Archivi giornalieri: ottobre 16, 2012

Maestro di Arkeon condannato per abusi sessuali (sentenza di primo grado)

http://www.loritatinelli.it/2011/11/14/maestro-di-arkeon-condannato-per-abusi-sessuali-sentenza/

Diventare adepto di una setta

A cura della Dott.ssa Serena Giacomin

Nel corso della storia, molte sono state le sette, di varia tipologia, che sono riuscite a plasmare le menti di milioni di persone, talora anche con un alto livello socio-culturale e prive di disturbi mentali. Le famiglie degli adepti continuano a chiedersi: «Come è potuto accadere?». Molti parlano di “lavaggio del cervello”, ma appare riduttiva come spiegazione. Le trasformazioni nel modo di agire e di comportarsi delle persone coinvolte nella setta, infatti, possono essere comprese solo analizzando i meccanismi psicologici che si attivano per “autolegittimare” la correttezza del nuovo modus vivendi.

Nelle sette vengono chiaramente seguite delle regole che, secondo Cialdini (2001), sono riconducibili a strategie cognitive fondamentali:

  • impegno e coerenza: impulso ad essere coerenti col resto del gruppo;
  • reciprocità: definita dal bisogno di contraccambiare favori veri, o presunti tali;
  • riprova sociale: tendenza a ritenere maggiormente validi i comportamenti o le scelte che vengono effettuati da un elevato numero di persone;
  • autorità: le asserzioni sostenute da una figura di rilievo accrescono la loro valenza persuasoria;
  • simpatia: attraverso la costruzione di un legame di simpatia e “similitudine” tra persuasore e persuaso, è più facile ottenere esiti di modifica degli atteggiamenti.

Una setta si fonda su un modello relazionale basato sulla dipendenza dal leader e dal resto del gruppo, dove ognuno esercita sulla persona delle pressioni proponendo costantemente un modello unico da imitare. Il leader è colui che detiene il potere assoluto, definisce obiettivi e compiti ed elargisce ricompense e punizioni, con l’obiettivo di mantenere un equilibrio ed una forte coesione nel gruppo. A questo proposito Schafer e Crichlow (1996), sulla scia degli studi di Janis (1971) sul pensiero di gruppo, hanno dimostrato che in gruppi molto coesi caratterizzati da strettissimi rapporti di interdipendenza si crea una forte convinzione di moralità di gruppo, un senso di unanimità, un’autocensura, un’illusione di invulnerabilità e stereotipi negativi nei confronti di chi è esterno al gruppo (nemico). Cialdini a tal proposito ha coniato il termine “granfalloon” per indicare un processo psicologico che si attiva quando si ha la consapevolezza di appartenere ad un gruppo. La percezione di essere parte di qualcosa viene utilizzata per suddividere giusto/non giusto e dare senso al mondo. Le differenze tra i gruppi vengono esagerate, mentre la somiglianza tra i membri sono enfatizzati. Questo crea quindi una netta distinzione fra in-group (chi è un adepto) e out-group (chiunque non faccia parte della setta): ogni membro per raggiungere la desiderata “salvezza promessa” non deve far altro che comportarsi secondo le regole dell’in-group. Un comportamento diverso è considerato inconcepibile, frutto di forze avverse. Tutte le informazioni che possono contrastare quelle diffuse fra gli adepti vengono etichettate come “diaboliche” e questo induce ad una loro efficace censura. I messaggi dall’interno, invece, vengono ripetuti continuamente: diventati familiari, acquisiscono veridicità.

Forte è l’influenza del conformismo: gli adepti sono indotti all’accettazione, che porta ad un cambiamento del comportamento basato su una profonda modifica delle convinzioni. Gli studi di  Asch (1945) hanno messo in evidenza che la tendenza a conformarsi al gruppo è guidata anche solo dal semplice desiderio di essere in accordo con il gruppo, di non sentirsi diverso. La teoria del confronto sociale (Festinger, 1954), confermata dalle ricerche di Major (1994), spiega invece l’influenza esercitata dagli altri membri del gruppo affermando che paragonando se stessi agli altri, gli adepti trovano legittimazione e conferma alla correttezza del proprio comportamento. In particolare, guardiamo al comportamento altrui e lo prendiamo per buono quando siamo dubbiosi e/o la situazione è ambigua (principio della riprova sociale), il che significa che anche se un adepto avesse qualche dubbio, gli basterebbe guardare gli altri per risolvere l’incertezza, rafforzando una sorta di “ignoranza collettiva”. La  propria indipendenza e il personale modo di pensare, vengono quindi presto sostituiti da un pensiero collettivo che offre la possibilità di sentirsi in armonia con gli altri e di trovare soddisfazione ai propri desideri di salvezza, anche se ciò comporta la deformazione della realtà. Inoltre le gratificazioni, sottoforma di approvazione, appoggio e attenzioni, sono sicuramente un rinforzo alla creazione di una nuova identità.

Viene sfruttata la inoltre “tecnica della reciprocità” secondo cui se si offre qualcosa all’adepto (amore, attenzione, promessa di salvezza), quest’ultimo dovrà ricambiare in qualche modo (obbedienza). Per non far allontanare gli adepti, inoltre, si fa leva sulla paura: fuori è il luogo dove non c’è salvezza, ci sono persone malvagie che non capiscono l’importanza della loro scelta e non esiste punizione più spiacevole che essere condannati e isolati. Si crea un’obbedienza senza limiti, dovuta al riconoscimento di un potere legittimo al leader carismatico (Milgram,1963), ritenuto degno di credibilità poiché fonte di benessere. Non è possibile non conformarsi e non obbedire agli ordini dell’autorità: egli custodisce un sapere superiore e offre la salvezza sognata. Il pensiero critico del singolo viene quindi offuscato e sostituito dal pensiero del leader diffuso nel gruppo.

I leader delle sette chiedono inoltre ai propri adepti di lasciare tutto ciò che apparteneva alla loro vita quotidiana precedente. Chi entra a far parte di una setta, quindi, se mettesse in dubbio un ordine o un compito assegnato, sarebbe costretto forse a mettere in discussione ciò che vi è all’origine, creando un  disagio insopportabile (“dissonanza cognitiva”; Festinger, 1957: “un individuo che attiva due idee o comportamenti che sono tra loro incoerenti, si trova in una situazione emotiva insoddisfacente”) tutto viene così razionalizzato e giustificato.

Ruolo fondamentale ha la pre-persuasione, facilitata dalla creazione di riti, inni, linguaggi, battesimi, stili di vita caratteristici, testi, che appartengono solo alla setta e che li distingue, e che permette la creazione di un clima favorevole ai principi fondanti della setta. È come se venisse creata una nuova realtà sociale dove tutto acquisisce un nuovo significato se ricondotto alle nuove credenze. Vengono proposte continue attività, che distraggono da un potenziale pensiero personale di dubbio. Queste attività vengono inoltre proposte gradualmente: inizialmente i compiti sono poco impegnativi, per poi diventare sempre più onerosi (“tecnica del piede nella porta”). Col tempo cresce la fiducia nei confronti di chi propone i compiti e scatta un meccanismo di razionalizzazione. L’adepto, se non mettesse in atto il comportamento, percepirebbe una sensazione di disagio poiché sentirebbe di tradire un patto fatto e dovrebbe mettere in discussione il comportamento precedente, creando un’inaccettabile dissonanza cognitiva. L’adepto inoltre non potrebbe accettare una immagine di sé diversa rispetto a quella di “brava persona, che fa onore ai propri impegni”. Ciò che viene proposto è inoltre qualcosa che ha come scopo una “salvezza”, quindi non è possibile rifiutare o essere la persona che impedisce l’adempimento di ciò in cui si dice di credere fermamente. Potrebbe essere percepito come estremamente dissonante anche il dare estrema fiducia al leader e poi non mettere in pratica le sue richieste o contraddirlo.

Un potente processo di autopersuasione, infine, si attiva quando gli adepti sono inviati a fare nuovi proseliti. Nel momento in cui un adepto deve convincere dell’importanza del far parte di quella setta un’altra persona, convince anche se stesso, essendo indotto a mettere in  evidenza gli aspetti positivi della setta che giustificano il perché una persona decide di rimanerci. Nel caso in cui qualcuno ponesse delle obiezioni, l’adepto imparerebbe a creare forti controargomentazioni che possono essere utili per confutare ulteriori attacchi (“tattica della vaccinazione”) e a rafforzare così la propria convinzione. Si creerebbe una forte dissonanza, ansia e disagio, se l’adepto, dopo aver parlato molto della grandezza della propria setta, non avesse fede in essa.

Alla luce di questo, quindi, è giusto parlare di persuasione o sarebbe meglio chiamarla autopersuasione?

Fonte: glipsicologi.it

Empedrado: revelan sacrificios humanos en una secta y buscan las evidencias

La investigación de los chicos víctimas de abuso en un rito

Esta semana se levantará el secreto del sumario. Esperan el informe de los peritos sobre los huesos hallados en las excavaciones. Por el momento, hay 11 detenidos y las denuncias, la mayoría por encubrimiento, se extendió a 7.
Al menos tres criaturas fueron sacrificadas durante los rituales de una secta que venía operando en la localidad de Empedrado. Las revelaciones se desprenden del testimonio de unos de los hermanos que sufrieron abusados sexualmente por el padre y otros familiares, como ofrenda, en una de esas habituales ceremonias. Las víctimas, dos chicos de 14 y 10 años, realizaron un escalofriante relato mediante la utilización de la cámara Gesell. Uno de ellos contó cómo descuartizaban a tres niños, que serían bebés por la descripción que realizaron. Pero no trascendió si lo llevaron al altar de la ofrenda con vida ni de dónde lo trajeron. Esas prácticas se realizaron en distintas ceremonias.
Peritos acompañados de la comitiva policial y judicial que investigan el caso realizaron excavaciones en los terrenos pertenecientes a los inmuebles de la abuela paterna de los chicos damnificados así como en la casa de un curandero. Se secuestraron huesos y otros materiales que fueron preservados para el análisis en el laboratorio forense.
Esos informes estarían en el transcurso de la presente semana en manos del juez de la causa, Francisco Tomás Ramírez, titular del Juzgado de Instrucción de Saladas.

Indagatorias
Esta semana se debe levantar el secreto del sumario dispuesto por el juez Ramírez y el magistrado comenzarían con las citaciones de los involucrados para ser indagados, que pueden hacer el uso del derecho de abstención. Luego, irá resolviendo la situación procesal de cada uno de ellos.

Detenidos y prófugos
Hasta el momento hay 11 detenidos y 7 prófugos. Trascendió que algunos de ellos abandonaron los lugares que habitualmente frecuentaban y es incierto el paradero. No se descarta la presentación voluntaria como lo hicieron la semana pasada algunos de los detenidos.

El escándalo
El abuso sexual a menores durante el rito de un culto, estalló el viernes 21 de septiembre cuando dos hermanos de 14 y 10 fueron llamados a la dirección de la escuela adonde concurren. Allí, las autoridades del establecimiento, con la presencia de un familiar, les preguntaron sobre un anillo de oro que había desaparecido de la casa. Agobiados por el interrogatorio, los chicos revelaron las penurias que venían pasando. Contaron que habían sido violados en una ceremonia ritual acusando al padre y otros parientes, lo que desató un escándalo. Llamaron a la madre, que está separada del padre, y al enterarse del caso radicó formalmente la denuncia policial.

Credere nell’immaginato: l’induzione di falsi ricordi

“Offri al popolo gare che si possono vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il
nome delle capitali dei vari Stati (…). Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di
fatti al punto che non si possano più muovere tanto sono pieni, ma sicuri d’essere ‘veramente
bene informati’. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione di movimento,
quando in realtà sono fermi come un macigno.”
Ray Bradbury, Fahrenheit 451

Negli ultimi anni mi è capitato sovente di ascoltare racconti di esperienze di gente che appartiene o che è fuoruscita da gruppi dal potenziale umano.
Per gruppi dal potenziale umano ci si riferisce ad una serie di movimenti o aggregazioni che propongono all’uomo un radicale miglioramento delle proprie potenzialità, mediante l’utilizzo di un sincretismo di tecniche desunte dalle religioni, dalla filosofia, dalla psicologia e dalla psicoterapia, più o meno ufficiali, applicate, il più delle volte, in modo disordinato e senza controllo da persone che quasi mai hanno competenza in materia.

Tali gruppi si propongono come obiettivo la liberazione dell’uomo dai condizionamenti socio-culturali, dalle paure e dalle esperienze negative, al fine di fargli esprimere le proprie potenzialità e creatività. Ma nel concreto portano l’individuo a perdere la misura delle proprie possibilità e dei propri limiti.
E’ abbastanza solito, inoltre, trovare in questi movimenti una dimensione magica che viene trasmessa agli allievi attraverso precisi corsi e rituali iniziatici.
In tali gruppi, durante condivisioni o attività a forte impatto emotivo, è sempre più sperimentato il momento del rievocarsi del ricordo di un presunto abuso sessuale, avvenuto in un momento imprecisato dell’infanzia. Il singolo viene “convinto” che motivo per cui non ha mai avuto sino ad allora il ricordo di tale evento è la censura mediante la quale il suo incoscio si è difeso per anni
da un’esperienza così forte. Soltanto attraverso particolari esperienze evocative è possibile che i lacci della censura si sciolgano, facendo così riaffiorare quel traumatico fardello, avvenuto in età precoce.
I sostenitori di tali ‘teorie’ affermano che un’altissima percentuale di persone hanno subìto un abuso sessuale durante la propria infanzia, spesso ad opera di un parente stretto, e che tale trauma, sarebbe responsabile di tutti i loro ‘problemi’ successivi.
Nella maggior parte dei casi, le stesse persone, che si erano straziate dal dolore rievocando tale evento e descrivendolo nei più piccoli dettagli, fuoruscendo dal sistema di credenze del gruppo, hanno potuto verificare che tale evento non era mai accaduto in nessun momento della loro vita.

Giuditta (nome di fantasia), per esempio, una ventitreenne dai grandi occhi azzurri, mi racconta in questo modo il momento in cui il suo ‘mestro’ di meditazione gli permise di ricordare del suo abuso:
Ero al centro del cerchio. Il maestro mi mise le mani sullo sterno e mi disse che in quel punto c’era una tensione. Io ero ad occhi chiusi e sentivo molto dolore per la sua pressione con le dita. Avvertivo tanta tensione intorno. C’era chi piangeva, non potevo vedere chi fosse, perchè i miei occhi erano fissi nei suoi [del Maestro, nda]. Fu quello il momento in cui ricordai. Era stato mio padre ad abusare di me, proprio quando mi cambiava i pannolini. Ricordai la sua espressione, quello che mi diceva e il suo respiro affannoso. Localizzai l’evento al mio sesto mese di vita, quando mia madre aveva ripreso a lavorare e mi aveva affidato a mio padre che per un lavoro diverso poteva accudirmi a casa“.

Evelina (nome di fantasia) mi racconta:
Ero lì sul palco, davanti a tutta la comunità e lui [si riferisce al Santone, nda] mi toccava con il dito le labbra, sussurrandomi di ricordare, di ricordare, di ricordare. E fu così che ricordai lo zio. Avevo circa un anno e mia madre mi aveva accompagnato da mia nonna dove abitava anche lui. Mi aspettava in cannottiera. Lo ricordo tutto sudato e bramoso di avermi. Uscita dall’incubo
[si riferisce all’esperienza nella comunità, nda] dopo 4 anni, ho capito che mai una cosa del genere era accaduta. Quando avevo un anno mio zio era negli USA per lavoro ed è ritornato a vivere in Italia solo quando ero più grandicella, con moglie e figli. Ho recuperato oggi con lui un rapporto sereno, sebbene per anni l’ho considerato il mio violentatore.”

Com’è possibile allora che, durante gli esercizi di rievocazione, i soggetti fossero stati puntuali nella descrizione di tale esperienza? Com’è possibile che abbiano addirittura riconosciuto nel fratello, nel padre, nello zio, nel vicino di casa il proprio abusatore? Com’è possibile che taluni ricordi risalissero addirittura al periodo dei primi mesi di vita?

Sono leggittime a questo punto altre domande:
E’ possibile indurre dei falsi ricordi in una persona?
E’ possibile finire per credere ad eventi autobiografici mai accaduti? E’ possibile far credere ad una persona che nella sua vita sono accadute cose che in realtà non sono accadute per niente?
La risposta della psicologia cognitiva a queste domande è affermativa.
Tutti quanti siamo disposti ad accettare, in talune condizioni, molto più di quello che il buon senso e la logica ci farebbero supporre (Mazzoni, 1997).
Le ricerche sulla suggestionabilità hanno messo in luce come la nostra memoria sia sorprendentemente modificabile. Difatti i pazienti con varie forme di amnesia “costruiscono” memorie non vere.
Gli studi di Ceci e collaboratori (Ceci, Ross e Toglia, 1987) hanno per esempio evidenziato che i bambini spesso adottano e si appropriano dei contenuti implicitamente (o esplicitamente) suggeriti dagli adulti.
In uno degli esperimenti realizzati da questi autori, dei bambini assistevano ad una scena. Il giorno successivo gli sperimentatori facevano delle domande ai bambini sull’evento cui avevano assistito. Queste domande erano inducenti, del tipo “Ti ricordi a che ora è entrato in classe il signore che aveva una cartella rossa sotto il braccio?” quando in realtà l’uomo aveva un libro in mano.
Nel compito del riconoscimento successivo, che avveniva dopo una settimana, circa il 60% dei bambini sceglieva la risposta suggerita dall’intervistatore.
In questo caso, anche una sola domanda mal fatta ha fatto sì che la maggioranza del gruppo di bambini abbia sviluppato un ‘falso ricordo’.
Altri lavori (Bruck e Ceci, 1997; Mazzoni, 1998) hanno evidenziato come il contenuto suggerito può facilmente sostituire il ricordo dell’evento originario.
Se in una serie di colloqui viene ripetuto lo stesso contenuto “non vero” (per esempio mediante la stessa frase o con la stessa domanda induttiva), i soggetti arrivano a ricordare episodi mai realmente accaduti nella loro vita.
Mesi di interviste, colloqui, domande, suggerimenti, possono produrre una sorta di “narrazione collettiva ” di eventi mai accaduti (Elizabeth Loftus, 1995).
Durante un esperimento, per esempio, venivano scelti degli adolescenti che sostenevano di non essersi mai persi in un centro commerciale da piccoli e la cui versione veniva confermata dai genitori, e si chiedeva a ciascuno di immaginare la scena che si sarebbe potuta verificare in caso si fossero davvero persi. Si suggeriva loro di immaginare con chi fossero, dove si trovassero, cosa stessero facendo fino al momento in cui si perdevano. Veniva loro detto che tale racconto era ricordato dal proprio fratello o sorella. Dopo qualche tempo si chiedeva a ciascuno di ricordarsi qualcosa su quando si era perso da piccolo al centro commerciale. A questo punto gli adolescenti sostenevano che era molto probabile che si fossero persi realmente e addirittura ricordavano aspetti dell’evento.
Altre ricerche hanno evidenziato quanto la gente sia più facilmente suggestionabile quanto più l’inganno mnemonico si riferisce ad eventi che coinvolgono il proprio corpo (Ornstein, Gordon, Laurus, 1992).
In un lavoro realizzato con un campione di bambini, Bruck, Hembrook e Ceci hanno dimostrato che durante delle interviste a bambini, ripetendo delle informazioni errate rispetto ad una visita medica, sono stati determinati dei falsi ricordi in loro.
Difatti durante l’esperimento ai bambini, la cui visita medica era stata videoregistrata, veniva suggerito nel corso di tre interviste successive, che il medico li aveva toccati in un certo modo, quando questo non era vero e il video lo testimoniava. Ebbene, alla quarta intervista i bambini spontaneamente tendevano a riportare di essere stati toccati dal medico nel modo che era stato suggerito loro tramite l’intervista.
Spiega la professoressa Mazzoni: “Il ricordo è il prodotto dell’attivazione di aree del cervello contenenti informazioni codificate nel tempo . Il nostro cervello memorizza solo elementi di un episodio, non tutti i dettagli , come avviene in un filmato. Eppure nell’attivare la memoria, inconsapevolmente, riempiamo i vuoti , inserendo elementi che per noi ‘hanno senso’ in quel contesto, anche se non sono accaduti realmente. Per esempio, stereotipi e pregiudizi vengono utilizzati per riempire i vuoti e un testimone ‘ricorderà’ che il ladro era una persona di colore se il suo stereotipo è che la maggioranza dei furti vengono commessi da persone di colore“.

La memoria, dunque, riserva molte insidie.

Gullotta, precisa che “I nostri occhi e le nostre orecchie, sono organi sociali, non oggettivi. Capita spesso che noi vediamo o
ascoltiamo ciò che ci aspettiamo di vedere e ascoltare“.
Gardner (2004) denominò la sindrome da falso ricordo quel disturbo psichiatrico che  compare nell’età adulta e che colpisce soprattutto i soggetti di sesso femminile.
La manifestazione principale è la convinzione di essere stati abusati sessualmente durante l’infanzia da parte di un familiare o comunque di una persona molto vicina, anche se tutto questo non trova alcuna corrispondenza nella realtà.
Secondo gli studi di Brainerd e Reyna (2005), tale ricordo si sviluppa nel corso di una “psicoterapia” più o meno riconosciuta. La sindrome è caratterizzata dalle seguenti manifestazioni:

-la convinzione persistente di essere stati abusati sessualmente nell’infanzia
-il ricordo di elementi impossibili e/o assurdi
-la convinzione che il presunto abusante è un membro della propria famiglia
-la convinzione che altri membri della famiglia abbiano favorito l’abuso sessuale
-la convinzione di aver rimosso per lungo tempo tali ricordi
-la rievocazione delle memorie di abuso nel contesto di un percorso caratterizzato da tecniche
simil-ipnotiche impiegate per recuperare i presunti ricordi “rimossi”
-la convinzione che i ricordi felici dell’infanzia siano falsi
-altre manifestazioni psicopatologiche (isteria, paranoia, problemi sessuali, disturbi dell’umore,
disturbo di personalità multipla, disturbo post-traumatico da stress).
Nell’insorgere della sindrome da falso ricordo, un ruolo di primo piano viene rivestito dal terapeuta o comunque da chi consapevolmente o meno alimenta l’ossessione del soggetto che ha di fronte, inducendolo a scambiare la sua attività immaginifica in produzione di ricordi.
Lo stesso Freud nella sua Autobiografia del 1924 scriveva:
Prima di proseguire oltre nella valutazione della sessualità infantile, devo por mente a un errore del quale fui vittima per un certo periodo e che per poco non compromise irrimediabilmente tutta la mia opera.
Sotto la spinta del procedimento tecnico che usavo allora, la maggior parte dei miei pazienti riproduceva scene della propria infanzia che avevano come contenuto la loro seduzione sessuale ad opera di una persona adulta. Le donne attribuivano quasi sempre la parte del seduttore al proprio padre.
Affidandomi a tali comunicazioni dei pazienti, supposi di aver trovato l’origine delle successive nevrosi in questi episodi di seduzione sessuale risalenti all’età infantile. Alcuni casi nei quali tali relazioni col padre, lo zio o un fratello maggiore si erano protratte fino ad anni di cui il ricordo era rimasto vivido, mi rafforzarono nel mio convincimento (…).
Ciò accadeva in un’epoca in cui io stesso facevo violenza al mio senso critico per costringerlo a essere imparziale e ricettivo dinanzi alle molteplici novità che ogni giorno andavo scoprendo.
Quando in seguito mi vidi invece costretto a riconoscere che tali scene di seduzione non erano mai avvenute in realtà, ma erano solo fantasie create dall’immaginazione dei miei pazienti – e magari anche suggerite da me – rimasi per un certo periodo assai disorientato.
La fiducia nella mia tecnica e nei miei risultati subì un fiero colpo: a rintracciare quelle scene ero giunto per mezzo di un procedimento tecnico che reputavo ineccepibile e il contenuto di esse era palesemente correlato con i sintomi da cui era partita la mia indagine.
Tuttavia una volta riavutomi fui subito in grado di trarre dalla mia esperienza le giuste conclusioni: i sintomi nevrotici non erano collegati direttamente a episodi realmente avvenuti, ma piuttosto a fantasie di desiderio, per la nevrosi la realtà psichica era più importante della realtà materiale” (pp. 51-52).

Secondo Gardner, malgrado la rilevanza del ruolo di un induttore di tale falso ricordo, il soggetto affetto dalla sindrome appena descritta difficilmente riconoscerà l’influenza giocata da questo, bensì sosterrà che i ricordi di abuso sono emersi indipendentemente dall’attività di altri (fenomeno del pensatore indipendente). Nei racconti dei soggetti affetti da tale sindrome, si
individuano scenari presi a prestito con l’uso di espressioni linguistiche tipicamente tecniche  (“ho rimosso”, “sto negando”, etc) imparati durante il percorso di interiorizzazione.
Altre caratteristiche sono
-l’assenza di ricordi positivi relativi alla relazione con il presunto abusatore
-la convinzione che i ricordi di aspetti positivi dell’esperienza col presunto abusatore siano una
sorta di copertura dell’orrore realmente vissuto (reinterpretazione retrospettiva)
-assenza dei sensi di colpa per l’azione di denigrazione del presunto abusatore

La memoria autobiografica rappresenta uno dei sistemi più importanti della nostra mente per la costruzione del Sè (Ribot, 1882; Galton, 1892; Fitzgerald, 1986), determinando rappresentazioni in continua evoluzione anche in rapporto all’immagine di sè che dagli altri viene riflessa.
La ricerca contemporanea individua nei lobi frontali la capacità anamnestica, tant’è che nei casi di lesioni a tali lobi non solo porta a difficoltà nel recupero della memoria autobiografica, ma anche ad una scorretta valutazione delle memorie recuperate (Schacter ed altri).
In assenza di lesioni dei lobi frontali i ricordi errati vengono accettati come veri quando i meccanismi preposti a valutare la plausibilità e probabilità sono deficitari o quando la valutazione di plausibilità e di probabilità fanno protendere verso un’attribuzione del ricordo quale vero (Mazzoni, 1997).
La nostra memoria è quindi malleabile e modificabile. E c’è chi ne approfitta.
George Orwell nel suo 1984 descrive un Ministro della Verità preposto a riscrivere la storia negando l’accesso ai veri episodi precedenti. Ogni volta che il Grande Fratello lo desidera, il Ministro della Verità modifica la storia e tutti devono ricordare l’attuale e non il pregresso. E’ impedito a tutti di ragionare e di porsi le domande necessarie per confronti e delucidazioni. La Verità è quella del momento.

Fortunatamente, però, fuori da certi contesti così fortemente persuasivi, l’individuo nella maggior parte dei casi possiede un sistema di valutazione in grado di distinguere un vero ricordo da uno falso.
Morpheus dopo aver ricoverato Nemo nel suo hovercraft gli sussura: “Se ci fanno male gli occhi mentre guardiamo la realtà, è soltanto perchè non li abbiamo aperti”.

Dr.ssa Lorita Tinelli
12 Luglio 09

Bibliografia

1. Barresi F., Sette religiose criminali, dal satanismo criminale ai culti distruttivi, Edizioni Edup, Roma, 2006
2. Boschetti C., Il libroo nero delle sette in Italia, testimonianze e documenti shock sul volto oscuro delle religioni , Newton Compton Editori, 2007
3. Cadei B., Sette e nuove religioni, che fare? Un’introduzione pratica, Edizioni Dehoniane, Bologna, 1998
4. Gulotta G., Cavedon A., Liberatore M., La sindrome di alienazione parentale. Lavaggio del cervello e programmazione dei figli a danno dell’altro genitore , Giuffrè Editore, 2008
5. Lifton R. J., Thought Reform and the Psychology of Totalism, 1961
6. Mazzoni G., Lombardo P., Malvagia S., Loftus E. F., Creating false memories: the effect of
clinical interpretation , Wuersburg, ESCOP, 1996
7. Schacter D. L. (in press), Illusory memories: A cognitive neuroscience analysis. In Mazzoni G., Nelson T., Moni toring and control processes in metacognition and cognitive neuropsychology, Hillsdale, N. J., Erlbaum (1997)
8. Orwell G., 1984, Oscar Mondadori, 1985
9. Orwell G., La fattoria degli animali, Oscar Mondarori, 1983
10. Re S., Mindfucking. Come fottere la mente. Castelvecchi, 2007
11. Tinelli L. Capacità mnestiche e induzione di falsi ricordi, Pro Manoscripto, 2000
12. Tinelli L. Memorie e false memorie, in I mille volti degli abusi, AA.VV., Editorba, 2006 (dispensa
multidisciplinare)
13. Tinelli L. Abuso psicologico e Controllo mentale, in Leadership Medica, 2000
14. Watzlawick P., Beavin J. H., Jackson D. D., Pragmatic of Human Communication, 1967
15. Wakefield H., Underwager R., Personality characteristics of parents making false accusations of sexual abuse in custody dispute, Issues in Child Abuse Accusations 2(3), 1990, pp. 121-136

“MES VRAIS SOUVENIRS DES FAUX SOUVENIRS INCESTUEUX”

par Jacques TROUSLARD

 

« Chargé de constituer l’offre de preuve pour le procès contre la secte,
j’ai pu avoir la preuve qu’il s’agissait uniquement de faux souvenirs
que le gourou avait induits par manipulation. »

C’est la secte de Saint-Erme qui me fit découvrir, en 1982,  le phénomène des faux souvenirs incestueux.

Chargé d’enquêter sur ce groupe, j’ai visité, en France et en Belgique, environ 250 familles,  qui me firent part des dérives sectaires dont elles-mêmes et leurs enfants  étaient victimes.

Découvrant que cette secte comprenait 380 adultes, de 30 à 40 ans, parmi lesquels 72 médecins, une vingtaine de professeurs d’université, des psychiatres, des psychologues, des psychothérapeutes, des infirmières, je ne parvenais pas à m’expliquer comment des personnes d’un tel niveau culturel et scientifique pouvaient s’abandonner à de telles aberrations et être ainsi manipulés. D’autant plus que ce groupe se présentait sous le couvert de deux sociétés scientifiques : la SIRIC (Société Internationale de Recherche  Interdisciplinaire sur la Communication) et la SIRIM (Société Internationale de Recherche Interdisciplinaire sur le Maladie). De plus, pour répondre à la campagne de presse que nous avions lancée, cette secte publiait un livre intitulé «Communication ou Manipulation» afin de démontrer que «lorsqu’on démonte et met au grand jour les mécanismes de la manipulation, on s’expose à être couvert de boue par ceux que l’on dérange».

Les familles, douloureusement meurtries et consternées, m’avaient rapporté la preuve de la transformation radicale de leurs enfants séduits par un gourou charismatique : destruction de leur vraie personnalité, et entre autres, destruction de la relation familiale. Ce que les parents dénonçaient, je le retrouvais, mot pour mot, dans ce livre de Saint-Erme, dans le courrier interne confidentiel de la secte, mais aussi dans les lettres abominables, injurieuses et calomnieuses,  que les adeptes de Saint-Erme adressaient à leurs parents, en développant, à la même date, les  mêmes thèmes dans les mêmes termes :
– « Parents possessifs », « querelleurs», «névrosés de tous ordres», «vrais détraqués, «autoritaires», «ignobles et infâmes», « gêneurs et perturbateurs», «nous sortons tous de familles déséquilibrées et déséquilibrantes» …
– « Pères trouillards et méprisables», « hommes diminués « en sac de nœuds» « s’abrutissant dans le travail», «quémandeurs sexuels», « paralysés dans leur développement par la mère d’abord et par l’épouse ensuite», «pauvres esclaves rasant les murs devant une femme tyrannique»,
– «Mères. C’est contre la mère et la femme que la diatribe était la plus violente : « La cause centrale de tous les maux est la mère, premier prix, et puis l’épouse, premier accessit», «La femelle? Elle est entièrement conçue pour détraquer le mâle. Ce n’est pas une accusation mais un constat», « naturellement égocentrique», «prédestinée à l’arbitraire donc à la tyrannie», « puissante matrone», «la reine mère», « mante religieuse qui tue le mâle ayant accompli son rôle» …
Aussi révoltantes que puissent être ces accusations,  je n’étais pas encore arrivé au paroxysme de l’horreur. En effet certains parents me confièrent que leurs enfants, qui pourtant avaient rompu toute relation avec eux, leur avaient demandé  de rechercher et de leur adresser le plus rapidement possible des photos de leur petite enfance. La plupart des parents obtempérèrent. Mais en fait cette demande n’annonçait aucun rapprochement de la famille. Bien au contraire, elle avait pour objet de persuader, d’illustrer et de démontrer que, certains d’entre eux, avaient été
victimes de relations incestueuses dans leur toute petite enfance.

Le courrier de la secte dénonçait «une relation malsaine et abusive», «des mères amoureuses de leur fils et des  pères amoureux de leur fille». C’est ainsi que des  adeptes, de 30 à 40 ans, en vinrent à accuser leur mère ou leur père d’inceste qu’ils n’avaient jamais commis.

Certes on ne peut pas nier que des crimes aussi graves ne puissent être commis dans certaines familles. Mais, chargé de constituer l’offre de preuve pour le procès contre la secte, après avoir enquêté très sérieusement auprès des frères et sœurs, j’ai pu avoir la preuve qu’il s’agissait uniquement de faux souvenirs que le gourou avait induits par manipulation

Des mères ont accepté de témoigner et de fournir des attestations judiciaires, comme cette lettre que l’une d’entre elles adressait à son fils :

«J’avais lu les journaux, pris connaissance du livre. Et tout s’est éclairci. J’ai compris comment un fils qui nous avait donné toute satisfaction pendant son enfance et sa jeunesse avait pu en venir à porter des accusations si graves contre sa mère. Il faut qu’il soit la victime  de cette manipulation si bien dénoncée chez les autres.»

Comment est-ce possible ?

Est-il possible d’induire de tels faux souvenirs, et comment ? Cette mère nous donne la réponse, en écrivant à son fils qu’il est victime de cette manipulation si bien dénoncée chez les autres. Effectivement, le gourou, accusé d’être un manipulateur, publie le livre «Communication et Manipulation » pour démontrer que « lorsqu’on démonte les mécanismes de la manipulation, on s’expose à être couvert de boue par ceux que l’on dérange».

S’intitulant Directeur de Recherche, l’auteur, en 350 pages, s’en prend à « la psychologie et à la sociologie qui n’ont pas étudié le phénomène de façon satisfaisante, (mais lui) enseigne et explique comment une personne en soumet une autre, la manipule … »

Si le livre, au dire d’éminentes personnalités scientifiques, n’a aucune valeur scientifique, il n’en reste pas moins vrai que l’auteur analyse d’autant mieux les mécanismes de la manipulation qu’il n’a qu’à écrire ce qu’il pratique. La manipulation ? : « Une technique opératoire dont l’effet est d’atténuer ou de suspendre momentanément l’acuité des facultés cérébrales conscientes du sujet en vue de subordonner son psychisme subconscient à l’influence verbale de l’opérateur». (p.156)

«La suggestion permet de faire remonter des souvenirs très anciens », c’est la formule astucieuse pour cacher qu’on  peut tout autant induire des faux souvenirs qui remontent à la toute petite enfance.(p.157)

Le manipulateur manipule en trois temps : il séduit, il détruit et il induit.

Il séduit : séduction, «mise en confiance absolue, aveugle: c’est le premier atout à jouer pour se ménager les bonnes intentions de son patient. Il s’agit de se mettre sur la même longueur d’onde que lui» (p.161)

Il détruit :«arracher les gens à leur environnement habituel, les déraciner tout d’un coup, les couper de leurs relations » (p.165)

Il induit : «Rassuré, mis en confiance, le patient ne songe plus à passer au filtre le discours… il avale un tas de suggestions … sans s’en rendre compte aucunement et qui orientent sa réflexion, sa perception, son jugement» (p.162). C’est ici qu’a lieu l’induction de faux souvenirs, précédée d’une phase de déstabilisation (p.165).

Conclusion : c’est la manipulation, «la suggestion qui l’emportera désormais sur la réalité elle-même. C’est elle qui prévaut sur la réalité… la réalité peut crier, hurler le contraire … ils ne la voient pas, ils ne l’entendent pas. Ils refusent d’y croire. C’est là que nous soupçonnons la force de l’endoctrinement communiqué, dont des sujets par ailleurs intelligents et cultivés ne veulent pas démordre » (p.172)


Sortir de faux souvenirs, est-ce possible ?

Cette conclusion extrêmement pessimiste ne doit pas décourager ni désespérer les parents ni leurs enfants victimes de faux souvenirs. Pour leur redonner espérance, voici l’heureux dénouement de cette pauvre mère, citée ci-dessus, et qui avait été accusée si odieusement par son fils et sa belle-fille.

Au retour de ses vacances, elle trouve dans son courrier deux lettres : 
Une lettre de son fils 

«Nous venons, ma femme et moi, de quitter la société civile « Le Haut de Saint-Erme» et je commence juste à voir combien nous avons été manipulés par M.Cornélis. (le gourou).
Je vois maintenant combien notre attitude à ton égard a été injustifiée et scandaleuse et te prie, si tu le veux bien, d’accepter mon pardon. Nous chercherons , si tu acceptes, une forme de réparation. C’est poussée par un certain remords et un peu de sens humain que X …avait fait cette tentative de rapprochement. Je t’écrirais plus longuement un peu plus tard. Je te demande encore pardon et t’embrasse affectueusement 
» .
Une lettre de sa belle-fille  

 

« Je vous demanderais d‘accepter aujourd’hui mes plus profondes excuses pour l’accueil ignoble que je vous ai réservé, allant à l’encontre de toutes les lois humaines d’hospitalité.
Mon attitude à votre égard m’est vite apparue odieuse et insupportable . Si je ne vous ai pas adressé plus tôt les excuses complètes que vous étiez en droit d’attendre, c’est que je ne voyais pas très clair .
Après plusieurs désaccords avec M.Cornélis, fondateur et actuel directeur du «Centre de Saint-Erme», nous en sommes partis et commençons à voir la manipulation dont nous avons été les victimes.
Pour moi, cette appartenance n’est pas une excuse. Je constate avec désolation ce que je vous ai fait et je vous demande humblement pardon, ne sachant trop comment réparer ce comportement odieux.
Je vous demande d’accepter mon estime et mon affection».

 

Puisse ce témoignage prouver que l’espérance n’est pas morte!

Soissons, le 13 juin 2005

Jacques Trouslard

 

Le Père Jacques Trouslard est prêtre «incardiné» au diocèse de Soissons. Il a abandonné son poste de Vicaire Général pour se consacrer exclusivement au combat contre les sectes depuis vingt ans. Il est chevalier de la Légion d’honneur et de l’Ordre national du Mérite en reconnaissance d’une vie de combat pour les droits de l’homme.
A la rubrique « Nos invités », on lira avec intérêt l’entretien que Jacques Trouslard a accordé à Guy Rouquet, président de Psychothérapie Vigilance, le 18 mars 2003 :
http://www.psyvig.com/default_page.php?menu=16&page=3

 

Fonte: psyvig