e anche Antonio, il mio partner che ora mi fa da tour manager da Napoli, non mi aveva preso sul serio. Ma quando ha visto che mi allenavo seriamente e con costanza, ha cominciato a supportarmi pienamente.

E come ti sei allenata?

Beh, il mio piano era solo abituare il corpo a un numero maggiore di chilometri ogni giorno. Pensa che all’inizio mi allenavo con la mia bici ibrida e normali scarpe da ginnastica… poi ho incontrato un grande trainer di ciclisti, Umberto Perna, che ha preso a cuore la mia causa e mi ha allenata seriamente, e mi ha fatto scoprire i pedali con gli attacchini per le scarpette! Dopo qualche mese, fare 120 km al giorno era diventato una cosa naturale.

E ora fai tranquillamente tappe anche di 200 km… con che bici e che equipaggiamento? Dieta particolare?

Dieta… beh, a dire il vero non ho seguito un’alimentazione particolare, ho mangiato praticamente di tutto! Equipaggiamento, il minimo indispensabile: poco più che un cambio di biancheria e di abiti tecnici, oltre agli attrezzi per la manutenzione di Pegasus. Sì, la mia bici si chiama così, perché con lui [sì, per Juliana la bici è un Lui!] sento davvero di avere le ali! Deriva da un modello da corsa in carbonio, è leggerissima – donata dalla Schiano. Ho scelto componentistica ultraleggera, affidabile ma delicata, e un po’ alla volta ho sostituito tutte le parti tranne il telaio, ma su tutti quei chilometri è normale! E comunque, Schiano è stato praticamente il solo sponsor che ho avuto per questa impresa…

Scusa, sei la prima donna a fare il giro del mondo, e nessuno si è fatto avanti per sponsorizzarti? Eppure mi sembri una testimonial perfetta!

Mah, forse ciò è legato alla causa che sto supportando, che non è popolare né alla moda. Faccio il giro del mondo per promuovere la Safe Passage Foundation, che si occupa di diritti dei bambini in situazioni estreme, principalmente quelli cresciuti dentro a sette. Molte volte crescere in una setta significa non avere diritti, essere considerati una proprietà dei genitori o degli organizzatori del culto. Per dire, in certe sette la trasfusone del sangue è proibita, e ciò si può trasformare in una condanna a morte certa anche in casi banali. Per non parlare delle difficoltà che i bambini possono avere a scegliere che tipo di vita fare, o nell’integrarsi negli ambienti esterni.

Immagino che sia molto difficile intervenire in casi come questi: le comunità ristrette sono sempre molto motivate a difendersi dalle intrusioni del “mondo esterno”…

E tantopiù immagina quanto sia difficile viverci per dei bambini! E non ci occupiamo solo di bambini, anche i giovani che escono dai culti hanno bisogno di assistenza. Lo so molto bene, perché io e le mie sorelle siamo cresciute in uno di questi culti, i Bambini di Dio [la stessa in cui sono cresciuti Joaquin e River Phoenix – NdR], e poi siamo fuggite per salvarci: ma una di noi tre non ha retto l’impatto col mondo esterno, e si e tolta la vita. Depressione, disturbi da stress post-traumatico, attacchi di panico, tendenze suicide… vivere dentro a un culto ossessivo ti nega gli strumenti per affrontare il mondo e ti toglie molte possibilità di crescere per quella o  quello che sei.
Ma io sono convinta che non è mai il tuo passato a dettare chi sei: puoi sempre decidere cosa fare della tua vita, e questo mio giro del mondo vuole esserne una prova.

Quindi, sei partita il 23 luglio 2012 con una gran bella bici leggera, pochissime cose al seguito e nessuno sponsor…

… e appena duemila euro, per un viaggio che, più o meno ne sta costando ventiduemila! E sai come me lo sto pagando? Grazie alle donazioni via internet delle persone che mi stanno seguendo sul mio sito e su facebook! La generosità delle persone è davvero straordinaria, commovente. Naturalmente, una parte delle donazioni va alle iniziative di Safe Passage, che dalla mia impresa riceve anche un po’ di attenzione e notorietà. Grazie a tutti, anche a nome di chi potrà essere aiutato con le vostre donazioni!

Ultima domanda… ma dopo aver girato tutto il mondo, dov’è che ti senti a casa?

A Napoli! Io ho girato il mondo anche prima di questa impresa in bici, sono nata in Grecia, da mamma tedesca e papà inglese e sono stata in molti, moltissimi posti… ma a Napoli c’è una magia che mi sussurra questo è il posto che fa per te! È una magia fatta di mare, sole, persone… qualcosa di veramente straordinario!

Fonte: bora.la

AFFILIAZIONE SUBITA: LE COMUNITA’ SETTARIE E I DIRITTI DELL’INFANZIA

Relazione presentata al Convegno ‘Affiliazione e distacco dalle Comunità settarie’ del 7-8 Ottobre 1999 promosso dal Comune di Lucca in collaborazione con Psichiatria e Territorio e Ufficio I.R.C. Diocesi di Lucca
INTRODUZIONE

Il 20 Novembre ricorre l’anniversario della Convenzione dei Diritti del bambino, emanata dall’ONU il 1989.
E’ una recente conquista il riconoscimento che l’uomo abbia un complesso di diritti strettamente e funzionalmente connessi alla sua natura di essere umano, al suo bisogno di costruirsi sempre più compiutamente come persona e al tempo stesso di aprirsi liberamente alla socialità e cioè ad un rapporto con gli altri, che non lo ponga in condizione di disparità.

I DIRITTI DEL BAMBINO
Alla luce dei diritti riconosciuti ad ogni uomo, i Diritti dei Bambini, pur presentando collocazioni specifiche, data la particolare situazione di debolezza propria di chi non ha raggiunto la piena maturità e quindi la necessità di gestirsi in autentica libertà, acquistano una maggiore significanza e un valore più rilevante.
I diritti che la Convenzione garantisce a tutti i bambini sono strettamente legati ai bisogni, che appartengono alla natura dell’uomo e in particolare alla natura del bambino.
Il bisogno va inteso come ciò di cui un individuo non può fare a meno, sia a livello biofisiologico sia a livello psicoaffettivo, intellettuale, sociale, pena l’instaurarsi di una grave forma di deprivazione o frustrazione, che può giungere ad una delle varie manifestazioni di disadattamento, se non fino all’autodistruzione.
I 54 articoli della Convenzione possono essere semplificati in 4 gruppi di Diritti:
• Diritti di partecipazione: sono tutti quei diritti che garantiscono al bambino la possibilità di associarsi, di esprimere un’opinione, di accedere alle informazioni dei media e di ogni altro canale di comunicazione
• Diritti di realizzazione di sé: ne fanno parte i diritti che promuovono il pieno sviluppo del bambino e della sua personalità, mediante la presenza di una famiglia, la garanzia di un’istruzione, la tutela della propria cultura, permettendo di potenziare il loro talento e, non ultimo garantiscono cure speciali ai bambini portatori di handicap
• Diritti della sopravvivenza e del benessere: che garantiscono un livello di vita adeguato, sano e sicuro
• Diritti di protezione: tesi a tutelare il bambino da ogni forma di sfruttamento, maltrattamento, abuso.
ADESIONE A COMUNITA’ SETTARIE
Nonostante le solenni affermazioni costituzionali e le carte dei diritti dei bambini, la violenza continua ad abbattersi sui minori.
Un particolare tipo di violenza, poi, appare agli occhi di molti addirittura di minore importanza. Mi riferisco a quella violenza che il soggetto in evoluzione subisce dal momento in cui la sua famiglia o uno dei suoi genitori entrano a far parte di una comunità settaria.
Purtroppo non sempre la portata del fenomeno è facilmente valutabile. La letteratura scientifica sull’abuso del minore nelle comunità settarie è praticamente inesistente.
Esistono poche ricerche sistematiche sul fenomeno, le poche notizie che si conoscano riguardano casi eclatanti, cioè quelli riguardanti la morte di qualche minore.
Quasi tutte le informazioni disponibili ci provengono da casi individuali, presi in cura o trattati in tribunali o da racconti di fuorusciti o da notizie che ci offre la stampa.
La mia personale esperienza di pratica clinica e di perizie in tribunale, lo studio relativo alle dinamiche fra comunità settarie e minori, mi hanno portato a concludere che l’adesione a certi sistemi strutturati in maniera autoritaria, con il loro modo di fare totalitario, danneggiano fisicamente e psicologicamente l’individuo in evoluzione, proprio perchè prescindono dai suoi diritti/bisogni.
I gruppi con queste caratteristiche difatti:
• Funzionano come sistemi chiusi, spesso isolando l’individuo e, quindi, il soggetto in evoluzione, dalla società
• Vivono secondo un’ideologia assolutista che detta spesso una dura disciplina fisica e addirittura in molti casi ripugna interventi medici
• Usano la religione per giustificare la loro ideologia assolutista, che serve poi, a razionalizzare l’abuso commesso ai danni del minore
LE COMUNITA’ SETTARIE FUNZIONANO COME SISTEMI CHIUSI e si propongono come unici sistemi di vita cui aderire.
Sono l’unica ‘verità’ cui credere!
E’ tipico dei bambini appartenenti ad una comunità settaria non frequentare i propri compagni di scuola, fuori dalle ore scolastiche e, spesso, anche durante! non partecipare alle attività di vita di gruppo e di collaborazione con gli altri. Non sperimentare a scuola, cioè, il senso di cooperazione.
Se consideriamo il gruppo dei Testimoni di Geova, un esempio di struttura altamente gerarchizzata, osserviamo che generalmente ai soggetti in evoluzione sono precluse tutte le possibilità di socializzazione con i coetanei fuori dal gruppo di appartenenza (gite scolastiche, attività extrascolastiche, festeggiamenti vari a scuola, …). I giovani testimoni di Geova, solitamente frequentano coetanei o adulti Testimoni, sia per i momenti di studio della loro dottrina sia per quelli di svago.
In alcune comunità addirittura vengono istituite delle scuole o luoghi di indottrinamento all’interno della propria struttura, onde evitare che i giovani adepti abbiano contatti con i coetanei del mondo esterno.
La Comunità di Damanhur a Torino, per esempio, si fa carico dell’istruzione e dell’educazione del bambino sin dalla nascita. In Damanhur vi sono 4 strutture scolastiche che coprono le fasce dalla prima infanzia fino alla scuola dell’obbligo, con un insegnamento di tipo personalizzato. Poi ci sono corsi universitari e di formazione in genere per i più grandi.

PIU’ E’ ASSOLUTISTA UN’IDEOLOGIA PIU’ GLI ADEPTI DIPENDERANNO DAL LORO LEADER.
L’ideologia, difatti, porterà i gruppi a rinunciare persino alle cure mediche e psicologiche, anche se questo riguarda i minori.
Un esempio ci viene dalla Faith Assembly, una setta ultrafondamentalista americana, guidata da Habart Freeman, che evita le cure mediche anche nei casi di stretta necessità.
Negli anni ’80 fu stimato che questo gruppo avesse un alto grado di mortalità materna (100 volte sulla media) e perinatale (3 volte sula media).
Nel 1984 fu documentata la morte di 84 persone seguaci di questo gruppo. Un ragazzo morì nel giro di 5 mesi per una meningite e dopo 26 giorni un neonato di polmonite.
Nel gruppo Il Tabernacolo della Fede, un altro gruppo americano, morì un bambino di 2 anni per un tumore, nel 1991 un altro bambino morì denutrito e disidratato, perchè aveva dei problemi di deglutizione.
Probabilmente si tratta di casi che avrebbero potuto essere curati!
A Philadelphia nei primi 6 mesi del 1990 fu stimato che su 900 casi di morti infantili, 492 erano figli di adepti a 2 sette che rifiutavano vaccini contro le epidemie.
Tutto questo perchè gli adepti hanno affidato la loro vita al volere di un leader, che ha promosso una ideologia recante regole assolutiste.

LA STRUTTURA GERARCHICA DI QUESTI CULTI SI PRESENTA COME UNA FAMIGLIA. Come tale gli adepti sono soggetti al giudizio ed alla disciplina del proprio leader e vengono incoraggiati a fare solo quello che il ‘capo’ vuole.
La dipendenza di tutti dal leader e l’assunzione della mentalità di gruppo da parte dei genitori diventano elementi di pericolo e di frustrazione per i propri figli. Difatti più i genitori aderiscono al credo del gruppo più il loro ruolo di genitori e di punto di riferimento (e di difesa dalle aggressioni esterne) viene a decadere, maggiore sarà l’influenza dell’ideologia del gruppo sui minori.
QUESTO FAVORISCE LA RAZIONALIZZAZIONE DELL’ABUSO SUL MINORE. Infatti i bambini possono essere sottoposti ad abusi fisici e psicologici se la dottrina seguita li rende leciti.
KENNET WOODEN, giornalista e avvocato, scrisse un libro sui bambini all’interno della setta il Tempio del Popolo, intitolato ‘I bambini di Jonestown’.
Nel suo libro sostiene che l’abuso fisico sui giovani era molto praticato in quella setta. Quando Jones iniziò ad esercitare il suo potere, i bambini venivano picchiati se non lo chiamavano ‘Padre’ o se secondo lui erano stati irrispettosi nei suoi confronti o verso le norme del gruppo, oppure se parlavano o davano confidenza a qualcuno fuori dal gruppo.
All’inizio erano usate le cinture, poi vennero sostituite da frustini e successivamente dalla tavola dell’educazione, un lungo asse di legno.
Un ex membro del gruppo, sopravvissuto al massacro, descrisse l’escalation delle punizioni.
‘Si passava da una disciplina dolce, in cui delle ragazzine venivano denudate di fronte a tutta la comunità e innerse in laghi gelati, a dei veri e propri incontri di box irregolari, dove per colpirsi si usavano dei bastoni di legno. A volte è stato usato l’elettro-shock. Nei casi più disperati i bambini venivano chiusi nelle stanze buie e a loro ci pensavano i mostri dagli occhi azzurri’.
Nel 1986 in un gruppo un bambino di 10 anni fu pestato a morte perchè si credeva fosse posseduto dal demonio.
Nel 1989 in Italia fu attuato un rito esorcista ad opera di alcuni Anziani Testimoni di Geova su una ragazzina affetta da una serie di disturbi psicosomatici.

COSA SUCCEDE AI BAMBINI?

L’infanzia è quel periodo della vita umana in cui l’individuo ha la possibilità di gettare solide basi intellettuali, sulle quali poter costruire gradualmente strutture significative per l’intera specie.
Traumi e difficoltà possono portare allo strutturarsi di forme disturbate di personalità!
Secondo ALICE MILLER, che molto ha scritto sull’infanzia violata, è da considerarsi abuso ogni forma di cecità, indifferenza o disattenzione, verso i bisogni del bambino, lo sfruttamento e l’utilizzazione in ogni senso, sia fisico che psicologico, del piccolo per i desideri dell’adulto, sino ovviamente, al maltrattamento fisico e all’abuso sessuale.
Il bambino, educato secondo un’ideologia assolutista, educato rigidamente dai suoi genitori, maltrattato e abusato, AFFRONTA SENTIMENTI MOLTO CONFUSI E FORTEMENTE AMBIVALENTI.
Non può permettersi di mettere in discussione quanto gli viene insegnato perchè non gli sono trasmessi quegli strumenti emotivi ed intellettivi, che gli permettono di criticare il sistema in cui è immerso.
A furia di ricevere divieti, sviluppa spirito di sacrificio e capacità di sopportare il dolore.
Per sopperire a tutto mette in atto una serie di meccanismi di difesa. La soluzione è una: per potersi mantenere in vita, impiega ogni sua energia per rimuovere dalla coscienza tutta la sofferenza e la rabbia che prova nei confronti di coloro che gli infliggono tanto dolore. Sono proprio queste forme difensive organizzate dalla psiche del bambino, che gli permettono, per il momento, di resistere. In questo modo organizza un ‘senso del sé’ contaminato, confuso.
Secondo la mia esperienza clinica i bambini che vivono nelle comunità settarie diventano fuori ansiosi ed irritabili, a volte furiosamente aggressivi e attaccano i compagni, altre volte si isolano completamente.
Gli incubi notturni non danno loro tregua, urlano e piangono spaventati.
La loro irrequietezza e la loro sovraeccitabilità rispecchiano l’inconscio atteggiamento di chi deve essere sempre pronto a collaborare alle aspettative nei suoi confronti.
Spesso si instaura un vero e proprio circolo vizioso, poichè tali sintomi, invece che segnali di aiuto vengono interpretati segni di cattiveria, di spirito ‘del mondo’, pigrizia e disubbidienza e quindi come comportamenti da reprimere e punire.
Il bambino quindi tenderà inconsapevolmente a nascondere i propri sentimenti e il proprio disagio, per adeguarsi, come già disse Bowlby, ai desideri dei genitori e quindi alle richieste del gruppo di appartenenza, nella speranza di ottenere amore e protezione.
La continuità delle dinamiche relazionali di una setta, aggrava la situazione psicologica, produce cambiamenti della personalità, deformazioni nelle relazioni e nell’identità, che toccano l’immagine corporea, l’immagine interiorizzata dagli altri, cioè quei valori e quegli ideali che dovrebbero fornire un senso di coerenza nelle scelte future.
In questo modo vengono ostacolate le capacità di rendersi individui autonomi dal momento che non si possiede un ‘sé integrato’.
Se dunque un fallimentare contatto con la realtà non fa certo ‘morire’ il bambino, comporta però gravi conseguenze per la psiche in fase di sviluppo.
Secondo WINNICOTT costringe ad instaurare un duplice rapporto con la realtà oggettuale: da un lato, esisterà la radice del vero Sè, vitale e creativa, ma incomunicabile, dall’altro si organizzerà il falso Sè, collegato sì al mondo, ma su basi di sottomissione e sudditanza, che si relaziona alle richieste passivamente.
In questi individui, costretti ad adattarsi a quello che si vuole da loro, non sono più i sentimenti e i desideri spontanei a fare da spartiacque tra il giusto e lo sbagliato, ma i desideri e i sentimenti che i leaders dei vari gruppi, mediante i genitori, proiettano e così inevitabilmente, il giudice di cosa sia lecito e cosa no sarà esterno all’Io dell’individuo.
L’altro giorno in TV è stato trasmesso un documentario sull’abuso dei minori in paesi di guerra e di povertà: i bambini vengono coinvolti in attività illecite, dalla guerra alla prostituzione. Mi ha impressionato che nelle interviste bambini di circa 8 anni, parlavano della loro triste esperienza quasi senza emozione, dimostrando l’adattamento a tutto ciò.
Allo stesso modo appaiono i bambini nelle sette. Pian piano percepiscono come normale quel mondo in cui vivono, staccandosi sempre più dalla realtà oggettiva.
Un bambino troppo programmato nella nascita e nella vita, un bambino incompreso nei suoi effettivi bisogni, precocemente adultizzato, sfruttato, trascurato, un bambino che non trova un’adeguata difesa, un bambino bloccato oggi nel suo itinerario di crescita … sarà domani un adulto infantilizzato ed incompiuto.
Mi auguro che queste riflessioni stimolino gli uomini di potere ed incoraggino tutti quanti gli esperti del settore ad organizzare ricerche sistematiche sul fenomeno, per comprenderlo nella sua totalità e per progettare interventi risolutivi per la tutela dell’infanzia.

BIBLIOGRAFIA

• Psicopatologia del bambino (a cura di A. Guareschi Cazzullo), Edizioni MASSON, Milano 1992
• Normalità e patologia del bambino di Anna Freud, FELTRINELLI, Milano 1992
• Churches that abuse, di Ronald M. Enroth, ZONDERVAN PUBLISHING HOUSE, Michigan USA, 1992
• Children and cults, di Michael Langone e Gary Eisenberg, in Cult Observer, 29 Marzo 1998
• EFFETTI DELL’ADESIONE AI TESTIMONI DI GEOVA SUI MINORI di Lorita Tinelli, Pro Manoscripto, 1999
Lorita Tinelli © riproduzione vietata

Programma convegno:

AFFILIAZIONE E DISTACCO DALLE COMUNITA’ SETTARIE

7-8 Ottobre 1999 –  Lucca, Villa Bottini. *


 

Psichiatria e Territorio
ti invita al convegno organizzato con il patrocinio del Comune di Lucca e del GRIS

 

Giuseppe Ferrari Introduzione alle sette-nuovi movimenti
Segretario GRIS religiosi.
Bologna

Anthony Bateman Cosa accade nei gruppi troppo chiusi
Halliswick Psychotherapy D.H.    L’esperienza delle Comunit� Terapeutiche
Londra (UK)

Eugenio Fizzotti I bisogni psichici prima dell’ingresso nel gruppo
Istituto di Psicologia
Pontificia Universit� Salesiana
Roma

Marco Casonato Le psicosette
Psicologo
direttore di Psicoterapia
Universit� di Torino

Cecilia Gatto Trocchi L’iniziazione e i riti di ingresso
Antropologa culturale
Universit� di Perugia

Mario Di Fiorino Le tecniche di persuasione nella costruzione
Dip. Psichiatria di Viareggio della comunit� settaria
direttore di Psichiatria e Territorio

Marco Chiesa Se le attese si infrangono
Cassel Hospital, Londra (UK)
psicoanalista

Borut Škodlar Lo scenario europeo
Clinica Psichiatrica
Lubiana (Slovenia)

  • Presentazione dell’edizione on line della “Guida bibliografica sulle sette”,
    curata da Angelo Cer�
  • Workshop di Fabio Marchi sulle “tecniche suggestive”,
    impiegate nei gruppi controversi

Mario Betti Il gruppo e la destrutturazione dello stato
(Bagni di Lucca) di coscienza

Lorita Tinelli L’affiliazione subita: le comunit� settarie e i diritti dell’infanzia
Ce.S.A.P. (Noci, BA)

Raffaella Di Marzio Conseguenze dell’affiliazione a comunit�
GRIS (Roma) settarie: che fare?

Maurizio Antonello Le tecniche psicologiche nei gruppi del
Trivignano (VE) Potenziale Umano

Giorgio Gagliardi Le strategie cognitivo-comportamentali del
(Asso, Como) condizionamento apprendimento
nell’affiliazione a movimenti esoterico-religiosi

  • Avr� luogo anche un Simposio sul “Danno jatrogeno”,
    organizzato con il contributo di Smithkline Beecham

Il danno jatrogeno da farmaci.
Il danno jatrogeno da psicoterapia.
Il danno jatrogeno da relazioni gruppali.

 

Segreteria scientifica

per ogni informazione e per l’invio di comunicazioni potete rivolgervi:
dr. Angelo Cer� aceru@laserinforma.com(laserinforma)
dr. Manuela Garuglieri banti@iol.it

Cults: The Most Devastated People Are The Children