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Sette e santoni crescono, le istituzioni tacciono

Il mondo dell’occulto è più vicino di quanto si possa immaginare. Le lobby settarie sono molto attive, specie nei palazzi di potere. Ma lo Stato è assente: in Italia non esiste il reato di manipolazione mentale. Ogni tentativo è miseramente fallito. Un aiuto enorme per i guru che, così, vivono felicemente impuniti

di Carmine Gazzanni
“Queste organizzazioni funzionano con la stessa logica della mafia. Se tu parli, critichi, attacchi e hai il coraggio di esporti, ti bastonano fino a farti zittire. La mafia ti mette nell’acido, questi ti rovinano la reputazione per sempre”.
Il parallelo della dottoressa Lorita Tinelli del Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici) è di quelli che lasciano quanto meno spiazzati. Eppure il mondo – poco conosciuto – delle sette religiose è un mondo inquietante. Fatto di vite distrutte e di abusi di ogni tipo. E, purtroppo, di uno Stato assente grazie al quale tanti santoni e “guru” del mondo occulto rimangono felicemente impuniti. Il motivo risiede nel fatto che in Italia non esiste il reato di manipolazione mentale. Un inspiegabile vuoto normativo grazie al quale il mondo dell’occulto prospera.“LA MIA VITA COL MOSTRO”
Paola vive nella zona di Cesenatico. A distanza di anni è riuscita a rifarsi una vita. Ma, come lei stessa racconta, “molte cose ti restano. Per sempre”. Tutto comincia quando Paola ha solo 15 anni. La madre comincia a frequentare un santone che dice di parlare con la Madonna. “Vivevamo  un momento di difficoltà in quel periodo e tanto è bastato affinché mia madre, e di conseguenza anche io e mia sorella, ci legassimo sempre di più a lui”. Presto la vita di Paola comincia a cambiare radicalmente: “Nel giro di tre mesi mia madre si è letteralmente trasformata: casa divenne piena di quadri della Madonna e di crocifissi, la sera sempre il rosario, due giorni a settimana o digiuno o pane ed acqua. Bisognava seguirlo in tutto e chi non lo seguiva era in mano a Satana”. La musica era di Satana (“conta che io non potevo ascoltare musica se non canti religiosi o Radio Maria. Ho cominciato ad ascoltare musica a 26 anni”), la televisione era di Satana. E così l’oro, i dolci, la cioccolata. Per non parlare poi di discoteche, alcol, locali.

Con il tempo, gli abusi e le richieste cominciarono a diventare sempre più pressanti. “Pian piano mia madre era presa, sempre più presa. Tanto che il santone le disse: ‘Tu avrai grandi prove del fatto che la Madonna ti vuole davvero bene’. Ma affinché questo accadesse, diceva lui, erano necessarie prove. Una di queste prove era quella di non essere attaccata al denaro”.

Il processo, graduale, portò la madre di Paola a comprare al santone qualcosa come venti auto. “Nel giro di dieci anni tutto quello che lui chiedeva, mia madre comprava. Così facendo sono finiti tutti i nostri risparmi, poi ci siamo ridotti a fare debiti, finché non abbiamo dovuto vendere anche la nostra casa”. Ma non basta.
Agli abusi economici si aggiunsero anche quelli sessuali. Il racconto è sconvolgente: “Sia io che mia sorella abbiamo avuto il nostro primo rapporto sessuale con lui. Senza che noi, essendo piccole, ce ne rendessimo nemmeno conto”. Prima semplici discorsi, poi carezze sempre più spinte. “Una ragazza che è cresciuta praticamente fuori dal mondo come è capitato a me, non si rende conto di nulla”. E alla fine, complice una madre completamente annichilita, ecco l’abuso. E non una volta sola. Basti questo: oggi Paola è madre di quattro figli. Tutti avuti dal “mostro”, come oggi lei lo chiama.

Ed è proprio dopo il quarto figlio (e grazie all’aiuto di un sacerdote) che Paola rinsavisce e si allontana per sempre dal santone. Va dai carabinieri per denunciare tutto. Ma la risposta è raggelante: “Quando ho detto che mi costringeva ad avere rapporti con lui, loro mi dicevano: ‘tu eri maggiorenne in quel periodo. Ora non è più dimostrabile nulla, né un abuso né nulla’”. E oggi il “mostro” vive tranquillamente. In libertà. Nonostante, dice Paola, “da quello che so, la stessa cosa è successa anche ad altre cinque ragazze”.

UNA REALTÀ COMUNE  
Di storie come quella di Paola, il mondo occulto è pieno. Sono storie di abusi di ogni genere. È la storia di Giacomo Sotgia, ex adepto di Scientology, che nel suo memoriale del 10 agosto 2010, allegato alla denuncia presentata alla Procura di Pordenone, ricorda che “negli otto anni di affiliazione ritengo di aver versato, a vario titolo, circa novantamila euro”. È la storia di Franco, ex membro della Federazione di Damanhur nel torinese, che uscito dalla setta dopo venti anni, si è trovato senza risparmi e senza alcun contributo versato dato che nella Federazione esiste una moneta propria (il Credito) ovviamente non riconosciuta dallo Stato italiano.

È la storia, ancora, di famiglie spezzate. Come nel caso di Greta il cui ex compagno è fuggito con ben 150mila euro da donare ancora alla Federazione di Damanhur. Soldi che entrambi i genitori avevano racimolato per un solo obiettivo: pagare le spese universitarie per la figlia. È, ancora, il caso di un uomo di Bergamo, sposato con una testimone di Geova. Dopo vari tentativi di farlo convertire, lei decide di mollarlo, di punto in bianco. Portandosi con sé la figlia. E impedendole qualsiasi tipo di contatto con il padre. Oggi è la figlia stessa, plagiata, che non vuole più vedere il padre perché, dice, “se non ti converti, se non diventi un fratello, morirai”.

VUOTO ISTITUZIONALE  
Lo Stato, però, preferisce non intervenire. Nonostante il fenomeno sia in evidente espansione (un recente studio del Codacons parla di un fatturato dell’occulto che è arrivato nell’ultimo anno a oltre 8 miliardi, con 13 milioni di italiani nella rete), non abbiamo dei dati certi e ufficiali sul numero delle organizzazioni settarie presenti nel nostro territorio. L’ultimo rapporto che possediamo, realizzato dal Viminale, risale addirittura al 1998. Eppure, già allora si parlava di 76 movimenti religiosi per un totale di 78.500 affiliati. Il numero, però, col tempo è cresciuto a dismisura. “In quel periodo –  spiega la dottoressa Tinelli – il Ministero degli interni si occupò esclusivamente dei movimenti magico-esoterici che non sono la totalità dei gruppi esistenti oggi a livello nazionale. Attualmente riteniamo che ci siano all’incirca circa 500 gruppi organizzati”. Insomma, un aumento approssimativo di oltre il 500% nel giro di 16 anni.

Verrebbe da chiedersi, a questo punto, come sia possibile che non ci sia il benché minimo controllo di tale fenomeno. Semplice: l’Italia non ha una legge ad hoc. “Tanti santoni, guru o capisetta – dice Maurizio Alessandrini, presidente della Favis (Associazione Familiari delle Vittime delle Sette) – possono tranquillamente fare quello che fanno perché in Italia non esiste a riguardo una tutela”. “Bisognerebbe reintrodurre – chiosa la dottoressa Tinelli – il reato di manipolazione mentale”. Già, reintrodurre. Perché in Italia c’era. L’articolo 603 del codice penale, infatti, prevedeva che chi sottoponeva “una persona al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione” poteva essere condannato fino a 15 anni di reclusione. Tuttavia dopo il caso Braibanti (nel 1967 un intellettuale di sinistra, aveva avuto rapporti omosessuali con due giovani. Uno dei due, però, spinto dai genitori, denunciò il tentativo di Braibanti di “introdursi nella sua mente”), la Consulta ha dichiarato il reato incostituzionale perché “reato d’opinione”. Da allora tutti i tentativi fatti per reintrodurlo sono miseramente falliti.  ”E’ chiaro – puntualizza Alessandrini – che non è nostro scopo resuscitare il vecchio reato di plagio, che la Consulta definì opportunamente una mina vagante nel nostro ordinamento giuridico. Auspichiamo però che lo Stato italiano possa adottare idonee misure legislative che prevengano e contrastino il condizionamento psicologico degli individui”.

Anche a causa delle pressioni delle lobby settarie, molto attive in Parlamento. L’ultimo tentativo di peso si è avuto nel 2005, quando un ddl sull’introduzione del reato di plagio è stato approvato dalla commissione Giustizia. Arrivato però in Aula a Palazzo Madama, dopo vari rinvii, è stato congelato, fino a scomparire dall’agenda politica. Anche in questa legislatura qualcuno ci ha riprovato. Come Pino Pisicchio che, il 15 marzo 2013, ha presentato una nuova proposta di legge sull’introduzione del reato di manipolazione mentale. Il ddl, però, non è mai stato nemmeno calendarizzato in commissione.

SANTI IN PARADISO
La domanda, allora, nasce spontanea: perché, nonostante il problema sia sotto la luce del sole, dopo anni e anni l’Italia non è stata in grado di attuare una legge che possa contrastare il mondo settario? “Dietro tutto questo c’è qualcosa di molto più grande”, dice Rocco Politi, ex testimone di Geova. Interessi, lobby, legami politici. Tesi che trova conferma con quanto raccontato nel libro-inchiesta “Occulto Italia” agli autori Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli dal senatore Antonino Caruso: “Già nel 2005, da presidente della commissione Giustizia, misi all’ordine del giorno la discussione di un ddl sulla manipolazione mentale. Pochi giorni e arrivò nelle mani di tutti i senatori della commissione un costoso libro di Scientology in cui si raccoglievano tutte le fantastiche opere dell’organizzazione. Non credo sia stato un caso”.

Probabilmente, però, non c’è affatto da stupirsi. Tutte le sette religiose cercano legami. E le maggiori riescono anche facilmente ad attrarre uomini politici che, a loro volta, sanno di andare incontro ad un ricco bacino di voti. Un esempio su tutti: prima che il transfugo Domenico Scilipoti abbandonasse l’Idv, fu incaricato dallo stesso Antonio Di Pietro di dar vita al primo Forum nazionale antiplagio e al cosiddetto Osservatorio nazionale sulle sette abusanti. Peccato però che non si giunse mai a nulla di concreto dato che, tra le altre cose, lo stesso Scilipoti ha dato vita, poco tempo dopo, al Movimento Olistico, vicino alla Federazione Damanhuriana. Coincidenze? Forse. Certo è che sono tante.

ASSOCIAZIONI ABBANDONATE
Il risultato di questo quadro è che gli unici a lottare contro il mondo settario e ad offrire aiuto ai fuoriusciti spaesati sono le associazioni attive sul territorio, spesso fondate dagli stessi ex fuoriusciti,  come nel caso di Rocco Politi che ha fondato “Quo vadis”, proprio “per l’aiuto alle vittime dell’ostracismo dei movimenti religiosi alternativi devianti”. Senza un aiuto istituzionale, però, tali associazioni sono totalmente abbandonate, vittime di intimidazioni, anche pesanti. È il caso di Lorita Tinelli, la psicologa da sempre attiva nel contrasto al mondo delle sette con il Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici) e che ormai vive una situazione di costanti pressioni.

La dottoressa, una studiosa impegnata nella tutela delle vittime di Arkeon, organizzazione pugliese sconquassata da pesanti inchieste giudiziarie che hanno portato ad una condanna definitiva per abusi sessuali di un maestro, mentre altri sono stati condannati in primo grado per associazione a delinquere. “Eravamo in tre in prima linea – ci dice – Ci hanno bersagliato e infamato in tutti i modi. Uno di noi tre, un altro psicologo, dopo pesantissime ingiurie si è suicidato nel 2010”. Le intimidazioni sono di ogni genere possibile: non solo l’attacco giuridico (“ci riempiono di denunce per diffamazione che ovviamente non hanno mai vinto”), ma anche continue  accuse infamanti tramite blog anonimi. “Addirittura – dice Tinelli – sono entrati nei computer, sono entrati nella nostra posta, l’hanno pubblicata arbitrariamente su un sito anonimo dimostrando, secondo loro, che noi avremmo congegnato un complotto”. Insomma, l’assurdo. Che sguazza in un imbarazzante vuoto normativo.

Damanhur: UTOPIA o DISTOPIA

Vorrei portare alla vostra attenzione un fatto che dovrebbe far discutere, ovvero come le notizie, troppo spesso parziali, personali, contraddistinte da fugaci conoscenze di poche persone riescano ad avvolgere la comunità damanhur in un alone etico-spirituale immeritato.

La comunità damanhur non è etico-spirituale, ma una realtà magico-esoterica. Dico ciò perché molte notizie non prendono in considerazione la reale natura delle cose. Questo atteggiamento porta inevitabilmente a fraintendimenti anche molto fastidiosi ed offensivi nella libertà nella onestà intellettuale e morale altrui. E’ mio desiderio informarvi che le peculiarità della comunità damanhur non sono compatibili con il cattolicesimo e con qualsiasi altra confessione che ripudi la magia e le divinazioni. L’omertà impedisce agli addetti ai lavori di avvisare le persone dell’uso indiscriminato di magia, stregoneria, divinazioni e l’abiura dei sacramenti cattolici e non cattolici per adorare una divinità pagana, aliena. Di aver giurato obbedienza incondizionata al maestro, alla scuola di magia, alle loro regole ed ai fini della comunità, che si pone al di fuori di ogni legislazione e normativa sociale e religiosa.

A suo tempo Monsignor Luigi Bettazzi espresse l’anatema contro coloro che ne facevano parte, asserendo l’uscita dal cattolicesimo ai membri della comunità.

Il mio obbiettivo non è la critica negativa ma la coerenza nell’informazione, proprio in difesa di quella ostentata libertà di pensiero sbandierata come un vessillo della comunità. Trovo corretto aggiungere anche eventi di cronaca giudiziaria che hanno interessato il maestro spirituale e la comunità tutta. Mi riferisco alla condanna per evasione fiscale, alle cause di lavoro ed alla cronaca che ha messo in evidenza la chiusura del loro centro salute per irregolarità amministrative.

Certamente non si può non aggiungere le inchieste mediatiche di RAI3 off the report ed il libro OCCULTO ITALIA.

Comprendo che ognuno possa e debba esprimere le proprie opinioni dal proprio punto di vista, ma sempre restando nel tema dell’oggettività. Anche la comunità IL FORTETO è crollata sotto le inchieste giudiziarie, come la comunità ARKEON ha fatto la stessa fine, tutte e due interessate e legittimate in qualche modo da Sacerdoti e/o professionisti, che hanno messo ingenuamente a loro disposizione lo spirito di carità, di servizio ed amore. Così come loro, anche altre persone in buonafede si fidano di ciò che dichiarano, senza considerare che sono solo esternazioni di facciata. Trovo fondamentale l’onestà nel confronto, della comunicazione o relazione con le persone con le quali si stabilisce un dialogo, vuoi per lavoro, vuoi per puro diletto, vuoi per condivisione di una passione. Nascondere aspetti così determinanti in un dialogo aperto, sincero, propone solamente la malafede, una condizione sbilanciata di confronto in cui la parte interessata svolge solamente un ruolo fittizio per promuovere la propria comunità o filosofia, utilizzando la personale affabilità o educazione o disponibilità. Sono indignato ed amareggiato per la leggerezza con cui vengono pubblicizzati certi luoghi, minimizzate le situazioni quando non addirittura esaltate come solutorie dei mali del mondo. Se desiderate avere alcune informazioni diverse, visitate il sito: http://www.caproespiatorio.net

Franco Da Prato

Plagio: da Braibanti al caso Arkeon, il buco nero della legge

Aldo Braibanti, intellettuale di sinistra e militante antifascista degli anni ’60, diventa popolare per essere stata la prima persona in Italia a essere condannata per plagio, reato prescritto dal codice penale di derivazione fascista. Secondo l’articolo 603, infatti, chi sottopone un individuo “al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione” è punito con la reclusione dai 5 ai 15 anni.
Colpa del Braibanti è quella di aver iniziato una storia sentimentale con due diciannovenni, Piercarlo Toscani e Giovanni Sanfratello. La relazione omosessuale beneficia di una tacita approvazione –per quanto in quei tempi è ancora considerata un tabù– finché Giovanni nel 1964 lascia la famiglia per convivere con Aldo. Ippolito Sanfratello, padre del ragazzo, poco dopo porta il figlio in manicomio e denuncia lo scrittore emiliano nato nel 1922. Ha così inizio il processo. A suo favore si mobilita l’ala intellettuale di sinistra rappresentata da Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Umberto Eco, Alberto Moravia, Marco Pannella.
Giovanni –che in seguito subirà una serie di elettroshock– depone a favore di Aldo, mentre l’altro ragazzo, Piercarlo, dichiara il tentativo di Braibanti di “introdursi nella sua mente”. Il processo si chiude. Aldo Braibanti viene condannato a 9 anni di reclusione, condanna che viene ridotta a 6 in appello, di cui 2 condonati per la precedente attività partigiana e altri 2 per la condizionale. Nel 1969 da Rebibbia Aldo Braibanti torna ad essere un uomo libero.
Nel 2006 il Governo Prodi, su proposta
di alcuni parlamentari dell’Unione, concede a Braibanti un vitalizio per le sue gravi condizioni fisiche in base alla legge Bacchelli, norma che ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Fondo a favore di cittadini illustri che versino in stato di particolare necessità. Si chiude così, almeno agli occhi della giustizia, una delle pagine più controverse della storia.
È nel 1981 che il reato di plagio diventa incostituzionale. Alla fine degli anni ‘70 il prete Aldo Grasso viene accusato di aver plagiato dei minorenni. I giudici costituzionali, memori del caso Braibanti, dopo un dettagliato esame dell’articolo 603 parlano di impossibilità di attribuire alla norma un contenuto oggettivo e dunque l’assoluta arbitrarietà della sua applicazione. Il reato pensato per la tutela dei più deboli viene dunque cancellato per la sua intrinseca pericolosità verso la libertà personale di ognuno.

Fra individui psichicamente normali, l’esternazione da parte di un essere umano di idee e di convinzioni su altri esseri umani può provocare l’accettazione delle idee e delle convinzioni così esternate e dar luogo ad uno stato di soggezione psichica nel senso che questa accettazione costituisce un trasferimento su altri del prodotto di un’attività psichica dell’agente e pertanto una limitazione del determinismo del soggetto.
Questa limitazione, come è stato scientificamente individuato ed accertato, può dar luogo a tipiche situazioni di dipendenza psichica che possono anche raggiungere, per periodi più o meno lunghi, gradi elevati come nel caso del rapporto amoroso, del rapporto fra il sacerdote e il credente, fra il maestro e l’allievo, fra il medico e il paziente ed anche dar luogo a rapporti di influenza reciproca.
Ma è estremamente difficile se non impossibile individuare sul piano pratico e distinguere a fini di conseguenze giuridiche –con riguardo ad ipotesi come quella in esame– l’attività psichica di persuasione da quella anch’essa psichica di suggestione. Non vi sono criteri sicuri per separare e qualificare l’una e l’altra attività e per accertare l’esatto confine fra esse
.” (Corte Costituzionale, sentenza 96/1981)

Nel 1988 Rosa Russo Jervolino, Ministro degli Interni, punta a reintrodurre il plagio in chiave psicologica almeno riguardo i minori punendo chi tramite espedienti ponga il minore in stato di soggezione tanto da confinare le libertà personali e impedire la capacità di sottrarsi alle imposizioni altrui. Al no del Parlamento la falla legislativa si trasforma in un buco nero.
È del 2005 l’ultimo tentativo italiano di colmare l’assenza. Dalla Commissione Giustizia del Senato arriva l’approvazione di un ddl proposto dalla maggioranza che supera i limiti del vecchio articolo 603. Il testo parla di “soggezione continuativa tale da escludere o da limitare grandemente la libertà di autodeterminazione”. Si accende la speranza di migliaia di persone e famiglie che si sono imbattute in queste situazioni. Al Senato l’opposizione di centrosinistra disapprova il disegno, parlando di restaurazione “di un potere di ingerenza dello Stato nei rapporti di comunicazione, di fiducia, di affetto, di devozione (…)”(1).
Addirittura Giampaolo Zancan dei Verdi evoca il diritto e la libertà personale di rivolgersi a presunti guaritori per curare malattie terminali. Dove finisce la mia capacità di aderire a un’idea e inizia il potere che l’altro ha su di me? Come tracciare un confine che sia per tutti lo stesso? All’interno della maggioranza i favorevoli non sono più così compatti e il sostegno si sbriciola. Il progetto di legge viene prima congelato dunque cassato. Il buco nero si è trasformato in voragine.
Mentre altri stati europei come Francia, Belgio e Germania
, con il prolificare delle sette religiose hanno nei decenni provveduto a sanare questo problema con delle leggi ad hoc, in Italia il caso Arkeon ha palesato la nostra situazione in merito.

 

Il metodo Arkeon inventato dal maestro Vito Carlo Moccia promotore dell’associazione Sacred Path ha promesso la felicità almeno a 10.000 persone. Frequentando i seminari l’adepto poteva lavorare sul proprio potere personale accrescendolo, ottenendo dunque successo in tutti gli ambiti della vita. Gli incontri andavano da quelli di base, più economici fino ad arrivare ai master per diventare “maestro”. Un range dai 260 ai 12.000 euro.
Secondo la teoria di base al suo sistema il 98% di ognuno di noi sarebbe stato abusato da un parente prima dei 5 anni d’età. Da quel trauma avrebbero origine tutti gli squilibri emotivi e psicologici di ciascuno. Un ex maestro Arkeon raccontando degli esercizi di iperventilazione praticati ai partecipanti parla della possibilità di raggiungere stati di regressione, facendo affiorare antichi ricordi ed emozioni. Spiega che quando c’è iperossigenazione è possibile la comparsa di nausea, salivazione, vertigine, sintomi già documentati dalla psicologa americana Margaret Singer 20 anni fa che aveva dimostrato come l’iperventilazione conducesse all’alterazione dell’equilibrio chimico del sangue.
Moccia giustificava tutto con l’abuso; ogni cosa uscita da una persona (vomito, saliva) era sintomo dell’abuso. La persuasione fisiologica era dunque fatta: agire sul corpo per “guidare” la mente. Agli incontri era perfino promessa la guarigione da AIDS, cancro, omosessualità
Sacred Path
godeva inoltre del sostegno e della “pubblicità” da parte del frate Raniero Cantalamessa, conduttore su Raiuno di A Sua Immagine, programma in cui spiegava il Vangelo della domenica. Il predicatore lodava il sistema Arkeon, sottolineandone l’impegno sociale. Padre Raniero, a inchiesta avviata, manda in onda all’interno del suo programma un’intervista in cui si loda Arkeon che fa scalpore. Più tardi si dichiarerà estraneo alla conoscenza degli abusi e chiuderà i suoi rapporti con Moccia.
Nel 2006 la procura barese avvia le indagini. Tre anni dopo il giudice per l’udienza preliminare Marco Guida rinvia a giudizio Moccia e dieci suoi collaboratori contestandogli i reati di truffa, associazione a delinquere, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata e maltrattamenti su minori. Non si parla dunque di manipolazione mentale.
A settembre 2012 Moccia e altri 7 maestri sono condannati per i reati di associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione medica, il promotore e capo Moccia dovrà scontare due anni e otto mesi di reclusione. La pena più pesante va al maestro Antonio Morello, condannato a 4 anni e mezzo per violenza sessuale. I giudici hanno riconosciuto inoltre il danno recato all’ordine degli psicologi, che hanno chiesto un risarcimento di un milione di euro.

 

Una sentenza che non accontenta nessuno. I capi Arkeon si sono visti chiudere i corsi ed etichettare il marchio di associazione a delinquere. Le vittime invece speravano nel riconoscimento anche di altre imputazioni. Mentre la giustizia fa il suo corso, fino all’ultimo grado di giudizio, il tempo lavora a favore della prescrizione.
Il groviglio processuale mostra chiaramente questa vacatio legis e la necessità di una legge giusta sul plagio e sul controllo delle menti. E non c’è legge giusta senza una definizione giusta e oggettiva.

 

Laura Fedel


[1] Resoconto stenografico della seduta numero 828 del 28 giugno 2005, Senato della Repubblica, da Gianni Del Vecchio, Stefano Pitrella, Occulto Italia, 2011, Bur,  p. 458.

Aldo Braibanti, intellettuale di sinistra e militante antifascista degli anni ’60, diventa popolare per essere stata la prima persona in Italia a essere condannata per plagio, reato prescritto dal codice penale di derivazione fascista. Secondo l’articolo 603, infatti, chi sottopone un individuo “al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione” è punito con la reclusione dai 5 ai 15 anni.
Colpa del Braibanti è quella di aver iniziato una storia sentimentale con due diciannovenni, Piercarlo Toscani e Giovanni Sanfratello. La relazione omosessuale beneficia di una tacita approvazione –per quanto in quei tempi è ancora considerata un tabù– finché Giovanni nel 1964 lascia la famiglia per convivere con Aldo. Ippolito Sanfratello, padre del ragazzo, poco dopo porta il figlio in manicomio e denuncia lo scrittore emiliano nato nel 1922. Ha così inizio il processo. A suo favore si mobilita l’ala intellettuale di sinistra rappresentata da Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Umberto Eco, Alberto Moravia, Marco Pannella.
Giovanni –che in seguito subirà una serie di elettroshock– depone a favore di Aldo, mentre l’altro ragazzo, Piercarlo, dichiara il tentativo di Braibanti di “introdursi nella sua mente”. Il processo si chiude. Aldo Braibanti viene condannato a 9 anni di reclusione, condanna che viene ridotta a 6 in appello, di cui 2 condonati per la precedente attività partigiana e altri 2 per la condizionale. Nel 1969 da Rebibbia Aldo Braibanti torna ad essere un uomo libero.
Nel 2006 il Governo Prodi, su proposta
di alcuni parlamentari dell’Unione, concede a Braibanti un vitalizio per le sue gravi condizioni fisiche in base alla legge Bacchelli, norma che ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Fondo a favore di cittadini illustri che versino in stato di particolare necessità. Si chiude così, almeno agli occhi della giustizia, una delle pagine più controverse della storia.
È nel 1981 che il reato di plagio diventa incostituzionale. Alla fine degli anni ‘70 il prete Aldo Grasso viene accusato di aver plagiato dei minorenni. I giudici costituzionali, memori del caso Braibanti, dopo un dettagliato esame dell’articolo 603 parlano di impossibilità di attribuire alla norma un contenuto oggettivo e dunque l’assoluta arbitrarietà della sua applicazione. Il reato pensato per la tutela dei più deboli viene dunque cancellato per la sua intrinseca pericolosità verso la libertà personale di ognuno.

 

 

Fra individui psichicamente normali, l’esternazione da parte di un essere umano di idee e di convinzioni su altri esseri umani può provocare l’accettazione delle idee e delle convinzioni così esternate e dar luogo ad uno stato di soggezione psichica nel senso che questa accettazione costituisce un trasferimento su altri del prodotto di un’attività psichica dell’agente e pertanto una limitazione del determinismo del soggetto.
Questa limitazione, come è stato scientificamente individuato ed accertato, può dar luogo a tipiche situazioni di dipendenza psichica che possono anche raggiungere, per periodi più o meno lunghi, gradi elevati come nel caso del rapporto amoroso, del rapporto fra il sacerdote e il credente, fra il maestro e l’allievo, fra il medico e il paziente ed anche dar luogo a rapporti di influenza reciproca.
Ma è estremamente difficile se non impossibile individuare sul piano pratico e distinguere a fini di conseguenze giuridiche –con riguardo ad ipotesi come quella in esame– l’attività psichica di persuasione da quella anch’essa psichica di suggestione. Non vi sono criteri sicuri per separare e qualificare l’una e l’altra attività e per accertare l’esatto confine fra esse
.” (Corte Costituzionale, sentenza 96/1981)

 

Nel 1988 Rosa Russo Jervolino, Ministro degli Interni, punta a reintrodurre il plagio in chiave psicologica almeno riguardo i minori punendo chi tramite espedienti ponga il minore in stato di soggezione tanto da confinare le libertà personali e impedire la capacità di sottrarsi alle imposizioni altrui. Al no del Parlamento la falla legislativa si trasforma in un buco nero.
È del 2005 l’ultimo tentativo italiano di colmare l’assenza. Dalla Commissione Giustizia del Senato arriva l’approvazione di un ddl proposto dalla maggioranza che supera i limiti del vecchio articolo 603. Il testo parla di “soggezione continuativa tale da escludere o da limitare grandemente la libertà di autodeterminazione”. Si accende la speranza di migliaia di persone e famiglie che si sono imbattute in queste situazioni. Al Senato l’opposizione di centrosinistra disapprova il disegno, parlando di restaurazione “di un potere di ingerenza dello Stato nei rapporti di comunicazione, di fiducia, di affetto, di devozione (…)”(1).
Addirittura Giampaolo Zancan dei Verdi evoca il diritto e la libertà personale di rivolgersi a presunti guaritori per curare malattie terminali. Dove finisce la mia capacità di aderire a un’idea e inizia il potere che l’altro ha su di me? Come tracciare un confine che sia per tutti lo stesso? All’interno della maggioranza i favorevoli non sono più così compatti e il sostegno si sbriciola. Il progetto di legge viene prima congelato dunque cassato. Il buco nero si è trasformato in voragine.
Mentre altri stati europei come Francia, Belgio e Germania
, con il prolificare delle sette religiose hanno nei decenni provveduto a sanare questo problema con delle leggi ad hoc, in Italia il caso Arkeon ha palesato la nostra situazione in merito.

 

Il metodo Arkeon inventato dal maestro Vito Carlo Moccia promotore dell’associazione Sacred Path ha promesso la felicità almeno a 10.000 persone. Frequentando i seminari l’adepto poteva lavorare sul proprio potere personale accrescendolo, ottenendo dunque successo in tutti gli ambiti della vita. Gli incontri andavano da quelli di base, più economici fino ad arrivare ai master per diventare “maestro”. Un range dai 260 ai 12.000 euro.
Secondo la teoria di base al suo sistema il 98% di ognuno di noi sarebbe stato abusato da un parente prima dei 5 anni d’età. Da quel trauma avrebbero origine tutti gli squilibri emotivi e psicologici di ciascuno. Un ex maestro Arkeon raccontando degli esercizi di iperventilazione praticati ai partecipanti parla della possibilità di raggiungere stati di regressione, facendo affiorare antichi ricordi ed emozioni. Spiega che quando c’è iperossigenazione è possibile la comparsa di nausea, salivazione, vertigine, sintomi già documentati dalla psicologa americana Margaret Singer 20 anni fa che aveva dimostrato come l’iperventilazione conducesse all’alterazione dell’equilibrio chimico del sangue.
Moccia giustificava tutto con l’abuso; ogni cosa uscita da una persona (vomito, saliva) era sintomo dell’abuso. La persuasione fisiologica era dunque fatta: agire sul corpo per “guidare” la mente. Agli incontri era perfino promessa la guarigione da AIDS, cancro, omosessualità
Sacred Path
godeva inoltre del sostegno e della “pubblicità” da parte del frate Raniero Cantalamessa, conduttore su Raiuno di A Sua Immagine, programma in cui spiegava il Vangelo della domenica. Il predicatore lodava il sistema Arkeon, sottolineandone l’impegno sociale. Padre Raniero, a inchiesta avviata, manda in onda all’interno del suo programma un’intervista in cui si loda Arkeon che fa scalpore. Più tardi si dichiarerà estraneo alla conoscenza degli abusi e chiuderà i suoi rapporti con Moccia.
Nel 2006 la procura barese avvia le indagini. Tre anni dopo il giudice per l’udienza preliminare Marco Guida rinvia a giudizio Moccia e dieci suoi collaboratori contestandogli i reati di truffa, associazione a delinquere, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata e maltrattamenti su minori. Non si parla dunque di manipolazione mentale.
A settembre 2012 Moccia e altri 7 maestri sono condannati per i reati di associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione medica, il promotore e capo Moccia dovrà scontare due anni e otto mesi di reclusione. La pena più pesante va al maestro Antonio Morello, condannato a 4 anni e mezzo per violenza sessuale. I giudici hanno riconosciuto inoltre il danno recato all’ordine degli psicologi, che hanno chiesto un risarcimento di un milione di euro.

 

Una sentenza che non accontenta nessuno. I capi Arkeon si sono visti chiudere i corsi ed etichettare il marchio di associazione a delinquere. Le vittime invece speravano nel riconoscimento anche di altre imputazioni. Mentre la giustizia fa il suo corso, fino all’ultimo grado di giudizio, il tempo lavora a favore della prescrizione.
Il groviglio processuale mostra chiaramente questa vacatio legis e la necessità di una legge giusta sul plagio e sul controllo delle menti. E non c’è legge giusta senza una definizione giusta e oggettiva.

 

Laura Fedel


[1] Resoconto stenografico della seduta numero 828 del 28 giugno 2005, Senato della Repubblica, da Gianni Del Vecchio, Stefano Pitrella, Occulto Italia, 2011, Bur,  p. 458.

Interrogazione parlamentare sui minori nelle sette

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08890

Atto n. 4-08890

Pubblicato il 18 dicembre 2012, nella seduta n. 855

ALLEGRINI , GALLONE – Ai Ministri dell’interno, della giustizia, dell’istruzione, dell’università e della ricerca e della salute. –

Premesso che, per quanto risulta alle interroganti:

il fenomeno delle cosiddette derive settarie ha assunto, a livello europeo, dimensioni rilevanti e preoccupanti, destando viva inquietudine anche e soprattutto in relazione alle attività di gruppi e/o movimenti di tipo esoterico, spirituale, pseudoreligioso, pseudoterapico, eccetera, socialmente controversi;

ne sono testimonianza le plurime iniziative del Parlamento europeo e dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e le molteplici risoluzioni e raccomandazioni prodotte;

in particolare, già con raccomandazione n. 1412 (1999), il Consiglio d’Europa ha inteso, tra l’altro, sollecitare gli Stati membri a una fattiva azione di vigilanza e di informazione preventiva, esortando a prestare particolare attenzione alla tutela delle persone maggiormente vulnerabili e dei minori;

più recentemente, in seno alla Conferenza delle Oing presso il Consiglio d’Europa, del 5 ottobre 2010, i rappresentanti della Commissione dei Diritti dell’uomo hanno parimenti espresso rammarico e preoccupazione per il fatto che gli Stati membri del Consiglio d’Europa non risultino aver assunto, a tutt’oggi, misure all’altezza della sfida rappresentata da quei culti abusanti che attentano ai diritti dell’uomo e ai principi fondamentali di tutte le società democratiche, e che, in sintesi, solo pochissimi Stati membri hanno posto in essere vere e proprie politiche preventive a protezione delle fasce più deboli;

nell’ambito della Commissione Affari giuridici e dei diritti dell’uomo dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE), i relatori riunitisi a Parigi il 6 settembre 2012, hanno evidenziato anche che la difficoltà di pervenire ad un unanime consenso europeo in relazione al fenomeno settario non deve assolutamente significare abbandonare l’idea di stabilire delle regole e politiche a livello europeo, finalizzate alla protezione dei minori contro il pericolo rappresentato dalle derive settarie e che occorre difendere l’interesse superiore del bambino da ogni forma di brutalità, maltrattamento e negligenza;

così come in altri Paesi dell’Europa occidentale e centrale, anche in Italia le negligenze e gli abusi commessi ai danni di minori in contesti tipicamente settari risultano fenomeni tutt’altro che sporadici;

nel marzo 2010, veniva arrestato il “guru di San Lorenzo”, fondatore e presidente della associazione denominata R.E. MAYA, per il reato di violenza sessuale a danno di minori;

le violenze venivano giustificate, secondo il leader, con la necessità di modificare il karma delle bambine e trasmettere loro, a tale scopo, il suo Dna sano e curativo che avrebbe impedito il compimento del suo negativo destino e risparmiato alla madre sofferenze altrimenti inevitabili;

la Commissione europea, in riposta all’atto di sindacato ispettivo E-2197/10, ha rilevato che “I fenomeni settari sono particolarmente inquietanti, e alcune attività o situazioni che ne derivano sono suscettibili di rientrare nell’ambito di competenza di strumenti dell’Unione, nella fattispecie di quelli relativi alla tratta degli esseri umani, agli abusi sessuali sui bambini o alle vittime”;

il 7 febbraio 2012 anche la Consulta femminile della Regione Lazio e l’Assessorato alle politiche sociali e famiglia evidenziavano la lentezza del procedimento penale, a tutt’oggi in corso, a carico del guru di San Lorenzo;

recentissima è la notizia di un’approfondita inchiesta condotta dalla polizia postale di Catania, in sinergia con la Procura della Repubblica catanese, che avrebbe reperito su un sito della “Deep Web”, la rete invisibile accessibile tramite rete Tor (ovvero in maniera anonima), immagini di pornografia minorile e infantile;

alcuni dei video raffiguranti una donna adulta in abito da suora e un minore, coinvolti in pose oscene di nudo con richiami a temi blasfemi, sono stati analizzati dagli investigatori che hanno così identificato la donna come madre del bambino e hanno provveduto al suo arresto;

che quest’ultimo, raccapricciante, episodio avrebbe avuto luogo all’interno di una chiesa e al vaglio degli investigatori ci sarebbero indizi tali da ipotizzare l’esistenza di un’estesa organizzazione pedo-satanista;

nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette “sette”, attivata presso la 2ª Commissione permanente (Giustizia) del Senato, in relazione al disegno di legge n. 569 recante “Disposizioni concernenti il reato di manipolazione mentale”, nel corso di un’audizione, in data 9 maggio 2012, veniva dato puntuale resoconto di abusi e sevizie raccapriccianti poste in essere da un piccolo gruppo capeggiato da una “santona” recentemente condannata per maltrattamento su minori, con sentenza della Corte di cassazione, sesta sez. penale, n. 631, del 18 aprile 2012, depositata il 3 luglio 2012;

nella sentenza sono stati considerati gli atti di violenza che si concretizzavano attraverso la forzata imposizione del cibo nei confronti di una minore, anche mediante un atto di violenza fisica, quale la chiusura del naso, nonostante l’evidente intolleranza alla sua assunzione, la costrizione a mangiare di nuovo quanto veniva da lei vomitato, i continui risvegli notturni o l’assoluto impedimento di riposo per partecipare a riti salvifici, il condizionamento delle più elementari manifestazioni di vita, nonché le minacce di punizioni divine o di gravi accadimenti in caso di disobbedienza alle sue direttive;

tuttavia, a seguito della lungaggine dell’iter processuale, i reati di natura penale si sono prescritti e la santona è stata condannata esclusivamente alla mera rifusione delle spese processuali e di grado e a una provvisionale nei confronti delle due minori;

è attualmente in corso il processo contro la cosiddetta “santona” di Prevalle, la quale, secondo le dichiarazioni e le deposizioni processuali di fuoriusciti dalla comunità pseudoreligiosa capeggiata dalla medesima, avrebbe, tra l’altro, malmenato violentemente bambini in tenera età, costringendoli a mangiare il proprio vomito ed escrementi di maiale, segregandoli al buio, nonché sottoponendoli a vere e proprie sevizie e torture psicofisiche con il pretesto che detti trattamenti salvifici occorressero per lavar via le loro colpe e liberarli dagli spiriti maligni;

nel caso di una bimba i reati risulterebbero prescritti e il procedimento a carico della santona e dei suoi collaboratori sarebbe nella fase dell’udienza preliminare da oltre 2 anni;

quattro donne, due delle quali all’epoca minorenni e una incapace, sarebbero state ripetutamente segregate in una stanza con un’unica finestra dotata di sbarre, spesso costrette al digiuno, legate al letto, costrette ad espletare i bisogni in un bagno chimico, costrette ad indossare una sorta di camicia di forza realizzata con tessuto jeans, picchiate e seviziate;

in generale, ai bambini della comunità sarebbero state inflitte atroci violenze quali indurli a mangiare il proprio vomito, i propri escrementi e quelli di animali, costringerli con la testa dentro il wc e dentro una buca ove venivano ricoperti di terra sino al mento, forzarli a pregare per l’intero corso della notte, sottoporli a docce fredde con gli occhi aperti rivolti verso il getto d’acqua, legarli per giorni al letto o al termosifone, percuoterli pesantemente anche con oggetti, costringerli a lavorare anche in una galvanica, eccetera;

cavilli legali avrebbero ulteriormente rallentato l’iter processuale, con il rischio di ulteriori prescrizioni dei reati commessi anche ai danni di minori;

il Consiglio della Regione Toscana ha recentemente attivato una commissione d’inchiesta sull’affidamento dei minori, in relazione alla vicenda meglio nota come “caso Forteto”, ossia una comunità che si occupava proprio di affido di minori, per anni indicata come un esempio di eccellenza nel sostegno e recupero dei minori abusati e maltrattati, a cui lo stesso tribunale dei minori di Firenze, sino alla data del 2009, aveva inviato bambini in affido;

la chiusura delle indagini, nell’ottobre 2012, avrebbe visto il coinvolgimento di 22 indagati per i reati di maltrattamento, alcuni dei quali fondatori del Forteto;

tra i fondatori del Forteto vi sarebbe colui che la procura avrebbe definito quale capo spirituale ovvero santone;

già nel 1980 il Forteto avrebbe sollevato i primi dubbi su alcune forme di plagio nei confronti delle persone che vivevano nella comunità;

nel 1985 sarebbe stata emessa nei confronti del fondatore del Forteto una sentenza di condanna per maltrattamenti e atti di libidine ai danni degli ospiti di detta comunità;

nel 2000 la Corte europea dei diritti dell’uomo, su ricorso di una madre che aveva visto affidare i suoi due figli al Forteto, aveva condannato l’Italia per trattamenti giudicati non conformi alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo;

i giudici scrivevano, tra l’altro, che questa situazione avrebbe « dovuto indurre il Tribunale dei minorenni a esercitare una maggiore sorveglianza riguardo al controllo dei bambini all’interno del Forteto i cui responsabili operano in una comunità che gode di un’ampia libertà e che non sembra sottoposta a un effettivo controllo da parte delle autorità competenti» e che «Senza spiegazioni esaustive non si potrebbe imporre a un genitore di vedere i propri figli collocati in una comunità della quale alcuni responsabili si sono visti infliggere delle condanne gravi in passato per maltrattamenti e abusi sessuali»;

in data 16 luglio 2012 il leader del movimento “Arkeon” veniva condannato in primo grado per i reati di associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione di psicologo unitamente ad altri maestri dell’organizzazione;

anche alcuni minori sarebbero stati coinvolti in particolari riti di forte impatto emotivo, come un bambino che, all’età di soli 10-11 anni, avrebbe partecipato a ben 5 seminari ottenendo il primo livello di master Reiki; durante uno di tali seminari il minore sarebbe stato coinvolto in una introspezione psicologica che avrebbe indotto la madre ad ammettere pubblicamente di aver giocato con i genitali del figlio per farlo addormentare;

il reato di maltrattamento di minori contestato al leader e ad altri sarebbe, tuttavia, stato estinto per intervenuta prescrizione;

appare opportuno ricordare come in particolari contesti settari possono maturare anche efferati delitti, quali l’induzione al suicidio degli adepti e l’omicidio; tale è il caso dei reati commessi dalla nota setta “le Bestie di Satana”, i cui componenti avrebbero ideato e realizzato gli omicidi di alcune giovanissime vittime;

le più importanti pubblicazioni scientifiche internazionali realizzate nell’ambito delle scienze psicologiche e della vittimologia, come gli studi del dottor Paul Martin, del dottor Michael Langone, di Markowits e Halperin, eccetera, riferiscono concordemente che contesti settari chiusi e coercitivi, a rigida struttura gerarchica, diretti da leader che propugnano ideologie assolutiste e si presentano come incarnazioni divine e/o depositari di verità rivelate o di saperi misterici, pongono in essere dinamiche altamente pericolose per lo sviluppo armonico e integrale della personalità del fanciullo nonché per la sua stessa salute fisica. In tali contesti, sovente, i minori vengono separati drasticamente dalle figure genitoriali, viene loro impedito di sviluppare relazioni affettive e sociali al di fuori del gruppo od organizzazione d’appartenenza, risultano non garantiti, o del tutto vietati, la normale scolarizzazione così come il ricorso alle necessarie cure mediche, in modo tale che le “sette” si macchiano sovente di grave negligenza nei confronti dei minori, e ancora, sono grandemente limitate o addirittura negate le normali attività ludiche e ricreative dell’infanzia, imposte ferree discipline fisiche, negata ogni possibilità di autodeterminazione e libera scelta anche per le più elementari manifestazioni del vivere, inculcato il sospetto e il timore che il mondo esterno costituisca una reale minaccia per la vita del leader carismatico e dello stesso gruppo, perpetrate vessazioni e violenze, giustificato e addirittura incoraggiato dal leader carismatico il ricorso ai maltrattamenti e abusi, che egli può, di volta in volta, reinterpretare come necessari all’evoluzione spirituale dei soggetti, e/o come giusta punizione per aver disatteso un suo “divino” ordine e/o per aver mancato di rispetto alla sua persona, nonché per testare la fedeltà dei suoi seguaci. Di fatto, tutto questo ha evidentemente il solo scopo di massimizzare il controllo della leadership sui membri dell’organizzazione;

una dettagliata analisi sulle condizioni di vita dei minori in contesti settari è peraltro riportata nel 9° Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza del 2009, redatto da “Telefono Azzurro” ed “Eurispes”, al cap. 1 titolato “Abuso e disagio”, scheda n. 6;

considerato che, nel nostro Paese, solo operose associazioni di volontariato che si occupano di questo fenomeno sociale e centri studi impegnati anche in attività di prevenzione degli abusi psicologici commessi in contesti settari risultano realizzare, per quanto possibile, opera di informazione preventiva a tutela dei soggetti maggiormente vulnerabili e dei minori;

osservato che:

in Francia, la Commissione interministeriale di vigilanza e di lotta contro le derive settarie ha realizzato già nel 2011 un prezioso strumento a tutela dei minori, ossia la guida titolata “Protezione dei minori contro le derive settarie”;

con l’approvazione del disegno di legge n. 1969-D recante la ratifica ed esecuzione della Convenzione di Lanzarote, anche l’Italia ha finalmente potuto prevedere importanti aggiornamenti normativi in merito ai delitti perpetrati contro l’infanzia;

tuttavia, il sistema della prescrizione del reato che dovrebbe realizzare soprattutto una funzione di garanzia processuale e/o sostanziale (da un lato “sollecitando” l’apparato statuale ad attivarsi per punire un determinato reato e dall’altro garantendo il cittadino, ovvero assicurandogli che non potrà essere esposto per un tempo indefinito ad accuse di reato), di fatto, in un sistema giudiziario come quello italiano, rischia di costituire, sovente, un mero strumento per evitare la condanna;

infine, appare particolarmente grave che negli ultimi anni siano stati tagliati drasticamente i fondi dedicati all’infanzia e all’adolescenza, rimanendo solo il Fondo, peraltro ridotto anch’esso in modo significativo, che finanzia parzialmente la legge 28 agosto 1997, n. 285, recante “Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza”,

si chiede di sapere:

se e quali misure di competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare in relazione alle direttive espresse nella raccomandazione del Consiglio d’Europa del 1999 anche in virtù delle più recenti valutazioni e considerazioni espresse in ambito europeo;

se siano stati o meno realizzati progetti educativi in ambito scolastico finalizzati all’educazione in materia, nonché a tutela dei soggetti più vulnerabili come adolescenti e minori;

se non si ritenga utile e necessario, in tal senso, provvedere anche precisi strumenti informativo-preventivi, come la guida realizzata dalla Missione francese;

se siano al corrente delle vicende sommariamente narrate nel presente atto di sindacato ispettivo o se possiedano, comunque, informazioni e conoscenze in merito alle gravi situazioni di rischio cui sono esposti i minori inseriti in contesti tipicamente settari;

se non ritengano opportuno, per quanto di competenza, promuovere ogni iniziativa utile a prevedere ulteriori inasprimenti delle pene concernenti i reati sessuali contro minori, anche al fine di allungare i tempi della prescrizione (con particolare riferimento ai reati previsti dalle leggi 15 febbraio 1996 n. 66, “Norme contro la violenza sessuale”, e n. 269 del 1998, “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù”, oltre che dalla recente legge 6 febbraio 2006, n. 38, “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet”), sia alla luce delle tante drammatiche vicende di pedofilia, di cui informano quotidianamente le cronache nazionali, sia degli stessi fatti esposti, e tenuto conto che all’annosa questione della lunga durata dei processi nel nostro Paese si aggiungono elementi tipici dei procedimenti minorili, come la difficoltà nell’accertamento dei fatti e nella formazione della prova del reato, dovendosi ricostruire le vicende principalmente sulla base delle dichiarazioni, sovente frammentarie e difficili, rese da bambini provati da esperienze altamente traumatiche e assolutamente disumane;

se non si ritenga dunque urgente e necessario intervenire al fine di introdurre strumenti che consentano ai bambini vittime di crimini aberranti di avere la possibilità di vedere perseguito il reato in qualunque momento, qualora diventati adulti siano in grado di denunciare.

 

Fonte: Senato.it

Nelle mani delle sette

Sono passati 32 anni dall’abrogazione della legge sul plagio da parte della Corte Costituzionale. Puniva i plagiatori con la reclusione fino a 15 anni, ma lasciava troppa discrezionalità ai magistrati. Nel cancellarla i giudici della Consulta chiesero contestualmente al legislatore una nuova legge che contenesse una definizione oggettiva del reato. Quella legge ancora non c’è e il vuoto normativo ha lasciato spazio in Italia al dilagare delle sette, un fenomeno meno marginale di quanto comunemente si pensi che coinvolge adulti di ogni livello sociale, e purtroppo anche minori.

 

Guarda il video dossier trasmesso sabato 8 dicembre 2012 su rai2

 

Occulto Italia

 

 

 

Autore: Gianni Del Vecchio, Stefano Pitrelli
Titolo: Occulto Italia
Editore: RIZZOLI
Collana: BUR FUTUROPASSATO
Pagine: 512
Prezzo: 12,50 euro
Anno prima edizione: 2011
ISBN: 17048279

di Lorita Tinelli

Il termine setta viene fatto risalire al latino sequor (nel significato di seguire) o secare (nel significato di separare). Tale termine, che di fatto ha una connotazione neutra, nel corso degli anni ha assunto una valenza negativa, essendo  stato associato a eventi negativi caratterizzati da gesti estremi da parte di membri appartenenti a gruppi settari, quali suicidi di massa, omicidi e/o suicidi in nome di una ideologia e a difesa di un leader carismatico, fino ad altri reati più comuni (quali truffa, abuso della professione, violenze, ….).

I giornalisti Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli, che hanno analizzato alcuni gruppi settari presenti nella nostra nazione, hanno evidenziato nel  loro libro-inchiesta quanto sia errato pensare ad una setta come ad piccola comunità residenziale di persone mentalmente deboli e disperate. O almeno non è solo così.  In questa rete «restano impigliati avvocati, medici, giornalisti, imprenditori, manager, personalità del mondo della cultura, politici – anche i più avveduti – e perfino psicologi e militari.

“La struttura verticistica e autoritaria di una setta è il sogno confessato di ogni leader di partito’ – affermano i due giornalisti.  Ed è proprio una fitta rete ‘occulta’ col mondo politico ed istituzionale a garantire la  sopravvivenza di alcune di queste strutture nella nostra Italia.  Le sette analizzate vengono descritte nel libro come gruppi sofisticati e altamente efficienti, tanto da essere capaci di inserirsi con i loro tentacoli in varie istituzioni e se non fondano un partito, ne trovano sempre uno in cui infiltrarsi. Destra o sinistra che sia.

Dall’inchiesta emerge che Scientology, per esempio, è stata autorizzata dal Ministero dell’Istruzione, con decreto del 26 Giugno 1998 (Prot. N. 4942 dell’8 luglio 1998) per  formare i docenti della scuola italiana con l’obiettivo di “prevenire il disagio scolastico e promuovere il successo educativ,o fornendo agli insegnanti strumenti e tecniche utili a migliorare la qualità della comunicazione didattica, per favorire una corretta ed autonoma gestione dello studio da parte dello studente”. Titolo del corso è “Dallo sviluppo della comunicazione all’apprendimento della tecnologia di comunicazione e studio Hubbard”. Gli strumenti didattici , secondo progetto, si sarebbero basati sulle opere di L. Ron Hubbard, fondatore della Chiesa di Scientology.

L’Ontopsicologia, definita dallo stesso suo fondatore, Antonio Meneghetti, “l’ultima nata tra le scienze umanistiche contemporanee”, è  stata sconfessata dall’Ordine degli Psicologi con una ordinanza del settembre 2000 che sosteneva che la letteratura teorico-pratica prodotta in seno al movimento ontopsicologico non può considerarsi in alcun modo espressione di un pensiero psicologico o psicoterapeutico, almeno nel senso che correntemente si assume per tali denominazioni nella nostra comunità professionale. Malgrado questo non solo sono presenti diversi psicologi tra gli elenchi dei vari Ordini, formati nella scuola meneghettiana, ma essa viene insegnata presso La Sapienza di Roma  in un corso sul Cinema dal titolo ‘La Cinelogia, sistema e inconscio. Antonio Meneghetti’ e in un corso di Alta Formazione presso la Facoltà di Sociologia in Creatività e impresa , che tratta di materie quali: Ontopsicologia, Cinelogia, Comunicazione e leadership, etc etc.

Damanhur è un altro esempio di come si sia infiltrata nelle amministrazioni comunali dei paesi limitrofi alla residenza della comunità, mediante costanti migrazioni di adepti , che di volta in volta costituiscono un numero fondamentale di elettorato. Damanhur ha allungato i propri tentacoli anche in Parlamento, coinvolgendo nei suoi progetti membri di partiti politici, ma anche illustri magistrati.

I gruppi analizzati dai due giornalisti si rifanno a principi di carattere spirituale ma soprattutto psicologico. Propongono autoterapie che promettono una maggiore autoconsapevolezza e maggiori relazioni interpersonali alla loro utenza.  «A volte si considerano religioni, altre filosofie, pseudo scienze o movimenti culturali – osserva Stefano Pitrelli – ma in comune hanno una capacità: quella di addormentare il tuo spirito critico». Di fatto, malgrado tutte le promesse alcuni dei membri ne fuoriescono riportando  dei seri danni dal punto di vista psicologico, relazionale ed economico. L’inchiesta giornalistica ha  infatti dimostrato che queste tecniche da mercato  e le varie strategie di reclutamento, messe in atto dai vari leaders, hanno avuto effetti distruttivi sulle persone che sono state intervistate .

Dopo il processo Braibanti del 1964 – scrive Lucia Annunziata nella prefazione del libro: si è stabilita nell’opinione pubblica italiana una totale sovrapposizione fra libertà di pensiero e rifiuto del concetto di plagio. È giusto che sia così? O non serve invece, di fronte a nuovi pericoli, riaprire una discussione (e un abbozzo c’è in Parlamento) sulla necessità di un assetto legislativo per questo reato?

L’opinione pubblica italiana si chiede fino a che punto possa essere consentito a qualcuno di esercitare il suo pervasivo potere sulle altre persone. Allo stato attuale il vuoto legislativo esistente impedisce alla magistratura di intervenire con giusti strumenti di tutela. Dal 1981 il parlamento italiano non ha fatto nulla per colmare questo vuoto legislativo. E’ per questo che i giornalisti si interrogano sulla posizione degli altri Stati europei circa questa problematica, intervistando anche l’ex deputata socialista Catherine Picard, promotrice nel 2001 di una legge bipartisan sul reato di plagio in Francia. “Aver legiferato su questo tema  – afferma la Picard – è stato salutare perché un gran numero di persone abusate dalle sette si sono sentite finalmente autorizzate a testimoniare, e hanno avuto ragione di pensare che lo Stato permetterà loro di ottenere giustizia per tutto ciò che hanno subìto. Quando uno stato di diritto arricchisce il proprio arsenale legislativo, preventivo e repressivo, la vittima si sente sostenuta, e prende coscienza del fatto di non essere sola”.

Il libro molto  ben documentato, contiene anche storie di vita esplicative di come certi movimenti agiscono e di quali danni siano in grado di riportare a livello personale e sociale più allargato.

Un ulteriore tassello di riflessione circa un argomento tanto delicato quanto complesso da affrontare.

 

Fonte: Osservatorio Psicologia nei Media

Il ruolo nelle donne in Arkeon

Come si atteggiavano è presto detto: avevano, nei confronti delle altre, l\’aria distaccata e piena di sicumera tipica di chi si sente pubblicamente riconosciuto come \”giusto\” fra una massa di gente che non ha avuto questo riconoscimento, soprattutto alle riunioni dei maestri. Certo, nel cerchio, davanti al maestro, l\’atteggiamento era quello dell\’umiltà ma se le avessi incontrate fuori l\’impressione sarebbe stata ben diversa.
Agli intensivi, per esempio, quelle che erano state segnate dall\’onore di condurre il gruppo delle donne o comunque di \”vegliare\” sui processi delle altre donne (il che significava andare prontamente a riferire al maestro atteggiamenti, cose dette o fatte dalle altre ecc.) formavano un gruppetto a se stante che cercava di non relazionarsi con le \”altre\” per non venire influenzate dai loro eventuali processi, che avevano il potere di \”tirarle indietro\” o innescare di nuovo le loro vecchie (e perverse) modalità relazionali.
Stavano quindi unite, confabulavano fra loro a voce bassa sui processi di questa o quella – il risultato di quelle confabulazioni sarebbe venuto fuori come fulmine a ciel sereno all\’interno del gruppo delle donne, presentato come un \”feedback\” alle malcapitate e, ovviamente, senza possibilità da parte dell\’oggetto di tali confabulazioni di poter dire la sua in proposito (si doveva rispondere solo \”grazie\”) – se si rivolgeva loro la parola rispondevano a monosillabi e in modo distaccato e frettoloso, anche se in tempi precedenti si erano dimostrate grandi amiche ecc. Insomma, facevano di tutto per non avere contatti con \”le altre\” al difuori del gruppo in cui, comunque, ricoprivano il ruolo di conduttrici e la cui opinione veniva tenuta in grande considerazione in quanto surrogato di quella del maestro (illuminato per definizione).
Solo una ne ho conosciuta che cercava di mediare fra questo atteggiamento e la sua innata predisposizione a conservare rapporti umani normali, ma anche da questa mi sono sentita attribuire una volta dei presunti miei \”processi\” che non avevano niente a che vedere nè con me, nè con le mie intenzioni, nè col mio carattere nè con la mia personalità. Ma in quei casi, era meglio tacere e \”accogliere\” per non incappare in danni maggiori, vale a dire vedersi svergognare in seguito pubblicamente dal maestro perchè \”si aveva l\’arroganza di non accogliere feedback\” o \”non voler vedere il proprio processo\” ecc ecc secondo la moda che vigeva nel gruppo: non c\’è niente di sbagliato nel maestro e nel lavoro; sei tu che non vuoi fare il passaggio e non vuoi accogliere la realtà di fatto che gli altri ti presentano. Quanto poi gli altri fossero attendibili in queste loro osservazioni e fossero al corrente dei meccanismi classici di transfert e controtransfert, o fossero preparati a riconoscerli, è un altro discorso.
A qualche riunione dei maestri mi è capitato di assistere a scene penose in cui alcune donne che aspiravano ad entrare nel gruppetto delle elette ma che non erano ancora state completamente riconosciute come degne di apprtenervi dal maestro, esasperate dall\’atteggiamento di superiorità e freddo distacco dimostrato dalle elette (che magari in altri tempi si erano dimostrate amicone e non avevano lesinato il cosiddetto love-bombing) si lasciavano andare a risentimenti pubblici, ovvero all\’interno dello \”spazio protetto\” del cerchio.
Le scene cui ho assistito io erano tutte singole, nel senso che il risentimento partiva da una donna ed era rivolto ad altre 3 o 4 donne \”elette\”. Questa signora veniva invitata dal maestro ad inginocchiarsi all\’interno del cerchio e davanti a lei venivano fatte inginocchiare le elette che l\’avevano fatta \”risentire\”. A quel punto doveva fare loro le sue esternazioni e le elette rispondevano con il classico grazie.
Chissà come mai, tutte le volte che io ho visto una scena di questo tipo, il tutto si concludeva con un gran pianto di scuse da parte di quella che aveva espresso il suo risentimento (che veniva portata a riconoscere la sua arroganza e il fatto che fosse lei e non le altre quella che si chiudeva al femminile) e, secondo l\’estro del momento, o veniva abbracciata dalle altre (che però dopo quel momento di \”affetto\” non cambiavano sostanzialmente atteggiamento) oppure veniva lasciata a piangere sui suoi processi. Il criterio secondo cui una poteva contare su un certo trattamento e un\’altra no si deve ricercare nella mente del maestro e nella sua ispirazione del momento.
Quando io sono uscita dal gruppo, si cominciava ad introdurre il concetto di mancanza di umiltà nei confronti della propria madre quando qualche donna esternava un risentimento verso un\’altra donna/e del gruppo. Le motivazioni del risentimento sarebbero quindi state ricondotte per la maggior parte a proiezioni del proprio processo con la madre sulle altre.
A che punto siano arrivati successivamente non lo so perchè da quando me ne sono andata non mi è giunta più alcuna notizia. E meglio così perchè fuori da arkeon ho conosciuto delle donne molto più simpatiche e alla mano. Chissà, forse era il riconoscimento del maestro a renderle così poco… simpatiche… ma certo, sarà anche questo un mio processo e, detto fra noi, ben contenta di averlo e di conservarmelo insieme al mio ritrovato equilibrio interiore che nei meandri di arkeon si era proprio smarrito!

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La paura del femminile

Prendiamo in considerazione l’ interpretazione, presentata dal maestro, dell’universo femminile, così come si esprime nelle figure della Madre, della Compagna e della Sorella.
Alla base di tutte le problematiche che un individuo può incontrare nella vita, vi è senz’altro la negativa influenza del lato perverso della Madre (fino a poco tempo fa dominante nelle varie madri – attualmente ho sentito dire che si dà un po’ più di spazio anche all’aspetto positivo di questa bistrattata figura, ma non potrei dire molto altro in proposito perché quando io sono uscito dal gruppo questo aspetto non veniva considerato e la povera genitrice rimaneva sostanzialmente perversa) che, attraverso bieche manipolazioni, sensi di colpa, trasmissioni inconsce di dolore cosmico, riversamento sui figli di energia erotica inappagata, separazione dei figli dall’energia sacra del padre e altre amenità, contribuiva a creare blocchi, rovinare relazioni, immobilizzare i figli (maschi e femmine) sia dal punto di vista affettivo che lavorativo, togliere loro ogni possibilità di essere liberi e belli, una specie di “forfora dell’anima” – mi si permetta la battuta – o di “cancro dello spirito” che doveva essere necessariamente asportato per poter essere felici e realizzati.
I metodi per difendersi dalla nefasta influenza della Madre Perversa sono sostanzialmente due:
1) farle un bello “shampoo arkeoniano” – ovvero riuscire a portarla ad un seminario dove il maestro non avrebbe perso occasione di dimostrare pubblicamente la sua perversione sottolineando i suoi comportamenti devianti. Ci sono madri che si sono sentite dire che i regali fatti alle figlie – vestiti, completi intimi, anelli o collane, fiori donati con affetto ma al momento sbagliato, tipo per san Valentino “oibò, san Valentino è la festa degli innamorati, se tua madre regala un fiore a te, figlia, in questo giorno, sottolinea la sua tensione erotica/omosessualità latente nei tuoi confronti”, “se tua madre, figlio, non ha l’accortezza di chiudersi a doppia mandata in bagno quando si fa la doccia e tu le vedi una tetta o peggio, sta cercando di sedurti sessualmente” ecc.
Altre signore sono state pubblicamente additate come esseri perversi che non hanno esitato ad allontanare i figli/e dai rispettivi padri per consegnarli al pedofilo, altre si son sentite rinfacciare di aver trasmesso una pesantissima “eredità di dolore” alla prole col duplice scopo di controllarla legandola a sé ecc., Il tutto senza minimamente conoscere la storia e il vissuto di queste persone, di questi esseri umani – perché, non dimentichiamolo ! di esseri umani si tratta – che la maggior parte delle volte uscivano dai seminari in lacrime e con la sensazione di aver realmente danneggiato gli esseri che una madre ama di più al mondo: i suoi figli.
Già. Ed è anche molto facile far credere a una madre di non essere stata una buona madre. Perché la maggior parte delle madri, se mai vi fosse qualcuno che non se ne sia accorto (e non vi è certo bisogno di avere una laurea in psicologia per accorgersene, basta un minimo di sensibilità e di amore) è molto vulnerabile su questo punto. C’è un angolino della mente delle madri in cui esse si sentono inadeguate, credono di non aver fatto abbastanza, pensano che avrebbero dovuto dare di più, anche se hanno consacrato l’intera loro vita ai figli riscaldandola come potevano con il loro amore. E qui penso che molte madri concordino con me, io questo amore materno l’ho visto nella mia compagna, l’ho visto in mia madre e nella sua, per quanto possano a volte aver sbagliato come tutti noi facciamo. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, diceva un grande uomo, parole che andrebbero ricordate un po’ più spesso in quei seminari, o meglio, più che ricordate, messe in atto.
A quanti mea culpa di madri ho assistito, madri che si colpevolizzavano per cose assurde, madri che facevano di tutto per dimostrarsi degne dell’amore dei figli anche attraverso pubbliche umiliazioni e condivisioni di piccoli fatterelli che venivano additati come grandi colpe.
Ho sentito madri raccontare che, su consiglio del maestro, avevano condiviso al figlio di aver fatto un sogno erotico su di lui e per questo il figlio non le ha più volute vedere (ma andiamo, un sogno si può interpretare in mille modi, già Freud diceva che il sogno non è mai quel che sembra, o sbaglio? Qualche forista psicologo potrebbe spiegarci forse un po’ meglio che i sogni non vanno presi alla lettera). Ho visto madri, che erano state convinte a “confessare” la loro presunta “attrazione erotica” nei confronti dei figli, ottenere come bel risultato il provocare uno shock nei ragazzi/e con conseguente allontanamento degli stessi.
Ci vogliamo pensare agli effetti di queste scempiaggini sulla psiche di un adolescente o di un giovane? E poi, che succedeva in quelle famiglie? Che ognuno si doveva “fare il suo processo”, così, da sé o in un seminario, se decideva di continuare a seguirli. Se no cavoli suoi. E poi sento affermare che in questo gruppo non si fa psicoterapia. No, si affondano solo le mani a vanvera nella psiche della gente e poi la si lascia lì a “guardarsi il suo processo” e se poi succede qualcosa di brutto… beh, sempre cavoli suoi.
Pensate che questi pubblici mea culpa servissero a risolvere le situazioni? Ebbene, pensate male perché comunque la madre in questione veniva messa sotto osservazione, soprattutto dalla prole arkeoniana, che non perdeva occasione ad individuare in ogni comportamento, parola, gesto o suono una ricaduta nel “lato perverso”.
Solo le madri “allineate col lavoro” erano sacre. Le altre….. lascio a voi immaginare cosa fossero.
Per concludere questo primo punto, lo shampoo arkeoniano si poteva fare anche extra seminario. In questo caso era lecito andare dalla madre e dirle di tutto e di più, come testimoniano su questo stesso forum diversi genitori che hanno trovato il coraggio di scriverne.
2) Una soluzione più drastica, messa in atto quando ci si trovava davanti a madri più resistenti o coriacee, era quella del taglio netto della relazione. La prole arkeoniano semplicemente si rifiutava di vederle, parlare con loro o farle entrare in casa. Un po’ come succede con fuoriusciti e oppositori.
Ma se “tagli” il problema, non è detto che smetta di esistere, perché, secondo una delle ultime teorie del maestro che stavano entrando in voga, è quella che bisogna “far pace” con la “parte sacra della madre”. Allora, in caso di bisogno, il maestro pescava nel cerchio una bella “madre saggia” pronta all’uso la quale, nei momenti di picco emotivo, veniva messa di fronte all’orfano/a arkeoniano e gli diceva tante belle parole di conforto e benedizione (rigorosamente suggerite dal maestro) “Ti riconosco come donna”, “Ti do la mia benedizione”, “Adesso puoi essere una donna libera” ecc.
Potremmo chiederci, poi, che fine facessero queste “madri sagge” alla chiusura del seminario. Lo volete sapere? Scomparse nel nulla. E la ferita psichica derivante dal taglio netto dei rapporti con la genitrice guariva magicamente? Perché non leggiamo le parole di Bert Hellinger, (che viene citato anche sul sito ufficiale del gruppo):

http://www.psicologiaitinerante.it/27_Costellazioni_familiari_Bert_Hellinger/ 27_2_Costellazioni_Familiari_articoli.htm :

(…) Quando un bambino nasce ha due genitori. Non possono essere che quei genitori perciò questi genitori sono i migliori per questo bambino. Non ci possono essere altri genitori migliori . sono quelli giusti per questo bambino (…)

Tiresia