Il ruolo nelle donne in Arkeon

Come si atteggiavano è presto detto: avevano, nei confronti delle altre, l\’aria distaccata e piena di sicumera tipica di chi si sente pubblicamente riconosciuto come \”giusto\” fra una massa di gente che non ha avuto questo riconoscimento, soprattutto alle riunioni dei maestri. Certo, nel cerchio, davanti al maestro, l\’atteggiamento era quello dell\’umiltà ma se le avessi incontrate fuori l\’impressione sarebbe stata ben diversa.
Agli intensivi, per esempio, quelle che erano state segnate dall\’onore di condurre il gruppo delle donne o comunque di \”vegliare\” sui processi delle altre donne (il che significava andare prontamente a riferire al maestro atteggiamenti, cose dette o fatte dalle altre ecc.) formavano un gruppetto a se stante che cercava di non relazionarsi con le \”altre\” per non venire influenzate dai loro eventuali processi, che avevano il potere di \”tirarle indietro\” o innescare di nuovo le loro vecchie (e perverse) modalità relazionali.
Stavano quindi unite, confabulavano fra loro a voce bassa sui processi di questa o quella – il risultato di quelle confabulazioni sarebbe venuto fuori come fulmine a ciel sereno all\’interno del gruppo delle donne, presentato come un \”feedback\” alle malcapitate e, ovviamente, senza possibilità da parte dell\’oggetto di tali confabulazioni di poter dire la sua in proposito (si doveva rispondere solo \”grazie\”) – se si rivolgeva loro la parola rispondevano a monosillabi e in modo distaccato e frettoloso, anche se in tempi precedenti si erano dimostrate grandi amiche ecc. Insomma, facevano di tutto per non avere contatti con \”le altre\” al difuori del gruppo in cui, comunque, ricoprivano il ruolo di conduttrici e la cui opinione veniva tenuta in grande considerazione in quanto surrogato di quella del maestro (illuminato per definizione).
Solo una ne ho conosciuta che cercava di mediare fra questo atteggiamento e la sua innata predisposizione a conservare rapporti umani normali, ma anche da questa mi sono sentita attribuire una volta dei presunti miei \”processi\” che non avevano niente a che vedere nè con me, nè con le mie intenzioni, nè col mio carattere nè con la mia personalità. Ma in quei casi, era meglio tacere e \”accogliere\” per non incappare in danni maggiori, vale a dire vedersi svergognare in seguito pubblicamente dal maestro perchè \”si aveva l\’arroganza di non accogliere feedback\” o \”non voler vedere il proprio processo\” ecc ecc secondo la moda che vigeva nel gruppo: non c\’è niente di sbagliato nel maestro e nel lavoro; sei tu che non vuoi fare il passaggio e non vuoi accogliere la realtà di fatto che gli altri ti presentano. Quanto poi gli altri fossero attendibili in queste loro osservazioni e fossero al corrente dei meccanismi classici di transfert e controtransfert, o fossero preparati a riconoscerli, è un altro discorso.
A qualche riunione dei maestri mi è capitato di assistere a scene penose in cui alcune donne che aspiravano ad entrare nel gruppetto delle elette ma che non erano ancora state completamente riconosciute come degne di apprtenervi dal maestro, esasperate dall\’atteggiamento di superiorità e freddo distacco dimostrato dalle elette (che magari in altri tempi si erano dimostrate amicone e non avevano lesinato il cosiddetto love-bombing) si lasciavano andare a risentimenti pubblici, ovvero all\’interno dello \”spazio protetto\” del cerchio.
Le scene cui ho assistito io erano tutte singole, nel senso che il risentimento partiva da una donna ed era rivolto ad altre 3 o 4 donne \”elette\”. Questa signora veniva invitata dal maestro ad inginocchiarsi all\’interno del cerchio e davanti a lei venivano fatte inginocchiare le elette che l\’avevano fatta \”risentire\”. A quel punto doveva fare loro le sue esternazioni e le elette rispondevano con il classico grazie.
Chissà come mai, tutte le volte che io ho visto una scena di questo tipo, il tutto si concludeva con un gran pianto di scuse da parte di quella che aveva espresso il suo risentimento (che veniva portata a riconoscere la sua arroganza e il fatto che fosse lei e non le altre quella che si chiudeva al femminile) e, secondo l\’estro del momento, o veniva abbracciata dalle altre (che però dopo quel momento di \”affetto\” non cambiavano sostanzialmente atteggiamento) oppure veniva lasciata a piangere sui suoi processi. Il criterio secondo cui una poteva contare su un certo trattamento e un\’altra no si deve ricercare nella mente del maestro e nella sua ispirazione del momento.
Quando io sono uscita dal gruppo, si cominciava ad introdurre il concetto di mancanza di umiltà nei confronti della propria madre quando qualche donna esternava un risentimento verso un\’altra donna/e del gruppo. Le motivazioni del risentimento sarebbero quindi state ricondotte per la maggior parte a proiezioni del proprio processo con la madre sulle altre.
A che punto siano arrivati successivamente non lo so perchè da quando me ne sono andata non mi è giunta più alcuna notizia. E meglio così perchè fuori da arkeon ho conosciuto delle donne molto più simpatiche e alla mano. Chissà, forse era il riconoscimento del maestro a renderle così poco… simpatiche… ma certo, sarà anche questo un mio processo e, detto fra noi, ben contenta di averlo e di conservarmelo insieme al mio ritrovato equilibrio interiore che nei meandri di arkeon si era proprio smarrito!

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La paura del femminile

Prendiamo in considerazione l’ interpretazione, presentata dal maestro, dell’universo femminile, così come si esprime nelle figure della Madre, della Compagna e della Sorella.
Alla base di tutte le problematiche che un individuo può incontrare nella vita, vi è senz’altro la negativa influenza del lato perverso della Madre (fino a poco tempo fa dominante nelle varie madri – attualmente ho sentito dire che si dà un po’ più di spazio anche all’aspetto positivo di questa bistrattata figura, ma non potrei dire molto altro in proposito perché quando io sono uscito dal gruppo questo aspetto non veniva considerato e la povera genitrice rimaneva sostanzialmente perversa) che, attraverso bieche manipolazioni, sensi di colpa, trasmissioni inconsce di dolore cosmico, riversamento sui figli di energia erotica inappagata, separazione dei figli dall’energia sacra del padre e altre amenità, contribuiva a creare blocchi, rovinare relazioni, immobilizzare i figli (maschi e femmine) sia dal punto di vista affettivo che lavorativo, togliere loro ogni possibilità di essere liberi e belli, una specie di “forfora dell’anima” – mi si permetta la battuta – o di “cancro dello spirito” che doveva essere necessariamente asportato per poter essere felici e realizzati.
I metodi per difendersi dalla nefasta influenza della Madre Perversa sono sostanzialmente due:
1) farle un bello “shampoo arkeoniano” – ovvero riuscire a portarla ad un seminario dove il maestro non avrebbe perso occasione di dimostrare pubblicamente la sua perversione sottolineando i suoi comportamenti devianti. Ci sono madri che si sono sentite dire che i regali fatti alle figlie – vestiti, completi intimi, anelli o collane, fiori donati con affetto ma al momento sbagliato, tipo per san Valentino “oibò, san Valentino è la festa degli innamorati, se tua madre regala un fiore a te, figlia, in questo giorno, sottolinea la sua tensione erotica/omosessualità latente nei tuoi confronti”, “se tua madre, figlio, non ha l’accortezza di chiudersi a doppia mandata in bagno quando si fa la doccia e tu le vedi una tetta o peggio, sta cercando di sedurti sessualmente” ecc.
Altre signore sono state pubblicamente additate come esseri perversi che non hanno esitato ad allontanare i figli/e dai rispettivi padri per consegnarli al pedofilo, altre si son sentite rinfacciare di aver trasmesso una pesantissima “eredità di dolore” alla prole col duplice scopo di controllarla legandola a sé ecc., Il tutto senza minimamente conoscere la storia e il vissuto di queste persone, di questi esseri umani – perché, non dimentichiamolo ! di esseri umani si tratta – che la maggior parte delle volte uscivano dai seminari in lacrime e con la sensazione di aver realmente danneggiato gli esseri che una madre ama di più al mondo: i suoi figli.
Già. Ed è anche molto facile far credere a una madre di non essere stata una buona madre. Perché la maggior parte delle madri, se mai vi fosse qualcuno che non se ne sia accorto (e non vi è certo bisogno di avere una laurea in psicologia per accorgersene, basta un minimo di sensibilità e di amore) è molto vulnerabile su questo punto. C’è un angolino della mente delle madri in cui esse si sentono inadeguate, credono di non aver fatto abbastanza, pensano che avrebbero dovuto dare di più, anche se hanno consacrato l’intera loro vita ai figli riscaldandola come potevano con il loro amore. E qui penso che molte madri concordino con me, io questo amore materno l’ho visto nella mia compagna, l’ho visto in mia madre e nella sua, per quanto possano a volte aver sbagliato come tutti noi facciamo. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, diceva un grande uomo, parole che andrebbero ricordate un po’ più spesso in quei seminari, o meglio, più che ricordate, messe in atto.
A quanti mea culpa di madri ho assistito, madri che si colpevolizzavano per cose assurde, madri che facevano di tutto per dimostrarsi degne dell’amore dei figli anche attraverso pubbliche umiliazioni e condivisioni di piccoli fatterelli che venivano additati come grandi colpe.
Ho sentito madri raccontare che, su consiglio del maestro, avevano condiviso al figlio di aver fatto un sogno erotico su di lui e per questo il figlio non le ha più volute vedere (ma andiamo, un sogno si può interpretare in mille modi, già Freud diceva che il sogno non è mai quel che sembra, o sbaglio? Qualche forista psicologo potrebbe spiegarci forse un po’ meglio che i sogni non vanno presi alla lettera). Ho visto madri, che erano state convinte a “confessare” la loro presunta “attrazione erotica” nei confronti dei figli, ottenere come bel risultato il provocare uno shock nei ragazzi/e con conseguente allontanamento degli stessi.
Ci vogliamo pensare agli effetti di queste scempiaggini sulla psiche di un adolescente o di un giovane? E poi, che succedeva in quelle famiglie? Che ognuno si doveva “fare il suo processo”, così, da sé o in un seminario, se decideva di continuare a seguirli. Se no cavoli suoi. E poi sento affermare che in questo gruppo non si fa psicoterapia. No, si affondano solo le mani a vanvera nella psiche della gente e poi la si lascia lì a “guardarsi il suo processo” e se poi succede qualcosa di brutto… beh, sempre cavoli suoi.
Pensate che questi pubblici mea culpa servissero a risolvere le situazioni? Ebbene, pensate male perché comunque la madre in questione veniva messa sotto osservazione, soprattutto dalla prole arkeoniana, che non perdeva occasione ad individuare in ogni comportamento, parola, gesto o suono una ricaduta nel “lato perverso”.
Solo le madri “allineate col lavoro” erano sacre. Le altre….. lascio a voi immaginare cosa fossero.
Per concludere questo primo punto, lo shampoo arkeoniano si poteva fare anche extra seminario. In questo caso era lecito andare dalla madre e dirle di tutto e di più, come testimoniano su questo stesso forum diversi genitori che hanno trovato il coraggio di scriverne.
2) Una soluzione più drastica, messa in atto quando ci si trovava davanti a madri più resistenti o coriacee, era quella del taglio netto della relazione. La prole arkeoniano semplicemente si rifiutava di vederle, parlare con loro o farle entrare in casa. Un po’ come succede con fuoriusciti e oppositori.
Ma se “tagli” il problema, non è detto che smetta di esistere, perché, secondo una delle ultime teorie del maestro che stavano entrando in voga, è quella che bisogna “far pace” con la “parte sacra della madre”. Allora, in caso di bisogno, il maestro pescava nel cerchio una bella “madre saggia” pronta all’uso la quale, nei momenti di picco emotivo, veniva messa di fronte all’orfano/a arkeoniano e gli diceva tante belle parole di conforto e benedizione (rigorosamente suggerite dal maestro) “Ti riconosco come donna”, “Ti do la mia benedizione”, “Adesso puoi essere una donna libera” ecc.
Potremmo chiederci, poi, che fine facessero queste “madri sagge” alla chiusura del seminario. Lo volete sapere? Scomparse nel nulla. E la ferita psichica derivante dal taglio netto dei rapporti con la genitrice guariva magicamente? Perché non leggiamo le parole di Bert Hellinger, (che viene citato anche sul sito ufficiale del gruppo):

http://www.psicologiaitinerante.it/27_Costellazioni_familiari_Bert_Hellinger/ 27_2_Costellazioni_Familiari_articoli.htm :

(…) Quando un bambino nasce ha due genitori. Non possono essere che quei genitori perciò questi genitori sono i migliori per questo bambino. Non ci possono essere altri genitori migliori . sono quelli giusti per questo bambino (…)

Tiresia

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