Archivi giornalieri: novembre 6, 2012

LE NUOVE RELIGIOSITA’ ALLE SOGLIE DEL TERZO MILLENNIO

26 gen

Relazione presentata all’omonimo corso di informazione del Ce.S.A.P. nel Novembre 1999

Negli ultimi anni stiamo assistendo, nei paesi occidentali, al proliferare di nuove forme di culto.
Anche nella cattolica Italia esse sono in vorticoso aumento. E questo è molto naturale in un periodo di transizione come quello che stiamo vivendo.
Nell’anno 1998 il Viminale ha lanciato l’allarme sulle sette ed i nuovi movimenti religiosi nel nostro Paese.
Sono stati rilevati 80.000 aderenti a più di 137 gruppi, tra sincretisti, false chiese, messianici esoterici, occultisti e satanisti.
La maggior parte di questi nuovi gruppi incentra il proprio fulcro dottrinale sulla profezia dell’imminente fine del mondo, coincidente con la fine del secondo millennio.
Purtroppo, pur proponendosi ai propri adepti come unica fonte di salvezza, questi gruppi sono sempre più spesso coinvolti in episodi di cronaca nera:
o 1978, circa 900 seguaci, tra adulti e bambini, della setta del Tempio del Popolo del reverendo Jim Jones, si suicidarono assumendo del cianuro a Jonestown, nella Guyana. Tra i suicidi vi furono anche Jones, la moglie ed il figlio;
o 1986, nelle Filippine, 300 seguaci della setta dei Cristiani Benevolenti assaltano, armati di coltello, il villaggio di Sant’Antonio, nell’isola di Mindanao. Vengono messi in fuga dalla polizia dopo uno scontro in cui 15 adepti restano uccisi;
o 1993 a Waco, Texas, dopo 51 giorni di assedio, 83 aderenti alla setta di David Koresh morirono nell’incendio del deposito in cui si erano asserragilati, in seguito all’assalto della polizia; qualche mese prima 4 poliziotti furono uccisi perché indagavano sulla setta;
o 1995, vengono ritrovati i corpi bruciati di 16 adepti della setta del Tempio del Sole sull’altopiano di Vercos, in Francia. Essi erano sicuri di poter approdare, così facendo, alla Loggia Bianca della stella Sirio, allo scopo di raggiungere altri 51 cofratelli coinvolti assieme ai loro due capi in un analogo suicidio 14 mesi prima in Svizzera

 

I suddetti episodi rappresentano casi estremi di una paranoia collettiva, ma sono sintomatici di quanto forte possa essere, in determinate condizioni, l’influenza di particolari forme di organizzazione sugli individui.

CARATTERISTICHE

Studiosi e ricercatori di diverso orientamento, negli ultimi anni, hanno cercato di comprendere il complesso mondo delle sette.
Nonostante la loro difformità, dovuta alle diverse provenienze ed orientamenti dottrinali, è possibile ritrovare nei nuovi culti tratti comuni.
Innanzitutto le sette

1. offrono risposte immediate a tutti i problemi dell’esistenza
2. provvedono calore umano
3. favoriscono l’esperienza religiosa

 

In quanto uniche depositarie della Verità e delle procedure per la Salvezza, le sette pretendono dall’individuo che vi aderisce, l’osservazione di una serie di norme.
In alcuni gruppi per es. viene programmata la vita di coppia degli adepti.
Nella Chiesa dell’Unificazione di Moon, è lo stesso Moon a formare le coppie, affinchè possano unirsi in un matrimonio mistico.
Fra gli Hare Krishna vengono stabiliti i tempi in cui gli adepti possano avere rapporti sessuali.
Alcuni movimenti si propongono di migliorare le condizioni di vita dei propri aderenti
L’indiano Maharishi Mahesh Yogi utilizza lo Yoga come mezzo per raggiungere il benessere del corpo e dello spirito.
La Chiesa di Scientology utilizza programmi di purificazione per favorire lo sviluppo della personalità e dell’intelligenza; utilizza anche dei macchinari sofisticati per misurare la forza vitale ed intellettuale.
Gli adepti da parte loro devono aderire acriticamente e in maniera dogmatica al gruppo, perché dubbi e critiche vengono definiti sintomi di apostasia. Il senso di colpa provato da chi trasgredisce rappresenta l’omeostasi del sistema.
Fra i diversi adepti vige una forte coesione interna e viene utilizzata spesso la metafora della famiglia con l’uso di appellativi quali fratello e sorella.
I gruppi sono per lo più gerarchizzati e per entrare a farne parte bisogna superare riti di accesso e di passaggio elaborati, prove di fede e di coerenza dottrinale, prove di impegno e di proselitismo.
Entrare negli Hare Krishna, per esempio, implica il cambio del proprio nome, l’affidamento ad un maestro che possa insegnare al neofita tutti i principi di fede, la recita del rosario Jaia, costituito da 108 perle, da ripetere per intero per 16 volte.
Alcuni gruppi utilizzano rituali magici per trasmettere il proprio sistema di credenze ai membri. Ciò avviene attraverso la ripetizione continua di parole o concetti che hanno il potere di creare una nuova realtà, coerente e condivisa, che trascende i fatti empirici.
In ogni caso pretendono che l’adepto prenda le distanze dal resto del mondo, considerato impuro e limitante la crescita spirituale.
Molti gruppi hanno o hanno avuto un fondatore, raramente sono state fondate da un gruppo di persone elette. Alcuni studiosi , infatti, hanno puntato i riflettori sulla figura e sul ruolo del leader fondatore. Egli è ritenuto portatore di poteri o conoscenze speciali, per questo i seguaci lo accettano come autorità e lo seguono incondizionatamente. In molti casi egli segue poco tradizioni e regole, mostrandosi imprevedibile, così stabilisce con i propri seguaci una comunicazione diretta e dalle connotazioni alquanto misteriose, offrendo loro l’illusione della partecipazione che, in realtà, resta impossibile.
Così facendo riesce a nascondere la presenza di un apparato burocratico e realizza programmi altrimenti irrealizzabili.
Il fondatore del gruppo acquisisce il suo potere carismatico grazie alla sua personalità e al suo carattere sacro ed esemplare. Spesso fonda il suo gruppo in seguito a rivelazioni ricevute da entità spirituali, quali santi e/o angeli (per esempio Joseph Smith, dopo l’apparizione dell’angelo Moroni, fondò la ‘Chiesa di Gesù Cristo e dei santi degli ultimi giorni’) oppure in seguito ad uno studio particolareggiato dei testi Sacri e ad una loro personale interpretazione.

TIPOLOGIA

Alcuni autori hanno proposto alcuni tentativi di classificazione dei diversi gruppi, sebbene ciò sia risultato difficile per la vastità e la complessità del fenomeno.
Bryan Wilson, per esempio, nel suo libro Le sètte religiose , propone una tipologia in base alla reazione di questi gruppi nei confronti del resto del mondo. Si ottiene, perciò:
1. una reazione conversionista se cercano di modificare interiormente l’uomo per offrirgli la salvezza;
2. una reazione rivoluzionaria se si propongono, grazie ad un intervento di origine soprannaturale, di capovolgere l’attuale sistema di cose che governa il mondo e che lo rende malvagio;
3. una reazione introversionista se non sono interessati a salvare il mondo, ma si estraniano da esso;
4. una reazione manipolazionista se ritengono di possedere conoscenze speciali e superiori rispetto al resto del mondo;
5. una reazione taumaturgica se offrono ai propri fedeli sollievo ai mali fisici o psichici;
6. una reazione riformista se si propongono di risvegliare la ‘luce interiore’ propria di ogni essere umano, per migliorare il mondo;
7. una reazione utopistica se si propongono di riscoprire quei particolari principi che permetterebbero di ricostruire il mondo.

 

Roy Wallis (1983) suggerisce l’esistenza di tre tipi di movimenti religiosi:
1. i gruppi che sono in pace col mondo, tra cui vi sono il Neo-Pentecostalismo e alcuni gruppi cristiani come Subud e Atherius Society;
2. quelli che si adattano al mondo proponendosi di aiutare l’individuo ad affrontarlo;
3. quelli che si oppongono al mondo nella speranza che presto sarà insediato da un Regno Celeste sulla terra. A tal fine gli adepti conducono una vita di stenti e piena di sacrifici.

 

Una ulteriore classificazione suddivide in sei categorie i gruppi religiosi, in base alle loro origini e ai principi dottrinali cui si rifanno:
1. movimenti di matrice cristiana o pseudocristiana (ne fanno parte i testimoni di Geova, i mormoni, la Chiesa cristiana Avventista del 7° giorno, ecc.);
2. movimenti religiosi alternativi di matrice orientale ( Hare Krishna, Missione della Luce Divina, Sahaya Yoga, Brahma Kumasis, ecc.);
3. movimenti religiosi alternativi con caratteristiche unificazioniste (Chiesa dell’Unificazione, Centro dell’uomo, Vita Universale, ecc.);
4. movimenti religiosi alternativi con caratteristiche taumaturgiche o pseudoscientifiche ( Chiesa di Scientology, Scienza cristiana, Sukyo Mahikari, ecc.);
5. movimenti religiosi alternativi con caratteristiche esoteriche, spiritistiche, occultistiche, magiche, ufologiche ( Arancioni, Rosacroce; Movimento del potenziale umano, New Age, ecc.);
6. sette sataniche.
TECNICHE DI PERSUASIONE
L’ipotesi che le sette sottopongano i loro affiliati al lavaggio del cervello motiva una delle critiche più comuni che viene rivolta ad esse.
L’espressione lavaggio del cervello, di dubbio valore scientifico, fu coniata dal giornalista statunitense Edward Hunter nel 1951 durante la guerra di Corea. Egli accusava i Cinesi di utilizzare con i loro prigionieri questa tattica, che consisteva nell’isolamento dell’individuo, nel suo controllo totale, nell’indebolimento fisico e mentale (dovuto al poco sonno e alla scarsa alimentazione), nel suscitare sensi di colpa e attacchi ai suoi sistemi di valori. Aderire ad un nuovo sistema di valori rappresentava, pertanto, una liberazione.
Richardson (1979) attribuisce il significato di quasi lavaggio del cervello alle tecniche di risocializzazione utilizzate dalle sette, in quanto queste ultime pur prevedendo un totalitarismo ideologico, non comportavano la coercizione fisica.
La maggior parte di questi nuovi movimenti utilizza notevoli pressioni per convincere l’individuo all’affiliazione. Le pressioni possono assumere l’aspetto positivo di bombardamento d’amore, quando una persona viene sommersa da affetto e attenzioni immediate; ma possono anche essere negative e far leva sui sensi di colpa; a volte possono coesistere entrambe queste caratteristiche.
Lo psicologo sociale Robert B. Cialdini (1984) in un’indagine effettuata sulle varie tecniche di persuasione utilizzate da venditori professionisti e da gente comune, evidenzia più chiaramente i sei principi psicologici base che favoriscono il processo di affiliazione:
1. Reciprocità: consiste nell’offrire qualcosa per riceverne qualcos’altro in cambio.
Tale tecnica è spesso utilizzata dagli Hare Krishna che, allo scopo di ricevere una questua, offrono ai passanti un oggettino o un piccolo fiore rifiutandosi di riprenderselo. Questa situazione implica un obbligo a contraccambiare il favore ricevuto, pena un sentimento di ingratitudine.
2. Impegno/Coerenza: una volta che è stata compiuta una scelta o che si è presa una posizione pubblicamente, ci si sente in obbligo di pensare, parlare e agire coerentemente a quell’impegno. Questo perché la coerenza è socialmente apprezzata nella nostra cultura. Quindi far compromettere una persona con una piccola richiesta è efficace per ottenere successivamente l’assenso a richieste più impegnative.
3. Validazione Sociale: spesso attraverso l’osservazione di come gli altri affrontano una situazione, si decide cosa è bene pensare, sentire o fare. Un esempio scorretto di tale approccio è quando i baristi esibiscono biglietti di grosso taglio nel vaso delle mance per incentivare la gente a offrire cifre consistenti.
4. Amicizia/Simpatia: è preferibile dire di sì alle persone che ci sono simpatiche e che sono amiche, piuttosto che ad altri. I venditori, infatti, spesso propinano lodi e trovano comunione di interessi fra se stessi e la persona da convincere, così alimentano la simpatia e la quiescenza
5. Autorità: conformarsi ai dettami delle figure di autorità porta enormi vantaggi, specie sul piano pratico, perché assicura al proponente un’immediata trasmissione del messaggio e all’ipotetico cliente una maggiore ricettività. Quest’ultimo, d’altra parte, dispensato dalla necessità di pensare, compie prontamente le azioni che gli vengono suggerite.
6. Scarsità: le cose appaiono più desiderabili e preziose se diminuisce la loro disponibilità. Basta il limite di tempo a creare un’aura scarsità. Spesso le varie sette messianiche, attraverso il messaggio terroristico che siamo negli ‘ultimi tempi’ riescono a portare nel loro seno un vasto numero di persone.
Quando ciascun principio viene applicato al momento giusto, secondo Cialdini, la gente smette di essere razionale e accetta le proposte meccanicamente.

Fra gli autori che si sono occupati di spiegare il processo di affiliazione ad un gruppo, merita un particolare approfondimento il lavoro di Steven Hassan, che ha offerto un notevole contributo allo studio del fenomeno.
Steven Hassan ha militato per ben due anni e mezzo, ricoprendo anche incarichi di responsabilità, nell’ASUMC (Associazione per l’Unificazione del Mondo Cristiano), meglio conosciuta come i ‘Moonies’.
Reso temporaneamente immobile da un grave incidente automobilistico, fu sottoposto ad una deprogrammazione forzata ad opera di esperti commissionati dai suoi genitori.
La sua personale esperienza e le dichiarazioni rese da altri ex membri gli hanno dato la spinta per approfondire lo studio sulle tecniche di controllo mentale.
Laureatosi in psicologia al Cambridge College, Hassan ha sviluppato un interessante modello terapeutico volto al recupero di chi è stato reclutato da un ‘gruppo distruttivo’ . Tale approccio, che verte su particolari tecniche psicologiche collaudate da professionisti della salute mentale e su uno specifico addestramento di parenti e amici dell’adepto, si contrappone di gran lunga all’approccio più coercitivo della deprogrammazione classica che prevede il prelevamento del membro di un movimento e il suo isolamento al fine di liberarlo dall’indottrinamento subìto.
Hassan ha, inoltre, formulato un modello teorico che analizza in dettaglio le varie fasi della manipolazione mentale operata dalle sette.
La sua metodologia completa è esposta nel suo libro Combatting Cult mind control (Park Street Press, Rochester-Vermont 1990) [in Italia il suo libro è stato tradotto e pubblicato lo scorso anno dalla Casa Editrice Avverbi, con il titolo Mentalmente Liberi] che si propone come una guida pratica e informativa a problemi che la gente si trova ad affrontare quando scopre l’influenza esercitata da sette distruttive.
Steven Hassan elabora il suo modello teorico riformulando i contributi di alcuni teorici che hanno interpretato il processo di affiliazione ad un gruppo religioso.
Egli riprende i risultati della ricerca di Robert J. Lifton (1961) che individua otto variabili psicologiche che possono condurre a quella che egli definisce “riforma del pensiero”:
1. controllo sociale,
2. manipolazione con toni mistici,
3. richieste di astensione politica e ideologica,
4. culto della confessione,
5. accettazione incondizionata della dottrina del gruppo considerata sacra,
6. adozione di un linguaggio comprensibile solo dal gruppo,
7. subordinazione della persona alla dottrina,
8. percezione della propria esistenza come dispensata dall’autorità.

 

Utilizza, inoltre, il modello della Dissonanza Cognitiva elaborato da Leon Festinger (1957) secondo cui l’organismo umano presenta la tendenza a stabilire armonia e coerenza tra le sue opinioni, atteggiamenti, conoscenze e valori. Pertanto in presenza di una dissonanza fra due elementi, l’individuo proverà un disagio psichico e reagirà tentando di ridurla, evitando situazioni o conoscenze che potrebbero aumentarla, al fine di ottenere la consonanza.
Nel suo modello Festinger descrive le tre componenti del controllo mentale: controllo del comportamento, dei pensieri e delle emozioni.
Ogni componente ha una notevole influenza sulle altre; modificando una, anche le altre tenderanno a cambiare: se si riesce, perciò, a cambiare il comportamento di una persona, di conseguenza cambieranno i suoi pensieri e i suoi sentimenti per minimizzare la dissonanza creatasi. Il risultato sarà la costituzione di una nuova personalità.
Infine, Hassan si serve del modello della Persuasione coercitiva di Edgar Schein, psichiatra statunitense (1956) , che prevede tre fasi nel processo che favorisce la ‘conversione’: fase di decongelamento, consistente nella rottura dello schema di fede e di comportamento che costituisce l’identità di una persona; fase di modifica, corrispondente al processo di indottrinamento vero e proprio; fase di ricongelamento, che attraverso l’uso di tecniche di ricostruzione e rinforzo produce una nuova identità.

COS’E’ IL CONTROLLO MENTALE

Steven Hassan preferisce parlare di controllo mentale piuttosto che di lavaggio del cervello, in quanto tale definizione spiega meglio le varie pressioni sociali cui quotidianamente si è sottoposti. Alcuni condizionamenti sono positivi, altri sottili e distruttivi. Questi ultimi minano l’integrità dell’individuo nella scelta delle sue decisioni.
Il controllo mentale viene ottenuto quando un soggetto viene immerso in un nuovo sistema di credenze, dove, per funzionare, deve rimuovere la sua vecchia identità a favore di una nuova, più confacente a quella del nuovo gruppo di appartenenza. Egli all’inizio può anche recitare una parte per andare d’accordo con gli altri, gradualmente, però, la sua personalità subisce un cambiamento radicale e l’individuo interiorizza una ideologia totalitarista che prende il sopravvento sul suo vecchio sistema di credenze. Tale processo può essere attivato in poche ore, ma generalmente necessita di giorni o settimane per potersi radicare.
Il controllo mentale si differenzia dal lavaggio del cervello che presenta un carattere più coercitivo avvalendosi di maltrattamenti e abusi fisici oltre che psicologici. Chi subisce quest’ultimo, inoltre, non interiorizza a fondo i nuovi convincimenti, tant’è che una volta libero dall’influenza e dalla paura di chi lo teneva prigioniero (vissuto sin dall’inizio come nemico) riesce a disfarsene.
Secondo Hassan il controllo mentale è più sottile e sofisticato. Esso non implica alcun abuso fisico, per lo meno evidente, chi lo pratica è, anzi, vissuto dalla vittima come un amico, perciò i suoi meccanismi di difesa non sono messi in atto.
L’indottrinamento si verifica grazie a processi ipnotici e a dinamiche di gruppo.
L’ipnosi è uno stato psicofisico, prodotto artificialmente, che permette di influire sulle condizioni psichiche, somatiche e viscerali del soggetto. Diversi gruppi ‘distruttivi’, religiosi o non, utilizzano varie forme di induzione (es. la meditazione o graduali e periodici incontri caratterizzati da ripetitività e attenzione) allo scopo di rendere più recettivo il soggetto alla dottrina da essi promulgata. In trance l’individuo vive un’esperienza piacevole e rilassante e cosi desidera ripeterla quanto più spesso possibile.
Il gruppo, inoltre, riveste una notevole funzione nel favorire l’integrazione dei singoli membri. Più piccolo è il gruppo, più in esso agiscono forti vincoli affettivi tanto da sviluppare o modificare le funzioni dell’Io, le capacità di adattamento all’ambiente, il senso complessivo di identità personale. La psicologia sociale ha, infatti, evidenziato che spesso rispondiamo ad una nuova situazione sociale con informazioni che riceviamo inconsciamente.

MODALITA’ DI RECLUTAMENTO

Il reclutamento di nuovi adepti può avvenire in tre modi, secondo Steven Hassan: le persone possono essere avvicinate da un parente o amico che è già membro del gruppo, da uno sconosciuto che si propone in modo amichevole o attraverso un avvenimento sponsorizzato dal gruppo stesso ( es. una conferenza, un film, …).
Secondo Hassan il reclutamento è favorito se l’individuo contattato sta vivendo un periodo vulnerabile della sua vita.

LE COMPONENTI DEL CONTROLLO MENTALE

Secondo Hassan per comprendere come funziona il controllo mentale è importante analizzare le quattro componenti che lo costituiscono:
1. controllo del comportamento
2. controllo del pensiero
3. controllo delle emozioni
4. controllo dell’informazione

 

Controllo del comportamento
Il controllo del comportamento implica la regolazione della realtà fisica dell’individuo, ovvero del suo ambiente, delle sue attività quotidiane e del suo tempo libero.
Molti gruppi lo realizzano attraverso la prescrizione di orari molto rigidi per i loro membri: parte del tempo viene dedicata ai rituali del gruppo e ad attività di indottrinamento allo scopo di tenere sempre impegnato l’adepto.
In alcuni gruppi più restrittivi i membri devono chiedere il permesso ai propri superiori per fare qualsiasi cosa: gestire i propri soldi, recarsi dal medico, telefonare, ecc..
All’interno del gruppo il potere dei capi è mantenuto attraverso l’autoritarismo: ricompense o punizioni sono rese pubbliche e così gli adepti sono sempre mantenuti in uno stato di continua tensione. Le forme di punizioni variano dall’isolamento all’assegnazione di compiti gravosi, dalla pratica del digiuno al divieto di dormire, ecc. La partecipazione attiva dell’individuo alla sua punizione renderà quest’ultima più efficace.
L’individualismo viene vivamente scoraggiato e ciascuno deve agire come se fosse l’intero gruppo. Ogni gruppo, infatti, presenta propri sistemi di credenze e schemi comportamentali e di rituali che lo mantengono compatto: i suoi membri possono condividere un gergo particolare, una postura, atteggiamenti mimico-emozionali o determinate forme di presentazione del gruppo.
Controllo del pensiero
Il controllo del pensiero si attua attraverso l’indottrinamento dei membri, in modo tale che essi interiorizzino la dottrina del gruppo, un nuovo sistema gergale e tecniche di blocco del pensiero.
I membri interiorizzano l’ideologia del gruppo come la “verità”, questo permette ai capi di filtrare, attraverso la dottrina, le informazioni in entrata e di regolare come bisogna pensare quell’informazione. La dottrina viene proposta come valida scientificamente, onnisciente e polarizzante (nel senso che divide ogni cosa in “bianco e nero”, “noi e loro”, “buono-dentro e cattivo-fuori”). L’individuo, perciò, non ha bisogno di pensare con la propria testa, c’è la dottrina che risolve ogni tipo di problema.
La comunicazione nel gruppo si realizza tramite un sistema particolare di codifiche sia in fase espressiva che ricettiva. Tale modalità di espressione dirige anche il pensiero nella direzione voluta dai capi e costituisce un muro invisibile fra credenti ed esterni, portando i primi a sentirsi speciali e separati e i nuovi arrivati a impegnarsi maggiormente per “capire” la verità.
Gli adepti gradualmente imparano a bloccare qualsiasi informazione critica nei confronti del gruppo, adottando una serie di meccanismi di difesa contorti volti a salvaguardare la nuova identità acquisita contro l’originaria. Questi sono: la negazione (tendenza a negare sensazioni e fatti penosi che potrebbero minare la fiducia nella dottrina), la razionalizzazione (tendenza a dare una versione di comodo dei fatti, travisandoli o interpretandoli nel modo più conveniente, per mantenere costante il livello di autostima) e il desiderio magico di onnipotenza (convinzione che ciò che si desidera si possa verificare nella realtà). In pratica essi ogni volta che iniziano a sperimentare un “cattivo pensiero” lo bloccano automaticamente attraverso una serie di rituali: es. la meditazione, l’ecolalia, le preghiere, il cantilenare.
Col tempo la persona non è più cosciente di aver appena avuto un dubbio, realizza soltanto che improvvisamente sta cantilenando.
Controllo delle emozioni
I gruppi ‘distruttivi’ tendono a mantenere sotto controllo il campo emozionale dell’adepto attraverso l’induzione del senso di colpa e della paura.
Il senso di colpa può riguardare eventi storici, pensieri, azioni passate dell’adepto.
La paura è usata in due modi: nella creazione di un nemico esterno pronto a perseguitare e nel terrore della scoperta di qualche mancanza dell’adepto e della conseguente punizione da parte dei capigruppo.
Per ottenere un pieno controllo emotivo è necessario, inoltre, ridefinire le sensazioni. Per esempio si può convincere gli adepti che per ottenere la felicità e quindi esser più vicini a Dio bisogna sottoporsi a notevoli sforzi e a vivere infelicemente.
I membri vengono, inoltre, incoraggiati a provare lealtà e devozione verso il gruppo, mentre gli unici sentimenti consentiti verso l’esterno devono essere negativi, a tal fine alcuni gruppi controllano le relazioni interpersonali di ciascuno. Anche i desideri sessuali vengono sottoposti a rigido controllo.
Un’altra potente tecnica di controllo emozionale è l’induzione di fobie, per cui gli adepti proveranno una reazione intensa di paura al solo pensiero di abbandonare il gruppo.
Controllo dell’informazione
L’ultima componente del controllo mentale consiste nel controllare tutte le informazioni che gli adepti ricevono.
Alcuni gruppi scoraggiano i loro membri a leggere giornali o riviste o a seguire programmi televisivi o radiofonici. Anche i rapporti con gli altri, specie con ex membri, sono soggetti a controllo per evitare che si tengano conversazioni critiche sulla dottrina, sui leader o sull’organizzazione. A tal fine i membri vengono incoraggiati a farsi la spia l’un l’altro e a raccontare a chi di dovere ciò che non doveva esser detto o fatto.
Le informazioni fornite sono, inoltre, divise per compartimenti in modo tale che non si abbia il quadro completo della situazione. Esse vengono anche trasmesse attraverso vari livelli di ‘verità’: esistono dottrine esterne che servono da facciata e dottrine interne che vengono apprese gradualmente man mano che la persona si addentra nel movimento. Tutto questo rende impossibile la formazione di giudizi obiettivi da parte di una persona.
Nel gruppo esistono anche livelli interni di informazione tanto che ciascun membro, che occupa un particolare posto della scala gerarchica, pensa di sapere tutto, mentre è ancora lontano dal livello ultimo di conoscenza della dottrina intera.
Coloro che fanno troppe domande e presentano una curiosità accentuata vengono deviati verso un obiettivo esterno fino a che non dimenticano le loro obiezioni.
La mente, quindi, senza una completa informazione non può funzionare bene. L’impossibilità di riceverla e di utilizzare appropriati meccanismi interni per elaborarla fa sì che le persone rimangano intrappolate in un gruppo.

FASI DEL CONTROLLO MENTALE

Hassan, ripristinando la teoria di E. Schein, sostiene che il controllo mentale si stabilisce nel tempo attraverso tre fasi:
1. fase di destrutturazione
2. fase di cambiamento
3. fase di ristrutturazione
Fase di destrutturazione
Un cambiamento radicale si ottiene sconvolgendo la realtà e gli schemi di riferimento della persona verso cui è mirato facendolo restare privo di difese naturali verso quei concetti che sfidano la sua visione del mondo.
Le tecniche utilizzate per questo scopo sono varie: alcuni gruppi utilizzano la privazione del sonno, altre stabiliscono nuovi regimi alimentari.
Vengono anche utilizzate delle tecniche ipnotiche per destabilizzare una persona: una di queste è l’uso della confusione, attraverso la comunicazione di informazioni contraddittorie, che induce uno stato di trance.
Il sovraccarico di sensazioni così come la loro privazione, inoltre, può indurre uno squilibrio nella persona rendendola più recettiva ai suggerimenti del gruppo. Anche il bombardamento di materiale emotivo ad una velocità più alta rispetto ai tempi di assorbimento, può portare ad uno sconvolgimento totale.
Alcuni gruppi utilizzano la tecnica del doppio legame che riesce a bloccare le tre aree del funzionamento umano: agire, pensare e sentire. Questo fa sì che l’individuo crede di aver operato una libera scelta, mentre in realtà essa è imposta dal gruppo.
Altre tecniche utilizzate per ottenere la destrutturazione sono: meditazioni guidate, confessioni personali, sessioni di preghiera e altre attività che iniziano in maniera innocua e diventano man mano più intense.
Durante il processo di destrutturazione, quando le difese cominciano ad indebolirsi, vengono amplificati tutti i problemi che in quel momento la persona vive (di tipo relazionale o di non accettazione, ecc.) al fine di farle credere che si trova in pessime condizioni.
Fase di cambiamento
Una volta che sono stati creati enormi scompensi nella personalità, è possibile imporre una nuova identità che vada a colmare il vuoto lasciato dalla vecchia. A questo scopo sono riutilizzate molte delle tecniche della fase precedente. L’indottrinamento è effettuato sia formalmente, cioè attraverso seminari, simposi e rituali, sia in modo informale, cioè attraverso un costante e frequente contatto con i membri.
I messaggi vengono ripetuti ossessivamente in diverse forme per mantenere vivo l’interesse degli adepti, inoltre la monotonìa del loro ritmo è un modo per indurre stati ipnotici. Essi si focalizzano su particolari temi: ai nuovi adepti viene mostrato quanto sia malvagio il mondo, che bisogna essere ‘illuminati’ per poterlo salvare e che fanno parte di una élite di pochi scelti. Il materiale che andrà a costituire la nuova identità viene elargito a piccole dosi, tenendo conto dei tempi personali di assimilazione.
I nuovi adepti sono costantemente tenuti sotto controllo perciò è possibile acquisire sempre più informazioni sulla loro vita. Queste sono poi utilizzate per indurre in essi ‘esperienze spirituali’, consistenti nel tirare fuori l’informazione al momento giusto. Ciò riempirà di stupore quella persona che crede che il membro più anziano gli abbia letto nel pensiero.
I gruppi utilizzano anche altre tecniche per ristrutturare l’identità dei neo-adepti: istruiscono questi ultimi a fare la volontà di Dio, che implicitamente significa rimanere nel gruppo; istruiscono gli stessi membri ad esercitare una maggiore forza persuasiva; isolano le persone troppo curiose; suddividono i membri in piccoli gruppi e instaurano un senso di comunità incoraggiando il conformismo.
Fase di ristrutturazione
Quando la persona è stata indottrinata a credere ad un nuovo sistema ideologico viene coinvolta in nuove attività che solidificheranno la nuova identità e daranno un nuovo scopo nella sua vita.
Innanzitutto il nuovo adepto deve riuscire a criticare la sua vecchia identità: la sua memoria viene distorta in modo che vengano minimizzate la cose buone del passato e ingigantite le esperienze fallimentari e i sensi di colpa; deve abbandonare vecchi interessi, rompere legami familiari e d’amicizia, spesso con gesti eclatanti se questi entrano in competizione con i nuovi impegni assunti. Ai nuovi membri viene inoltre affiancato un genitore spirituale, ovvero un membro più anziano assegnato ad istruirli: questa tecnica serve a mantenere l’“anziano” nella sua convinzione gratificando il suo Io e a stimolare il “nuovo” a diventare anch’egli un esempio rispettabile ed avere i suoi propri membri da istruire.
Il nuovo adepto sente di appartenere, adesso, ad una nuova famiglia. Spesso gli viene assegnato un nuovo nome e una nuova località in cui vivere, gli viene suggerito di cambiare il modo di vestire, di acconciarsi i capelli e qualsiasi altra cosa comporti un legame con il passato. Il gruppo fa inoltre pressioni perché il nuovo membro gli ceda il suo conto bancario e i suoi averi. Tutto ciò serve a rafforzare i legami.
Il radicamento alla dottrina viene, inoltre, effettuato assegnando appena possibile il nuovo membro ad attività di proselitismo e di raccolta di fondi per il gruppo stesso.
Al termine di questa fase il novizio si trasforma da “vittima” a “carnefice” ed è in grado di istruire a sua volta.

EFFETTI DEL CONTROLLO MENTALE

Hassan ritiene che gli effetti del controllo mentale siano enormemente deleteri per lo sviluppo della personalità. Innanzitutto esso lede la libertà di scelta dell’individuo, tanto che la sua “mappa di riferimento” della realtà è solo la dottrina del gruppo.
Inoltre questi sviluppa una doppia identità: la “nuova”, predominante, che gli farà assumere tutti gli atteggiamenti tipici del gruppo di appartenenza (modo di parlare simile a quello di un nastro che ha registrato una lezione, postura rigida, muscoli facciali tirati, sguardo freddo e inespressivo); la “vecchia”, che riappare di tanto in tanto (postura e muscolatura appariranno più rilassate, lo sguardo più naturale e talvolta sarà in grado di fare battute di spirito) che nonostante tutto raramente viene distrutta in maniera totale.

MECCANISMI DI PERSUASIONE

Secondo studi condotti (Tinelli, 1998) si possono individuare dei meccanismi di persuasione nelle dinamiche di molti culti. Essi possono essere così ditribuiti:
A. TECNICHE DI SVILUPPO
Sono definite ‘tecniche di sviluppo’ tutti i metodi messi in atto dai vari gruppi per fare proseliti o comunque per incuriosire eventuali aderenti al gruppo. Sono tecniche di persuasione:
1. Il posizionamento
2. Il legame empatico
3. Regola del contraccambio
4. Profezia che si autodetermina
5. Love bombing
6. Attribuzione di un ruolo
B. TECNICHE DI CONTROLLO
Le tecniche di controllo hanno la funzione di far aderire il neofita al gruppo in maniera permanente. Ne fanno parte:
1. Addestramento
2. Doppio legame
3. Imitazione
4. Isolamento dal mondo esterno e lealtà al gruppo
5. Impegno costante
6. Semplificazione
7. Rindondanza
8. Rinforzi
9. Limitazione dell’informazione

TIPOLOGIA DI CHI ADERISCE

Molti studiosi hanno concentrato il loro interesse sulla personalità del “nuovo convertito”.
Freud, per esempio, nell’opera Azioni ossessive pratiche religiose (1907) sostiene che alla base della formazione religiosa ci sia lo stesso meccanismo di repressione che è alla base della nevrosi ossessiva. Nei lavori successivi sostiene che l’individuo si accosta all’esperienza religiosa a causa dei suoi sentimenti di insufficienza, debolezza e indipendenza.
La psichiatria ha considerato il soggetto religioso mentalmente disturbato, sebbene la ricerca psicosociale abbia messo in evidenza che i malati mentali siano meno religiosi rispetto ai “sani” .
Lavori sociologici hanno evidenziato un profilo del tipico nuovo convertito. Spesso si tratta di giovani profondamente insoddisfatti dei valori culturali e religiosi che vengono loro proposti. Persone inquiete, pellegrini alla ricerca della pace, della gioia e della sicurezza.
La conversione è repentina. Un’esperienza eccezionale di tipo estatico segue all’incontro con un aderente a un movimento religioso. Tale evento porta all’accettazione del nuovo messaggio.
Il dr. Maurizio Antonello, studioso degli effetti che una educazione settaria ha sullo sviluppo psicofisico dei ragazzi, sostiene che potenzialmente tutti possono aderire ad una sètta, in quanto ogni sètta propone un messaggio che va a colpire l’interesse di ciascuno. Spesso è un periodo di crisi che rende più recettivi al messaggio.
R. Cialdini evidenzia che “Quando siamo in condizioni di fretta, stress, incertezza, indifferenza, distrazione o affaticamento, tendiamo a restringere il nostro campo focale, considerando una parte minore dell’informazione accessibile”.

© 1999

“Io violentata da Arkeon”

Processo alla psico-setta di Carlo Moccia, in aula i primi testimoni. Un “maestro” già condannato a 6 anni di reclusione per violenza carnale

« Fui violentata da un maestro di Arkeon, il pretesto: un rito per riportare alla mente un ricordo d’infanzia; l’attimo in cui, da piccola, sarei stata abusata sessualmente da un pedofilo ». Emergono ormai sconcertanti le testimonianze nelle aule al neon di via Nazariantz; che ieri ha aperto il sipario a quello che prende forma come il processo più importante, di certo il più sconvolgente dell’anno giudiziario barese. Tremano gli imputati: per primo Carlo Moccia, il fondatore della psico-setta (che ha deciso di non comparire in aula), e poi i “maestri” di Arkeon le cui trame si svelano nelle parole tremanti d’emozione e rabbia dei testimoni. « Non c’era nessun pedofilo; erano solo pretesti per estorcermi denaro,  usarmi in tutti i modi… anche come oggetto sessuale!”. La pratica era sempre la stessa, lo dimostrano le testimonianze finora raccolte. Gli adepti di Arkeon venivano, attraverso riti e cerimonie volte a condizionarne la mente, assoggettati alla volontà di individui che si facevano chiamare “mestri”; si parla di cerimonie in cui, tra musica ad altissimo volume, stridenti gong di tamburo ed urla strazianti, i partecipanti venivano portati a credere di essere stati violentati dai genitori o da un non ben precisato pedofilo durante l’infanzia. « Non te lo ricordi perché eri tropo piccola – cantilenavano i “maestri” – ma di certo hai subito una violenza carnale… l’hanno subita tutti da bambini: questa è la causa dei mali che affliggono la tua vita! ».  Il “lavaggio del cervello” condizionava a tal punto gli individui che alcuni hanno persino denunciato alla magistratura, per violenza carnale, ignari genitori, zii e amici. « Durante le cerimonie – racconta una testimone – alcuni vomitavano. Allora il maestro si compiaceva: “Brava! Quello che hai appena rimesso non è vomito, ma lo sperma del pedofilo che ti ha violentato!” ».   Più ci si liberava della “presenza del pedofilo”, più si avanzava nel “lavoro di purificazione”, come veniva definito dai maestri di Arkeon, che consisteva in tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo (la testimone racconta il suo percorso nella setta prima e dopo l’utilizzo corrente dell’Euro) di circa 12 mila euro. Una bella cifra, che finiva dritta dritta nelle tasche dei “guru” della setta.   E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. « Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona – racconta una testimone – anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante, è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro ». La setta aveva aperto sedi in tutta Italia, anche con l’appoggio di alcuni membri della Chiesa, gli adepti erano migliaia: è facile immaginare, quindi, che gli introiti di Moccia & Co. fossero a parecchi zeri.  I testimoni di questo processo avevano sporto denuncia presso le questure di molte città italiane, ma non erano mai stati creduti; solo l’intervento di alcune associazioni, che si battono per la tutela dei fuoriusciti dalle sette religiose (una fra tutte, il CeSAP: Centro studi per gli Abusi Psicologici), e dopo l’intervento della stampa, le acque intorno al caso hanno incominciato a muoversi.  «  Ne abbiamo passate di tutti i colori – continua – è difficile pensare che le forze dell’ordine, coloro i quali hanno il compito di difendere i cittadini, siano stati i primi a voltarci le spalle ». Ora i ricordi spiacevoli fanno posto alla speranza. «  Abbiamo fiducia nell’operato dei giudici, ed invitiamo tutti coloro che hanno mantenuto il riserbo per tanti di anni di uscire allo scoperto e di unirsi a noi in questa lotta!  Sappiamo che a Bari ci sono molti ex adepti della setta, è ora che escano dall’ombra e facciano sentire la propria voce… ».  Il processo che si tiene in questi giorni a Bari fa parte di un filone che si estende per tutto lo Stivale. Nei giorni scorsi sì è concluso il processo gemello di primo grado a Milano, che riguarda uno degli imputati del processo di Bari, il maestro di Arkeon Francesco Antonio Morello (il “maestro” citato nelle testimonianze). Morello è stato condannato a Milano a 6 anni di reclusione e 5 mila euro di risarcimento, per aver abusato sessualmente di due sue allieve che frequentavano i suoi seminari. Facendo leva sulle loro debolezze e sul ruolo da lui rivestito, le ha indotte a pratiche sessuali che, secondo lui, sarebbero servite a far riemergere il ricordo di un presunto abuso sessuale vissuto nell’infanzia.   A Bari Morello è imputato per i reati di associazione a delinquere finalizzati a truffa, abuso della professione, violenza privata. È inoltre indagato per calunnia, insieme ad altri 46 membri di Arkeon che hanno denunciato due fuorusciti della setta e la presidente del CeSAP, la psicologa Lorita Tinelli.

 

Mirko Misceo

Da Il quotidiano di Bari del 26 maggio 2011

 

 

Interrogazione parlamentare su Arkeon maggio 2010

MASTROMAURO, LOSACCO, SERVODIO e BELLANOVA. – Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Ministro della giustizia, al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che:
nella provincia di Bari sono state rinviate a giudizio 10 persone (la posizione dell’undicesimo indagato è stata stralciata) coinvolte nell’inchiesta della psico-setta Arkeon, l’indagine ha preso spunto dalla trasmissione Mi manda rai3 del 2006 e più recentemente anche da differenti servizi di Striscia la notizia;
la setta, con sede amministrativa a Bari, liberamente ispirata alle filosofie orientali del genere Reiki, secondo gli investigatori sarebbe riuscita in dieci anni di attività a raccogliere e truffare oltre 10 mila adepti in tutta Italia, obbligandoli a partecipare a costosi seminari per poter guarire da malattie gravi, tumori e AIDS;
a capo della setta sarebbe Vito Carlo Moccia, di 57 anni di Noicattaro (Bari) il quale si dichiarava psicologo senza possederne il titolo;
attraverso la testimonianza di molti membri della predetta setta è stata riscontrata, tra l’altro, la pratica dell’abuso sessuale e della violenza di gruppo anche su minori, spingendo le vittime a credere che l’abuso sessuale fosse stato praticato nel corso dell’infanzia dal 95 per cento dei genitori sui propri figli;
tali ricordi, rimossi secondo la setta andavano recuperati attraverso l’abuso sessuale da parte dei maestri; tali fatti pare risalgano al periodo dal 1998 al 2008, nel corso del quale si sono accertati anche due suicidi collegati alle attività di Arkeon;
i maestri proponevano percorsi graduali di affiliazione all’organizzazione risultati essere vere e proprie manipolazioni, attraverso la partecipazione a seminari pagati dai partecipanti intorno ai 260 euro per il primo livello e fino ai 15 mila euro per i livelli successivi;
è stato inoltre riscontrato attraverso le testimonianze di alcune vittime che alcune coppie per risolvere la loro crisi coniugale sono arrivate a pagare fino a 100 mila euro;
dopo che la Corte Costituzionale, con una sentenza del 1981, ha cancellato il reato di plagio, l’attività lobbistica delle sette è molto più forte, non esistono al momento misure di contrasto efficaci contro queste organizzazioni, nonostante i numerosi arresti effettuati dalle Forze dell’ordine negli ultimi anni, ad esempio quello di Danilo Speranza, guru della setta Re Maya avvenuto a Roma;
la procura di Bari ha contestato ai dirigenti della setta Arkeon i reati per associazione a delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza

privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza; il processo è iniziato la settimana scorsa -:
se si intendano adottare iniziative per riempire il vuoto normativo in materia di contrasto del fenomeno delle sette, ripristinando il reato di plagio;
se si intendano assumere e/o intensificare, soprattutto nelle zone più colpite dal fenomeno, i necessari interventi di ordine pubblico per reprimere il fenomeno;
se si ritenga opportuno promuovere una campagna di sensibilizzazione, in particolare nelle zone disagiate e colpite già in passato dall’attività delle sette, affinché fenomeni di questo tipo non proliferino, attivando strumenti culturali atti a prevenirli tramite la sensibilizzazione dell’opinione pubblica.
(4-07078)

http://www.camera.it/417?idSeduta=317&resoconto=bt01&param=

 

 

 

La geografia del limite

SEGNALAZIONE

Carissimi colleghi,

ho trovato in internet una interrogazione dell’Onorevole Scilipoti, su sollecitazione di alcune associazioni di tutela dei consumatori, che punta il dito contro una organizzazione che promuove corsi di memoria, ma che in realtà pare fare tutt’altro. Secondo quanto scritto nell’interrogazione, i metodi su cui si basano gli organizzatori di tali corsi sono basati sulla PNL. Ma la cosa che più mi stupisce è leggere che “nessuno dei membri di questa società è laureato in psicologia, pedagogia, scienze della formazione e medicina (psichiatria), e quindi abuserebbe della professione”.

Ho trovato poi, sempre in internet, un filmato promozionale della stessa società e sono rimasta profondamente colpita da quanto ho visto.

Mi chiedo a questo punto come sia possibile tutelare sia noi psicologi professionisti abilitati ma soprattutto l’utenza dall’uso improprio di tecniche psicologiche da parte di persone non formate ad utilizzarle?

Lettera Firmata

LINK ORIGINALE

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=27280&stile=6& highLight=1

ALTRI LINK COLLEGATI

 

COMMENTO REDAZIONALE A CURA DELLA DR.SSA LORITA TINELLI

 

“Certo, non tutti gli specialisti di medicine parallele (o dolci) sono reclutatori al servizio delle sette, ma bisogna ammettere che la battaglia quotidiana che conducono contro la razionalità contribuisce ad allargare la breccia nel muro di dubbio che separa l’uomo sofferente dal credulone estatico, credente devoto nella rivelazione di guarigione che gli viene propinata”.

 

Jean-Marie Abrgrall – I ciarlatani della salute – Editori Riuniti.

 

 

 

Nel corso degli ultimi anni diverse associazioni, che promuovono la tutela dei diritti e della salute degli individui, hanno ricevuto un numero sempre più crescente di richieste di aiuto da parte di chi era rimasto danneggiato dopo aver sperimentato alcuni percorsi  di carattere psicologico.

L’enorme numero di utenti scontenti, dimostrato anche dai diversi forum tematici di discussione che ogni giorno si aprono nella rete informatica, evidenzia la presenza di un bisogno sempre più impellente dell’essere umano di percorrere corsi, seminari, incontri… finalizzati all’approfondimento di argomenti di carattere psicologico o al potenziamento di funzioni mentali (quali l’apprendimento, la memoria, la capacità attentiva) ma anche relazionali (per esempio la capacità seduttiva). Non solo. Dimostra anche che il mercato offre risposte sempre più variegate alla varie domande, che spesso prescindono da alcune norme di carattere legale.

Esistono per l’appunto corsi di seduzione, corsi che promettono di insegnare strategie per diventare milionari nel giro di pochi giorni, corsi che promettono percorsi che aiutano il raggiungimento di una maggiore consapevolezza e così via.

Come ha sottolineato l’Onorevole Scilipoti, primo firmatario dell’interrogazione presentata ai Ministeri della Giustizia, dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sollecitata dal deputato Antonio Borghesi nel marzo 2011,  la preoccupazione è che tali percorsi sembrerebbero proposti ed esercitati da operatori che non hanno alcuna formazione in merito ad argomenti di carattere psicologico né possiedono l’abilitazione all’utilizzo di tecniche desunte dalla psicologia.

Entrambi i politici citati, partendo proprio dal risultato delle esperienze umane a loro riferite, affermano:  “In Italia vengono attivati corsi di memoria, lettura veloce e crescita personale, basati sulla programmazione neuro linguistica (PNL); si tratta di una tecnica psicologica, la cui valenza scientifica è ancora da assodare, che teorizza la possibilità di influire sugli schemi comportamentali di soggetti attraverso la manipolazione di processi neurologici messi in atto tramite l’uso del linguaggio (…)”.

La medesima preoccupazione è presentata in un’altra interrogazione del luglio 2010 dall’Onorevole Massimo Donadi il quale afferma: “Spesso tali personaggi non hanno nemmeno i titoli accademici atti all’esercizio di qualsiasi professione inerente la loro truffa; per convincere le vittime adotterebbero suggestioni di massa, ma ancora peggio la tecnica del PNL (programmazione neuro linguistica) …”.

Il  criminologo  francese Jean-Marie Abgrall afferma che talvolta tali operatori (definiti dallo stesso autore ‘ciarlatani della salute’) rischiano, con il loro operare, di distogliere la persona alla ricerca dall’unico cammino che potrebbe portarla al raggiungimento dei suoi equilibri o della sua ‘guarigione’.

Spesso i corsi proposti da operatori non formati né abilitati alla professione di psicologo, attingono a teorie ormai desuete della psicologia, che utilizzano un approccio ‘intuitivo’ fondato sul concetto che il corso proposto può fornire una conoscenza della causa dei problemi o dei bisogni dei propri iscritti.

Il fine ultimo non diventa più la crescita della persona, così come promosso in prima istanza, ma il suo assoggettamento. Difatti l’utente finisce per entrare in un vortice di corsi di primo, secondo, terzo, quarto … livello, quasi dovesse aprire una serie di scatole cinesi per acquisire particolari conoscenze, ai quali non riesce a sottrarsi, con grande aggravio in termini economici e spesse volte di danni alla salute psicofisica.

Certamente, come afferma Abgrall, non è il caso di fare di tutta l’erba un fascio. Ma è bene offrire al fruitore di ‘servizi psicologici’ tutte le informazioni necessarie per una scelta più oculata  che vada incontro ai suoi bisogni reali.

Documenti e libri consultati

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=27280&stile=6& highLight=1

http://www.gris-imola.it/audio_video/Interrogazione%202010.pdf

 

http://www.gris-imola.it/audio_video/interrogazione%20Licastro.pdf

 

Jean-Marie Abgrall, Mécanique des sectes (Parigi, Payot 1996)

Jean-Marie Abgrall, I ciarlatani della salute (Editori riuniti, 1999)

 

 

PARERE DEL DR. MAURO GRIMOLDI

 

Quello dei contorni, dei confini di ogni cosa è sempre un tema ricco di fascino. L’Ulisse dantesco esorta i suoi compagni, giunti alle Colonne d’Ercole, finis terrae delle antiche carte geografiche a superare quel limite: “O frati, che per cento milia perigli siete giunti a l’Occidente, in questa tanto picciola vigilia dei nostri giorni, del domani non vogliate negare l’esperienza”. Oltre il quale, giova rammentare, appena intravista la montagna del purgatorio, troveranno la morte.

Nel caso della Psicologia il territorio è vasto, e la questione della geografia del limite non è indifferente alla funzione stessa di quel limite; tuttavia non meno pericoloso è il superamento dei confini. Il che non è affatto estraneo rispetto al tema dei corsi, dei venditori di illusioni roboanti scandite dagli applausi della setta che cancella l’arbitrio dell’individuo, degli artigiani delle passeggiate sui carboni ardenti e dell’empowerment dei dirigenti high-potential basato su tecniche, su prassi che coinvolgono il sistema psiche-soma in modi spesso drammatici e potentemente evocativi.

Il fatto è che la Psicologia nasce lontanissima da questo confine, allora imprevedibile.

Nasce, da un lato, dal magma primordiale della filosofia e della medicina, in accademia. Nelle Università del XIX secolo si cominciano ad effettuare misurazioni dei comportamenti e delle percezioni, a studiare il condizionamento. È il tempo di Wundt e di Skinner. Pochi anni più tardi il più coraggioso e geniale neurologo della storia inaugura una prassi che chiamerà psicoanalisi, prima o insieme ad una teoria dell’inconscio, e da lì inizia un dispositivo di cura non già del corpo, ma della mente. L’invenzione dell’inconscio è cioè coeva a quella di una terapia della psiche, di una clinica come pratica che, come efficacemente rilevava Valeria La Via, ha la stessa radice etimologica del clinamen di Lucrezio, e che qui indica un soggetto-paziente piegato, sdraiato.

Da questa posizione inclinata, sdraiata del paziente si individua una differenza di ruolo, di status e di potere essenziale ai fini della percezione sociale della psico-terapia. Una differenza di status e di distribuzione del potere, quella tra terapeuta e paziente, evidentemente non priva di qualche rischio. Anche se non così drammatica come nel caso del rapporto con il medico, rapporto in cui il corpo del paziente è totalmente affidato all’epistème, alla scienza e coscienza di un Altro, tuttavia già il ricordo degli esperimenti ipnotici di Mesmer e delle tinozze ipnotiche in cui galleggiavano i pazienti, non poteva non condizionare da subito la percezione della terapia come una prassi da tenere sotto attenta osservazione. La questione dell’asimmetria dei poteri avrebbe avuto buoni motivi di essere affrontata, non fosse stato che gli Psicologi si relegano da soli uno spazio preferenziale nei luoghi di cura della follia, nella istituzioni totali in cui rinchiudere era funzionale all’oblio sociale, a dimenticare l’esistenza della follia. Propongo l’esistenza di un legame consequenziale tra la legge 180 del 1978 e una seconda legge, la 56 del 1989 che, solo nove anni dopo stabilisce delle regole nelle professioni di cura della psiche umana. La rinnovata visibilità degli Psicologi e l’apertura degli ospedali psichiatrici, che ha “fatto uscire”, insieme a molti psicotici quasi altrettanti psicologi dalle mura contenitive degli ospedali psichiatrici ha prodotto un’esigenza sociale, non solo corporativa, l’esigenza di una legge, di una norma, di un contenitore.

Facciamo un balzo repentino in avanti. Lo scorso anno, nel 2010 due Carabinieri del comando dei NAS si presentano ad un Ordine degli Psicologi di una piccola regione italiana. Il quesito che pongono è preciso: “l’ipnosi è un atto che possono fare solo gli Psicologi?”. La domanda non aveva – e non ha – una risposta così certa e  univoca come i militari dell’Arma credevano. Già, perché proprio l’ipnosi, che ha accompagnato la storia della Psicologia fin dai suoi albori, mette in primo piano proprio la dimensione del potere, e, con essa, del pericolo che potenzialmente corre il paziente, se mal-trattato. L’ipnosi, esige, nell’immaginario collettivo, delle tutele. Mica possono farla tutti, sembrano dire i Carabinieri nel nostro esempio. È lo stato di debolezza, di totale affidamento di un paziente non nel pieno possesso delle sue capacità di intendere e, soprattutto di volere, a sconcertare.

Gli Psicologi sono i peggiori difensori di sé stessi e dei loro pazienti, in questi casi. Perché troppo spesso hanno la sensazione che la legge sia stata fatta a proprio beneficio. La potenzialità, l’illusione corporativa della legge li fa sentire responsabili, e forse perfino colpevoli. Non è così e non di rado il mondo sociale si aspetta una tutela più ferma e precisa della prassi psicologica e psicoterapeutica, ovvero di una prassi che è orientata al sociale e che il cliente-paziente vuole sia attentamente sorvegliata e tutelata. La legge 56 che ha strappato la Psicologia dai territori dell’approssimazione e delle competenze innate e spontanee, richiedendo un percorso preciso e normato dall’art. 33 della Costituzione, nasce per difendere gli utenti, i cittadini, e, solo incidentalmente, gli Psicologi.

Il movimento compiuto dalla Psicologia e dalla Psicoterapia è andato, in poco più di un secolo, in una direzione precisa. Oggi, dall’odiata ma precisa definizione di “medico dei matti” ha un ruolo ampio e diverso, quello di “professionista dalla salute psichica”. La “cura dei sani” è più adatta ai tempi, più breve, meno faticosa, e dà, complessivamente, migliori e più sicuri risultati. Così lo Psicologo oggi, chiusi i manicomi e spesso anche gli studi degli psicanalisti reclama sovente un posto nella scuola e in azienda, dove fa consulenze brevi ma anche orientamento e selezione del personale.

Questa smart-care, una vera clinica della salute psichica, potrà dare nel futuro ampi frutti. Al tempo stesso però ha reso la Psicologia sempre più una questione di interesse generalizzato. Sul piano tecnico ha prodotto o rilanciato esigenze diverse. Dalla cura della nevrosi al superamento dei propri limiti e al potenziamento delle risorse lavorative, personali, sociali. Nascono tecniche strategiche e paradossali, programmazione neurolinguistica, ipnosi. Mai come in questi casi si spingono a livelli estremi i meccanismi suggestivi e manipolativi, che il paziente-utente di un atto comunque etimologicamente clinico, subisce. E mai come in questi casi l’esigenza di tutela della pubblica fede, ovvero della fiducia del cittadino che si rivolge ad un professionista si fa imprescindibile. Sarebbe un grave errore se si usasse la novità degli strumenti per reclamarne una verginità epistemologica; ciò distruggerebbe in brevissimo tempo la fiducia dei cittadini, che non esitano di fronte a queste realtà, aspettandosi una tutela che può essere fornita solo da una ferra iscrizione delle nuove tecniche nell’orizzonte già sufficientemente ampio descritto dalle norme e dalle leggi.

 

Fonte: OsservatorioPsicologianeiMedia

ATTO CAMERA INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08036

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 352 del 14/07/2010

Firmatari

Primo firmatario: SCILIPOTI DOMENICO
Gruppo: ITALIA DEI VALORI
Data firma: 14/07/2010

Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
  • MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA
  • GIOVENTU’
Ministero/i delegato/i a rispondere e data delega
Delegato a rispondere Data delega
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA 14/07/2010
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA 14/07/2010

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA delegato in data 30/07/2010

Stato iter:

CONCLUSO il 28/06/2011

Partecipanti allo svolgimento/discussione
RISPOSTA GOVERNO 28/06/2011
GELMINI MARIASTELLA MINISTRO ISTRUZIONE, UNIVERSITA’ E RICERCA
Fasi iter:

MODIFICATO PER MINISTRO DELEGATO IL 30/07/2010
RISPOSTA PUBBLICATA IL 28/06/2011
CONCLUSO IL 28/06/2011

Atto CameraInterrogazione a risposta scritta 4-08036

presentata da

DOMENICO SCILIPOTI
mercoledì 14 luglio 2010, seduta n.352
SCILIPOTI. –

Al Ministro della giustizia, al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, al Ministro della gioventù.

– Per sapere – premesso che:

in Italia vengono attivati corsi di memoria, lettura veloce e crescita personale, basati sulla programmazione neuro linguistica (PNL); si tratta di una tecnica psicologica, la cui valenza scientifica è ancora da assodare, che teorizza la possibilità di influire sugli schemi comportamentali di soggetti attraverso la manipolazione di processi neurologici messi in atto tramite l’uso del linguaggio; la teoria della PNL è che i pensieri, i gesti e le parole dell’individuo interagirebbero tra loro nel creare la percezione del mondo. Modificando la «mappa del mondo», cioè il sistema di credenze relativo a ciò che è la realtà esterna e a ciò che è la realtà interna, la persona può potenziare le proprie percezioni, migliorare le proprie azioni e le proprie prestazioni; applicando opportune tecniche di cambiamento, sia la percezione del mondo che la risposta ad esso, si possono modificare; dietro questi corsi si celano vere e proprie psico-sette;

il comitato di volontariato Telefono antiplagio ed il consorzio di associazioni European Consumers, promotori del «Progetto Antiplagio» per la regione Lazio, sono stati contattati dai familiari di quattro giovani vittime che hanno frequentato in regioni diverse la stessa società, Your Trainers Groups & High Consulting, cambiando radicalmente la loro vita;

nessuno dei membri di questa società è laureato in psicologia, pedagogia, scienze della formazione e medicina (psichiatria), e quindi abuserebbe della professione;

per convincere le vittime, soprattutto giovani, verrebbero usate suggestioni di massa; ma ancor peggio, viene utilizzata la tecnica della PNL (Programmazione Neuro Linguistica), che dovrebbe essere riservata agli psicologi;

tutto ciò avverrebbe attraverso una persuasione sottile, che modifica il carattere e le abitudini dell’individuo, come: dormire poco, avere sempre meno tempo per la vita privata, abbandonare le amicizie, distaccarsi;

nel nostro Paese sono nate tante imprese analoghe a quella menzionata, collegate tra loro, che aprono e chiudono dopo un anno o due e che riescono, con l’espediente di aver trovato lavoro agli adepti, a passarseli di mano, convincendoli che si tratta del loro futuro e sfruttandoli -:

se e quali iniziative i Ministri interrogati intendano assumere, promuovendo iniziative normative, affinché tale inaccettabile comportamento venga sanzionato e non sia consentito ai responsabili della società in questione e di altre società analoghe di attivare e pubblicizzare corsi che hanno a che fare con la salute, in particolare con la mente umana;

se i Ministri interrogati non ritengano opportuno informare, urgentemente, l’opinione pubblica e far allertare le scuole e le università, dove i nostri giovani vengono irretiti più facilmente, con riferimento a tali corsi. (4-08036)

Atto CameraRisposta scritta pubblicata martedì 28 giugno 2011
nell’allegato B della seduta n. 492
All’Interrogazione 4-08036 presentata da
DOMENICO SCILIPOTI
Risposta. – Per incarico della Presidenza del Consiglio dei ministri, si risponde all’interrogazione in esame rivolta al Ministero della giustizia, a questa Amministrazione e al Ministro della gioventù, concernente corsi di memoria, lettura veloce e crescita personale, basati sulla programmazione neuro linguistica (Pnl).
È condivisibile la preoccupazione che dietro l’organizzazione di iniziative formative, pubblicizzate come funzionali a potenziare capacità mnemonica e prestazioni cognitive, possano celarsi attività delittuose come la truffa e il plagio, per contenere le quali è indispensabile il ricorso all’Autorità giudiziaria.
A tale proposito, il Ministero della giustizia, nel fornire, con nota del 7 febbraio 2011, gli elementi informativi relativi agli aspetti di sua competenza, ha evidenziato che, nel caso in cui taluno ponga in essere i comportamenti descritti nell’interrogazione, le norme attualmente in vigore già consentono di accertare eventuali responsabilità, sia in sede penale sia in sede civile.
Infatti, nel caso in cui individui non abilitati pongano in essere attività riservata a psicologi o psichiatri, tale comportamento può essere perseguito ai sensi dell’articolo 348 del codice penale che sanziona l’esercizio abusivo di una professione.
Inoltre, se i soggetti in questione, con il loro modo di agire, inducono le presunte vittime in errore, al fine di procurarsi un ingiusto profitto, in tale condotta potrebbero ravvisarsi gli estremi del reato di truffa e, nel caso in cui le presunte vittime siano minori, ovvero persone in stato di infermità o di deficienza psichica, potrebbero ravvisarsi gli estremi del reato di circonvenzione di persone incapaci, di cui all’articolo 643 del codice penale.
Peraltro, le persone che ritengano di essere lese da tali abusi possono chiedere il risarcimento degli eventuali danni, patrimoniali e non patrimoniali, subiti a causa di tali condotte illecite.
Pertanto, come segnalato dal suddetto Dicastero, all’interno dell’ordinamento sono già presenti gli strumenti normativi idonei a perseguire le condotte descritte nell’atto di sindacato ispettivo, fermo restando che le specifiche vicende illustrate nell’interrogazione possono formare oggetto di valutazione nelle sedi giudiziarie competenti, le sole investite del potere di decidere in ordine a fattispecie concrete e sull’eventuale accertamento della sussistenza di condotte penalmente o civilmente rilevanti.
Da parte sua, l’ufficio legislativo del Ministro della gioventù ha preliminarmente sottolineato che il fenomeno del «plagio» nella sua problematicità investe l’azione sinergica di più amministrazioni e, per arginarlo, sono necessari un’azione culturale e interventi specifici che comportino una continua interazione tra le istituzioni e un incisivo collegamento con il territorio. Nella consapevolezza di ciò, il programma di lavoro ampio e complesso che il Ministro della gioventù sta attuando, muovendosi necessariamente nel quadro della legislazione vigente (ivi incluso il rispetto del riparto di competenze tra regioni e Stato e, all’interno dello Stato, tra ministeri), è rivolto all’attuazione di misure quanto più idonee ed incisive a diffondere una «cultura di attenzione» in favore dei giovani, creando una rete di informazione e formazione, al fine di saper indirizzare i comportamenti dei ragazzi verso stili di vita sani e responsabili, incentivando in ognuno il senso di responsabilità e una maggiore fiducia in sé stessi e favorendo lo sviluppo delle proprie attitudini. Il fine è dotare i giovani di un bagaglio culturale e tecnico tale da partecipare in modo costruttivo alla vita della collettività. Tutto ciò anche attraverso la creazione di spazi e strutture adeguate e più idonee, non soltanto per lo svago dei minori e degli adolescenti, ma per lo sviluppo della creatività, valorizzando e incentivando le attitudini di ognuno, con rincontro e il confronto intergenerazionale, anche coinvolgendo e promuovendo le strutture associative già presenti sul territorio.
Per quanto riguarda, infine, questa Amministrazione, si premette che è compito della scuola quello di offrire alle studentesse ed agli studenti opportunità di crescita sul piano umano e culturale, perseguendo l’obiettivo di formare cittadine e cittadini solidali e responsabili, capaci di gestire conflittualità ed incertezze, di operare scelte ed assumere decisioni autonome agendo responsabilmente. È, altresì, compito della scuola di promuovere nei giovani allievi la condivisione delle regole, la partecipazione alle scelte ed alle decisioni, la conoscenza responsabile degli obiettivi di sviluppo e degli strumenti da utilizzare per esprimere autenticamente se stessi, ma anche il saper discutere, il sapersi valutare, il sapersi confrontare con le opinioni altrui, il sapersi aprire al dialogo e alla relazione.
A ciò mira l’insegnamento di «Cittadinanza e Costituzione» introdotto dalla legge n. 169 del 2008. Trattasi di un percorso formativo che, in coerenza con il piano dell’offerta formativa (Pof) delle istituzioni scolastiche, nella prospettiva di una modifica comportamentale e valoriale, coinvolge tutte le attività didattiche di insegnamento e tutti i docenti sia sul piano etico, sia su quello tecnico, sia su quello didattico e metodologico, perché l’educazione alla cittadinanza riguarda la vita, il modo di essere e di agire di ciascuno nei suoi rapporti con sé e con gli altri.
Ciò premesso, per quello che si riferisce alla tematica oggetto dell’interrogazione, si fa presente quanto segue.
In ordine agli aspetti che attengono alla procedura di accreditamento di enti ed associazioni che svolgono attività di formazione, cosi come previsto dal decreto ministeriale n. 177 del 10 luglio 2000 e seguenti, la competente Direzione generale per il personale della scuola è impegnata a valutare con attenzione la documentazione che pervenga da agenzie formative che attivino iniziative e corsi riservati al personale scolastico, vigilando, in tal modo, sulla effettiva qualità e trasparenza culturale delle attività formative volte in essere.
Inoltre, non risulta alla Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e per l’autonomia scolastica che le istituzioni scolastiche attivano, per gli studenti o per il personale, corsi della fattispecie indicata nell’interrogazione. La stessa Direzione generale è comunque impegnata affinché le istituzioni scolastiche, nell’ambito della loro autonomia, valutino con la dovuta attenzione il contenuto e le modalità di attuazione di eventuali corsi di formazione per studenti, realizzati da agenzie ed enti esterni.Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca: Mariastella Gelmini.
Classificazione EUROVOC:

CONCETTUALE:

informazione del consumatore, istituto di istruzione, molestie morali

Fonte: http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showxhtml.asp?idatto=27280&stile=6&highlight=

Il Guru Hervè Granier dinnanzi ai giudici

Assises Le « gourou » accusé de viol devant les juges
Vosges matin .fr

Charismatique, manipulateur ou bien encore persuasif au plus haut point. Ce sont là les qualificatifs les plus utilisés pour dépeindre Hervé Granier, leader d’une secte implantée à La Bresse depuis le début des années 90.

Cet homme de 53 ans doit comparaître devant la cour d’assises d’Epinal pendant trois jours, de mercredi
à vendredi, pour de multiples faits dont ceux de viol aggravé, agression sexuelle aggravée, abus de faiblesse aggravé et ans,violences. Les actes qui lui sont reprochés se seraient déroulés pendant 5 entre 2004 et 2009.

«Femme divine»
A la tête d’un groupe d’une dizaine de personnes, Hervé Granier se serait fait passer pendant des années pour le Messie de retour sur Terre. En 2004, le « gourou » aurait expliqué à la mère de sa future victime qu’il souhaitait prendre pour « femme divine » sa fille, tout juste âgée de 14 ans. La mère, placée sous la coupe de cet homme persuasif, aurait accepté ce choix, affichant même une certaine fierté.

Pendant les premiers mois, Hervé Granier se serait livré à des attouchements sur l’adolescente. Dès qu’elle a atteint l’âge de 16 ans, le prévenu aurait demandé à avoir des rapports sexuels avec elle. La victime, également endoctrinée, se serait alors exécutée. L’homme se serait aussi livré à des violences sur elle entre 2006 et 2009 en lui mettant des claques, des coups de poing et de pieds, en lui tirant également les cheveux sans parler des diverses humiliations, crachats et autres insultes qu’elle aurait également subies.

Des faits qui se seraient déroulés sans qu’aucun membre du groupe ne réagisse. Un groupe d’autant plus manipulé qu’il aurait travaillé bénévolement pour Hervé Granier, responsable d’une société spécialisée dans la vente à distance.

Dîme imposée
Chacun des membres lui aurait versé 150 € tous les mois. Une sorte de dîme imposée par le chef de clan.

La victime et sa mère lui auraient même versé une somme mensuelle encore plus conséquente : 800 € pour la mère et 670 € pour la fille. Le « gourou » a reconnu les attouchements et les rapports sexuels mais il soutient que l’adolescente avait plus de 15 ans lorsqu’il a entamé sa relation avec elle.

Lors de son procès, Hervé Granier sera défendu par M eLiliane Glock, du barreau de Nancy. M e Elisabeth Lasseront et M e David Collot, tous les deux du barreau d’Epinal, assisteront la mère et la fille en tant que parties civiles. Le vice-procureur Yann Daniel représentera quant à lui le ministère public.

Sergio DE GOUVEIA

 

 

 

 

Le Sette e la Famiglia

La Famiglia, in quanto società naturale fondata sul matrimonio, è il nucleo fondamentale della società allargata e dello Stato.
La psicologia ci insegna che una famiglia sufficientemente buona, favorisce attaccamenti sicuri, i quali a loro volta, favoriscono sviluppi di personalità integre, che non gravano e non logorano se stessi e gli altri. Una personalità integra è al contrario rispettosa e conduce ad una programmazione di vita responsabile.

La famiglia funziona grazie a regole implicite ed esplicite condivise e a ruoli riconosciuti, che si modificano nel tempo, in seguito alle interazioni di tutti i suoi membri tra loro (genitori, figli, fratelli, nonni, zii, …) e con l’ambiente in cui essa si struttura, costituito da conoscenze, relazioni amicali e lavorative, usi, costumi e valori.
Non è dunque solo l’appartenenza dentro la sfera biologica che tiene il legame, c’è l’appartenenza affettiva, rafforzata dai valori condivisi, che impedisce lo sgretolamento dei legami fra membri della stessa famiglia, anche se questi vivono in case o posti separati.
La famiglia assolve, dunque, un’importante funzione nella formazione dell’individuo e nella costruzione della società, tant’è che persino la Corte di Cassazione, con sentenza n° 9606 del 25 settembre 1998, si è espressa a favore di questa fondamentale istituzione, sostenendo che i nonni sono le radici su cui poggia il tronco della vita e i nipoti sono appunto le ultime gemme. Per questo motivo tale legame deve essere incentivato, in quanto favorisce la trasmissione di valori e tradizioni propri di quella famiglia, quindi la sua storia evolutiva, che permettono una crescita migliore del minore. Non basta dunque la presenza dei genitori, ma anche gli altri membri della famiglia sono essenziali alla crescita!
Questa premessa è indispensabile perché studiando il fenomeno delle comunità settarie è stato reso evidente come certi tipi di organizzazione, con modalità differenti, mettono a serio rischio l’individuo, minando non solo la sua istituzione familiare di appartenenza, ma in ultima analisi contribuendo ad alimentare la crisi dell’intera società.
In diverse occasioni, difatti, è stato possibile dimostrare che l’appartenenza ad una comunità settaria tende a mettere in crisi i rapporti fra i membri di una famiglia, soprattutto perché questi non sono più spontanei e diretti, ma mediati dagli insegnamenti di un capo carismatico o da un vertice privilegiato, che avrà come obiettivo quello di far ‘rompere’ i legami tra il neofita ed il mondo esterno alla setta. Naturalmente del mondo esterno fanno parte anche tutti quei familiari che non accettano le ideologie del gruppo.
Tale divieto non è quasi mai diretto, ma viene trasmesso in forma mascherata e sostenuto da ottime spiegazioni.
Un esempio può essere rappresentato da quello che accade all’interno del gruppo dei Testimoni di Geova. Essi difatti adottano la tecnica della Profezia che si autodetermina. Il proclamatore che inizia uno studio biblico con un individuo interessato, gli profetizzerà che presto questi sarà tentato da Satana attraverso i suoi parenti ed amici. Inevitabilmente questa profezia si verificherà, tant’è che non appena parenti e amici noteranno dei cambiamenti nell’uso del linguaggio o del comportamento del proprio caro, gli comunicheranno le loro perplessità. Queste saranno scambiate per i tranelli di Satana ed indurranno il povero neofita a sviluppare una sorta di timore nei confronti del mondo esterno (non gli sarà più possibile fidarsi neppure dei propri genitori, strumenti inconsapevoli di Satana!) e a ricercare la tranquillità all’interno dell’organizzazione dei Testimoni di Geova.
In altre organizzazioni, i membri del gruppo vengono subito mandati in missione in terre lontane, affinchè possano subire il meno possibile l’influenza della propria parentela. Ci sono casi in cui i genitori non hanno il permesso di sapere dove vive il loro figlio aderente di una comunità settaria.
Il disagio affettivo del neofita, centrato anche sulla negazione forzata della propria famiglia d’origine, è tale da generare dei veri e propri misconoscimenti della realtà.
Se, però, l’adesione ad una comunità settaria è un parziale rimedio per l’adulto, diventa un potente inganno per il minore, il quale crescerà privo di sani riferimenti, privo della cultura e delle tradizioni proprie della storia evolutiva della sua famiglia, e con una visione incompleta e condizionata della realtà.
La sentenza prima citata riguardava la storia di una giovane donna separatasi dal marito perché con problemi di tossicodipendenza. Ella desiderava impedire a suo marito e ai suoi suoceri di frequentare i figli minorenni, sostenendo il pericolo di queste relazioni.
La Corte di Appello di Roma le ha dato torto, ritenendo che l’assiduità dei rapporti con il padre e con i nonni risultava ‘benefica e vantaggiosa per i minori’ e successivamente la Suprema Corte ha sostenuto che la possibilità dei nonni paterni di vedere questi nipoti non doveva essere ‘residuale’, ma andava considerata ‘un diritto garantito dall’ordinamento’ e che di fronte ad una tale situazione particolare, dove emergevano difficoltà nella coppia dei genitori, il contatto con i nonni avrebbe dovuto essere ‘quotidiano’ per fungere da sostegno continuato alla crisi.
Una tale sentenza, a mio avviso, potrebbe essere applicata alle tante situazioni di minori che vivendo in comunità settarie ricevono impedimenti alla frequentazione dei propri nonni che vivono all’esterno, proprio per sostenere ancora con forza il diritto del minore a crescere sano ed equilibrato così come sostenuto dalla Convenzione dei diritti dell’infanzia del 20 novembre 1989.
Concludendo sono da considerarsi pericolose ed anticostituzionali tutte quelle organizzazioni di potere che, creando separazioni per fini propri che prescindono dal benessere dell’uomo ed ergendo barriere a difesa del proprio sopravvivere, minano i fondamenti della nostra società, a partire dalla distruzione del sistema affettivo, biologico e dei valori appartenenti alla storia dell’uomo.

© Ann0 1999 Fonte: Dr.ssa Lorita Tinelli