Culti abusanti e lobby prosettarie: nuova interrogazione dell’On. Arlotti

In foto l’On. Tiziano Arlotti

 

 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13664presentato da ARLOTTI Tiziano testo di Venerdì 1 luglio 2016, seduta n. 646

ARLOTTI. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
con sentenza n. 96 del 1981 (ex articolo 603 c.p.) la Corte Costituzionale ritenendo sussistente la violazione del diritto di legalità, dichiarò l’incostituzionalità del reato di plagio;
l’annullamento della norma, secondo quanto rilevato da buona parte della dottrina psichiatrica e penalistica avrebbe tuttavia finito col determinare un importante vuoto nella tutela giuridica dell’integrità psichica degli individui;
l’abrogazione di detta norma non aveva d’altra parte inteso sostenere la negazione di perniciose forme di condizionamento, comportanti l’asservimento e assoggettamento psichico dell’individuo sia nel contesto di dinamiche interpersonali patologiche che in ambiti gruppali e/o culturali ad alta richiesta;
non a caso, il panorama normativo italiano dell’ultimo trentennio è stato interessato da numerose proposte legislative in tema di «manipolazione mentale» tese all’introduzione di una disciplina in materia anche alla luce dei profondi mutamenti sociali che hanno caratterizzato la nostra epoca e che hanno visto il dilagare di controversi gruppi e organizzazioni di tipo coercitivo e/o a ideologia estremista e totalizzante;
ancorché nessuna delle proposte abbia saputo, a oggi, pervenire in modo decisivo e univoco alla tipizzazione della condotta illecita, appare all’interrogante di estremo rilievo, in tema di settarismo abusante e/o di natura criminogena, evidenziare che già il Consiglio d’Europa con raccomandazione 1412 del giugno 1999, aveva sollecitato gli Stati membri a porre in essere, tra l’altro, mirati programmi di educazione, informazione preventiva e vigilanza del fenomeno volti a garantire una efficace azione di tutela, nella fattispecie, dei soggetti deboli e dei minori;
tuttavia, non consta all’interrogante che lo Stato italiano abbia recepito alcuna delle indicazioni contenute nella raccomandazione;
vari atti di sindacato ispettivo e di indirizzo presentati nell’attuale e nelle passate legislature hanno documentato come siano rimasti analogamente inascoltati anche i più recenti e rinnovati solleciti espressi in ambito europeo, e come, dunque, non sia stato a oggi realizzato alcun progetto di prevenzione;
si rileva che nessuno dei menzionati atti ha ottenuto risposta (si vedano: Interrogazione On. Fitzgerald Nissoli Fucsia n. 4-11122 del 13 novembre 2015, mozione On. Motti e altri n. 1-00565 del 30 luglio 2014; lnterrogazione Senatrice Alberti Casellati e altri n. 4-01758 del 26 febbraio 2014; lnterrogazione On. T. Arlotti e altri n. 4-04316 del 2 aprile 2014; Interrogazione senatrice Elisabetta Alberti Casellati e altri n. 4-00374 del 19 giugno 2013; lnterrogazione senatrici Allegrini e Gallone n. 4-08890 del 18 dicembre 2012; lnterrogazione senatrice Elisabetta Alberti Casellati e altri n. 4-08835 del 6 dicembre 2012; Interrogazione On. Pino Pisicchio n. 4-12818 del 26 luglio 2011);
va altresì ricordato che il fenomeno nel nostro Paese era già stato oggetto nel lontano 1998 di un rapporto della direzione centrale della polizia di prevenzione titolato «Sette religiose e Nuovi Movimenti Magici in Italia» – all’epoca Ministro dell’interno Giorgio Napolitano – e di più recenti e ripetute segnalazioni degli stessi servizi di intelligence nazionali nelle loro relazioni semestrali sulla politica dell’informazione per la sicurezza, a cui tuttavia, analogamente, non faceva seguito alcuna iniziativa in termini di prevenzione se non l’istituzione, con decreto n. 225 UAG/2006-64767-U del 2 novembre 2006, di apposita specialità denominata squadra anti sette (SAS), che, a quanto risulta, svolge segnatamente azione di tipo repressivo;
non può dunque che ritenersi del tutto insufficiente, incomprensibile e inaccettabile la mancata risposta dallo Stato rispetto a un inquietante fenomeno che, anche e soprattutto a seguito della permeabilità delle frontiere e all’aumentato utilizzo della rete web e delle nuove tecnologie, ha continuato la sua ascesa incontrastata nei Paesi dell’Europa occidentale e orientale;
autorevoli fonti italiane ed estere, hanno d’altra parte concordemente messo in guardia circa il nascente fenomeno della trasformazione e atomizzazione dei gruppi e l’emersione di nuove perniciose credenze settarie, che ne rendono particolarmente problematici il riconoscimento e la relativa attività di vigilanza e contrasto; né va dimenticata la preoccupante escalation dei gruppi pseudo-terapici o di guarigione che, promuovendo presupposte assurde cure, prive in realtà di qualunque evidenza scientifica, pongono a serio rischio la salute e la vita dei connazionali, alcuni dei quali sono purtroppo deceduti per patologie perfettamente curabili dal sistema sanitario;
al riguardo, va infine ricordato che il contagio emozionale innescato dalla rete web è oggi rapidissimo. Ricordava di recente, tra altri, il celebre psichiatra Boris Cyrulnik, scampato alla deportazione nazista, che mentre «Sono occorsi dieci anni, nel 1929, per il propagarsi del nazismo, oggi ci vogliono alcune settimane per scatenare un’epidemia di credenze…»;
si osserva infine che taluni studiosi e professionisti compiacenti unitamente a esponenti di organizzazioni internazionalmente controverse hanno dato vita a lobby di pressione tra esse collegate, che perseguono il fine apparente di promuovere e tutelare la libertà di credo e i diritti democratici e umani, mentre di fatto, «rivendicano la prerogativa di negarli ad altri in base a principi illiberali e tutt’altro che democratici dei leader ai gruppi coercitivi»; come evidenziato di recente in sede di OSCE — ODHIR o delle associazioni di supporto alle ex vittime, assumendo posizioni contro la menzionata specialità di polizia SAS, sostenendone l’inutilità, l’anticostituzionalità e addirittura la dannosità e divulgando, quelle che appaiono all’interrogante infondate e mendaci informazioni tese da un lato a creare ingiustificati allarmismi in merito ad asseriti ultradecennali fenomeni di discriminazione nei confronti delle minoranze e religiose e/o spirituali e dei bambini appartenenti a tali minoranze, e dall’altro, ad atteggiarsi vittime di tali intolleranze;
se a seguito dell’abrogazione del reato di plagio, l’introduzione di una nuova fattispecie penale ha suscitato perplessità e preoccupazioni in ordine a possibili violazioni della libertà religiosa, appare evidente che una simile motivazione non può in alcun modo essere addotta a giustificazione del pressoché nullo impegno delle istituzioni nell’approntare politiche sociali e culturali di prevenzione onde far fronte fattivamente ai nuovi e inquietanti scenari contemporanei –:
se sussistano fondate ragioni per il mancato recepimento delle indicazioni contenute nella citata raccomandazione 1412/1999 e dei successivi richiami espressi in sede europea;
se non si ritenga necessario approntare con la massima urgenza le indispensabili politiche informativo – preventive in tema di settarismo abusante o criminale; se non si ritenga necessario provvedere, anche mediante un’apposita indagine ministeriale, a un approfondimento sulla condizione dei minori inseriti in contesti culturali ad alta richiesta di tutela;
se non si ritenga necessario, per quanto di competenza, considerati i continui tentativi finalizzati a ingenerare nella pubblica opinione una vera e propria disinformazione sul fenomeno in questione e stante quella che appare una reiterata campagna diffamatoria online nei confronti delle associazioni di volontariato italiane impegnate nel settore specifico, adottare idonee iniziative e strumenti volti a garantirne adeguata tutela, ripristinando anche la corretta informazione a beneficio di tutti i connazionali. (4-13664)

Fonte: http://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/247822

 

 

Qualsiasi ambito relazionale può diventare una setta

Oltre 300.000 colpiti da culti in Spagna

Professionisti, familiari ed ex membri discutono di questo fenomeno che non è solo religioso

El psicólogo Miguel Perlado junto a Christopher, Enric y Juan en...Lo psicologo Miguel Perlado con Christopher, Enric e John a Barcellona

 

Il fenomeno delle sette mantiene una vecchia problematica, ma con un volto nuovo. Queste organizzazioni non sono più associate solo ad una componente religiosa, ma negli ultimi anni ci sono state sette legate alla pseudoterapia o al supporto pseudospirituale. “Il loro comportamento è simile: attraggono mediante un’esca” dice lo psicologo Miguel Perlado, presidente della Associazione Americana per la Ricerca sul maltrattamento psicologico (AIIAP) che in questi giorni ha organizzato la Prima Conferenza Nazionale per Professionisti, Famiglie ed ex membri di culti a Barcellona.

Questa è la prima volta che si tenta di discutere in modo plurale su come le sette influenzano le persone e il loro ambiente e quale aiuto questi ultimi possono ricevere dal loro ambiente. Perlado si rammarica che il governo “ha trascurato” questo problema quando in altri paesi europei come la Francia, ci sono leggi specifiche. “In Spagna il fenomeno è sminuito“, spiega lo psicologo, che ricorda che ci sono “gruppi religiosi legati al potere“.

A dispetto di questo, il principale ostacolo delle persone che hanno problemi con le sette è abituarsi ad essere se stessi, poiché lo soffrono come “un stigma” e “si vergognano per essere stati manipolati“, pur avendo istruzione o formazione, secondo quanto riferiscono due vittime, John e Christopher, che hanno portato la loro testimonianza diretta in questa conferenza. Hanno anche spiegato che alcune vittime mostrano “riluttanza ad andare da un terapeuta“, non solo a causa delle difficoltà di spiegare il proprio caso, ma anche perché molti [terapeuti, ndt] non sono ben formati su questi problemi.

In questo senso, la conferenza, cui hanno partecipato circa 130 persone, ha cercato di stabilire criteri comuni per la cura delle persone colpite, discutere di sette, creare una rete per “unire le forze” e migliorare la prevenzione verso i  giovani, in quanto questi sono i più esposti ad “essere catturati“, come spiega  Perlado e quindi “possono perdere il controllo della loro vita e finire isolati“. Un’altra sfida della conferenza è “rompere gli stereotipi delle sette“, perché non solo possono influenzare mediante le questioni religiose, ma anche tramite gruppi di terapie alternative o di crescita spirituale.

Le vittime concordano sul fatto che in questi circoli si procede lentamente per andare a cancellare la propria volontà, si viene incoraggiati a non pensare e a lavorare per il bene del gruppo. “Quando si rendono conto di avere il controllo assoluto su di voi, demonizzano tutto al di fuori, anche la tua famiglia“, spiega Enric, un altro ex membro di una setta. “Qualsiasi ambito può diventare una setta“, dice Perlado, riferendosi alle pratiche di alcune istituzioni o aziende per mantenere dentro i propri membri. Una caratteristica è la possibilità di isolare la persona. Più spesso entrano in conflitto con la famiglia colpita o con ambienti non strutturati, mediante una presenza dominante che tende ad ossessionare il controllo e annullare il resto.

Dei 200 gruppi settari che sono presenti in Spagna si stima che la metà è in Catalogna. L’AIIAP stima che il problema delle sette colpisce 0,8% della popolazione, il che significa più di 55.000 in Catalogna e 300.000 in Spagna.

John spiega di essere cresciuto nell’ambiente dei Testimoni di Geova e che dopo 28 anni ha avuto una “crisi di coscienza” quando vide un bambino morire a Barcellona dopo che i  membri di questo gruppo avevano impedito che ricevesse una trasfusione, perché contraria al loro credo. Spiega che ha sofferto molto perché era da solo al di fuori della sua famiglia e non avrebbe avuto nessuna congregazione.

Christopher ha trascorso cinque anni in un gruppo di kinesiologia fino a che non è uscito grazie alla sua famiglia e ad un aiuto professionale. Da parte sua, Enric entrò attraverso un parente in una setta gnostica distruttiva e dopo 14 anni riuscì ad allontanarsi discretamente. Spiega che in quello tempo ebbe molti dubbi benché soffrisse, “una specie di inquisitore interno“, e li reprimeva per il bene della comunità, così come gli avevano insegnato.

Fonte: http://www.elmundo.es/cataluna/2015/03/06/54fa0a1dca4741ae6c8b4571.html

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Sostenere i Diritti Umani testimoniando contro le ingiustizie umane

International Journal of Cultic Studies, Vol. 6, 2015, 69-82

Alan W. Scheflin

Santa Clara University School of Law

Abstract

Gli esperti che hanno testimoniato in tribunale sui processi di influenza estrema, esercitata da influenzatori intelligenti nei confronti di influenzati sensibili e vulnerabili, hanno incontrato difficoltà da parte di alcuni giudici, i quali hanno esitato o rifiutato di ascoltare le testimonianze sul  lavaggio del cervello, sul controllo mentale e sulla riforma del pensiero, in quanto, secondo loro, tali concetti mancano di validità scientifica. Questo lavoro suggerisce che il concetto giuridico di indebita influenza può essere utilizzato come veicolo per tali testimonianze. Il documento fornisce anche un Modello di Influenza Sociale (SIM) per aiutare un esperto a presentare l’ampia scienza della influenza sociale a giudici e giurati.

 

Nessuno possiede la propria personalità. Il proprio ego o individualità si costruisce grazie alla costituzione genetica e alla società in cui si è nati. Ognuno ha avuto voce in capitolo sul tipo di personalità acquisita, e non c’è ragione di credere che si dovrebbe avere il diritto di rifiutare di acquisire una nuova personalità se la vecchia è antisociale. La Costituzione non garantisce il diritto di mantenere la personalità inviolata, essa si impone su di voi prima di tutto. —James V. McConnell (1970, p. 74)

 

 

Il Dr. Paul Martin è stato un medico della salute mentale, un insegnante, un trainer e un testimone. E’ questo ultimo ruolo, che l’ha portato nei tribunali per testimoniare come esperto sulla manipolazione mentale coercitiva, serve come oggetto della mia discussione. All’interno del tribunale, e fuori di esso pure, Paul ha combattuto diligentemente per il diritto di ogni persona ad avere una mente libera in una società libera. Nessuna battaglia è più importante. E nessun guerriero ha combattuto più duramente di Paul.

Dr. Paul Martin

 

Paul sarebbe stato sconvolto dal commento sopra citato dello psicologo James V. McConnell. E’ troppo. Anche McConnell è stato costretto a fare marcia indietro dopo la reazione avversa al suo intervento, che lo travolse. [2]

La libertà di pensiero è stata particolarmente preziosa per i Padri Fondatori. Essi sapevano che, senza di essa tutte le altre libertà sono relativamente insignificanti. E a causa della sua soppressione in Inghilterra, soprattutto per quanto riguardava il pensiero religioso e politico, che è nata l’America. Thomas Jefferson, il 23 settembre del 1800, ha scritto una lettera al dottor Benjamin Rush, il cui volto appare ora sul logo della American Psychiatric Association. La mente umana era un argomento di grande interesse per entrambi i signori, il politico e lo psichiatra. Jefferson ha scritto, “ho giurato sull’altare di Dio eterna ostilità contro ogni forma di tirannia sulla mente dell’uomo“.

L’impegno di Jefferson ha trovato sostegno  un secolo e mezzo più tardi, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (10 dicembre 1948). L’articolo 18 di tale documento, destinato ad essere vincolante  per l’alleanza di tutti i governi  e di tutte le persone del nostro pianeta, afferma: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione …“. Queste libertà sono la primogenitura dell’essere una persona.

 

 

Jefferson e le Nazioni Unite avevano in mente la soppressione e la punizione del discorso politico e religioso – la capacità del governo di eliminare la libertà individuale di scegliere ciò che una persona vuole credere o adorare. Le loro preoccupazioni riguardavano la censura di espressioni lontane dalla consapevolezza. Anche se le persone non potevano né pubblicamente esprimere né praticare il loro credo, erano ancora libere di nutrire pensieri segreti, opinioni e credenze.

Oggi abbiamo di fronte una prospettiva più spaventosa: le persone potrebbero avere le loro menti invase internamente e controllate, in modo che esse non possano formulare e amare le propri personali opinioni private. Questa nuova minaccia, più insidiosa di tutto ciò che l’ha preceduta, riguarda il mio argomento di discussione.

 

 

Il lavaggio del cervello

 

L’influenza sociale è il mare in cui la comunicazione e l’interazione umana nuotano. Possiamo tutti, singolarmente, essere atomi, ma ci sforziamo di connetterci con gli altri per diventare molecole. L’influenza è il legame che compie quel processo.

Sebbene l’influenza sia inevitabile, non sempre è legittima. Ci sono dei limiti morali e legali nel modo in cui una persona può trattare un’altra. In nessun luogo questo punto è più chiaro che nell’interazione sociale chiamata “lavaggio del cervello“.

Edward Hunter coniò il termine “lavaggio del cervello” alla fine del 1940, all’interno del suo lavoro specializzato in pubbliche relazioni del governo che cercava di screditare l’ideologia comunista. La genesi del termine non è scientifica; era politica. La creazione di Hunter del termine “lavaggio del cervello” era destinata a richiamare l’attenzione su eventi sociali preoccupanti nell’Unione Sovietica, Corea e Cina, ed è stata un enorme successo per fini propagandistici. La parola scioccava e spaventava la gente, e ha creato il supporto per l’opposizione americana al comunismo.

Siccome il  lavaggio del cervello era un termine politico, molti professionisti hanno visto in esso semplicemente la retorica, non la scienza. Essi hanno ignorato i fatti all’origine che hanno reso un’immagine del lavaggio del cervello efficace per eventi reali. Ad esempio, il dottor Thomas Szasz, uno psichiatra schietto che spesso ha scritto in modo convincente contro la saggezza ereditata della sua professione, una volta in maniera colorita ha detto che non si può “lavare” un cervello più “di quanto non si possa farlo sanguinare con un taglierino” (Szasz , 1976 p. 11). Szasz, però, non è riuscito a vedere che a volte c’è il fuoco dietro il fumo.

Altri professionisti sono stati più scaltri. Hanno percepito la vera minaccia della manipolazione mentale estrema. Il 10 aprile 1953, il direttore della CIA, Allen Dulles, ha tenuto un discorso agli alunni del Princeton a Hot Springs, Virginia. Ha sostenuto che gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica erano impegnati in una “battaglia per la mente degli uomini“, e che i sovietici possedevano il potere di lavare il cervello ripulendolo dai pensieri e dai processi mentali del passato e … creando nuovi processi cerebrali e nuovi pensieri che la vittima, come un pappagallo, ripete. In effetti, il cervello in queste circostanze diventa la riproduzione fonografica di un disco messo sul suo mandrino da un genio esterno e sul quale non si ha alcun controllo. (Pp. 354-355)

Pochi giorni dopo, Dulles ha autorizzato la CIA ad iniziare il più massiccio programma scientifico segreto sulla mente e sul controllo del comportamento mai condotto (Scheflin & Opton, Jr., 1979).

Quando il lavaggio del cervello, come una tecnica di intenso indottrinamento e dirottamento mentale passa dal governo alle organizzazioni private di culto, la necessità della testimonianza di un esperto per la protezione delle vittime innocenti diventa fondamentale. Per far capire e spiegare al governo gli sforzi dell’estrema influenza, questi esperti, naturalmente, hanno usato la letteratura scientifica che si era sviluppata. Così gli esperti hanno parlato di lavaggio del cervello, della riforma del pensiero e del controllo mentale. Ma questi esperti hanno affrontato problemi nei loro sforzi di portare spiegazioni sul lavaggio del cervello in aula.

 

 

Obiezioni al lavaggio del cervello come difesa

 

 

Quando sono diventato presidente della ICSA nel 2003, [3] una delle mie prime preoccupazioni è stata di spostare il dialogo lontano dall’uso di termini come il lavaggio del cervello o controllo della mente o riforma del pensiero. Non è che mi sia opposto a queste parole che descrivono in maniera colorata e accuratamente le immagini inquietanti che correttamente evocavano nella mente; è che ho trovato che esse erano inefficaci quando venivano usate nei tribunali. Il lavaggio del cervello non è un concetto giuridico. Non vi è alcun illecito civile (reato) di lavaggio del cervello, nessun crimine di lavaggio del cervello e il lavaggio del cervello non viene riconosciuto in qualsiasi giurisdizione come una difesa per la cattiva condotta civile o penale. Secondo Lunde e Wilson (1977), “nessun caso che ha accettato il lavaggio del cervello come una difesa di responsabilità penale è riportato nel diritto anglo-americano” (pp. 354-355). [4]

Ho avuto anche un’altra preoccupazione in mente in quel momento. Il lavaggio del cervello, il controllo mentale, la riforma del pensiero e le etichette simili, mentre inizialmente erano usate per descrivere gli eventi reali che coinvolgono vittime reali e manipolatori reali in luoghi come l’Ungheria, l’Unione Sovietica, la Corea e la Cina, avevano da tempo smesso di essere pubblicamente riconoscibili nei loro riferimenti storici. La maggior parte delle persone oggi sa poco o nulla degli eventi sociali in quei paesi che hanno dato origine ai timori che la mente è più malleabile di quanto si fosse mai immaginato. Il 1950 è stato molto tempo fa. I termini di lavaggio del cervello e simili erano passati nel regno della retorica, della fantascienza e dei film horror di Hollywood. Parlando di lavaggio del cervello, le persone erano meno propense a prenderlo sul serio. Anche quando vengono utilizzate in riferimento a gruppi settari, queste parole hanno acquisito un significato derisorio che mina qualsiasi seria discussione importante sul tema della libertà della mente dalla manipolazione malevola esterna. Questi termini erano passati dal fatto alla finzione. In effetti, la maggior parte di  essi abitavano nel regno della cultura dell’insulto, se non ti piace il parere di qualcuno, si dice che la persona è stata plagiata. La cosa più importante, tuttavia, era che questi termini avevano perso qualsiasi significato scientifico, tanto da rendere la testimonianza di esperti praticamente impossibile.

 

 

L’obiezione scientifica

 

 

Nella sentenza Daubert verso Merrell Dow Pharmaceuticals, Inc. (1993), la Corte Suprema degli Stati Uniti ha fornito una prova di quattro punti, ora denominata  test Daubert, per determinare l’ammissibilità di testimonianze di esperti:
Sia possibile testare la teoria o la tecnica del perito;
Siano state la teoria o la tecnica del perito sottoposte a pubblicazione o a revisione paritetica;
Sia noto il tasso di errore della teoria o della tecnica dell’esperto; e
Siano la teoria o la tecnica del perito generalmente accettate dalla comunità scientifica di riferimento.

La maggior parte di questi punti del test Daubert vengono applicati  in tutti i tribunali federali e statali.

I tribunali sono stati poco inclini a dare credibilità scientifica a ciò che essi considerano concetti politici. Negli Stati Uniti vs Fishman (1990), il giudice federale Jensen ha concluso che la teoria del lavaggio del cervello/riforma del pensiero non ha soddisfatto i criteri di accettazione generale nella comunità scientifica di riferimento, e quindi non poteva costituire la base per la testimonianza di esperti. Altri giudici si sono affidati al suo parere per giungere a conclusioni analoghe.

 

 

L’obiezione pregiudizievole

 

La testimonianza degli esperti, che altrimenti potrebbe essere ammissibile, può essere esclusa se il suo valore probatorio è sostanzialmente superato dal pericolo di un pregiudizio ingiusto. Il pregiudizio si verifica quando la testimonianza può indurre nei giurati una decisione basata sulla loro confusione, passione o emozione, e non sulla base delle prove presentate. A titolo di esempio, le immagini estremamente cruente che raffigurano accuratamente la scena del delitto potrebbero essere escluse dalla considerazione dei giurati, perché le foto possono essere tanto stimolanti da distrarli dall’impegno dell’attento esame delle prove.

Anche se i giudici dovessero accettare la validità scientifica del lavaggio del cervello riconoscendo che si tratta semplicemente di un marchio colorato per processi sociali estremi che si studiano nei corsi di psicologia sociale, sono ancora riluttanti a sollevare questi problemi. Come una corte d’appello federale ha recentemente osservato, “Il lavaggio del cervello dei culti è un argomento di raro successo” (Robidoux v. O’Brien, 2011). I giudici guardano spesso a tali argomenti al massimo come un Ave-Maria  o come un’ammissione che nessuna altra teoria riconosciuta aiuterà il cliente.

Vorrei aggiungere che molti tribunali non sono turbati dalla introduzione di testimonianze di esperti sul lavaggio del cervello, ed i giudici in questi casi capiscono che la questione giuridica coinvolta non è sul concetto di lavaggio del cervello di per sé, ma piuttosto è sul fatto che le tattiche di estrema influenza sociale hanno tentato di superare l’autonomia della mente del ricorrente. In altre parole, questi giudici vedono oltre l’etichetta, a differenza di altri giudici che sono più spesso interessati a semplificare casi su cui non presiederanno (United States v. Fishman, 1990).

Tuttavia, la legittimità della testimonianza di un esperto di tattiche di estrema influenza non dovrebbe dipendere dal capriccio di un singolo magistrato. Non ha senso dire che il dottor X può testimoniare in Florida, per esempio, ma che non può dare lo stesso testimonianza in Illinois. I cittadini in ogni giurisdizione americana dovrebbero avere diritto ad una eguale tutela dalla legge e dovrebbe essere data la stessa possibilità di presentare i propri casi con supporto scientifico.

 

 

Una soluzione: l’influenza indebita come difesa

 

 

Facendo un passo indietro da queste obiezioni, qualcuno può seriamente dubitare che persone innocenti cadano preda di imbonitori intelligenti, che schiavizzano e offuscano la mente per comandare il loro comportamento e acquisire la loro obbedienza e le attività? Queste vittime hanno bisogno di sollievo e, a mio parere, lo meritano. Ma i tribunali non hanno riconosciuto alcuna teoria legale valida che potrebbe fornire un rimedio in questi casi. Ero turbato da questo fatto, come lo è stato Paul Martin. E’ diventato necessario trovare il modo giusto per fare la cosa giusta, per proteggere la dignità umana.

E’ stato a quel punto che mi sono ricordato di Florece Roisman. La signora Roisman era un avvocato di Washington che nel 1960  ha rappresentato gli inquilini che vivono in squallidi condomini di  proprietà di ricchi irlandesi. Caso dopo caso, ella ha fatto appello con successo al cuore dei giudici, ma non alle loro menti. Il loro messaggio a lei era che lei stava presentando un caso di diritto di proprietà, ed è chiaro che i proprietari di immobili hanno tutti i diritti legali. I suoi clienti non ne avevano nessuno. Un giorno, però, tutto è cambiato. Florence è entrata in aula e ha detto in sostanza che “non sto qui a sostere la legge della proprietà. Io sostengo  la legge dei contratti. I miei clienti hanno il diritto di abitazioni abitabili; altrimenti, i contratti di locazione che hanno firmato sono illusori“. I giudici hanno così risposto,”Oh, si sta discutendo di diritto contrattuale. Questa è una cosa completamente diversa“.

Si noti che i fatti, lo squallore in cui i clienti della signora Roisman vivevano, non erano cambiati, soltanto la teoria legale che sosteneva la riparazione. Roisman vinse la sua causa, e nel giro di un decennio ogni stato del paese ha obbligato i proprietari a fornire agli inquilini abitazioni sanitarie decenti, perché ogni contratto per abitazione portava con sé una garanzia implicita giudizialmente creata di abitabilità.

Con questa storia di successo in mente, ho cominciato incoraggiare il passaggio da un concetto di lavaggio del cervello al concetto di influenza indebita o, in questi casi, quello che potremmo chiamare estrema influenza. Per più di 500 anni, l’influenza indebita è stato un concetto giuridico legittimo, utilizzato per fornire un rimedio per le persone che sono diventate vittime di uomini e donne truffatori. Con questo cambiamento, il problema dei giudici che non prendono sul serio il concetto del lavaggio del cervello, sembrava risolto.

 

 

Gli ostacoli della indebita-influenza

 

Non sorprende, tuttavia, che il passaggio a una teoria giuridica di indebita influenza ha incontrato qualche problema che deve ancora essere risolto. Io innanzitutto identifico queste nuove sfide prima di proporre soluzioni innovative.

 

 

L’estraneità del problema

 

 

Paradossalmente, anche se il sistema legale per diversi secoli ha riconosciuto la validità delle sfide della indebita influenza, la maggior parte dei giudici non ha mai affrontato il tema  nelle proprie aule di tribunale. Secondo il professor Madoff (1997),

Ogni anno oltre $ 100 miliardi transitano per cessioni di morte negli Stati Uniti. In concomitanza con la mancanza di capacità mentale, l’indebita influenza è il terreno più frequente per invalidare una volontà testamentaria …. Eppure, nonostante la sua importanza, poco lavoro scientifico è stato fatto nell’esame dei parametri e a giustificazione della teoria della influenza indebita. (P. 572)

Secondo gli studiosi di legge, la creazione del diritto di indebita-influenza è stata una risposta diretta alla crescente preoccupazione che “la chiesa stava prendendo vantaggio …  sui propri fedeli [sul letto di morte] con timori esagerati” (Sherman, 2008, p . 581). Come osservato in un antico caso inglese, “Non esistono casi in cui gli uomini siano così facilmente vulnerabili  come al momento della loro morte, col pretesto della carità ….” (procuratore generale v. Bains, 1708, p. 272) Pertanto, la legge di influenza indebita è stata sviluppata come un mezzo per proteggere la ricchezza privata da chierici religiosi zelanti e predatori. Nel corso dei secoli, i casi di influenza indebita si sono espansi oltre la religione per includere situazioni in cui le interazioni finanziarie sollevavano la possibilità che il trasferimento di beni, al momento della morte non sarebbe stato il prodotto di una scelta libera e volontaria.

Questa volontà testamentaria e i casi dei beni finanziari, non le idee, e non le identità coinvolte. Tuttavia, oggi vediamo le tecniche sottili e seducenti di influenza e di controllo utilizzate  per far cambiare le idee, per impiantare le credenze e per modificare l’identità della persona influenzata, il tutto per servire al meglio gli interessi di un influenzatore astuto e manipolativo.

Quando ci muoviamo dal regno fisico, lo scambio di denaro, al regno mentale della creazione, modifica e dell’inserimento di sistemi di credenze, e persino dell’identità, altri problemi danno preoccupazoni gravi ai giudici. Naturalmente, questi casi più moderni sono ancor meno familiari ai giudici, e creano così altri ostacoli per la  testimonianza degli esperti.

 

 

Il problema della chiarezza

 

 

Due eminenti giuristi, Jesse Dukeminier e Stanley M. Johanson (1995), hanno sottolineato giustamente che “indebito è uno dei concetti più fastidiosi di tutta la legge. Non può essere definito con precisione“(p. 160).

Questo problema di definizione non è né insolito né risolutivo. Molti concetti di diritto, quali il “giusto processo di legge”, possono essere compresi solo dopo notevoli interpretazioni sulla base di varie analisi,  infatti, di modelli dinanzi ai tribunali. In effetti, il concetto di ragionevole dubbio, che è una parte importante di ogni processo penale, non è chiaro, e in molti Stati mancherebbero giudici che tentano anche di spiegarlo alle giurie, perché le definizioni stesse sono troppo confuse. Come la Corte Suprema del Missouri ha detto in Stato v. Robinson (1893), “E’ difficile spiegare con parole semplici il concetto di ‘ragionevole dubbio’, in modo da renderlo più semplice …. Ogni tentativo di spiegarlo rende necessaria una spiegazione della spiegazione“(p. 1069).

La Corte Suprema della California (Rice v. Clark, 2002) ha definito indebita una “pressione esercitata direttamente sull’atto testamentario, sufficiente a superare la libera volontà del testatore, pari in effetti alla coercizione che distrugge il libero arbitrio del testatore” (p. 528). Questa dichiarazione fornisce poche indicazioni per quando sarà applicata la dottrina dell’indebita influenza. Ma è un fatto ci dà un indizio.

Se il fattore di influenza è determinato e abbastanza intelligente, e le tecniche utilizzate sono sofisticate e abbastanza potenti, gli esperti ritengono che poche persone saranno in grado di resistere a diventare vittime di influenza indebita (Quinn, 2010, p. 93). Una Corte d’appello 80 anni prima, in un caso di contesta testamenteria in California, ci si è così accordati (In re di Olson Estate, 1912):

La sanità di mente e di corpo non implica l’immunità da qualsiasi influenza indebita. Si può richiedere un maggiore ingegno per influenzare indebitamente una persona sana di mente e di corpo, e altre prove possono essere necessarie per dimostrare che una tale persona è stata soggiogata, nel caso di una debolezza del corpo e della mente. Ma la storia e l’esperienza insegnano che le menti di uomini e donne forti sono state spesso sopraffatte, e sono state convinte dalla mente di un maestro a consentire a ciò che nei loro momenti sobri e normali, e liberi da ogni influenza indebita, non avrebbero fatto. (P. 386)

Prendo questi commenti indipendenti nel senso che tutti, quasi, in determinate circostanze, sono potenzialmente vulnerabili; e che mi suggeriscono che la dottrina della indebita influenza non dovrebbe essere limitata ai casi di volontà, né ai casi che coinvolgono altri misfatti finanziari. In altre parole, il passaggio da influenzatori che mirano ai conti bancari a quelli che mirano alle idee e all’identità rende la dottrina della indebita influenza anche una preoccupazione più immediata per la protezione delle vittime vulnerabili.

 

 

Il problema della Scala mobile

 

 

Quando un’eccessiva influenza sfugge dai confini fiscali in cui è stata in gran parte contenuta, si pone un problema più grave: dove tracciare la linea di confine. Non esistono demarcazioni chiare su come si passa da una guida, alla consulenza, alla formazione, alla suggestione, alla seduzione, all’indottrinamento, alla riforma del pensiero. Questa progressione mette il giudice nella difficile posizione di decidere sulla base del parere, non della legge o della scienza, perché la legge non è in grado di dirci in anticipo ciò che è lecito e ciò che non lo è, tranne che agli estremi. Un tribunale ha osservato che “anche se la gentilezza e l’attenzione da sole non costituiscono influenza indebita, esse potrebbero, in combinazione con altri fattori, giungere a tale influenza” (in Re immobiliare di Rohde, 1958, p. 495).

Quello che è utile per me, e spero lo sarà anche per voi, è di non concentrarsi sulla legge specifica, ma piuttosto sulla politica dietro la legge. La legge di indebita influenza, a mio parere, deve trovare quello che io chiamo il punto di interazione inaccettabile. Questo punto si verifica quando si dice a se stessi sulla condotta di qualcuno, “Non si può trattare la gente così. E se lo fai, la legge ti punirà“. Questa prospettiva non chiarisce nulla nello specifico, ma per me aiuta a indicare una strada.

In tutti i casi civili, la persona che inizia una causa sta dicendo che lo status quo è sbagliato e il tribunale dovrebbe porvi rimedio. Quella persona ha l’onere di provare che il giudice deve intervenire e non lasciare sole le parti nella loro situazione attuale. Nessuna legge potrà mai con precisione, e in anticipo, definire quando il giudice deve agire perché ogni modello infatti è unico. Ma mi piace l’idea che un test informale possa essere “Non si può trattare la gente così“, e che le prove e la scienza sostenessero tale affermazione.

Ci sono due analogie nella legge che ci aiutano a capire questo punto di vista. La legge dei contratti che riconosce il concetto di iniquità. Quando due persone si incontrano per negoziare ed eventualmente firmare un contratto che commemora il loro accordo definitivo, la legge saprà far rispettare questo contratto, perché si trattava di un comune accordo-scambio. Il fatto che una delle parti ottiene il migliore affare non è un motivo sufficiente per decidere che il contratto non dovrebbe essere applicato. Ma cosa succede se l’accordo è gravemente iniquo, come è avvenuto nelle situazioni che Florence Roisman sostenevano per i suoi inquilini-clienti? L’ingiustizia generalmente non è  il rimedio giuridico. Tuttavia, se l’ingiustizia è un prodotto di sfruttamento, fino al punto in cui la vulnerabilità di una persona è stata così compromessa che le scelte fatte non possono essere considerate uno stato volontario, i giudici dichiarano il contratto nullo.

L’altra analogia riguarda la legge degli illeciti. I tribunali hanno da tempo riconosciuto l’illecito di induzione intenzionale di stress emotivo. In questi casi, il comportamento di una persona verso un’altra è così moralmente e socialmente scandalosa che “sconvolge la coscienza” e chiede il risarcimento del danno.

Casi di iniquità e di intenzionalità di induzione di distress emotivo hanno esattamente lo stesso problema della scala mobile dei casi di indebita-influenza. Tutti questi sono risolti con un test dello “scuotere la coscienza” che in pratica dice: “Non si può trattare una persona in quel modo“. Quello che voglio dire è che tutti e tre i casi riguardano il punto di interazione inaccettabile. È generalmente compito delle giurie decidere quando quel punto è stata raggiunto.

 

 

Il problema del paradosso

 

 

Si potrebbe sostenere che l’unico vero modo per proteggere la libertà di pensiero non è di interferire con essa. Le persone prendono decisioni; lasciamoli essere vincolati tra loro. Vi è una forte preferenza nella legge per la libera volontà, l’autonomia individuale, e il mantenimento della responsabilità delle  persone verso le loro scelte. E questa è una buona cosa; protegge il diritto di essere se stessi. Per questo motivo, vi è riluttanza ad ampliare la portata delle giustificazioni e delle scuse per ignorare le scelte, non importa quanto sfortunate tali scelte potrebbero risultare per la persona che le ha fatte.

Questa politica della giudiziaria del lavarsi le mani contrappone chiaramente l’influenza indebita alla libertà di scelta. Così abbiamo un paradosso: alle corti viene chiesto di proteggere la vostra libertà di scelta negando o alterando le scelte già effettuate. I giudici sono molto sensibili a non diventare un alter ego per contendenti scontenti. Essi assumono che non è compito di un giudice  sostituire la propria decisione a quella fatta dal singolo. Il paradosso è facilmente comprensibile nel contesto di procedimenti.

Supponiamo che uomo ottantenne si innamori di una donna di 27 anni. Dopo che lo fa, si scopre che nei pochi mesi in cui i due erano insieme, l’uomo ha cambiato la sua volontà testamentaria e ha lasciato la sua fortuna alla sua giovane fidanzata, senza donare nulla alla sua famiglia. Come dovrebbe decidere un tribunale quando la famiglia ne mette in discussione la volontà? Quando è coinvolto molto denaro, quando le credenze e le identità sono in discussione, il paradosso per tribunali diventa ancora più pronunciato. Si protegge la libertà mentale non facendo nulla, o distruggendo le scelte apparentemente fatte dall’influenzato in circostanze in cui l’influenza   inammissibile potrebbe essersi verificata?

Molti tribunali statali usano un test per rispondere a queste domande. Il test valuta se l’influenzato è stato ingannato da una “persona abile e macchinatrice“. Confesso di essere appassionato di quel test, non perché è chiaro, ma perché, nel suo linguaggio dickensiano, attira la nostra attenzione sugli ingredienti chiave dell’indebito condizionamento della vittima vulnerabile battuta da un manipolatore egoista e intelligente.

Ma qualunque sia il test, il paradosso rimane. Proteggere la libertà della mente accogliendo le scelte effettivamente effettuate, o distruggendo le decisioni sulla base del fatto che erano il prodotto di una frode sofisticata?

 

 

Il problema costituzionale

 

 

Anche se un giudice fosse propenso a intervenire per individuare l’indebito condizionamento, c’è il problema del Primo Emendamento, che protegge la libertà di espressione e la libertà di religione. Fortunatamente, nella maggior parte dei casi il problema non si pone, perché i comportamenti, non le credenze specifiche, sono in discussione.

Nel mese di aprile di quest’anno, il gruppo estremista islamico nigeriano Boko Haram ha rapito più di 200 ragazze adolescenti. Un video, che è stato pubblicato, mostra circa 150 delle ragazze vestite in abito tradizionale che recitano il Corano musulmano o ne cantano i versi. Il il leader del Boko Haram, Abubakar Shekau, sosteneva di aver liberato le ragazze e che molte di loro erano diventate musulmane dopo aver vissuto come infedeli.

 

 

Qualcuno sostiene che per salvare queste ragazze e annullare il danno mentale che hanno subito, tra cui l’indottrinamento involontario forzato che hanno sopportato, si violerebbe la libertà di religione? La politica di base in concessione del risarcimento dei danni per la legge sugli illeciti stabilisce che quando un danno è stato provocato a qualcuno (come un sequestro e un’aggressione), l’individuo ha diritto ad un rimedio che lo metterà nuovamente nella posizione in cui era prima che si è verificato quel danno. Così le ragazze rapite con forza e coercitivamente indottrinate dovrebbero avere il diritto di essere restituite alle loro famiglie e alle credenze che avevano prima di essere catturate. Tuttavia, questa conclusione solleva un intrigante “da che parte siete sulla” questione: Se è inammissibile utilizzare tattiche sofisticate eppure sottili di indottrinamento per indurre una persona a tenere certe credenze religiose, è lecito deprogrammare quella persona su quelle credenze (Fautre, 2014)?

Non c’è tempo qui per discutere e sviluppare le complessità della responsabilità civile o di diritto del Primo Emendamento, se non per dire che i tribunali sono diffidenti nei confronti dell’intrusione in ogni caso in cui la religione ne è un fattore. Tuttavia, due sviluppi attuali meritano di essere menzionati perché possono cambiare i contorni del nostro modo di pensare alla religione e alla indebita influenza.

Il primo è il problema in corso di ciò che costituisce una religione. Scientology si è qualificata come religione in alcuni tribunali, ma per quanto riguarda lo yoga (Fraser, 2014)? Questi casi sono ora in corso. E che dire del satanismo (Harvard, 2014)? E che dire dell’ateismo (“umanesimo laico”) che un tribunale ha appena dichiarato che si qualifica come una religione (American Humanist Association v. Stati Uniti, 2014)? Fino a che punto saranno disposti i giudici  a concedere lo status di religione ad un numero crescente di organizzazioni e sistemi di credenze (Fautre, 2014; Hamilton, 2014; Irons, 2007)?

Un secondo e di relativo sviluppo molto recente è la reazione contro un trattamento speciale per le organizzazioni religiose. Bill Moyers (2012), in un video saggio e riflessivo sottotitolato “Come onorare la libertà religiosa senza che diventi la libertà di imporre credenze morali su altri?“, ha sollevato la questione che ci dovrebbe essere un corollario al Primo Emendamento sulla libertà di religione. Questo corollario sarebbe la libertà dalla religione. Moyers riassume, “La nostra soluzione pratica è … proteggere la libertà di religione … e proteggere la libertà dalla religione“.

Questa idea induce parecchia attenzione (Mutch, 2014), soprattutto a seguito della decisione 5-a-4  della Corte Suprema degli Stati Uniti di Burwell in verso la Hobby Lobby Stores, Inc. (2014). Da un lato c’è quello che è stato definito “la destra religiosa“. Il Governatore repubblicano della Louisiana, Bobby Jindal (2014) che ha recentemente dichiarato che

Il mondo di oggi è sempre più ostile alle questioni di fede …. la cultura americana è in molti modi diventata una cultura secolare.

Il popolo americano, che lo sappiamo o no, è impantanato in una guerra silenziosa. (Discorso di inizio)

L’altro lato aderisce all’idea che la protezione della religione è andata troppo oltre e ora la religione gode delle libertà che vengono imposte sulle persone ad altre o con nessuna di tali credenze. Coloro che attualmente cercano protezione dalla religione traggono sostegno da un altro repubblicano convinto, che era anche un governatore (dell’Illinois), ma uno che è vissuto 150 anni fa. Robert Ingersoll (1878) che ha affermato che

[I Padri Fondatori] sapevano che mettere Dio nella Costituzione avrebbe significato mettere l’uomo fuori. Sapevano che il riconoscimento di una divinità sarebbe stato strumentalizzato da fanatici come pretesto per distruggere la libertà di pensiero. Sapevano la terribile storia della chiesa troppo bene per aver posto nella sua custodia, o nella tenuta del suo Dio, i sacri diritti dell’uomo. (Http://hermiene.net/essays-trans/individuality.html)

Alle preoccupazioni di Ingersoll possiamo aggiungere quelle di Voltaire, da uno scritto di un secolo prima di Ingersoll sulla religione e sul controllo della mente: “Coloro che possono farti credere assurdità, possono farti commettere atrocità“.

Come conseguenza della causa di Hobby Stores, Inc., i contorni del Primo Emendamento sulla libertà di religione sono in procinto di essere riscritti. Nel bilancio si trova il destino di molti casi di richieste di influenza indebita. E’ troppo presto per dire come la polvere si depositerà, ma è già chiaro che il governatore Jindal ha parzialmente ragione: vi è infatti una forma di guerra che coinvolge il  ruolo appropriato che si  dovrebbe giocare nei tribunali quando le questioni religiose sono sostenute davanti ai giudici.

 

 

L’Influenza Indebita nelle Corti

 

Influenza indebita

 

Nei primi casi di testamenti contestati, le corti seguivano un test per decidere se  era stata applicata indebita influenza al testatore. In sostanza, la prova analizzava ciò che una persona deve dimostrare quando sostiene che si è verificato un illecito. Il test è semplice, ma utile perché apre la strada per capire il motivo per cui gli esperti dovrebbero essere autorizzati a testimoniare in casi di indebita-influenza e che cosa devono dire.

 

 

Il test SODR

 

Siccome il concetto di influenza indebita non è ben definito, i tribunali hanno faticato a trovare un quadro concettuale adeguato in cui valutare le circostanze di ciascun caso. Il maggior successo è stato dato dalla prova SODR, che ha i seguenti quattro elementi:

La predisposizione alla indebita influenza
L’opportunità di esercitare influenza
La disposizione di esercitare influenza
Il risultato dell’influenza

Non vi sono indicazioni che i giudici che hanno utilizzato il test SODR lo abbiano applicato all’ammissibilità di testimonianze di esperti. Infatti, non vi è quasi nessuna informazione da questi tribunali su come i giudici lo abbiano applicato, se non del tutto, per arrivare alle loro decisioni. Ma il test ha ancora un aspetto che è di valore. Esso è un indicatore di alcuni dei problemi discussi in precedenza che coinvolgono la chiarezza e le scale mobili, che possono essere superati con un  struttura  scientifica da usare per la presentazione di una perizia e per la determinazione di dove il punto di interazione inaccettabile viene a verificarsi in un determinato caso.

 

Il Modello di Influenza Sociale  (SIM)

Ho convertito il test SODR in un Modello di influenza sociale  (SIM) per l’utilizzo da parte di esperti che testimoniano in tribunale. Il SIM è progettato per ospitare diversi obiettivi. In primo luogo, è uno strumento laico. Trasmette succintamente le pertinenti dimensioni di un processo di influenza, e lo fa in un modo comprensibile. In secondo luogo, è tecnico. Il SIM permette la presentazione della scienza rilevante che supporta la manipolazione mentale. Esso fornisce un modo per semplificare studi complessi e presentarli più facilmente. In terzo luogo, è giuridico. I giudici che ricercano o presiedono casi di indebita-influenza sono tenuti a utilizzare il test SODR. Visto che il SIM è simile al test SODR, più probabilmente potrà essere accettato come uno strumento idoneo per la presentazione di elementi pratici e scientifici. Infine, il SIM si presta all’apprendimento visivo. Gli avvocati possono fare un grafico del SIM per aiutare i giurati (e giudici) nel vedere come possono valutare e comprendere gli elementi di prova. Pertanto esso serve come strumento efficace convincente.

Ecco il SIM:
Influenzatore (Identità e statuto)
MOTIVI dell’influenzatore (Scopo)
METODI dell’infuenzatore (Tecniche)
CIRCOSTANZE (Tempi e Setting)
RECETTIVITA’/VULNERABILITA’ dell’influenzato (differenze individuali)
Conseguenze (Risultati)

Nello sviluppare il SIM, io sono stato originariamente ispirato da una parte del Just So Stories di Rudyard Kipling (1902). La poesia è “I miei sei servi”.  La parte citata di seguito (corsivo aggiunto) è insegnata ai giornalisti come guida per scrivere una storia completa e avvincente, che informerà e anche per tenere alta l’attenzione di un pubblico. Ecco qui:

Io posseggo sei onesti servitori

Mi hanno insegnato tutto quello che so;

I loro nomi sono COSA e PERCHE’ e QUANDO

E COME e DOVE e CHI.

Vorrei applicare la poesia di Kipling al SIM, nel seguente modo:
Influenzatore [CHI]
MOTIVI dell’influenzatore [PERCHE’]
METODI dell’influenzatore [COSA/COME]
CIRCOSTANZA [DOVE/QUANDO]
RICETTIVITA’/VULNERABILITA’ dell’influenzato [CHI]
CONSEGUENZE [COSA]

Gli esperti nell’indebita influenza, specialmente quelli che sono stati formati con la letteratura del lavaggio del cervello e del controllo del pensiero, hanno familiarità con i  molti approcci diversi alla comprensione di questi processi  molto manipolativi, per esempio gli otto criteri di Lifton di riforma del pensiero (Lifton, 1989); il modello BITE di Hassan (Hassan, 2012); e le sei condizioni per il controllo del pensiero di Singer e Lalich  (Singer & Lalich, 1995). Questi approcci possono facilmente rientrare nel SIM per essere utilizzati nelle aule dei tribunali.

Non importa quale degli approcci viene utilizzato, lo scopo è quello di stabilire se il processo di influenza ha portato a quello che i medici Louis J. West e Paul R. Martin hanno definito “disturbo di pseudo-identità” (West & Martin, 1994), o quello che la legge potrebbe chiamare “involontaria servitù mentale”.

 

 

ESPANDERE IL SIM

 

Il tempo permette solo un breve esempio di come si possa utilizzare il SIM per presentare le prove scientifiche di esperti in tribunale. Questa sezione vuole essere illustrativa, non esaustiva.
INFLUENZATORE [CHI]

Rapporto con l’Influenzato

– Figura dell’Autorità

– Relazione confidenziale

– Consulente

– Membro della Famiglia
MOTIVI dell’influenzatore (Scopo) [PERCHE’]

– Guadagno finanziario

– Comportamento di Acquiescenza

– Aderenza ideologica

– Gratificazione dell’Ego

– Potere Politico o Sociale
METODI dell’influenzatore [COSA/COME]

“Piede nella porta” [piccola richiesta iniziale, quindi una più grande, successiva]

“Porta-in-faccia” [Grande richiesta iniziale, successivamente piccola]

“Help Me Help You”

“Non vi aiuterài?”

«Non vuoi fare la cosa giusta?”

“Sono davvero dipendente da te?”

“Questa potrebbe essere l’unica Chance”

“Ognuno sta facendo quacosa” [“nessuno viene lasciato indietro”]

“Dio ti ha scelto”

“Love-Bombing”

“Grooming”/Progressione di seduzione

-l’Esca

– la Costruzione della Fiducia

– Truffa ‘addolcita’

– Frode
CONTESTI [DOVE / QUANDO]

Posizione

Controllo dell’ambiente fisico

Controllo delle Informazioni (ingresso e uscita)

L’accesso a consulenze indipendenti

Frequenza, durata e natura dei contatti
RICETTIVITA’/VULNERABILITA’ dell’influenzato [CHI] [5]

Tipologia di personalità (Differenze Individuali)

Profilo di induzione ipnotica (HIP)

Revisione del Profilo di Stanford di suscettibilità ipnotica, I e II Modulo

Scala di suggestionabilità Gudjonsson

 

 

CONSEGUENZE [COSA]

Finanziarie

Comportamentali

Ideologiche

Supporto scientifico emergente per il lavaggio del cervello e per l’influenza indebita

 

Gli eventi del passato decennio e quelli in corso oggi sollevano una prospettiva interessante che potrebbero rendere i giudici e gli altri  più sensibili alle richieste sul lavaggio del cervello e di indebito condizionamento in ambito psicologico, al contrario di quello finanziario. Ad esempio, il lavaggio del cervello di Kathleen Taylor: The Science of Thought Control (2004) invita i neuroscienziati a studiare le implicazioni fisiologiche del lavaggio del cervello e delle altre forme di estrema influenza sociale. Il lavaggio del cervello può essere descritto e compreso da dentro il cervello, esaminando i cambiamenti fisiologici che si verificano quando i metodi di estrema influenza sono impiegati per alterare i pensieri e le convinzioni di una persona? Taylor pone cinque domande psicologiche che lei crede meritino un indagine neuroscientifica:
Perché alcune persone sono più suscettibili all’influenza estrema, mentre altre resistono più facilmente?
Quali tecniche sono più efficaci e nei confronti di quali individui particolari?
Con il lavaggio del cervello come singolo modello, si può organizzare un controllo mentale di massa?
Quanta vicina è la scienza alla possibilità del controllo definitivo della mente?
Come può una persona resistere ai metodi di lavaggio del cervello?

Se questi studi chiariranno o offuscheranno la nostra comprensione dei processi di estrema influenza, resta da vedere. Ciò che è importante, tuttavia, è che il lavaggio del cervello è un concetto che sta attirando l’attenzione di un intero nuovo gruppo di ricercatori scientifici.

Un altro libro riunisce le ricerche sostanziali sugli aspetti più benigni della suggestione e della interazione. La scienza di influenza sociale (Pratkanis, 2007) e la comparsa dell’influenza  costituiscono un buon caso per il fatto che esistono sufficienti dati di ricerca psicologica a sostegno delle rivendicazioni circa la testimonianza di esperti in materia di influenza, in grado di soddisfare le norme giuridiche di ricevibilità, dalla conversazione alla coercizione.

Detto in altro modo, la psicologia e la sociologia hanno ora prodotto spiegazioni basate sui dati e teorie testate di come funziona l’influenza, o non funziona, a seconda delle variabili che rientrano nel SIM. I giorni in cui il lavaggio del cervello poteva essere definito mera retorica o un pezzo superato di propaganda politica, stanno volgendo al termine.

Forse è ancora più importante l’espansione dell’interesse per la teoria dell’influenza causata dai recenti eventi internazionali. Storie di culto suscitano ancora un certo interesse nei media, ma i titoli ora coinvolgono il terrorismo e il fondamentalismo. La vecchia domanda è tornata: Come può la gente comune trasformarsi in fanatici religiosi/politici che si impegnano in attentati suicidi e in violenti atti di terrorismo contro cittadini innocenti? La letteratura scientifica su questo importante argomento è in aumentato esponenziale.

Molti funzionari del governo sono ora più disposti ad ascoltare dagli esperti della riforma del pensiero, come i problemi nei loro paesi aumentano a causa del vasto e intenso indottrinamento con idee fondamentaliste. In breve, a differenza del passato, quando l’appartenenza ad un culto poteva essere avvenuta involontariamente, ma non esternamente pericolosa, nel mondo di oggi c’è molto da temere se non comprendiamo e contrastiamo il lavaggio del cervello.

Anche i titoli [giornalistici] possono essere di buon auspicio per far riemergere l’interesse per il lavaggio del cervello e la comprensione della scienza dietro di esso. Due esempi immediatamente mi vengono in mente. In primo luogo, dopo diversi decenni di molestie terribili su minori  da parte di  leader religiosi, e l’occultamento che ha offuscato la piena portata del problema, ora possiamo parlare del concetto noto come grooming (Weber, 2014). Il grooming non è relegato solo ad abusi sessuali su minori, né a quelli da parte di sacerdoti. Studiare il processo graduale attraverso il quale i giovani innocenti vengono convertiti in vittime, consente ai ricercatori di mettere in luce gli aspetti del processo del lavaggio del cervello più completo.

Un secondo punto, anche se relativo, ad esempio è il traffico di esseri umani, che è diventato un problema internazionale e vergognoso. Il professor Kim (2011) ha articolato molte connessioni rilevanti tra grooming, influenza indebita e coercizione situazionale. Il mio punto è che le persone che avrebbero avuto ragione di parlare gli uni con gli altri in precedenza, gli specialisti del lavaggio del cervello, i combattenti del terrorismo, i tutori dei bambini, improvvisamente scoprono di avere molto terreno in comune.

Poiché gli attacchi all’integrità psichica persistono e sono diventati più diffusi e pericolosi, purtroppo sembrano essere entrati in una nuova era di interesse  la riforma del pensiero e il condizionamento indebito. La necessità per il lavoro che facciamo come esperti che testimoniano in difesa dei diritti umani è più grande che mai.

Conclusione

Negli Stati Uniti il giudice della Corte Suprema Robert H. Jackson ha fatto una dichiarazione che è vera oggi come quando la scrisse più di 60 anni fa:

Ma non dobbiamo dimenticare che nel nostro paese vi sono evangelisti e fanatici di molte convinzioni politiche, economiche e religiose diverse la cui convinzione fanatica è che tutto il pensiero è divinamente classificato in due tipi: ciò che è proprio e ciò che è falso e pericoloso. (American Communications Association v. Douds, 1950)

Nel 1983, ho pubblicato un articolo intitolato “La libertà della mente come problema per i diritti umani internazionali“. Ho fatto notare che, mentre molte convenzioni internazionali proteggono la libertà del corpo dalla tortura, alcune preziose proteggono la libertà della mente dallo sfruttamento indebito o dalla manipolazione. Il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti protegge la libertà di espressione (“abbreviando la libertà di parola”). Ma tale protezione è priva di senso, anzi, si tratta di una bufala, se crudelmente una mente non è libera di esprimere i propri pensieri. Il diritto a pappagallare le credenze di un’altra persona o di parlare come un ventriloquo o come un manichino  non può offendere la libertà di espressione, ma  può offendere la libertà della mente, del pensiero e della coscienza.

Significativamente, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950) ha una disposizione (articolo 9) che protegge “la libertà di pensiero, di coscienza e di religione”, e un’altra disposizione (articolo 10), che protegge la libertà di espressione. Partsch (1981) ha sottolineato che, ai sensi della Convenzione europea, “il diritto alla libertà di opinione è un fatto privato ed è assoluto e senza permessi di violazioni, considerando che la libertà di espressione, come una questione pubblica di rilevanza sociale, ha alcuni limiti per la sua natura” (p. 217).

Quegli esperti, che cercando di proteggere l’autonomia mentale testimoniano in tribunale circa la scienza di influenza indebita, stanno adempiendo le promesse contenute nel Patto internazionale delle Nazioni Unite per i diritti civili e politici (ICCPR) (1966; 1976). In particolare, due disposizioni molto importanti sono pertinenti per l’ammissibilità di tale testimonianza:

Articolo 18

2. Nessuno può essere assoggettato a costrizioni che possano menomare la sua libertà di avere o di adottare una religione o un credo di sua scelta.

Articolo 19

1. Ogni individuo ha il diritto di avere opinioni senza interferenze. (P. 178)

Sono d’accordo con la meravigliosa osservazione di Lord Thomas Robert Dewar secondo cui  “le menti sono come paracaduti: funzionano solo quando sono aperte“.  Insieme con la memoria, l’identità di una persona è inestricabilmente intrecciata con la mente libera e con una libera coscienza. Entrambe sono necessarie per rispondere alla domanda esistenziale fondamentale che tutti dobbiamo chiederci: “Chi sono io?

 

 

 

Questo pensiero è stato espresso magnificamente da professore dell’Università di Oxford, Daniel N. Robinson (1980), in uno dei suoi scritti sulla neuropsicologia:

Con Socrate, assistiamo al primo esempio in tutta la storia di un pensiero registrato,  prolungato, paziente, e ragionato  come un metodo per arrivare alle verità “eterne”. Il più vecchio Oriente, gli Egizi, le civiltà di Minosse e Micene, tutti avevano sistemi altamente sviluppati di pensiero. Potevano vantare tecnologie avanzate e scienze agrarie. Ma nessuno aveva la filosofia. Il Faraone ha dato al popolo una legge, ma non ha mai esaminato il senso della giustizia. Siddhartha Gautama, il Buddha, ha esortato l’India a unirsi in una semplicità ascetica che avrebbe portato alla conoscenza della bella vita. Ma qual è il fine? Che cosa è buono? Cosa è vero? Nessun argomento viene offerto. E anche se gli insegnamenti potessero in qualche modo essere stabiliti come fatti, non  motivano i fatti. Con Socrate il pensiero è cambiato. L’opposizione ha una voce e gli argomenti forzano ad affrontare un antagonista. “Vi do un filosofia dopo l’altra,” afferma Socrate a Teeteto nel Fedone, “in modo che si può venire a conoscere la propria mente“. Ecco una dichiarazione dell’obiettivo: non è la vita felice, non è l’immortalità, non sono le ricchezze, non è  l’attenzione popolare, non è il successo pratico, ma significa conoscere la propria mente. (P. 4)

La chiave per una mente aperta è il dubbio, la libertà di essere d’accordo o in disaccordo con qualsiasi idea o convinzioni personali, anche la propria, come si vede nell’adattamento. Quasi 70 anni fa, Bergen Evans (1946) ha saggiamente osservato che “La libertà di parola e la libertà di azione sono senza senso, senza libertà di pensare. E non c’è libertà di pensare, senza dubbio” (p. 275).

Lo stesso Paul Martin ha dedicato a preservare e proteggere il diritto umano più fondamentale di tutti, il diritto di essere liberi di dubitare; il diritto di ogni persona di essere il proprietario della propria mente e identità. Per me, questo diritto precede il Primo Emendamento e diventa una condizione necessaria per la sua validità. E’ il diritto di essere se stessi.

Vorrei chiudere con un’altra citazione da cui traggo ispirazione:

Fede e libertà sono inestricabilmente legate: non è per preti o pastori o presidenti o re  costringere a credere, per fare in modo da rendere liberi di mente e di cuore, quale libertà data da Dio. Se il Signore stesso ha scelto di non forzare l’obbedienza cu quanto da lui creata, allora chi sono gli uomini a provarci? (Meacham, 2007, p. 5)

References

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American Humanist Association v. United States, 2014 WL 5500495 (D. Ore., 2014).

Attorney-General v. Bains, Prec. Ch. 270, 24 Eng. Rep. 131 (1708).

Brown, D., Scheflin, A. W., & Hammond, D. C. (1998). Memory, trauma treatment, and the law. New York, NY: W.W. Norton.

Burwell v. Hobby Lobby Stores, Inc., 134 S. Ct. 2751, 189 L.Ed.2d 675 (2014).

Daubert v. Merrell Dow Pharmaceuticals, Inc., 509 U.S. 579, 113 S. Ct. 2786, 125 L.Ed.2d 469 (1993).

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Chi l’Autore

Alan W. Scheflin, JD, LLM, is Professor of Law, Emeritus at Santa Clara University School of Law in California and past president and current member of ICSA’s Board of Directors. Among his several dozen publications is Memory, Trauma Treatment, and the Law (coauthored with Daniel Brown and D. Corydon Hammond), for which he received the 1999 Guttmacher Award from the American Psychiatric Association, one of 18 awards he has received. Professor Scheflin is also the 1991 recipient of the Guttmacher Award for Trance on Trial (with Jerrold Shapiro). A member of the Editorial Advisory Board of ICSA’s International Journal of Cultic Studies, Professor Scheflin received the 2001 American Psychological Association, Division 30 (Hypnosis), Distinguished Contribution to Professional Hypnosis Award. This is the highest award that Division 30 can bestow. He was also awarded in 2001 The American Board of Psychological Hypnosis Professional Recognition Award. This Award was created to honor his achievements in promoting the legal and ethical use of hypnosis. Professor Scheflin has delivered more than a hundred invited addresses at professional conferences. In 2004 the ICSA awarded Professor Scheflin the Herbert L. Rosedale Award in recognition of leadership in the effort to preserve and protect

International Journal of Studi sulle sette ■ Vol. 6, 2015

[1] La versione originale di questo articolo è stato presentato come  Lecture Paul Martin durante la conferenza intitolata “Government, Human Rights, and the Cult Phenomenon in Washington”, DC il 3 luglio 2014. Vorrei ringraziare il dott. Rod Dubrow-Marshall e il dottor Michael Langone per la loro assistenza a questo documento

[2] McConnell (1974) scrisse in seguito che non ha mai inteso  suggerire che il comportamento delle persone deve essere cambiato, solo che potrebbe essere cambiato.

[3] Allora conosciuto come The Family Foundation Americana.

[4] È interessante notare che, quando l’avvocato F. Lee Bailey ha accettato di rappresentare l’ereditiera Patty Hearst dopo che era stata rapita e indottrinata da un’organizzazione militante che la coinvolse in una rapina in banca, egli non ha menzionato il lavaggio del cervello come sua difesa; anzi, ha detto che si sarebbe trattato di “pazzia indotta (Footlick, Howard, e Monroe, 1975).

[5] Brown, Scheflin, e Hammond (1998) identificano sei diversi tipi di compliance con suggerimenti:

(A) Fonte Credibilità

Perizia

Formazione ed esperienza

La familiarità [concorda con le vostre convinzioni precedenti]

Carisma

Autenticità / Sincerità

Status percepito [Awards; Appuntamenti]

(B) Post-Event Disinformazione Effect

(C) suggestionabilità

(D)  suggestionabilità ipnotica

(E) L’esposizione a influenze sistematiche e durature

(F) lavaggio del cervello / coercitiva Persuasion / Influenza estrema

Fonte: http://www.icsahome.com/articles/supporting-human-rights

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Documentario sulle Sètte

Joaquin Phoenix parla dei Bambini di Dio, il culto in cui è nato

Typically reclusive actor Joaquin Phoenix opened up about the Children of God cult to which his family belonged in the early 1970s.  L’attore confida a Playboy di essere nato in un culto controverso: ‘Penso che il momento in cui i miei genitori hanno realizzato che esso era qualcosa di più, uscirono‘.

Joaquin Phoenix ha rivelato quello che significava vivere in un culto religioso.

Joaquin Phoenix talks in the December 2014 issue of Playboy.

Nel numero di dicembre della rivista Playboy, la star ha raccontato di esser nato tra i  Bambini di Dio,  un gruppo religioso col quale i suoi genitori, John e Arlyn Bottom, e i suoi fratelli – Rain, Liberty, Summer e per ultimo River – hanno viaggiato attraverso l’America Centrale e del Sud  nei primi anni ’70.

Il gruppo, spesso descritto come una setta, come riferito, include “l’abuso sessuale di bambini e un ambiente altamente sessualizzato in cui è previsto che mariti e mogli condividano i loro partner con altri“, dice la rivista.

Non credo che essi siano arrivati a quel punto,” riferisce Phoenix Perché, francamente, come si avvicinarono, penso che i miei genitori pensarono, ‘Aspetta un attimo. Questo è più di una comunità religiosa. C’è un’altra cosa sta succedendo qui, e questo non mi sembra giusto’. E così hanno lasciato molto presto“.

La star parla apertamente di ciò che conosceva circa le esperienze dei suoi genitori nel gruppo.

Penso che i miei genitori volessero una esperienza religiosa e sentivano fortemente questo proponimento” ha detto. “Volevano condividere con altre persone che volevano parlare della loro esperienza con la religione“.

 

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L’attore quarantenne era solo un bambino in quel periodo, ma ha riferito che i suoi genitori hanno trovato un senso di comunità, nella prima fase di introduzione in quello che ha descritto essere un “culto”.

Penso che i miei genitori pensassero di aver trovato una comunità che condivideva le loro idee“, ha detto. “I Culti raramente si pubblicizzano come tali. Di solito qualcuno dice, ‘Noi siamo persone che credono in questo. Questa è una comunità,’ ma credo che il momento in cui i miei genitori si resero conto che c’era qualcosa di più in esso, uscirono“.

Mentre l’educazione non ortodossa di Phoenix ha causato alcune speculazioni su quello che è stato davvero, egli ha difeso le decisioni dei suoi genitori e della loro non conoscenza degli aspetti controversi del culto.

Quando la gente tira in ballo i Bambini di Dio, c’è sempre qualcosa di vagamente accusatorio al riguardo. E’ colpa dell’associazione“, ha detto. “Penso che sia stato davvero innocente da parte dei miei genitori. Hanno davvero creduto, ma non credo che la maggior parte delle persone lo vedono in questo modo. Ho sempre pensato che fosse strano e ingiusto“.

I Bottoms diventati Phoenixes poco dopo aver lasciato il culto hanno iniziato una nuova vita nel sud della California, dove Joaquin è stato introdotto in un nuovo gruppo – l’industria dell’intrattenimento.

Quando sei un bambino la recitazione è un’estensione del gioco“, ha ricordato la star de “Il Gladiatore”. “L’ho sempre amato“.

Dopo tre decenni di recitazione, la star, in genere solitario, ha confessato che si sente ancora nervoso quando si inizia un nuovo ruolo.
Joaquin Phoenix ha confessato che, anche dopo 30 anni di recitazione, si sente ancora nervoso. ‘Questo è da pazzi, non è vero?

Io lo trovo ancora terribile“, ha detto alla rivista. “E fottutamente ridicolo che l’ho fatto letteralmente per 30 anni e sento ancora come se fosse la fottuta prima volta che sto facendo un film ogni volta che inizio”.

“Probabilmente è positivo, anche se“, ha aggiunto. “Solo perché significa che ne ho ancora la cura e che conta molto per me. Ma penso che la motivazione sia ansia e paura, al contrario di una debolezza”.

La star, che è in genere solitario, ha equiparato quello che una bella donna che deve affrontare con i pretendenti ai fan che con cautela lo avvicinano.

E’ come quando si nota qualcuno camminare oltre voi, per poi fermarsi e girare intorno“, ha detto nel numero di dicembre della rivista Playboy in edicola Venerdì. “Ho iniziato a capire che è la stessa cosa di quello che succede a volte a donne attraenti“.

Quando qualcuno mi  gira intorno, mi mette a disagio“, ha continuato. “Non sono assolutamente interessato Ma se qualcuno viene e va, ‘Hey, come stai? il mio nome è così e così?’ -.. Io ti avvolgerò“.

Fonte: http://www.nydailynews.com/entertainment/gossip/joaquin-phoenix-talks-children-god-cult-born-article-1.2008725

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Traduzione di Lorita Tinelli

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Come un culto ha rubato la mia vita

La scrittrice Taylor Stevens è cresciuta in una setta in cui percosse, fame e abusi sessuali erano eventi di tutti i giorni. Quaranta anni dopo, lei è riuscita a lasciare i ‘Bambini di Dio’ alle sue spalle?

By Julia Llewellyn Smith

 

La maggior parte dei bambini sarebbero lodati se scrivessero storie. Non Taylor Stevens. La quarantunenne Stevens, nata e cresciuta in un culto, allora conosciuto come i Bambini di Dio, i cui membri (il termine  non piace a Stevens perché implica che essi abbiano fatto una scelta)  vivono in comunità, di solito in squallida povertà, sopravvivendo di elemosina. I bambini erano spesso picchiati, affamati, separati dai loro genitori, a loro era negata l’istruzione ed erano abusati sessualmente.

La sporadica frequentazione della scuola da parte di Stevens si è conclusa per sempre quando aveva 12 anni, ma ella ha sempre avuto una predisposizione a raccontare storie. “Tutti gli intrattenimenti – musica, televisione, libri – erano vietati. Eravamo così annoiati, così ho iniziato ad inventare storie da raccontare agli altri ragazzi, quando eravamo seduti per ore nel retro di un furgone  guidato per andare ad elemosinare in  qualche parte “, ricorda. “L’immaginazione è stata il mio meccanismo di sopravvivenza“.

 

Quando aveva 15 anni, ha messo le mani su alcuni notebook e ha cominciato a scrivere racconti. “Sapevo che la mia scorta era limitata, così ho scritto molto piccolo, per inserire le parole in ogni linea il più possibile“. In poco tempo, però, sono stati scoperti ed i libri sono stati confiscati e bruciati.

 

I leader mi hanno detto che ero una strega, piena di diavoli e di eseguire un esorcismo su di me. Mi hanno messo in una stanza per tre giorni senza cibo. Volevano che confessassi i miei peccati. Non sapevo cosa dire, così cominciavano a venir fuori tutti i dubbi circa il gruppo che io avessi mai avuto. Ho fatto strani rumori, perché ho pensato che era quello che volevano, ma mi stavo preoccupando: ‘Che cosa succede se sono i rumori sbagliati?’

In seguito, Stevens è stata isolata dai suoi coetanei per mesi. “Pensavano che li avrei contaminati con il mio spirito maligno. Mi hanno fatto leggere la propaganda per tante ore e poi scrivere saggi su come mi stavano trasformando in una persona migliore. Ho fatto di tutto per renderli felici“. Lei ride. “Per ironia loro non volevano che io scrivessi racconti, ma quasi tutto quello che stavo dicendo di loro era finzione. E che mi hanno fornito le basi per quello che faccio oggi“.

Venticinque anni dopo, Stevens è una scrittrice di successo. Il suo primo romanzo, The informationist è stato nella top 10 nel  New York Times, tradotto in 20 lingue ed è stato scelto da James (Titanic) Cameron. Altri due thriller, molto letti, sono stati pubblicati e altri due sono in cantiere.

E’ un voltafaccia straordinario per una donna che è scappata da sola dal culto all’età di 29 anni. Oggi, parlando con me dalla sua casa di Dallas, in Texas, lei sembra una normale mamma di periferia, interrotta durante la nostra conversazione da telefonate ad  una delle sue due figlie adolescenti che torna inaspettatamente dall’uscita col cane che abbaia frenetico, e dalla scuola che chiede una inaspettata raccolta di qualcosa. Eppure Stevens è lontana da quello stereotipo: “Non mi riferisco ad essere una mamma PTA,  cui tutta la tua vita è, ‘Oh, Susy ha fatto questo, e poi abbiamo fatto le tortine!‘” E aggiunge: “Non importa quanto essi mi amano, non importa quanto meravigliosi siano, la gente non può mai capire da dove vengo“.

Fondata da David Berg (noto anche come “King”, “David” o “Mosè”) in California nel 1968, il culto, oggi conosciuto come The Family o Family International, ha predicato l’apocalisse imminente e la rinuncia di tutti i beni personali.

L’amore libero è stato incoraggiato all’interno delle comuni (anche se la contraccezione era vietata) e Berg incoraggiava la “pesca amorosa”, cioè l’invio di membri di sesso femminile per reclutare nuovi membri e guadagnare denaro attraverso la prostituzione. Con il tempo Berg è morto, egli era ricercato dall’Interpol per incitamento ad abusi sessuali nei confronti dei bambini. Nel 2005, il figliastro ed erede apparente di Berg uccise la sua ex bambinaia e poi si uccise, lasciando un video in cui affermava che gli stesso era stato abusato da bambino e aggiungendo che la persona che voleva uccidere era sua madre – Karen Zerby, ancora  leader della setta.

Grazie alla sua retorica anti-americana, il culto ha attirato molti hippies e manifestanti contro la guerra, come pure, Stevens dice, molti in fuga dalla legge. Nel corso della sua storia di 46 anni, si è vantato di aver avuto 35.000 membri, tra cui 13.000 bambini – oggi si sostiene che esso abbia circa 10.000 adepti. L’attrice Rose McGowan è nata nel culto, la sua famiglia ha deciso di lasciarlo quando i leader hanno iniziato a promuovere il  sesso con i bambini, mentre la famiglia Phoenix, tra cui i fratelli dell’attore River e di Joaquin, ne sono stati membri per un periodo negli anni Settanta.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il padre di Stevens si unì al culto nel 1969 all’età di 23 anni, sua madre nel 1970 quando aveva 18 anni. Il Leaders “li fece sposare”, perché, si sospettava, che entrambi fossero ebrei. “Dovreste chiedere loro perché hanno aderito. I miei genitori erano molto giovani, forse senza direzione e probabilmente furono avvicinati da una persona simpatica che disse loro: ‘Perché non venite a passare la notte‘, ella sostiene.  Nel suo secondo romanzo, The Innocent, ambientato in un culto, un personaggio spiega il richiamo: “Portare se stessi dall’indipendenza a seguire il Profeta è stato un atto privo di responsabilità personale“.

Come parte del suo rifiuto della proprietà, il culto ha promosso una vita itinerante, in modo che da quando aveva sette anni, Stevens e i suoi quattro giovani fratelli hanno vissuto in roulotte, insieme ad altri membri, in cinque diversi stati degli USA e di tre paesi europei. Per un breve periodo, quando Berg rese le regole meno rigide, Stevens frequentò varie scuole tradizionali acquisendo una formazione di base e leggendo avidamente i libri  di Nancy Drew  della biblioteca, anche se lei non ha mai fatto amicizia con “estranei“. “Abbiamo condotto una doppia vita, dovevamo semplicemente non parlare di quello che accadeva. Sapevamo che eravamo gli eletti, superiori a loro, che essi era stati avvolti nei loro modi mondani“.

Quando aveva 12 anni, la famiglia si trasferì in Giappone e la sua educazione “e la mia innocenza” cessarono. In linea con la posizione anti-nucleare della famiglia del culto – ella fu allontanata  dalla sua famiglia e inviata in  varie Comuni in cui lei e gli altri adolescenti cucinavano, pulivano e si occupavano della custodia di centinaia di bambini. A un certo punto lei divideva una stanza delle dimensioni di un armadio  con sei persone e un bagno con 20. “Hanno portato via i nostri migliori anni, è stato un lavoro minorile a tempo pieno“.

Inoltre era inviata regolarmente a chiedere l’elemosina, una volta trovandosi per le strade innevate di Osaka con soli sandali aperti. “L’accattonaggio mi metteva a disagio, odiavo la disonestà, chiedendo alla gente dei soldi per progetti umanitari, quando non avevamo  tempo per nulla, tranne solo cercare di sopravvivere“.

Sognava di fuggire, ma – con spie ovunque – mai confidava la sua infelicità. In ogni caso, non aveva le competenze per navigare il mondo esterno. “Ero terrorizzata che Dio mi avrebbe uccisa“. Il culto leggeva ad alta voce regolarmente “Traumatic Testimonies” in cui i membri raccontavano storie dell’orrore sulla vita al di fuori. “Dicevano: ‘Si vede bene là fuori, ma credetemi sarei morto se non avessi trovato The Family‘” Quelli di fuori – per quanto hanno cercato di sfatare gli insegnamenti di Berg – venivano trattati con sospetto. “Non si poteva nemmeno iniziare a sentire quello che stavano cercando di dirci“.

 

 

 

 

 

 

 

 

Stevens andò in Messico, dove il culto stava organizzando la propria roccaforte più complessa ad oggi. “La leadership era veramente sadica. Erano lì per insegnare ai ribelli nord-americani come essere buoni membri della setta ed erano così abusanti. I bambini hanno subito l’orribile disciplina fisica per diverse infrazioni, non si trattava di una punizione, si trattava di martellare pioli quadrati nei fori rotondi. Tutta la mia vita è stata formata da livelli di terribilità, quindi tutto quello che potevo fare era tenere la testa bassa come al solito e solo ottenere attraverso di essa“.

Dopo la morte di Berg nel 1994, Stevens ha usato il suo sconvolgimento per cogliere la sua occasione per passare a una comune in Kenya, “così lontano ho potuto dimostrare ai leader di controllo che ero stata abbastanza spirituale“. Ha sposato un altro membro di culto e, nella speranza di aiutare realmente gli altri, piuttosto che mendicare, la coppia ha istituito una missione in Guinea Equatoriale, che ha una delle peggiori considerazioni dei diritti umani e dei livelli di povertà nel mondo.

E’ stata la terra che il tempo ha dimenticato, come camminare attraverso le porte dell’inferno”, esclama Stevens. “E’ stato il luogo più inospitale in cui si potrebbe vivere: il clima, la cultura della paranoia. Abbiamo dovuto corrompere il governo per aiutare la gente. Nonostante questo, abbiamo costruito 3.000 banchi di scuola e portato  30 mila dollari di forniture mediche ed educative“.

Rafforzata da quel successo contro ogni probabilità, la coppia, ora con un bambino e un altro in arrivo, si trasferì in Germania. Suo marito ha trovato un posto di lavoro e sono stati in grado finalmente di lasciare il culto. “Non dimenticherò mai come mi sentivo euforica la prima mattina che mi sono svegliata nel nostro piccolo appartamento, finalmente libera dagli occhi che erano stati a guardare e a giudicare me tutta la vita“, dice. “Andare per negozi, prenotare la visita di un medico – tutte le cose ordinarie che la maggior parte degli adulti danno per scontato – erano così nuovi per me. Camminando per la strada da sola era straordinario, l’abbiamo sempre fatto in coppia, è stato come essere nudi. Avevo paura che Dio mi avrebbe colpito, ho sviluppato tutti i tipi di fobie. Ci è voluto molto tempo per adattarsi“.

 

La coppia (ora amichevolmente divorziata – “Nel contesto di culto, si pensa di conoscere qualcuno, perché si vive con lui a tempo pieno, ma si sa solo che il culto si aspetta come debba essere“) è arrivata negli Stati Uniti, dove ha continuato a vivere in condizioni di estrema povertà. Per fare denaro extra, Stevens ha cominciato ad acquistare i libri in vendite private per rivenderli su eBay. Avendo già letto “forse 15 romanzi” in Africa, è diventata un fan accanita dei romanzi di Robert Ludlum.

Rendendosi conto che lei aveva vissuto in luoghi altrettanto esotici come quelle raffigurate da Ludlum, decise, a 35 anni, di scrivere il proprio thriller ambientato nella bizzarra e terrificante Guinea Equatoriale. “La mia ortografia e la punteggiatura non erano molto precise, ma ho potuto mettere insieme delle parole” dice. A riprova di questo, subito dopo la valutazione esso è stato pubblicato, con enormi consensi, da una sconosciuta, come lei sostiene, che non solo aveva solo una istruzione primaria  ma anche veniva accusata di aver inventato la storia passata per aumentare le vendite.

In realtà, anche se il suo background è il sogno di un pubblicista, Stevens era riluttante a soffermarsi su di esso troppo e inizialmente voleva ometterlo dalla sua  biografia. “Avrei potuto inventare un passato per me“, dice. “Ma crescendo, abbiamo mentito al mondo esterno su di noi tutto il tempo e ho giurato che mai avrei avuto intenzione di farlo di nuovo“.

Si rifiuta di discutere i dettagli dell’abuso fisico o gli elementi sessuali del culto, in primo luogo per proteggere le proprie figlie, ma anche, come un personaggio spiega in The Innocent, perché mette in ombra le decine di altre umiliazioni che migliaia di bambini hanno sopportato. “C’è stato abuso sessuale … Ma questo è solo uno dei tanti piatti serviti al buffet della mia infanzia … Nessuno racconta l’estrema disciplina, o l’essere separati dalle nostre famiglie, o la privazione di istruzione, o la mancanza di cure mediche … Questo non è divertente abbastanza“.

E’ stato il suo desiderio di concentrarsi su questi altri orrori che l’ha portata a scrivere The Innocent? “Altre persone hanno strumentalizzato il fatto che ero vissuta in un culto per i propri ordini del giorno – vendere libri, mostrare che  i culti sono dannosi – io però volevo solo far vedere cosa è stato davvero“, dice Stevens. “Ho voluto descrivere spassionatamente, senza rabbia, il sadismo che ho dovuto vivere dentro così come non c’è giustizia

 

Oggi, i suoi genitori sono divorziati, e lei non ha alcun rapporto con il padre, anche perché continua a identificarsi con il culto, ma, dopo un po’ di rielaborazione, ha una “solida, capacità di amare” sua madre.

Le proprie figlie hanno portato completamente a casa da lei gli orrori della sua giovinezza. “Attraverso il confronto con la crescita e lo sviluppo dei miei figli … con quello che avevo sperimentato relativamente a quei tempi, ho afferrato i veri orrori di quello che avevo vissuto“, dice. “Non riesco a capire come così tanti genitori nel culto hanno potuto mettere da parte un potente istinto del genere“.

Fonte: http://www.telegraph.co.uk/culture/books/11184489/taylor-stevens-joaquin-phoenix-david-berg-children-of-god.html

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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I sopravvissuti all’Abuso sono chiamati “bugiardi” da Stephen Lett, membro del Corpo Direttivo JW

JW-TV Stephen Lett

Il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova ha sottoscritto oggi un insulto pubblico. Questo insulto è stato fatto contro i minori, vittime di abusi,  e contro coloro che hanno subìto abusi sessuali e violenza domestica.

In una presentazione scandalosa su JW-TV Stephen Lett, membro dei Testimoni di Geova del Corpo Direttivo appella le vittime di abusi come bugiardi.

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A differenza del Papa Cattolico, questo ‘grande’  leader, Stephen Lett, rifiuta di scusarsi e si rifiuta di riconoscere qualsiasi dolore vissuto dai superstiti. Si aggrava l’abuso con la negazione e il rifiuto di cambiare le politiche dannose. La negazione e l’appellativo dei superstiti dall’abuso come bugiardi sono abusi secondari.

Gli adulti molto coraggiosi e i bambini, che vedono i loro aguzzini condannati in tribunale, non volevano essere vittime. Non volevano essere intervistati dalla polizia o vivere procedure giudiziarie. Non volevano parlare di quello che è successo a loro in un gruppo di anziani. Non volevano parlarne ai loro genitori o amici. In realtà, molti non possono nemmeno raccontare gli  abusi e devono ancora recarsi dalla polizia, ma non sono in grado di farlo per paura di perdere i genitori e gli amici.

Non è facile sedersi di fronte ad una persona che ha violato un impegno sacro. In alcuni casi, i dati condivisi in udienza pubblica sono troppo terribili anche per essere riferiti dai giornali.

Diventando coraggiosi con il supporto di professionisti i sopravvissuti da abusi stanno cominciando a parlare. Lo fanno per fermare i colpevoli. Lo fanno per trovare la guarigione. I bambini e gli adulti fanno passi in avanti, spesso portando il senso di colpa e la vergogna che è riversato su di loro da chi abusa e da una organizzazione della negazione.

Frequentano campi dove gli anziani li ignorano e mostrano amore e considerazione per la persona che ha tolto loro l’innocenza. Si siedono per giorni nei tribunale ignorati dai loro familiari Testimoni di Geova. Si siedono di fronte a degli anziani che li mettono in dubbio, come bambini, circa l’abuso e che poi non sono riusciti ad accompagnarli alla polizia e si sono rifiutati di rilasciare dichiarazioni.

Molti sopravvissuti ci hanno messo anni per trovare il coraggio di sussurrare un nome e di resistere ai loro aguzzini in un tribunale di diritto.

Oggi, un gruppo di sopravvissuti di abusi vuole parlare direttamente al Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova per dire: “Quando ci si chiamate bugiardi, dovete anche chiamare la polizia, i giudici e la giuria, bugiardi“. “Gli autori sono stati riconosciuti colpevoli da una Corte“.

Chiediamo scuse per questa affermazione ridicola“.

Il video dell’anziano Stephen Lett sarà condiviso ai governi, alle agenzie di abusi sui minori e di indagini abusi sui minori, ai dipartimenti delle Nazioni Unite per la protezione dei minore e agli avvocati. Questo tipo di dichiarazione rende nulla la credibilità dell’organizzazione JW. Essa fornisce prove che il Consiglio di amministrazione non ha pietà dei testimoni affiliati, e che non ha alcuna intenzione di cambiare le politiche ed è predisposto a consentire ai bambini di soffrire
Rachel Robbins che è stata abusata da bambina e la cui figlia fu abusata sessualmente da suo nonno Testimone di Geova per otto anni ha detto oggi:

A volte il vuoto e il dolore che sento mi consumano. Sorrido, ho fatto buon viso a cattivo gioco, ma a volte il pensiero di quiete e oscurità è così confortante che mi ritrovo a desiderare di  andare a dormire e di non svegliarmi. E’ difficile vivere sapendo di essere stati abusati. Essere chiamati  bugiardi è molto doloroso quando si sa di dire la verità. Obbedendo agli anziani, i miei genitori hanno spazzato tutto sotto il tappeto. Io non ho  ricevuto alcun aiuto.
A volte, ho dovuto chiedere a me stessa se era accaduto, perché nessuno ne avrebbe parlato con me. Ma so che è accaduto. Avevo solo 6 quando è iniziato, ed è andata avanti per anni. So che non ero l’unica ad essere stata abusata. Siamo stati tutti definiti bugiardi, ma so che loro sapevano.

Avanti veloce fino all’età adulta/genitorialità e per quello che è successo a me, ho sempre avuto paura che ciò accadesse ai miei figli. Ho provato così duramente a tenerli al sicuro fino al punto di paranoia, a volte.

Siamo diffamati.
Siamo definiti come bugiardi.
Abbiamo evitato.
Per cosa? Per esporre i molestatori di bambini e per ottenere una qualche forma di giustizia.
Ma ancora ci fanno sentire come inutili. Come se la nostra sofferenza non ha importanza“.

Wendy, che è stata violentata da testimone di Geova dall’anziano Mark Sewell, ha detto
Quando sento queste ridicole osservazioni di chi ci chiama apostati per portare la verità, mi sento la rabbia completa e totale all’interno. Ho la sensazione che aumenti l’ansia. Come osano dire ciò? Nel mio caso gli anziani hanno distrutto tutte le prove“.

Un’altro sopravvissuta all’abuso ha riferito: “Non riesco ancora a parlare di quello che è successo a me da bambina di 10. Sono andata alla polizia da adulta, e sono stati gentili, e mi hanno creduto. Ho scoperto attraverso di loro che il mio aggressore era morto, ma ancora ho voglia di sapere chi era e cosa ha fatto.

Hanno intervistato la mia famiglia JW. La mia famiglia ha ammesso che sapevano e non avevano detto niente come ci si aspettava, perché gli anziani sostenevano che  niente di più doveva essere fatto. E’ doloroso sapere la mia famiglia ed io abbiamo rispettato questo. Le politiche permettono che questo accada, e il Consiglio di amministrazione dovrebbe essere chiamato a rispondere.

Chiamare le persone bugiarde per aver avuto il coraggio di denunciare un molestatore di bambini è spregevole“.

Karen Morgan è stata abusata da bambina da Mark Sewell che ora sta scontando 14 anni di carcere (e che non è stato disassociato) ha detto semplicemente: “Mi piacerebbe vedere una dichiarazione della Bethel che delinea esattamente quello che sostengono di offrire alle vittime e alle loro famiglie. Continuano a dire di fare qualcosa, vediamo esattamente quello che fanno“.

L’indignazione per i sopravvissuti agli abusi è comprensibile.

Lee Marsh, presidente di AAWA (avvocati per la consapevolezza degli abusi Watchtower) afferma che “i commenti di Lett sulle vittime di abusi servono ad uno scopo: intimidire i testimoni di Geova nel cercare la verità. E’ un tentativo di incutere la paura di parlane nelle vittime. Potrebbe essere stato utile quando le vittime pensavano di essere uniche, ma ora esse stanno leggendo storie di centinaia di altre vittime di tutto il mondo, con storie simili di abusi sessuali da parte di testimoni di Geova e di come sono stati tutti messi a tacere con minacce di espulsione, per poterne parlare.

Esse si rifiutano di tacere ora.

L’AAWA supporta tutte le vittime che sono state abusate da coloro di cui potevano fidarsi di più – i loro compagni Testimoni“.

Lee Marsh ha scritto un articolo che va in qualche modo a spiegare perché è così importante che le  vittime di abusi siano credute e perché dovrebbero raccontare le loro storie. L’articolo di Lee “Perché raccontiamo le nostre storie” lo si può leggere qui.

Per maggiori informazioni

Avvocati per la consapevolezza di Watchtower abusi (AAWA).

Editor –
Stephen Lett su JW-TV racconta ai Testimoni di Geova di rifiutare “false storie che sono progettate per separarci dalla organizzazione di Geova“. Stephen Lett, ha detto, “pensate che le menzogne ​​e le disonestà degli apostati sostengono che  l’organizzazione di Geova è permissiva verso i pedofili. Voglio dire, che è ridicolo, non è vero? Se qualcuno interviene contro qualcuno a minacciare i nostri giovani, a prendere provvedimenti per proteggere i nostri giovani, è l’organizzazione di Geova. Respingiamo a titolo definitivo di tali menzogne“.

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Fonte: http://jehovahswitnessreport.com/blog/abuse-survivors-called-liars-by-stephen-lett-member-of-jw-governing-body#more-3543

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